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News 2008

Enotria 2008: la comunicazione del mondo del vino passa per Internet
Il pubblico di riferimento delle aziende vinicole popola la Rete

Milano - La comunicazione del mondo del vino deve puntare più al consumatore e Internet è il media ideale nel quale investire per i prossimi anni, con una particolare attenzione anche all'impegno sociale.
In sintesi, questi sono stati gli argomenti principali della conferenza stampa di presentazione di Enotria 2008, il nuovo annuario dell'Unione Italiana Vini (Uiv). I numeri emersi dall'indagine condotta da Enotria sulle 20 aziende vitivinicole italiane più importanti per fatturato indicano come, in media, il mondo del vino investa in comunicazione circa il 5,8% del proprio fatturato, con un massimo del 10% e un minimo dell'1,5%. Tutte queste attività sono, per lo più, indirizzate ai professionisti: "Il mondo del vino, ha sottolineato il presidente della Uiv, Andrea Sartori, a parte pochissime eccezioni, non riesce a comunicare direttamente con il consumatore. E' un elemento di debolezza che non riusciamo a superare anche perché le dimensioni aziendali medie sono piccole e questo ricade necessariamente sui budget, che non possono supportare operazioni a larga diffusione come ad esempio le campagne televisive".

Ed è proprio nel settore della comunicazione che viene in aiuto Internet, dove i costi della pubblicità sono nettamente inferiori a quelli degli altri media e il riscontro è più immediato. La Rete ha delle potenzialità enormi e offre molte opportunità per comunicare al target giusto. Salvatore Ippolito, Sales Director di Microsoft Digital Advertising Solutions ha spiegato che" Intenet non è un ‘paese' solo per giovani infatti secondo i più recenti studi, la fascia di età più disponibile a un investimento nel processo d'acquisto e a seguire canali non tradizionali è quella tra i 35 e i 44 anni, ad alto reddito e laureati: il pubblico di riferimento delle imprese vinicole".
Oltre ad aiutare a vendere meglio il proprio vino, la comunicazione può fare anche di più. Può contribuire a rendere migliore il mondo nel momento in cui si impegna a favore del sociale. Per questo l'Unione Italiana Vini ha premiato ‘Wine For Life', il progetto della Comunità di Sant'Egidio che lega per la prima volta il grande vino di qualità alla salvezza dell'Africa.


Fonte: ItaliaFoodNet

Cinema Lounge, ultima tendenza extra-lusso internazionale
Pop corn e coca cola addio... Ecco l'identikit del "Cinema Lounge", l'ultima tendenza extra-lusso in arrivo da Usa e Giappone: flute di champagne, acqua Fiji o un bicchiere di Brunello, su poltrone reclinabili con l'opzione privè.

Metti la classica serata al cinema, ma rinunciando a pop corn e coca cola, per vivere un’esperienza unica in un’atmosfera sensoriale completa: aperitivo-cena al lounge-bar per l’ospite cinofilo con flute di champagne, la migliore acqua di qualità o un bicchiere di vino eccellente, o in alternativa a cena in una lussuoso ristorante, prima di godersi il film in suono perfetto e immagini spettacolari, su confortevoli poltrone reclinabili, in sale stile teatro d’opera o in privè riservati. E’ questo l’identikit delle nuove sale cinematografiche lounge style, la nuova tendenza extra-lusso e super tecnologica, destinata a far cedere il passo ai cinema più tradizionali: esempi in grande stile, lo Shinjuku Piccadilly in Giappone, il più lussuoso cinema al mondo, il Khabuki Theater firmato Robert Redford a San Francisco e i Big Pictures, sempre più diffusi negli Stati Uniti, dalla capienza di sole cento persone.

In Giappone è stato da poco inaugurato lo Shinjuku Piccadilly, il cinema più lussuoso del mondo, che nasce dall’idea di trasformare una sala cinematografica in una sorta di lounge, dove, in una saletta privata, si viene assistiti da hostess gentilissime che propongono la scelta tra un flute di champagne, un’acqua delle Fiji o un bicchiere di Brunello di Montalcino. Poltrone reclinabili, suono perfetto e se si vuole anche la possibilità di vedere il film in un privé con la propria compagna, è ciò che attende il cinofilo prima che il film abbia inizio.

Con lo spirito imprenditoriale che lo contraddistingue, dall’altra parte del mondo a tenere il passo con i giapponesi ci ha pensato Robert Redford: il suo Kabuki Theater a San Francisco, con ristorante di lusso e confortevole salotto, è, infatti, l’ultima creatura di casa Sundance Cinemas, la divisione cinema dell’impero dell’attore californiano. L’altra tendenza in arrivo dagli Stati Uniti si chiama Big Pictures, piccoli cinema per un centinaio di spettatori che assomigliano molto ai teatri dell’opera, dove vige un unico divieto: addio a pop corn e coca cola in sala.

Fonte: winenews
Menu: si sceglie prima il vino e poi la pietanza
Una idea del genere è venuta a un ristorante parigino: Il Vino di Enrico Bernardo, nel quale invece di scegliere i piatti e poi i vini da abbinare, si opta per il procedimento inverso. Quindi: prima i vini e poi vediamo quale cibo ci accostiamo.

Sull'insegna trovate, scritto in grande, Il Vino e, in piccolo, by Enrico Bernardo. Insomma Il vino by Enrico Bernardo, semplice, chiaro, inequivocabile anche nel significato. In sostanza Champagne, bianchi e rossi che piacciono al miglior sommelier del mondo del 2004. Tutti, circa 15 mila etichette, raccolti nel ristorante parigino che Bernardo, dopo aver diretto per qualche tempo il ristorante le Cinq dell'Hotel George V, sempre a Parigi, conduce oggi con la sua solita passione. A metà strada tra les Invalides e l'Ecole Militaire, Il Vino di Enrico Bernardo spicca per una formula innovativa e per il fatto che a poco tempo dall'apertura si è già guadagnato una brillante stella Michelin.
Il miglior sommelier del mondo
Prima di raccontare il ristorante è bene dire di Bernardo, tanto per capire che solo a un personaggio così poteva venire in mente di mettere in atto una formula del genere. Il quale è stato ed è un enfant prodige della sommellerie internazionale. Oltre a esser stato nominato miglior sommelier del mondo quando aveva solo 27 anni (oggi ne ha 32), in tempi precedenti è stato insignito anche del titolo di miglior sommelier d'Europa, d'Italia e via via di questo passo il tutto sotto l'ala protettrice e istruttiva di Giuseppe Vaccarini (impossibile non citare il maestro di Enrico). E oggi, Bernardo si è imposto sulla scena parigina grazie, ed ecco la formula a cui accennavamo, al fatto che ha messo proprio il vino al centro della proposta del ristorante e non più il cibo. A dirlo sembra semplice, ma a lavorarci quotidianamente può esserlo un po' meno.
Il vino come menu principale
Difficile spiegare, per esempio, che il menu consegnato al cliente non è la lista dei vini, ma proprio il menu principale. Pazienza che qui siano riportati i vini e non le pietanze. Bianchi o rossi bisogna scegliere, sarà poi il sommelier a portare il piatto contenente la ricetta che Bernardo e lo chef Davide Barilone hanno messo a punto per quella specifica etichetta. Insomma, se non fosse chiaro, qui si sceglie il vino e non la pietanza, qui si viene per degustare un vino, il mangiare è secondario e serve solo per accompagnare il calice. Prezzi? Tre i menu disponibili: il Vitesse a 50 euro, L'aveugle (alla cieca) a 75 euro (100 la sera) e il Grands terroirs de France a mille euro (che include però cinque grandi vini francesi come Château d'Yquem, Château Pétrus). Alla carta si può scegliere tra portate comprese tra gli 80 euro di un Cos d'Estournel con relativo abbinamento e i 20 di un Crozes Hermitage d'Alain Graillot. Sapendo poi che se il primo calice con portata annessa costa una certa cifra il bis dello stesso vino costa circa la metà.
L'abbinamento con le pietanze
E dalla cucina, cosa esce? In teoria le ricette in abbinamento sono a sorpresa, ma ai clienti che non vogliono “rischiare” o che magari sono intolleranti a qualche alimento e non vogliono trovarselo nel piatto, il sommelier è sempre pronto a suggerire una o più alternative. Ovviamente pensate per l'abbinamento con quel certo vino. E la clientela, come reagisce? Sul forum di un sito francese dedicato alla gastronomia i pensieri di chi si è seduto a uno dei 40 posti del locale di Bernardo sono contrastanti, come sempre avviene quando ci si trova davanti a qualcosa di davvero nuovo. Da chi centra il giudizio sulla cucina dimostrando di non aver capito il senso del locale, a chi ne coglie lo spirito e lo apprezza.

Fonte: Roberto Barat - BARGIORNALE
Cina: aumento vertiginoso dei consumi di vino
Con l'aumento dei consumi cinesi cresce di pari passo anche la produzione locale. Nel 2011 il fabbisogno annuo di bottiglie superera' il miliardo di pezzi, esattamente il doppio del 2007

Il boom del consumo di vino in Cina fa crescere la produzione locale: i produttori cinesi sono al lavoro per soddisfare anche i palati più fini e gli investimenti per importare tecnologie all’avanguardia dall’estero sono in crescita. L’obiettivo è quello di aumentare sia la quantità che la qualità del prodotto.

