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News 2006
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La tradizione piacentina ritorna a Salsomaggiore
Terme
Riapre a Salsomaggiore il punto
vendita della Cantina.
Sabato 9 dicembre la Grande Inaugurazione con la nuova gestione,
siete tutti invitati a festeggiare presso il nostro punto vendita
dalle ore 9.30 in via Parma 50 a Salsomaggiore Terme (PR).
Durante la giornata sara' offeto un ricco buffet con degustazioni
per tutti.
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Partita l'operazione "Raccolta Punti"
della Cantina di Vicobarone
Consegna la tessera compilata con i
tuoi dati anagrafici presso uno dei punti vendita della Cantina
di Vicobarone e prenota il tuo premio.
Ecco la lista dei premi:
- 40 PUNTI: la Confezione Speciale Degustazione Vini della Cantina
di Vicobarone*
- 60 PUNTI: una bicicletta (uomo/donna/bambino)*
- 90 PUNTI: un telefono cellulare Nokia 6103*
- 120 PUNTI: uno splendido soggiorno per due persone in un'esotica
localita' turistica*
Scarica la locandina
dei premi in formato PDF (430 Kb)
* il regolamento dettagliato e' esposto all'interno dei punti
vendita
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Boom dello spumante Made in Italy - Per
il Natale 2006 si registra un aumento delle vendite del 20%
E' boom di brindisi, con un aumento
record del 20%, con lo spumante italiano all’estero, dove
le bollicine made in Italy conquistano un numero crescente di
buongustai nei diversi continenti e superano per la prima volta
nella storia la soglia di 100 milioni di bottiglie spedite nell’arco
di un anno. Lo stima la Coldiretti per le prossime festività
di Natale e Capodanno sulla base dei dati relativi alle esportazioni
di spumante italiano nel mondo nei primi otto mesi del 2006.
Crescita record delle richieste di spumante italiano in Giappone
dove l’aumento del 62% nelle quantità esportate
porterà per fine anno a stappare oltre 4 milioni di bottiglie.
Il successo “fuori casa” dello spumante made in
Italy è il frutto del boom giapponese e - continua la
Coldiretti - del vero exploit negli Stati Uniti con un aumento
del 21% e in Germania (+ 13%) che sono rispettivamente il secondo
ed il primo cliente dello spumante italiano.
L’arrivo del Natale ha portato - sottolinea la Coldiretti
- anche la sorpresa del raddoppio delle bottiglie spedite in
Spagna (+ 113%), mentre in Francia la domanda è cresciuta
del 30% in quantità, nonostante la forte concorrenza
del locale champagne. Il 20% del valore delle esportazioni è
realizzato in Germania dove il successo dello spumante italiano
- riferisce la Coldiretti - è confermato da uno studio
dal quale emerge che sono 8,5 milioni i tedeschi che preferiscono
il Prosecco quando si tratta di brindare o di festeggiare un
avvenimento qualsiasi, mentre a far ricorso allo champagne nelle
stesse occasioni sono solo 3 milioni scarsi di persone. Un clamoroso
sorpasso che ha relegato lo Champagne francese al posto d'onore
e ha assicurato alle bollicine italiane il primato di preferenza
in Germania.
La vittoria degli spumanti italiani si conferma anche a livello
nazionale dove lo Champagne rappresenta solo il 2,4% delle bottiglie
acquistate dagli italiani, mentre a prevalere nell’offerta
nazionale sono gli spumanti dolci, che incidono sul consumo
complessivo per il 59% in quantità.
(fonte: www.winenews.it)
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I regali di gusto
Non solo specialità regionali,
ma vere e proprie chicche per i buongustai come lo Speckino
della Val di Non, aromatizzato con grappa di Mirtillo, prodotto
da famiglie contadine e per questo disponibile in quantità
limitatissime.
Pochi ma buoni. Soprattutto esclusivi. Sì perche ad Alessandro
Berardi, titolare di mangibene.it non interessano tanto i numeri
quanto la qualità e la ricercatezza dei prodotti: vere
e proprie chicche che personalmente seleziona tra le specialità
alimentari italiane viaggiando tra i sapori più autentici
della nostra tradizione enogastronomica. D'altronde sono tre
generazioni che la famiglia Berardi lavora nel settore alimentare
instaurando rapporti di fiducia sia con le piccole aziende artigianali
che riservano a mangibene.it i loro prodotti più genuini
che con contadini e artigiani. Già perché alcune
specialità alimentari non sono facilmente reperibili:
il Lardo di Colonnata originale (veramente di Colonnata), per
esempio, negli ultimi vent'anni è divenuto merce rara,
quasi introvabile. Per le esigenze di mercato infatti la stagionatura
viene spesso accorciata da dieci a sei mesi e il gusto ovviamente
ne risente. mangibene.it invece grazie ad un accordo con un
produttore di Colonnata può offrire ai suoi clienti una
produzione ad hoc circa 200 kg, riservati ad una cerchia limitata
di 400 acquirenti, stagionata per dieci mesi in una conca di
marmo di Carrara.
Accanto ai prodotti difficili da reperire altrove da ricordare
anche lo Speckino della Val di Non aromatizzato con grappa di
Mirtillo, prodotto da famiglie contadine e per questo disponibile
in quantità limitatissime il catalogo on-line dell'azienda
contiene varie specialità regionali, come i paccheri
(pasta artigianale di semola di grano duro napoletana), la Soppressa
veronese classica stagionata nelle cantine dei contadini, il
limoncello di Sorrento (prodotto con limoni di Sorrento I.G.P.)
ed il Parmigiano Reggiano di 32 mesi e altre delizie: mostarde
lavorate a mano, olio extra vergine d'oliva, funghi e tartufi,
distillati, miele, conserve di verdura e di frutta prive di
conservanti, cioccolato e caffè.
Il denominatore comune degli alimenti in catalogo è la
qualità: i criteri di scelta dell'azienda infatti tengono
conto non solo degli standard dettati dalle D.O.P., I.G.P. e
D.O.C.G. ma si basano anche sulla conoscenza diretta dei produttori
e del processo di lavorazione, sempre artigianale.
(scritto da Stefania Silva) |
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Suggerimenti ''eno-pratici'' ed il misterioso
decanter
Spesso, sorseggiando un vino in assoluta
intimità o anche compagnia, tralasciamo particolari importanti
che andrebbero altresì osservati con scrupolosità,
al fine di godere al meglio dell'estasi, dell'ebbrezza e piacere
che il vino ci regala. C'è più filosofia in una
bottiglia di vino che in tutti i libri, diceva Louis Pasteur;
sicuramene l'approccio con il vino è sempre emozionante.
Magnifichiamo quindi questo importante momento con un'adeguata
e opportuna decantazione e, con tutti quegli accorgimenti che
il vino merita!
È importante accostarsi al vino con rispetto e devozione,
e quindi rammentare che sia i rossi che i bianchi vanno stappati
qualche minuto prima, per permettere al vino di ossigenarsi
(eventualmente potete utilizzare il decanter). Odorare il tappo,
se il sughero è andato a male si sentirà subito
e vi avvertirà che anche il vino molto probabilmente
saprà di tappo. Assaggiate il vino versandovi una modesta
quantità nel vostro bicchiere.
Se il vino è a posto e non ha alterazioni potete servirlo
anche ai vostri ospiti e scegliere di restare in ''compagnia''
del vino per tutta la durata del pasto. Per una degustazione
tecnica e di livello, versate sempre una piccola parte di vino
nel primo bicchiere, ruotando il bicchiere in modo da bagnarne
le pareti e prima di sorseggiarlo annusate sempre e lasciatevi
''rapire'' dal gusto del vino come se fosse un abbraccio con
una bella donna.
Infatti, alcuni sommelier in fase di degustazione chiudono gli
occhi...
Si gustano e si esaminano i vini con l'aiuto di un prezioso
alleato: il Decanter. Il decanter è un contenitore vitreo
per la decantazione (che altro non è che un delicato
travaso del vino da una bottiglia ad un Decanter) è un'operazione
necessaria nei vini rossi che hanno subito un lungo invecchiamento.
Il ''delicato travaso'', è necessario
I vini, infatti, possono presentare un naturale deposito sul
fondo della bottiglia che, se mescolato al vino, ne comprometterebbe
la limpidezza ed il gusto. Il vino dalla bottiglia è
decantato nel decanter. Ve ne sono di tante forme e da accostare
con vari tipi di vino. Concludo, con una massima di Voltaire.
L'entusiasmo è come il vino: si può suscitare
tanto tumulto nei vasi sanguigni che la ragione ne viene ottenebrata.
(fonte: Stefano Buso per www.vinit.it)
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Il mondo del vino dell'industria della ristorazione
ad alto livello
L'elaborazione della ricerca e' dell'Osservatorio
S. Pellegrino, laboratorio di studi e ricerche sui trend e i
lifestyle che emergono dai ristoranti piu' rinomati dei cinque
contintenti.
L’Osservatorio internazionale di S.Pellegrino è
il primo laboratorio di studi e ricerche sui nuovi trend e i
lifestyle che emergono dai ristoranti più rinomati ed
esclusivi dei cinque continenti. L’obiettivo è
individuare i trend emergenti più “cool”,
secondo la filosofia di vita che fa dello stare a tavola un’esperienza
da vivere pienamente e a 360 gradi.
L’ultima ricerca dell’Osservatorio, realizzata in
collaborazione con l’istituto di ricerche EtaMeta Research,
prende in esame “Lo scenario dell’alta ristorazione
internazionale nei cinque continenti”. Si tratta di un
progetto di respiro internazionale diviso in quattro tranche,
che si propone di fare il punto sullo stato dell’alta
ristorazione, delineandone le tendenze, gli scenari futuri e
la relazione che intercorre tra cibo, vino, acqua e cultura
locale, nell’ambito dei processi di globalizzazione, innovazione
e sperimentazione.
