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News 2007

A Natale festeggia con i nostri vini
Come tutti gli anni e' partita la grande offerta natalizia dei vini della Cantina.
Le migliori selezioni, i premiatissimi spumanti e tutti i vini della tradizione del territorio piacentino sono pronti per essere impacchettati e regalati.

Orari di apertura dei punti vendita

Punto vendita di Vicobarone: aperto anche tutte le domeniche di dicembre, dalle ore 9 alle 12.30

Punto vendita di Piacenza: aperto anche tutte le domeniche di dicembre dalle 9 alle 12.30 e dalle 15 alle 19.
Da martedì 11 a lunedì 24 dicembre compreso aperto tutti i giorni .
Sabato 8 dicembre aperto.

Saranno inoltre possibili assortimenti personalizzati su prenotazione, per creare infinite combinazioni di gusto con il grande assortimento dei vini della Cantina di Vicobarone.




I consumatori di vino secondo Astra Ricerche:  stabili nel numero, attratti dai vini di fascia media e sempre piu' forti dal punto di vista alcolico, consumano piu' rose' e sperimentano prodotti meno tradizionali e stranieri.

Non crescono di numero, preferiscono i vini di prezzo di fascia media, li chiedono sempre più importanti dal punto di vista della gradazione alcolica, consumano più rosè che in passato e sono aperti a nuove tradizioni vinicole, anche dall’estero. Sono i consumatori di vino secondo la fotografia scattata da Astra ricerche, che il presidente dell’istituto, Enrico Finzi, commenta a Winenews.tv: “Io individuerei cinque tendenze: la prima evidenzia una sostanziale stabilizzazione del numero dei consumatori. In secondo luogo, c’è una protesta di massa, silenziosa ma non per questo meno importante, nei confronti dei prezzi medio-alti a favore dei prezzi medi. I prezzi alti - precisa Finzi - non creano problemi ai gruppi sociali abbienti, mentre ciò che viene criticato sono i prezzi esorbitanti. Al supermercato vengono preferite le bottiglie da 5-6 euro a scapito di quelle da 9-10, mentre nella moderna distribuzione si scelgono quelle da 9-10 rispetto a quelle da 14-15 euro nella moderna distribuzione”.
Ma che tipo di vino viene consumato di più? “C’è una diminuzione della domanda di prodotti con basso contenuto alcolico - continua Finzi -: per esempio, le donne non vanno più solo sui “prosecchini” di facile beva, e inoltre si chiedono prodotti bianchi un po’ più “significativi” pur essendo percepiti più leggeri dei rossi”.

“Come quarto punto, va segnalato che finalmente dopo anni di crisi ha ripreso slancio la categoria del Rosè, anche grazie all’arrivo sul mercato di prodotti di buona o ottima qualità, con un autonomia di personalità e di immagine, non più considerati come “rossi svirilizzati”. Un’ultima tendenza, secondo Finzi, è quella che evidenzia una nuova “sperimentazione di prodotti al di fuori delle grandi tradizioni enologiche tradizionale, e un numero crescente di consumatori di vini stranieri (cileni, australiani e californiani tanto per dirne alcuni), con un fenomeno - conclude Finzi - che in Italia resta comunque più debole che altrove”. (fonte: www.winenews.it)



Continua il coprifuoco alcolico anche durante tutta la notte di Capodanno
La legge che vieta la somministrazione di bevande alcoliche nei locali pubblici vale anche per le feste comandate.

Allo scoccare della mezzanotte di Capodanno sbrigatevi a fare i brindisi di rito con amici e parenti, perché avete solo due ore di tempo: dopo di che, se siete ad un veglione o in discoteca, nessuno vi venderà più un goccio di spumante o di champagne. Lo evidenzia il sito www.winenews.it, uno dei più cliccati dagli appassionati del buon bere: per tutti gli italiani che decidono di festeggiare l’ultimo dell’anno in un locale pubblico scatta alle due in punto il “coprifuoco alcolico”, e i calici si potranno riempire solo con aranciata e coca-cola.

Così prescrive l’articolo 6 della legge sulla sicurezza stradale (la n. 160/2007 del 2 ottobre scorso, conversione del decreto 117/2007), che recita: “Tutti i titolari e i gestori di locali ove si svolgono, con qualsiasi modalità e in qualsiasi orario, spettacoli o altre forme di intrattenimento, congiuntamente all’attività di vendita e di somministrazione di bevande alcoliche, devono interrompere la somministrazione di bevande alcoliche dopo le ore 2 della notte”. Una regola che vale evidentemente per tutti i giorni dell’anno, comprese le feste comandate: scordiamoci, quindi, oltre a Capodanno, di fare “cin cin” a Natale o a Carnevale, dopo il fatidico orario.
Ferma restando l’importanza di garantire sicurezza sulle strade e di contrastare fenomeni di abuso nel consumo di alcolici, sono molti i pareri dissonanti su questo approccio legislativo di stampo “proibizionista”. Giancarlo Bornigia, proprietario del Piper e del Gilda, due delle più famose discoteche di Roma, frequentate anche da numerosi vip, è un testimone “storico” del mondo dei locali da ballo, in cui ha iniziato a lavorare fin dagli anni Sessanta: “Questa legge favorisce gli abusivi - afferma Bornigia - il divieto di vendere alcolici interessa infatti solo i locali e le discoteche che hanno le licenze, mentre alle feste abusive si continuerà a bere come prima. Per non parlare di bar, ambulanti e supermarket che possono vendere alcolici a tutte le ore. Di questo passo saremo costretti a chiudere ed a licenziare tutto il personale”.

Ottavio Cagiano, direttore di Federvini, spiega: “Questa legge, nata sull’onda di particolari emozioni dovute a tragici fatti di cronaca, non è stata forse ponderata con sufficiente attenzione: la conseguenza è che ci si trova di fronte a giornate particolari, come il Capodanno, in cui è quantomeno strano pensare di interrompere drasticamente i brindisi ad un’ora prestabilita: ipotizzo che le persone siano indotte ad ordinare prima delle due nuove consumazioni per timore di restare con il bicchiere vuoto; dall’altro lato, c’è una situazione permanente lungo tutto l’arco dell’anno in cui i ragazzi che vanno in discoteca si attrezzano lasciando in macchina o fuori dal locale le bottiglie di alcolici; per non parlare di fenomeni di somministrazione di bevande alcoliche da parte di ambulanti, molto difficili da controllare”.
Attenzione naturalmente anche a mettersi al volante dopo il cenone: in base alla medesima legge per chi guida in stato di ebbrezza sono previste multe salatissime, e nei casi più gravi l’arresto. Basta superare la soglia di 0,5 grammi di alcol per litro di sangue per rischiare un’ammenda da 500 a 2.000 euro. La legge impone anche di “esporre all’entrata, all’interno e all’uscita dei locali” le tabelle con “le quantità, espresse in centimetri cubici, delle bevande alcoliche più comuni che determinano il superamento del tasso alcolemico per la guida in stato di ebbrezza”, pena la chiusura del locale da 7 a 30 giorni. Perciò molti gestori di ristoranti, discoteche, pub hanno ordinato etilometri da piazzare nel proprio locale. (fonte: www.winenews.it)



Un nuovo test scientifico scopre le personalita' del vino.
Il nuovo test redatto dal Centro Studi Assaggiatori (l’unità di ricerca sull’analisi sensoriale più avanzata e completa in Italia) che abbinara ad ogni carattere il proprio profilo aromatico.