Secondo la televisione di stato Cctv, nel Paese della Grande Muraglia, si starebbe verificando una “rivoluzione del gusto” ed, entro il 2011, si consumeranno più di 1 miliardo di bottiglie all’anno, il doppio del 2007. “Fino a poco tempo fa il vino - ha spiegato Zhong Wei Ming, direttore generale della Great Wall Winery - era consumato solo da una piccola minoranza della popolazione, mentre ora sta entrando nella maggior parte delle cucine cinesi”.
Già oggi la Cina è il maggior produttore di vino del continente asiatico.

Fonte: winenews
"Wine that Loves": l'abbinamento innanzitutto
Per chi entra nel panico quando deve scegliere che vino abbinare a un piatto, negli Stati Uniti si sono inventati una nuova linea di prodotti che risolve questo problema a partire dall’etichetta e dal nome del vino.

Non si tratta di una semplice retroetichetta con le indicazioni dell’abbinamento. Stavolta l’abbinamento passa sulla parte frontale della bottiglia e dà il nome al vino. Si tratta della linea “Wine that loves” vino che ama… La linea si sviluppa su più referenze: wine that loves roasted chicken, pizza, pasta with tomato sauce, grilled steak e grilled salmon. L’idea è partita dalla volontà di far sperimentare a tutti i piaceri di un abbinamento armonico. Il tutto è stato studiato con la collaborazione di un importante sommellier statunitense. Leggendo le schede dei vini si nota che una volta tanto i vitigni non vengono neppure menzionati. Non importa cosa c’è dentro (!!!): ciascun aspetto della degustazione, del vino e del cibo viene abbinato e spiegato in modo semplice andando a sorvolare sui dati che siamo abituati a considerare indispensabili, come vitigni e gradazione alcolica. Sarà il nuovo lancio dell’anno?

Fonte: www.marketingdelvino.it
New York, la moda dell'aperitivo parla italiano
Il bar piu' trendy di Manhattan cambia nome e diventa Prosecco Lounge Bar, in omaggio ad una filosofia di vita e uno stile tutto italiano.

La moda dell’aperitivo è ormai un cult da una parte e dall’altra dell’Oceano: ma a Manhattan, patria delle tendenze di ogni genere, l’appuntamento del drink & food serale parla italiano. Il bar del noto albergo Benjamin nel cuore di Manhattan, divenuto famoso per il “Prosecco Night” ha deciso di cambiare nome in onore dell’aperitivo per antonomasia: sta per sorgere il Prosecco Lounge Bar a conferma di una tradizione che vede gli abitanti della grande mela stregati dallo stile e dai prodotti Made in Italy. Gli americani potranno scegliere ogni sera tra una bella selezione di prosecchi del territorio di Conegliano Valdobbiadene.

Gli Usa occupano oggi il terzo posto nell’export del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene con il 7,5% dietro a Germania e Svizzera, ma la loro importanza sta crescendo costantemente. Attualmente il 35% delle aziende della denominazione esportano nel Paese e la tipologia più presente è lo Spumante con ben l’85% delle vendite.

Fonte: winenews
Una dote fondamentale per un grande sommelier? Lo charme, ovvero uno speciale carisma e uno stile inconfondibile
Cos’è lo charme? Se si parla di sommelier, è uno speciale carisma che nasce dalla competenza e dalla passione, dall’eleganza della gestualità e da uno stile inconfondibile.

L’Associazione Italiana Sommelier (Ais) è ora alla ricerca del sommelier più “charmant” del Belpaese: dopo una edizione limitata al solo Veneto, il concorso “Charme Sommelier 2008” diventa nazionale e premierà quei professionisti del vino che sapranno stregare con la potenza del proprio fascino il palcoscenico del gusto.
L’evento sarà sostenuto da otto grandi famiglie del vino unite dal marchio “Grandi Vini”, che riunisce le toscane Carpineto e Mantellassi, la bolognese Umberto Cesari, la piemontese Michele Chiarlo, la marchigiana Garofoli, la veneta Tommasi, la friulana Pighin e Bisol, famosa griffe di Valdobbiadene. E proprio Gianluca Bisol, direttore generale dell’azienda di Santo Stefano di Valdobbiadene, spiega la nascita del concorso “Charme Sommelier”: “in un pranzo o una cena il momento della scelta del vino è sicuramente quello in cui si concentra l’attenzione dei commensali: lo charme del sommelier può rendere unica questa situazione. Il concorso nasce proprio dalla mia esperienza di produttore di vino e di gourmet che ha frequentato centinaia di ristoranti nel mondo, notando quanto lo stile e la cortesia del sommelier siano importanti nella qualità complessiva del locale”.

“Charme Sommelier” 2008 sarà di scena in settembre: le selezioni verranno effettuate in tre grandi città, Roma, Palermo e Milano, in stretta collaborazione con i Sommelier. Solo 20 sommelier parteciperanno alla finalissima il 20 settembre nell’incantevole cornice del Relais Duca di Dolle a Rolle di Cison di Vallarino (Treviso) di proprietà della famiglia Bisol.

Fonte: winenews
Gli enoturisti di "Cantine Aperte 2008": giovani e sempre piu' consapevoli
Oltre 1 milione di turisti per "Cantine Aperte 2008", un pubblico che ha dimostrato un grande interesse non solo per la degustazione ma anche per la cultura del vino.

Non sono state solo le degustazioni il motore di oltre 1 milione di enoturisti che il 25 maggio hanno colto l’occasione per una gita “fuori porta” e dentro la cantina: giovani ma soprattutto assetati di cultura enologica gli enoappassionati a “Cantine Aperte” 2008, accorsi da tutta Italia nelle oltre 800 cantine del Movimento Turismo del Vino.
La giornata di festa dedicata al vino, che si ripete ormai da sedici anni nelle cantine, ha confermato la tendenza già evidenziata nel 2007 sul target di visitatori. Ad accogliere l’invito delle cantine anche quest’anno sono stati per lo più giovani tra i 25 e i 35 anni, con gioia definiti dai produttori degli “enoturisti consapevoli” interessati non solo a bere del buon vino, ma anche a conoscerne le proprietà e la storia. Una novità, rilevata in quasi tutte le regioni, è l’aumento di presenze femminili, che si attesta, in media, intorno al 40% delle presenze totali.
“Non è un caso - spiega la presidente del Movimento Turismo del Vino, Chiara Lungarotti - che, proprio da quest’anno, abbiamo avviato in concomitanza con “Cantine Aperte” l’iniziativa “Sabato On Wine”, che moltiplica le occasioni di apertura delle nostre cantine, così che i turisti possano sempre più spesso vedere ciò che bevono. L’obiettivo che ci proponiamo come Movimento Turismo del Vino è soprattutto di creare una “cultura del vino”, educare i giovani ad un consumo sano e corretto del vino e, al contempo, insegnare a distinguere il vino di qualità”.


Per saperne di piu' sulla manifestazione: www.movimentoturismovino.it
Fonte: winenews
Le ottime prospettive dei vini italiani in Russia
Questo e' quello che afferma Anatoly Korneyev, uno dei principali importatori di etichette Made in Italy, intervistato da Winenews.tv

Se fino ad oggi i ricchissimi tycoon russi mettevano sulla tavola le più rinomate e costose griffe del made in Italy, in futuro è destinato a crescere il mercato dei vini di fascia media: ne è convinto Anatoly Korneyev della società Simple Wine, uno dei principali importatori di vino italiano in Russia. In un’intervista rilasciata a www.winenews.tv, Korneyev spiega che, se fino agli anni ’90 erano i vini francesi a dominare il mercato, grazie alla moda della cucina e dei ristoranti italiani si è potuto lentamente diffondere anche il vino di qualità del Belpaese. Tra le griffe più amate dai russi ci sono Sassicaia, Ornellaia e Gaja, ma secondo Anatoly Korneyev saranno i vini di fascia media quelli che nei prossimi anni subiranno un’accelerazione.

L’economia russa sta crescendo, i consumi - attualmente di 6 litri pro-capite - presentano ottimi margini di crescita (basti pensare che al tempo dell’Unione Sovietica il consumo era di 15 litri pro-capite) e dunque il consumatore della classe media è tutto da conquistare, a partire da Mosca e San Pietroburgo, città che dettano le tendenze in tutto il Paese.

Fonte: winenews


L'invito delo 3° Trofeo Cantina di Vicobarone

La Cantina di Vicobarone a Vinexpo di Hong Kong
La Cantina di Vicobarone parteciperà come espositore al Vinexpo Asia-Pacific che si terrà ad Hong Kong dal 27 al 29 Maggio 2008. Un'ottima occasione per far conoscere al mercato asiatico la qualita' dei nostri vini.

