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News 2006

La tradizione piacentina ritorna a Salsomaggiore Terme
Riapre a Salsomaggiore il punto vendita della Cantina.

Sabato 9 dicembre la Grande Inaugurazione con la nuova gestione, siete tutti invitati a festeggiare presso il nostro punto vendita dalle ore 9.30 in via Parma 50 a Salsomaggiore Terme (PR).

Durante la giornata sara' offeto un ricco buffet con degustazioni per tutti.




Partita l'operazione "Raccolta Punti" della Cantina di Vicobarone
Consegna la tessera compilata con i tuoi dati anagrafici presso uno dei punti vendita della Cantina di Vicobarone e prenota il tuo premio.
Ecco la lista dei premi:
- 40 PUNTI: la Confezione Speciale Degustazione Vini della Cantina di Vicobarone*
- 60 PUNTI: una bicicletta (uomo/donna/bambino)*
- 90 PUNTI: un telefono cellulare Nokia 6103*
- 120 PUNTI: uno splendido soggiorno per due persone in un'esotica localita' turistica*
Scarica la locandina dei premi in formato PDF (430 Kb)
* il regolamento dettagliato e' esposto all'interno dei punti vendita




Boom dello spumante Made in Italy - Per il Natale 2006 si registra un aumento delle vendite del 20%
E' boom di brindisi, con un aumento record del 20%, con lo spumante italiano all’estero, dove le bollicine made in Italy conquistano un numero crescente di buongustai nei diversi continenti e superano per la prima volta nella storia la soglia di 100 milioni di bottiglie spedite nell’arco di un anno. Lo stima la Coldiretti per le prossime festività di Natale e Capodanno sulla base dei dati relativi alle esportazioni di spumante italiano nel mondo nei primi otto mesi del 2006.
Crescita record delle richieste di spumante italiano in Giappone dove l’aumento del 62% nelle quantità esportate porterà per fine anno a stappare oltre 4 milioni di bottiglie. Il successo “fuori casa” dello spumante made in Italy è il frutto del boom giapponese e - continua la Coldiretti - del vero exploit negli Stati Uniti con un aumento del 21% e in Germania (+ 13%) che sono rispettivamente il secondo ed il primo cliente dello spumante italiano.
L’arrivo del Natale ha portato - sottolinea la Coldiretti - anche la sorpresa del raddoppio delle bottiglie spedite in Spagna (+ 113%), mentre in Francia la domanda è cresciuta del 30% in quantità, nonostante la forte concorrenza del locale champagne. Il 20% del valore delle esportazioni è realizzato in Germania dove il successo dello spumante italiano - riferisce la Coldiretti - è confermato da uno studio dal quale emerge che sono 8,5 milioni i tedeschi che preferiscono il Prosecco quando si tratta di brindare o di festeggiare un avvenimento qualsiasi, mentre a far ricorso allo champagne nelle stesse occasioni sono solo 3 milioni scarsi di persone. Un clamoroso sorpasso che ha relegato lo Champagne francese al posto d'onore e ha assicurato alle bollicine italiane il primato di preferenza in Germania.
La vittoria degli spumanti italiani si conferma anche a livello nazionale dove lo Champagne rappresenta solo il 2,4% delle bottiglie acquistate dagli italiani, mentre a prevalere nell’offerta nazionale sono gli spumanti dolci, che incidono sul consumo complessivo per il 59% in quantità.
(fonte: www.winenews.it)
I regali di gusto
Non solo specialità regionali, ma vere e proprie chicche per i buongustai come lo Speckino della Val di Non, aromatizzato con grappa di Mirtillo, prodotto da famiglie contadine e per questo disponibile in quantità limitatissime.
Pochi ma buoni. Soprattutto esclusivi. Sì perche ad Alessandro Berardi, titolare di mangibene.it non interessano tanto i numeri quanto la qualità e la ricercatezza dei prodotti: vere e proprie chicche che personalmente seleziona tra le specialità alimentari italiane viaggiando tra i sapori più autentici della nostra tradizione enogastronomica. D'altronde sono tre generazioni che la famiglia Berardi lavora nel settore alimentare instaurando rapporti di fiducia sia con le piccole aziende artigianali che riservano a mangibene.it i loro prodotti più genuini che con contadini e artigiani. Già perché alcune specialità alimentari non sono facilmente reperibili: il Lardo di Colonnata originale (veramente di Colonnata), per esempio, negli ultimi vent'anni è divenuto merce rara, quasi introvabile. Per le esigenze di mercato infatti la stagionatura viene spesso accorciata da dieci a sei mesi e il gusto ovviamente ne risente. mangibene.it invece grazie ad un accordo con un produttore di Colonnata può offrire ai suoi clienti una produzione ad hoc circa 200 kg, riservati ad una cerchia limitata di 400 acquirenti, stagionata per dieci mesi in una conca di marmo di Carrara.
Accanto ai prodotti difficili da reperire altrove da ricordare anche lo Speckino della Val di Non aromatizzato con grappa di Mirtillo, prodotto da famiglie contadine e per questo disponibile in quantità limitatissime il catalogo on-line dell'azienda contiene varie specialità regionali, come i paccheri (pasta artigianale di semola di grano duro napoletana), la Soppressa veronese classica stagionata nelle cantine dei contadini, il limoncello di Sorrento (prodotto con limoni di Sorrento I.G.P.) ed il Parmigiano Reggiano di 32 mesi e altre delizie: mostarde lavorate a mano, olio extra vergine d'oliva, funghi e tartufi, distillati, miele, conserve di verdura e di frutta prive di conservanti, cioccolato e caffè.
Il denominatore comune degli alimenti in catalogo è la qualità: i criteri di scelta dell'azienda infatti tengono conto non solo degli standard dettati dalle D.O.P., I.G.P. e D.O.C.G. ma si basano anche sulla conoscenza diretta dei produttori e del processo di lavorazione, sempre artigianale.
(scritto da Stefania Silva)
Suggerimenti ''eno-pratici'' ed il misterioso decanter
Spesso, sorseggiando un vino in assoluta intimità o anche compagnia, tralasciamo particolari importanti che andrebbero altresì osservati con scrupolosità, al fine di godere al meglio dell'estasi, dell'ebbrezza e piacere che il vino ci regala. C'è più filosofia in una bottiglia di vino che in tutti i libri, diceva Louis Pasteur; sicuramene l'approccio con il vino è sempre emozionante. Magnifichiamo quindi questo importante momento con un'adeguata e opportuna decantazione e, con tutti quegli accorgimenti che il vino merita!
È importante accostarsi al vino con rispetto e devozione, e quindi rammentare che sia i rossi che i bianchi vanno stappati qualche minuto prima, per permettere al vino di ossigenarsi (eventualmente potete utilizzare il decanter). Odorare il tappo, se il sughero è andato a male si sentirà subito e vi avvertirà che anche il vino molto probabilmente saprà di tappo. Assaggiate il vino versandovi una modesta quantità nel vostro bicchiere.
Se il vino è a posto e non ha alterazioni potete servirlo anche ai vostri ospiti e scegliere di restare in ''compagnia'' del vino per tutta la durata del pasto. Per una degustazione tecnica e di livello, versate sempre una piccola parte di vino nel primo bicchiere, ruotando il bicchiere in modo da bagnarne le pareti e prima di sorseggiarlo annusate sempre e lasciatevi ''rapire'' dal gusto del vino come se fosse un abbraccio con una bella donna.
Infatti, alcuni sommelier in fase di degustazione chiudono gli occhi...
Si gustano e si esaminano i vini con l'aiuto di un prezioso alleato: il Decanter. Il decanter è un contenitore vitreo per la decantazione (che altro non è che un delicato travaso del vino da una bottiglia ad un Decanter) è un'operazione necessaria nei vini rossi che hanno subito un lungo invecchiamento. Il ''delicato travaso'', è necessario
I vini, infatti, possono presentare un naturale deposito sul fondo della bottiglia che, se mescolato al vino, ne comprometterebbe la limpidezza ed il gusto. Il vino dalla bottiglia è decantato nel decanter. Ve ne sono di tante forme e da accostare con vari tipi di vino. Concludo, con una massima di Voltaire. L'entusiasmo è come il vino: si può suscitare tanto tumulto nei vasi sanguigni che la ragione ne viene ottenebrata.
(fonte: Stefano Buso per www.vinit.it)
Il mondo del vino dell'industria della ristorazione ad alto livello
L'elaborazione della ricerca e' dell'Osservatorio S. Pellegrino, laboratorio di studi e ricerche sui trend e i lifestyle che emergono dai ristoranti piu' rinomati dei cinque contintenti.

L’Osservatorio internazionale di S.Pellegrino è il primo laboratorio di studi e ricerche sui nuovi trend e i lifestyle che emergono dai ristoranti più rinomati ed esclusivi dei cinque continenti. L’obiettivo è individuare i trend emergenti più “cool”, secondo la filosofia di vita che fa dello stare a tavola un’esperienza da vivere pienamente e a 360 gradi.