Una cena tra amici under trenta e non sapete che etichetta scegliere? Serata di gala con ospiti importanti e non volete sfigurare? Oppure avete invitato a cena la ragazza dei vostri sogni ma lei è vegetariana e vi si presenta l’ardua scelta del vino? Finita l’era del dimmi cosa bevi e ti dirò chi sei è la scienza a ribaltare le carte in tavola: secondo il Centro Studi degli Assaggiatori ogni vino, così come ogni persona, possiede una personalità sua propria, un carattere che può essere oggettivamente ed empiricamente descritto.
Ecco quindi il vino dalla personalità “austera”, adatto a persone tutte d’un pezzo, oppure “l’aristocratico”, di colore intenso, con buona alcolicità, non spiccatamente acido ma con grande struttura e una ancora più grande rotondità, profumi di fiori, agrumi e frutti essiccati, ma anche sentori balsamici, adatto quindi per i nobili d’animo e non solo. Esistono anche vini “giovanili”, cioè più leggeri con profumi di vaniglia, ciliegia, fragola, lampone e perché no, di questi tempi piuttosto alla moda, i vini “salutistici”, meno alcolici e più profumati di frutta cotta e di erbe aromatiche, perfetti per gli “appuntamenti” vegetariani. Ma un vino può essere decisamente molte altre cose: “volgare”, “esclusivo” o “comune”, “da enoteca” o “da supermercato”, “da ristorante” o “da bere casa” o, perfetto per i nostalgici: “evocativo”.
“Abbiamo individuato le caratteristiche sensoriali oggettive che contraddistinguono il carattere di un vino dall’altro - afferma Luigi Odello, presidente del Centro Studi Assaggiatori e professore di Analisi sensoriale presso le Università di Udine, Verona e Cattolica - La personalità del vino è sempre stata affrontata anche dalla critica enologica senza una base di dati oggettivi. Questa ricerca fornisce al mondo del vino un metodo per supportare il tema in modo scientifico”.
La ricerca “Le personalità del vino”, durata tre anni con l’impiego di oltre duecento assaggiatori professionisti, ha consentito di delineare in modo oggettivo i tratti del carattere di ogni vino assaggiato, esattamente come si fa per le persone, grazie ad un nuovo metodo d’assaggio il Big Sensory Test Analogico-Affettivo. (fonte: www.winenews.it)


Il vino novello Veris: il sapore d'autunno.

Veris, il pregiato vino novello della Cantina di Vicobarone, portain tavola i nuovi profumi e sapori di stagione.
Come ogni anno e' tempo di novello e per festeggiare il nostro Veris abbiamo organizzato feste con degustazioni di prodotti tipici, castagnate e animazioni per bambini.

Vi aspettiamo DOMENICA 11 NOVEMBRE a Piacenza e a Vicobarone dalle ore 10.00.

Nella sede di Vicobarone degustazione di vini e prodotti tipici

Nel punto vendita di Piacenza degustazione di vini e prodotti tipici e animazione con gonfiabile per bambini.

Vai alla scheda del vino novello Veris.

   
Due riconoscimenti importanti

L 'invito al Festival Nazionale degli Spumanti d'Italia
Il primo riconoscimento arriva dal Forum Spumanti d'Italia, che sabato 10 novembre organizza a Roma all'Hotel Parco dei Principi il 2° Festival Spumanti d’Italia in collaborazione con Ais-Lazio e Veronelli Editore.
Tra i soli cento vini invitati al Festival, ben due spumanti della Cantina di Vicobarone, la Malvasia Dolce e l'Ortrugo Brut.
In programma ci sono banchi di degustazione, la consegna del "Premio Gerolamo Conforto" ad un personaggio che ha vissuto per lo spumante, talk show su “ Politica & Spumanti – Seduzione & Emozione “ con associazione Donne del Vino, Associazione Luigi Veronelli, e scrittori, attori, giornalisti. Per conludere, un'asta di beneficenza a favore del CESVI, "Fermiamo l'Aids sul nascere".



La pubblicazione del Gutturnio Classico 2006 sull'Almanacco dl Bere Bene 2008 del Gambero Rosso
Il secondo riconoscimento non e' meno importante e riguarda la presenza del nostro favoloso Gutturnio Classico nella pubblicazione del Gabero Rosso che premia i vini con il miglior rapporto qualita' - prezzo.
L'Almanacco del Bere Bene 2008 compie quest'anno il suo diciottesimo anno d'eta'. E' lo strumento indispensabile per quanti ricercano la qualità a prezzi convenienti e per orientarsi nel variegato e difficile mondo del vino italiano.
E' l'unica guida che ci segnala vini di qualità dal costo non superiore agli 8,00 euro.
>> Vai alla pagina dei Premi e Riconoscimienti


Vino novello: in commercio 16 milioni di bottiglie
E' scattata da qualche giorno l'ora del vino novello: a partire dalla mezzanotte e un minuto di martedì 6 novembre sono arrivate sulle tavole degli italiani le 16 milioni di bottiglie di novello prodotte in Italia nel 2007.

Entro i prossimi sei mesi, questo il limite perchè il vino mantenga inalterate le proprie caratteristiche, le bottiglie dovranno essere consumate.
Per quanto riguarda la produzione 2007, Coldiretti evidenzia un calo del 10% rispetto allo scorso anno. Ciò è dovuto ad una vendemmia di buona qualità, ma con una produzione di poco superiore ai 40 milioni di ettolitri. Le bottiglie di novello Made in Italy arrivano sul mercato con dieci giorni di anticipo sul concorrente francese, il beaujolais nouveau, in vendita dal terzo giovedì di novembre (il 15). Passando ai prezzi, il novello varia dai tre ai sette euro a bottiglia, con una media di circa 5 euro.
Ricordiamo che il novello differisce dal vino comune per il metodo di vinificazione. Le uve del novello, infatti, non vengono pigiate e successivamente fermentate come nel caso dei vini tradizionali, ma viene invece effettuata la fermentazione direttamente con gli acini interi in modo che solo una piccola parte degli zuccheri presenti si trasformi in alcool, conferendo al vino il caratteristico gusto amabile e fruttato. In Italia, grande è l'appeal di questo vino sui più giovani. Ciò è dovuto alla caratteristica leggerezza, alla bassa gradazione (11 gradi), al bouquet aromatico, ma anche alla trasparenza del colore rosso rubino e all'abbinamento con i prodotti autunnali, dalle caldarroste ai prodotti tipici del territorio come salumi, verdure in pinzimonio e formaggi piccanti a pasta molle. Numerose poi le Sagre e le Feste paesane organizzate in onore del novello.

Il vino novello ha riacquistato negli ultimi anni una propria identità: è infatti passato dall'essere considerato un ...non-vino, ad essere apprezzato ed amato da una fascia sempre più ampia di consumatori. Si tratta infatti di un vino "allegro", fresco, profumato e gradevole, che piace un po' a tutti perchè leggero e poco impegnativo, con il quale si brinda alla nuova stagione enologica spesso in compagnia di deliziose caldarroste.

Un po' di storia
La storia del Novello risale a tempi piuttosto recenti anche se le origini non sono certe.
Diversi sono i racconti che narrano la "scoperta" di questo vino, tutti hanno però un minimo comune denominatore: l'origine francese. Sembra infatti che agli inizi del 1900, alcuni ricercatori stessero tentando di trovare un modo per conservare le uve da tavola. Chiusero i grappoli all'interno di un vaso vinario saturato di anidride carbonica, alla temperatura di 0°C. Dopo qualche tempo si accorsero che i grappoli erano diventati gassosi e frizzanti, non più adatti ad essere consumati ma forse adatti ad essere vinificati.