Per saperne di piu' sulla manifestazione: www.vinexpo.com
Come diventare esperti di vino in 45 minuti
Il corso super-intensivo per aspiranti sommelier che non sanno distinguere il barolo dal tavernello. Un modo scherzoso di diventare (o far finta di essere) dei veri esperti del mondo del vino. Non ne capite assolutamente niente di vino, ma volete far colpo sugli amici? Non sapreste distinguere un Tavernello da un grande Barolo ma avete appuntamento a cena con una donna (e/o uomo) che volete impressionare con la vostra cultura enologica? Non è una sfida impossibile, vi bastano 45 minuti, una buona dose di autoironia e, cosa fondamentale, una scrupolosa lettura del manualetto ragionato per aspiranti sommelier ideato da WineNews.it.

Il segreto è ostentare la massima sicurezza, e auto-convincersi di essere, almeno per una sera, uno di quei grandissimi esperti che vedete in tv mentre roteano i loro bicchieri con aria trascendente, riempiendosi la bocca con paroloni astrusi. Vi ricordate cosa cantava il grande Freddy Mercury "the show must go on"? Ecco questa deve essere la vostra regola base: non abbandonare la commedia per nessun motivo ... lo spettacolo deve continuare! Di fronte a qualunque obiezione o perplessità di chi vi sta davanti, siate un roccia, ormai lo avete in pugno.

Il momento dell'ordinazione (10 minuti)
Vi siete seduti al tavolo, il cameriere vi ha portato menu e lista dei vini, avete già deciso quali piatti ordinare. Adesso bisogna scegliere il vino. Fingete di studiare con somma attenzione la carta, borbottando sommessamente tra di voi frasi smozzicate tipo "... dunque, il '99 di questo non ce l'hanno ...", "... mmhh, di Brunello non c'è grande scelta ...", "....questo forse è troppo strutturato ... ". Poichè non esiste un vino che vada bene per tutte le occasioni, vi diamo due o tre consigli di base per districarvi tra le mille possibili scelte. Se non avete problemi di budget, vi consigliamo di andare sul sicuro, ovvero su quei 5 o 6 nomi altisonanti che sono di per sè una garanzia. Altrimenti, scegliete assolutamente a caso un nome sulla lista, dicendo: "Prendiamo x, che è un ottimo vignaiolo, uno di quelli che ancora ha un contatto diretto con la terra. I suoi vini nè perfetti nè omologati, hanno talvolta quei piccoli difetti che li rendono veri". E così, in caso di vino al limite dell'imbevibile e/ †o con sentore di tappo, vi siete salvati. Se vi sentite particolarmente temerari, potete anche adottare una tattica preventiva, ovvero rimandare comunque indietro la bottiglia dopo averla assaggiata, a prescindere dalla qualità del vino. Munitevi della vostra migliore faccia tosta, e insistere con il cameriere o il sommelier che il vino sa di tappo. Anche se lui nega, voi andate avanti imperterriti per la vostra strada, mostrandovi offesi: il cliente ha sempre ragione, e la vostra assoluta determinazione e competenza farà certamente colpo sui presenti.

La gestualità (15 minuti)
Per fingervi grandi esperti di vino, è fondamentale la teatralità (ricordate "the show must go on"?): dovete acquisire pratica con i gesti basilari dei sommelier, e amplificarli al massimo. Cominciamo con il versare il vino: prendete in mano la bottiglia e riempite voi stessi, con grande savoir fare, i bicchieri dei presenti (o della presente). Un gesto da gentiluomo che fa sempre molto chic. A questo proposito esercitatevi di fronte allo specchio con una bottiglia ed un tovagliolo, destinato ad asciugare eventuali gocce. Una volta versato il vino (a voi per ultimi), prendete in mano il bicchiere. Non cominciate a rotearlo come dei pazzi, anche perchè la possibilità di schizzarlo a destra e a manca è sempre in agguato e non vi gioverebbe, ma fingete di concentrarvi innanzitutto sull'esame del colore. Prima alzatelo per guardarlo in controluce, poi abbassatelo per controllarlo sullo sfondo della tovaglia. Adesso passate a rotearlo (non troppo velocemente, nè troppo a lungo), e annusate con aria ispirata, tre o quattro volte. Dopo di che bevete un primo sorso, facendo alcune smorfie, come se "masticaste" il vino. C'è da dire che la mossa delle smorfie è pericolosa: anche esperti degustatori ed enogiornalisti affermati talvolta si coprono di ridicolo sputacchiando il vino e sbrodolandosi camicia e cravatta, quindi ritenetela una mossa facoltativa. Solo a questo punto rompete il religioso silenzio che vi circonda, pronunciando il fatidico giudizio e attingendo all'apposito gergo.

Le parole del vino (10 minuti)
Imparate a memoria, come facevate con la poesia alle scuole elementari, alcune espressioni tecniche coniate dagli esperti per descrivere i profumi del vino. Lasciate perdere i banalissimi sentori di mela o fiori bianchi (non li vuole sentire nessuno!) e concentratevi piuttosto su profumi più insoliti e particolari, quelli che ovviamente nessun altro riuscirà a individuare. Proprio per questo, chi potrà smentirvi? L'unica grande divisione da tenere presente è quella tra vini bianchi e vini rossi: nella prima categoria potete spaziare tra profumi di iris, camelia, idrocarburi, frutto della passione, pompelmo rosa, lime, litchi, avocado, papaia, banana (precisando a scelta tra matura o ancora acerba), macchia mediterranea, terra bagnata. Più specifici per i vini rossi i profumi di ribes fresco, mirtillo acerbo, buccia di arancia, frutta candita, uva sultanina, mentolo, eucalipto, inchiostro, grafite, cardamomo, pepe di Sichuan, smalto, tabacco da pipa, tabacco da sigaro, polvere da sparo, sudore di cavallo, pelliccia bagnata (questi ultimi da usare con parsimonia perchè indicano difetti).

Le eroiche gesta dell'eno-appassionato (10 minuti)
Per intrattenere la vostra commensale o i vostri amici durante la cena, potete cimentarvi nel racconto di gustosi aneddoti a tema enologico. Per farlo senza timore di essere smascherati, accennate fugacemente ai numerosi viaggi che avete fatto nei più importanti territori enologici del mondo, dalla California all'Australia, dal Sudafrica al Cile, passando naturalmente (e obbligatoriamente) per la Francia. Poi scendete nel dettaglio, spiegando che una delle mete che più vi ha colpito, tra le tante, è quella "minuscola cantina che si trova ad X, guidata da un vignaiolo Y ecc...". Per poter raccontare nei minimi dettagli questa avventura mai avvenuta, dovete documentarvi minuziosamente in anticipo: leggete libri e guide specializzate, navigate su Internet o meglio ancora parlate con qualcuno che davvero c'è stato. Dovete essere in grado di descrivere il paesaggio, citare alberghi e ristoranti, sciorinare etichette. Dopo aver ammorbato i presenti con tali eroiche gesta, state pur sicuri che a nessun verrà in mente di farvi ulteriori domande sul tema. A questo punto della serata, se siete in compagnia di una gentile signora, potete invitarla a casa per mostrarle la vostra rara collezione di cavatappi antichi. Se avete recitato bene, non potrà dirvi di no ...
Autore: Elenora Ciolfi


Sono state presentate ufficialmente al Vinitaly le nuove etichette delle bottiglie della Cantina.
Dalle bottiglie delle Selezioni ai vini tradizionali, si e' scelto di sviluppare il nuovo packaging dei nostri vini in modo coordinato ed omogeneo.

Nelle due immagini in alto, i pannelli esposti al Vinitaly che riportano le bottiglie della Cantina Vicobarone con le nuove etichette.


Il nuovo catalogo dei vini della Cantina Vicobarone
Finalmente abbiamo finito il lungo e duro olavoro di restyling delle etichette delle bottiglie dei nostri vini. Da oggi e' a disposizione dei navigatori del web il nostro nuovo catalogo vini in formato PDF, ottimizzato per essere scaricato e  per essere letto sul monitor del computer.

Per chi lo vuole scaricare e leggere subito, cliccare qui.


Altre nuove menzioni e premiazioni sul web
Nuove menzioni arrivano dalla Germania, sul sito Wein-Plus.com e su quello della casa editrice tedesca Meininger.

I vini premiati con menzione speciale sul sito Wein-Plus.com sono:
- Chardonnay, White wine, Andromeda, Colli Piacentini DOC
- Pinot Grigio, White wine, Emilia IGT
- Pinot Nero, White wine, Oltrepò Pavese DOC
Qui il collegamento al sito.


I vini pubblicati sul sito Weinwirtschaft.Meininger.de, premiati fra i migliori vini del ProWein-Verkostung 2008 sono:
- 2004 Colli Piacentini Gutturnio Classico Riserva DOC
- 2007 Emilia IGT Prometeo
- 2006 Colli Piacentini DOC Gutturnio Classico
Qui il collegamento al sito.


L'antica tradizione di imbottigliare inizia dalla cantina.


In ogni momento il meglio, anche in damigiana.

Il punto vendita di Vicobarone sarà aperto al pubblico anche ogni DOMENICA MATTINA
dalle ore 8.30 alle ore 12.30 dal 3 febbraio al 6 aprile.

