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A Natale festeggia con i nostri
vini
Come tutti gli anni e' partita la grande
offerta natalizia dei vini della Cantina.
Le migliori selezioni, i premiatissimi spumanti e tutti i vini
della tradizione del territorio piacentino sono pronti per essere
impacchettati e regalati.
Orari di apertura dei punti vendita
Punto vendita di Vicobarone: aperto anche tutte
le domeniche di dicembre, dalle ore 9 alle 12.30
Punto vendita di Piacenza: aperto anche tutte
le domeniche di dicembre dalle 9 alle 12.30 e dalle 15 alle
19.
Da martedì 11 a lunedì 24 dicembre compreso aperto
tutti i giorni .
Sabato 8 dicembre aperto.
Saranno inoltre possibili assortimenti personalizzati
su prenotazione, per creare infinite combinazioni di
gusto con il grande assortimento dei vini della Cantina di Vicobarone.
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I consumatori di vino secondo
Astra Ricerche: stabili nel numero, attratti dai vini
di fascia media e sempre piu' forti dal punto di vista alcolico,
consumano piu' rose' e sperimentano prodotti meno tradizionali
e stranieri.
Non crescono di numero, preferiscono
i vini di prezzo di fascia media, li chiedono sempre più
importanti dal punto di vista della gradazione alcolica, consumano
più rosè che in passato e sono aperti a nuove
tradizioni vinicole, anche dall’estero. Sono i consumatori
di vino secondo la fotografia scattata da Astra ricerche, che
il presidente dell’istituto, Enrico Finzi, commenta a
Winenews.tv: “Io individuerei cinque tendenze: la prima
evidenzia una sostanziale stabilizzazione del numero dei consumatori.
In secondo luogo, c’è una protesta di massa, silenziosa
ma non per questo meno importante, nei confronti dei prezzi
medio-alti a favore dei prezzi medi. I prezzi alti - precisa
Finzi - non creano problemi ai gruppi sociali abbienti, mentre
ciò che viene criticato sono i prezzi esorbitanti. Al
supermercato vengono preferite le bottiglie da 5-6 euro a scapito
di quelle da 9-10, mentre nella moderna distribuzione si scelgono
quelle da 9-10 rispetto a quelle da 14-15 euro nella moderna
distribuzione”.
Ma che tipo di vino viene consumato di più? “C’è
una diminuzione della domanda di prodotti con basso contenuto
alcolico - continua Finzi -: per esempio, le donne non vanno
più solo sui “prosecchini” di facile beva,
e inoltre si chiedono prodotti bianchi un po’ più
“significativi” pur essendo percepiti più
leggeri dei rossi”.
“Come quarto punto, va segnalato che finalmente dopo anni
di crisi ha ripreso slancio la categoria del Rosè, anche
grazie all’arrivo sul mercato di prodotti di buona o ottima
qualità, con un autonomia di personalità e di
immagine, non più considerati come “rossi svirilizzati”.
Un’ultima tendenza, secondo Finzi, è quella che
evidenzia una nuova “sperimentazione di prodotti al di
fuori delle grandi tradizioni enologiche tradizionale, e un
numero crescente di consumatori di vini stranieri (cileni, australiani
e californiani tanto per dirne alcuni), con un fenomeno - conclude
Finzi - che in Italia resta comunque più debole che altrove”.
(fonte: www.winenews.it) |
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Continua il coprifuoco alcolico
anche durante tutta la notte di Capodanno
La legge che vieta la somministrazione
di bevande alcoliche nei locali pubblici vale anche per le feste
comandate.
Allo scoccare della mezzanotte di Capodanno sbrigatevi a fare
i brindisi di rito con amici e parenti, perché avete
solo due ore di tempo: dopo di che, se siete ad un veglione
o in discoteca, nessuno vi venderà più un goccio
di spumante o di champagne. Lo evidenzia il sito www.winenews.it,
uno dei più cliccati dagli appassionati del buon bere:
per tutti gli italiani che decidono di festeggiare l’ultimo
dell’anno in un locale pubblico scatta alle due in punto
il “coprifuoco alcolico”, e i calici si potranno
riempire solo con aranciata e coca-cola.
Così prescrive l’articolo 6 della legge sulla sicurezza
stradale (la n. 160/2007 del 2 ottobre scorso, conversione del
decreto 117/2007), che recita: “Tutti i titolari e i gestori
di locali ove si svolgono, con qualsiasi modalità e in
qualsiasi orario, spettacoli o altre forme di intrattenimento,
congiuntamente all’attività di vendita e di somministrazione
di bevande alcoliche, devono interrompere la somministrazione
di bevande alcoliche dopo le ore 2 della notte”. Una regola
che vale evidentemente per tutti i giorni dell’anno, comprese
le feste comandate: scordiamoci, quindi, oltre a Capodanno,
di fare “cin cin” a Natale o a Carnevale, dopo il
fatidico orario.
Ferma restando l’importanza di garantire sicurezza sulle
strade e di contrastare fenomeni di abuso nel consumo di alcolici,
sono molti i pareri dissonanti su questo approccio legislativo
di stampo “proibizionista”. Giancarlo Bornigia,
proprietario del Piper e del Gilda, due delle più famose
discoteche di Roma, frequentate anche da numerosi vip, è
un testimone “storico” del mondo dei locali da ballo,
in cui ha iniziato a lavorare fin dagli anni Sessanta: “Questa
legge favorisce gli abusivi - afferma Bornigia - il divieto
di vendere alcolici interessa infatti solo i locali e le discoteche
che hanno le licenze, mentre alle feste abusive si continuerà
a bere come prima. Per non parlare di bar, ambulanti e supermarket
che possono vendere alcolici a tutte le ore. Di questo passo
saremo costretti a chiudere ed a licenziare tutto il personale”.
Ottavio Cagiano, direttore di Federvini, spiega: “Questa
legge, nata sull’onda di particolari emozioni dovute a
tragici fatti di cronaca, non è stata forse ponderata
con sufficiente attenzione: la conseguenza è che ci si
trova di fronte a giornate particolari, come il Capodanno, in
cui è quantomeno strano pensare di interrompere drasticamente
i brindisi ad un’ora prestabilita: ipotizzo che le persone
siano indotte ad ordinare prima delle due nuove consumazioni
per timore di restare con il bicchiere vuoto; dall’altro
lato, c’è una situazione permanente lungo tutto
l’arco dell’anno in cui i ragazzi che vanno in discoteca
si attrezzano lasciando in macchina o fuori dal locale le bottiglie
di alcolici; per non parlare di fenomeni di somministrazione
di bevande alcoliche da parte di ambulanti, molto difficili
da controllare”.
Attenzione naturalmente anche a mettersi al volante dopo il
cenone: in base alla medesima legge per chi guida in stato di
ebbrezza sono previste multe salatissime, e nei casi più
gravi l’arresto. Basta superare la soglia di 0,5 grammi
di alcol per litro di sangue per rischiare un’ammenda
da 500 a 2.000 euro. La legge impone anche di “esporre
all’entrata, all’interno e all’uscita dei
locali” le tabelle con “le quantità, espresse
in centimetri cubici, delle bevande alcoliche più comuni
che determinano il superamento del tasso alcolemico per la guida
in stato di ebbrezza”, pena la chiusura del locale da
7 a 30 giorni. Perciò molti gestori di ristoranti, discoteche,
pub hanno ordinato etilometri da piazzare nel proprio locale.
(fonte: www.winenews.it)
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Un nuovo test scientifico scopre
le personalita' del vino.
Il nuovo test redatto dal Centro
Studi Assaggiatori (l’unità di ricerca sull’analisi
sensoriale più avanzata e completa in Italia) che abbinara
ad ogni carattere il proprio profilo aromatico.
Una cena tra amici under trenta e non sapete che etichetta scegliere?
Serata di gala con ospiti importanti e non volete sfigurare?
