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A Natale regalati le Stelle.
Le Stelle custodite nelle Confezioni della Cantina di Vicobarone.
SUBITO IN REGALO una bottiglia
di Spumante per il tuo brindisi di Natale*.
Il Punto Vendita di Piacenza rimarrà aperto tutti i giorni,
dal 1 al 24 e i nei giorni 29, 30 e 31 dicembre.
* Promozione valida per un acquisto minimo di € 20,00 che
dà diritto ad una bottiglia di spumante da scegliere
tra gli spumanti delle Selezioni. Promozione valida fino al
31.12.2008
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Nel wine and food la crisi
non cambia il gusto italiano per la tradizione
Parsimonioso ma attento alla
qualità, fedele alla tradizione, ma curioso di novità
enogastronomiche soprattutto quando è in vacanza o al
ristorante: è la fotografia dell’italiano a tavola,
scattata dal Censis, nel suo rapporto n. 42.
L’impennata dei prezzi dei beni alimentari ha però
catturato l’attenzione del consumatore distogliendolo
dal tradizionale interesse per diete, gusto, salute e sicurezza.
“Da decenni - sottolinea il Censis - l’incidenza
della spesa alimentare sul totale delle spese familiari si riduce,
ma in Italia, con una quota del 18,8%, si continua comunque
a spendere di più di molti paesi del Nord Europa. Più
tradizionalisti sugli europei, gli italiani che hanno cambiato
le abitudini alimentari sono stati solo il 15% a fronte di una
media europea del 22%”. “La compressione dei redditi
- sottolinea ancora il Censis - ha condotto le famiglie a spingere
in basso tutto ciò che è spesa ordinaria. Da questo
risparmio, sempre secondo il rapporto, se ne ricavano risorse
da destinare al piacere e allo svago che, applicato nel settore
alimentare, si traduce nella ricerca di un prodotto tipico o
di un ristorante di rango”.
Il Censis sottolinea, infine, un vero e proprio “boom”
della divulgazione gastronomica negli ultimi anni: l’istituto
di ricerca ha contato 51 programmi radiotelevisivi, 259 periodici,
620 opere di cucina e ricettari pubblicati solo nel 2005, 1.015
siti internet specializzati. Fonte:
winenews |
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Il rilancio del vino italiano
con la strategia delle "sei esse"
“La conoscenza dei futuri
trend di consumo e di prodotto è uno strumento essenziale
per l’attività imprenditoriale e delle strategie
d’impresa”. Lo ha rimarcato il presidente di Confagricoltura
Federico Vecchioni, oggi a Roma, per lo studio “Il vino
nel mercato globale”, commissionata da Confagricoltura
alla Gpf fondata da Giampaolo Fabris. “Il vino, soprattutto
all’estero - ha evidenziato - va proposto con la strategia
delle “sei esse”: servizio, semplicità, sostenibilità,
salute, sensorialità, sincretismo”.
“Gestione e supporto alle imprese vitivinicole - ha spiegato
il presidente di Confagricoltura - potranno essere garantiti
solo con una conoscenza approfondita dell’attuale situazione
internazionale, caratterizzata da una forte richiesta di servizi,
maggiore trasparenza informativa, equilibrio tra domanda e offerta
di qualità e di prezzo. Elementi questi che esercitano
forti pressioni dei consumatori e dei distributori sul produttore,
che deve rispondere attivamente a queste sollecitazioni”.
Dalla ricerca emergono le nuove tendenze dei consumi, che puntano
più sulla qualità che sulla quantità (qualità
accessibile); che richiedono “semplicità”
ovvero un processo che renda il vino un prodotto “accessibile”
ad un pubblico di non intenditori. Vino si concilia con salute
(il bere moderato) e con “sostenibilità”,
intesa sia in termini di attenzione all’ambiente che di
consumo etico. In conclusione è richiesto un approccio
“sincretico”, in cui confluiscano in una sola forma
più funzioni: il vino si configura come un’esperienza
“totalizzante”; con una virtuosa contaminazione
anche con mondi apparentemente lontani, ma influenti, sull’immaginario
sociale e mediale contemporaneo (la moda, il design, l’architettura).
Il vino come rappresentazione di uno stile di vita.
Fonte: winenews
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Veris, il pregiato vino novello
della Cantina di Vicobarone, porta in tavola i nuovi profumi
e sapori di stagione.
Domenica 9 novembre vi aspettiamo per
la degustazione del Vino Novello Veris 2008.
Nella sede di VICOBARONE grande festa con castagnata. Nel Punto
Vendita di PIACENZA degustazione gratuita di prodotti tipici.
Orari di svolgimento degli eventi nelle due sedi: dalle ore
9.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00.
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Il Novello ha caratteristiche
adatte a palati raffinati e al consumo giovane e conviviale.
Dalla mezzanotte del 4 novembre
sono tanti gli appuntamenti per il beblocage, compreso quello
della Cantina di Vicobarone
Novello di Merlot, ma anche di Barbera, di Primitivo, di Nero
d’Avola, Marzemino, Sangiovese, Montepulciano, Cabernet,
Teroldego: sono oltre 80 le etichette monovitigno che rendono
il panorama di questo vino quanto mai variegato. Oltre 60 i
vitigni autoctoni utilizzati per la produzione 2008, pochissimi
gli internazionali, per una varietà di bouquet capace
di soddisfare anche i wine lover più esigenti. La ricchezza
del Novello, prodotto da Nord a Sud in Italia, è la risposta
al “Beaujolais Nouveau” frutto di una sola regione
della Francia.
In vendita a partire dal 6 novembre, il Novello arriverà
sulle tavole e nei bicchieri degli enoappassionati dopo il tradizionale
rito del déblocage in programma alla mezzanotte tra il
4 e il 5 novembre. E il conto alla rovescia è iniziato
anche per “Anteprima Novello”, l’evento in
programma a Verona, nel Palazzo della Gran Guardia, es aperto
al pubblico il 5 e 6 novembre per promuovere questo prodotto
di nicchia della vitivinicoltura italiana (www.vinitaly.com/novello).
Venti anni fa, quando nacque, il Novello si poteva degustare
solo nei ristoranti. Ora chiunque può sceglierlo anche
sugli scaffali della grande distribuzione, perché il
Novello, pur rimanendo un prodotto di nicchia, si è aperto
al grande pubblico: oltre 11,15 milioni le bottiglie prodotte
quest’anno, per un fatturato stimato di quasi 52,52 milioni
di euro (nel 2007 il business è stato di 69,9 milioni
di euro), secondo i dati raccolti dalla rivista mensile “Civiltà
del bere”, che monitora questo vino fin dalla sua nascita;
si tratta solo dello 0,18% della produzione enologica nazionale,
ma anche in questo sta il fascino del Novello: un sorso di esclusività
alla portata di tutti, un prodotto che apre la stagione e accompagna
il consumatore fino al momento della commercializzazione dei
vini della nuova vendemmia.
Secondo un sondaggio realizzato da www.winenews.it e Vinitaly,
che sarà poi presentato alla vigilia di “Anteprima
Novello”, i giovani restano il target privilegiato, ma
il Novello - finora snobbato dagli enoappassionati - sta diventando
un piacevole rito di stagione: il 38% degli amanti del buon
bere ne acquista, infatti, almeno una bottiglia ogni anno.
Nel tempo le cantine produttrici sono diminuite di numero, sono
ora 246, con una produzione concentrata soprattutto in Veneto,
Trentino (che ha scalzato, quest’anno, dal secondo posto,
la Toscana) e Toscana, che da sole ne rappresentano il 59% (aggiungendo
Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia si arriva al 72%).
Nonostante questa netta predominanza, nella classifica delle
10 principali aziende leader, dopo i primi tre posti di Cavit
(Trentino, con 862.000 bottiglie), Zonin (Veneto, 525.000 bottiglie)
e Gruppo Italiano Vini (sede in Veneto, 508.000 bottiglie),
si segnalano al settimo posto la Toscana con Banfi (330.000
bottiglie) e la sarda Sella & Mosca all’ottavo posto
(300.000 bottiglie). Ma tra i big che producono Novello, anche
Antinori (Toscana), Sartori (Veneto), Castello Monaci (Puglia),
per un viaggio del gusto che attraversa l’Italia in tutta
la sua lunghezza.
La vendita è ancora molto regionalizzata, con una propensione
a uscire dai confini locali più spiccata per i produttori
di Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Piemonte, Toscana, Veneto,
Marche, Trentino, Campania e Puglia. Un centinaio le etichette
esportate in una 20 di Paesi, per un totale di quasi 1,29 milioni
di bottiglie. In testa la Germania, seguita da Giappone ed Olanda.