E‘ il momento di imbottigliare. Vieni a prendere il nostro migliore vino sfuso nei nostri punti vendita.

Potete trovare i nostri vini anche presso i migliori rivenditori della vostra zona.



SPECIALE VINITALY 2008
42a Edizione: dal 3 al 7 aprile a VeronaFiere (Verona)
Domani 3 aprile avra' inizio la kermesse italiana piu' importante del mondo del vino: il Vinitaly, Salone dei Vini D.O.C. italiani ed internazionali.
A Veronafiere, oltre ai numerossimi appuntamenti eno-gastronomici in agenda, si terra' la presentazione delle nuove etichette dei nostri vini in catalogo, dai tradizionali agli spumanti.
Le nuove etichette saranno pubblicate su questo sito nei prossimi giorni.

Siete tutti invitati a partecipare, sia per assistere alla presentazione delle nuove etichette, sia per degustare i vini della Cantina Vicobarone in nostra compagnia.

Salone dei Vini DOC italiani e internazionali
Orario di apertura: orario continuato dalle 9.00 alle 18.30
Ingressi: San Zeno - Cangrande - Giuletta e Romeo
Modalita' di ingresso: riservato agli operatori del settore a pagamento - Registrazione obbligatoria - Ingresso non consentito ai minori di 18 anni

Per ulteriori informazioni riguardo la manifestazione, visitare il sito del Vinitaly oppure cliccare qui.


I nostri vini premiati al Vinitaly
Tre preziose menzioni guadagnate in questi ultimi giorni al Vinitaly al XVI Concorso Enologico Internazionale 2008 di Verona, organizzato da Veronafiere:
- Colli Piacentini D.O.C. Malvasia Passito 2006 (categoria Vini Tranquilli a Deniminazione di Origine - Vini Dolci Naturali)
- Colli Piacentini D.O.C. Malvasia Spumante Brut 2007 (categoria Vini Spumanti a Deniminazione di Origine - Vini Spumanti prodotti con fermentazione in autoclave - met. Charmat)
- Colli Piacentini D.O.C. Malvasia Spumante Dolce 2007 (categoria Vini Spumanti a Deniminazione di Origine - Vini Spumanti Dolci)

Per vedere l'elenco completo dei premi, cliccare qui.


Il sedicesimo Concorso Enologico Internazionale e' la competizione più partecipata e selettiva al mondo. Anche quest’anno per i premiati occasioni promozionali e di business organizzate dalla Fiera di Verona.
Con 3669 vini iscritti, provenienti da 32 Paesi di tutti i cinque continenti, il Concorso enologico internazionale rappresenta una delle competizioni più selettive al mondo con una percentuale media di premiati del 3%. E sono proprio l’alta selettività e la trasparenza del procedimento gli elementi caratterizzanti e vincenti del Concorso enologico internazionale di Vinitaly.

I campioni di vino iscritti al Concorso sono stati sottoposti ai diversi giudizi delle ventuno commissioni presenti alla fiera di Verona: 105 giudici tra qualificati enologi e giornalisti internazionali che hanno avuto il compito di assegnare le quatto medaglie del Concorso, mentre la validità legale delle schede e dei risultati è stata affidata al controllo del notaio Maria Maddalena Buoninconti.
«L’estremo rigore che guida ogni anno la qualificata giuria non impedisce al Concorso Enologico Internazionale di essere il più partecipato al mondo» – dice Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere. «Il prestigio della posta in palio, una medaglia che nell’ambiente è considerata alla stregua di una coppa del mondo dei concorsi enologici, rappresenta già un valore aggiunto per i propri vini. Ma noi – conclude Mantovani – da sempre sosteniamo chi produce eccellenza, per questo abbiamo pensato di premiare i vincitori due volte, la seconda con azioni di marketing mirato in Italia e nel resto del mondo nel corso del Vinitaly World Tour».

Per questo il Concorso enologico internazionale è diventato anche occasione per incrementare il business attraverso azioni di promozione a favore dei vini vincitori. Così, dopo il successo dello scorso anno, viene riconfermato anche per il 2008 l’accordo tra Veronafiere e l’esclusiva catena distributiva giapponese Isetan (11 store tra Tokyo e Kyoto), aderente all’ADO (All Nippon Department Stores), che associa 66 grandi magazzini del lusso e del fine food. Nell’ottobre scorso l’iniziativa ha permesso la realizzazione di un corner dedicato ai vini vincitori del Concorso negli store Isetan di Tokyo, dove, in una settimana le vendite di vino italiano sono aumentate di oltre il 100% rispetto all’anno precedente. Sempre in quest’ottica è stato rinnovato anche l’accordo con SPAZIO ITALIA, l’area gestita da Air Dolomiti/Lufthansa nella zona partenze per l’Italia dell’Aeroporto internazionale di Monaco, dove l’azienda vincitrice della Sezione Italia avrà a disposizione uno spazio promozionale.

“Un successo costante e crescente nel tempo - ha sostenuto Giuseppe Martelli, direttore generale Assoenologi, aprendo la cerimonia inaugurale - che ci ha permesso di passare da 807 campioni nel 1993, ai 2000 nel 2000 fino agli attuali 3669 vini in confronto, con un tasso di internazionalità che non ha eguali nel mondo”.
Alla realizzazione del Concorso Enologico Internazionale collaborano: Assoenologi (Associazione Enologi Enotecnica Italiani), Ice (Istituto per il commercio estero) e Asi (Association de la Sommellerie Internazionale), con il patrocinio dell’Oiv (Organisation International de la Vigne et du Vin).

(fonte: sito Vinitaly)


Ancora premi da Pramaggiore
Altri premi si aggiungono a quelli gia' numerosi guadagnati fino ad oggi.
Al 47° Concorso Enologico Nazionale della Mostra Nazionale dei Vini di Pramaggiore (Ve) si sono fatti onore il Malvasia Spumante Dolce 2007 D.O.C. dei Colli Piacentini, il Gutturnio Classico Riserva 2004 D.O.C. dei Colli Piacentini e l'Ortrugo Spumante Brut 2007 dei Colli Piacentini, tutti insigniti con il Diploma di Medaglia d'Oro.
Il Diploma di Medaglia d'Argento e' stato consegnato alla Cantina di Vicobarone per il Gutturnio Classico Riserva 2004 D.O.C. dei Colli Piacentini.

Per vedere l'elenco dei vini premiati sul sito della Mostra Nazionale dei Vini cliccare qui
Vinitaly 2008 - 42a Edizione: dal 3 al 7 aprile a VeronaFiere (Verona)

Anche quest'anno ritorna l'appuntamento piu' importante del mondo del vino. A Veronafiere numerossimi appuntamenti eno-gastronomici, tra cui la presentazione delle nostre nuove etichette.
In piu' numerose kermesse eno-culturali e spettacoli per eno-appassionati.
Riapre il Salone dei Vini DOC italiani e internazionali
Orario di apertura: orario continuato dalle 9.00 alle 18.30
Ingressi: San Zeno - Cangrande - Giuletta e Romeo
Modalita' di ingresso: riservato agli operatori del settore a pagamento - Registrazione obbligatoria - Ingresso non consentito ai minori di 18 anni

Per ulteriori informazioni riguardo la manifestazione, visitare il sito del Vinitaly oppure cliccare qui.


"Unite l'amore per l'arte e la passione per i vini al desiderio di aiutare i bambini con gravi malformazioni": e' l'obiettivo di Wine in Art, evento culturale e solidale di scena il 5/6 apreile al Vinitaly
Unire l’amore per l’arte e la passione per i vini al desiderio di aiutare i bambini con gravi malformazioni: è l’obiettivo di “Wine in Art”, evento culturale e solidale in programma il 5 e 6 aprile, a Verona, a Vinitaly. L’iniziativa punta a raccogliere fondi in favore della Fondazione Operation Smile Italia, nata nel 2000 e presieduta da Santo Versace.

L’organizzazione, costituita da medici e paramedici volontari che realizzano missioni nei Paesi in via di sviluppo, lavora per correggere, con interventi di chirurgia plastica e ricostruttiva, gravi malformazioni facciali che colpiscono i bimbi fin dalla nascita.
“Quando mi hanno proposto di presiedere la Fondazione - ha detto Santo Versace - ero titubante per via dei miei impegni. Ma quando ho visto quei bimbi rinascere dopo gli interventi, non me la sono sentita di rifiutare”. Il presidente di Operation Smile Italia, che grazie a “Wine in Art” raccoglierà fondi attraverso aste di opere d’arte e vini veneti, ha anche un altro obiettivo: “sto lavorando affinché le organizzazioni mondiali, in primis l’Organizzazione mondiale della Sanità, ci aiutino a recuperare fondi per operare i piccoli entro il primo anno di età”. Un’urgenza dettata “dalla necessità - ha precisato Versace - di garantire una vita dignitosa a quei bambini che, spesso, per vergogna delle loro malformazioni, restano segregati in casa per anni”.



Amazon.com, portale leader dell'e-commerce mondiale, riprova a vendere vino online negli Stati Uniti
L'indiscrezione sulla nuova scelta commerciale del mega-portale e' stata pubblicata del Financial Times: la notizia non e' stata confermata e neppure smentita.