Oppure avete invitato a cena la ragazza dei vostri sogni ma
lei è vegetariana e vi si presenta l’ardua scelta
del vino? Finita l’era del dimmi cosa bevi e ti dirò
chi sei è la scienza a ribaltare le carte in tavola:
secondo il Centro Studi
degli Assaggiatori ogni vino, così come ogni persona,
possiede una personalità sua propria, un carattere che
può essere oggettivamente ed empiricamente descritto.
Ecco quindi il vino dalla personalità “austera”,
adatto a persone tutte d’un pezzo, oppure “l’aristocratico”,
di colore intenso, con buona alcolicità, non spiccatamente
acido ma con grande struttura e una ancora più grande
rotondità, profumi di fiori, agrumi e frutti essiccati,
ma anche sentori balsamici, adatto quindi per i nobili d’animo
e non solo. Esistono anche vini “giovanili”, cioè
più leggeri con profumi di vaniglia, ciliegia, fragola,
lampone e perché no, di questi tempi piuttosto alla moda,
i vini “salutistici”, meno alcolici e più
profumati di frutta cotta e di erbe aromatiche, perfetti per
gli “appuntamenti” vegetariani. Ma un vino può
essere decisamente molte altre cose: “volgare”,
“esclusivo” o “comune”, “da enoteca”
o “da supermercato”, “da ristorante”
o “da bere casa” o, perfetto per i nostalgici: “evocativo”.
“Abbiamo individuato le caratteristiche sensoriali oggettive
che contraddistinguono il carattere di un vino dall’altro
- afferma Luigi Odello, presidente del Centro Studi Assaggiatori
e professore di Analisi sensoriale presso le Università
di Udine, Verona e Cattolica - La personalità del vino
è sempre stata affrontata anche dalla critica enologica
senza una base di dati oggettivi. Questa ricerca fornisce al
mondo del vino un metodo per supportare il tema in modo scientifico”.
La ricerca “Le personalità del vino”, durata
tre anni con l’impiego di oltre duecento assaggiatori
professionisti, ha consentito di delineare in modo oggettivo
i tratti del carattere di ogni vino assaggiato, esattamente
come si fa per le persone, grazie ad un nuovo metodo d’assaggio
il Big Sensory Test Analogico-Affettivo. (fonte: www.winenews.it)
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Il vino novello
Veris: il sapore d'autunno.
Veris, il pregiato vino novello della Cantina di Vicobarone,
portain tavola i nuovi profumi e sapori di stagione.
Come ogni anno e' tempo di novello
e per festeggiare il nostro Veris abbiamo organizzato feste
con degustazioni di prodotti tipici, castagnate e animazioni
per bambini.
Vi aspettiamo DOMENICA 11 NOVEMBRE a Piacenza e a Vicobarone
dalle ore 10.00.
Nella sede di Vicobarone degustazione di vini e prodotti tipici
Nel punto vendita di Piacenza degustazione di vini e prodotti
tipici e animazione con gonfiabile per bambini.
Vai alla scheda del vino novello
Veris.
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Due riconoscimenti importanti
L 'invito al Festival Nazionale degli Spumanti d'Italia
Il primo riconoscimento arriva dal
Forum Spumanti
d'Italia, che sabato 10 novembre organizza a Roma all'Hotel
Parco dei Principi il 2° Festival Spumanti d’Italia
in collaborazione con Ais-Lazio e Veronelli Editore.
Tra i soli cento vini invitati al Festival, ben due spumanti
della Cantina di Vicobarone, la Malvasia Dolce e l'Ortrugo Brut.
In programma ci sono banchi di degustazione, la consegna del
"Premio Gerolamo Conforto" ad un personaggio che ha
vissuto per lo spumante, talk show su “ Politica &
Spumanti – Seduzione & Emozione “ con associazione
Donne del Vino, Associazione Luigi Veronelli, e scrittori, attori,
giornalisti. Per conludere, un'asta di beneficenza a favore
del CESVI, "Fermiamo l'Aids sul nascere".
La pubblicazione del Gutturnio Classico 2006 sull'Almanacco
dl Bere Bene 2008 del Gambero Rosso
Il secondo riconoscimento non e' meno
importante e riguarda la presenza del nostro favoloso Gutturnio
Classico nella pubblicazione del Gabero Rosso che premia i vini
con il miglior rapporto qualita' - prezzo.
L'Almanacco
del Bere Bene 2008 compie quest'anno il suo diciottesimo
anno d'eta'. E' lo strumento indispensabile per quanti ricercano
la qualità a prezzi convenienti e per orientarsi nel
variegato e difficile mondo del vino italiano.
E' l'unica guida che ci segnala vini di qualità dal costo
non superiore agli 8,00 euro.
>> Vai alla pagina
dei Premi e Riconoscimienti |
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Vino novello: in commercio
16 milioni di bottiglie
E' scattata da qualche giorno
l'ora del vino novello: a partire dalla mezzanotte e un minuto
di martedì 6 novembre sono arrivate sulle tavole degli
italiani le 16 milioni di bottiglie di novello prodotte in Italia
nel 2007.
Entro i prossimi sei mesi, questo il limite perchè il
vino mantenga inalterate le proprie caratteristiche, le bottiglie
dovranno essere consumate.
Per quanto riguarda la produzione 2007, Coldiretti evidenzia
un calo del 10% rispetto allo scorso anno. Ciò è
dovuto ad una vendemmia di buona qualità, ma con una
produzione di poco superiore ai 40 milioni di ettolitri. Le
bottiglie di novello Made in Italy arrivano sul mercato con
dieci giorni di anticipo sul concorrente francese, il beaujolais
nouveau, in vendita dal terzo giovedì di novembre (il
15). Passando ai prezzi, il novello varia dai tre ai sette euro
a bottiglia, con una media di circa 5 euro.
Ricordiamo che il novello differisce dal vino comune per il
metodo di vinificazione. Le uve del novello, infatti, non vengono
pigiate e successivamente fermentate come nel caso dei vini
tradizionali, ma viene invece effettuata la fermentazione direttamente
con gli acini interi in modo che solo una piccola parte degli
zuccheri presenti si trasformi in alcool, conferendo al vino
il caratteristico gusto amabile e fruttato. In Italia, grande
è l'appeal di questo vino sui più giovani. Ciò
è dovuto alla caratteristica leggerezza, alla bassa gradazione
(11 gradi), al bouquet aromatico, ma anche alla trasparenza
del colore rosso rubino e all'abbinamento con i prodotti autunnali,
dalle caldarroste ai prodotti tipici del territorio come salumi,
verdure in pinzimonio e formaggi piccanti a pasta molle. Numerose
poi le Sagre e le Feste paesane organizzate in onore del novello.
Il vino novello ha riacquistato negli ultimi anni una propria
identità: è infatti passato dall'essere considerato
un ...non-vino, ad essere apprezzato ed amato da una fascia
sempre più ampia di consumatori. Si tratta infatti di
un vino "allegro", fresco, profumato e gradevole,
che piace un po' a tutti perchè leggero e poco impegnativo,
con il quale si brinda alla nuova stagione enologica spesso
in compagnia di deliziose caldarroste.
Un po' di storia
La storia del Novello risale a tempi piuttosto recenti anche
se le origini non sono certe.
Diversi sono i racconti che narrano la "scoperta"
di questo vino, tutti hanno però un minimo comune denominatore:
l'origine francese. Sembra infatti che agli inizi del 1900,
alcuni ricercatori stessero tentando di trovare un modo per
conservare le uve da tavola. Chiusero i grappoli all'interno
di un vaso vinario saturato di anidride carbonica, alla temperatura
di 0°C. Dopo qualche tempo si accorsero che i grappoli erano
diventati gassosi e frizzanti, non più adatti ad essere
consumati ma forse adatti ad essere vinificati.