Il curioso esperimento dette origine ad un vino fresco, profumato e molto gradevole: nacquero così i primi Beaujolais Noveau, autorevolissimi antenati dei nostri Novelli. Attualmente questo vino è ottenuto tramite un procedimento detto "macerazione carbonica", un tipo di vinificazione che segue i principi dell'esperimento francese e dalla quale si ottengono vini dalle analoghe caratteristiche.
Prometeo, un successo che arriva anche dal web
Il gourmet Stefano Buso ha recentemente pubblicato sul proprio blog un articolo che parla del nostro Prometeo. Il giudizio? Eccellente.

"Nonostante l'ottima qualità e bontà, questo è anche un vino che ci può accompagnare tutti i giorni, ai pasti e non solo, per donarci quell' intensa sensazione di calore ed energia che per tanti aspetti è proprio riconducibile alla fiamma, al fuoco…all'energia primordiale legata allo stesso."
E gli abbinamenti: "è indicato come abbinamento per piatti non troppo impegnativi e dalla cottura non troppo intensa, ma ugualmente saporiti e gustosi. Direi che è altresì adatto con i primi piatti come i risotti (di carne e verdure o ai formaggi o al forno) e diversi primi gratinati."

Qui l'articolo completo di Stefano Buso.

2° Trofeo Cantina di Vicobarone

Protagonista della giornata:
"Prometeo", il vino creato per un nuovo piacere.


La Cantina di Vicobarone vi aspetta domenica 13 giugno alle ore 9.30 presso la sede di Vicobarone per festeggiare l’evento con la sfilata di auto d’epoca a cui seguirà nel pomeriggio una prova di abilità con l’assegnazione del 2° Trofeo e la sfilata finale.

Festeggeremo inoltre con il passaggio della 3a Prova del Campionato Italiano F.M.I. Motoraid e della 2a Prova del Campionato Italiano Vespa Raid.

Per tutti musica dal vivo e degustazione vini con buffet.
Saranno inoltre organizzate visite guidate dell'azienda per gruppi di persone.


>> scarica la locandina in PDF (2 MB)
>> come raggiungere la Festa (PDF)



L'inchiesta "Fabolous Life" afferma che la buona tavola e' un'abitudine irrinunciabile per gli italiani.
La buona tavola è irrinunciabile per chi insegue la fabolous life: emerge da una ricerca, promossa da Moet Chandon, leader del lusso e dello champagne, e realizzata da Ispo, sotto la supervisione del Professor Renato Mannheimer.

La ricerca del benessere e della raffinatezza anche nel bicchiere e nel piatto è un punto fermo in tre dei quattro profili individuati dallo studio, condotto su un campione di 2.230 italiani rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne, con un’attenzione particolare a 533 giovani/adulti tra i 25 e i 44 anni di cultura medio alta.
Ben il 34% del campione (“I Buongustai”) mette al primo posto la ricerca del gusto e della raffinatezza nel cibo, frequenta i ristoranti dei migliori chef e si concede anche a casa propria la migliore scelta di prodotti rari e raffinati.
Cibi e vini di qualità sono tra gli status symbol più inseguiti anche dagli “Insaziabili” (33%),,sempre alla ricerca del bello e di ciò che di meglio può offrire la vita. E’ la vera icona della fabulous life, ama viaggiare a cinque stelle, frequenta assiduamente i migliori ristoranti e locali di tendenza, non trascura le feste nei migliori salotti e non si perde una prima a teatro, cura il proprio corpo e trova il tempo anche per lo shopping firmato.
La buona tavola è inseguita anche dai “Viaggiatori” (22%), che amano prima di tutto visitare luoghi più belli del mondo, e trascorrere le vacanze e weekend nei migliori hotel, ma che vivono il viaggio anche come ricerca del gusto nei cibi e non trascurano i migliori ristoranti.
L’11% sono gli “Edonisti” che non mettono per gli interessi del “wine & food” ai primi posti delle preferenze per la loro vita.
(fonte: www.winenews.it)


Il vino rosso allunga la vita grazie ad una molecola anti-età.
Nessuna remora davanti a un bicchiere di vino rosso: aiuta a combattere l'invecchiamento. La bevanda di Bacco è infatti ricca di resveratrolo, composto naturale dalle proprietà antiossidanti, la prima molecola attiva nel ritardare i processi di invecchiamento.

La scoperta, tutta italiana, è di un ricercatore della Scuola Normale superiore di Pisa, Alessandro Cellarino, in collaborazione con la casa farmaceutica Lay Line Genomics. Lo studio è stato pubblicato dalla prestigiosa rivista internazionale di biologia Current Biology.
Per la prima volta gli scienziati hanno dimostrato come il resveratrolo sia in grado di ritardare la comparsa dei segni tipici della vecchiaia nell'uomo, come la riduzione della forza muscolare e della velocità d'apprendimento, e di allungare la vita, anche di un invertebrato.
Proprio il resveratrolo, presente nella buccia dell'uva, è stato aggiunto nella dieta di laboratorio di un gruppo di pesci africani della specie Nothobranchius Furzeri. Una famiglia di animali dal ciclo di vita accelerato, che raggiunge la piena maturità in sole quattro settimane, e già dopo nove settimane si riscontrano i deficit muscolari e di memoria tipici dell'invecchiamento, con un'aspettativa di vita in laboratorio che in genere non supera i tre mesi.
Ecco spiegato il motivo dell'impiego di questa specie di pesce nella somministrazione della molecola che ritarda l'invecchiamento: il suo breve ciclo di vita ha permesso di testare diverse sostanze dalle proprietà antiossidanti e di osservare in tempi accettabili le conseguenze sugli animali. In questo caso, il resveratrolo ha allungato del 30% la vita dei pesci africani.
La ricerca conferma quindi le virtù della molecola del vino rosso, e segna un passo avanti per lo sviluppo di farmaci in grado di contrastare l'insorgenza delle patologie legate all'invecchiamento, per migliorare la qualità della vita dell'anziano.
(fonte: Repubblica.it)




Il vino italiano conquista il Giappone.
La principessa imperiale Takamado dichiara: “il vino italiano ha il gusto piu' pulito e deciso del mondo, un gusto che riflette tutta la schiettezza e la generosita' della gente”.

Il vino italiano piace enormemente anche in Giappone perché è il “più sincero e generoso del mondo”: parola della Principessa Imperiale Takamado. Cugina dell’imperatore Akihito, Hisako Takamado è stata oggi l’ospite di onore ad un ricevimento dedicato al vino italiano in una delle sue più raffinate accezioni femminili, quella di otto produttrici in visita in Giappone nel nome del Vino delle donne (Francesca Planeta di Planeta, Alessandra Boscaini di Masi, Francesca Cinelli Colombini della Fattoria dei Barbi, Teresa Lungarotti della Lungarotti, Emanuela Stucchi Prinetti di Badia a Coltibuono, Beatrice Contini Bonacossi di Tenuta di Capezzana, Elda Felluga di Livio Felluga e Maria Chiara Clerici di Valfieri). Ad un ricevimento offerto nella residenza dell’ambasciatore d’Italia Mario Bova, la principessa si è soffermata a degustare alcuni dei vini presentati assieme ai piatti regionali che meglio li accompagnano e si è rivelata una vera intenditrice.
Nota per il suo amore per la Penisola e per l’Europa, dove è stata diverse volte assieme al marito, Hisako Takamado ha dichiarato di aver un sentimento tutto paricolare per l’enogastronomia italiana: “Il vino - spiega - lo apprezzo soprattutto per le sue tonalità pulite e decise: c’é chi, come in Francia, riesce a produrre qualità molto elaborate e complesse ma il vino italiano ha il gusto più pulito e deciso del mondo, un gusto che riflette tutta la schiettezza e la generosità della gente”.
A chi le chiede quale doc preferisca, la principessa risponde evitando di sbilanciarsi in qualsiasi forma di parzialità: “per pasteggiare - osserva - sono certamente migliori i rossi, ma come decidere fra un Sassicaia e un Brunello di Montalcino? Generalmente però - aggiunge con uno splendido sorriso - preferisco i bianchi, specie quelli più leggeri e vivaci”.
La visita del gruppo di imprenditrici, battezzato appunto Onna no wine, è stata organizzata dall’importatore specializzato Japan European Trade per le manifestazioni della Primavera Italiana in Giappone: comprende un giro di una settimana a Tokyo e altre cinque città, in una serie di degustazioni che prenderà il via con il primo concorso nazionale per sommelier giapponesi sul vino italiano. Oltre che fungere da giuria del concorso, le otto ambasciatrici enogastronomiche hanno deciso di farsi madrine di un’iniziativa di cui parleranno anche al presidente del Consiglio Romano Prodi nella sua imminente visita nel Sol levante: l’istituzione di una giornata del vino italiano nel mondo il 2 giugno, Festa della Repubblica. In Giappone, in quella data, in 600 locali su tutto il territorio nazionale, sarà offerto a chi sceglierà vino italiano un calice di cristallo.
(fonte: www.winenews.it)