“Il Novello, che è la risposta al Beaujolais
Nouveau, frutto di una sola regione della Francia, ha le potenzialità
anche per conquistare i mercati esteri, grazie al plus rappresentato
dalle varietà delle sue produzioni regionali, che rispecchiano
la ricchezza del vigneto Italia; interessanti - ha spiegato
il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani - i
mercati asiatici, dove Vinitaly è presente da dieci anni
con un tour in Cina e in Giappone. Del resto i francesi,
nel 2006, hanno venduto in Giappone 11 milioni di bottiglie
di Beaujolais Nouveau ad un prezzo di 13-20 euro la bottiglia
(trasportato in aereo). Anche per questo siamo convinti che
i produttori debbano uscire dalla logica di produrre solo in
base alla richieste dei canali distributivi nazionali”.
Verona, dunque, punta a far crescere il Novello (anche se dal
2007 al 2008, il calo è stato del 4% in bottiglie e il
19% come produttori), dando una vetrina commerciale e di immagine
ad un vino che, sempre più vista come il primo frutto
dell’ultima vendemmia, comunque, viene prodotto in 12
milioni di bottiglie, creando un new deal, basato sulla valorizzazione
degli autoctoni e sulla sua comunicazione.
La Cantina di Vicobarone, per la sua tradizionale
Festa del Novello, anche quest'anno organizza due eventi, uno
presso la sede della Cantina a Vicobarone, l'altro presso il
punto vendita di Piacenza.
Mentre a Vicobarone ci sara' la tradizionale castagnata con
degustazioni del Novello 2008, a Piacenza il vino sara' accompagnato
da degustazioni di cibi e vini della tradizione piacentina.
Fonte: winenews
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Salone del Gusto
2008: a Torino si e' parlato della terza rivoluzione industriale
Dai numerosi dibattiti e dagli
incontri tra il ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia
e il fondatore di Slow food Carlo Petrinisi
sente un inizio di un grande cambiamento.
“Dalle campagne e dai contadini partirà la terza
rivoluzione industriale”. Così parlò Carlin
Petrini, fondatore e presidente internazionale di Slow Food,
all’inaugurazione del “Salone del Gusto”,
edizione 2008, (Torino, 23-27 ottobre, www.salonedelgusto.it),
e di “Terra Madre” (www.terramadre2008.org), che
insieme hanno riunito nel capoluogo piemontese contadini, produttori
agricoli ma anche comunità del cibo, cuochi e docenti
arrivati da 153 paesi nel mondo.
“L’unione tra “Salone del Gusto” e “Terra
Madre” - ha detto Petrini - ci dice che non solo i prodotti
della terra di qualità ci sono, ma anche che possiamo
goderne grazie al lavoro di questi contadini”.
Alla presenza del Ministro per le Politiche Agricole Luca Zaia,
con il quale il feeling di Petrini cresce sempre di più,
il fondatore di Slow Food ha preso spunto anche dal difficile
momento finanziario globale: “nel tempo della crisi il
cibo deve essere sobrio ma di qualità, perché
la qualità non è un lusso, ma un diritto”.
E ha chiesto poi più attenzione da parte delle istituzioni
internazionali: “Per la lotta alla fame nel mondo la Fao
nel 2008 non è riuscita ad ottenere che 30 miliardi di
euro, ma l’Unione Europea per salvare le banche ne ha
messi prontamente 2000 sul piatto: sono dunque più importanti
le banche o gli affamati?” ha scandito a chiare lettere
Petrini.
“Dopo la crisi la classe contadina tornerà protagonista,
sarà più forte e determinate nella 3° rivoluzione
industriale: dal vapore siamo passati all’elettricità,
ora arriveremo alle energie pulite, che questi contadini porteranno
nei villaggi, nelle montagne e nelle campagne di tutto il mondo”.
Contadini ai quali, secondo Petrini, anche i manager dovrebbero
ispirarsi: “riciclare, non buttare via niente, sono cose
che i contadini fanno da secoli, e questo è alla base
della sostenibilità”.
Una sorta di nuovo patto, di “new deal”, come lo
ha definito ancora Petrini: “dobbiamo far dialogare le
campagne con le città. Questo è il mio dio, e
che dio ci benedica!”.
A tagliare il nastro del “Salone del Gusto” è
stata una sorpresa: la signora Francesca di Novara, una “mondina”
che ha lavorato in risaia per 51 anni, invitata dal Ministro
Luca Zaia, che su molti punti, pur provenendo da culture politiche
diverse, si è detto d’accordo con Petrini: “condivido
- ha detto Zaia - il fatto che il problema sia di livello globale.
Prova ne sia che nel mondo 1 miliardo di persone soffre la fame,
e, dato ancor più tragico, oltre 3 milioni all’anno
muoiono per malnutrizione”.
Una questione che rimette al centro dell’attenzione globale
questione della produzione: “c’è chi dice
che per nutrire i 6 miliardi di persone che popolano il pianeta
si dovrebbe raddoppiare la produzione di cibo, guardando solo
alla quantità, e chi sostiene che questo sia possibile
solo con l’utilizzo degli Ogm. Ma su questo il “ministero
del pronto soccorso agricolo” - ha detto con un pizzico
di sarcasmo Zaia - dice no e mantiene un atteggiamento di totale
chiusura. D’altra parte dove i prodotti Ogm ci sono già,
all’estero, si è visto che quelli naturali diventano
un lusso per i più abbienti, mentre gli “indigenti”
vanno sempre più agli scaffali Ogm, e questa non è
la strada giusta”.
Il cammino da intraprendere, secondo Zaia, è invece quello
della riscoperta della stagionalità dei prodotti, della
loro territorialità, dei farmers market e del “chilometri
0”, in cui i consumatori devono incontrare i produttori,
“che non solo produco il loro cibo, ma si occupano della
loro salute”. Consumatori che devono avere anche un ruolo
attivo in questo cambiamento.
“In Italia si buttano 1,5 milioni di tonnellate di cibo,
per un valore di 4 miliardi di euro, e consentirebbero di fornire
3 pasti al giorno per 600.000 cittadini. I consumatori non possono
però pensare di arrivare al punto vendita alle 20.00
e trovare la frutta che luccica o l’insalata senza una
macchia, ma deve aiutarci a responsabilizzare e premiare i punti
vendita che non sprecano”.
E se Carlo Petrini, nel suo discorso, ha detto a Zaia che “il
suo sarà il dicastero più importante della nuova
era”, il Ministro dal canto suo ha invitato Petrini a
“far diventare Slow Food ancora più popolare, perché
dobbiamo arrivare a parlare al cuore della gente”.
Fonte: winenews
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La scienza e l'overdose da
cibo
La prestigiosa rivista di biologia
cellulare Cell ha pubblicato in Ottobre un fondamentale studio
che fa avanzare le nostre conoscenze sul rapporto tra cibo e
cervello.
Overdose da cibo ... Più mangiamo più diventiamo
dipendenti e ingordi. Un’alimentazione eccessiva, alla
lunga, danneggia i recettori nervosi della sazietà. Per
questo poi si ha bisogno di uno stimolo maggiore per attivarli...
La prestigiosa rivista di biologia cellulare Cell ha pubblicato
in Ottobre un fondamentale studio che fa avanzare le nostre
conoscenze sul rapporto tra cibo e cervello. Secondo questa
ricerca sperimentale, realizzata da un gruppo di fisiologi e
biologi molecolari cinesi attualmente all’Università
del Wisconsin, una bella scorpacciata di cibo si traduce nell’alterazione
di un’area del cervello che è deputata al controllo
della fame e della sazietà. Di qui si innesca una reazione
a catena che si conclude con un corpo ingrassato e infiammato
che, a sua volta, retroagisce sul cervello, infiammandolo.
La ricerca su “Cell”
Vediamo le singole maglie di questa rete che lega il cibo, il
cervello e il resto del corpo. Intanto il collegamento cibo-cervello.
Fino a poco tempo fa, si pensava che il cervello fosse informato
sullo stato nutrizionale del corpo solo da fattori ormonali
e nervosi. I primi, viaggiando nel sangue, segnalano o la sazietà,
come fanno insulina e leptina, o la fame come fa la ghrelina.
I segnali nervosi invece sono di tipo meccanico (le pareti dello
stomaco che si dilatano e dicono al cervello che “il sacco”
è pieno) o anche molecolare, come la colecistochinina,
che dal fegato, tramite il nervo vago, segnala al cervello la
sazietà.