L’ultima ricerca dell’Osservatorio, realizzata in collaborazione con l’istituto di ricerche EtaMeta Research, prende in esame “Lo scenario dell’alta ristorazione internazionale nei cinque continenti”. Si tratta di un progetto di respiro internazionale diviso in quattro tranche, che si propone di fare il punto sullo stato dell’alta ristorazione, delineandone le tendenze, gli scenari futuri e la relazione che intercorre tra cibo, vino, acqua e cultura locale, nell’ambito dei processi di globalizzazione, innovazione e sperimentazione.
La prima parte, realizzata all’inizio del 2006, tratta le caratteristiche dell’offerta nei ristoranti top, le aspettative e le esigenze del cliente e i nuovi orientamenti dell’alta ristorazione tra tradizione e innovazione. La seconda tranche, di cui di seguito vengono descritti i punti cardine, identifica le nuove tendenze nel settore enologico dal punto di vista dei comportamenti di consumo e dell’evoluzione del gusto, dell’abbinamento cibo-vino e della degustazione abbinata alle acque minerali.
Per tracciare uno scenario del settore enologico e delle sue interazioni con l’alta ristorazione, la ricerca dà la parola ai protagonisti del mercato, intervistando 252 chef e ristoratori segnalati nelle più prestigiose guide specializzate, 159 tra sommelier professionisti e studenti dell’Asi e 119 produttori di vini tra Europa e resto del mondo.
La ricerca offre, inoltre, una panoramica particolarmente ampia e articolata mettendo a fuoco anche i punti di vista di giornalisti, esperti, chef, sommelier e operatori grazie a un monitoraggio effettuato sui siti internet ufficiali dei ristoranti, sui siti dedicati al vino e al suo mondo e sugli articoli apparsi sui maggiori quotidiani e sulle riviste di settore nazionali ed internazionali.
L’aristocrazia europea del vino in difficoltà
La produzione mondiale di vino è concentrata per il 60% in Europa, con la Francia al primo posto seguita dall’Italia e - ampiamente distanziata - dalla Spagna. Il mercato enologico mondiale, dominato da Francia, Italia e Usa, seguite a sorpresa dall’Australia, evidenzia che, nell’ultima decade, si è verificato un incremento nei consumi di vino a livello globale, accompagnato però da una contrazione proprio nei Paesi europei che vantano le maggiori tradizioni nella produzione vinicola.
Sul fronte dell’export, Francia e Italia stanno segnando il passo sulla concorrenza dei Cabernet Sauvignon, dei Pinot e dei Syrah che provengono dai Paesi emergenti (Australia, California, Cile, Sudafrica e Nuova Zelanda).
Le produzioni “del Nuovo Mondo”, infatti, con il loro sapore vellutato e la loro facile bevibilità, sembrano incontrare maggiormente i favori della platea internazionale rispetto alla complessità, all’acidità e alla pronunciata componente tannica che caratterizzano gran parte dei grandi vini francesi e italiani.

Le preferenze dei consumatori
I consumatori sono decisamente più informati, esigenti e curiosi rispetto al passato. Persiste un atteggiamento di fedeltà verso le etichette locali o nazionali, controbilanciato, però, da una crescente curiosità verso proposte di gusto internazionale. Nella scala delle preferenze si affermano i vini fermi (78,4%) sulle tipologie frizzanti, spumanti e champagne (23,4%). Dominano i vini rossi (76,9%) sui bianchi (25,3%), lasciando ai rosati una quota residuale (2,9%).
Cosa si beve nell’alta ristorazione
Il vino resta, insieme all’acqua, la bevanda più consumata. Tuttavia alternative come il tè, la birra, il sakè e i soft drink stanno iniziando a essere introdotte stabilmente anche nei menù dei ristoranti di alto livello.
Attualmente solo l’8,2% dei clienti che bevono vino non gradisce altre bevande. Il 91,8% affianca al vino l’acqua (89,7%), distillati, superalcolici e amari (16,1%) tè (10,8%), cola e soft drink (10,8%), infusi (6,7%) o birra (6,3%).

L’importanza crescente dell’acqua
Negli ultimi anni le acque minerali imbottigliate stanno seguendo un percorso di apprezzamento e qualificazione simile a quello dei vini. I clienti si rendono conto che le differenze tra le diverse acque minerali imbottigliate non sono riducibili alla semplice distinzione tra acque frizzanti e naturali, ma che ad ogni etichetta corrispondono caratteristiche organolettiche peculiari.
Si è sviluppata una diffusa sensibilità all’aspetto distintivo del gusto (67,6%) e all’elemento garante del marchio (49,3%), che vede l’acqua minerale S.Pellegrino in posizione preminente sia in termini di notorietà (92,3%) sia in termini di penetrazione nella ristorazione internazionale (58,5%).

Alla ricerca di nuove armonie tra cibi e vini
Acqua, cibo e vino rappresentano i tre pilastri di ogni pasto, per cui è indispensabile che tra loro regni una perfetta armonia. La regola fondamentale per raggiungere tale armonia è che né l’aroma né il sapore di uno dei tre elementi di base prevalga sugli altri.
Nuovi modi di proporre e servire il vino nella ristorazione
I cultori del vino preferiscono che la degustazione avvenga all’interno di un ristorante, dove l’ottima cucina è in grado di metterne in risalto le virtù “speciali” della bevanda. A tal proposito è possibile individuare alcuni interessanti trend in emersione:
• la cantina a vista come elemento dominante dell’arredamento, fulcro e mood del locale
• il vino al bicchiere inserito nella carta dei vini. In Francia, il concetto del vin au verre sta dimostrandosi una soluzione vincente in un contesto di generale flessione dei consumi di vino nella ristorazione
• il wine corkage, servizio che consiste nello stappare e servire al tavolo una bottiglia di vino che il cliente ha acquistato altrove e portato con sé.

La figura del sommelier nel futuro della ristorazione
Il sommelier è una figura che all’inizio degli anni ‘60 era guardata con un certo scetticismo dai ristoratori internazionali. Negli ultimi anni, tuttavia, è avvenuta una progressiva rivalutazione della professionalità e dei meriti della categoria, al punto che oggi il 58,2% considera di primaria importanza questa figura, tanto che, per importanza, viene immediatamente dopo quella dello chef.
Il ruolo dei sommelier sembra destinato a crescere nel prossimo futuro, man mano che la globalizzazione enogastronomica e le richieste di una clientela sempre più esigente e informata richiederanno la competenza di una figura altamente specializzata, capace non solo di consigliare i migliori abbinamenti tra cibi e vino, ma anche di diffondere la conoscenza di vini meno noti o locali. Allo stesso tempo, questo processo richiederà un aggiornamento professionale rigoroso e costante, con un particolare sguardo ai continui cambiamenti nei gusti dei clienti e alle tendenze internazionali.
Il sommelier deve diventare non soltanto l’esperto del vino, ma l’esperto delle bevande nell’alta ristorazione, in grado di elevare e dare valore alla “dining experience”.
(fonte: www.winenews.it)
Secondo un recente studio il vino bianco e'' salutare come l'olio extra-vergine
Anche il bianco ha virtù salutari. E nell'uva a bacca chiara si nascondono due composti, il tirosolo e l'acido caffeico, responsabili della tenuta alcolica, che sono gli stessi presenti nell'olio extravergine di oliva. A sottolineare la salubrità di un calice di bianco è il vice presidente della commissione Sicurezza e Salute Oiv, Alberto Bertelli che, a Roma in occasione di una conferenza stampa di Città del vino, ha così assunto le difese della tipologia di vino spesso snobbata dai salutisti. Alla presenza del ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero, al terzo convegno su '"Vino, salute da bere", promosso il 13 e 14 ottobre dalle associazioni Citta' del Vino e Vino& salute in memoria del sindaco di Montalcino Massimo Ferretti, "presenteremo nel dettaglio - ha annunciato Bertelli - la scoperta di un potente antiossidante come l'idrossitirosolo nei vini bianchi, nonché le qualità che accomunano olio extravergine e vino, i prodotti principe della dieta mediterranea".
(fonte: www.winenews.it)
Boom di vendite in Giappone e Spagna per gli spumanti italiani
I vini spumanti italiani sono sempre più apprezzati nel mondo e l'aumento delle vendite all'estero confermano questo successo in generale.