Il curioso esperimento dette origine ad un vino fresco, profumato
e molto gradevole: nacquero così i primi Beaujolais Noveau,
autorevolissimi antenati dei nostri Novelli. Attualmente questo
vino è ottenuto tramite un procedimento detto "macerazione
carbonica", un tipo di vinificazione che segue i principi
dell'esperimento francese e dalla quale si ottengono vini dalle
analoghe caratteristiche.
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Prometeo, un successo che arriva
anche dal web
Il gourmet Stefano Buso ha recentemente
pubblicato sul proprio blog un articolo che parla del nostro
Prometeo. Il giudizio? Eccellente.
"Nonostante l'ottima qualità e bontà, questo
è anche un vino che ci può accompagnare tutti
i giorni, ai pasti e non solo, per donarci quell' intensa sensazione
di calore ed energia che per tanti aspetti è proprio
riconducibile alla fiamma, al fuoco…all'energia primordiale
legata allo stesso."
E gli abbinamenti: "è indicato come abbinamento
per piatti non troppo impegnativi e dalla cottura non troppo
intensa, ma ugualmente saporiti e gustosi. Direi che è
altresì adatto con i primi piatti come i risotti (di
carne e verdure o ai formaggi o al forno) e diversi primi gratinati."
Qui
l'articolo completo di Stefano Buso.
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2° Trofeo Cantina di Vicobarone
Protagonista
della giornata:
"Prometeo", il vino creato per un nuovo piacere.
La Cantina di Vicobarone vi aspetta domenica
13 giugno alle ore 9.30 presso la sede di Vicobarone
per festeggiare l’evento con la sfilata di auto d’epoca
a cui seguirà nel pomeriggio una prova di abilità
con l’assegnazione del 2° Trofeo e la sfilata finale.
Festeggeremo inoltre con il passaggio della 3a Prova del Campionato
Italiano F.M.I. Motoraid e della 2a Prova del Campionato Italiano
Vespa Raid.
Per tutti musica dal vivo e degustazione vini con buffet.
Saranno inoltre organizzate visite guidate dell'azienda per
gruppi di persone.
>>
scarica la locandina in PDF (2 MB)
>>
come raggiungere la Festa (PDF)
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L'inchiesta "Fabolous Life" afferma
che la buona tavola e' un'abitudine irrinunciabile per gli
italiani.
La buona tavola è irrinunciabile
per chi insegue la fabolous life: emerge da una ricerca, promossa
da Moet Chandon, leader del lusso e dello champagne, e realizzata
da Ispo, sotto la supervisione del Professor Renato Mannheimer.
La ricerca del benessere e della raffinatezza anche
nel bicchiere e nel piatto è un punto fermo in tre dei
quattro profili individuati dallo studio, condotto su un campione
di 2.230 italiani rappresentativo della popolazione italiana
maggiorenne, con un’attenzione particolare a 533 giovani/adulti
tra i 25 e i 44 anni di cultura medio alta.
Ben il 34% del campione (“I Buongustai”) mette al
primo posto la ricerca del gusto e della raffinatezza nel cibo,
frequenta i ristoranti dei migliori chef e si concede anche
a casa propria la migliore scelta di prodotti rari e raffinati.
Cibi e vini di qualità sono tra gli status symbol più
inseguiti anche dagli “Insaziabili” (33%),,sempre
alla ricerca del bello e di ciò che di meglio può
offrire la vita. E’ la vera icona della fabulous life,
ama viaggiare a cinque stelle, frequenta assiduamente i migliori
ristoranti e locali di tendenza, non trascura le feste nei migliori
salotti e non si perde una prima a teatro, cura il proprio corpo
e trova il tempo anche per lo shopping firmato.
La buona tavola è inseguita anche dai “Viaggiatori”
(22%), che amano prima di tutto visitare luoghi più belli
del mondo, e trascorrere le vacanze e weekend nei migliori hotel,
ma che vivono il viaggio anche come ricerca del gusto nei cibi
e non trascurano i migliori ristoranti.
L’11% sono gli “Edonisti” che non mettono
per gli interessi del “wine & food” ai primi
posti delle preferenze per la loro vita.
(fonte: www.winenews.it)
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Il vino rosso allunga la vita
grazie ad una molecola anti-età.
Nessuna remora davanti a un
bicchiere di vino rosso: aiuta a combattere l'invecchiamento.
La bevanda di Bacco è infatti ricca di resveratrolo,
composto naturale dalle proprietà antiossidanti, la prima
molecola attiva nel ritardare i processi di invecchiamento.
La scoperta, tutta italiana, è di un ricercatore della
Scuola Normale superiore di Pisa, Alessandro Cellarino, in collaborazione
con la casa farmaceutica Lay Line Genomics. Lo studio è
stato pubblicato dalla prestigiosa rivista internazionale di
biologia Current Biology.
Per la prima volta gli scienziati hanno dimostrato come il resveratrolo
sia in grado di ritardare la comparsa dei segni tipici della
vecchiaia nell'uomo, come la riduzione della forza muscolare
e della velocità d'apprendimento, e di allungare la vita,
anche di un invertebrato.
Proprio il resveratrolo, presente nella buccia dell'uva, è
stato aggiunto nella dieta di laboratorio di un gruppo di pesci
africani della specie Nothobranchius Furzeri. Una famiglia di
animali dal ciclo di vita accelerato, che raggiunge la piena
maturità in sole quattro settimane, e già dopo
nove settimane si riscontrano i deficit muscolari e di memoria
tipici dell'invecchiamento, con un'aspettativa di vita in laboratorio
che in genere non supera i tre mesi.
Ecco spiegato il motivo dell'impiego di questa specie di pesce
nella somministrazione della molecola che ritarda l'invecchiamento:
il suo breve ciclo di vita ha permesso di testare diverse sostanze
dalle proprietà antiossidanti e di osservare in tempi
accettabili le conseguenze sugli animali. In questo caso, il
resveratrolo ha allungato del 30% la vita dei pesci africani.
La ricerca conferma quindi le virtù della molecola del
vino rosso, e segna un passo avanti per lo sviluppo di farmaci
in grado di contrastare l'insorgenza delle patologie legate
all'invecchiamento, per migliorare la qualità della vita
dell'anziano.
(fonte: Repubblica.it)
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Il vino italiano conquista il Giappone.
La principessa imperiale Takamado
dichiara: “il vino italiano ha il gusto piu' pulito e
deciso del mondo, un gusto che riflette tutta la schiettezza
e la generosita' della gente”.
Il vino italiano piace enormemente anche in Giappone
perché è il “più sincero e generoso
del mondo”: parola della Principessa Imperiale Takamado.
Cugina dell’imperatore Akihito, Hisako Takamado è
stata oggi l’ospite di onore ad un ricevimento dedicato
al vino italiano in una delle sue più raffinate accezioni
femminili, quella di otto produttrici in visita in Giappone
nel nome del Vino delle donne (Francesca Planeta di Planeta,
Alessandra Boscaini di Masi, Francesca Cinelli Colombini della
Fattoria dei Barbi, Teresa Lungarotti della Lungarotti, Emanuela
Stucchi Prinetti di Badia a Coltibuono, Beatrice Contini Bonacossi
di Tenuta di Capezzana, Elda Felluga di Livio Felluga e Maria
Chiara Clerici di Valfieri). Ad un ricevimento offerto nella
residenza dell’ambasciatore d’Italia Mario Bova,
la principessa si è soffermata a degustare alcuni dei
vini presentati assieme ai piatti regionali che meglio li accompagnano
e si è rivelata una vera intenditrice.
Nota per il suo amore per la Penisola e per l’Europa,
dove è stata diverse volte assieme al marito, Hisako
Takamado ha dichiarato di aver un sentimento tutto paricolare
per l’enogastronomia italiana: “Il vino - spiega
- lo apprezzo soprattutto per le sue tonalità pulite
e decise: c’é chi, come in Francia, riesce a produrre
qualità molto elaborate e complesse ma il vino italiano
ha il gusto più pulito e deciso del mondo, un gusto che
riflette tutta la schiettezza e la generosità della gente”.