La prima parte, realizzata all’inizio del 2006, tratta
le caratteristiche dell’offerta nei ristoranti top, le
aspettative e le esigenze del cliente e i nuovi orientamenti
dell’alta ristorazione tra tradizione e innovazione. La
seconda tranche, di cui di seguito vengono descritti i punti
cardine, identifica le nuove tendenze nel settore enologico
dal punto di vista dei comportamenti di consumo e dell’evoluzione
del gusto, dell’abbinamento cibo-vino e della degustazione
abbinata alle acque minerali.
Per tracciare uno scenario del settore enologico e delle sue
interazioni con l’alta ristorazione, la ricerca dà
la parola ai protagonisti del mercato, intervistando 252 chef
e ristoratori segnalati nelle più prestigiose guide specializzate,
159 tra sommelier professionisti e studenti dell’Asi e
119 produttori di vini tra Europa e resto del mondo.
La ricerca offre, inoltre, una panoramica particolarmente ampia
e articolata mettendo a fuoco anche i punti di vista di giornalisti,
esperti, chef, sommelier e operatori grazie a un monitoraggio
effettuato sui siti internet ufficiali dei ristoranti, sui siti
dedicati al vino e al suo mondo e sugli articoli apparsi sui
maggiori quotidiani e sulle riviste di settore nazionali ed
internazionali.
L’aristocrazia europea del vino in difficoltà
La produzione mondiale di vino è concentrata per il 60%
in Europa, con la Francia al primo posto seguita dall’Italia
e - ampiamente distanziata - dalla Spagna. Il mercato enologico
mondiale, dominato da Francia, Italia e Usa, seguite a sorpresa
dall’Australia, evidenzia che, nell’ultima decade,
si è verificato un incremento nei consumi di vino a livello
globale, accompagnato però da una contrazione proprio
nei Paesi europei che vantano le maggiori tradizioni nella produzione
vinicola.
Sul fronte dell’export, Francia e Italia stanno segnando
il passo sulla concorrenza dei Cabernet Sauvignon, dei Pinot
e dei Syrah che provengono dai Paesi emergenti (Australia, California,
Cile, Sudafrica e Nuova Zelanda).
Le produzioni “del Nuovo Mondo”, infatti, con il
loro sapore vellutato e la loro facile bevibilità, sembrano
incontrare maggiormente i favori della platea internazionale
rispetto alla complessità, all’acidità e
alla pronunciata componente tannica che caratterizzano gran
parte dei grandi vini francesi e italiani.
Le preferenze dei consumatori
I consumatori sono decisamente più informati, esigenti
e curiosi rispetto al passato. Persiste un atteggiamento di
fedeltà verso le etichette locali o nazionali, controbilanciato,
però, da una crescente curiosità verso proposte
di gusto internazionale. Nella scala delle preferenze si affermano
i vini fermi (78,4%) sulle tipologie frizzanti, spumanti e champagne
(23,4%). Dominano i vini rossi (76,9%) sui bianchi (25,3%),
lasciando ai rosati una quota residuale (2,9%).
Cosa si beve nell’alta ristorazione
Il vino resta, insieme all’acqua, la bevanda più
consumata. Tuttavia alternative come il tè, la birra,
il sakè e i soft drink stanno iniziando a essere introdotte
stabilmente anche nei menù dei ristoranti di alto livello.
Attualmente solo l’8,2% dei clienti che bevono vino non
gradisce altre bevande. Il 91,8% affianca al vino l’acqua
(89,7%), distillati, superalcolici e amari (16,1%) tè
(10,8%), cola e soft drink (10,8%), infusi (6,7%) o birra (6,3%).
L’importanza crescente dell’acqua
Negli ultimi anni le acque minerali imbottigliate stanno seguendo
un percorso di apprezzamento e qualificazione simile a quello
dei vini. I clienti si rendono conto che le differenze tra le
diverse acque minerali imbottigliate non sono riducibili alla
semplice distinzione tra acque frizzanti e naturali, ma che
ad ogni etichetta corrispondono caratteristiche organolettiche
peculiari.
Si è sviluppata una diffusa sensibilità all’aspetto
distintivo del gusto (67,6%) e all’elemento garante del
marchio (49,3%), che vede l’acqua minerale S.Pellegrino
in posizione preminente sia in termini di notorietà (92,3%)
sia in termini di penetrazione nella ristorazione internazionale
(58,5%).
Alla ricerca di nuove armonie tra cibi e vini
Acqua, cibo e vino rappresentano i tre pilastri di ogni pasto,
per cui è indispensabile che tra loro regni una perfetta
armonia. La regola fondamentale per raggiungere tale armonia
è che né l’aroma né il sapore di
uno dei tre elementi di base prevalga sugli altri.
Nuovi modi di proporre e servire il vino nella ristorazione
I cultori del vino preferiscono che la degustazione avvenga
all’interno di un ristorante, dove l’ottima cucina
è in grado di metterne in risalto le virtù “speciali”
della bevanda. A tal proposito è possibile individuare
alcuni interessanti trend in emersione:
• la cantina a vista come elemento dominante dell’arredamento,
fulcro e mood del locale
• il vino al bicchiere inserito nella carta dei vini.
In Francia, il concetto del vin au verre sta dimostrandosi una
soluzione vincente in un contesto di generale flessione dei
consumi di vino nella ristorazione
• il wine corkage, servizio che consiste nello stappare
e servire al tavolo una bottiglia di vino che il cliente ha
acquistato altrove e portato con sé.
La figura del sommelier nel futuro della ristorazione
Il sommelier è una figura che all’inizio degli
anni ‘60 era guardata con un certo scetticismo dai ristoratori
internazionali. Negli ultimi anni, tuttavia, è avvenuta
una progressiva rivalutazione della professionalità e
dei meriti della categoria, al punto che oggi il 58,2% considera
di primaria importanza questa figura, tanto che, per importanza,
viene immediatamente dopo quella dello chef.
Il ruolo dei sommelier sembra destinato a crescere nel prossimo
futuro, man mano che la globalizzazione enogastronomica e le
richieste di una clientela sempre più esigente e informata
richiederanno la competenza di una figura altamente specializzata,
capace non solo di consigliare i migliori abbinamenti tra cibi
e vino, ma anche di diffondere la conoscenza di vini meno noti
o locali. Allo stesso tempo, questo processo richiederà
un aggiornamento professionale rigoroso e costante, con un particolare
sguardo ai continui cambiamenti nei gusti dei clienti e alle
tendenze internazionali.
Il sommelier deve diventare non soltanto l’esperto del
vino, ma l’esperto delle bevande nell’alta ristorazione,
in grado di elevare e dare valore alla “dining experience”.
(fonte: www.winenews.it)
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Secondo un recente studio il vino bianco
e'' salutare come l'olio extra-vergine
Anche il bianco ha virtù salutari.
E nell'uva a bacca chiara si nascondono due composti, il tirosolo
e l'acido caffeico, responsabili della tenuta alcolica, che
sono gli stessi presenti nell'olio extravergine di oliva. A
sottolineare la salubrità di un calice di bianco è
il vice presidente della commissione Sicurezza e Salute Oiv,
Alberto Bertelli che, a Roma in occasione di una conferenza
stampa di Città del vino, ha così assunto le difese
della tipologia di vino spesso snobbata dai salutisti. Alla
presenza del ministro della Solidarietà Sociale Paolo
Ferrero, al terzo convegno su '"Vino, salute da bere",
promosso il 13 e 14 ottobre dalle associazioni Citta' del Vino
e Vino& salute in memoria del sindaco di Montalcino Massimo
Ferretti, "presenteremo nel dettaglio - ha annunciato Bertelli
- la scoperta di un potente antiossidante come l'idrossitirosolo
nei vini bianchi, nonché le qualità che accomunano
olio extravergine e vino, i prodotti principe della dieta mediterranea".
(fonte: www.winenews.it)
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Boom di vendite in Giappone e Spagna per
gli spumanti italiani
I vini spumanti italiani sono sempre
più apprezzati nel mondo e l'aumento delle vendite all'estero
confermano questo successo in generale.
I maggiori consumatori di bollicine italiane sono i soliti sospetti,
con la Germania in testa, seguita in ordine dagli Stati Uniti
e dalla Gran Bretagna. La grande sorpresa del 2006 arriva invece
dall'estremo oriente, per la precisione dal Giappone, e da un
nostro vicino nel bacino mediterraneo, la Spagna.
Sulla base di dati Istat relativi ai primi cinque mesi del 2006,
che rivelano l'aumento del 53% delle importazioni di vini spumanti
italiani in Giappone, la Coldiretti calcola che per la fine
dell'anno il valore dell'import per questo tipo di vino raggiungerà
i 12 milioni di euro nel Paese dl sol levante.
I dati relativi alla Spagna sono ancora più salienti,
registrando infatti un aumento delle importazioni pari al 440%
durante i primi cinque mesi dell'anno. Perfino in Francia, dove
le bollicine italiane hanno sempre incontrato la fiera concorrenza
dello Champagne gallico, la domanda per i nostri spumanti è
aumentata di un rispettabile 7,5%.
Questi dati mostrano che nonostante l'importazione dei mercati
tradizionali, rappresentati da Germania, Nord America e Inghilterra,
sia stabile, l'export a livello mondiale per questo tipo di
vino è aumentato dell'11%.
Dall'8 al 12 settembre 2006 gli operatori del settore si riuniscono
a Valdobbiadene (Treviso), patria del vitigno autoctono che
da vita ad uno dei più apprezzati spumanti italiani sia
in patria che all'estero: il Prosecco di Valdobbiadene DOC.
L'evento, intitolato "Mostra Enoteca Spumanti d'Italia",
è organizzato dal "Forum Spumanti d'Italia".