I maggiori consumatori di bollicine italiane sono i soliti sospetti, con la Germania in testa, seguita in ordine dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna. La grande sorpresa del 2006 arriva invece dall'estremo oriente, per la precisione dal Giappone, e da un nostro vicino nel bacino mediterraneo, la Spagna.
Sulla base di dati Istat relativi ai primi cinque mesi del 2006, che rivelano l'aumento del 53% delle importazioni di vini spumanti italiani in Giappone, la Coldiretti calcola che per la fine dell'anno il valore dell'import per questo tipo di vino raggiungerà i 12 milioni di euro nel Paese dl sol levante.
I dati relativi alla Spagna sono ancora più salienti, registrando infatti un aumento delle importazioni pari al 440% durante i primi cinque mesi dell'anno. Perfino in Francia, dove le bollicine italiane hanno sempre incontrato la fiera concorrenza dello Champagne gallico, la domanda per i nostri spumanti è aumentata di un rispettabile 7,5%.
Questi dati mostrano che nonostante l'importazione dei mercati tradizionali, rappresentati da Germania, Nord America e Inghilterra, sia stabile, l'export a livello mondiale per questo tipo di vino è aumentato dell'11%.
Dall'8 al 12 settembre 2006 gli operatori del settore si riuniscono a Valdobbiadene (Treviso), patria del vitigno autoctono che da vita ad uno dei più apprezzati spumanti italiani sia in patria che all'estero: il Prosecco di Valdobbiadene DOC. L'evento, intitolato "Mostra Enoteca Spumanti d'Italia", è organizzato dal "Forum Spumanti d'Italia".
(fonte: www.winecountry.it)
Grazie all'effetto mondiali il vino Made in Italy punta al miliardo di dollari negli Stati Uniti: queste le stime di Coldiretti.
E' boom per il vino made in Italy negli Stati Uniti, con le esportazioni che potrebbero toccare per la prima volta a fine anno, anche grazie all’effetto mondiali di calcio, un valore di un miliardo di dollari, per oltre 2 milioni di ettolitri,dopo che le esportazioni sono cresciute in quantità del 9,1% nel primo semestre del 2006 e l’Italia ha conquistato la leadership nei confronti dei concorrenti australiani e francesi. E' quanto stima la Coldiretti sulla base di una analisi dei dati dell'Italian Food & Wine Institute dai quali emerge che il vino italiano copre da solo quasi un terzo in quantità del mercato dei vini stranieri negli States seguito da vicino con il 30% dall'Australia e con il 15% dalla Francia, che dopo anni di difficoltà inverte la tendenza e fa segnare il tasso di crescita piu’ elevato (+29%). Per l’Italia si tratta di un risultato incoraggiante - sottolinea la Coldiretti - con riferimento alla vendemmia in corso, considerata buona dal punto di vista qualitativo ma contenuta nelle quantità su livelli simili a quelli dello scorso anno, attorno ai 50 milioni di ettolitri. Il vino è la principale voce dell'export agroalimentare nazionale che trova negli States il primo mercato extracomunitario di sbocco con un quarto del valore totale delle esportazioni di vino made in Italy. A spingere la crescita sono stati sicuramente la qualità e competitività della produzione italiana rispetto alla concorrenza ma anche la crescita complessiva del 9,4% della domanda di vino straniero da parte degli americani.
Un risultato che conferma peraltro i risvolti commerciali positivi di numerose ricerche che hanno evidenziato gli effetti benefici del consumo di vino sulla salute, come quello antinvecchiamento dovuto al contenuto di resveratrolo a quello antistress della melatonina, un neurormone che svolge un ruolo importantissimo nella regolazione dei ritmi circadiani (sonno-veglia) che influenzano l'umore. I risultati del 2006 dimostrano la presenza di nuove e rilevanti opportunità di crescita del vino made in Italy che nello scorso anno ha raggiunto un fatturato record di 9 miliardi di euro, 3 dei quali attraverso l’export, con quasi un terzo della produzione destinata ai 361 vini nazionali Doc e Docg. Un deciso orientamento alla qualità che ha fatto diventare il vino uno dei più autorevoli ambasciatori dell'Italia nel mondo tanto che i risultati di una ricerca dell'Istituto Piepoli, commissionata dall'istituto Leonardo e dall'Ice, evidenzia come per uno straniero su due (45%) siano i vini e il cibo la prima cosa che viene in mente pensando all'Italia, più che i luoghi (20%), l'abbigliamento (19%) e il calcio (15%).
Un patrimonio di immagine per le imprese nazionali che va difeso nei confronti delle imitazioni e della concorrenza sleale fondata sulla mancanza di trasparenza nell’informazione sulle caratteristiche dei prodotti in riferimento alle modalità di invecchiamento e alle tecniche utilizzate, come l’utilizzazione dei trucioli per invecchiare il vino che, senza un’etichettatura trasparente, inganna i consumatori e danneggia i produttori impegnati nel mantenimento di tecniche tradizionali, quali la maturazione dei vini in botti di legno.
(fonte: www.winenews.it)
Sguardo sulla vendemmia, secondo Leonardo Valenti "sara' una vendemmia piu' tardiva di quella del 2005"
“L’andamento stagionale del 2006 è stato altalenante - spiega il professor Leonardo Valenti dell’Univeristà di Milano e uno dei massimi esperti italiani di viticoltura - A luglio, sembrava di essere tornati alle condizioni climatiche del 2003, vigne sotto stress idrico, temperature torride di giorno e molto calde di notte. Poi la stagione si è rotta e ci siamo trovati di fronte a uno scenario del tutto diverso”. Il mese di agosto ha fatto registrare temperature più fresche, abbondanza di pioggia e anche qualche violenta grandinata, un po’ su tutto il territorio nazionale.
“Si è verificata quella che io chiamo la “sindrome dell’assetato” - continua Valenti - le viti hanno cominciato ad assorbire molta acqua, determinando una discontinuità nella loro maturazione, gli acini si sono ingrossati e si sono cominciati a rompere. Così, specie peri vitigni a bacca bianca del nord Italia, posti in zone meno vocate, come i fondo valle, possono verificarsi attacchi di botrytis, favoriti anche dal caldo umido di questo mese”.
Come era prevedibile poco o nulla è possibile dire sui vitigni a bacca rossa, quasi tutti tardivi, che compongono il grosso dei vini più importanti d’Italia.
“Saranno, come sempre, le caratteristiche metereologiche di settembre a decidere la sorte della vendemmia - spiega Valenti - ma una cosa sembra abbastanza chiara: sarà una vendemmia ritardata rispetto a quella del 2005”.
(fonte: www.winenews.it)
Dal Giappone un robot in grado di distinguere le sostanze che compongono un vino
Sembra fantascienza, invece è realtà. Come riportato dalla rivista scientifica “New Scientist”, sta per arrivare sul mercato un sofisticato robot in grado di distinguere agevolmente, per intanto, almeno trenta varietà di vini, che in un prossimo futuro, assicurano gli scienziati che lo hanno progettato, aumenteranno notevolmente. L’assaggiatore artificiale è stato sviluppato nei laboratori giapponesi della Nec System Tecnologies e della Mie University e appartiene alla classe degli "optical tongue-robot".
La macchina, chiamata "Wine-bot", è grande circa come una doppia-magnum ed è composta da un microcomputer e un sensore ottico. Sarà sufficiente versare nell’apposita vaschetta un campione di appena 5 millilitri di vino e in una manciata di secondi il gioco è fatto.
Il robot emette un fascio di raggi infrarossi e in pochi secondi identifica le lunghezze d’onda della luce assorbita dal campione, classificando le componenti organolettiche specifiche che lo compongono.
Riusciranno i tecnici giapponesi ad immagazzinare nella memoria del robot tutte le informazioni chimiche, biochimiche ed enologiche per permettere a Wine-bot di riconoscere le migliaia di tipologie di vino in circolazione sul mercato? Insomma, sarà possibile tarare l’apparecchio perché “decifri” qualunque vino del globo? Questo il problema più grosso. Staremo a vedere.
(fonte: www.winenews.it)
Vendemmia importante quella targata 2006: le cantine italiane potrebbero produrre il 6% in più.
Una vendemmia importante quella targata 2006: secondo le previsioni di Unione Italiana Vini (Uiv) e Ismea, nel prossimo autunno, si ipotizza che possano uscire dalle cantine italiane piu' di 53 milioni di ettolitri di vino (+ 6% sui 50,6 milioni del 2005 e riallineamento sui livelli del 2004). I dati emergono da una prima ricognizione dei vigneti di tutta Italia effettuata in luglio. Il 2006 si prevede buono anche sul fronte qualitativo: l'andamento meteorologico caldo e secco, fino ad ora, non ha favorito l'insorgere di patologie della vite, e le sporadiche grandinate di giugno non sembrano aver provocato effetti negativi. "Il raccolto e' frutto del clima particolarmente favorevole di quest'anno: in generale, le condizioni climatiche invernali e primaverili hanno favorito - spiegano Unione Italiana Vini (Uiv) e Ismea - un rigoglioso sviluppo vegetativo in tutta la penisola, sebbene in alcune zone il freddo prolungato abbia fatto slittare in avanti di qualche giorno la fioritura e l'allegagione. Il ritardo vegetativo, peraltro, sembra essere recuperato quasi totalmente grazie ad un fine giugno molto caldo e soleggiato". "Nonostante la prolungata assenza di piogge degli ultimi tempi, al momento non si rilevano particolari problemi derivanti da stress idrico per le viti. Le precipitazioni dei mesi precedenti, infatti, hanno costituito una buona riserva di acqua nel terreno". Resta alta, comunque, l'attenzione degli operatori, perche' - avvertono UIV e Ismea - una siccita' prolungata potrebbe incidere negativamente sui livelli produttivi, pur eventualmente ricorrendo, dove possibile, all'irrigazione di soccorso.
(fonte: www.agi.it)
Visioni di futuro: secondo il prof. Scienza nasceranno nuovi vitigni dalle caratteristiche straordinarie”
“I futuri protagonisti dell’enologia mondiale? Saranno vitigni nuovi, non Ogm ma ottenuti dall’incrocio di varietà già esistenti: grazie agli sviluppi della genomica tra pochi anni si potranno creare vitigni inediti dalle caratteristiche sensoriali straordinarie”: questa la “premonizione” del professor Attilio Scienza, ordinario di viticoltura all’Università di Milano e grande esperto di enologia e di vitigni antichi. Il professor Scienza ne ha parlato, in questi giorni, in un convegno in Trentino: l’incontro, che ha visto riuniti esperti e giornalisti del settore, è stato promosso dal piccolo paese di Cembra, patria del Muller Thurgau), che ogni anno si raccoglie intorno al vitigno che vanta ormai una cittadinanza europea, in produzione in Germania, Svizzera e in Europa centrale. Proprio la storia del Muller Thurgau è stata adottata dal professor Scienza come paradigma anticipatorio della nuova viticoltura che si sta sviluppando nel mondo.
“Questo vitigno - ha spiegato Scienza - è stato inventato dallo scienziato svizzero Hermann Muller, originario di Thurgau: nato nel 1882 da un incrocio (molte varietà sono infatti frutto di incroci, spesso spontanei), rompe una tradizione che rifiutava le nuove varietà ma era allo stesso tempo molto reattiva all’innovazione per lo stato di crisi economica generale. Allo stesso modo oggi il mondo del vino è alle soglie di un grande cambiamento: le cause sono molteplici, dalla diffusione della viticoltura nel mondo all’apertura ai grandi mercati asiatici, dalla crisi della viticoltura europea al cambiamento dei gusti del consumatore. Questo fa sì che il grande protagonista del futuro sia il vitigno più che il territorio. Una tendenza assecondata e accelerata dagli sviluppi della genomica che in pochi anni potrà creare vitigni nuovi (senza Ogm) dalle caratteristiche straordinarie”.
“Ecco allora - continua Scienza - le analogie tra allora e adesso: la crisi della viticoltura mondiale e l’innovazione rappresentata dalle biotecnologie. Si può fare un paragone con il primo quartetto di archi, il K387 di Mozart, per quello che ha rappresentato per la musica moderna: ha introdotto le dissonanze per la prima volta nella storia della musica, ha rivoluzionato il modo stesso di comporre ponendo le basi da cui sarebbero nate la dodecafonia e la musica moderna. Una composizione difficile, ricca di novità, destinata a suscitare disagio come tutte le novità, ma che introdusse qualcosa che prima nella musica non era mai esistito. Così accadrà con la genetica della vite e la mappatura del suo Dna: inizialmente poco amata e capita, ma l’inizio di una nuova era per la viticoltura mondiale”.
(fonte: www.winenews.it)
 