A chi le chiede quale doc preferisca, la principessa risponde
evitando di sbilanciarsi in qualsiasi forma di parzialità:
“per pasteggiare - osserva - sono certamente migliori
i rossi, ma come decidere fra un Sassicaia e un Brunello di
Montalcino? Generalmente però - aggiunge con uno splendido
sorriso - preferisco i bianchi, specie quelli più leggeri
e vivaci”.
La visita del gruppo di imprenditrici, battezzato appunto Onna
no wine, è stata organizzata dall’importatore specializzato
Japan European Trade per le manifestazioni della Primavera Italiana
in Giappone: comprende un giro di una settimana a Tokyo e altre
cinque città, in una serie di degustazioni che prenderà
il via con il primo concorso nazionale per sommelier giapponesi
sul vino italiano. Oltre che fungere da giuria del concorso,
le otto ambasciatrici enogastronomiche hanno deciso di farsi
madrine di un’iniziativa di cui parleranno anche al presidente
del Consiglio Romano Prodi nella sua imminente visita nel Sol
levante: l’istituzione di una giornata del vino italiano
nel mondo il 2 giugno, Festa della Repubblica. In Giappone,
in quella data, in 600 locali su tutto il territorio nazionale,
sarà offerto a chi sceglierà vino italiano un
calice di cristallo.
(fonte: www.winenews.it)
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Convegno IASA - anche l’omologazione
del gusto nel vino risponde a precise regole del mercato “sensoriale”.
Servirebbe una maggiore
educazione al gusto per riappropriarsi della autonoma capacità
di decisione e per un’autentica soddisfazione dei sensi.
Da più parti si sente spesso parlare di omologazione
del gusto, appiattimento degli stili enologici, ricerca sistematica
della piacevolezza, anche a costo di una sua certa artificiosità.
La questione è sbrigativamente risolta addossando tutte
le responsabilità al cosiddetto “gusto internazionale”.
Un elemento reale, certo, ma non sufficiente a spiegare compiutamente
il fenomeno.
Una più attenta educazione al gusto, obiettivo peraltro
ancora lontano dal realizzarsi nella nostra società dei
consumi, sarebbe il mezzo più semplice per svelare il
semplice arcano: i prodotti delle multinazionali trasmettono
essenzialmente messaggi sensoriali semplici.
Se è vero che tutto parte dal cervello, allora dobbiamo
ammettere che anche il nostro palato cerca di soddisfare le
necessità dettate dalla nostra emotività. E molti
studi hanno già identificato delle macrotendenze, ad
esempio colori intensi, aromi potenti e un allontanamento dall’amaro.
Come, d’altra parte, è in atto una sorta di “inseguimento”
alle sensazioni tattili, come ad esempio la cremosità,
la pastosità o la fluidità. Il tatto è
il senso del contatto fisico, dell’affetto, della rassicurazione,
quindi molto gradito ai consumatori. Anche le sensazioni visive
sono particolarmente importanti. E’ dimostrato che un
vino particolarmente rosso viene percepito come molto corposo.
E si arriva al caso paradossale delle acqueviti: prodotti che
sono sostanzialmente “profumi da bere”, vale a dire
prodotti il cui punto di forze è la carica aromatica,
e che vengono scelti dai consumatori nel 40% dei casi in base
a una valutazione esclusivamente visiva.
Sono i produttori ad avere la responsabilità della gamma
sensoriale offerta ai consumatori. Finché i produttori
continueranno a perseguire, nei loro prodotti, la soddisfazione
sempre degli stessi bisogni della società, quelli emotivi
più elementari, non si potrà che andare verso
l’appiattimento. Gli amari di erbe saranno un po’
meno amari, il caffè tostato un po’ meno tostato
e la birra un po’ meno birra. Di più, i produttori
sanno benissimo come collegare la gamma delle sensazioni offerte
alla fidelizzazione stessa del cliente, che parte fin dalle
prime esperienze sensoriali. Se nella giovinezza, l’istinto
ci porterebbe ad affinare i nostri sensi, un’educazione
al non gusto spiana la strada a stimoli monosensoriali molto
forti. Nell’adolescenza cresciamo negli odori e nei gusti
dei fast-food e nella maturità ci appassioniamo, in controtendenza,
allo “slow” dei gusti preconfezionati da qualche
movimento di opinione.
Dunque, la grande domanda è: come fanno i consumatori
a sperimentare sensazioni nuove se hanno perso la capacità
di valutarle? Esistono metodi in grado di informare il consumatore
sulla possibilità di riappropriarsi della autonoma capacità
di decisione per un’autentica soddisfazione sensoriale:
sia attraverso test sui consumatori (Status Tasting), coinvolgendo
migliaia di appassionati in un affascinante percorso sensoriale
ai banchi di assaggio, sia rimodellando le classiche tecniche
di laboratorio sensoriale, dotandole di strumenti metodologici
utili per approfondire le nuove esigenze. Ne sono un esempio
i nuovi test di definizione dei ritratti sensoriali (Big Sensory
Test), ai quali si sono affiancati quelli finalizzati all’analisi
dei percorsi emotivi e di immaginazione (BST Analogico-Affettivo)
o dei processi condizionanti la scelta dei prodotti in funzione
del packaging (Bst Packaging).
Scegliere è ancora possibile. Ma per farlo è necessaria
un’adeguata educazione al consumo, un’educazione
alla percezione sensoriale e la conoscenza dei prodotti alimentari.
Tutto questo è risultato nel convegno Iasa “Il
Mercato dei Sensi”, a cui hanno partecipato Roberto Zironi,
Ordinario di Industrie Alimentari all’Università
di Udine, vicepresidente Iasa, Manuela Violoni, Responsabile
dello sviluppo Centro Studi Assaggiatori, Luigi Odello, Professore
di Analisi sensoriale all’Università di Udine,
Verona e Cattolica di Piacenza, Presidente Centro Studi Assaggiatori,
segretario accademico Iasa e Alberto Ugolini, Responsabile formazione
e area scientifica Centro Studi Assaggiatori, segretario aggiunto
Iasa. L’International Academy of Sensory Analysis (Iasa)
è nata nel 2005 (www.iasa-network.org). Il suo obiettivo
è riunire sotto un unico tetto i sensorialisti che in
Italia e all’estero si dedicano alla disciplina, favorendo
lo scambio di conoscenze tra loro e arrivando così a
formare una comunità scientifica internazionale specifica
per la disciplina.
(fonte: www.winenews.it)
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Torna il Vinitaly: dal 29 marzo al 2 aprile
a Verona
Anche quest'anno ritorna l'appuntamento
piu' importante del mondo del vino. A Veronafiere numerossimi
appuntamenti eno-gastronomici, kermesse eno-culturali e spettacoli
per eno-appassionati.
IRiapre il Salone dei Vini DOC italiani e internazionali
Orario di apertura: orario continuato dalle
9.00 alle 18.30
Dove: Quartiere fieristico di Veronafiere
Quando: dal 29 marzo al 2 aprile 2007
Ingressi: San Zeno - Cangrande - Giuletta e
Romeo
Modalita' di ingresso: riservato agli operatori
del settore a pagamento - Registrazione obbligatoria - Ingresso
non consentito ai minori di 18 anni
Settori merceologici: Vini, Distillati, Editoria,
Servizi
per ulteriori informazioni visitare
il sito del Vinitaly oppure cliccare qui.
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Notti di lusso in campagna
L’agriturismo diventa
nobile C’è l’antico mulino trasformato in
villa di lusso, le mura vecchie di secoli fuori e dentro, al
posto dei macchinari, i sacchi e la fatica, una piscina riscaldata
con idromassaggio.