(fonte: www.winecountry.it)
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Grazie all'effetto mondiali il vino Made in Italy punta
al miliardo di dollari negli Stati Uniti: queste le stime
di Coldiretti.
E' boom per il vino made in Italy negli
Stati Uniti, con le esportazioni che potrebbero toccare per
la prima volta a fine anno, anche grazie all’effetto mondiali
di calcio, un valore di un miliardo di dollari, per oltre 2
milioni di ettolitri,dopo che le esportazioni sono cresciute
in quantità del 9,1% nel primo semestre del 2006 e l’Italia
ha conquistato la leadership nei confronti dei concorrenti australiani
e francesi. E' quanto stima la Coldiretti sulla base di una
analisi dei dati dell'Italian Food & Wine Institute dai
quali emerge che il vino italiano copre da solo quasi un terzo
in quantità del mercato dei vini stranieri negli States
seguito da vicino con il 30% dall'Australia e con il 15% dalla
Francia, che dopo anni di difficoltà inverte la tendenza
e fa segnare il tasso di crescita piu’ elevato (+29%).
Per l’Italia si tratta di un risultato incoraggiante -
sottolinea la Coldiretti - con riferimento alla vendemmia in
corso, considerata buona dal punto di vista qualitativo ma contenuta
nelle quantità su livelli simili a quelli dello scorso
anno, attorno ai 50 milioni di ettolitri. Il vino è la
principale voce dell'export agroalimentare nazionale che trova
negli States il primo mercato extracomunitario di sbocco con
un quarto del valore totale delle esportazioni di vino made
in Italy. A spingere la crescita sono stati sicuramente la qualità
e competitività della produzione italiana rispetto alla
concorrenza ma anche la crescita complessiva del 9,4% della
domanda di vino straniero da parte degli americani.
Un risultato che conferma peraltro i risvolti commerciali positivi
di numerose ricerche che hanno evidenziato gli effetti benefici
del consumo di vino sulla salute, come quello antinvecchiamento
dovuto al contenuto di resveratrolo a quello antistress della
melatonina, un neurormone che svolge un ruolo importantissimo
nella regolazione dei ritmi circadiani (sonno-veglia) che influenzano
l'umore. I risultati del 2006 dimostrano la presenza di nuove
e rilevanti opportunità di crescita del vino made in
Italy che nello scorso anno ha raggiunto un fatturato record
di 9 miliardi di euro, 3 dei quali attraverso l’export,
con quasi un terzo della produzione destinata ai 361 vini nazionali
Doc e Docg. Un deciso orientamento alla qualità che ha
fatto diventare il vino uno dei più autorevoli ambasciatori
dell'Italia nel mondo tanto che i risultati di una ricerca dell'Istituto
Piepoli, commissionata dall'istituto Leonardo e dall'Ice, evidenzia
come per uno straniero su due (45%) siano i vini e il cibo la
prima cosa che viene in mente pensando all'Italia, più
che i luoghi (20%), l'abbigliamento (19%) e il calcio (15%).
Un patrimonio di immagine per le imprese nazionali che va difeso
nei confronti delle imitazioni e della concorrenza sleale fondata
sulla mancanza di trasparenza nell’informazione sulle
caratteristiche dei prodotti in riferimento alle modalità
di invecchiamento e alle tecniche utilizzate, come l’utilizzazione
dei trucioli per invecchiare il vino che, senza un’etichettatura
trasparente, inganna i consumatori e danneggia i produttori
impegnati nel mantenimento di tecniche tradizionali, quali la
maturazione dei vini in botti di legno.
(fonte: www.winenews.it)
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Sguardo sulla vendemmia, secondo Leonardo
Valenti "sara' una vendemmia piu' tardiva di quella del
2005"
“L’andamento stagionale
del 2006 è stato altalenante - spiega il professor Leonardo
Valenti dell’Univeristà di Milano e uno dei massimi
esperti italiani di viticoltura - A luglio, sembrava di essere
tornati alle condizioni climatiche del 2003, vigne sotto stress
idrico, temperature torride di giorno e molto calde di notte.
Poi la stagione si è rotta e ci siamo trovati di fronte
a uno scenario del tutto diverso”. Il mese di agosto ha
fatto registrare temperature più fresche, abbondanza
di pioggia e anche qualche violenta grandinata, un po’
su tutto il territorio nazionale.
“Si è verificata quella che io chiamo la “sindrome
dell’assetato” - continua Valenti - le viti hanno
cominciato ad assorbire molta acqua, determinando una discontinuità
nella loro maturazione, gli acini si sono ingrossati e si sono
cominciati a rompere. Così, specie peri vitigni a bacca
bianca del nord Italia, posti in zone meno vocate, come i fondo
valle, possono verificarsi attacchi di botrytis, favoriti anche
dal caldo umido di questo mese”.
Come era prevedibile poco o nulla è possibile dire sui
vitigni a bacca rossa, quasi tutti tardivi, che compongono il
grosso dei vini più importanti d’Italia.
“Saranno, come sempre, le caratteristiche metereologiche
di settembre a decidere la sorte della vendemmia - spiega Valenti
- ma una cosa sembra abbastanza chiara: sarà una vendemmia
ritardata rispetto a quella del 2005”.
(fonte: www.winenews.it)
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Dal Giappone un robot in grado di distinguere
le sostanze che compongono un vino
Sembra fantascienza, invece è
realtà. Come riportato dalla rivista scientifica “New
Scientist”, sta per arrivare sul mercato un sofisticato
robot in grado di distinguere agevolmente, per intanto, almeno
trenta varietà di vini, che in un prossimo futuro, assicurano
gli scienziati che lo hanno progettato, aumenteranno notevolmente.
L’assaggiatore artificiale è stato sviluppato nei
laboratori giapponesi della Nec System Tecnologies e della Mie
University e appartiene alla classe degli "optical tongue-robot".
La macchina, chiamata "Wine-bot", è grande
circa come una doppia-magnum ed è composta da un microcomputer
e un sensore ottico. Sarà sufficiente versare nell’apposita
vaschetta un campione di appena 5 millilitri di vino e in una
manciata di secondi il gioco è fatto.
Il robot emette un fascio di raggi infrarossi e in pochi secondi
identifica le lunghezze d’onda della luce assorbita dal
campione, classificando le componenti organolettiche specifiche
che lo compongono.
Riusciranno i tecnici giapponesi ad immagazzinare nella memoria
del robot tutte le informazioni chimiche, biochimiche ed enologiche
per permettere a Wine-bot di riconoscere le migliaia di tipologie
di vino in circolazione sul mercato? Insomma, sarà possibile
tarare l’apparecchio perché “decifri”
qualunque vino del globo? Questo il problema più grosso.
Staremo a vedere.
(fonte: www.winenews.it) |
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Vendemmia importante quella targata 2006: le cantine italiane
potrebbero produrre il 6% in più.
Una vendemmia importante quella targata
2006: secondo le previsioni di Unione Italiana Vini (Uiv) e
Ismea, nel prossimo autunno, si ipotizza che possano uscire
dalle cantine italiane piu' di 53 milioni di ettolitri di vino
(+ 6% sui 50,6 milioni del 2005 e riallineamento sui livelli
del 2004). I dati emergono da una prima ricognizione dei vigneti
di tutta Italia effettuata in luglio. Il 2006 si prevede buono
anche sul fronte qualitativo: l'andamento meteorologico caldo
e secco, fino ad ora, non ha favorito l'insorgere di patologie
della vite, e le sporadiche grandinate di giugno non sembrano
aver provocato effetti negativi. "Il raccolto e' frutto
del clima particolarmente favorevole di quest'anno: in generale,
le condizioni climatiche invernali e primaverili hanno favorito
- spiegano Unione Italiana Vini (Uiv) e Ismea - un rigoglioso
sviluppo vegetativo in tutta la penisola, sebbene in alcune
zone il freddo prolungato abbia fatto slittare in avanti di
qualche giorno la fioritura e l'allegagione. Il ritardo vegetativo,
peraltro, sembra essere recuperato quasi totalmente grazie ad
un fine giugno molto caldo e soleggiato". "Nonostante
la prolungata assenza di piogge degli ultimi tempi, al momento
non si rilevano particolari problemi derivanti da stress idrico
per le viti. Le precipitazioni dei mesi precedenti, infatti,
hanno costituito una buona riserva di acqua nel terreno".
Resta alta, comunque, l'attenzione degli operatori, perche'
- avvertono UIV e Ismea - una siccita' prolungata potrebbe incidere
negativamente sui livelli produttivi, pur eventualmente ricorrendo,
dove possibile, all'irrigazione di soccorso.
(fonte: www.agi.it)
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Visioni di futuro: secondo il prof. Scienza nasceranno
nuovi vitigni dalle caratteristiche straordinarie”
“I futuri protagonisti dell’enologia
mondiale? Saranno vitigni nuovi, non Ogm ma ottenuti dall’incrocio
di varietà già esistenti: grazie agli sviluppi
della genomica tra pochi anni si potranno creare vitigni inediti
dalle caratteristiche sensoriali straordinarie”: questa
la “premonizione” del professor Attilio Scienza,
ordinario di viticoltura all’Università di Milano
e grande esperto di enologia e di vitigni antichi. Il professor
Scienza ne ha parlato, in questi giorni, in un convegno in Trentino:
l’incontro, che ha visto riuniti esperti e giornalisti
del settore, è stato promosso dal piccolo paese di Cembra,
patria del Muller Thurgau), che ogni anno si raccoglie intorno
al vitigno che vanta ormai una cittadinanza europea, in produzione
in Germania, Svizzera e in Europa centrale. Proprio la storia
del Muller Thurgau è stata adottata dal professor Scienza
come paradigma anticipatorio della nuova viticoltura che si
sta sviluppando nel mondo.