La Cantina di Vicobarone partecipa al 4° Festival dei Girovaghi a Compiano (PR)

Con il Patrocinio della Regione Emilia Romagna - Assessorato al Turismo e alla Cultura della Provincia di Parma e la Comunita' Montana Ovest

Dal 29 luglio al 27 agosto 2006, soltanto durante i weekend, l'incantevole borgo medioevale di Compiano (sull'Appennino Parmense, nella Vale del Taro) ospiterà un evento che ormai si ripete da tre anni a questa parte: il Festival dei Girovaghi, organizzato dall’Associazione Culturale “Barbara Alpi”, presieduta dalla sig. Maria Teresa Alpi, in collaborazione con la Pro Loco di Compiano.
Un Festival dedicato ai girovaghi del passato, presente e futuro ossia alle persone “in movimento”, a coloro che girano il mondo guidati dal desiderio di conoscenza e di ricerca. Persone originali, creative, spontanee, al di fuori delle strutture ufficiali. Personaggi che vogliono esibire la loro fantasia: chi porta la parola di Dio, chi ha fatto un progetto culturale, esistenziale della vita errabonda, chi gira il mondo a piedi o in bici, chi scala le montagne, chi fa musica e spettacoli, chi vaga per vendere gli oggetti più strani per poter sopravvivere... Questo è un girovago, che troverete a Compiano durante l’estate.
Compiano, un borgo antico aggrappato alle falde dell'Appennino parmense e circondato per intero da poderose mura e sovrastato da un Castello completamente ristrutturato, recentemente è entrato a far parte del Club “I Borghi più belli d’Italia”. Il Castello fa parte dell’Associazione dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza. All’interno risiede la collezione Raimondi Gambarotta, mobilio e oggetti dell’ex proprietaria ed un museo della massoneria realizzato a seguito della donazione di Flaminio Musa in collaborazione con il Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani.
Borgo ricco di cultura dunque, tanto che è d’obbligo ricordare il museo “Gli Orsanti”. Musicanti senza meta, gli Orsanti partiti da Compiano, hanno girovagato per tutto il continente con orsi ammaestrati, scimmie e pappagalli. Costretti a divenire girovaghi, nell’arco di alcuni secoli emigrarono in paesi lontani alla ricerca di una vita migliore. Saltimbanchi, giocolieri, acrobati, ammaestratori di animali, poco alla volta quella dell’orsante divenne una professione, e i contadini si trasformarono in gente di spettacolo facendone un mestiere ereditario.
Ora sono finalmente tornati a casa, sull’Appennino parmense, dove ancora la signora Maria Teresa Alpi ne ha immortalato il ricordo in un bellissimo Museo, il Museo “Gli Orsanti” (Compiano, Parma), e tenta ogni estate di farli rivivere attraverso il Festival dei Girovaghi.
Altra straordinaria idea della sig. Alpi è l’ormai decennale appuntamento con le “Antiche Botteghe” (che si ripeterà dal 29 luglio in concomitanza con il Festival, sabato e domenica pomeriggio e sera), destinato a ridar vita e vetrina ad arti e mestieri perduti.
Compiano sarà ogni sabato e domenica ricca di spettacoli di musica, artisti di strada, musicisti e ballerini itineranti, poeti, burattinai, comici, maghi e cabarettisti... il cui intervento costituirà la struttura portante dell’evento. (Per tutti gli artisti girovaghi è possibile iscriversi al Festival inviando una e-mail a alpimariateresa@libero.it o telefonando allo 0525/825513).
Si vivrà un’atmosfera fiabesca nel paese che farà da perfetta cornice al Festival, facendo rivivere particolari emozioni ai partecipanti e immergendoli magicamente in una dimensione fantastica. Questo anche grazie al “Concorso di decorazione del Paese” rivolto agli allievi dell’Istituto d’Arte Paolo Toschi di Parma - sezione decorazione pittorica - coordinati dal professore Mauro Marchini. I ragazzi parteciperanno all’esposizione di 40 drappi dipinti a tema “I Girovaghi”. I drappi saranno esposti ai balconi e alle finestre del paese di Compiano durante il mese di Agosto. Inoltre gli allievi presenteranno i loro quadri al Municipio di Compiano. Nella serata del 26 agosto si assisterà alla premiazione dei due migliori autori dei drappi: primo e secondo premio in denaro.
Il festival dei Girovaghi, per l’edizione 2006, si protrarrà anche in altre due date: a Borgotaro il 17 settembre che metterà in scena lo spettacolo “L’uomo in rosa” con Mister Meraviglia. Inoltre ad Albereto il 10 settembre si potrà assistere a “2 metri da terra” con Marco Neri.


>> Per il programma e per saperne di piu' www.museogliorsanti.it



Una ricerca dell'Universita' di Pisa ci dira' la dose esatta di vino che ogni persona puo' bere
Un “rivoluzionario” studio promosso dall’Università di Pisa si pone come obbiettivo principale quello di definire scientificamente la quantità di vino che ciascun soggetto può consumare sortendone effetti positivi. Stando a WineNews, che è in grado di anticipare questa news, l’importante ricerca rappresenta una novità assoluta a livello mondiale.
La questione sembrerebbe di facile soluzione, dato che esiste una massa non piccola di letteratura scientifica sugli effetti benefici del vino sulla salute. In realtà, sull’argomento specifico non esiste nessun studio definitivo, come ricorda il professor Amedeo Alpi, docente di fisiologia vegetale all’Università di Pisa: “Sappiamo con buona approssimazione che l’effetto di un bicchiere di vino durante i pasti è positivo, non sappiamo nulla su quello di due bicchieri e, infine, sappiamo che tre sono probabilmente troppi. Noi vogliamo studiare gli effetti del vino consumato a tavola, per trovare, se possibile, riferimenti quantitativi certi e quindi scientificamente misurabili”.
Dopo la preliminare catalogazione di testi e le pubblicazioni scientifiche sul rapporto vino-salute, partirà lo studio epidemiologico, con il prezioso contributo del professor Aldo Pinchera, su un campione di almeno 1.000 persone, tenendo naturalmente conto della diversità di sesso e di regime alimentare, nonché dello stile di vita. Il campione sarà sottoposto ad una somministrazione di vino durante i pasti, monitorata e controllata, come accade per la sperimentazione dei farmaci. “Questa parte della ricerca - spiega il professor Alpi - è la più importante e necessita di tempi tecnici abbastanza lunghi”.
Troppo spesso il vino è stato confuso con i superalcolici e la ricerca dell’Università di Pisa vuole sgombrare il campo dalle molte inesattezze e dai molti luoghi comuni che lo accompagnano. “L’alcool fa male - conclude il professor Alpi - ma il vino è un’altra cosa. Il nostro obbiettivo è quello di dare finalmente informazioni scientifiche sugli effetti positivi del vino sulla salute attraverso misure precise, quantificabili e scientificamente rilevanti”.
(fonte: www.winenews.it)
Il vino piace giovane, rosso e sotto i 10 euro: ecco l'identikit delle preferenze del consumatore medio
Prezzo inferiore ai 10 euro, da bere entro un anno dalla vendemmia, meglio se di colore rosso rubino molto intenso. E' l'identikit del vino preferito dal consumatore medio italiano, tracciato al congresso nazionale di Assoenologi, l'organizzazione nazionale di categoria che raggruppa e rappresenta i tecnici del settore vitivinicolo, in corso a Ischia. Dal punto di vista organolettico, il vino medio preferito deve possedere - dicono gli esperti - morbidezza, "eleganza tannica" e moderata acidità. Per ottenere questi risultati l'enologo deve operare, in vigneto ed in cantina, scelte precise e finalizzate. Su questi temi si sono confrontati gli esperti nella sessione dei lavori sul tema "Come produrre per il mercato" che ha messo a fuoco le tecnologie più attuali per ottenere vini di qualità con particolare riferimento al colore e ai tannini, ovvero ai due aspetti cardine. Tutti i segreti sul "colore dei vini rossi" sono stati illustrati dall'enologo Vincenzo Pepe, direttore tecnico delle Cantine Giorgio Lungarotti, che ha preso in considerazione gli aspetti tecnici che mirano all'ottenimento naturale di vini maggiormente colorati, più intensi e più accesi. La questione "tannini" è stata invece affidata ad un altro enologo di fama, Paolo Benassi, direttore tecnico della Banfi di Montalcino, che ha fatto riferimento alla struttura dei vini, cioé come questa può essere controllata ed influenzata giocando sui parametri di alcuni composti dell'uva, attraverso adeguate tecniche di cantina, riferite ad estrazione e stabilità. L'ultimo segmento congressuale dedicato agli aspetti riassunti nel tema "Tecnologia: come produrre per il mercato" ha tracciato anche l'evoluzione del settore nell'ultimo quarto di secolo. "Negli anni Settanta i vini erano infatti pressoché tutti uguali, soprattutto i bianchi, che erano passati da un colore ossidato, al bianco carta e dalle caratteristiche organolettiche "assai ruspanti" ad una uniformità incredibile - spiega Giuseppe Martelli, direttore generale di Assoenologi -. Del resto in quei periodi si cercava principalmente la stabilità chimico/fisica del prodotto per uscire da difetti di storture che per decenni una tecnologia inadeguata, basata su una tradizione non pagante, aveva imposto. Per contro oggi, per alcuni, la produzione deve sempre di più tener conto delle esigenze del consumatore che si vuole conquistare o consolidare, non senza trascurare le sue preferenze di gusto, spesso legate a luoghi comuni e a marchi consolidati". L'ultima relazione "Dall'uva alla bottiglia: l'aroma varietale nei vini bianchi e rossi" è stata affidata alla competenza dell'enologo Luigi Moio, dell'Università di Foggia, che ha considerato i parametri vitivinicoli necessari per conservare il patrimonio aromatico dei vini. Il ministro delle Politiche Agricole Paolo De Castro è intervenuto in videoconferenza portando agli oltre 700 congressisti il suo più cordiale saluto e rimarcando il ruolo svolto dagli enologi italiani per il progresso del settore, nonché complimentandosi per i 115 anni di fondazione della categoria che è la più antica del mondo, risalente al 1891.
(fonte: www.winenews.it)
 