Ci sono il vecchio convento tramutato in abitazione di design
e la masseria ristrutturata che diventa un rifugio, lontano
dalla città, dal lavoro, dalla fretta. Non solo case
immerse nella campagna italiana, dall’Abruzzo alla Romagna,
dalla classica Toscana fino alla Sicilia, ma dimore dal fascino
antico, luoghi dove abitare per un weekend, una settimana o
magari un mese intero. Rispetto all’agriturismo, la possibilità
di gustare il sapore di un luogo altrimenti inaccessibile: così
le dimore di charme, come vengono definite dagli operatori,
sono oggi fra le mete più ambite per un weekend romantico.
L’agriturismo chic - È l’ultima
tendenza dell’agriturismo, settore che, dopo tre anni
con il segno meno, nel 2006, secondo le prime stime di Agriturist,
vede di nuovo risalire il fatturato (+3,7%). Cresce l’offerta
(+4,8% di posti letto) e anche la domanda (+8,3% di pernottamenti).
Crescita comunque insufficiente a recuperare gli oltre dieci
punti di fatturato persi negli anni precedenti. Ma accanto alle
difficoltà del tradizionale agriturismo e bed&breakfast,
la moda di trascorrere il weekend in campagna in una dimora
di charme è sempre più diffusa. Masserie, case
quattrocentesche, antichi conventi, persino interi borghi rinascimentali
ristrutturati con stile e gusto sono scelti da molte coppie
per un fine settimana romantico, per ritrovare le atmosfere
delle antiche case nobiliari e padronali, nel cuore di tenute
dove si può andare a cavallo, camminare tra i vigneti,
appassionarsi ai lavori del fattore.
Strutture dove i mobili in stile si accompagnano a oggetti di
design o a pezzi fatti realizzare su misura da esperti artigiani
e intagliatori. «In Italia - spiega Gianni Farneti, autore
della guida Dimore di charme nella campagna italiana 2007 (Ibis
Edizioni) - esistono oggi oltre 15mila agriturismi. E sono sempre
più numerose le persone che cercano strutture romantiche,
suggestive e, non ultimo, con un buon rapporto qualità
prezzo». Tra gli antichi casali si riesce a trovare ancora
soluzioni dove il glamour si unisce a prezzi interessanti. «I
criteri di selezione fondamentali sono tre - spiega Farneti
- il paesaggio e la bellezza di una struttura, l’arredamento
e il prezzo. Il tetto massimo per una camera doppia non doveva
superare i 110 euro».
Ottimi prezzi per luoghi dal sapore romantico dove trovare nuovi
ritmi, ma anche dove riscoprire i sapori di una volta tra degustazioni,
ristoranti gourmant e tanto relax. «Il piacere di assaggiare
e acquistare prodotti biologici, vini doc, formaggi e salumi
di produzione artigianale è ormai sempre più spesso
l’occasione per un weekend fuori porta o per una gita
romantica».
Fra tavola e relax - Si può fare scorta
di golosità, girando tra aziende agricole e vinicole,
per ritrovare una volta a casa i sapori che hanno reso speciale
il weekend e quei risvegli abbracciati dalla natura, in camere
curatissime e con colazioni a base di pane fatto in casa, marmellate
di produzione artigianale, dolci e torte appena sfornati. Ma
accanto al piacere della tavola si unisce sempre più
spesso anche il relax. Oltre al contatto con la natura e cibi
sani le dimore di charme offrono anche centri wellness di tutto
rispetto dove, ad esempio, il vino diventa protagonista dei
trattamenti di bellezza con massaggi, peeling, impacchi a base
di estratti di vite rossa dalla grandi proprietà anti-aging,
seguiti da tonificanti massaggi all’olio d’oliva
per ridare elasticità e luce alla pelle. Così
gli antichi casali e le ville di campagna diventano luoghi per
rilassare non solo lo spirito, ma anche il corpo.
Autore: Laura Ogna (arretrato de Il Giornale dell'11
marzo 2007)
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“Con il cibo porterò la pace
nel mondo” ... Parla Guido di Costigliole di Pollenzo
intervistato da Alain Elkann all'Eataly di Torino, il piu'
grande centro enogastronomico del mondo
E’ vero che Eataly a Torino è diventato il centro
enogastronomico più grande del mondo? “Ci sono
altri esempi a Londra, in Giappone, a Parigi, negli Stati Uniti
ma noi abbiamo introdotto altre cose tra cui anche la didattica”.
Ma di cosa si tratta?
“E’ un grande mercato dove sono messi in vendita
soltanto cibi di alta qualità con nove ristorantini monotematici
di reparto: carni, salumi e formaggi, verdure, pesce, pasta,
pizza, birra e gelati. C’è anche Guido di Costigliole
di Pollenzo, uno dei più noti locali d’Italia,
che ha aperto un ristorante “Guido per Eataly”.
Poi ci sono una biblioteca con duemila volumi più dieci
computer, un grande reparto per i cibi di stagione, aree dedicate
al vino, alla birra, ai prodotti piemontesi. Infine tre aule
didattiche, dove i cinquanta migliori chef di Piemonte, Liguria
e Valle d’Aosta vengono a fare a turno corsi di cucina
per i nostri clienti. Eataly è l’unico grande centro
dedicato al cibo dove si può comprare, mangiare e studiare”.
Come mai lei ha deciso di investire venti milioni di euro in
un’operazione di questo genere?
“I cibi di alta qualità sono appannaggio di circa
il 10 per cento della popolazione, 5 per cento sono ricchi e
possono permetterselo, 5 per cento sono appassionati, persone
che amano i cibi. Il resto sono persone che non si avvicinano
ai cibi dl qualità per mancanza di conoscenza. Non fanno
attenzione a ciò che mettono dentro al corpo, avvicinare
gente comune quindi ai cibi di qualità è una cosa
molto Importante”.
A un mese dall’apertura, possiamo fare un primo bilancio
su Eataly?
“E’ un successo enorme, siamo stati accolti in modo
fantastico dai cittadini di Torino e del Piemonte che non si
aspettavano un luogo del genere. Oltre 300 mila visitatori il
primo mese e oltre 100 mila hanno comperato, mangiato o partecipato
a corsi. Si è già creata una clientela fissa per
la ristorazione informale, con 7-8 euro si mangia un piatto.
Eataly si è rivelato un ambiente come il bazar di Istanbul
dove la gente si ritrova, chiacchiera, si ferma, legge e si
conosce. La gente condivide pane e acqua si può dire,
si crea convivialità virtuosa di cui il cibo è
come il demiurgo. Si annullano le differenze sociali, politiche
e in fondo il cibo è un grandissimo strumento di pace”.
Quindi si potrebbe aprire un centro “slow food”
a Gerusalemme?
“Dico sempre a Carlo Petrini che secondo me bisognerebbe
mettere i Presidenti di Israele e Palestina a uno stesso tavolo
a mangiare e a bere discutendo solo di cibo e la cosa potrebbe
avere successo”.
Che rapporto ha con Petrini?
“Sono un suo grande amico personale e un grandissimo fan
e estimatore. Per quanto riguarda il mondo del cibo è
una sorta di mio direttore spirituale”.
Si dice che lei pensa di aprire un nuovo Eataly a New York e
poi in altre città italiane. E’ così?
“Si, questo sviluppo inizierà nel 2008, il 2007
lo vogliamo dedicare a imparare e a gestire bene questa macchina
straordinaria che è Eataly di Torino e a cercare nuovi
produttori virtuosi che possano fornirci cibi che promettiamo
di buona qualità”.
Come mai lei è passato dagli elettrodomestici, il suo
primo mestiere al cibo?
“In realtà ero già passato 25 anni fa dal
cibo agli elettrodomestici, non ci chiamiamo Farinetti per caso.
Mio nonno faceva la pasta e mio padre ha seguito la tradizione.
Siamo pastai e io per tornare alle origini ho comprato la pasta
a Gragnano e cioè il pastificio Cavalier Olimpio Afeltra
che dal 1948 produce pasta originale di Gragnano in Via Roma
a Gragnano. L’acqua li è perfetta, il clima è
aria fresca del Vesuvio e la brezza del Golfo di Sorrento che
si incontrano appunto a Gragnano. E poi ci sono i maestri pastai
più bravi del mondo”.