Amazon.com, leader mondiale dell’e-commerce, n un fatturato di 14,84 miliardi di dollari nel 2006, starebbe per lanciarsi nelle vendite on-line di vino negli Stati Uniti: la società proprietaria del sito starebbe cercando infatti un “senior wine buyer” che dovrebbe costruire e gestire la nuova sezione dedicata a Bacco. L’indiscrezione, sulla quale la società americana non ha dato né conferme né smentite, è apparsa sulle pagine del quotidiano “Financial Times”.
Quello del commercio elettronico, nei più diversi settori merceologici, è un fenomeno che cresce continuamente in tutto il mondo: secondo una ricerca si Ac Nielsen, coinvolge circa 875 milioni di persone in tutto il pianeta. Per Amazon.com, che vede il suo business principale nel settore dei libri, si tratta del secondo tentativo di fare affari nel commercio on line di vino.
Nel 1999 aveva investito infatti ben 30 milioni di dollari per acquisire il 45% di www.wineshopper.com, sito la cui avventura è finita nel tempo di un sorso, a causa delle restrittive leggi sul commercio di alcolici in gran parte degli Stati Uniti.
Amazon è oggi utilizzato dal portale www.wine.com (primo wine store on-line d’america nel 2005, 2006 e 2007 secondo l’Internet Retailer magazine), per la vendita non di vino ma di “cesti” con prodotti di gastronomia.
Ma l’attenzione al segmento alimentare da parte di www.amazon.com è testimoniata anche dalla presenza delle sezioni “Gourmet food” e “Grocery”, dove si trovano prodotti di vario genere e prezzo, dalle caramelle al caviale.
Il grosso nodo da sciogliere nel progetto di Amazon riguardo al vino, però, è rappresentato dalla legge americana sul commercio e la spedizione degli alcolici negli Stati Uniti: solo in 12 stati su 50 la vendita diretta al consumatore è considerata legale: negli altri 38, o ci sono grosse restrizioni, come il dover passare necessariamente per il canale dei rivenditori all’ingrosso autorizzati, che però fanno naturalmente aumentare i costi, o si parla di attività illegale e addirittura criminale.

(fonte: www.winenews.it)


L'enoturismo e' una strada vincente ma serve una maggiore visibilita' nel mercato globale
Servono un'identita' territoriale forte e soprattutto un'intesa per superare le frammentazioni ed arrivare a sfruttare le potenzialita' del turismo del vino: 8 milioni di turisti e 4 miliardi di euro di fatturato.

Che l’enoturismo possa e debba rappresentare, per Italia in generale ed in particolare per i territori a specifica vocazione vitivinicola, una strada vincente e lungimirante, ormai non ci sono più dubbi. Che però resti ancora molto da fare, soprattutto a livello di “governo” e “cabina di regia” di questo turismo emergente, è ugualmente indiscutibile. Ne hanno discusso in modo articolato ed aperto operatori, esperti della comunicazione, studiosi, produttori e istituzioni che si sono ritrovati, nei giorni scorsi, nella Scuola Enologica di Conegliano (Treviso), chiamati al confronto, su iniziativa della Strada del Prosecco e Vini Colli Conegliano Valdobbiadene e di Altamarca, sul tema appunto di “Enoturismo, una strada vincente”.
“L’enogastronomia - ha spiegato Magda Antonioli Corigliano, direttore del Master in Economia del Turismo alla Bocconi di Milano - ha assunto, dagli anni 80 in poi, un ruolo esplicito di motivazione principale dello spostamento per fasce di utenti sempre più vaste”. I numeri sono notevoli: nel 2008, in Italia, si possono stimare in 8 milioni i turisti solo per il vino, con una ricaduta di 4 miliardi di euro di fatturato, dove a fronte di ogni euro speso in cantina sul territorio se ne generano quattro. Però molto resta ancora da fare per riuscire a dare solidità e far funzionare correttamente la “macchina dell’enoturismo”. In primo luogo appare troppo frammentaria ed indistinta l’offerta. Lo dimostra il fatto che in Italia attualmente esistono più di 140 Strade del Vino, contro la decina della Francia, e “la loro offerta - ha lamentato la Antonioli Corigliano - è troppo indifferenziata e l’attenzione ai fattori di qualità è ancora talvolta insufficiente”; da parte sua Marco Berchi, direttore di “Qui Touring”, ha ricordato come “il tema della qualità, dovrebbe essere un punto di partenza, una caratteristica distintiva della destinazione turistica, più che un obiettivo”.
Ma altri punti critici riguardano anche la formazione professionale degli operatori nel settore e la capacità dei circuiti enogastronomici di abbinarsi a servizi di ricettività, ristorazione, di accoglienza ad eventi sportivi, culturali, educativi, di intrattenimento; insomma “la motivazione meramente enogastronomica si affianca alla scoperta più generale del territorio e delle risorse culturali, artistiche e naturalistiche in esso presenti”.

In particolare - Ecco l’identikit del turista del vino nella Provincia di Treviso
Un’enoturista “fedele”, alla ricerca di vini tipici e chiaramente territoriali, con buon rapporto qualità-prezzo, ma sempre più attento anche ad altri aspetti qualitativi, primo far tutti il paesaggio e l’ambiente: ecco i tratti fondamentali di un primo, ancora parziale, ma già indicativo, identikit del turista del vino in Provincia di Treviso, elaborato da Alessandro Galardi, consulente Sviluppo Sistemi di Qualità, che ha iniziato monitorare i gusti, le preferenze, le scelte dell’enoturista che arriva dalla Strada del Prosecco di Conegliano e di Valdobbiadene e dalle cantine di Altamarca (info: www.coneglianovaldobbiadene.it).
Andando ad analizzare più nello specifico le linee di tendenza significative si scopre che l’enoturista del Trevigiano si muove sì per acquistare vino, ma ne “approfitta” anche per fare passeggiate, visite artistiche, mangiare nel territorio; ma in generale l’ambiente rappresenta un fattore attrattivo molto importante per l’enoturista, in grado anche di fargli fare anche più strada, pur di trovarsi a contatto con un paesaggio integro: per molti appassionati la qualità del territorio naturale è addirittura in grado di affiancare e superare, in ordine di importanza tra i fattori attrattivi, la stessa qualità dei vini proposti. Tra le altre molle forti che spingono all’acquisto di una bottiglia rimane anche il favorevole rapporto, almeno percepito, tra qualità e prezzo.
Nel capitolo “comunicazione”, il tradizionale passa-parola rimane uno strumento fondamentale, ma sempre di più conta aver la possibilità di incontrare e conoscere di persona i produttori; richiesta questa captata dalle antenne sensibili di molte cantine che propongono ormai in modo esteso per i loro clienti la vendita diretta, accompagnata da degustazioni e visite in azienda, passeggiate nei vigneti, iniziative culturali o sportive, che sono poi, a giudizio degli stessi enoturisti, i servizi ritenuti più attrattivi che una cantina possa allestire.
Insomma i gusti e la domanda del consumatore e del turista del vino sono ormai cambiati ed anche le cantine della Provincia di Treviso si stanno attrezzando per rispondere a questa nuova sfida. Ed un nuovo strumento per far crescere la qualità dei servizi e contemporaneamente per aiutare l’enoturista ad orientarsi fra le tante offerte del mondo del vino potrà essere la nuova “Carta Comune delle Strade del Vino” che sta per essere lanciata a livello europeo.
Si tratta di un progetto rivolto a tutte le strade enologiche che adottando questa “Carta Comune”, accetteranno di confrontarsi e cercare di raggiungere standard uniformi per capire dove e cosa deve essere migliorato. Gli aspetti che dovrebbero essere monitorati attraverso la “Carta”, sono le cantine, le strutture di ospitalità, la ristorazione, le produzioni tipiche, le attrattive turistiche, l’artigianato; ed alla fine il moderno turista del vino dovrebbe avere a disposizione una vera e propria “classifica” delle strade del vino europee e delle loro principali caratteristiche.
(fonte: www.winenews.it)
Quali sono le bottiglie che i miliardari stappano a cena?
Ecco i vini piu' esclusivi e costosi del mondo, capaci di regalare emozioni indimenticabili e non solo...