11a Edizione della Giornata del Socio della Cantina di Vicobarone
I° Trofeo Cantina di Vicobarone

Per tutti una giornata ricca di sorprese
con prodotti tipici e musica dal vivo.


La Cantina di Vicobarone vi aspetta domenica 18 giugno alle ore 11.00 presso la sede di Vicobarone per festeggiare l’evento con la sfilata di auto d’epoca a cui seguirà nel pomeriggio una prova di abilità con l’assegnazione del I° Trofeo e la sfilata finale.
Durante tutta la giornata saranno offerti buffet e degustazioni dei vini della cantina.
Saranno inoltre possibili visite guidate dell'azienda alle ore 11.30 - 15.30 - 17.00

>> come raggiungere la Festa (PDF)



Un bicchiere di rosso per combattere la sordità.
Un bicchiere di rosso per non diventare sordi?
Secondo recenti studi il consumo moderato di vino rosso potrebbe abbassare il colesterolo, prevenire le malattie cardiovascolari, la demenza senile e forse anche alcuni tipi di cancro. Ma se a qualcuno servisse un'altra buona scusa per non rinunciare a un buon bicchiere di rosso a tavola sappia che potrebbe fare bene anche all'udito.
L'orecchio invecchia. I tessuti dell'orecchio interno subiscono nel tempo un processo di ossidazione dovuto ai radicali liberi presenti nell'ossigeno, responsabili del danneggiamento dei cosiddetti villi, le cellule che catturano le onde sonore e le trasmettono al cervello sottoforma di impulsi nervosi.
La conseguenza di questo deterioramento è la graduale perdita dell'udito che affligge molte persone anziane. E secondo Jochen Schacht dell'università del Michigan anche alcuni antibiotici, come la gentamicina, utilizzati per combattere le infezioni dell'orecchio, hanno sulle cellule lo stesso effetto dei radicali liberi, spesso causando sordità anche prematuramente. La dieta per l'udito. Questo deperimento dei villi, causato dall'invecchiamento, dalle medicine o dagli ambienti troppo rumorosi, potrebbe essere scongiurato grazie all'uso di antiossidanti come il resveratrolo, contenuto nel vino rosso, nel tè verde e nel salicilato, uno degli ingredienti dell'aspirina. Durante un esperimento, guidato da Schacht, i ricercatori hanno somministrato ad alcuni pazienti affetti da infezioni all'orecchio il gentamicin e subito dopo un'aspirina, mentre a un altro gruppo veniva dato, in seguito all'antibiotico, un placebo. Solo il 3 per cento dei pazienti trattati con l'aspirina, hanno mostrato una certa perdita dell'udito. Mentre nell'altro gruppo i "sordi" erano più numerosi: il 13 per cento.
Gli esperimenti per ora si sono fermati all'aspirina e non si conosce ancora esattamente il legame tra una dieta ricca di antiossidanti (tra cui il fantomatico bicchiere di vino) e la prevenzione della sordità. Ma è molto probabile, secondo gli scienziati, che ne esista uno. Bisognerà dunque cambiare il proverbio: un bicchiere di rosso al giorno toglie il medico di torno?
(fonte: www.focus.it)
Gli americani ne bevono di più, i tedeschi lo cercano economico, la maggioranza lo vuole rosso.
Soprattutto i tedeschi, ma anche francesi, giapponesi e inglesi sono coloro che più spesso richiedono vini economici; i bianchi sono preferiti dalla minoranza degli stranieri, e più precisamente francesi e tedeschi.
Molto graditi i rossi, richiesti soprattutto da statunitensi e spagnoli. Per chiudere, un dettaglio su una tipologia di vino che negli ultimi anni ha avuto un boom di vendite all’estero, il prosecco: sono pochi gli stranieri che lo richiedono espressamente.
I veri amanti dello spumante trevigiano sono i tedeschi, infatti per il 21,4 degli interpellati gli stranieri che più spesso li ordinano arrivano proprio dalla Germania.
Questi i dati emersi dalla ricerca “Stranieri e vino”, realizzata da Ideeuropee (www.ideeuropee.com), agenzia di comunicazione che mira a fornire un profilo degli stranieri che frequentano le enoteche delle città d’arte in Italia. È stato scelto un campione di oltre 130 enoteche e wine bar: Torino, Milano, Venezia, Firenze, Bologna, Roma e Napoli. Ai gestori o titolari dei locali è stato posto un questionario su usi, competenze e consuetudini della clientela estera.
Ecco i risultati: la nazionalità straniera più rappresentata nei wine bar e nelle enoteche delle città d’arte del nostro Paese sono gli statunitensi per il 26,6% degli intervistati.
A seguire vengono i vicini Paesi europei: il 18% degli intervistati ha clientela principalmente tedesca, il 15,5% inglese, il 13,1% giapponese, e dell’estremo oriente, l’8,4% ha risposto francese, e a seguire il 6% russa, il 5,3% spagnola, il 3,2% sudamericana, il 3,1% da altri paesi e l’1,2% africana.
Quantitativamente i dati sul consumo di vino rispecchiano le percentuali della frequentazione, addirittura rafforzandole: per il 37,1% degli intervistati infatti chi consuma più vino rispetto al totale delle presenze straniere sono i nord-americani, per il 23,7% i tedeschi e per il 18,2% gli inglesi, seguono i francesi con il 7%, i russi con il 3,3% e gli altri con il 2,3%. Sempre gli statunitensi sono quelli che più spesso si affidano al personale dei locali (18,1%), a seguire i francesi (11,3%) i giapponesi (8,3%) gli inglesi (7,4%) gli spagnoli (7%). Russi e tedeschi, rispettivamente con il 2,2% e il 5,2% sono la clientela più “autonoma” nelle scelte.
Naturalmente l'indagine non e' una risposta all’ignoranza sull’argomento vino, bensì contiene in se' la volontà di imparare. La conferma viene dai dati riguardo alla reale competenza degli stranieri riguardo i vini italiani: i più preparati risultano essere i giapponesi (per il 17,5% degli intervistati), buoni conoscitori dei nostri vini sono anche gli inglesi (per il 14,7%) o i tedeschi (14,1%) gli statunitensi (13,3%) e i francesi (11,3%). Russi e spagnoli sembrano necessitare invece di un corso di aggiornamento.
(fonte: www.winenews.it)
Per gustare i vini... un ''mariage'' essenziale: il giusto calice!
"Guarda il calor del sol, che si fa vino/giunto all'omor che dalla vite cola" (Purg. XXV, 77). Mi permetto di citare il sommo Dante, per dirvi che, anche per quest'anno, siamo arrivati, finalmente, alla vigilia di una manifestazione autorevole e rinomata, il Vinitaly, che si e' tenuto a Verona tra il 06 e il 10 aprile, con ben 4000 espositori del settore presenti al salone...
Quindi, un motivo in più, per parlare di vino, il buon vino, ma anche di bicchieri e calici, per una degustazione sempre ottimale e di prestigio.
Non importa, che si tratti di vini bianchi, rossi o rosati! I bicchieri dove assaggiare, odorare ed entrare in assoluta intimità con il vino, non sono solo importanti, ma essenziali, per riuscire a creare quel clima di giusta e appagante sensazione, data dal contatto fisico e cerebrale proprio con l'indiscusso sovrano, il vino. La scelta di un bicchiere, in questo caso, diventa prioritaria e non deve essere mai casuale ed improvvisata, per apprezzare tutte le sensazioni, i colori, gli odori e i profumi che il vino dispensa. Indubbiamente, ogni amante del buon vino, dovrebbe possedere più di un bicchiere e calice per godere di una gratificante degustazione. Queste, sono, tutto sommato, delle regole semplici, ma che, alla fine servono a valorizzare ed enfatizzare, il prodotto vino, come una delle massime espressioni del gusto e del piacere. La storia del vino segue l'uomo da secoli ed è quindi uno strumento piacevole e importante per arrivare ad un interessante traguardo: rinnovare sempre il piacere che proviamo, ogni qual volta che degustiamo un buon bicchiere di vino.