Adesso invece sappiamo che, oltre a questi segnali neuroendocrini,
il cervello è in grado di catturare anche quelli che
vengono dal cibo. Insomma, spaghetti, bistecca, patatine e dolcetto,
con il loro carico di glucosio, aminoacidi e acidi grassi, provenienti
dalla digestione, con il sangue arrivano al “nucleo arcuato”,
che è l’area cerebrale più importante che
integra tutte le informazioni sul cibo, sia quelle nutrizionali
sia quelle relative ai nostri gusti e preferenze.
Fatto il bilancio, dai suoi neuroni il nucleo arcuato fa partire
messaggi verso il corpo, che orientano il comportamento verso
il disinteresse o l’assunzione di cibo. Questi segnali
in discesa (dal cervello, esattamente dall’ipotalamo di
cui fa parte il nucleo arcuato, al corpo) sono il NPY (neuropeptide
ipsilon) e l’alfa-MSH (ormone che stimola i melanociti):
il primo ci fa cercare il cibo, il secondo ce lo fa ignorare.
La ricerca pubblicata su Cell dimostra che un eccesso di cibo
causa l’alterazione di questo meccanismo automatico poiché
nei neuroni del nucleo arcuato vengono danneggiati i recettori
della sazietà e cioè viene manomesso il sistema
di antenne che cattura i segnali che provengono dall’insulina
e dalla leptina. Questo spiega il paradosso che nel sangue e
anche nel cervello (nel liquido cerebrospinale) di persone obese
ci siano grosse quantità di insulina e di leptina e quindi
sia presente un potente segnale di sazietà che però
non li induce a smettere di mangiare.
L’infiammazione
Il segnale di sazietà c’è, ma non c’è
più un efficiente sistema di ricezione e quindi è
come se non ci fosse: la persona continua a mangiare e ingrassa.
Ma la storia non finisce qui. Questo eccesso di insulina, di
leptina, di glucosio e di acidi grassi causa un’infiammazione
nell’organismo poiché attiva nelle cellule immunitarie
un fattore, che si chiama NFkB (fattore di trascrizione nucleare),
che induce i geni a produrre sostanze infiammatorie (citochine).
Queste sostanze non solo procureranno danni soprattutto ai vasi
e agli organi più coinvolti, come il fegato e la milza,
ma torneranno al cervello, infiammandolo. Anche perché
i ricercatori cinesi hanno scoperto che nei neuroni del nucleo
arcuato si attiva proprio NFkB. Insomma il cerchio è
chiuso. Questo per quanto riguarda le relazioni cibo-cervello-corpo,
che vengono alterate da una sovrabbondanza di offerta di prodotti
alimentari come mai si era vista nella storia dell’umanità,
almeno nei paesi ricchi e recessione permettendo. Ma l’essere
umano non è un automa, la nostra psiche non è
il puro riflesso dell’attività delle reti nervose,
possiamo ragionare e decidere un comportamento piuttosto che
un altro. Che accade nella psiche di una persona schiava del
cibo? Lo vediamo nel box.
Droga e abbuffate stessi effetti nervosi ... Le cure...
Un gruppo di scienziati del National institute on drug abuse,
l’ente americano di ricerca sulle tossicodipendenze, ha
recentemente pubblicato su Philosofical Transactions, rivista
della Royal Society britannica, una rassegna nella quale si
dimostrano le forti somiglianze tra la dipendenza da cibo e
quella da stupefacenti. Il cibo attiva i circuiti cerebrali
del piacere (o della ricompensa) sia tramite il rilascio di
oppiodi endogeni che di cannabinoidi, sia tramite l’aumento
di dopamina conseguente all’incremento di insulina e leptina.
Gli scienziati fanno notare che i dipendenti da cocaina perseguono
lo stesso obiettivo, l’aumento della dopamina e delle
altre sostanze, tramite un farmaco. Ma da questi studi emerge
che sia i tossicodipendenti sia gli obesi hanno una ridotta
densità di recettori per la dopamina nei circuiti del
piacere. Di qui la loro difficoltà a provare piacere
in condizioni normali e quindi la maggiore vulnerabilità
di queste persone all’eccesso, da cui la dipendenza, da
farmaci o da cibo. Ma gli stessi ricercatori ci ricordano che
la dipendenza si fonda sul condizionamento e cioè sulla
ripetizione di uno stimolo (droga o cibo) associato a segnali
di contesto. Dopo Pavlov sappiamo che la dipendenza è
frutto di uno stimolo condizionato. È per questo che
non hanno alcun effetto le terapie puramente farmacologiche
o educative (“faccia una dieta”) mentre ci si orienta
sempre più verso trattamenti integrati, fondati sulla
combinazione di psicoterapia e tecniche antistress e meditative
che, abbassando il carico emozionale, consentono un maggior
controllo.
Autore: Francesco Bottaccioli
Fonte: LA REPUBBLICA - SALUTE
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Come la tecnologia
sta cambiando il vino: dalla vendemmia fatta via satellite
all'etichetta con il GPS
Un viaggio tra le invenzioni
che stanno rivoluzionando il mondo dell'enologia: il tappo con
il microchip, il DNA digitale, le etichette elettroniche con
rilevatore di GPS
Satelliti che controllano la produzione, carte d’identità
elettroniche, sms, mms, social network, blog, lingue artificiali
e etichette intelligenti: questi i nuovi vocaboli che stanno
rivoluzionando il mondo del vino. Se da un lato il vino non
può che essere legato alla tradizione del proprio territorio,
dall’altro il settore sta puntando sulla tecnologia per
migliorare e ottimizzare la filiera. Il vino si presenta hi-tech
sin dalla prima infanzia: molti sistemi di controllo e gestione
delle vigne sono oggi basati su satelliti, sensori, Gps, tecnologia
wi-fi e Internet. Grazie a questi strumenti è possibile
monitorare a distanza e con precisione lo sviluppo dei vigneti,
conoscere in tempo reale le loro caratteristiche, gestire la
cantina.
Una volta realizzato il prodotto, viene poi avviata una delle
fasi a più alto impatto tecnologico: l’etichettatura.
Se un tempo l’etichetta rappresentava solo il biglietb?to
da visita di una bottiglia, oggi rappresenta sia un importante
strumento anti-frode, sia un efficace canale di comunicazione
tra produttore e consumatore. Essa può fornire informazioni
complete sul vino, dalla produzione al luogo di provenienza,
dall’azienda ai migliori abbinamenti con le pietanze.
I dati possono essere ricevuti dai consumatori semplicemente
tramite sms o mms.
L’etichetta è diventata anche uno strumento al
servizio della distribuzione: di recente ne è stata realizzata
una in grado di controllare e tracciare la temperatura del vino
in fase di trasporto. Ad altissima tecnologia anche il tappo:
all’interno del sughero oggi si nascondono infatti microchip
che memorizzano l’intera filiera produttiva. Sul fronte
anti-frode poi, i passi in avanti sono stati enormi. Il mercato
del falso, per quanto tristemente prosperoso, deve fronteggiare
strumenti sempre più sofisticati, come microchip, sigilli,
bottle detector e Dna digitale.
Grandi cambiamenti anche a valle della filiera: pur se le tecnologie
non hanno stravolto il nostro modo di acquistare il vino, Internet
è diventato un importante strumento di comunicazione,
promozione e in alcuni casi anche vendita. Oltre eBay, adesso
è entrata nel business del vino anche Amazon: la presenza
di questi colossi commerciali nel settore potrebbe avere notevoli
ripercussioni, affermando anche in questo ambito il fenomeno
della cosiddetta “coda lunga”. Grandi aziende a
parte, b?sono sempre più le imprese piccole e medie che
sul web si fanno conoscere, instaurando un rapporto diretto
e fiduciario con la clientela. In questo senso, fondamentali
i blog e i social network, sempre più numerosi, che si
occupano di vino, che di vino discutono, creando opinioni e
tendenze. Proprio tra pochi giorni (24 ottobre) si svolgerà
in California un importante raduno internazionale del popolo
di blogger del vino.
Dulcis in fundo, la tecnologia sembra voler spodestare l’uomo
anche dal trono dell’assaggio: messa a punto dal “Barcelona
Institute of Microelectronics”, la “e-tongue”,
lingua elettronica capace di distinguere le diverse varietà
di vino, ha per prima dichiarato guerra ai sommelier in carne
ed ossa di tutto il mondo.
Fonte: winenews
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"Think & drink",
il progetto degli studenti trentini contro l'abuso di alcol
Gli studenti delle università
trentine e il Movimento Turismo del Vino contro l'abuso di alcol:
parte il progetto "think & drink", con i giovani
in prima fila per un approccio ad un consumo consapevole da
imparare conoscendo vino e grappa.