“Questo vitigno - ha spiegato Scienza - è
stato inventato dallo scienziato svizzero Hermann Muller, originario
di Thurgau: nato nel 1882 da un incrocio (molte varietà
sono infatti frutto di incroci, spesso spontanei), rompe una
tradizione che rifiutava le nuove varietà ma era allo
stesso tempo molto reattiva all’innovazione per lo stato
di crisi economica generale. Allo stesso modo oggi il mondo
del vino è alle soglie di un grande cambiamento: le cause
sono molteplici, dalla diffusione della viticoltura nel mondo
all’apertura ai grandi mercati asiatici, dalla crisi della
viticoltura europea al cambiamento dei gusti del consumatore.
Questo fa sì che il grande protagonista del futuro sia
il vitigno più che il territorio. Una tendenza assecondata
e accelerata dagli sviluppi della genomica che in pochi anni
potrà creare vitigni nuovi (senza Ogm) dalle caratteristiche
straordinarie”.
“Ecco allora - continua Scienza - le analogie tra allora
e adesso: la crisi della viticoltura mondiale e l’innovazione
rappresentata dalle biotecnologie. Si può fare un paragone
con il primo quartetto di archi, il K387 di Mozart, per quello
che ha rappresentato per la musica moderna: ha introdotto le
dissonanze per la prima volta nella storia della musica, ha
rivoluzionato il modo stesso di comporre ponendo le basi da
cui sarebbero nate la dodecafonia e la musica moderna. Una composizione
difficile, ricca di novità, destinata a suscitare disagio
come tutte le novità, ma che introdusse qualcosa che
prima nella musica non era mai esistito. Così accadrà
con la genetica della vite e la mappatura del suo Dna: inizialmente
poco amata e capita, ma l’inizio di una nuova era per
la viticoltura mondiale”.
(fonte: www.winenews.it)
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La Cantina di Vicobarone partecipa
al 4° Festival dei Girovaghi a Compiano (PR)
Con
il Patrocinio della Regione Emilia Romagna - Assessorato al
Turismo e alla Cultura della Provincia di Parma e la Comunita'
Montana Ovest
Dal 29 luglio al 27 agosto 2006, soltanto durante
i weekend, l'incantevole borgo medioevale di Compiano (sull'Appennino
Parmense, nella Vale del Taro) ospiterà un evento che
ormai si ripete da tre anni a questa parte: il Festival dei
Girovaghi, organizzato dall’Associazione Culturale “Barbara
Alpi”, presieduta dalla sig. Maria Teresa Alpi, in collaborazione
con la Pro Loco di Compiano.
Un Festival dedicato ai girovaghi del passato, presente e futuro
ossia alle persone “in movimento”, a coloro che
girano il mondo guidati dal desiderio di conoscenza e di ricerca.
Persone originali, creative, spontanee, al di fuori delle strutture
ufficiali. Personaggi che vogliono esibire la loro fantasia:
chi porta la parola di Dio, chi ha fatto un progetto culturale,
esistenziale della vita errabonda, chi gira il mondo a piedi
o in bici, chi scala le montagne, chi fa musica e spettacoli,
chi vaga per vendere gli oggetti più strani per poter
sopravvivere... Questo è un girovago, che troverete a
Compiano durante l’estate.
Compiano, un borgo antico aggrappato alle falde dell'Appennino
parmense e circondato per intero da poderose mura e sovrastato
da un Castello completamente ristrutturato, recentemente è
entrato a far parte del Club “I Borghi più belli
d’Italia”. Il Castello fa parte dell’Associazione
dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza. All’interno
risiede la collezione Raimondi Gambarotta, mobilio e oggetti
dell’ex proprietaria ed un museo della massoneria realizzato
a seguito della donazione di Flaminio Musa in collaborazione
con il Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani.
Borgo ricco di cultura dunque, tanto che è d’obbligo
ricordare il museo “Gli Orsanti”. Musicanti senza
meta, gli Orsanti partiti da Compiano, hanno girovagato per
tutto il continente con orsi ammaestrati, scimmie e pappagalli.
Costretti a divenire girovaghi, nell’arco di alcuni secoli
emigrarono in paesi lontani alla ricerca di una vita migliore.
Saltimbanchi, giocolieri, acrobati, ammaestratori di animali,
poco alla volta quella dell’orsante divenne una professione,
e i contadini si trasformarono in gente di spettacolo facendone
un mestiere ereditario.
Ora sono finalmente tornati a casa, sull’Appennino parmense,
dove ancora la signora Maria Teresa Alpi ne ha immortalato il
ricordo in un bellissimo Museo, il Museo “Gli Orsanti”
(Compiano, Parma), e tenta ogni estate di farli rivivere attraverso
il Festival dei Girovaghi.
Altra straordinaria idea della sig. Alpi è l’ormai
decennale appuntamento con le “Antiche Botteghe”
(che si ripeterà dal 29 luglio in concomitanza con il
Festival, sabato e domenica pomeriggio e sera), destinato a
ridar vita e vetrina ad arti e mestieri perduti.
Compiano sarà ogni sabato e domenica ricca di spettacoli
di musica, artisti di strada, musicisti e ballerini itineranti,
poeti, burattinai, comici, maghi e cabarettisti... il cui intervento
costituirà la struttura portante dell’evento. (Per
tutti gli artisti girovaghi è possibile iscriversi al
Festival inviando una e-mail a alpimariateresa@libero.it o telefonando
allo 0525/825513).
Si vivrà un’atmosfera fiabesca nel paese che farà
da perfetta cornice al Festival, facendo rivivere particolari
emozioni ai partecipanti e immergendoli magicamente in una dimensione
fantastica. Questo anche grazie al “Concorso di decorazione
del Paese” rivolto agli allievi dell’Istituto d’Arte
Paolo Toschi di Parma - sezione decorazione pittorica - coordinati
dal professore Mauro Marchini. I ragazzi parteciperanno all’esposizione
di 40 drappi dipinti a tema “I Girovaghi”. I drappi
saranno esposti ai balconi e alle finestre del paese di Compiano
durante il mese di Agosto. Inoltre gli allievi presenteranno
i loro quadri al Municipio di Compiano. Nella serata del 26
agosto si assisterà alla premiazione dei due migliori
autori dei drappi: primo e secondo premio in denaro.
Il festival dei Girovaghi, per l’edizione 2006, si protrarrà
anche in altre due date: a Borgotaro il 17 settembre che metterà
in scena lo spettacolo “L’uomo in rosa” con
Mister Meraviglia. Inoltre ad Albereto il 10 settembre si potrà
assistere a “2 metri da terra” con Marco Neri.
>> Per il programma
e per saperne di piu' www.museogliorsanti.it
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Una ricerca dell'Universita'
di Pisa ci dira' la dose esatta di vino che ogni persona puo'
bere
Un “rivoluzionario” studio promosso dall’Università
di Pisa si pone come obbiettivo principale quello di definire
scientificamente la quantità di vino che ciascun soggetto
può consumare sortendone effetti positivi. Stando a WineNews,
che è in grado di anticipare questa news, l’importante
ricerca rappresenta una novità assoluta a livello mondiale.
La questione sembrerebbe di facile soluzione, dato che esiste
una massa non piccola di letteratura scientifica sugli effetti
benefici del vino sulla salute. In realtà, sull’argomento
specifico non esiste nessun studio definitivo, come ricorda
il professor Amedeo Alpi, docente di fisiologia vegetale all’Università
di Pisa: “Sappiamo con buona approssimazione che l’effetto
di un bicchiere di vino durante i pasti è positivo, non
sappiamo nulla su quello di due bicchieri e, infine, sappiamo
che tre sono probabilmente troppi. Noi vogliamo studiare gli
effetti del vino consumato a tavola, per trovare, se possibile,
riferimenti quantitativi certi e quindi scientificamente misurabili”.
Dopo la preliminare catalogazione di testi e le pubblicazioni
scientifiche sul rapporto vino-salute, partirà lo studio
epidemiologico, con il prezioso contributo del professor Aldo
Pinchera, su un campione di almeno 1.000 persone, tenendo naturalmente
conto della diversità di sesso e di regime alimentare,
nonché dello stile di vita. Il campione sarà sottoposto
ad una somministrazione di vino durante i pasti, monitorata
e controllata, come accade per la sperimentazione dei farmaci.
“Questa parte della ricerca - spiega il professor Alpi
- è la più importante e necessita di tempi tecnici
abbastanza lunghi”.
Troppo spesso il vino è stato confuso con i superalcolici
e la ricerca dell’Università di Pisa vuole sgombrare
il campo dalle molte inesattezze e dai molti luoghi comuni che
lo accompagnano. “L’alcool fa male - conclude il
professor Alpi - ma il vino è un’altra cosa. Il
nostro obbiettivo è quello di dare finalmente informazioni
scientifiche sugli effetti positivi del vino sulla salute attraverso
misure precise, quantificabili e scientificamente rilevanti”.
(fonte: www.winenews.it) |
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Il vino piace giovane,
rosso e sotto i 10 euro: ecco l'identikit delle preferenze del
consumatore medio
Prezzo inferiore ai 10 euro, da bere entro un anno dalla vendemmia,
meglio se di colore rosso rubino molto intenso. E' l'identikit
del vino preferito dal consumatore medio italiano, tracciato
al congresso nazionale di Assoenologi, l'organizzazione nazionale
di categoria che raggruppa e rappresenta i tecnici del settore
vitivinicolo, in corso a Ischia. Dal punto di vista organolettico,
il vino medio preferito deve possedere - dicono gli esperti
- morbidezza, "eleganza tannica" e moderata acidità.