Parlando di bicchieri e calici, il materiale senz'altro migliore, secondo gli esperti, è il cristallo, ma anche la forma e la grandezza del bicchiere, sono importanti! La forma, meglio se a calice, per un aspetto direi funzionale, ai fini della degustazione, la grandezza per osservare meglio i colori e le sfumature del vino. Il vino è un qualcosa di magico, vivo che dovrebbe dare calore e colore alla nostra vita, che riscalda e rallegra, senza però esagerare, con la quantità. Allo scopo, V'invito a leggere un mio precedente articolo presente in rubrica, sugli effetti salutari del vino rosso. Esistono bicchieri per vini Bianchi, per i vini Rossi, per i vini Rosati e persino bicchieri per i vini dolci Passiti e Liquorosi. Poi, ci sono bicchieri per gli Spumanti, a Flute, insomma, non manca certo la varietà che, ripeto, deve essere mirata e curata nella scelta del giusto bicchiere.
Anche nella realizzazione dei calici da vino, esiste una vera e propria ricerca e studio, che ha il solo fine di dare prestigio e raffinatezza a questa bevanda definibile, per molti aspetti, uno dei più bei regali datoci dalla natura ...quindi, Prosit.
(fonte: www.vinit.it - Stefano Buso)
Suggestioni letterarie: sono gli uomini che fanno grande il vino o e' il vino che fa grandi gli uomini? La storia, le arti e la letteratura hanno costantemente avuto il vino tra i loro elementi ispiratori.
Sono gli uomini che fanno grandi i vini o il vino che fa grandi gli uomini? Il quesito può sembrare paradossale, ma certo, nei secoli, quel filo che lega protagonisti del loro tempo ed enologia non è trascurabile. Storia, arti figurative, letteratura hanno costantemente avuto il vino tra i loro elementi ispiratori. Non c’è bisogno di parlare degli eccessi: troppo facile citare Baudelaire o quanti altri in una notte trascorsa con il calice in mano raccoglievano l’ispirazione della loro Musa. Più giusto occuparci del normale percorso di geni senza sregolatezze, a cui il vino contribuiva a dare una personalità meno inossidabile, più vicina all’uomo comune.
“E tu pendevi tralcio da i retici
balzi odorando florido al murmure
de’fiumi da l’alpe volgenti
ceruli in fuga spume d’argento,
quando l’aprile d’itala gloria
dal po rideva fino a lo Stelvio
e il popol latino si cinse
su l’Austria cingol di cavaliere”.
Così Carducci inizia l’ode dedicata “A una bottiglia di Valtellina del 1848”, quell’anno in cui cominciò sui campi di battaglia l’epopea che portò all’unità d’Italia. “Anno dei portenti”, dirà il poeta in uno dei suoi più famosi canti. Certo Carducci non aveva bisogno di “carburare” con un bicchiere di rosso per essere grande. Ma, pensiamoci, questo barbuto e scontroso professore toscano, terrore dell’Università di Bologna e fustigatore delle pochezze di una nazione unita da poco, ritrova i suoi “verd’anni” in un muto dialogo con un’antica bottiglia, resa ancor più magica da quella data: 1848. Il vino, sudato sui pendii che annunciano le Alpi Retiche, turbina mentre viene versato nel bicchiere e il poeta rivede in quei rossi gorghi il fumo delle fucilate, l’impeto delle cariche, il sangue che bagna i campi. Vede lo spietato generale Haynau (di lui il feldmaresciallo Radetzky diceva: “Haynau è come un buon rasoio, dopo averlo usato bisogna rimetterlo nella custodia”) far indietreggiare la sua cavalleria danubiana di fronte al coraggio di duecento volontari valtellinesi.
Ecco la fascinazione del vino, a cui nessuno (astemi a parte) resiste: “Il vino sa rivestire la più sordida stamberga di un lusso miracoloso”, scriveva Baudelaire, ma abbiamo già detto che non dobbiamo sceglierlo come spirito guida. E allora lasciamo i poeti per dedicarci a persone razionali, come il conte Camillo Benso di Cavour, complice della marchesa Giulia Falletti di Barolo nella creazione del celebre vino che continua a chiamarsi Barolo. “Vino dei re”, fu ribattezzato. Non a torto, visto che piacque anche all’ascetico re Carlo Alberto, tanto da fargli decidere, esaurite le 365 botti di cui gli aveva fatto omaggio la marchesa, di acquistare da lei la tenuta di Verduno, per non rischiare di rimanere senza.
Vino e nobiltà: la forma della coppa per lo Champagne, dicono, sia stata ispirata dal seno della marchesa di Pompadour e persino Napoleone, l’imperatore grande ma un po’ “parvenu”, con il vino aveva un rapporto d’elezione: beveva Chambertin e non se lo fece mancare anche nei momenti più difficili: nè in Russia (dove durante la ritirata ordinò venisse distribuito ai soldati più malconci), nè alla mattina di Waterloo. Intanto, durante il suo esilio all’Elba, riorganizzò la viticoltura dell’isola, entusiasmato dai bianchi del suo piccolo regno.
Ma i grandi nomi della scienza non furono da meno. Galilelo Galilei, ormai cieco, godeva nel “lasciarsi andare a qualche richiesta di Bacco”. E Galilelo, oltre a bere con gusto, fu anche vinificatore (ottimo, stando alle testimonianze del tempo) e lasciò indicazioni su come produrre buon vino. Come lui, più tardi, altri illustri scienziati si occuparono di Bacco: Kutzing e Pasteur scoprirono i segreti della fermentazione, mentre Lavoisier chiarì come l’ossigeno dell’aria fosse il fattore più importante del processo di trasformazione del mosto in vino. Il contributo degli uomini di Chiesa all’enologia fu notevolissimo. Ad esemplificarlo basta un nome: Dom Pérignon, il celebre prelato, a cui, in pratica, si deve lo Champagne. Ma sotto il profilo pubblicitario come non ricordare lo slogan “Est, Est, Est”, coniato per il vino di Montefiascone dal cameriere del vescovo di Ausburg, mandato in avanscoperta per segnare con un “Est” scritto sulla porta tutte le locande in cui il vino era davvero buono?
E l’elenco dei grandi che si occuparono in qualche modo di vino è tanto fitto da rendere impossibile omissioni. Fatta questa premessa, possiamo parlare di Emanuele Filiberto, il celeberrimo condottiero di Casa Savoia, soprannominato “Testa di ferro” per la sua determinazione, annoverandolo tra i fedelissimi del Carema. E perchè non dire del Boccaccio, che in una novella del Decamerone fa gli elogi dello Sciacchetrà, e di Gabriele D’Annunzio che, pur morigerato bevitore, parla con ammirazione dei vini delle Cinque Terre. O ancora di Ugo Foscolo, tifoso del Vermentino?
Vino e musica sono tradizionalmente buoni compagni, anche nelle massime espressioni del pentagramma. Mozart canta il Marzemino, il brindisi della verdiana “Traviata” è un riferimento assoluto, così come il vino “spumeggiante nel bicchiere scintillante” della “Cavalleria rusticana” di Mascagni. Vino che diventa “Elisir d’amore” con Donizzetti e che Rossini non cita nelle sue opere, ma di cui è appassionato cultore, in parallelo con la sua vocazione gastronomica.
E la pittura? Anche qui un solo esempio: il Pinturicchio, mentre lavorava nel duomo di Orvieto, chiedeva per contratto una disponibilità del vino che da quella città prende il nome limitata solo dalla sua capacità di berne.
Ma, per chiudere, torniamo alla serie padri della Patria e padri del vino. Ancora uno statista tra quelli che hanno legato il loro grande nome ad un grande nome dell’enologia italiana ricordiamoci di Bettino Ricasoli, il “barone di ferro”, che, governando, trovò anche il tempo di codificare il mix del Chianti: 80% di Sangiovese, 15 di Canaiolo e 5 di Malvasia.
(fonte: http://www.winenews.it)


L’identikit degli eno-appassionati
Ecco l’identikit dei consumatori di vino in Italia: a tracciarlo è Winenews, il sito più cliccato dagli eno-appassionati del web, che individua i sette profili psicologici di chi acquista e beve vino nel nostro Paese. In un momento in cui tutti sembrano parlare e intendersi di vino, ecco una mappa ragionata per districarsi nel complesso mondo di consumatori della bevanda nazionale, che possa fare chiarezza nell'affollato "partito" dei sostenitori di Bacco. Quali vini bevono e perché, da chi si fanno guidare e consigliare, dove preferiscono acquistare le bottiglie: ecco sette ritratti di consumatori-tipo, tra il serio e il faceto.