Gli studenti universitari del Trentino scendono in campo contro b?
l’abuso di alcol. Il 28 ottobre parte infatti “Think
& Drink”, parte il progetto del Movimento Turismo
del Vino Trentino Alto-Adige (www.mtvtrentinoaltoadige.it),
in collaborazione con il Tavolo delle Associazioni Universitarie
Trentine (Taut), per sensibilizzare i giovani al consumo responsabile
di alcol.
Protagonista sarà il vino come portatore di un approccio
consapevole e maturo: nel primo incontro del progetto presso
lo studentato di San Bartolomeo (Trento) i giovani saranno guidati
da Sommelier professionisti ed esperti del settore, che insegneranno
le virtù della degustazione, le modalità di produzione,
i valori nutrizionali del vino, gli abbinamenti gastronomici.
Alle spiegazioni puramente tecniche saranno affiancati dei momenti
ludici, nei quali i ragazzi saranno coinvolti nella realizzazione
di un nuovo linguaggio “Think & drink”, al quale
contribuiranno con termini giovani, innovativi, capaci di descrivere
in modo “moderno” una storia antica come quella
del vino e della grappa.
Fonte: winenews
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Hong Kong, la nuova Mecca del
vino
Hong Kong, una città
con 30 mila miliardari, ricca, moderna, aperta, con un sacco
di ristoranti dei quab?li 130 italiani. E ricordiamoci che la
città ha anche eliminato tasse e dazi sull’importazione
del vino. Che sia la nuova Mecca? Vediamo cosa sta succedendo.
Hong Kong, Singapore e Macao
Gli analisti vedono una grande concorrenza tra queste tre città.
Macao ha anch’essa eliminato tasse e dazi di quel tipo.
Singapore è altrettanto appetibile come mercato. Hong
Kong è quella più interessante, però: ormai
anche i cinesi (soprattutto le società di distribuzione)
hanno aperto sedi e filiali nella città che sta diventando
la porta di accesso al mercato cinese. In ogni caso, la concorrenza
si gioca su queste tre città: Hong Kong, Singapore e
Macao
Wine futures
Si stanno sviluppando anche gli investimenti sul vino, cioè
i titoli en primeur, cioè i wine futures: aste e fondi
di investimento. Pare che questo settore stia crescendo più
delle stesse importazione di vino!
Francia e Australia i primi
Sono queste due nazioni a fare la parte del leone: i francesi
si stanno consolidando, gli australiani migliorano. La Francia
ha già messo piede a Hong Kong da diversi anni, adesso
ha siglato un accordo tra governo locale e Camera di commercio
di Bordeaux “per favorire la formazione sul vino e la
distribuzione”.
E l’Italia?
Tentenna. Non c’è ancora un immagine unica, nèb?
una visibilità adeguata. Non c’è gioco di
squadra. Solo i big sono arrivati, ma ognuno per fatti propri.
Tuttavia, abbiamo un vantaggio: la cucina italiana, presente,
come detto, in oltre 130 ristoranti. Tutti i ristoranti dei
migliori hotel sono italiani (dieci anni fa erano francesi).
Però: si beve francese. Mah.
Esserci in quelle zone credo sia fondamentale per il futuro:
nel 2012 il mercato del vino asiatico conterà per 12
miliardi di dollari. Nel 2017 per 27 miliardi. E Hong Kong è
l’ingresso a questo bene di Dio.
Fonte: Sole24ore.com
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Ancora premi e
riconoscimenti per i vini della Cantina
Due premi speciali tutti italiani
per il Gutturnio Classico Riserva 2004 e per la Malvasia Spumante
Dolce 2007
La Guida Vini Buoni d’Italia ha conferito
al vino: Gutturnio Classico Riserva 2004 la
Menzione ad Honorem, per aver espresso tipicità,
corrispondenza netta al vitigno e al territorio di origine.
L’Evento di Premiazione e di Consegna dei Diplomi avverrà
a Merano presso il Teatro Puccini sabato 8 Novembre alle ore
18,30 in occasione di “Merano International WineFestival”,
cui farà seguito lo spettacolo di cabaret ”L’allegra
storia del vino”.
I vini che hanno ottenuto la “Menzione ad Honorem”,
saranno presentati in degustazione al Buffet serale che seguirà
lo spettacolo, abbinati ai prodotti DOP tipici della tradizione
gastronomica italiana.
Inoltre Vini Buoni d’Italia, durante la tre giorni di
Merano, allestirà il banco di degustazione “Enoteca
Italia” nello spazio Gourmet Arena, dove ogni giorno gli
Chef emergenti italiani presenteranno le loro ricette, in abbinamento
ai quali gli ospiti potranno degustare i vini premiati.
>> Vai
al sito della Guida Vini Buoni d'Italia
La Cantina di Vicobarone al 7° Concorso Enologico
Nazionale SPUMANTI D’ITALIA, ha ottenuto il “Diploma
di Merito” col prodotto: Colli Piacentini
DOC Malvasia Spumante Dolce 2007
>>
Vai al sito del Concorso Spumanti d'Italia |
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Cinema Lounge, ultima tendenza
extra-lusso internazionale
Pop corn e coca cola addio...
Ecco l'identikit del "Cinema Lounge", l'ultima tendenza
extra-lusso in arrivo da Usa e Giappone: flute di champagne,
acqua Fiji o un bicchiere di Brunello, su poltrone reclinabili
con l'opzione privè.
Metti la classica serata al cinema, ma rinunciando a pop corn
e coca cola, per vivere un’esperienza unica in un’atmosfera
sensoriale completa: aperitivo-cena al lounge-bar per l’ospite
cinofilo con flute di champagne, la migliore acqua di qualità
o un bicchiere di vino eccellente, o in alternativa a cena in
una lussuoso ristorante, prima di godersi il film in suono perfetto
e immagini spettacolari, su confortevoli poltrone reclinabili,
in sale stile teatro d’opera o in privè riservati.
E’ questo l’identikit delle nuove sale cinematografiche
lounge style, la nuova tendenza extra-lusso e super tecnologica,
destinata a far cedere il passo ai cinema più tradizionali:
esempi in grande stile, lo Shinjuku Piccadilly in Giappone,
il più lussuoso cinema al mondo, il Khabuki Theater firmato
Robert Redford a San Francisco e i Big Pictures, sempre più
diffusi negli Stati Uniti, dalla capienza di sole cento persone.
In Giappone è stato da poco inaugurato lo Shinjuku Piccadilly,
il cinema più lussuoso del mondo, che nasce dall’idea
di trasformare una sala cinematografica in una sorta di lounge,
dove, in una saletta privata, si viene assistiti da hostess
gentilissime che propongono la scelta tra un flute di champagne,
un’acqua delle Fiji o un bicchiere di Brunello di Montalcino.
Poltrone reclinabili, suono perfetto e se si vuole anche la
possibilità di vedere il film in un privé con
la propria compagna, è ciò che attende il cinofilo
prima che il film abbia inizio.
Con lo spirito imprenditoriale che lo contraddistingue, dall’altra
parte del mondo a tenere il passo con i giapponesi ci ha pensato
Robert Redford: il suo Kabuki Theater a San Francisco, con ristorante
di lusso e confortevole salotto, è, infatti, l’ultima
creatura di casa Sundance Cinemas, la divisione cinema dell’impero
dell’attore californiano. L’altra tendenza in arrivo
dagli Stati Uniti si chiama Big Pictures, piccoli cinema per
un centinaio di spettatori che assomigliano molto ai teatri
dell’opera, dove vige un unico divieto: addio a pop corn
e coca cola in sala.
Fonte: winenews
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Enotria 2008: la
comunicazione del mondo del vino passa per Internet
Il pubblico di riferimento delle
aziende vinicole popola la Rete
Milano - La comunicazione del mondo del vino deve puntare più
al consumatore e Internet è il media ideale nel quale
investire per i prossimi anni, con una particolare attenzione
anche all'impegno sociale.
In sintesi, questi sono stati gli argomenti principali della
conferenza stampa di presentazione di Enotria 2008, il nuovo
annuario dell'Unione Italiana Vini (Uiv). I numeri emersi dall'indagine
condotta da Enotria sulle 20 aziende vitivinicole italiane più
importanti per fatturato indicano come, in media, il mondo del
vino investa in comunicazione circa il 5,8% del proprio fatturato,
con un massimo del 10% e un minimo dell'1,5%. Tutte queste attività
sono, per lo più, indirizzate ai professionisti: "Il
mondo del vino, ha sottolineato il presidente della Uiv, Andrea
Sartori, a parte pochissime eccezioni, non riesce a comunicare
direttamente con il consumatore. E' un elemento di debolezza
che non riusciamo a superare anche perché le dimensioni
aziendali medie sono piccole e questo ricade necessariamente
sui budget, che non possono supportare operazioni a larga diffusione
come ad esempio le campagne televisive".