Per ottenere questi risultati l'enologo deve operare, in vigneto
ed in cantina, scelte precise e finalizzate. Su questi temi
si sono confrontati gli esperti nella sessione dei lavori sul
tema "Come produrre per il mercato" che ha messo a
fuoco le tecnologie più attuali per ottenere vini di
qualità con particolare riferimento al colore e ai tannini,
ovvero ai due aspetti cardine. Tutti i segreti sul "colore
dei vini rossi" sono stati illustrati dall'enologo Vincenzo
Pepe, direttore tecnico delle Cantine Giorgio Lungarotti, che
ha preso in considerazione gli aspetti tecnici che mirano all'ottenimento
naturale di vini maggiormente colorati, più intensi e
più accesi. La questione "tannini" è
stata invece affidata ad un altro enologo di fama, Paolo Benassi,
direttore tecnico della Banfi di Montalcino, che ha fatto riferimento
alla struttura dei vini, cioé come questa può
essere controllata ed influenzata giocando sui parametri di
alcuni composti dell'uva, attraverso adeguate tecniche di cantina,
riferite ad estrazione e stabilità. L'ultimo segmento
congressuale dedicato agli aspetti riassunti nel tema "Tecnologia:
come produrre per il mercato" ha tracciato anche l'evoluzione
del settore nell'ultimo quarto di secolo. "Negli anni Settanta
i vini erano infatti pressoché tutti uguali, soprattutto
i bianchi, che erano passati da un colore ossidato, al bianco
carta e dalle caratteristiche organolettiche "assai ruspanti"
ad una uniformità incredibile - spiega Giuseppe Martelli,
direttore generale di Assoenologi -. Del resto in quei periodi
si cercava principalmente la stabilità chimico/fisica
del prodotto per uscire da difetti di storture che per decenni
una tecnologia inadeguata, basata su una tradizione non pagante,
aveva imposto. Per contro oggi, per alcuni, la produzione deve
sempre di più tener conto delle esigenze del consumatore
che si vuole conquistare o consolidare, non senza trascurare
le sue preferenze di gusto, spesso legate a luoghi comuni e
a marchi consolidati". L'ultima relazione "Dall'uva
alla bottiglia: l'aroma varietale nei vini bianchi e rossi"
è stata affidata alla competenza dell'enologo Luigi Moio,
dell'Università di Foggia, che ha considerato i parametri
vitivinicoli necessari per conservare il patrimonio aromatico
dei vini. Il ministro delle Politiche Agricole Paolo De Castro
è intervenuto in videoconferenza portando agli oltre
700 congressisti il suo più cordiale saluto e rimarcando
il ruolo svolto dagli enologi italiani per il progresso del
settore, nonché complimentandosi per i 115 anni di fondazione
della categoria che è la più antica del mondo,
risalente al 1891.
(fonte: www.winenews.it) |
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11a Edizione della Giornata del Socio della
Cantina di Vicobarone
I° Trofeo Cantina di Vicobarone
Per
tutti una giornata ricca di sorprese
con prodotti tipici e musica dal vivo.
La Cantina di Vicobarone vi aspetta domenica
18 giugno alle ore 11.00 presso la sede di Vicobarone
per festeggiare l’evento con la sfilata di auto d’epoca
a cui seguirà nel pomeriggio una prova di abilità
con l’assegnazione del I° Trofeo e la sfilata finale.
Durante tutta la giornata saranno offerti buffet e degustazioni
dei vini della cantina.
Saranno inoltre possibili visite guidate dell'azienda alle ore
11.30 - 15.30 - 17.00
>>
come raggiungere la Festa (PDF)
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Un bicchiere di rosso per combattere la sordità.
Un bicchiere di rosso per non diventare
sordi?
Secondo recenti studi il consumo moderato di vino rosso potrebbe
abbassare il colesterolo, prevenire le malattie cardiovascolari,
la demenza senile e forse anche alcuni tipi di cancro. Ma se
a qualcuno servisse un'altra buona scusa per non rinunciare
a un buon bicchiere di rosso a tavola sappia che potrebbe fare
bene anche all'udito.
L'orecchio invecchia. I tessuti dell'orecchio interno subiscono
nel tempo un processo di ossidazione dovuto ai radicali liberi
presenti nell'ossigeno, responsabili del danneggiamento dei
cosiddetti villi, le cellule che catturano le onde sonore e
le trasmettono al cervello sottoforma di impulsi nervosi.
La conseguenza di questo deterioramento è la graduale
perdita dell'udito che affligge molte persone anziane. E secondo
Jochen Schacht dell'università del Michigan anche alcuni
antibiotici, come la gentamicina, utilizzati per combattere
le infezioni dell'orecchio, hanno sulle cellule lo stesso effetto
dei radicali liberi, spesso causando sordità anche prematuramente.
La dieta per l'udito. Questo deperimento dei villi, causato
dall'invecchiamento, dalle medicine o dagli ambienti troppo
rumorosi, potrebbe essere scongiurato grazie all'uso di antiossidanti
come il resveratrolo, contenuto nel vino rosso, nel tè
verde e nel salicilato, uno degli ingredienti dell'aspirina.
Durante un esperimento, guidato da Schacht, i ricercatori hanno
somministrato ad alcuni pazienti affetti da infezioni all'orecchio
il gentamicin e subito dopo un'aspirina, mentre a un altro gruppo
veniva dato, in seguito all'antibiotico, un placebo. Solo il
3 per cento dei pazienti trattati con l'aspirina, hanno mostrato
una certa perdita dell'udito. Mentre nell'altro gruppo i "sordi"
erano più numerosi: il 13 per cento.
Gli esperimenti per ora si sono fermati all'aspirina e non si
conosce ancora esattamente il legame tra una dieta ricca di
antiossidanti (tra cui il fantomatico bicchiere di vino) e la
prevenzione della sordità. Ma è molto probabile,
secondo gli scienziati, che ne esista uno. Bisognerà
dunque cambiare il proverbio: un bicchiere di rosso al giorno
toglie il medico di torno?
(fonte: www.focus.it) |
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Gli americani ne bevono di più, i tedeschi lo cercano
economico, la maggioranza lo vuole rosso.
Soprattutto i tedeschi, ma anche francesi,
giapponesi e inglesi sono coloro che più spesso richiedono
vini economici; i bianchi sono preferiti dalla minoranza degli
stranieri, e più precisamente francesi e tedeschi.
Molto graditi i rossi, richiesti soprattutto da statunitensi
e spagnoli. Per chiudere, un dettaglio su una tipologia di vino
che negli ultimi anni ha avuto un boom di vendite all’estero,
il prosecco: sono pochi gli stranieri che lo richiedono espressamente.
I veri amanti dello spumante trevigiano sono i tedeschi, infatti
per il 21,4 degli interpellati gli stranieri che più
spesso li ordinano arrivano proprio dalla Germania.
Questi i dati emersi dalla ricerca “Stranieri e vino”,
realizzata da Ideeuropee (www.ideeuropee.com), agenzia di comunicazione
che mira a fornire un profilo degli stranieri che frequentano
le enoteche delle città d’arte in Italia. È
stato scelto un campione di oltre 130 enoteche e wine bar: Torino,
Milano, Venezia, Firenze, Bologna, Roma e Napoli. Ai gestori
o titolari dei locali è stato posto un questionario su
usi, competenze e consuetudini della clientela estera.
Ecco i risultati: la nazionalità straniera più
rappresentata nei wine bar e nelle enoteche delle città
d’arte del nostro Paese sono gli statunitensi per il 26,6%
degli intervistati.
A seguire vengono i vicini Paesi europei: il 18% degli intervistati
ha clientela principalmente tedesca, il 15,5% inglese, il 13,1%
giapponese, e dell’estremo oriente, l’8,4% ha risposto
francese, e a seguire il 6% russa, il 5,3% spagnola, il 3,2%
sudamericana, il 3,1% da altri paesi e l’1,2% africana.
Quantitativamente i dati sul consumo di vino rispecchiano le
percentuali della frequentazione, addirittura rafforzandole:
per il 37,1% degli intervistati infatti chi consuma più
vino rispetto al totale delle presenze straniere sono i nord-americani,
per il 23,7% i tedeschi e per il 18,2% gli inglesi, seguono
i francesi con il 7%, i russi con il 3,3% e gli altri con il
2,3%. Sempre gli statunitensi sono quelli che più spesso
si affidano al personale dei locali (18,1%), a seguire i francesi
(11,3%) i giapponesi (8,3%) gli inglesi (7,4%) gli spagnoli
(7%). Russi e tedeschi, rispettivamente con il 2,2% e il 5,2%
sono la clientela più “autonoma” nelle scelte.
Naturalmente l'indagine non e' una risposta all’ignoranza
sull’argomento vino, bensì contiene in se' la volontà
di imparare. La conferma viene dai dati riguardo alla reale
competenza degli stranieri riguardo i vini italiani: i più
preparati risultano essere i giapponesi (per il 17,5% degli
intervistati), buoni conoscitori dei nostri vini sono anche
gli inglesi (per il 14,7%) o i tedeschi (14,1%) gli statunitensi
(13,3%) e i francesi (11,3%). Russi e spagnoli sembrano necessitare
invece di un corso di aggiornamento.
(fonte: www.winenews.it) |
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Per gustare i vini... un ''mariage'' essenziale: il giusto
calice!
"Guarda il calor del sol, che
si fa vino/giunto all'omor che dalla vite cola" (Purg.
XXV, 77). Mi permetto di citare il sommo Dante, per dirvi che,
anche per quest'anno, siamo arrivati, finalmente, alla vigilia
di una manifestazione autorevole e rinomata, il Vinitaly, che
si e' tenuto a Verona tra il 06 e il 10 aprile, con ben 4000
espositori del settore presenti al salone...
Quindi, un motivo in più, per parlare di vino, il buon
vino, ma anche di bicchieri e calici, per una degustazione sempre
ottimale e di prestigio.