L’Illuminato: al vertice della classifica, colui che dopo un lungo percorso di iniziazione, dopo essersi affidato alle guide, dopo anni di frequentazione del mondo del vino, è riuscito a formarsi un gusto autonomo e, forte del suo disincanto, vola ormai alto al di sopra delle sentenze degli esperti. Di età non più giovanissima, la sua esperienza in fatto di annate spazia sui grandi vini italiani e francesi, ma va anche oltre. Sceglie e beve solo le etichette che gli piacciono, al di là delle mode o dei punteggi. Ama acquistare le bottiglie direttamente dai produttori, che ormai conosce quasi tutti personalmente, in frequenti viaggi in cui percorre palmo a palmo le cantine di un territorio. Conserva le grandi annate almeno per dieci anni prima di berle, perché altrimenti commetterebbe un “infanticidio”, per certe aspetterà persino 30 anni e oltre, dimenticandosi però di non essere immortale.

Il Professorino: Conosce a memoria le votazioni delle guide più importanti del settore, enumerando con sicurezza bicchieri e grappoli assegnati dai critici anno dopo anno. E’ abbonato a magazine patinati e blasonati (dal Gambero Rosso al Wine Spectator) che sfoglia con lo stesso godimento che altri riserverebbero a riviste pornografiche. Va in estasi soltanto alla vista di etichette e produttori famosi, si riempie la bocca di nomi altisonanti, ma adora interpretare anche il ruolo di scopritore di nuovi e piccoli tesori enologici, che si degna di raccomandare ad amici meno esperti. Frequenta i blog dedicati al vino, invischiandosi in discussioni tecnicissime quanto inutili. Compra il vino in enoteche di comprovata fiducia, alle aste o direttamente dal produttore, dal quale arriva dopo essersi lungamente documentato, tanto da saperne quasi più lui di chi le bottiglie le produce. Conserva il vino nella sua cantina super-organizzata e gestita da un complesso sistema di archiviazione elettronico degno della Nasa, ricavata nei casi più fortunati in ambienti del proprio appartamento o spesso allestita in locali in affitto (dalle salatissime parcelle), o ancora costituita da immensi armadi frigoriferi che hanno invaso il garage e, nei casi più gravi il salotto, facendogli rischiare il divorzio. Accresce la sua cultura con libri, corsi di alto livello, degustazioni esclusive, per le quali spende molto, ma le vere cifre folli sono riservate all’acquisto di grandi bottiglie, che divide con pochi e fidati amici, tutti pazzi del vino come lui, in degustazioni “carbonare”.

Il Principiante: Si è avvicinato da poco al mondo del vino, e si muove con il fare circospetto di chi vorrebbe far parte di un club esclusivo, ma non sa bene da dove cominciare. Intanto frequenta un corso di degustazione, e cerca di capire su quali etichette investire per costruirsi una piccola cantina. Si finge esperto con chi ne sa meno di lui (dà il meglio al ristorante, quando è incaricato dagli amici di scegliere dalla carta dei vini), ma ammutolisce di fronte ai più introdotti sull’argomento. Le sue letture? Tutta la pletora di riviste e rivistine che sull’onda del crescente interesse per l’enologia sono spuntate come funghi negli ultimi anni, infarcite di banalità e destinate appunto ad una platea di principianti. Compra le bottiglie nei supermercati più forniti e inizia con timore a frequentare le enoteche.

Il Modaiolo: Se tutti dicono che il vino è trendy bisogna darsi da fare per diventare un esperto. Questo il motto del consumatore di vino modaiolo, che ama essere sempre sulla cresta dell’onda. Se è un uomo si butta sul vino per guadagnare fascino e fare nuove conquiste femminili, se è una donna per darsi un’allure da fine intenditrice, distinguendosi da quelle che parlano solo di stilisti e gossip. Esperto nel vendere al meglio una cultura assolutamente superficiale sull’argomento, sparando poche ma esplosive nozioni, l’eno-appassionato trendy si butta sui gadget ad effetto (dai bicchieri professionali di misura extra-large al decanter di cristallo, passando per il cavatappi di ultima generazione), allo scopo di impressionare amici e conoscenti. Investe un patrimonio per bottiglie griffate e osannate dalle guide, che normalmente stappa con disinvoltura per accompagnare cibi altrettanto cool durante cene raffinate. Quando domani il vino passerà di moda, regalerà tutto l’armamentario enologico e si concentrerà senza rimpianti sul nuovo trend.

Il Salutista: Segue un regime vegetariano, macrobiotico o è semplicemente fissato sull’alimentazione sana. Ovviamente non fuma e non beve superalcolici, ma non disdegna un buon bicchiere di vino, una scelta di vita supportata dalle recenti ricerche scientifiche che ne raccomandano un consumo moderato e regolare quale ottimo fattore preventivo per numerose patologie. Sceglie esclusivamente vini biologici o biodinamici, della cui origine è assolutamente certo, e rifugge dalle griffe più note per orientarsi su produzioni decisamente di nicchia. Meno interessato al gusto che alle virtù nutrizionali, è disposto a chiudere un occhio su un vino non proprio tecnicamente perfetto in favore della sua certificazione. E poi, diciamolo chiaramente, per accompagnare verdure al vapore, riso integrale e pesce insipido un vino top sarebbe un tantino sprecato.

Il Consumatore consapevole: Compra le bottiglie al supermercato, si affida al marchio conosciuto, senza ovviamente spendere un capitale. Compra il vino come compra la pasta o i biscotti, cercando un buon rapporto qualità/prezzo. Un target composto da massaie, giovani single, padri di famiglia che fanno la spesa al sabato e cercano uno sfizio da stappare senza spendere troppo, per curiosità. Saranno proprio loro i primi a provare i nuovi vini australiani, cileni e californiani in arrivo sui nostri scaffali, curiosità enologiche che fanno viaggiare la fantasia per soli 5 euro alla bottiglia. Quando ha a che fare con una rara bottiglia di un’annata più vecchia, preferisce berla subito, forte del suo approccio semplice ma pragmatico: “Meglio un mese prima che tre anni dopo”.

Il Consumatore indifferente: Ecco chi il vino l’ha sempre bevuto, ben prima che andasse così tanto di moda, e continua a berlo indifferente a quello che gli succede intorno. Lo beve a pranzo e cena, regolarmente, e in discrete quantità. Per lui (o lei) il vino è solo di due tipi, rosso e bianco, e lo acquista di solito al supermercato, in bottiglioni o in tetrapak. Oppure, quando capita, si rivolge ad un piccolo produttore di fiducia (o nei sempre più numerosi esercizi che vendono vino sfuso) per comprare un’intera damigiana, da imbottigliare a casa la domenica pomeriggio. Peraltro, una tendenza di voga negli anni ‘60 e oggi in forte ripresa Attenzione: se è vero che in questa categoria rientrano soprattutto persone di ceto medio-basso, negli ultimi tempi si è creato anche tra alte sfere (giornalisti, esperti, uomini di cultura) un movimento di pensiero che predica il ritorno alla semplicità e il rifiuto della mitizzazione del vino, sintetizzato nella simbolica nascita del Club del Tavernello. Che stia nascendo un nuovo tipo di consumatore?
Testo di EleonoraCiolfi
(fonte: http://www.winenews.it)
Donne e giovani, ecco le nuove tribu' di consumatori del vino

Lo stile di consumo non associa il vino al pasto quotidiano ma ai momenti di relazione. Le donne hanno maggiore indipendenza di giudizio nello scegliere il vino, mentre i giovani lo consumano a partire dai 20 anni ed è tra gli universitari che la bevanda di Bacco fa più breccia. In diminuzione gli acquisti di anziani e famiglie.