Convegno IASA - anche l’omologazione del gusto nel vino risponde a precise regole del mercato “sensoriale”.
Servirebbe una maggiore educazione al gusto per riappropriarsi della autonoma capacità di decisione e per un’autentica soddisfazione dei sensi.

Da più parti si sente spesso parlare di omologazione del gusto, appiattimento degli stili enologici, ricerca sistematica della piacevolezza, anche a costo di una sua certa artificiosità. La questione è sbrigativamente risolta addossando tutte le responsabilità al cosiddetto “gusto internazionale”. Un elemento reale, certo, ma non sufficiente a spiegare compiutamente il fenomeno.
Una più attenta educazione al gusto, obiettivo peraltro ancora lontano dal realizzarsi nella nostra società dei consumi, sarebbe il mezzo più semplice per svelare il semplice arcano: i prodotti delle multinazionali trasmettono essenzialmente messaggi sensoriali semplici.

Se è vero che tutto parte dal cervello, allora dobbiamo ammettere che anche il nostro palato cerca di soddisfare le necessità dettate dalla nostra emotività. E molti studi hanno già identificato delle macrotendenze, ad esempio colori intensi, aromi potenti e un allontanamento dall’amaro. Come, d’altra parte, è in atto una sorta di “inseguimento” alle sensazioni tattili, come ad esempio la cremosità, la pastosità o la fluidità. Il tatto è il senso del contatto fisico, dell’affetto, della rassicurazione, quindi molto gradito ai consumatori. Anche le sensazioni visive sono particolarmente importanti. E’ dimostrato che un vino particolarmente rosso viene percepito come molto corposo. E si arriva al caso paradossale delle acqueviti: prodotti che sono sostanzialmente “profumi da bere”, vale a dire prodotti il cui punto di forze è la carica aromatica, e che vengono scelti dai consumatori nel 40% dei casi in base a una valutazione esclusivamente visiva.

Sono i produttori ad avere la responsabilità della gamma sensoriale offerta ai consumatori. Finché i produttori continueranno a perseguire, nei loro prodotti, la soddisfazione sempre degli stessi bisogni della società, quelli emotivi più elementari, non si potrà che andare verso l’appiattimento. Gli amari di erbe saranno un po’ meno amari, il caffè tostato un po’ meno tostato e la birra un po’ meno birra. Di più, i produttori sanno benissimo come collegare la gamma delle sensazioni offerte alla fidelizzazione stessa del cliente, che parte fin dalle prime esperienze sensoriali. Se nella giovinezza, l’istinto ci porterebbe ad affinare i nostri sensi, un’educazione al non gusto spiana la strada a stimoli monosensoriali molto forti. Nell’adolescenza cresciamo negli odori e nei gusti dei fast-food e nella maturità ci appassioniamo, in controtendenza, allo “slow” dei gusti preconfezionati da qualche movimento di opinione.

Dunque, la grande domanda è: come fanno i consumatori a sperimentare sensazioni nuove se hanno perso la capacità di valutarle? Esistono metodi in grado di informare il consumatore sulla possibilità di riappropriarsi della autonoma capacità di decisione per un’autentica soddisfazione sensoriale: sia attraverso test sui consumatori (Status Tasting), coinvolgendo migliaia di appassionati in un affascinante percorso sensoriale ai banchi di assaggio, sia rimodellando le classiche tecniche di laboratorio sensoriale, dotandole di strumenti metodologici utili per approfondire le nuove esigenze. Ne sono un esempio i nuovi test di definizione dei ritratti sensoriali (Big Sensory Test), ai quali si sono affiancati quelli finalizzati all’analisi dei percorsi emotivi e di immaginazione (BST Analogico-Affettivo) o dei processi condizionanti la scelta dei prodotti in funzione del packaging (Bst Packaging).
Scegliere è ancora possibile. Ma per farlo è necessaria un’adeguata educazione al consumo, un’educazione alla percezione sensoriale e la conoscenza dei prodotti alimentari.

Tutto questo è risultato nel convegno Iasa “Il Mercato dei Sensi”, a cui hanno partecipato Roberto Zironi, Ordinario di Industrie Alimentari all’Università di Udine, vicepresidente Iasa, Manuela Violoni, Responsabile dello sviluppo Centro Studi Assaggiatori, Luigi Odello, Professore di Analisi sensoriale all’Università di Udine, Verona e Cattolica di Piacenza, Presidente Centro Studi Assaggiatori, segretario accademico Iasa e Alberto Ugolini, Responsabile formazione e area scientifica Centro Studi Assaggiatori, segretario aggiunto Iasa. L’International Academy of Sensory Analysis (Iasa) è nata nel 2005 (www.iasa-network.org). Il suo obiettivo è riunire sotto un unico tetto i sensorialisti che in Italia e all’estero si dedicano alla disciplina, favorendo lo scambio di conoscenze tra loro e arrivando così a formare una comunità scientifica internazionale specifica per la disciplina.
(fonte: www.winenews.it)
Torna il Vinitaly: dal 29 marzo al 2 aprile a Verona
Anche quest'anno ritorna l'appuntamento piu' importante del mondo del vino. A Veronafiere numerossimi appuntamenti eno-gastronomici, kermesse eno-culturali e spettacoli per eno-appassionati.

IRiapre il Salone dei Vini DOC italiani e internazionali
Orario di apertura: orario continuato dalle 9.00 alle 18.30
Dove: Quartiere fieristico di Veronafiere
Quando: dal 29 marzo al 2 aprile 2007
Ingressi: San Zeno - Cangrande - Giuletta e Romeo
Modalita' di ingresso: riservato agli operatori del settore a pagamento - Registrazione obbligatoria - Ingresso non consentito ai minori di 18 anni
Settori merceologici: Vini, Distillati, Editoria, Servizi

per ulteriori informazioni visitare il sito del Vinitaly oppure cliccare qui.



Notti di lusso in campagna
L’agriturismo diventa nobile C’è l’antico mulino trasformato in villa di lusso, le mura vecchie di secoli fuori e dentro, al posto dei macchinari, i sacchi e la fatica, una piscina riscaldata con idromassaggio.