Non importa, che si tratti di vini bianchi, rossi o rosati!
I bicchieri dove assaggiare, odorare ed entrare in assoluta
intimità con il vino, non sono solo importanti, ma essenziali,
per riuscire a creare quel clima di giusta e appagante sensazione,
data dal contatto fisico e cerebrale proprio con l'indiscusso
sovrano, il vino. La scelta di un bicchiere, in questo caso,
diventa prioritaria e non deve essere mai casuale ed improvvisata,
per apprezzare tutte le sensazioni, i colori, gli odori e i
profumi che il vino dispensa. Indubbiamente, ogni amante del
buon vino, dovrebbe possedere più di un bicchiere e calice
per godere di una gratificante degustazione. Queste, sono, tutto
sommato, delle regole semplici, ma che, alla fine servono a
valorizzare ed enfatizzare, il prodotto vino, come una delle
massime espressioni del gusto e del piacere. La storia del vino
segue l'uomo da secoli ed è quindi uno strumento piacevole
e importante per arrivare ad un interessante traguardo: rinnovare
sempre il piacere che proviamo, ogni qual volta che degustiamo
un buon bicchiere di vino.
Parlando di bicchieri e calici, il materiale senz'altro migliore,
secondo gli esperti, è il cristallo, ma anche la forma
e la grandezza del bicchiere, sono importanti! La forma, meglio
se a calice, per un aspetto direi funzionale, ai fini della
degustazione, la grandezza per osservare meglio i colori e le
sfumature del vino. Il vino è un qualcosa di magico,
vivo che dovrebbe dare calore e colore alla nostra vita, che
riscalda e rallegra, senza però esagerare, con la quantità.
Allo scopo, V'invito a leggere un mio precedente articolo presente
in rubrica, sugli effetti salutari del vino rosso. Esistono
bicchieri per vini Bianchi, per i vini Rossi, per i vini Rosati
e persino bicchieri per i vini dolci Passiti e Liquorosi. Poi,
ci sono bicchieri per gli Spumanti, a Flute, insomma, non manca
certo la varietà che, ripeto, deve essere mirata e curata
nella scelta del giusto bicchiere.
Anche nella realizzazione dei calici da vino, esiste una vera
e propria ricerca e studio, che ha il solo fine di dare prestigio
e raffinatezza a questa bevanda definibile, per molti aspetti,
uno dei più bei regali datoci dalla natura ...quindi,
Prosit.
(fonte: www.vinit.it - Stefano Buso) |
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Suggestioni letterarie: sono gli uomini che fanno grande
il vino o e' il vino che fa grandi gli uomini? La storia,
le arti e la letteratura hanno costantemente avuto il vino
tra i loro elementi ispiratori.
Sono gli uomini che fanno grandi i vini
o il vino che fa grandi gli uomini? Il quesito può sembrare
paradossale, ma certo, nei secoli, quel filo che lega protagonisti
del loro tempo ed enologia non è trascurabile. Storia,
arti figurative, letteratura hanno costantemente avuto il vino
tra i loro elementi ispiratori. Non c’è bisogno
di parlare degli eccessi: troppo facile citare Baudelaire o
quanti altri in una notte trascorsa con il calice in mano raccoglievano
l’ispirazione della loro Musa. Più giusto occuparci
del normale percorso di geni senza sregolatezze, a cui il vino
contribuiva a dare una personalità meno inossidabile,
più vicina all’uomo comune.
“E tu pendevi tralcio da i retici
balzi odorando florido al murmure
de’fiumi da l’alpe volgenti
ceruli in fuga spume d’argento,
quando l’aprile d’itala gloria
dal po rideva fino a lo Stelvio
e il popol latino si cinse
su l’Austria cingol di cavaliere”.
Così Carducci inizia l’ode dedicata “A una
bottiglia di Valtellina del 1848”, quell’anno in
cui cominciò sui campi di battaglia l’epopea che
portò all’unità d’Italia. “Anno
dei portenti”, dirà il poeta in uno dei suoi più
famosi canti. Certo Carducci non aveva bisogno di “carburare”
con un bicchiere di rosso per essere grande. Ma, pensiamoci,
questo barbuto e scontroso professore toscano, terrore dell’Università
di Bologna e fustigatore delle pochezze di una nazione unita
da poco, ritrova i suoi “verd’anni” in un
muto dialogo con un’antica bottiglia, resa ancor più
magica da quella data: 1848. Il vino, sudato sui pendii che
annunciano le Alpi Retiche, turbina mentre viene versato nel
bicchiere e il poeta rivede in quei rossi gorghi il fumo delle
fucilate, l’impeto delle cariche, il sangue che bagna
i campi. Vede lo spietato generale Haynau (di lui il feldmaresciallo
Radetzky diceva: “Haynau è come un buon rasoio,
dopo averlo usato bisogna rimetterlo nella custodia”)
far indietreggiare la sua cavalleria danubiana di fronte al
coraggio di duecento volontari valtellinesi.
Ecco la fascinazione del vino, a cui nessuno (astemi a parte)
resiste: “Il vino sa rivestire la più sordida stamberga
di un lusso miracoloso”, scriveva Baudelaire, ma abbiamo
già detto che non dobbiamo sceglierlo come spirito guida.
E allora lasciamo i poeti per dedicarci a persone razionali,
come il conte Camillo Benso di Cavour, complice della marchesa
Giulia Falletti di Barolo nella creazione del celebre vino che
continua a chiamarsi Barolo. “Vino dei re”, fu ribattezzato.
Non a torto, visto che piacque anche all’ascetico re Carlo
Alberto, tanto da fargli decidere, esaurite le 365 botti di
cui gli aveva fatto omaggio la marchesa, di acquistare da lei
la tenuta di Verduno, per non rischiare di rimanere senza.
Vino e nobiltà: la forma della coppa per lo Champagne,
dicono, sia stata ispirata dal seno della marchesa di Pompadour
e persino Napoleone, l’imperatore grande ma un po’
“parvenu”, con il vino aveva un rapporto d’elezione:
beveva Chambertin e non se lo fece mancare anche nei momenti
più difficili: nè in Russia (dove durante la ritirata
ordinò venisse distribuito ai soldati più malconci),
nè alla mattina di Waterloo. Intanto, durante il suo
esilio all’Elba, riorganizzò la viticoltura dell’isola,
entusiasmato dai bianchi del suo piccolo regno.
Ma i grandi nomi della scienza non furono da meno. Galilelo
Galilei, ormai cieco, godeva nel “lasciarsi andare a qualche
richiesta di Bacco”. E Galilelo, oltre a bere con gusto,
fu anche vinificatore (ottimo, stando alle testimonianze del
tempo) e lasciò indicazioni su come produrre buon vino.
Come lui, più tardi, altri illustri scienziati si occuparono
di Bacco: Kutzing e Pasteur scoprirono i segreti della fermentazione,
mentre Lavoisier chiarì come l’ossigeno dell’aria
fosse il fattore più importante del processo di trasformazione
del mosto in vino. Il contributo degli uomini di Chiesa all’enologia
fu notevolissimo. Ad esemplificarlo basta un nome: Dom Pérignon,
il celebre prelato, a cui, in pratica, si deve lo Champagne.
Ma sotto il profilo pubblicitario come non ricordare lo slogan
“Est, Est, Est”, coniato per il vino di Montefiascone
dal cameriere del vescovo di Ausburg, mandato in avanscoperta
per segnare con un “Est” scritto sulla porta tutte
le locande in cui il vino era davvero buono?
E l’elenco dei grandi che si occuparono in qualche modo
di vino è tanto fitto da rendere impossibile omissioni.
Fatta questa premessa, possiamo parlare di Emanuele Filiberto,
il celeberrimo condottiero di Casa Savoia, soprannominato “Testa
di ferro” per la sua determinazione, annoverandolo tra
i fedelissimi del Carema. E perchè non dire del Boccaccio,
che in una novella del Decamerone fa gli elogi dello Sciacchetrà,
e di Gabriele D’Annunzio che, pur morigerato bevitore,
parla con ammirazione dei vini delle Cinque Terre. O ancora
di Ugo Foscolo, tifoso del Vermentino?
Vino e musica sono tradizionalmente buoni compagni, anche nelle
massime espressioni del pentagramma. Mozart canta il Marzemino,
il brindisi della verdiana “Traviata” è un
riferimento assoluto, così come il vino “spumeggiante
nel bicchiere scintillante” della “Cavalleria rusticana”
di Mascagni. Vino che diventa “Elisir d’amore”
con Donizzetti e che Rossini non cita nelle sue opere, ma di
cui è appassionato cultore, in parallelo con la sua vocazione
gastronomica.
E la pittura? Anche qui un solo esempio: il Pinturicchio, mentre
lavorava nel duomo di Orvieto, chiedeva per contratto una disponibilità
del vino che da quella città prende il nome limitata
solo dalla sua capacità di berne.
Ma, per chiudere, torniamo alla serie padri della Patria e padri
del vino. Ancora uno statista tra quelli che hanno legato il
loro grande nome ad un grande nome dell’enologia italiana
ricordiamoci di Bettino Ricasoli, il “barone di ferro”,
che, governando, trovò anche il tempo di codificare il
mix del Chianti: 80% di Sangiovese, 15 di Canaiolo e 5 di Malvasia.
(fonte: http://www.winenews.it) |

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L’identikit degli eno-appassionati
Ecco l’identikit dei consumatori
di vino in Italia: a tracciarlo è Winenews,
il sito più cliccato dagli eno-appassionati del web,
che individua i sette profili psicologici di chi acquista e
beve vino nel nostro Paese. In un momento in cui tutti sembrano
parlare e intendersi di vino, ecco una mappa ragionata per districarsi
nel complesso mondo di consumatori della bevanda nazionale,
che possa fare chiarezza nell'affollato "partito"
dei sostenitori di Bacco. Quali vini bevono e perché,
da chi si fanno guidare e consigliare, dove preferiscono acquistare
le bottiglie: ecco sette ritratti di consumatori-tipo, tra il
serio e il faceto.