C’è chi certe bottiglie si limita a sognarle per tutta la vita, e chi le stappa ogni sera per cena: sono i più grandi vini del mondo, vere icone del lusso, destinate ai veri miliardari del pianeta. Etichette esclusive e costosissime, prodotte in annate rare e prestigiose, caratterizzate dall’allure e dall’unicità pari a quelle di un diamante da 40 carati, dove non è solo il prezzo a conferire esclusività, bensì la quantità limitata fornita dalla natura e dalla bravura del vigneron.
Ma quali sono i vini più costosi del mondo? In un’ipotetica classifica del lusso enologico non si può non partire dalla Francia. Al primo posto, svetta naturalmente Romanèe Conti, in Borgogna, forse il vino più caro e raro in assoluto. Intorno a quella che è la gemma più preziosa della famiglia è stato costruito nel corso dei secoli un Domaine con tante altre vigne: La Tâche, Richebourg, Romanée Saint-Vivant, Grands Echezeaux, Echezeaux e infine Montrachet, il grandissimo vino bianco prodotto da Romanèe Conti. Chi vuole stappare una bottiglia di Romanèe Conti si prepari a sborsare svariate centinaia di euro, e molto, molto di più per accaparrarsi alle aste le annate più prestigiose. Un collezionista americano ha sborsato 58.650 sterline (pari a 78.840 euro) per una cassa di 12 bottiglie di Domaine de la Romanèe-Conti 1967 in una vendita da Sotheby’s a Londra.
Sono altri due gli chateaux simbolo della “grandeur” enologica francese: Château Petrus e Château Latour, entrambi a Bordeaux. Il primo, che si nella sottozona del Pomerol è diventato il vino a base Merlot di riferimento mondiale, e raggiunge quotazioni stellari, indipendentemente dall’annata. Château Latour, che figura tra i vini selezionati da Thomas Jefferson nel suo storico viaggio in Francia, figura sempre tra i leader mondiali in termini di prezzo. Solo per fare un esempio, l’annata 2000, uscita intorno ai 400 euro, ne vale oggi più di 1.500. Come dimenticarsi poi di Château d’Yquem? Celeberrima griffe di Sauternes, i suoi muffati costano un patrimonio. E spetta proprio a Château d’Yquem il record di bottiglia di vino bianco più cara del mondo. Ha sborsato ben 55.000 sterline (oltre 70.000 euro) un collezionista privato per avere nella propria cantina una bottiglia di Château d’Yquem 1787. Tanto per avere un’idea, l’uva di questo vino era stata vendemmiata quando James Watt stava sviluppando il motore a vapore e Maria Antonietta aveva ancora la testa …
Tra gli champagne, i più costosi ed esclusivi sono senz’altro Krug (in Italia distribuiti dalla Antinori), in particolare il Millesimato Clos du Mesnil (450 euro a bottiglia), e Crystal della maison Luis Roeder, protagonista dei brindisi dei super-ricchi del pianeta, dalle rockstar americane ai nuovi miliardari russi.

Veniamo all’Italia: tra le griffe più blasonate e costose del Belpaese svetta Biondi Santi: il Brunello di Montalcino prodotto nella leggendaria Tenuta Il Greppo (proprio qui alla fine dell’Ottocento fu “inventato” il Brunello) raggiunge quotazioni stratosferiche, in particolare nella versione Riserva; proprio un Brunello di Montalcino Riserva 1888 è stata la bottiglia più cara venduta in Italia tra privati: 40 milioni di lire nel 1988. Gli intenditori che non badano a spese amano brindare con altri grandi brand made in Italy: dal Masseto (Tenuta dell’Ornellaia), raffinato supertuscan che nelle migliori annate può raggiungere quotazioni di oltre 1.000 euro a bottiglia, ai Solaia (Antinori) e Sassicaia (Tenuta San Guido di proprietà degli Incisa della Rocchetta), ormai sinonimi di lusso enologico a livello internazionale. Senza dimenticare, naturalmente, le etichette di Barolo e Barbaresco firmate da Angelo Gaja: i suoi Sorì Tildin e Sorì San Lorenzo possono valere centinaia e centinaia di euro.
Altro vino-simbolo del lusso è l’Opus One, prodotto in Napa Valley da una joint-venture tra Robert Mondavi e la baronessa Philippine De Rothschild, emblema dell’eccellenza a metà tra Nuovo e Vecchio mondo. Griffe planetaria tra le più note il Vega Sicilia Unico, prodotto in Spagna nel cuore della vecchia Castiglia. Le annate migliori si aggirano sui 300 euro alla bottiglia, ed è onnipresente sulla tavola dei reali di Spagna.

Le quotazioni di queste grandissime bottiglie sono soggette a continue oscillazioni, variabili rispetto alle annate di riferimento. Ciò che accomuna i top wines delle migliori vendemmie è che offrono all’appassionato emozioni immense: quelli che hanno avuto la fortuna di assaggiare uno Château d’Yquem piuttosto che un Romanèe Conti non se li scordano più. I grandi vini soddisfano le esigenze dei più raffinati edonisti, e l’unica differenza con gli altri beni di lusso risiede nel fatto che almeno una volta nella vita può capitare a chiunque di assaggiare una bottiglia del valore di alcune centinaia di euro, mentre una Ferrari è per pochi eletti, e la villa ai Carabi per pochissimi.
Se è vero infatti che la crisi economica dei principali mercati rallenta i consumi dei vini di fascia media e bassa, i super-brand dell’enologia internazionale non conoscono difficoltà: il settore del lusso tira, e si moltiplica l’offerta di oggetti destinati ai nababbi globali. Dal telefono cellulare di platino tempestato di diamanti - del valore di più di 10 milioni di yen (65.000 euro) - prodotto dalla compagnia telefonica giapponese Softbank Mobile in collaborazione con Tiffany, alla crema anti-age di La Prairie (famosa per i suoi prodotti di bellezza al caviale) a base d’oro, 360 euro per un vasetto. Dai prestigiosi sigari Cohiba Behike, i più cari del mondo (15.000 euro per una scatola di 20 pezzi), caratterizzati da una lunghissima lavorazione ed un packaging esclusivo in legni pregiati, pelli rare o gusci di tartaruga, al caffè Kopi Lowak, il più raro e costoso del mondo: viene dall'Indonesia, costa 650 euro al chilogrammo ed ha una particolarità: viene prodotto tostando e macinando dei chicchi di caffè mangiati e digeriti da un piccolo roditore di nome Lowak. Dall’opera d’arte più costosa mai realizzata, creata dall’artista inglese Damien Hirst, un inquietante teschio completamente ricoperto di oltre 8.000 diamanti, battuto all’asta per 73,5 milioni di euro, all’elicottero costruito da Eurocopter e personalizzato da Hermès, un tripudio di pelle e raffinatezza del valore di 4,5 milioni di euro.

Il caso - Giallo al ristorante Zafferano di Londra … Un cliente ordina una bottiglia di Chateau Petrus 1961 (24.000 euro), ma lo rimanda indietro: “è falso”. Spesso è impossibile anche per il distributore garantire l’autenticità delle grandi annate.

A volte i top wines possono riservare anche brutte sorprese. Lo dimostra il caso accaduto in questi giorni a Londra, dove un facoltoso uomo d’affari in vena di follie si trovava per cena insieme ad un gruppo di amici allo Zafferano, famoso ristorante italiano, ed ha deciso di ordinare una bottiglia di Chateau Petrus 1961, dal valore di 24.000 euro. Ma l’ha immediatamente rispedita indietro, affermando furioso che secondo lui era falsa. A far dubitare il cliente dell’autenticità della bottiglia é stato il fatto che il tappo non era stato timbrato con il consueto marchio che indica il luogo d’imbottigliamento.
“Era molto arrabbiato; aveva visto che sul tappo non c’era alcun timbro e si è rifiutato di berlo” spiega il gestore del ristorante Enzo Cassini, aggiungendo “la bottiglia era perfetta; non c’era nulla che potesse suggerire che non era autentica; in ogni caso, ho assaggiato il vino e non era più buono”.
Dopo essersi calmato, il cliente ha ordinato un’altra bottiglia, una magnum di Chateau Mouton-Rotschild 1945, da 27.000 euro, ma il ristoratore, preoccupato di essere stato vittima di una truffa, ha contattato Corney & Barrow, società proprietaria di una catena di eleganti wine bar londinesi che funge anche da agente di Chateau Petrus in Gran Bretagna.
La società non è stata però in grado di confermare l’autenticità del Petrus, in quanto fino al 1964, Chateau Petrus non aveva ancora introdotto gli stampi sul tappo. Corney & Barrow, che per combattere la contraffazione conserva una documentazione fotografica di tutte le bottiglie presenti nelle cantine di Petrus, richiede, inoltre, che tutte le bottiglie vuote vengano distrutte, proprio per fare in modo che non vengano riutilizzate in maniera fraudolenta. Dal canto suo, nonostante l’happy ending, Zafferano ha imparato la lezione ed ha deciso che non correrà mai più il rischio con vini di quel calibro. “E’ troppo rischioso; sono pochi - ha spiegato Enzo Cassini - i clienti che scelgono vini come quello. Si possono avere esperienze fantastiche con vini più giovani degli anni Ottanta o Novanta”.
(fonte: www.winenews.it)



Il vino italiano conquista la Florida
Nel 2007 le esportazioni italiane sono state superiori a quelle francesi, con un giro d'affari pari a oltre 83 milioni di dollari.