Ci sono il vecchio convento tramutato in abitazione di design e la masseria ristrutturata che diventa un rifugio, lontano dalla città, dal lavoro, dalla fretta. Non solo case immerse nella campagna italiana, dall’Abruzzo alla Romagna, dalla classica Toscana fino alla Sicilia, ma dimore dal fascino antico, luoghi dove abitare per un weekend, una settimana o magari un mese intero. Rispetto all’agriturismo, la possibilità di gustare il sapore di un luogo altrimenti inaccessibile: così le dimore di charme, come vengono definite dagli operatori, sono oggi fra le mete più ambite per un weekend romantico.

L’agriturismo chic - È l’ultima tendenza dell’agriturismo, settore che, dopo tre anni con il segno meno, nel 2006, secondo le prime stime di Agriturist, vede di nuovo risalire il fatturato (+3,7%). Cresce l’offerta (+4,8% di posti letto) e anche la domanda (+8,3% di pernottamenti). Crescita comunque insufficiente a recuperare gli oltre dieci punti di fatturato persi negli anni precedenti. Ma accanto alle difficoltà del tradizionale agriturismo e bed&breakfast, la moda di trascorrere il weekend in campagna in una dimora di charme è sempre più diffusa. Masserie, case quattrocentesche, antichi conventi, persino interi borghi rinascimentali ristrutturati con stile e gusto sono scelti da molte coppie per un fine settimana romantico, per ritrovare le atmosfere delle antiche case nobiliari e padronali, nel cuore di tenute dove si può andare a cavallo, camminare tra i vigneti, appassionarsi ai lavori del fattore.
Strutture dove i mobili in stile si accompagnano a oggetti di design o a pezzi fatti realizzare su misura da esperti artigiani e intagliatori. «In Italia - spiega Gianni Farneti, autore della guida Dimore di charme nella campagna italiana 2007 (Ibis Edizioni) - esistono oggi oltre 15mila agriturismi. E sono sempre più numerose le persone che cercano strutture romantiche, suggestive e, non ultimo, con un buon rapporto qualità prezzo». Tra gli antichi casali si riesce a trovare ancora soluzioni dove il glamour si unisce a prezzi interessanti. «I criteri di selezione fondamentali sono tre - spiega Farneti - il paesaggio e la bellezza di una struttura, l’arredamento e il prezzo. Il tetto massimo per una camera doppia non doveva superare i 110 euro».
Ottimi prezzi per luoghi dal sapore romantico dove trovare nuovi ritmi, ma anche dove riscoprire i sapori di una volta tra degustazioni, ristoranti gourmant e tanto relax. «Il piacere di assaggiare e acquistare prodotti biologici, vini doc, formaggi e salumi di produzione artigianale è ormai sempre più spesso l’occasione per un weekend fuori porta o per una gita romantica».

Fra tavola e relax - Si può fare scorta di golosità, girando tra aziende agricole e vinicole, per ritrovare una volta a casa i sapori che hanno reso speciale il weekend e quei risvegli abbracciati dalla natura, in camere curatissime e con colazioni a base di pane fatto in casa, marmellate di produzione artigianale, dolci e torte appena sfornati. Ma accanto al piacere della tavola si unisce sempre più spesso anche il relax. Oltre al contatto con la natura e cibi sani le dimore di charme offrono anche centri wellness di tutto rispetto dove, ad esempio, il vino diventa protagonista dei trattamenti di bellezza con massaggi, peeling, impacchi a base di estratti di vite rossa dalla grandi proprietà anti-aging, seguiti da tonificanti massaggi all’olio d’oliva per ridare elasticità e luce alla pelle. Così gli antichi casali e le ville di campagna diventano luoghi per rilassare non solo lo spirito, ma anche il corpo.
Autore: Laura Ogna (arretrato de Il Giornale dell'11 marzo 2007) 





“Con il cibo porterò la pace nel mondo” ... Parla Guido di Costigliole di Pollenzo intervistato da Alain Elkann all'Eataly di Torino, il piu' grande centro enogastronomico del mondo

E’ vero che Eataly a Torino è diventato il centro enogastronomico più grande del mondo? “Ci sono altri esempi a Londra, in Giappone, a Parigi, negli Stati Uniti ma noi abbiamo introdotto altre cose tra cui anche la didattica”.
Ma di cosa si tratta?
“E’ un grande mercato dove sono messi in vendita soltanto cibi di alta qualità con nove ristorantini monotematici di reparto: carni, salumi e formaggi, verdure, pesce, pasta, pizza, birra e gelati. C’è anche Guido di Costigliole di Pollenzo, uno dei più noti locali d’Italia, che ha aperto un ristorante “Guido per Eataly”. Poi ci sono una biblioteca con duemila volumi più dieci computer, un grande reparto per i cibi di stagione, aree dedicate al vino, alla birra, ai prodotti piemontesi. Infine tre aule didattiche, dove i cinquanta migliori chef di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta vengono a fare a turno corsi di cucina per i nostri clienti. Eataly è l’unico grande centro dedicato al cibo dove si può comprare, mangiare e studiare”.

Come mai lei ha deciso di investire venti milioni di euro in un’operazione di questo genere?
“I cibi di alta qualità sono appannaggio di circa il 10 per cento della popolazione, 5 per cento sono ricchi e possono permetterselo, 5 per cento sono appassionati, persone che amano i cibi. Il resto sono persone che non si avvicinano ai cibi dl qualità per mancanza di conoscenza. Non fanno attenzione a ciò che mettono dentro al corpo, avvicinare gente comune quindi ai cibi di qualità è una cosa molto Importante”.

A un mese dall’apertura, possiamo fare un primo bilancio su Eataly?
“E’ un successo enorme, siamo stati accolti in modo fantastico dai cittadini di Torino e del Piemonte che non si aspettavano un luogo del genere. Oltre 300 mila visitatori il primo mese e oltre 100 mila hanno comperato, mangiato o partecipato a corsi. Si è già creata una clientela fissa per la ristorazione informale, con 7-8 euro si mangia un piatto. Eataly si è rivelato un ambiente come il bazar di Istanbul dove la gente si ritrova, chiacchiera, si ferma, legge e si conosce. La gente condivide pane e acqua si può dire, si crea convivialità virtuosa di cui il cibo è come il demiurgo. Si annullano le differenze sociali, politiche e in fondo il cibo è un grandissimo strumento di pace”. Quindi si potrebbe aprire un centro “slow food” a Gerusalemme?
“Dico sempre a Carlo Petrini che secondo me bisognerebbe mettere i Presidenti di Israele e Palestina a uno stesso tavolo a mangiare e a bere discutendo solo di cibo e la cosa potrebbe avere successo”.
Che rapporto ha con Petrini?
“Sono un suo grande amico personale e un grandissimo fan e estimatore. Per quanto riguarda il mondo del cibo è una sorta di mio direttore spirituale”.
Si dice che lei pensa di aprire un nuovo Eataly a New York e poi in altre città italiane. E’ così?
“Si, questo sviluppo inizierà nel 2008, il 2007 lo vogliamo dedicare a imparare e a gestire bene questa macchina straordinaria che è Eataly di Torino e a cercare nuovi produttori virtuosi che possano fornirci cibi che promettiamo di buona qualità”.
Come mai lei è passato dagli elettrodomestici, il suo primo mestiere al cibo?
“In realtà ero già passato 25 anni fa dal cibo agli elettrodomestici, non ci chiamiamo Farinetti per caso. Mio nonno faceva la pasta e mio padre ha seguito la tradizione. Siamo pastai e io per tornare alle origini ho comprato la pasta a Gragnano e cioè il pastificio Cavalier Olimpio Afeltra che dal 1948 produce pasta originale di Gragnano in Via Roma a Gragnano. L’acqua li è perfetta, il clima è aria fresca del Vesuvio e la brezza del Golfo di Sorrento che si incontrano appunto a Gragnano. E poi ci sono i maestri pastai più bravi del mondo”.
Andrete in Cina, in India, a Mosca, in altri paesi?
“Il format di Eataly è universale e adattabile a tutto il mondo. Il problema di un mercante è quello di riuscire a costruire un format applicabile in tutto il mondo. Pensiamo per esempio al caso di Ikea. L’Ikea di Mosca è uguale a quella di Cinisello Balsamo. Il cibo naturalmente ha problematiche diverse”.
Questo esperimento secondo lei poteva nascere soltanto a Torino?
“Secondo me si, forse è un po’ una presunzione da piemontese innamorato del territorio delle radici. Turino ha caratteristiche uniche in questo senso. E’ la capitale di un territorio che secondo me ha la più alta enogastronomia italiana. A Bra è nato lo Slow food che è il più grande movimento mondiale in questo senso, nel campo della nuova gastronomia non solo il gusto ma il pulito e il giusto e poi Eataly ha ricevuto da parte degli amministratori della città di Torino una comprensione immediata della grande potenzialità che poteva avere per la città stessa”.
Autore: Alain Elkann (arretrato de La Stampa dell'11 marzo 2007) 