Ed è proprio nel settore della comunicazione che viene
in aiuto Internet, dove i costi della pubblicità sono
nettamente inferiori a quelli degli altri media e il riscontro
è più immediato. La Rete ha delle potenzialità
enormi e offre molte opportunità per comunicare al target
giusto. Salvatore Ippolito, Sales Director di Microsoft Digital
Advertising Solutions ha spiegato che" Intenet non è
un ‘paese' solo per giovani infatti secondo i più
recenti studi, la fascia di età più disponibile
a un investimento nel processo d'acquisto e a seguire canali
non tradizionali è quella tra i 35 e i 44 anni, ad alto
reddito e laureati: il pubblico di riferimento delle imprese
vinicole".
Oltre ad aiutare a vendere meglio il proprio vino, la comunicazione
può fare anche di più. Può contribuire
a rendere migliore il mondo nel momento in cui si impegna a
favore del sociale. Per questo l'Unione Italiana Vini ha premiato
‘Wine For Life', il progetto della Comunità di
Sant'Egidio che lega per la prima volta il grande vino di qualità
alla salvezza dell'Africa.
Fonte: ItaliaFoodNet
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Cinema Lounge, ultima tendenza
extra-lusso internazionale
Pop corn e coca cola addio...
Ecco l'identikit del "Cinema Lounge", l'ultima tendenza
extra-lusso in arrivo da Usa e Giappone: flute di champagne,
acqua Fiji o un bicchiere di Brunello, su poltrone reclinabili
con l'opzione privè.
Metti la classica serata al cinema, ma rinunciando a pop corn
e coca cola, per vivere un’esperienza unica in un’atmosfera
sensoriale completa: aperitivo-cena al lounge-bar per l’ospite
cinofilo con flute di champagne, la migliore acqua di qualità
o un bicchiere di vino eccellente, o in alternativa a cena in
una lussuoso ristorante, prima di godersi il film in suono perfetto
e immagini spettacolari, su confortevoli poltrone reclinabili,
in sale stile teatro d’opera o in privè riservati.
E’ questo l’identikit delle nuove sale cinematografiche
lounge style, la nuova tendenza extra-lusso e super tecnologica,
destinata a far cedere il passo ai cinema più tradizionali:
esempi in grande stile, lo Shinjuku Piccadilly in Giappone,
il più lussuoso cinema al mondo, il Khabuki Theater firmato
Robert Redford a San Francisco e i Big Pictures, sempre più
diffusi negli Stati Uniti, dalla capienza di sole cento persone.
In Giappone è stato da poco inaugurato lo Shinjuku Piccadilly,
il cinema più lussuoso del mondo, che nasce dall’idea
di trasformare una sala cinematografica in una sorta di lounge,
dove, in una saletta privata, si viene assistiti da hostess
gentilissime che propongono la scelta tra un flute di champagne,
un’acqua delle Fiji o un bicchiere di Brunello di Montalcino.
Poltrone reclinabili, suono perfetto e se si vuole anche la
possibilità di vedere il film in un privé con
la propria compagna, è ciò che attende il cinofilo
prima che il film abbia inizio.
Con lo spirito imprenditoriale che lo contraddistingue, dall’altra
parte del mondo a tenere il passo con i giapponesi ci ha pensato
Robert Redford: il suo Kabuki Theater a San Francisco, con ristorante
di lusso e confortevole salotto, è, infatti, l’ultima
creatura di casa Sundance Cinemas, la divisione cinema dell’impero
dell’attore californiano. L’altra tendenza in arrivo
dagli Stati Uniti si chiama Big Pictures, piccoli cinema per
un centinaio di spettatori che assomigliano molto ai teatri
dell’opera, dove vige un unico divieto: addio a pop corn
e coca cola in sala.
Fonte: winenews
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Menu: si sceglie
prima il vino e poi la pietanza
Una idea del genere è venuta
a un ristorante parigino: Il Vino di Enrico Bernardo, nel quale
invece di scegliere i piatti e poi i vini da abbinare, si opta
per il procedimento inverso. Quindi: prima i vini e poi vediamo
quale cibo ci accostiamo.
Sull'insegna trovate, scritto in grande, Il Vino e, in piccolo,
by Enrico Bernardo. Insomma Il vino by Enrico Bernardo, semplice,
chiaro, inequivocabile anche nel significato. In sostanza Champagne,
bianchi e rossi che piacciono al miglior sommelier del mondo
del 2004. Tutti, circa 15 mila etichette, raccolti nel ristorante
parigino che Bernardo, dopo aver diretto per qualche tempo il
ristorante le Cinq dell'Hotel George V, sempre a Parigi, conduce
oggi con la sua solita passione. A metà strada tra les
Invalides e l'Ecole Militaire, Il Vino di Enrico Bernardo spicca
per una formula innovativa e per il fatto che a poco tempo dall'apertura
si è già guadagnato una brillante stella Michelin.
Il miglior sommelier del mondo
Prima di raccontare il ristorante è bene dire di Bernardo,
tanto per capire che solo a un personaggio così poteva
venire in mente di mettere in atto una formula del genere. Il
quale è stato ed è un enfant prodige della sommellerie
internazionale. Oltre a esser stato nominato miglior sommelier
del mondo quando aveva solo 27 anni (oggi ne ha 32), in tempi
precedenti è stato insignito anche del titolo di miglior
sommelier d'Europa, d'Italia e via via di questo passo il tutto
sotto l'ala protettrice e istruttiva di Giuseppe Vaccarini (impossibile
non citare il maestro di Enrico). E oggi, Bernardo si è
imposto sulla scena parigina grazie, ed ecco la formula a cui
accennavamo, al fatto che ha messo proprio il vino al centro
della proposta del ristorante e non più il cibo. A dirlo
sembra semplice, ma a lavorarci quotidianamente può esserlo
un po' meno.
Il vino come menu principale
Difficile spiegare, per esempio, che il menu consegnato al cliente
non è la lista dei vini, ma proprio il menu principale.
Pazienza che qui siano riportati i vini e non le pietanze. Bianchi
o rossi bisogna scegliere, sarà poi il sommelier a portare
il piatto contenente la ricetta che Bernardo e lo chef Davide
Barilone hanno messo a punto per quella specifica etichetta.
Insomma, se non fosse chiaro, qui si sceglie il vino e non la
pietanza, qui si viene per degustare un vino, il mangiare è
secondario e serve solo per accompagnare il calice. Prezzi?
Tre i menu disponibili: il Vitesse a 50 euro, L'aveugle (alla
cieca) a 75 euro (100 la sera) e il Grands terroirs de France
a mille euro (che include però cinque grandi vini francesi
come Château d'Yquem, Château Pétrus). Alla
carta si può scegliere tra portate comprese tra gli 80
euro di un Cos d'Estournel con relativo abbinamento e i 20 di
un Crozes Hermitage d'Alain Graillot. Sapendo poi che se il
primo calice con portata annessa costa una certa cifra il bis
dello stesso vino costa circa la metà.
L'abbinamento con le pietanze
E dalla cucina, cosa esce? In teoria le ricette in abbinamento
sono a sorpresa, ma ai clienti che non vogliono “rischiare”
o che magari sono intolleranti a qualche alimento e non vogliono
trovarselo nel piatto, il sommelier è sempre pronto a
suggerire una o più alternative. Ovviamente pensate per
l'abbinamento con quel certo vino. E la clientela, come reagisce?
Sul forum di un sito francese dedicato alla gastronomia i pensieri
di chi si è seduto a uno dei 40 posti del locale di Bernardo
sono contrastanti, come sempre avviene quando ci si trova davanti
a qualcosa di davvero nuovo. Da chi centra il giudizio sulla
cucina dimostrando di non aver capito il senso del locale, a
chi ne coglie lo spirito e lo apprezza.
Fonte: Roberto Barat - BARGIORNALE |
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Cina: aumento vertiginoso dei
consumi di vino
Con l'aumento dei consumi cinesi
cresce di pari passo anche la produzione locale. Nel 2011 il
fabbisogno annuo di bottiglie superera' il miliardo di pezzi,
esattamente il doppio del 2007
Il boom del consumo di vino in Cina fa crescere la produzione
locale: i produttori cinesi sono al lavoro per soddisfare anche
i palati più fini e gli investimenti per importare tecnologie
all’avanguardia dall’estero sono in crescita. L’obiettivo
è quello di aumentare sia la quantità che la qualità
del prodotto.