Il vino italiano batte quello francese, perlomeno in Florida. È quanto segnala l'Enterprise Florida, l'Ente di sviluppo economico dello Stato del Sud degli Stati Uniti, che ha recentemente rilasciato i dati aggiornati relativi alle importazioni di vino nei due distretti doganali di Miami e Tampa. I primi 11 mesi del 2007 indicano che l'Italia è diventata il principale paese esportatore di vino con un valore di oltre 83 milioni di dollari, superando il dato della Francia che nei primi undici mesi del 2007 ha esportato vino in Florida per circa 79 milioni di dollari. Il dato è ancora più significativo se si considera che il totale delle importazioni di vino italiano negli USA è stato -nel 2006 e 2007- di circa di un miliardo di dollari: il mercato della Florida conta per circa l'8%.
La crescita delle importazioni
In generale, le importazioni globali di vino in Florida sono aumentate negli ultimi anni in maniera significativa, passando dal valore di 238 milioni di dollari nel 2004 agli oltre 287 milioni di dollari nel 2006. Nei primi mesi del 2007 il totale delle importazioni di vino in Florida ha raggiunto la cifra record di 288 milioni di dollari, pertanto è facile prevedere che il dato finale del 2007 supererà ampiamente quello del 2006. I principali concorrenti dell'Italia sul mercato del vino della Florida sono la Francia, che nel corso dell'intero 2006 aveva esportato vino nello Stato per un valore di 82 milioni di dollari (a fronte di un valore nello stesso periodo delle esportazioni italiane pari a 81 milioni di dollari). Seguono l'Australia con 49 milioni di dollari, la Spagna con 21 milioni , il Cile con 21 milioni e l'Argentina con 9 milioni.

(fonte: www.B2B24.IT)


Ogni vino è unico
Ciascun vino ha una sua storia e caratteristiche uniche e peculiari dovute a diversi fattori.

Come gli esseri umani così anche i vini hanno caratteristiche uniche e inconfondibili derivate dal terreno, dal clima, dalle tecniche di coltivazione e dalla mano amorevole che ha curatole viti.
Un mezzo per saperne di più a riguardo è il quarto volume della collana Storia regionale del vino e della vite in Italia (Polistampa Editore) dedicato all’approfondimento del patrimonio storico, culturale, tecnico e produttivo della vite in Toscana, tanto per citare una regione che ha molto da insegnare e nulla da invidiare ad altri paesi del mondo. L’Accademia dei Georgofili, in collaborazione con altri enti, ha realizzato una tiratura limitata di 2000 copie proprio sulla Storia regionale della vite e del vino.
Tornando al fulgido esempio della Toscana, il volume spiega come i viticoltori lavorino rispettando tradizione e qualità ma adoperando pure le moderne tecnologie utili per espandere rapidamente il mercato toscano all’estero. Non mancano cenni storici, sul paesaggio e sulle arti figurative.
Insomma non resta che consigliare il veloce acquisto dell’opera, visto che sono disponibili poche copie,e augurare una buona e proficua lettura!

Autore: Francesca Romana Polimeno
Capodanno: stappate 130 milioni di bottiglie di spumante italiano
Con lo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre, sono state stappate oltre 130 milioni le bottiglie di spumante “made in Italy” nel mondo, tra case private e luoghi pubblici, delle quali 80 milioni in Italia e 50 milioni all’estero. Lo stima la Coldiretti nel sottolineare che nelle festività di fine anno viene consumato oltre il 50% della produzione annuale di spumante.
In Italia - sottolinea la Coldiretti - sono state prodotte oltre 300 milioni di bottiglie, delle quali 260 milioni ottenute con il metodo Charmat e 40 milioni con il metodo classico Champenois, che differisce perché la fermentazione non avviene in autoclave, ma in bottiglia e comporta una lavorazione che può durare fino a tre anni con un prezzo finale più elevato.
Lo spumante più diffuso è l’Asti, seguito a ruota dal Prosecco e le zone di maggiore produzione sono il Piemonte, il Veneto, la Lombardia e il Trentino, anche se negli ultimi anni si sta registrando un interessante incremento nelle Regioni del Sud Italia.
L’apprezzamento dello spumante italiano aumenta sul mercato internazionale dove conquista un numero crescente di buongustai nei diversi continenti con un aumento delle spedizioni del 22% in valore.
Il successo “fuori casa” dello spumante italiano è il frutto della crescita in Germania (+16%) e negli Stati Uniti (+8%) che - sottolinea la Coldiretti - sono rispettivamente il secondo e il primo cliente dello spumante italiano con oltre un terzo delle vendite estere; sul podio al terzo posto, si classifica il Regno Unito dove le spedizioni sono aumentate addirittura del 72%, mentre una tendenza estremamente positiva si registra anche per la Spagna, con un balzo del 33% e per la Francia, con un incremento del 2%, nonostante la concorrenza del locale champagne. Una competitività che è confermata anche dal fatto che negli Usa e in Svizzera l’Asti e il Prosecco hanno superato la quota dello Champagne, secondo il Forum degli Spumanti.
Il trend di crescita - conclude la Coldiretti - è sostenuto dal Prosecco, che è diventato sempre più ambasciatore anche per altri spumanti nazionali.

Le 8 regole d’oro per offrire e gustare lo spumante
- Non offrirlo ghiacciato, ma tirato fuori dalla cantina un paio d’ore prima e raffreddarlo in un secchiello con ghiaccio tritato, acqua fredda e sale grosso;
- La temperatura migliore è compresa fra gli 8 ed i 12 gradi;
- Berlo esclusivamente in una flûte a forma di tulipano che consente agli aromi di svilupparsi liberamente;
- Per gustare al meglio l’effervescenza sciacquare i bicchieri con acqua calda e sapone neutro;
- Stapparlo tenendo con una mano il tappo e facendo ruotare con l’altra mano la bottiglia leggermente inclinata accompagnando sempre l’espulsione del tappo;
- Far uscire lentamente il gas e versarlo tenendo la bottiglia dal fondo e non dal collo per evitare che lo spumante si riscaldi con il calore della mano;
- Mai utilizzare del ghiaccio nel bicchiere;
- Conservarlo in una cantina buia, fresca e senza sbalzi di temperatura, in posizione orizzontale.
Fonte: elaborazioni Coldiretti (fonte: www.winenews.it)



Il 2008 sara' l'anno del sorpasso di internet sulla tv
Il 2008 sembra destinato ad essere ricordato come quello del sorpasso di internet sulla televisione. A profetizzarlo è uno studio promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e della Nielsen in cui si afferma che il 54% degli italiani preferisce ormai il web al piccolo schermo.
“Tutti pensano che il world wide web possa soppiantare il piccolo schermo solo fra gli adolescenti - afferma Giulio Noci del Politecnico di Milano - ma è falso, almeno in Italia. Internet sta seducendo persone di tutte le età che vivono tanto nei centri urbani quanto nei paesi o nelle campagne. Il 54% degli italiani, appunto. Solo i restanti continuano a fruire la televisione come in passato”.
Resta però da capire in quali e quante funzioni il nuovo medium sostituirà il vecchio. Se è vero infatti che internet ingloba in sé alcuni servizi tradizionalmente svolti dalla televisione come l’informazione e l’intrattenimento in video, bisogna tener presente che ancora troppe aree d’Italia non sono coperte dalla banda necessaria per fruire di tali servizi avanzati, che l’alfabetizzazione informatica della popolazione è purtroppo scarsa e che spesso si cerca nella televisione un tipo di intrattenimento “passivo” e “leggero”, senza bisogno d’interazione; infine, bisogna ricordare che nella storia dei media l’avvento di un nuovo strumento di comunicazione non implica necessariamente la scomparsa di quelli precedenti bensì la loro ricollocazione.
La riflessione verte quindi su due fronti: da un lato viene naturale pensare che gli autori televisivi dovrebbero ideare nuovi utilizzi di un medium che si misura con la rete e vede, dunque, modificata la propria specificità, dall’altro si rileva che viene finalmente il tempo di raccogliere i primi frutti per chi con lungimiranza ha investito da tempo nella rete, vista come uno spazio libero, dinamico, interattivo.
In Italia anche il mondo del vino sembra andare nella direzione della multimedialità interattiva permessa dal web, anche se con un certo ritardo rispetto agli altri settori; migliorano sia la grafica che i contenuti dei siti delle aziende, dove fanno la loro comparsa anche numerosi video; si diffonde l’uso di blog, forum e newsletter fra i produttori per attivare canali comunicativi privilegiati con i clienti; infine, prende sempre più piede l’e-commerce soprattutto tra le piccole aziende.
Ricche di spunti di riflessione queste considerazioni, frutto dell’analisi sul mondo aziendale del vino e Internet a cura di www.winenews.it (“Cantine in web”, edizione n. 7). “Non è un caso - spiega il direttore del sito Alessandro Regoli - che, negli anni, il nostro sito sia stato affiancato prima dagli appunti di degustazione de “I Quaderni di WineNews”, sfruttando le potenzialità dello strumento newsletter, e poi dalla creazione del sito gemello, www.winenews.tv, il primo in Italia così ricco di contributi audio e video sul nettare di Bacco. Il futuro? Internet è un terreno dalle potenzialità enormi, lontane dall’essere completamente indagate e sfruttate. Prevedo senz’altro grandi sviluppi e nuove rivoluzioni”.
Internet è ormai la più vasta fonte di informazioni esistente al mondo disponibile liberamente a tutti e questo trasforma il consumatore attento e curioso in un potenziale esperto.
Secondo una logica simile, grazie all’e-commerce, viene invece stimolata e soddisfatta la voglia del cliente di tornare a comprare vino di persona. Nel 2007 il 5% delle cantine italiane ha puntato sul commercio elettronico. Uno scenario destinato ad ampliarsi, considerato anche l’aumento degli investimenti pubblicitari, sul web. E’ questa una sorta di “farmer market on-line”, con cui già da tempo negli Stati Uniti si vende via web dal produttore al consumatore.
“In questi anni - spiega ancora Alessandro Regoli - gli enoappassionati o semplici consumatori vogliono forse essere informati e tornare a comprare direttamente il vino. Internet è sicuramente un canale importante per promuovere questo prodotto, ma non certo l’unico. I grandi produttori, per esempio, restano legati alle forme di distribuzione tradizionali. Il web può avere, quindi, una grande duplice funzione: approvvigionamento nelle cantine di cui si ha avuto notizia, sono state visitate o dove si è degustato il vino oppure canale per la ricerca di vere e proprie chicche, etichette cult”.
Su quest’ultimo aspetto, le enoteche on line sono aziende di medie e piccole dimensioni che hanno accettato la sfida del commercio sul web, vendendo direttamente dai propri siti o attraverso portali dedicati: tra i tanti, spiccano www.wineshop.it e www.winepeople.it, il cui fine è ancora quello di dialogare direttamente con i clienti per offrire prodotti che le forme di distribuzione tradizionali non riuscirebbero a valorizzare. Spazio dedicato al vino si trova, infine, anche sul più generalista www.ebay.it, dove è la reputazione dei singoli venditori, il cosiddetto “punteggio di feedback”, a garantire la serietà delle transazioni, una sorta di meritocrazia resa possibile dalla caratteristica di interattività permessa dal web.
(fonte: www.winenews.it)