Per maggiori informazioni su Eataly, cliccare qui.
Il mondo dei giovani: come evolvono i consumi?
“Con il pensiero e la volontà di promuovere la crescita del vino italiano, non tanto per aumentarne i consumi ma per migliorarne immagine e cultura. E, in questo contesto, sono proprio i giovani il target che necessita maggiormente di un’azione mirata e originale.

Recenti studi evidenziano che i ragazzi fra i 13 e i 24 anni hanno un rapporto poco equilibrato con gli alcolici in generale. A differenza di altre bevande, però, il vino non è un prodotto “da sballo”, ovvero consumato in eccesso per perdere il controllo, ma, al contrario, è un prodotto strettamente legato alla socialità, allo stare insieme. Pensiamo che a trasmettere efficacemente questo messaggio debbano essere proprio i giovani, che hanno un approccio alla pari con i coetanei, meno didattico e più accattivante”. Così il presidente Agivi Enrico Drei Donà che, in collaborazione con Unione Italiana Vini (Uiv) e Bibenda-Ais Roma, il 10 febbraio a Roma (Hotel Parco dei Principi), organizzerà un Forum che affronterà un tema “scottante”, come quello dell’analisi dei punti di forza e delle criticità del rapporto vino e giovani.
Spesso il settore ha considerato questo argomento “scomodo” e lo ha affrontato in modo superficiale e unilaterale per paura di entrare un campo minato. Oggi, invece, i giovani imprenditori del vino ha pensato di lanciare questa sfida: parlare di consumi, di approccio consapevole, ma anche delle motivazioni che spingono a comportamenti “border line” (nel Forum saranno analizzati dal segretario generale Michele Contel anche i nuovi dati dell’Osservatorio Alcol e Giovani).
“Si discuterà - si legge in una nota stampa - di psiche giovanile e problematiche del disagio, chiarendo bene come e quando queste si manifestano e soprattutto, quali prodotti coinvolgono. Gli episodi di abuso, infatti, molto spesso riguardano i super alcolici e raramente si rivolgono al vino. Per la prima volta, poi, si parlerà del mondo del vino come opportunità di lavoro stabile e appagante per chi si affaccia al mondo del lavoro. Ogni anno il settore vitivinicolo italiano impiega oltre 700.000 persone, in particolar modo giovani, anche provenienti da esperienze molto diverse fra loro. La ripartizione è di 465.000 persone coinvolte nella gestione delle aziende, più di 94.000 impiegati nella produzione, più di 55.000 addetti alla trasformazione e più di 86.000 addetti alla distribuzione e commercializzazione. Il settore concorre al sistema economico con un fatturato di oltre 20.000.000.000 di euro, con un indotto in termini di consumi del settore di più di 2.000.000.000. In un momento congiunturale in cui nel nostro Paese cresce la disoccupazione e la precarietà per le nuove generazioni, il mondo del vino offre un lavoro solido, ricco di valori, rispettoso della natura, appassionante, sano.
Giovani enologi, agronomi, sommelier, enotecari, agenti … fanno ingresso ogni anno in un settore, quello del vino, che innegabilmente rappresenta il “made in Italy” nel mondo e che quindi arricchisce a cascata tutto il Paese.
L’evento - Torna a Roma il “Beregiovane”
Tutto il meglio della nostra enologia, rappresentato da famosi Brunello di Montalcino, Sagrantino di Montefalco, Barolo, Amarone, ma anche vini emergenti come l’Erbaluce di Caluso, Nero di Troia, Primitivo di Manduria e molto altro ancora … saranno di scena il 10 febbraio a Roma, che diventerà la capitale del “bere bene”, grazie al “Wine Bar del Bere Giovane”. L’iniziativa è voluta dall’Agivi (Associazione Giovani Imprenditori Vinicoli Italiani) ed è dedicata ai giovani e non solo, che amano il mondo del vino. L’evento è di scena nell’Hotel Parco dei Principi (dalle ore 16,30 alle ore 21,30).
Il ritratto - Chi è Agivi (Associazione giovani produttori vinicoli italiani)
Composta da più di 130 imprenditori under 40 che rappresentano oltre 14.000 ettari di vigneto specializzato, dall’Alto Adige alla Puglia. L’Agivi nasce nel 1989 dalla volontà di un gruppo di giovani imprenditori dell’Unione Italiana Vini e alla Confederazione della Vite e del Vino, di unirsi per accrescere i valori, l’intesa e lo spirito di coesione fra le aziende del settore. Il presidente è Enrico Drei Donà, bolognese, 32 anni, titolare della Tenuta La Palazza. Agivi investe nella comunicazione e nella formazione per diffondere la cultura del bere bene. Tra eventi e iniziative, il “Forum del Bere Giovane”, il “Wine Bar del Bere Giovane”, l’operazione “Vino & Vela”, i master di formazione, in collaborazione con importanti centri di formazione manageriale.
(fonte: www.winenews.it)





L’Italia che supera il miliardo di dollari nelle esportazioni vinicole verso gli stati uniti
Momento di grande successo per il nostro paese che esporta il doppio dei vini francesi, il quadruplo dei vini cileni e sette volte di più dei vini spagnoli, anche se continua ad essere tallonata dai vini australiani. Per la prima volta nella storia, l’Italia ha superato il miliardo di dollari nelle esportazioni vinicole verso gli Stati Uniti ed i due milioni di ettolitri, secondo quando dichiarato oggi dal presidente dell’Italian Wine & Food Institute, Lucio Caputo. L’avvenimento è stato celebrato oggi 30 gennaio, nella sede del Wine & Food Institute, sulla 42ma Strada a New York, con un cerimonia nella quale è stata scoperta una targa che ufficialmente proclama l’anno 2006 quale anno del Miliardo.