Secondo la televisione di stato Cctv, nel Paese della Grande
Muraglia, si starebbe verificando una “rivoluzione del
gusto” ed, entro il 2011, si consumeranno più di
1 miliardo di bottiglie all’anno, il doppio del 2007.
“Fino a poco tempo fa il vino - ha spiegato Zhong Wei
Ming, direttore generale della Great Wall Winery - era consumato
solo da una piccola minoranza della popolazione, mentre ora
sta entrando nella maggior parte delle cucine cinesi”.
Già oggi la Cina è il maggior produttore di vino
del continente asiatico.
Fonte: winenews
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"Wine that
Loves": l'abbinamento innanzitutto
Per chi entra nel panico quando
deve scegliere che vino abbinare a un piatto, negli Stati Uniti
si sono inventati una nuova linea di prodotti che risolve questo
problema a partire dall’etichetta e dal nome del vino.
Non si tratta di una semplice retroetichetta con le indicazioni
dell’abbinamento. Stavolta l’abbinamento passa sulla
parte frontale della bottiglia e dà il nome al vino.
Si tratta della linea “Wine that loves” vino che
ama… La linea si sviluppa su più referenze: wine
that loves roasted chicken, pizza, pasta with tomato sauce,
grilled steak e grilled salmon. L’idea è partita
dalla volontà di far sperimentare a tutti i piaceri di
un abbinamento armonico. Il tutto è stato studiato con
la collaborazione di un importante sommellier statunitense.
Leggendo le schede dei vini si nota che una volta tanto i vitigni
non vengono neppure menzionati. Non importa cosa c’è
dentro (!!!): ciascun aspetto della degustazione, del vino e
del cibo viene abbinato e spiegato in modo semplice andando
a sorvolare sui dati che siamo abituati a considerare indispensabili,
come vitigni e gradazione alcolica. Sarà il nuovo lancio
dell’anno?
Fonte: www.marketingdelvino.it
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New York, la moda dell'aperitivo
parla italiano
Il bar piu' trendy di Manhattan
cambia nome e diventa Prosecco Lounge Bar, in omaggio ad una
filosofia di vita e uno stile tutto italiano.
La moda dell’aperitivo è ormai un cult da una parte
e dall’altra dell’Oceano: ma a Manhattan, patria
delle tendenze di ogni genere, l’appuntamento del drink
& food serale parla italiano. Il bar del noto albergo Benjamin
nel cuore di Manhattan, divenuto famoso per il “Prosecco
Night” ha deciso di cambiare nome in onore dell’aperitivo
per antonomasia: sta per sorgere il Prosecco Lounge Bar a conferma
di una tradizione che vede gli abitanti della grande mela stregati
dallo stile e dai prodotti Made in Italy. Gli americani potranno
scegliere ogni sera tra una bella selezione di prosecchi del
territorio di Conegliano Valdobbiadene.
Gli Usa occupano oggi il terzo posto nell’export del Prosecco
di Conegliano Valdobbiadene con il 7,5% dietro a Germania e
Svizzera, ma la loro importanza sta crescendo costantemente.
Attualmente il 35% delle aziende della denominazione esportano
nel Paese e la tipologia più presente è lo Spumante
con ben l’85% delle vendite.
Fonte: winenews
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Una dote fondamentale per un
grande sommelier? Lo charme, ovvero uno speciale carisma e
uno stile inconfondibile
Cos’è lo charme?
Se si parla di sommelier, è uno speciale carisma che
nasce dalla competenza e dalla passione, dall’eleganza
della gestualità e da uno stile inconfondibile.
L’Associazione Italiana Sommelier (Ais) è ora alla
ricerca del sommelier più “charmant” del
Belpaese: dopo una edizione limitata al solo Veneto, il concorso
“Charme Sommelier 2008” diventa nazionale e premierà
quei professionisti del vino che sapranno stregare con la potenza
del proprio fascino il palcoscenico del gusto.
L’evento sarà sostenuto da otto grandi famiglie
del vino unite dal marchio “Grandi Vini”, che riunisce
le toscane Carpineto e Mantellassi, la bolognese Umberto Cesari,
la piemontese Michele Chiarlo, la marchigiana Garofoli, la veneta
Tommasi, la friulana Pighin e Bisol, famosa griffe di Valdobbiadene.
E proprio Gianluca Bisol, direttore generale dell’azienda
di Santo Stefano di Valdobbiadene, spiega la nascita del concorso
“Charme Sommelier”: “in un pranzo o una cena
il momento della scelta del vino è sicuramente quello
in cui si concentra l’attenzione dei commensali: lo charme
del sommelier può rendere unica questa situazione. Il
concorso nasce proprio dalla mia esperienza di produttore di
vino e di gourmet che ha frequentato centinaia di ristoranti
nel mondo, notando quanto lo stile e la cortesia del sommelier
siano importanti nella qualità complessiva del locale”.
“Charme Sommelier” 2008 sarà di scena in
settembre: le selezioni verranno effettuate in tre grandi città,
Roma, Palermo e Milano, in stretta collaborazione con i Sommelier.
Solo 20 sommelier parteciperanno alla finalissima il 20 settembre
nell’incantevole cornice del Relais Duca di Dolle a Rolle
di Cison di Vallarino (Treviso) di proprietà della famiglia
Bisol.
Fonte: winenews
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Gli enoturisti
di "Cantine Aperte 2008": giovani e sempre piu'
consapevoli
Oltre 1 milione di turisti per
"Cantine Aperte 2008", un pubblico che ha dimostrato
un grande interesse non solo per la degustazione ma anche per
la cultura del vino.
Non sono state solo le degustazioni il motore di oltre 1 milione
di enoturisti che il 25 maggio hanno colto l’occasione
per una gita “fuori porta” e dentro la cantina:
giovani ma soprattutto assetati di cultura enologica gli enoappassionati
a “Cantine Aperte” 2008, accorsi da tutta Italia
nelle oltre 800 cantine del Movimento Turismo del Vino.
La giornata di festa dedicata al vino, che si ripete ormai da
sedici anni nelle cantine, ha confermato la tendenza già
evidenziata nel 2007 sul target di visitatori. Ad accogliere
l’invito delle cantine anche quest’anno sono stati
per lo più giovani tra i 25 e i 35 anni, con gioia definiti
dai produttori degli “enoturisti consapevoli” interessati
non solo a bere del buon vino, ma anche a conoscerne le proprietà
e la storia. Una novità, rilevata in quasi tutte le regioni,
è l’aumento di presenze femminili, che si attesta,
in media, intorno al 40% delle presenze totali.
“Non è un caso - spiega la presidente del Movimento
Turismo del Vino, Chiara Lungarotti - che, proprio da quest’anno,
abbiamo avviato in concomitanza con “Cantine Aperte”
l’iniziativa “Sabato On Wine”, che moltiplica
le occasioni di apertura delle nostre cantine, così che
i turisti possano sempre più spesso vedere ciò
che bevono. L’obiettivo che ci proponiamo come Movimento
Turismo del Vino è soprattutto di creare una “cultura
del vino”, educare i giovani ad un consumo sano e corretto
del vino e, al contempo, insegnare a distinguere il vino di
qualità”.
Per saperne di piu' sulla manifestazione: www.movimentoturismovino.it
Fonte: winenews
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Le ottime prospettive dei vini
italiani in Russia
Questo e' quello che afferma
Anatoly Korneyev, uno dei principali importatori di etichette
Made in Italy, intervistato da Winenews.tv
Se fino ad oggi i ricchissimi tycoon russi mettevano sulla tavola
le più rinomate e costose griffe del made in Italy, in
futuro è destinato a crescere il mercato dei vini di
fascia media: ne è convinto Anatoly Korneyev della società
Simple Wine, uno dei principali importatori di vino italiano
in Russia. In un’intervista rilasciata a www.winenews.tv,
Korneyev spiega che, se fino agli anni ’90 erano i vini
francesi a dominare il mercato, grazie alla moda della cucina
e dei ristoranti italiani si è potuto lentamente diffondere
anche il vino di qualità del Belpaese. Tra le griffe
più amate dai russi ci sono Sassicaia, Ornellaia e Gaja,
ma secondo Anatoly Korneyev saranno i vini di fascia media quelli
che nei prossimi anni subiranno un’accelerazione.
L’economia russa sta crescendo, i consumi - attualmente
di 6 litri pro-capite - presentano ottimi margini di crescita
(basti pensare che al tempo dell’Unione Sovietica il consumo
era di 15 litri pro-capite) e dunque il consumatore della classe
media è tutto da conquistare, a partire da Mosca e San
Pietroburgo, città che dettano le tendenze in tutto il
Paese.