Andrete in Cina, in India, a Mosca, in altri paesi?
“Il format di Eataly è universale e adattabile
a tutto il mondo. Il problema di un mercante è quello
di riuscire a costruire un format applicabile in tutto il mondo.
Pensiamo per esempio al caso di Ikea. L’Ikea di Mosca
è uguale a quella di Cinisello Balsamo. Il cibo naturalmente
ha problematiche diverse”.
Questo esperimento secondo lei poteva nascere soltanto a Torino?
“Secondo me si, forse è un po’ una presunzione
da piemontese innamorato del territorio delle radici. Turino
ha caratteristiche uniche in questo senso. E’ la capitale
di un territorio che secondo me ha la più alta enogastronomia
italiana. A Bra è nato lo Slow food che è il più
grande movimento mondiale in questo senso, nel campo della nuova
gastronomia non solo il gusto ma il pulito e il giusto e poi
Eataly ha ricevuto da parte degli amministratori della città
di Torino una comprensione immediata della grande potenzialità
che poteva avere per la città stessa”.
Autore: Alain Elkann (arretrato de La Stampa dell'11 marzo 2007)
Per maggiori informazioni su Eataly, cliccare qui. |
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Il mondo dei giovani: come evolvono i consumi?
“Con il pensiero e la
volontà di promuovere la crescita del vino italiano,
non tanto per aumentarne i consumi ma per migliorarne immagine
e cultura. E, in questo contesto, sono proprio i giovani il
target che necessita maggiormente di un’azione mirata
e originale.
Recenti studi evidenziano che i ragazzi fra i 13 e i 24 anni
hanno un rapporto poco equilibrato con gli alcolici in generale.
A differenza di altre bevande, però, il vino non è
un prodotto “da sballo”, ovvero consumato in eccesso
per perdere il controllo, ma, al contrario, è un prodotto
strettamente legato alla socialità, allo stare insieme.
Pensiamo che a trasmettere efficacemente questo messaggio debbano
essere proprio i giovani, che hanno un approccio alla pari con
i coetanei, meno didattico e più accattivante”.
Così il presidente Agivi Enrico Drei Donà che,
in collaborazione con Unione Italiana Vini (Uiv) e Bibenda-Ais
Roma, il 10 febbraio a Roma (Hotel Parco dei Principi), organizzerà
un Forum che affronterà un tema “scottante”,
come quello dell’analisi dei punti di forza e delle criticità
del rapporto vino e giovani.
Spesso il settore ha considerato questo argomento “scomodo”
e lo ha affrontato in modo superficiale e unilaterale per paura
di entrare un campo minato. Oggi, invece, i giovani imprenditori
del vino ha pensato di lanciare questa sfida: parlare di consumi,
di approccio consapevole, ma anche delle motivazioni che spingono
a comportamenti “border line” (nel Forum saranno
analizzati dal segretario generale Michele Contel anche i nuovi
dati dell’Osservatorio Alcol e Giovani).
“Si discuterà - si legge in una nota stampa - di
psiche giovanile e problematiche del disagio, chiarendo bene
come e quando queste si manifestano e soprattutto, quali prodotti
coinvolgono. Gli episodi di abuso, infatti, molto spesso riguardano
i super alcolici e raramente si rivolgono al vino. Per la prima
volta, poi, si parlerà del mondo del vino come opportunità
di lavoro stabile e appagante per chi si affaccia al mondo del
lavoro. Ogni anno il settore vitivinicolo italiano impiega oltre
700.000 persone, in particolar modo giovani, anche provenienti
da esperienze molto diverse fra loro. La ripartizione è
di 465.000 persone coinvolte nella gestione delle aziende, più
di 94.000 impiegati nella produzione, più di 55.000 addetti
alla trasformazione e più di 86.000 addetti alla distribuzione
e commercializzazione. Il settore concorre al sistema economico
con un fatturato di oltre 20.000.000.000 di euro, con un indotto
in termini di consumi del settore di più di 2.000.000.000.
In un momento congiunturale in cui nel nostro Paese cresce la
disoccupazione e la precarietà per le nuove generazioni,
il mondo del vino offre un lavoro solido, ricco di valori, rispettoso
della natura, appassionante, sano.
Giovani enologi, agronomi, sommelier, enotecari, agenti …
fanno ingresso ogni anno in un settore, quello del vino, che
innegabilmente rappresenta il “made in Italy” nel
mondo e che quindi arricchisce a cascata tutto il Paese.
L’evento - Torna a Roma il “Beregiovane”
Tutto il meglio della nostra enologia, rappresentato da famosi
Brunello di Montalcino, Sagrantino di Montefalco, Barolo, Amarone,
ma anche vini emergenti come l’Erbaluce di Caluso, Nero
di Troia, Primitivo di Manduria e molto altro ancora …
saranno di scena il 10 febbraio a Roma, che diventerà
la capitale del “bere bene”, grazie al “Wine
Bar del Bere Giovane”. L’iniziativa è voluta
dall’Agivi (Associazione Giovani Imprenditori Vinicoli
Italiani) ed è dedicata ai giovani e non solo, che amano
il mondo del vino. L’evento è di scena nell’Hotel
Parco dei Principi (dalle ore 16,30 alle ore 21,30).
Il ritratto - Chi è Agivi (Associazione giovani produttori
vinicoli italiani)
Composta da più di 130 imprenditori under 40 che rappresentano
oltre 14.000 ettari di vigneto specializzato, dall’Alto
Adige alla Puglia. L’Agivi nasce nel 1989 dalla volontà
di un gruppo di giovani imprenditori dell’Unione Italiana
Vini e alla Confederazione della Vite e del Vino, di unirsi
per accrescere i valori, l’intesa e lo spirito di coesione
fra le aziende del settore. Il presidente è Enrico Drei
Donà, bolognese, 32 anni, titolare della Tenuta La Palazza.
Agivi investe nella comunicazione e nella formazione per diffondere
la cultura del bere bene. Tra eventi e iniziative, il “Forum
del Bere Giovane”, il “Wine Bar del Bere Giovane”,
l’operazione “Vino & Vela”, i master di
formazione, in collaborazione con importanti centri di formazione
manageriale.
(fonte: www.winenews.it)
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L’Italia che supera il miliardo di
dollari nelle esportazioni vinicole verso gli stati uniti
Momento di grande successo
per il nostro paese che esporta il doppio dei vini francesi,
il quadruplo dei vini cileni e sette volte di più dei
vini spagnoli, anche se continua ad essere tallonata dai vini
australiani. Per la prima volta nella storia, l’Italia
ha superato il miliardo di dollari nelle esportazioni vinicole
verso gli Stati Uniti ed i due milioni di ettolitri, secondo
quando dichiarato oggi dal presidente dell’Italian Wine
& Food Institute, Lucio Caputo. L’avvenimento è
stato celebrato oggi 30 gennaio, nella sede del Wine & Food
Institute, sulla 42ma Strada a New York, con un cerimonia nella
quale è stata scoperta una targa che ufficialmente proclama
l’anno 2006 quale anno del Miliardo.
Lucio Caputo ha ricordato quando nel 1975 aveva dato inizio,
(l’Italia esportava allora solo 360 mila ettolitri di
vino per un valore inferiore ai 40 milioni di dollari), alla
famosa campagna promozionale in favore dei vini italiani che
fra mille difficoltà e grande incredulità aveva
permesso di cambiare il panorama vinicolo italiano nel grande
paese americano facendo acquistare grande notorietà e
prestigio al vino italiano. Per sette anni con una martellante
e capillare campagna, senza precedenti, il vino italiano è
stato promosso in ogni angolo del paese con risultati sempre
maggiori e sempre più stupefacenti portandolo sulle tavole
di un elevatissimo numero di consumatori americani.