Lucio Caputo ha ricordato quando nel 1975 aveva dato inizio, (l’Italia esportava allora solo 360 mila ettolitri di vino per un valore inferiore ai 40 milioni di dollari), alla famosa campagna promozionale in favore dei vini italiani che fra mille difficoltà e grande incredulità aveva permesso di cambiare il panorama vinicolo italiano nel grande paese americano facendo acquistare grande notorietà e prestigio al vino italiano. Per sette anni con una martellante e capillare campagna, senza precedenti, il vino italiano è stato promosso in ogni angolo del paese con risultati sempre maggiori e sempre più stupefacenti portandolo sulle tavole di un elevatissimo numero di consumatori americani.
Superata la Francia, paese allora dominante sul mercato americano, il vino italiano diventava un simbolo di successo raggiungendo nel 1983 i 2,4 milioni di ettolitri (record ancora imbattuto) ed i 243 milioni di dollari (con un incremento rispettivamente del 562% in quantità e del 582% in valore rispetto al 1974). Poi cancellata la campagna vini, smantellata la bella e funzionale enoteca sulla Park Avenue, era cominciato il declino. Declino che aveva toccato il punto peggiore nel 1991 quando le esportazioni italiane si erano ridotte a soli 701 mila ettolitri (con una riduzione del 708%). Poi con la ripresa dell’attività promozionale la lenta ma costante risalita che ha portato ai lusinghieri records del 2006.
“L’Italia - ha concluso Caputo - può, comunque, meritatamente godersi questo momento di grande successo visto che è il primo paese fornitore degli Stati Uniti, sia in valore che in quantità, e che esporta il doppio dei vini francesi, il quadruplo dei vini cileni e sette volte di più dei vini spagnoli, anche se continua ad essere tallonata dai vini australiani”.

Le cifre dell’Italian Wine & Food Institute - Il vino italiano nel 2006 negli Usa

Nel 2006, le esportazioni italiane hanno superato i 2.122.985 ettolitri ed il miliardo di dollari, contro 1.985.180 ettolitri e $ 955.891.000 nel 2005, con un aumento rispettivamente del 6,9% in quantità e del 7,8% in valore (1.946.070 ettolitri per un valore di 944.886.000 dollari nei primi 11 mesi dell’anno con un aumento rispettivamente del 6,7% ’ e del 7,1% ).
I vini italiani sono seguiti dai vini australiani che hanno raggiunto i 2.010.292 di ettolitri ed i $ 660.271.630 contro 1.931.550 ettolitri ed $ 693.423.000 del 2005 con rispettivamente un aumento del 4,1% in quantità ed una diminuzione del 4,8% in valore (1.842.860 ettolitri per 605.246.000 dollari nei primi 11 mesi dell’anno con un aumento rispettivamente 2,5% in quantità ed una flessione del 6,1% in valore); poi da quelli francesi, che hanno raggiunto i 978.098 ettolitri ed i $ 769.383.000 contro 775.860 ettolitri e $ 610.433.000 nel 2005 con un aumento rispettivamente del 26,1% in quantità ed in valore (896.590 ettolitri per 705.268.000 dollari nei primi 11 mesi dell’anno con un aumento rispettivamente 27,2% e del 27,7%) e, infine, da quelli cileni che hanno raggiunto i 507,207 ettolitri ed i $ 150,566,000 contro 523,010 ettolitri e $ 155,879,000 nel 2005 con rispettivamente una diminuzione del 7,8% in quantità e del 3,4% in valore (464.940 ettolitri per 138.019.000 dollari nei primi 11 mesi dell’anno con un flessione rispettivamente di 8,2% e di 4,2% ).
Le importazioni totali Usa hanno inoltre raggiunto i 6.928.101 milioni di ettolitri ed i $ 3.185.947.500 contro 6,409,990 ettolitri e $ 2,920,452,000 nel 2005 con un aumento rispettivamente dell’8,1% in quantità e del 9,1% in valore (6.350.760 ettolitri per un valore di 2.919.435.000 dollari nei primi 11 mesi dell’anno con un aumento rispettivamente del 7,9% e del 8,9%).
(fonte: www.winenews.it)

Exploit sui mercati stranieri degli spumanti “made in Italy”
Germania, Usa e Giappone guidano la riscossa. Bene l’Est Europa. Piu consumi domestici in Italia e qualità sempre più in alto. Il successo? La ricchezza di tipologia.

Ha ripreso a correre e… scorrere lo spumante italiano sia sulle tavole degli italiani, sia e soprattutto sui mercati stranieri ed extraeuropei in particolare. Un 2006 con il botto, dunque. Un anno decisamente positivo per il comparto spumantistico nazionale, che ha toccato l’importante traguardo dei 300 milioni di bottiglie annue. Un risultato impensabile solo qualche stagione fa e che ora sembra invece alla portata di mano.
Un exploit degli spumanti “made in Italy” dovuto soprattutto alle performance fatte registrare sui mercati stranieri dove sono finite complessivamente 130 milioni di pezzi. Il dato più eclatante è la forte crescita - quasi + 20% - delle spedizioni nei paesi extracomunitari, dove in particolare evidenza sono Stati Uniti e Giappone. Negli States si sono stappte 15 milioni di bottiglie per il fine anno 2006, cioè un brindisi su tre marchiato “made in Italy” Il merito va soprattutto ad Asti Docg e Prosecco Doc Conegliano Valdobbiadene che, insieme con oltre 27 milioni di bottiglie (+ 21%), hanno detronizzano “sua maestà” lo Champagne. In Giappone, con un balzo oltre il 62%, si è arrivati, a fine anno, a 4,5 milioni di bottiglie. Molto interessanti anche i segnali di crescita ulteriore in Brasile e più in generale in tutta l’Est Europa dove l’export in Russia ha fatto registrare una crescita di oltre il 20%. La Cina resta ancora un mercato di nicchia, ma sta scalando rapidamente le posizioni con un aumento di 7 volte sul 2005. Le tipologie preferite dai consumatori stranieri, in forte apprezzamento soprattutto gli spumanti secchi, sono quelli di vitigno ed anche i Metodo Classico, con incrementi medi superiori al 9% in volume e al 13% in fatturato.
Ma come vanno le cose nei paesi dell’Unione Europea? Anche qui la crescita c’è, anche se meno accentuata, ma significativa proprio nei paesi a più spiccata vocazione enologica: l’andamento in Germania - che rimane il primo cliente italiano - registra un + 13%, grazie in particolare agli 8,5 milioni di tedeschi, che hanno preferito brindare con il Prosecco e con l’Asti (quasi 16 milioni di bottiglie), staccando nettamente i 2,5 milioni che, invece, hanno scelto lo Champagne. Bollicine italiane in festa anche in Gran Bretagna, ma soprattutto in Svizzera, in Austria, in Ungheria, in Russia, con incrementi sempre superiori al 20-25% sul 2005.
Il buon momento degli spumanti italiani all’estero si nota anche dal fatturato del comparto che è superiore all’incremento delle quantità e si avvicina in valore molto al miliardo di euro al consumo.
Dunque, un quadro incoraggiante per il settore spumantistico nazionale che può contare su 800 aziende e poco meno di 3.000 etichette, ma soprattutto su una varietà e ricchezza di vitigni, tipologie e produzioni che non ha riscontri nel mondo e che, se ben valorizzata e promossa, può avvantaggiare i prodotti italiani in grado appunto di farsi preferire ai competitor stranieri (primi fra tutti Champagne e Cava) per le potenzialità di un consumo più diffuso, più vario negli abbinamenti a tavola, più alla portata di tutte le tasche, delle diverse le fasce d’età e dei differenti stili di vita, specialmente quelli giovanili.
Anche in casa nostra si torna a parlare decisamente italiano, dopo anni in cui avanzavano scelte esterofile, anche in occasione delle festività di fine anno, periodo in cui si concentra ancora oltre il 65% degli acquisti degli italiani. Sono crescono sia i consumi domestici (+ 8%), sia le vendite in particolare attraverso la grande distribuzione (+ 16%). Solo il 2% degli italiani, infatti, hanno scelto le bottiglie di Champagne; il 54% si è orientato verso gli spumanti dolci di vitigno ed in particolare verso l’Asti Docg; il 39% verso gli spumanti secchi e semi brut, con in testa il Prosecco Doc Conegliano Valdobbiadene; il 5% ha preferito quei prodotti con il Metodo Classico. Spesa interna al consumo di 0,750 miliardi di euro per fare il botto di 110 milioni di bottiglie nel dicembre 2006. E’ cresciuto di più il fatturato sulla quantità venduta a dimostrazione che lo spumante nazionale ha un ottimo rapporto prezzo abbinato ad un valore di origine-ricchezza tipologica. Anche le produzioni di nicchia hanno successo perché oggi il consumatore è sempre più attento, esigente e preparato. Un’ulteriore buona notizia per l’enologia spumantistica italiana. (elaborazioni dati a cura dell’Osservatorio Nazionale Economico Spumanti su ricerche, analisi, articoli e studi di mercato, www.forumspumantiditalia.it)





Nel 2007 previsto più Made in Italy sulle tavole degli Italiani
E' quanto afferma la Coldiretti nel commentare i risultati cautamente ottimistici per il 2007 del sondaggio commissionato da Ancc-Coop Italia.