Fonte: winenews
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L'invito delo 3° Trofeo Cantina di Vicobarone
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La Cantina di Vicobarone a
Vinexpo di Hong Kong
La Cantina di Vicobarone parteciperà
come espositore al Vinexpo Asia-Pacific che si terrà
ad Hong Kong dal 27 al 29 Maggio 2008. Un'ottima occasione per
far conoscere al mercato asiatico la qualita' dei nostri vini.
Per saperne di piu' sulla manifestazione: www.vinexpo.com
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Come diventare
esperti di vino in 45 minuti
Il corso super-intensivo per
aspiranti sommelier che non sanno distinguere il barolo dal
tavernello. Un modo scherzoso di diventare (o far finta di essere)
dei veri esperti del mondo del vino. Non ne capite assolutamente
niente di vino, ma volete far colpo sugli amici? Non sapreste
distinguere un Tavernello da un grande Barolo ma avete appuntamento
a cena con una donna (e/o uomo) che volete impressionare con
la vostra cultura enologica? Non è una sfida impossibile,
vi bastano 45 minuti, una buona dose di autoironia e, cosa fondamentale,
una scrupolosa lettura del manualetto ragionato per aspiranti
sommelier ideato da WineNews.it.
Il segreto è ostentare la massima sicurezza, e auto-convincersi
di essere, almeno per una sera, uno di quei grandissimi esperti
che vedete in tv mentre roteano i loro bicchieri con aria trascendente,
riempiendosi la bocca con paroloni astrusi. Vi ricordate cosa
cantava il grande Freddy Mercury "the show must go on"?
Ecco questa deve essere la vostra regola base: non abbandonare
la commedia per nessun motivo ... lo spettacolo deve continuare!
Di fronte a qualunque obiezione o perplessità di chi
vi sta davanti, siate un roccia, ormai lo avete in pugno.
Il momento dell'ordinazione (10 minuti)
Vi siete seduti al tavolo, il cameriere vi ha portato menu e
lista dei vini, avete già deciso quali piatti ordinare.
Adesso bisogna scegliere il vino. Fingete di studiare con somma
attenzione la carta, borbottando sommessamente tra di voi frasi
smozzicate tipo "... dunque, il '99 di questo non ce l'hanno
...", "... mmhh, di Brunello non c'è grande
scelta ...", "....questo forse è troppo strutturato
... ". Poichè non esiste un vino che vada bene per
tutte le occasioni, vi diamo due o tre consigli di base per
districarvi tra le mille possibili scelte. Se non avete problemi
di budget, vi consigliamo di andare sul sicuro, ovvero su quei
5 o 6 nomi altisonanti che sono di per sè una garanzia.
Altrimenti, scegliete assolutamente a caso un nome sulla lista,
dicendo: "Prendiamo x, che è un ottimo vignaiolo,
uno di quelli che ancora ha un contatto diretto con la terra.
I suoi vini nè perfetti nè omologati, hanno talvolta
quei piccoli difetti che li rendono veri". E così,
in caso di vino al limite dell'imbevibile e/ †o con sentore
di tappo, vi siete salvati. Se vi sentite particolarmente temerari,
potete anche adottare una tattica preventiva, ovvero rimandare
comunque indietro la bottiglia dopo averla assaggiata, a prescindere
dalla qualità del vino. Munitevi della vostra migliore
faccia tosta, e insistere con il cameriere o il sommelier che
il vino sa di tappo. Anche se lui nega, voi andate avanti imperterriti
per la vostra strada, mostrandovi offesi: il cliente ha sempre
ragione, e la vostra assoluta determinazione e competenza farà
certamente colpo sui presenti.
La gestualità (15 minuti)
Per fingervi grandi esperti di vino, è fondamentale la
teatralità (ricordate "the show must go on"?):
dovete acquisire pratica con i gesti basilari dei sommelier,
e amplificarli al massimo. Cominciamo con il versare il vino:
prendete in mano la bottiglia e riempite voi stessi, con grande
savoir fare, i bicchieri dei presenti (o della presente). Un
gesto da gentiluomo che fa sempre molto chic. A questo proposito
esercitatevi di fronte allo specchio con una bottiglia ed un
tovagliolo, destinato ad asciugare eventuali gocce. Una volta
versato il vino (a voi per ultimi), prendete in mano il bicchiere.
Non cominciate a rotearlo come dei pazzi, anche perchè
la possibilità di schizzarlo a destra e a manca è
sempre in agguato e non vi gioverebbe, ma fingete di concentrarvi
innanzitutto sull'esame del colore. Prima alzatelo per guardarlo
in controluce, poi abbassatelo per controllarlo sullo sfondo
della tovaglia. Adesso passate a rotearlo (non troppo velocemente,
nè troppo a lungo), e annusate con aria ispirata, tre
o quattro volte. Dopo di che bevete un primo sorso, facendo
alcune smorfie, come se "masticaste" il vino. C'è
da dire che la mossa delle smorfie è pericolosa: anche
esperti degustatori ed enogiornalisti affermati talvolta si
coprono di ridicolo sputacchiando il vino e sbrodolandosi camicia
e cravatta, quindi ritenetela una mossa facoltativa. Solo a
questo punto rompete il religioso silenzio che vi circonda,
pronunciando il fatidico giudizio e attingendo all'apposito
gergo.
Le parole del vino (10 minuti)
Imparate a memoria, come facevate con la poesia alle scuole
elementari, alcune espressioni tecniche coniate dagli esperti
per descrivere i profumi del vino. Lasciate perdere i banalissimi
sentori di mela o fiori bianchi (non li vuole sentire nessuno!)
e concentratevi piuttosto su profumi più insoliti e particolari,
quelli che ovviamente nessun altro riuscirà a individuare.
Proprio per questo, chi potrà smentirvi? L'unica grande
divisione da tenere presente è quella tra vini bianchi
e vini rossi: nella prima categoria potete spaziare tra profumi
di iris, camelia, idrocarburi, frutto della passione, pompelmo
rosa, lime, litchi, avocado, papaia, banana (precisando a scelta
tra matura o ancora acerba), macchia mediterranea, terra bagnata.
Più specifici per i vini rossi i profumi di ribes fresco,
mirtillo acerbo, buccia di arancia, frutta candita, uva sultanina,
mentolo, eucalipto, inchiostro, grafite, cardamomo, pepe di
Sichuan, smalto, tabacco da pipa, tabacco da sigaro, polvere
da sparo, sudore di cavallo, pelliccia bagnata (questi ultimi
da usare con parsimonia perchè indicano difetti).
Le eroiche gesta dell'eno-appassionato (10 minuti)
Per intrattenere la vostra commensale o i vostri amici durante
la cena, potete cimentarvi nel racconto di gustosi aneddoti
a tema enologico. Per farlo senza timore di essere smascherati,
accennate fugacemente ai numerosi viaggi che avete fatto nei
più importanti territori enologici del mondo, dalla California
all'Australia, dal Sudafrica al Cile, passando naturalmente
(e obbligatoriamente) per la Francia. Poi scendete nel dettaglio,
spiegando che una delle mete che più vi ha colpito, tra
le tante, è quella "minuscola cantina che si trova
ad X, guidata da un vignaiolo Y ecc...". Per poter raccontare
nei minimi dettagli questa avventura mai avvenuta, dovete documentarvi
minuziosamente in anticipo: leggete libri e guide specializzate,
navigate su Internet o meglio ancora parlate con qualcuno che
davvero c'è stato. Dovete essere in grado di descrivere
il paesaggio, citare alberghi e ristoranti, sciorinare etichette.
Dopo aver ammorbato i presenti con tali eroiche gesta, state
pur sicuri che a nessun verrà in mente di farvi ulteriori
domande sul tema. A questo punto della serata, se siete in compagnia
di una gentile signora, potete invitarla a casa per mostrarle
la vostra rara collezione di cavatappi antichi. Se avete recitato
bene, non potrà dirvi di no ...
Autore: Elenora Ciolfi
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Sono
state presentate ufficialmente al Vinitaly le nuove etichette
delle bottiglie della Cantina.
Dalle bottiglie delle Selezioni ai vini tradizionali, si e'
scelto di sviluppare il nuovo packaging dei nostri vini in modo
coordinato ed omogeneo.
Nelle due immagini in alto, i pannelli esposti al Vinitaly che
riportano le bottiglie della Cantina Vicobarone con le nuove
etichette.