Superata la Francia, paese allora dominante sul mercato americano,
il vino italiano diventava un simbolo di successo raggiungendo
nel 1983 i 2,4 milioni di ettolitri (record ancora imbattuto)
ed i 243 milioni di dollari (con un incremento rispettivamente
del 562% in quantità e del 582% in valore rispetto al
1974). Poi cancellata la campagna vini, smantellata la bella
e funzionale enoteca sulla Park Avenue, era cominciato il declino.
Declino che aveva toccato il punto peggiore nel 1991 quando
le esportazioni italiane si erano ridotte a soli 701 mila ettolitri
(con una riduzione del 708%). Poi con la ripresa dell’attività
promozionale la lenta ma costante risalita che ha portato ai
lusinghieri records del 2006.
“L’Italia - ha concluso Caputo - può, comunque,
meritatamente godersi questo momento di grande successo visto
che è il primo paese fornitore degli Stati Uniti,
sia in valore che in quantità, e che esporta il doppio
dei vini francesi, il quadruplo dei vini cileni e sette volte
di più dei vini spagnoli, anche se continua ad essere
tallonata dai vini australiani”.
Le cifre dell’Italian Wine & Food Institute
- Il vino italiano nel 2006 negli Usa
Nel 2006, le esportazioni italiane hanno superato i 2.122.985
ettolitri ed il miliardo di dollari, contro 1.985.180 ettolitri
e $ 955.891.000 nel 2005, con un aumento rispettivamente del
6,9% in quantità e del 7,8% in valore (1.946.070 ettolitri
per un valore di 944.886.000 dollari nei primi 11 mesi dell’anno
con un aumento rispettivamente del 6,7% ’ e del 7,1% ).
I vini italiani sono seguiti dai vini australiani che hanno
raggiunto i 2.010.292 di ettolitri ed i $ 660.271.630 contro
1.931.550 ettolitri ed $ 693.423.000 del 2005 con rispettivamente
un aumento del 4,1% in quantità ed una diminuzione del
4,8% in valore (1.842.860 ettolitri per 605.246.000 dollari
nei primi 11 mesi dell’anno con un aumento rispettivamente
2,5% in quantità ed una flessione del 6,1% in valore);
poi da quelli francesi, che hanno raggiunto i 978.098 ettolitri
ed i $ 769.383.000 contro 775.860 ettolitri e $ 610.433.000
nel 2005 con un aumento rispettivamente del 26,1% in quantità
ed in valore (896.590 ettolitri per 705.268.000 dollari nei
primi 11 mesi dell’anno con un aumento rispettivamente
27,2% e del 27,7%) e, infine, da quelli cileni che hanno raggiunto
i 507,207 ettolitri ed i $ 150,566,000 contro 523,010 ettolitri
e $ 155,879,000 nel 2005 con rispettivamente una diminuzione
del 7,8% in quantità e del 3,4% in valore (464.940 ettolitri
per 138.019.000 dollari nei primi 11 mesi dell’anno con
un flessione rispettivamente di 8,2% e di 4,2% ).
Le importazioni totali Usa hanno inoltre raggiunto i 6.928.101
milioni di ettolitri ed i $ 3.185.947.500 contro 6,409,990 ettolitri
e $ 2,920,452,000 nel 2005 con un aumento rispettivamente dell’8,1%
in quantità e del 9,1% in valore (6.350.760 ettolitri
per un valore di 2.919.435.000 dollari nei primi 11 mesi dell’anno
con un aumento rispettivamente del 7,9% e del 8,9%).
(fonte: www.winenews.it)
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Exploit sui mercati stranieri degli spumanti
“made in Italy”
Germania, Usa e Giappone guidano
la riscossa. Bene l’Est Europa. Piu consumi domestici
in Italia e qualità sempre più in alto. Il successo?
La ricchezza di tipologia.
Ha ripreso a correre e… scorrere lo spumante italiano
sia sulle tavole degli italiani, sia e soprattutto sui mercati
stranieri ed extraeuropei in particolare. Un 2006 con il botto,
dunque. Un anno decisamente positivo per il comparto spumantistico
nazionale, che ha toccato l’importante traguardo dei 300
milioni di bottiglie annue. Un risultato impensabile solo qualche
stagione fa e che ora sembra invece alla portata di mano.
Un exploit degli spumanti “made in Italy” dovuto
soprattutto alle performance fatte registrare sui mercati stranieri
dove sono finite complessivamente 130 milioni di pezzi. Il dato
più eclatante è la forte crescita - quasi + 20%
- delle spedizioni nei paesi extracomunitari, dove in particolare
evidenza sono Stati Uniti e Giappone. Negli States si sono stappte
15 milioni di bottiglie per il fine anno 2006, cioè un
brindisi su tre marchiato “made in Italy” Il merito
va soprattutto ad Asti Docg e Prosecco Doc Conegliano Valdobbiadene
che, insieme con oltre 27 milioni di bottiglie (+ 21%), hanno
detronizzano “sua maestà” lo Champagne. In
Giappone, con un balzo oltre il 62%, si è arrivati, a
fine anno, a 4,5 milioni di bottiglie. Molto interessanti anche
i segnali di crescita ulteriore in Brasile e più in generale
in tutta l’Est Europa dove l’export in Russia ha
fatto registrare una crescita di oltre il 20%. La Cina resta
ancora un mercato di nicchia, ma sta scalando rapidamente le
posizioni con un aumento di 7 volte sul 2005. Le tipologie preferite
dai consumatori stranieri, in forte apprezzamento soprattutto
gli spumanti secchi, sono quelli di vitigno ed anche i Metodo
Classico, con incrementi medi superiori al 9% in volume e al
13% in fatturato.
Ma come vanno le cose nei paesi dell’Unione Europea? Anche
qui la crescita c’è, anche se meno accentuata,
ma significativa proprio nei paesi a più spiccata vocazione
enologica: l’andamento in Germania - che rimane il primo
cliente italiano - registra un + 13%, grazie in particolare
agli 8,5 milioni di tedeschi, che hanno preferito brindare con
il Prosecco e con l’Asti (quasi 16 milioni di bottiglie),
staccando nettamente i 2,5 milioni che, invece, hanno scelto
lo Champagne. Bollicine italiane in festa anche in Gran Bretagna,
ma soprattutto in Svizzera, in Austria, in Ungheria, in Russia,
con incrementi sempre superiori al 20-25% sul 2005.
Il buon momento degli spumanti italiani all’estero si
nota anche dal fatturato del comparto che è superiore
all’incremento delle quantità e si avvicina in
valore molto al miliardo di euro al consumo.
Dunque, un quadro incoraggiante per il settore spumantistico
nazionale che può contare su 800 aziende e poco meno
di 3.000 etichette, ma soprattutto su una varietà e ricchezza
di vitigni, tipologie e produzioni che non ha riscontri nel
mondo e che, se ben valorizzata e promossa, può avvantaggiare
i prodotti italiani in grado appunto di farsi preferire ai competitor
stranieri (primi fra tutti Champagne e Cava) per le potenzialità
di un consumo più diffuso, più vario negli abbinamenti
a tavola, più alla portata di tutte le tasche, delle
diverse le fasce d’età e dei differenti stili di
vita, specialmente quelli giovanili.
Anche in casa nostra si torna a parlare decisamente italiano,
dopo anni in cui avanzavano scelte esterofile, anche in occasione
delle festività di fine anno, periodo in cui si concentra
ancora oltre il 65% degli acquisti degli italiani. Sono crescono
sia i consumi domestici (+ 8%), sia le vendite in particolare
attraverso la grande distribuzione (+ 16%). Solo il 2% degli
italiani, infatti, hanno scelto le bottiglie di Champagne; il
54% si è orientato verso gli spumanti dolci di vitigno
ed in particolare verso l’Asti Docg; il 39% verso gli
spumanti secchi e semi brut, con in testa il Prosecco Doc Conegliano
Valdobbiadene; il 5% ha preferito quei prodotti con il Metodo
Classico. Spesa interna al consumo di 0,750 miliardi di euro
per fare il botto di 110 milioni di bottiglie nel dicembre 2006.