Il fatto che nel 2007 quasi un italiano su tre voglia comperare piu' prodotti italiani rende necessario intervenire sulla trasparenza dell'informazione perché la metà della spesa alimentare nazionale è destinata all'acquisto di prodotti anonimi per i quali non è ancora obbligatorio indicare in etichetta la provenienza con il rischio che venga spacciato sul mercato il falso Made in Italy a danno degli imprenditori e dei consumatori che hanno destinato per la tavola ben 125 miliardi di Euro in un anno. E' quanto afferma la Coldiretti nel commentare i risultati cautamente ottimistici per il 2007 del sondaggio commissionato da Ancc-Coop Italia dal quale emerge che nel carrello della spesa il 32 per cento degli intervistati prevede di mettere piu' prodotti italiani, il 18 per cento piu' prodotti tipici e locali mentre solo il 6 per cento pensa di aumentare gli acquisti di private label e il 5 per cento di prodotti di basso prezzo (cosiddetti primi prezzi). Di fronte al consolidarsi di comportamenti che tendono a privilegiare a tavola uno storico nazionalismo è necessaria - sottolinea la Coldiretti - una maggiore responsabilità del sistema produttivo nazionale, dal campo alla tavola, e delle Istituzioni a difesa della trasparenza dell'agroalimentare per evitare che in Italia e nel mondo si radichi un falso Made in Italy che nulla a che fare con la realtà produttiva nazionale. La spesa alimetare degli italiani - precisa la Coldiretti - vale circa 125 miliardi di euro per un importo di 456 euro al mese per famiglia, la seconda voce dopo l'abitazione e pari al 19 per cento della spesa familiare complessiva. Sugli scaffali - continua la Coldiretti - è straniero l'olio di oliva contenuto quasi in una bottiglia su due, ma ai consumatori vengono presentate tutte come italiane perché sulle etichette non è obbligatorio indicare l'origine delle olive e vengono “spacciati” come Made in Italy miscugli di olio spremuto da olive spagnole, greche e tunisine. Ed è ancora possibile - continua la Coldiretti - spacciare impunemente come Made in Italy i prosciutti ottenuti da maiali allevati in Olanda e Danimarca ed addirittura la macedonia in scatola composta da ananas e acini di uva extracomunitaria, prugne bulgare e pere cinesi può fregiarsi dell'etichetta Made in Italy. Dai risultati dell'“Indagine 2006 COLDIRETTI-ISPO sulle opinioni degli italiani sull'alimentazione” emerge che il 92 per cento degli italiani ritiene che dovrebbe essere sempre indicato in etichetta il luogo di allevamento o coltivazioni dei prodotti agricoli contenuti negli alimenti” con un aumento del 6 per cento rispetto allo scorso anno. E secondo l'indagine - precisa la Coldiretti - la maggioranza degli italiani è disposta a pagare di più pur di assicurarsi l'origine nazionale degli alimenti dopo il ripetersi di emergenze sanitarie, dalla mucca pazza all'influenza aviaria, e il rincorrersi di scandali alimentari, dalla carne agli ormoni del nord Europa all'importazione illegale di riso contaminato da organismi geneticamente modificati. Occorre dunque difendere e completare - conclude la Coldiretti - il percorso già iniziato a livello europeo dove sono state adottate le norme per l'etichettatura di origine della carne bovina a partire dal primo gennaio 2002 dopo l'emergenza mucca pazza, per l'indicazione della varietà, qualità e provenienza dell'ortofrutta fresca, il codice di identificazione delle uova a partire dal primo gennaio 2004, il Paese di origine in cui è stato raccolto il miele dal primo agosto 2004, mentre in Italia è stata prevista, grazie alla mobilitazione della Coldiretti, l'etichetta di origine anche per il latte fresco dal giugno 2005, per la carne di pollo dal 17 ottobre 2005 e per la passata di pomodoro dal 15 giugno 2006.
fonte: Coldiretti


Tendenze: come si ricicla anche il mondo del vino!
Dalla lampada realizzata con la bottiglia dello champagne al parquet di legno di rovere delle botti dei grandi rossi toscani. Piccolo viaggio tra il riciclo e il ready-made.

Anche i materiali utilizzati dal settore vitivinicolo possono essere riciclati. Chi di noi non ha mai pensato di realizzare una lampada con le meravigliose bottiglie da champagne, oppure ad incorniciare e appendere al muro come un quadro una serie di tappi in sughero originali di vini top per ricordare un “percorso del vino”. Quanti, spinti da mogli che “vogliono far ordine” hanno deciso che bisognava salvare le cassette di legno dei vini e champagne ricevuti in dono, dando vita ad una simpatica libreria. Se fate un passo indietro nella memoria ricorderete sicuramente dei pesanti posacenere verde scuro, con uno strano peduncolo al centro. Erano, una volta, il sedere di una bottiglia che conteneva bollicine. Una volta bevuto il contenuto via al riciclo con un taglio netto!
Riciclare è ormai indispensabile e saggio. Questo trend, che non ha lasciato indifferenti né le avanguardie artistiche, ne tanto meno la cultura del design, è invece da tempo una realtà concreta sia per gli addetti ai lavori del settore vitivinicolo, che per i moltissimi che apprezzano il buon vino.
Sono stati gli enonauti, che segnalando questa cultura del riciclo a www.winenews.it, hanno evidenziato come ancora una volta il settore vitivinicolo è sempre in anticipo, anche su questa tendenza.
Tra le idee più affascinanti e innovative, inoltre, da segnalare la realizzazione di pavimenti in parquet di rovere, con il riciclo del legno delle botti di grandi vini toscani: tante ormai le aziende vinicole che negli anni hanno ristrutturato le loro sale di degustazione riutilizzando i legni di questi “nobili” oggetti destinati alla discarica. Ed ancora le barriques che possono diventare fioriere o degli originali tavoli da aperitivo in piedi, le damigiane “svestite” che rivivono come oggetti di arredamento ed i tappi che si trasformano in sottopentola.
Riciclare è quindi da tempo la parola d’ordine dei produttori vinicoli, che in questo modo danno un valore aggiunto al piacere del buon vino. Chissà che sensazioni camminare sul legno che ha dato vita ad un vino di eccellenza! Se poi andiamo oltre il riciclo e ci mettiamo anche una punta di ecologia troviamo i tappi accendi fuoco. Questa la vecchia ricetta che anche i nostri nonni hanno usato. Prendete un vaso di vetro grande con coperchio, alcool rosa e tanti tappi di sughero. Riempire il vaso con alcool fino in cima. Chiudete bene con il coperchio. Dopo 3⁄4 settimane usare ciascun tappo per il camino o il barbecue: funzionano benissimo, bruciano a lungo, non puzzano e soprattutto sono riciclati.
Daniela Vidotto (fonte: www.winenews.it)
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