La debolezza del dollaro preoccupa i produttori europei e gli importatori Usa
I consumatori statunitensi che apprezzano i vini di qualità italiani ed europei temono che i minimi storici toccati dal cambio del dollaro nei confronti dell'euro trasformino gli amati Brunello, Chardonnay, Barbera e compagnia bella in prodotti troppo costosi per molte tasche.

Alcuni esperti statunitensi del settore invece dicono che non è il caso di spaventarsi.
Jon Frederikson, dell'azienda californiana di consulenza enologica Gomberg-Frederikson, ha detto che: "I vini d'importazione continuano ad arrivare negli Usa perché la domanda è ben sostenuta ed i prospetti di crescita del mercato nel corso del prossimo decennio sono eccellenti .." ora che ".. il vino sta finalmente prendendo piede negli Usa".
Nonostante il consumo procapite sia tuttora abbastanza basso rispetto a quello di altre bevande o di altri Paesi, le prospettive future sono rosee.
Attualmente molti importatori statunitensi stanno dividendo con i produttori italiani le perdite causate dal cambio negativo del dollaro per entrare nel mercato Usa, oppure per assicurarsi la fedeltà dei consumatori in questo momento storico di espansione del mercato.
L'agenzia governativa francese Sopexa, che promuove i prodotti agroalimentari francesi all'estero, ha rivelato che nel corso dei primi sei mesi del 2007 il dollaro si è cambiato mediamente ad 1,316 per euro, segnando cioè un aumento del 9% del valore dell'euro rispetto allo stesso periodo del 2006, quando il valore medio era invece di 1,206 dollari per 1 euro.
Nonostante questo però, nello stesso periodo l'import di vino italiano e Francese negli Usa è aumentato in volume rispettivamente dell'11% e del 10% e, seppur in quantità minore, anche il volume di vino importato da altri Paesi europei quali la Germania, il Portogallo e la Spagna è aumentato.
Cyril Penn, editore del sito web californiano Wine Business Monthly, nel confermare che l'import di vino è in aumento nonostante l'euro forte, ha sottolineato che gli Stati Uniti stanno rapidamente diventando il maggior consumatore di vino del mondo.
Non tutti gli esperti sono però convinti che il continuo calo del dollaro non rischi di danneggiare fortemente alcuni importatori, specialmente quelli più piccoli e quelli che si specializzano in vini di qualità superiore a produzione limitata.
"Sfortunatamente per coprire almeno in parte l'aumento dell'euro nei confronti del dollaro ed i costi sempre più alti dei trasporti a causa dell'aumento dei carburanti, i prezzi all'ingrosso dovranno venire ritoccati verso l'alto" ha detto il presidente di WineCountry.IT, Loris Scagliarini.
Infatti l'ultimo crollo del dollaro, che lo ha portato al record minimo $1,42 per 1 euro, sta facendo perdere il sonno a produttori ed esportatori europei ed agli importatori statunitensi dei loro prodotti. Un altro aspetto negativo per i produttori europei, è il fatto che i produttori Usa sperano di sfruttare la debolezza del dollaro per aprire nuove fette di mercato in Europa, specialmente in Inghilterra, conquistando nuovi clienti nella fascia di prezzo che va dai 2,99 ai 6,99 euro la bottiglia.
Michael Houlihan, fondatore dell'aziendacaliforniana Barefoot Cellars (Cantine a Piedi Nudi), ha detto: "Gli europei hanno sempre opposto resistenza ai vini statunitensi, specialmente i francesi, ma adesso i consumatori europei apprezzeranno il rapporto qualità/prezzo offerto dai vini americani grazie al dollaro debole e ne saranno conquistati".
"Per i consumatori europei questa è un'eccellente opportunità di scoprire la qualità dei vini americani, che finora non sono stati tanto competitivi", ha concluso Houlihan.
(fonte: www.vinoitalianoclub.com)


I dati preliminari ISTAT sulla produzione italiana di vino del 2007

Ecco la prima stima di produzione su base provinciale datata settembre 2007 e pubblicata dall'ISTAT lo scorso dicembre 2007

ISTAT ha pubblicato la prima stima relativa alla vendemmia 2007, pari a una produzione di vino di 47m/hl. Tale stima porta la data di Settembre 2007. Nello stesso periodo (13 Ottobre) Assoenologi ha pubblicato la sua stima di 40.5m/hl.
Ora, le differenze tra le due stime mi sembrano veramente troppo significative: possiamo pero’ precisare che nel 2006 ISTAT ha sovrastimato la produzione italiana del 5%, mentre invece Assoenologi ha beccato quasi perfettamente la produzione (49.2m/hl contro i 49.6m/hl effettivi) nella sua stima definitiva di ottobre.
Se cio’ si confermasse anche per il 2007 (e dobbiamo aspettare ancora qualche mese), bisognerebbe domandarsi come sia possibile che l’Istituto Nazionale di Statistica possa pubblicare un report cosi’ sballato all’alba del 15 dicembre (pari a una sovrastima del 15%).




ISTAT stima che la produzione sia rimasta sostanzialmente costante nel nord (-1%) e centro Italia. Il calo produttivo sarebbe invece concentrato al sud (-12%). Guardando i dati piu’ da vicino, e partendo dal nord Italia, ISTAT stima una produzione in Piemonte di 2.72m/hl, -7% sulla media 2000-2006, mentre Assoenologi ha stimato 2.58m/hl.




Esiste invece un buon consenso sul Trentino Alto Adige, dove la produzione e’ vista in salita dell’1% da Assoenologi e del 5% da ISTAT, e sul Veneto dove c’e’ un consenso su una produzione di poco piu’ di 7.5m/hl, con un calo del 4%.
In Friuli, ISTAT e’ invece piu’ pessimista di Assoenologi, con una previsione di 1m/hl (-9%).
La grande differenza sulla stima di produzione in Nord Italia e’ senz’altro quella dell’Emilia Romagna, dove secondo ISTAT la produzione fa +10%, mentre secondo Assoenologi fa -6%… la differenza sono esattamente 1m/hl…



Per il centro Italia mi pare ci sia una divergenza completa. Per il centro Italia, ISTAT parla di 7.6m/hl stabili, mentre guardando i dati Assoenologi dovremmo essere intorno a 6.3m/hl (non ci sono stime sull’Umbria, che abbiamo ipotizzato stabile a 1m/hl).
Secondo Istat e’ andata benissimo in Toscana (+25%), mentre ha fatto -20/25% in Marche e Lazio, Assoenologi e’ molto piu’ pessimista su tutta la linea.




Lo stesso vale per il sud Italia, dove Istat dice meno 12% (rispetto alla media) a 18.8m/hl e Assoenologi invece presumo stia a meno di 15m/hl di produzione (sempre mettendo un pareggio per le regioni dove manca una stima precisa).
I dati divergono di ben 2m/hl in Puglia e di 1m/hl sulla Sicilia. La resa dei conti ci sara’ e sara’ neanche troppo in la’ nel tempo!



Infine, isolando le province con piu’ di 300k/hl di produzione si puo' notare vedere dove ISTAT definisce i migliori e i peggiori: sembra essere stata una ottima vendemmia in termini quantitativi in Toscana (Firenze e Grosseto) e una pessima vendemmia in Sicilia (Trapani e Palermo) e Puglia (Lecce e Bari).
Fonte: ISTAT
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