L’Illuminato: al vertice della classifica,
colui che dopo un lungo percorso di iniziazione, dopo essersi
affidato alle guide, dopo anni di frequentazione del mondo del
vino, è riuscito a formarsi un gusto autonomo e, forte
del suo disincanto, vola ormai alto al di sopra delle sentenze
degli esperti. Di età non più giovanissima, la
sua esperienza in fatto di annate spazia sui grandi vini italiani
e francesi, ma va anche oltre. Sceglie e beve solo le etichette
che gli piacciono, al di là delle mode o dei punteggi.
Ama acquistare le bottiglie direttamente dai produttori, che
ormai conosce quasi tutti personalmente, in frequenti viaggi
in cui percorre palmo a palmo le cantine di un territorio. Conserva
le grandi annate almeno per dieci anni prima di berle, perché
altrimenti commetterebbe un “infanticidio”, per
certe aspetterà persino 30 anni e oltre, dimenticandosi
però di non essere immortale.
Il Professorino: Conosce a memoria le votazioni
delle guide più importanti del settore, enumerando con
sicurezza bicchieri e grappoli assegnati dai critici anno dopo
anno. E’ abbonato a magazine patinati e blasonati (dal
Gambero Rosso al Wine Spectator) che sfoglia con lo stesso godimento
che altri riserverebbero a riviste pornografiche. Va in estasi
soltanto alla vista di etichette e produttori famosi, si riempie
la bocca di nomi altisonanti, ma adora interpretare anche il
ruolo di scopritore di nuovi e piccoli tesori enologici, che
si degna di raccomandare ad amici meno esperti. Frequenta i
blog dedicati al vino, invischiandosi in discussioni tecnicissime
quanto inutili. Compra il vino in enoteche di comprovata fiducia,
alle aste o direttamente dal produttore, dal quale arriva dopo
essersi lungamente documentato, tanto da saperne quasi più
lui di chi le bottiglie le produce. Conserva il vino nella sua
cantina super-organizzata e gestita da un complesso sistema
di archiviazione elettronico degno della Nasa, ricavata nei
casi più fortunati in ambienti del proprio appartamento
o spesso allestita in locali in affitto (dalle salatissime parcelle),
o ancora costituita da immensi armadi frigoriferi che hanno
invaso il garage e, nei casi più gravi il salotto, facendogli
rischiare il divorzio. Accresce la sua cultura con libri, corsi
di alto livello, degustazioni esclusive, per le quali spende
molto, ma le vere cifre folli sono riservate all’acquisto
di grandi bottiglie, che divide con pochi e fidati amici, tutti
pazzi del vino come lui, in degustazioni “carbonare”.
Il Principiante: Si è avvicinato da
poco al mondo del vino, e si muove con il fare circospetto di
chi vorrebbe far parte di un club esclusivo, ma non sa bene
da dove cominciare. Intanto frequenta un corso di degustazione,
e cerca di capire su quali etichette investire per costruirsi
una piccola cantina. Si finge esperto con chi ne sa meno di
lui (dà il meglio al ristorante, quando è incaricato
dagli amici di scegliere dalla carta dei vini), ma ammutolisce
di fronte ai più introdotti sull’argomento. Le
sue letture? Tutta la pletora di riviste e rivistine che sull’onda
del crescente interesse per l’enologia sono spuntate come
funghi negli ultimi anni, infarcite di banalità e destinate
appunto ad una platea di principianti. Compra le bottiglie nei
supermercati più forniti e inizia con timore a frequentare
le enoteche.
Il Modaiolo: Se tutti dicono che il vino è
trendy bisogna darsi da fare per diventare un esperto. Questo
il motto del consumatore di vino modaiolo, che ama essere sempre
sulla cresta dell’onda. Se è un uomo si butta sul
vino per guadagnare fascino e fare nuove conquiste femminili,
se è una donna per darsi un’allure da fine intenditrice,
distinguendosi da quelle che parlano solo di stilisti e gossip.
Esperto nel vendere al meglio una cultura assolutamente superficiale
sull’argomento, sparando poche ma esplosive nozioni, l’eno-appassionato
trendy si butta sui gadget ad effetto (dai bicchieri professionali
di misura extra-large al decanter di cristallo, passando per
il cavatappi di ultima generazione), allo scopo di impressionare
amici e conoscenti. Investe un patrimonio per bottiglie griffate
e osannate dalle guide, che normalmente stappa con disinvoltura
per accompagnare cibi altrettanto cool durante cene raffinate.
Quando domani il vino passerà di moda, regalerà
tutto l’armamentario enologico e si concentrerà
senza rimpianti sul nuovo trend.
Il Salutista: Segue un regime vegetariano,
macrobiotico o è semplicemente fissato sull’alimentazione
sana. Ovviamente non fuma e non beve superalcolici, ma non disdegna
un buon bicchiere di vino, una scelta di vita supportata dalle
recenti ricerche scientifiche che ne raccomandano un consumo
moderato e regolare quale ottimo fattore preventivo per numerose
patologie. Sceglie esclusivamente vini biologici o biodinamici,
della cui origine è assolutamente certo, e rifugge dalle
griffe più note per orientarsi su produzioni decisamente
di nicchia. Meno interessato al gusto che alle virtù
nutrizionali, è disposto a chiudere un occhio su un vino
non proprio tecnicamente perfetto in favore della sua certificazione.
E poi, diciamolo chiaramente, per accompagnare verdure al vapore,
riso integrale e pesce insipido un vino top sarebbe un tantino
sprecato.
Il Consumatore consapevole: Compra le bottiglie
al supermercato, si affida al marchio conosciuto, senza ovviamente
spendere un capitale. Compra il vino come compra la pasta o
i biscotti, cercando un buon rapporto qualità/prezzo.
Un target composto da massaie, giovani single, padri di famiglia
che fanno la spesa al sabato e cercano uno sfizio da stappare
senza spendere troppo, per curiosità. Saranno proprio
loro i primi a provare i nuovi vini australiani, cileni e californiani
in arrivo sui nostri scaffali, curiosità enologiche che
fanno viaggiare la fantasia per soli 5 euro alla bottiglia.
Quando ha a che fare con una rara bottiglia di un’annata
più vecchia, preferisce berla subito, forte del suo approccio
semplice ma pragmatico: “Meglio un mese prima che tre
anni dopo”.
Il Consumatore indifferente: Ecco chi il vino
l’ha sempre bevuto, ben prima che andasse così
tanto di moda, e continua a berlo indifferente a quello che
gli succede intorno. Lo beve a pranzo e cena, regolarmente,
e in discrete quantità. Per lui (o lei) il vino è
solo di due tipi, rosso e bianco, e lo acquista di solito al
supermercato, in bottiglioni o in tetrapak. Oppure, quando capita,
si rivolge ad un piccolo produttore di fiducia (o nei sempre
più numerosi esercizi che vendono vino sfuso) per comprare
un’intera damigiana, da imbottigliare a casa la domenica
pomeriggio. Peraltro, una tendenza di voga negli anni ‘60
e oggi in forte ripresa Attenzione: se è vero che in
questa categoria rientrano soprattutto persone di ceto medio-basso,
negli ultimi tempi si è creato anche tra alte sfere (giornalisti,
esperti, uomini di cultura) un movimento di pensiero che predica
il ritorno alla semplicità e il rifiuto della mitizzazione
del vino, sintetizzato nella simbolica nascita del Club del
Tavernello. Che stia nascendo un nuovo tipo di consumatore?
Testo di EleonoraCiolfi
(fonte: http://www.winenews.it) |
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Donne e giovani, ecco le nuove tribu' di
consumatori del vino
Lo stile di consumo non associa
il vino al pasto quotidiano ma ai momenti di relazione. Le
donne hanno maggiore indipendenza di giudizio nello scegliere
il vino, mentre i giovani lo consumano a partire dai 20 anni
ed è tra gli universitari che la bevanda di Bacco fa
più breccia. In diminuzione gli acquisti di anziani
e famiglie.
Dimmi cosa e come bevi e ti dirò chi sei. È
questo il nuovo slogan che guida gli osservatori del consumo
di vino. I target classici sembrano non reggere più
- e se ne ha una prova alla quarantesima edizione di Vinitaly,
la manifestazione enologica leader mondiale in programma dal
6 al 10 aprile 2006 - perché oggi si affacciano sul
mercato le “tribù”. Sono gruppi omogenei
per stile di vita che non bevono più associando il
vino al pasto quotidiano, ma lo eleggono a testimone dei momenti
di relazione. Una rivoluzione che riguarda soprattutto i giovani
(sono in prevalenza gli universitari i più attenti
consumatori) e le donne, che hanno acquistato una totale indipendenza
dai maschi nella scelta delle bottiglie.
Così, mentre si contrae il consumo familiare (sono
il 43% delle famiglie italiane che acquistano vino con una
spesa media mensile di 32 euro), cresce il consumo individuale
e per gruppi. La maggiore impennata sia ha tra i giovani che
all’82% dichiara di avere una forte propensione all’acquisto
di vino e tra le donne che al 32% si dichiarano pronte a bere
una bottiglia con le amiche, mentre gli anziani, sia per ragioni
di reddito che per ragioni legate alla salute e allo stile
di vita, sono una platea di consumatori in contrazione: il
numero di coloro che si dichiara propenso all’acquisto
è calato di oltre il 25%. Vi è anche una mutazione
nella geografia dei consumi: se chi spende di più per
comprare vino abita nel Nord-Ovest del Paese, chi incrementa
la frequenza di acquisto abita nel centro dell’Italia.