E’ cresciuto di più il fatturato sulla quantità
venduta a dimostrazione che lo spumante nazionale ha un ottimo
rapporto prezzo abbinato ad un valore di origine-ricchezza tipologica.
Anche le produzioni di nicchia hanno successo perché
oggi il consumatore è sempre più attento, esigente
e preparato. Un’ulteriore buona notizia per l’enologia
spumantistica italiana. (elaborazioni dati a cura dell’Osservatorio
Nazionale Economico Spumanti su ricerche, analisi, articoli
e studi di mercato, www.forumspumantiditalia.it)
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Nel 2007 previsto più Made in Italy
sulle tavole degli Italiani
E' quanto afferma la Coldiretti
nel commentare i risultati cautamente ottimistici per il 2007
del sondaggio commissionato da Ancc-Coop Italia.
Il fatto che nel 2007 quasi un italiano su tre voglia comperare
piu' prodotti italiani rende necessario intervenire sulla trasparenza
dell'informazione perché la metà della spesa alimentare
nazionale è destinata all'acquisto di prodotti anonimi
per i quali non è ancora obbligatorio indicare in etichetta
la provenienza con il rischio che venga spacciato sul mercato
il falso Made in Italy a danno degli imprenditori e dei consumatori
che hanno destinato per la tavola ben 125 miliardi di Euro in
un anno. E' quanto afferma la Coldiretti nel commentare i risultati
cautamente ottimistici per il 2007 del sondaggio commissionato
da Ancc-Coop Italia dal quale emerge che nel carrello della
spesa il 32 per cento degli intervistati prevede di mettere
piu' prodotti italiani, il 18 per cento piu' prodotti tipici
e locali mentre solo il 6 per cento pensa di aumentare gli acquisti
di private label e il 5 per cento di prodotti di basso prezzo
(cosiddetti primi prezzi). Di fronte al consolidarsi di comportamenti
che tendono a privilegiare a tavola uno storico nazionalismo
è necessaria - sottolinea la Coldiretti - una maggiore
responsabilità del sistema produttivo nazionale, dal
campo alla tavola, e delle Istituzioni a difesa della trasparenza
dell'agroalimentare per evitare che in Italia e nel mondo si
radichi un falso Made in Italy che nulla a che fare con la realtà
produttiva nazionale. La spesa alimetare degli italiani - precisa
la Coldiretti - vale circa 125 miliardi di euro per un importo
di 456 euro al mese per famiglia, la seconda voce dopo l'abitazione
e pari al 19 per cento della spesa familiare complessiva. Sugli
scaffali - continua la Coldiretti - è straniero l'olio
di oliva contenuto quasi in una bottiglia su due, ma ai consumatori
vengono presentate tutte come italiane perché sulle etichette
non è obbligatorio indicare l'origine delle olive e vengono
“spacciati” come Made in Italy miscugli di olio
spremuto da olive spagnole, greche e tunisine. Ed è ancora
possibile - continua la Coldiretti - spacciare impunemente come
Made in Italy i prosciutti ottenuti da maiali allevati in Olanda
e Danimarca ed addirittura la macedonia in scatola composta
da ananas e acini di uva extracomunitaria, prugne bulgare e
pere cinesi può fregiarsi dell'etichetta Made in Italy.
Dai risultati dell'“Indagine 2006 COLDIRETTI-ISPO sulle
opinioni degli italiani sull'alimentazione” emerge che
il 92 per cento degli italiani ritiene che dovrebbe essere sempre
indicato in etichetta il luogo di allevamento o coltivazioni
dei prodotti agricoli contenuti negli alimenti” con un
aumento del 6 per cento rispetto allo scorso anno. E secondo
l'indagine - precisa la Coldiretti - la maggioranza degli italiani
è disposta a pagare di più pur di assicurarsi
l'origine nazionale degli alimenti dopo il ripetersi di emergenze
sanitarie, dalla mucca pazza all'influenza aviaria, e il rincorrersi
di scandali alimentari, dalla carne agli ormoni del nord Europa
all'importazione illegale di riso contaminato da organismi geneticamente
modificati. Occorre dunque difendere e completare - conclude
la Coldiretti - il percorso già iniziato a livello europeo
dove sono state adottate le norme per l'etichettatura di origine
della carne bovina a partire dal primo gennaio 2002 dopo l'emergenza
mucca pazza, per l'indicazione della varietà, qualità
e provenienza dell'ortofrutta fresca, il codice di identificazione
delle uova a partire dal primo gennaio 2004, il Paese di origine
in cui è stato raccolto il miele dal primo agosto 2004,
mentre in Italia è stata prevista, grazie alla mobilitazione
della Coldiretti, l'etichetta di origine anche per il latte
fresco dal giugno 2005, per la carne di pollo dal 17 ottobre
2005 e per la passata di pomodoro dal 15 giugno 2006.
fonte: Coldiretti
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Tendenze: come si ricicla anche il mondo
del vino!
Dalla lampada realizzata con
la bottiglia dello champagne al parquet di legno di rovere delle
botti dei grandi rossi toscani. Piccolo viaggio tra il riciclo
e il ready-made.
Anche i materiali utilizzati dal settore vitivinicolo possono
essere riciclati. Chi di noi non ha mai pensato di realizzare
una lampada con le meravigliose bottiglie da champagne, oppure
ad incorniciare e appendere al muro come un quadro una serie
di tappi in sughero originali di vini top per ricordare un “percorso
del vino”. Quanti, spinti da mogli che “vogliono
far ordine” hanno deciso che bisognava salvare le cassette
di legno dei vini e champagne ricevuti in dono, dando vita ad
una simpatica libreria. Se fate un passo indietro nella memoria
ricorderete sicuramente dei pesanti posacenere verde scuro,
con uno strano peduncolo al centro. Erano, una volta, il sedere
di una bottiglia che conteneva bollicine. Una volta bevuto il
contenuto via al riciclo con un taglio netto!
Riciclare è ormai indispensabile e saggio. Questo trend,
che non ha lasciato indifferenti né le avanguardie artistiche,
ne tanto meno la cultura del design, è invece da tempo
una realtà concreta sia per gli addetti ai lavori del
settore vitivinicolo, che per i moltissimi che apprezzano il
buon vino.
Sono stati gli enonauti, che segnalando questa cultura del riciclo
a www.winenews.it, hanno evidenziato come ancora una volta il
settore vitivinicolo è sempre in anticipo, anche su questa
tendenza.
Tra le idee più affascinanti e innovative, inoltre, da
segnalare la realizzazione di pavimenti in parquet di rovere,
con il riciclo del legno delle botti di grandi vini toscani:
tante ormai le aziende vinicole che negli anni hanno ristrutturato
le loro sale di degustazione riutilizzando i legni di questi
“nobili” oggetti destinati alla discarica. Ed ancora
le barriques che possono diventare fioriere o degli originali tavoli
da aperitivo in piedi, le damigiane “svestite” che
rivivono come oggetti di arredamento ed i tappi che
si trasformano in sottopentola.
Riciclare è quindi da tempo la parola d’ordine
dei produttori vinicoli, che in questo modo danno un valore
aggiunto al piacere del buon vino. Chissà che sensazioni
camminare sul legno che ha dato vita ad un vino di eccellenza!
Se poi andiamo oltre il riciclo e ci mettiamo anche una punta
di ecologia troviamo i tappi accendi fuoco. Questa la vecchia
ricetta che anche i nostri nonni hanno usato. Prendete un vaso
di vetro grande con coperchio, alcool rosa e tanti tappi di
sughero. Riempire il vaso con alcool fino in cima. Chiudete
bene con il coperchio. Dopo 3⁄4 settimane usare ciascun
tappo per il camino o il barbecue: funzionano benissimo, bruciano
a lungo, non puzzano e soprattutto sono riciclati.
Daniela Vidotto (fonte: www.winenews.it)
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