Dimmi cosa e come bevi e ti dirò chi sei. È questo il nuovo slogan che guida gli osservatori del consumo di vino. I target classici sembrano non reggere più - e se ne ha una prova alla quarantesima edizione di Vinitaly, la manifestazione enologica leader mondiale in programma dal 6 al 10 aprile 2006 - perché oggi si affacciano sul mercato le “tribù”. Sono gruppi omogenei per stile di vita che non bevono più associando il vino al pasto quotidiano, ma lo eleggono a testimone dei momenti di relazione. Una rivoluzione che riguarda soprattutto i giovani (sono in prevalenza gli universitari i più attenti consumatori) e le donne, che hanno acquistato una totale indipendenza dai maschi nella scelta delle bottiglie.
Così, mentre si contrae il consumo familiare (sono il 43% delle famiglie italiane che acquistano vino con una spesa media mensile di 32 euro), cresce il consumo individuale e per gruppi. La maggiore impennata sia ha tra i giovani che all’82% dichiara di avere una forte propensione all’acquisto di vino e tra le donne che al 32% si dichiarano pronte a bere una bottiglia con le amiche, mentre gli anziani, sia per ragioni di reddito che per ragioni legate alla salute e allo stile di vita, sono una platea di consumatori in contrazione: il numero di coloro che si dichiara propenso all’acquisto è calato di oltre il 25%. Vi è anche una mutazione nella geografia dei consumi: se chi spende di più per comprare vino abita nel Nord-Ovest del Paese, chi incrementa la frequenza di acquisto abita nel centro dell’Italia.
I giovani consumano di preferenza il vino come aperitivo o come elemento di aggregazione. Prevalentemente si orientano su vini rossi, strutturati, di territorio e sembrano poco attratti dai vini che provengono dal Nuovo Mondo. Sono consumatori che non bevono abitualmente, hanno frequenza di rapporto con il vino che va da una a tre volte a settimana e consumano più frequentemente vini riconoscibili.
Il prezzo è una relativa barriera: il loro consumo si orienta soprattutto su bottiglie che hanno un “nome” o che fanno tendenza, purché abbiano un concreto rapporto con la territorialità. Di preferenza bevono i vini della loro regione di appartenenza. Ma anche l’universo giovani può essere diviso in due clusters: da una parte i cosiddetti “edonisti”, dall’altra ci sono i “conoscitori”, quelli cioè che assegnano al vino un valore culturale.
A testimoniare il successo del vino tra i giovani è anche la crescente domanda di approfondimento in corsi di degustazione, ma anche master universitari indirizzati alla conoscenza del concetto più ampio di ruralità. La fascia d’età d’ingresso nel consumo del vino è stimata attorno ai 20 anni.
Altro gruppo importantissimo di consumo sono le donne. L’età d’ingresso al consumo di vino è anche per questo cluster attorno ai 20 anni, ma differenziazione di consumo rispetto ai maschi si ha dopo i 30 anni. Le donne bevono vino soprattutto per piacere. Prediligono i vini fruttati (sono tra le più forti consumatrici di spumanti), di una certa immediatezza e hanno una forte propensione all’apprendimento delle tecniche di degustazione (sono le protagoniste del boom dei corsi di degustazione).
Vedono il vino come elemento di socializzazione e stanno assumendo un ruolo decisorio nelle opzioni. Non si fanno più guidare dagli uomini nella scelta della bottiglia al ristorante, ma spesso usano il vino come elemento di confidenza e come innesco della comunicazione interpersonale. Hanno infatti un atteggiamento “relazionale” con il vino. Resta appannaggio delle donne il consumo di vini bianchi come frequenza di scelta, anche se se nel momento in cui si accostano al rosso chiedono vini di buona struttura, molti riconoscibili, di ampio bouquet ed eleganti. Al contrario dei giovani sembrano meno sensibili al legame con il territorio, ma anzi hanno una propensione all’esplorazione. È comunque uno stile di consumo profondamente diverso da quello che si ha nei maschi adulti, che restano i principali consumatori, ma per i quali il consumo di vino è meno dettato da spinte emotive e conoscitive, quanto piuttosto dall’abitudine.
(fonte: http://www.greenplanet.net)

Birra e vino, due alleati se bevuti con moderazione
Uno o due bicchieri di vino al giorno aiutano a vivere di più e meglio. Secondo studi recenti, infatti, tra le persone che quotidianamente assumono moderate quantità di vino scende la percentuale di malattie cardiovascolari e quindi la mortalità.

Per la birra la quantità è mezzo litro al giorno, durante i pasti, per proteggere il cuore dal rischio di infarto. Il professor Antonio Gasbarrini, gastroenterologo e medico internista dell'Università Cattolica di Roma, rivendica la paternità di una ricetta elaborata "sul presupposto di nette evidenze scientifiche poiché una trentina di metanalisi, condotte negli ultimi dieci anni, dimostrano che l'alcol - assunto in basse dosi da persone sane - riduce la mortalità per infarto e ictus addirittura meglio dell'aspirina". Eppure agli inizi Gasbarrini non era convinto, anzi era abbastanza scettico su quello che sarebbe stato l'esito dello dello screening.
Da gastroenterologo, del resto, non poteva fare a meno di tener presente che l'alcol è sostanza tossica, fa male al fegato e lo distrugge facendo venire la cirrosi. "Poi però - ha ricordato - si è scoperto che la maggior parte di quelle che venivano definite cirrosi alcoliche erano invece causate dal virus dell'epatite C, senza contare che negli Anni Novanta si sono moltiplicati gli studi secondo cui il consumo moderato di alcol riduce la mortalità per tutte le cause e specialmente per quelle cardiovascolari".

Gli studi recenti hanno messo in evidenza che le malattie cardiovascolari e la mortalità sono più elevate tra gli astemi e i forti bevitori, mentre la percentuale scende tra coloro che fanno un uso moderato di alcool. In particolare, la mortalità tra chi è astemio è dell'8,8% e tra chi beve più di 6 bicchieri al giorno è del 9,2%, mentre tra chi ne beve non più di un paio del 6,3%
Come per un vero farmaco, dunque, determinanti sono le dosi e i tempi di 'somministrazione', ciò che i medici definiscono con il termine di "posologia". Dalla posologia si ricavano pertanto i consigli di assunzione della birra, che il prof. Gasbarrini ha codificato in questi termini: "La birra va assunta solo da persone sane in quantità pari a circa mezzo litro al giorno, rigorosamente al momento dei pasti e tutti i giorni della settimana". Vietatissimo sommare tutte le dosi giornaliere in una sola, magari nel fine settimana.
Ma cos'è che rende la birra un buon tonico per le coronarie? Forse la risposta resterà ignota, perché nell'uomo ci si è limitati a studi epidemiologici; altre ricerche, come la eventuale somministrazione di alcol ai volontari, non sarebbero etici potendo indurre a dipendenza e abuso. Tuttavia, ha aggiunto l'esperto, "in collaborazione con le università di Milano e Pavia e con l'Istituto nazionale di nutrizione abbiamo condotto una ricerca 'ad hoc'; prima sul ratto, poi su bevitori abituali di birra ai quali è stato chiesto di 'disciplinare' l'assunzione in base alle nostre indicazioni".
Ebbene, "per la birra, ma anche per il vino, gli agenti protettivi sembrerebbero due: l'alcol di per sè, che migliora l'assorbimento delle sostanze antiossidanti presenti nei cibi, e i micronutrienti antiossidanti (vitamine, polifenoli e folati) che tali bevande contengono".
Inoltre uno studio danese ha dimostrato come l'abitudine a bere vino sia associata a minore obesità, minor consumo di sigarette, a una più salutare dieta sia nella qualità dei cibi che nei tempi di assunzione e un miglior stile di vita rispetto a bevitori di birra o superalcolici.
(fonte: http://www.italiasalute.it)
Donne piu' sane con due bicchieri di vino al giorno
Le donne che non bevono mai alcool sono meno in salute di chi beve fino a due bicchieri di vino o di birra al giorno. Succede il contrario a partire da 3 bicchieri al giorno. Sono le conclusioni di una ricerca ultraventennale.

SYDNEY. Le donne che non bevono mai alcool sono meno in salute di chi beve fino a due bicchieri di vino o di birra al giorno.
La bilancia pende pero' dall'altra parte quando la donna consuma tre o piu' bicchieri al giorno.
E' una delle conclusioni di maggior di rilievo di una ricerca in corso da 20 anni, sulle condizioni di salute a diverse eta' di un campione di 40 mila donne di tutta l' Australia.
La ricerca curata dalle universita' del Queensland e di Newcastle, a nord di Sydney, indica che le donne che bevono in moderazione, non piu' di due bicchieri al giorno, hanno piu alti livelli di istruzione, fanno piu' esercizio fisico e hanno meno tendenza al sovrappeso, rispetto a chi non beve affatto. D'altro canto, le donne che bevono piu' di tre bicchieri al giorno hanno una probabilita' piu' alta di fumare e di soffrire di malattie mentali. Tra le piu' giovani. E' piu' alta anche la probabilita' di assumere droghe.
''Si puo' dire che le donne che bevono, ma poco, hanno anche uno stile di vita piu' sano'', spiega la docente di statistica dell universita di Newcastle, Anne Young. ''Le nostre conclusioni chiave sono una conferma delle linee guida dell Organizzazione mondiale della sanita , secondo cui piu di due bicchieri al giorno fanno male. E questo e risultato evidente, specie in materia di malattie mentali'', ha aggiunto.
Le donne partecipanti allo studio, che e stato finanziato dal dipartimento federale della sanita', hanno risposto ad un questionario di 28 pagine ogni tre anni.
Quando la ricerca e iniziata nel 1996, le donne appartenevano a tre gruppi d eta da 18 a 23 anni, da 45 a 50 e da 70 a 75.
I ricercatori hanno concluso che le donne piu' giovani non bevono spesso quanto i gruppi di eta' superiore, ma quando bevono tendono ad eccedere, con piu' di cinque bicchieri alla volta. '
'E' un comportamento che si attenua con gli anni'', osserva tuttavia Young. ''Man mano che entrano in una relazione, e cominciano ad avere figli, gradualmente abbandonano le attivita' tipo party nei weekend, di consumo di alcool ad alto rischio''.
Sopra i 70 anni poi, le donne che bevono fino a due bicchieri al giorno hanno un rischio di morte piu basso, rispetto a chi beve raramente e per niente affatto.
La ricerca, dal titolo Australian Longitudinal Study on Women s Health , ha esaminato una vasta gamma di questioni, tra cui l uso dei servizi medico-sanitari, l impatto della vedovanza, i servizi ostetrici e per l infanzia, la gestione dei tempi della giornata, e i progetti per l eta di pensione.
(fonte: SuperEva - notizia pubblicata da Giusy Mauro)
Vinitaly - Verona
Vinitaly 2006
Anche quest'anno la Cantina di Vicobarone vi invita a visitare l'esposizione dei vini presso il Vinitaly dal 6 al 10 aprile 2006.
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