I giovani consumano di preferenza il vino come aperitivo o
come elemento di aggregazione. Prevalentemente si orientano
su vini rossi, strutturati, di territorio e sembrano poco
attratti dai vini che provengono dal Nuovo Mondo. Sono consumatori
che non bevono abitualmente, hanno frequenza di rapporto con
il vino che va da una a tre volte a settimana e consumano
più frequentemente vini riconoscibili.
Il prezzo è una relativa barriera: il loro consumo
si orienta soprattutto su bottiglie che hanno un “nome”
o che fanno tendenza, purché abbiano un concreto rapporto
con la territorialità. Di preferenza bevono i vini
della loro regione di appartenenza. Ma anche l’universo
giovani può essere diviso in due clusters: da una parte
i cosiddetti “edonisti”, dall’altra ci sono
i “conoscitori”, quelli cioè che assegnano
al vino un valore culturale.
A testimoniare il successo del vino tra i giovani è
anche la crescente domanda di approfondimento in corsi di
degustazione, ma anche master universitari indirizzati alla
conoscenza del concetto più ampio di ruralità.
La fascia d’età d’ingresso nel consumo
del vino è stimata attorno ai 20 anni.
Altro gruppo importantissimo di consumo sono le donne. L’età
d’ingresso al consumo di vino è anche per questo
cluster attorno ai 20 anni, ma differenziazione di consumo
rispetto ai maschi si ha dopo i 30 anni. Le donne bevono vino
soprattutto per piacere. Prediligono i vini fruttati (sono
tra le più forti consumatrici di spumanti), di una
certa immediatezza e hanno una forte propensione all’apprendimento
delle tecniche di degustazione (sono le protagoniste del boom
dei corsi di degustazione).
Vedono il vino come elemento di socializzazione e stanno assumendo
un ruolo decisorio nelle opzioni. Non si fanno più
guidare dagli uomini nella scelta della bottiglia al ristorante,
ma spesso usano il vino come elemento di confidenza e come
innesco della comunicazione interpersonale. Hanno infatti
un atteggiamento “relazionale” con il vino. Resta
appannaggio delle donne il consumo di vini bianchi come frequenza
di scelta, anche se se nel momento in cui si accostano al
rosso chiedono vini di buona struttura, molti riconoscibili,
di ampio bouquet ed eleganti. Al contrario dei giovani sembrano
meno sensibili al legame con il territorio, ma anzi hanno
una propensione all’esplorazione. È comunque
uno stile di consumo profondamente diverso da quello che si
ha nei maschi adulti, che restano i principali consumatori,
ma per i quali il consumo di vino è meno dettato da
spinte emotive e conoscitive, quanto piuttosto dall’abitudine.
(fonte: http://www.greenplanet.net) |
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Birra e vino, due alleati se bevuti con
moderazione
Uno o due bicchieri di vino
al giorno aiutano a vivere di più e meglio. Secondo studi
recenti, infatti, tra le persone che quotidianamente assumono
moderate quantità di vino scende la percentuale di malattie
cardiovascolari e quindi la mortalità.
Per la birra la quantità è mezzo litro al giorno,
durante i pasti, per proteggere il cuore dal rischio di infarto.
Il professor Antonio Gasbarrini, gastroenterologo e medico internista
dell'Università Cattolica di Roma, rivendica la paternità
di una ricetta elaborata "sul presupposto di nette evidenze
scientifiche poiché una trentina di metanalisi, condotte
negli ultimi dieci anni, dimostrano che l'alcol - assunto in
basse dosi da persone sane - riduce la mortalità per
infarto e ictus addirittura meglio dell'aspirina". Eppure
agli inizi Gasbarrini non era convinto, anzi era abbastanza
scettico su quello che sarebbe stato l'esito dello dello screening.
Da gastroenterologo, del resto, non poteva fare a meno di tener
presente che l'alcol è sostanza tossica, fa male al fegato
e lo distrugge facendo venire la cirrosi. "Poi però
- ha ricordato - si è scoperto che la maggior parte di
quelle che venivano definite cirrosi alcoliche erano invece
causate dal virus dell'epatite C, senza contare che negli Anni
Novanta si sono moltiplicati gli studi secondo cui il consumo
moderato di alcol riduce la mortalità per tutte le cause
e specialmente per quelle cardiovascolari".
Gli studi recenti hanno messo in evidenza che le malattie cardiovascolari
e la mortalità sono più elevate tra gli astemi
e i forti bevitori, mentre la percentuale scende tra coloro
che fanno un uso moderato di alcool. In particolare, la mortalità
tra chi è astemio è dell'8,8% e tra chi beve più
di 6 bicchieri al giorno è del 9,2%, mentre tra chi ne
beve non più di un paio del 6,3%
Come per un vero farmaco, dunque, determinanti sono le dosi
e i tempi di 'somministrazione', ciò che i medici definiscono
con il termine di "posologia". Dalla posologia si
ricavano pertanto i consigli di assunzione della birra, che
il prof. Gasbarrini ha codificato in questi termini: "La
birra va assunta solo da persone sane in quantità pari
a circa mezzo litro al giorno, rigorosamente al momento dei
pasti e tutti i giorni della settimana". Vietatissimo sommare
tutte le dosi giornaliere in una sola, magari nel fine settimana.
Ma cos'è che rende la birra un buon tonico per le coronarie?
Forse la risposta resterà ignota, perché nell'uomo
ci si è limitati a studi epidemiologici; altre ricerche,
come la eventuale somministrazione di alcol ai volontari, non
sarebbero etici potendo indurre a dipendenza e abuso. Tuttavia,
ha aggiunto l'esperto, "in collaborazione con le università
di Milano e Pavia e con l'Istituto nazionale di nutrizione abbiamo
condotto una ricerca 'ad hoc'; prima sul ratto, poi su bevitori
abituali di birra ai quali è stato chiesto di 'disciplinare'
l'assunzione in base alle nostre indicazioni".
Ebbene, "per la birra, ma anche per il vino, gli agenti
protettivi sembrerebbero due: l'alcol di per sè, che
migliora l'assorbimento delle sostanze antiossidanti presenti
nei cibi, e i micronutrienti antiossidanti (vitamine, polifenoli
e folati) che tali bevande contengono".
Inoltre uno studio danese ha dimostrato come l'abitudine a bere
vino sia associata a minore obesità, minor consumo di
sigarette, a una più salutare dieta sia nella qualità
dei cibi che nei tempi di assunzione e un miglior stile di vita
rispetto a bevitori di birra o superalcolici.
(fonte: http://www.italiasalute.it) |
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Donne piu' sane con due bicchieri di vino
al giorno
Le donne che non bevono mai
alcool sono meno in salute di chi beve fino a due bicchieri
di vino o di birra al giorno. Succede il contrario a partire
da 3 bicchieri al giorno. Sono le conclusioni di una ricerca
ultraventennale.
SYDNEY. Le donne che non bevono mai alcool sono meno in salute
di chi beve fino a due bicchieri di vino o di birra al giorno.
La bilancia pende pero' dall'altra parte quando la donna consuma
tre o piu' bicchieri al giorno.
E' una delle conclusioni di maggior di rilievo di una ricerca
in corso da 20 anni, sulle condizioni di salute a diverse eta'
di un campione di 40 mila donne di tutta l' Australia.
La ricerca curata dalle universita' del Queensland e di Newcastle,
a nord di Sydney, indica che le donne che bevono in moderazione,
non piu' di due bicchieri al giorno, hanno piu alti livelli
di istruzione, fanno piu' esercizio fisico e hanno meno tendenza
al sovrappeso, rispetto a chi non beve affatto. D'altro canto,
le donne che bevono piu' di tre bicchieri al giorno hanno una
probabilita' piu' alta di fumare e di soffrire di malattie mentali.
Tra le piu' giovani. E' piu' alta anche la probabilita' di assumere
droghe.
''Si puo' dire che le donne che bevono, ma poco, hanno anche
uno stile di vita piu' sano'', spiega la docente di statistica
dell universita di Newcastle, Anne Young. ''Le nostre conclusioni
chiave sono una conferma delle linee guida dell Organizzazione
mondiale della sanita , secondo cui piu di due bicchieri al
giorno fanno male. E questo e risultato evidente, specie in
materia di malattie mentali'', ha aggiunto.
Le donne partecipanti allo studio, che e stato finanziato dal
dipartimento federale della sanita', hanno risposto ad un questionario
di 28 pagine ogni tre anni.
Quando la ricerca e iniziata nel 1996, le donne appartenevano
a tre gruppi d eta da 18 a 23 anni, da 45 a 50 e da 70 a 75.
I ricercatori hanno concluso che le donne piu' giovani non bevono
spesso quanto i gruppi di eta' superiore, ma quando bevono tendono
ad eccedere, con piu' di cinque bicchieri alla volta. '
'E' un comportamento che si attenua con gli anni'', osserva
tuttavia Young. ''Man mano che entrano in una relazione, e cominciano
ad avere figli, gradualmente abbandonano le attivita' tipo party
nei weekend, di consumo di alcool ad alto rischio''.
Sopra i 70 anni poi, le donne che bevono fino a due bicchieri
al giorno hanno un rischio di morte piu basso, rispetto a chi
beve raramente e per niente affatto.
La ricerca, dal titolo Australian Longitudinal Study on Women
s Health , ha esaminato una vasta gamma di questioni, tra cui
l uso dei servizi medico-sanitari, l impatto della vedovanza,
i servizi ostetrici e per l infanzia, la gestione dei tempi
della giornata, e i progetti per l eta di pensione.
(fonte: SuperEva - notizia pubblicata da Giusy
Mauro) |
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Vinitaly 2006
Anche quest'anno la Cantina di Vicobarone
vi invita a visitare l'esposizione dei vini presso il Vinitaly
dal 6 al 10 aprile 2006.
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