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Il nuovo catalogo
dei vini della Cantina Vicobarone
Finalmente abbiamo finito il lungo e
duro olavoro di restyling delle etichette delle bottiglie dei
nostri vini. Da oggi e' a disposizione dei navigatori del web
il nostro nuovo catalogo vini in formato PDF, ottimizzato per
essere scaricato e per essere letto sul monitor del computer.
Per chi lo vuole scaricare e leggere subito, cliccare qui.
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Altre nuove menzioni
e premiazioni sul web
Nuove menzioni arrivano dalla Germania,
sul sito Wein-Plus.com e su quello della casa editrice tedesca
Meininger.
I vini premiati con menzione speciale sul sito Wein-Plus.com
sono:
- Chardonnay, White wine, Andromeda, Colli Piacentini DOC
- Pinot Grigio, White wine, Emilia IGT
- Pinot Nero, White wine, Oltrepò Pavese DOC
Qui il collegamento al
sito.
I vini pubblicati sul sito Weinwirtschaft.Meininger.de,
premiati fra i migliori vini del ProWein-Verkostung 2008 sono:
- 2004 Colli Piacentini Gutturnio Classico Riserva DOC
- 2007 Emilia IGT Prometeo
- 2006 Colli Piacentini DOC Gutturnio Classico
Qui
il collegamento al sito.
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L'antica tradizione di imbottigliare inizia
dalla cantina.
In ogni momento il meglio, anche in damigiana.
Il punto vendita di Vicobarone sarà
aperto al pubblico anche ogni DOMENICA MATTINA
dalle ore 8.30 alle ore 12.30 dal 3 febbraio al 6 aprile.
E‘ il momento di imbottigliare. Vieni a prendere il nostro
migliore vino sfuso nei nostri punti vendita.
Potete trovare i nostri vini anche presso
i migliori rivenditori della vostra zona.
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SPECIALE VINITALY 2008
42a Edizione: dal 3 al 7 aprile a VeronaFiere (Verona)
Domani 3 aprile avra' inizio la kermesse
italiana piu' importante del mondo del vino: il Vinitaly, Salone
dei Vini D.O.C. italiani ed internazionali.
A Veronafiere, oltre ai numerossimi appuntamenti eno-gastronomici
in agenda, si terra' la presentazione delle nuove etichette
dei nostri vini in catalogo, dai tradizionali agli
spumanti.
Le nuove etichette saranno pubblicate su questo sito nei prossimi
giorni.
Siete tutti invitati a partecipare, sia per assistere
alla presentazione delle nuove etichette, sia per degustare
i vini della Cantina Vicobarone in nostra compagnia.
Salone dei Vini DOC italiani e internazionali
Orario di apertura: orario continuato dalle 9.00 alle 18.30
Ingressi: San Zeno - Cangrande - Giuletta e Romeo
Modalita' di ingresso: riservato agli operatori del settore
a pagamento - Registrazione obbligatoria - Ingresso non consentito
ai minori di 18 anni
Per ulteriori informazioni riguardo la manifestazione, visitare
il sito del Vinitaly oppure
cliccare qui.
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I nostri vini premiati al Vinitaly
Tre preziose menzioni guadagnate in
questi ultimi giorni al Vinitaly al XVI Concorso Enologico Internazionale
2008 di Verona, organizzato da Veronafiere:
- Colli Piacentini D.O.C. Malvasia Passito 2006
(categoria Vini Tranquilli a Deniminazione di Origine - Vini
Dolci Naturali)
- Colli Piacentini D.O.C. Malvasia Spumante Brut 2007
(categoria Vini Spumanti a Deniminazione di Origine - Vini Spumanti
prodotti con fermentazione in autoclave - met. Charmat)
- Colli Piacentini D.O.C. Malvasia Spumante Dolce 2007
(categoria Vini Spumanti a Deniminazione di Origine - Vini Spumanti
Dolci)
Per vedere l'elenco completo dei premi, cliccare
qui.
Il sedicesimo Concorso Enologico Internazionale e' la competizione
più partecipata e selettiva al mondo. Anche quest’anno
per i premiati occasioni promozionali e di business organizzate
dalla Fiera di Verona.
Con 3669 vini iscritti, provenienti da 32 Paesi di tutti i cinque
continenti, il Concorso enologico internazionale rappresenta
una delle competizioni più selettive al mondo con una
percentuale media di premiati del 3%. E sono proprio l’alta
selettività e la trasparenza del procedimento gli elementi
caratterizzanti e vincenti del Concorso enologico internazionale
di Vinitaly.
I campioni di vino iscritti al Concorso sono stati sottoposti
ai diversi giudizi delle ventuno commissioni presenti alla fiera
di Verona: 105 giudici tra qualificati enologi e giornalisti
internazionali che hanno avuto il compito di assegnare le quatto
medaglie del Concorso, mentre la validità legale delle
schede e dei risultati è stata affidata al controllo
del notaio Maria Maddalena Buoninconti.
«L’estremo rigore che guida ogni anno la qualificata
giuria non impedisce al Concorso Enologico Internazionale di
essere il più partecipato al mondo» – dice
Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere. «Il
prestigio della posta in palio, una medaglia che nell’ambiente
è considerata alla stregua di una coppa del mondo dei
concorsi enologici, rappresenta già un valore aggiunto
per i propri vini. Ma noi – conclude Mantovani –
da sempre sosteniamo chi produce eccellenza, per questo abbiamo
pensato di premiare i vincitori due volte, la seconda con azioni
di marketing mirato in Italia e nel resto del mondo nel corso
del Vinitaly World Tour».
Per questo il Concorso enologico internazionale è diventato
anche occasione per incrementare il business attraverso azioni
di promozione a favore dei vini vincitori. Così, dopo
il successo dello scorso anno, viene riconfermato anche per
il 2008 l’accordo tra Veronafiere e l’esclusiva
catena distributiva giapponese Isetan (11 store tra Tokyo e
Kyoto), aderente all’ADO (All Nippon Department Stores),
che associa 66 grandi magazzini del lusso e del fine food. Nell’ottobre
scorso l’iniziativa ha permesso la realizzazione di un
corner dedicato ai vini vincitori del Concorso negli store Isetan
di Tokyo, dove, in una settimana le vendite di vino italiano
sono aumentate di oltre il 100% rispetto all’anno precedente.
Sempre in quest’ottica è stato rinnovato anche
l’accordo con SPAZIO ITALIA, l’area gestita da Air
Dolomiti/Lufthansa nella zona partenze per l’Italia dell’Aeroporto
internazionale di Monaco, dove l’azienda vincitrice della
Sezione Italia avrà a disposizione uno spazio promozionale.
“Un successo costante e crescente nel tempo - ha sostenuto
Giuseppe Martelli, direttore generale Assoenologi, aprendo la
cerimonia inaugurale - che ci ha permesso di passare da 807
campioni nel 1993, ai 2000 nel 2000 fino agli attuali 3669 vini
in confronto, con un tasso di internazionalità che non
ha eguali nel mondo”.
Alla realizzazione del Concorso Enologico Internazionale collaborano:
Assoenologi (Associazione Enologi Enotecnica Italiani), Ice
(Istituto per il commercio estero) e Asi (Association de la
Sommellerie Internazionale), con il patrocinio dell’Oiv
(Organisation International de la Vigne et du Vin).
(fonte: sito
Vinitaly)
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Ancora premi da Pramaggiore
Altri premi si aggiungono a quelli gia'
numerosi guadagnati fino ad oggi.
Al 47° Concorso Enologico Nazionale della Mostra
Nazionale dei Vini di Pramaggiore (Ve) si sono fatti
onore il Malvasia Spumante Dolce 2007 D.O.C. dei Colli Piacentini,
il Gutturnio Classico Riserva 2004 D.O.C. dei Colli Piacentini
e l'Ortrugo Spumante Brut 2007 dei Colli Piacentini, tutti insigniti
con il Diploma di Medaglia d'Oro.
Il Diploma di Medaglia d'Argento e' stato consegnato alla Cantina
di Vicobarone per il Gutturnio Classico Riserva 2004 D.O.C.
dei Colli Piacentini.
Per vedere l'elenco dei vini premiati sul sito della Mostra
Nazionale dei Vini cliccare
qui |
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Vinitaly 2008 - 42a Edizione:
dal 3 al 7 aprile a VeronaFiere (Verona)
Anche quest'anno ritorna l'appuntamento piu' importante del
mondo del vino. A Veronafiere numerossimi appuntamenti eno-gastronomici,
tra cui la presentazione delle nostre nuove etichette.
In piu' numerose kermesse eno-culturali e spettacoli per eno-appassionati.
Riapre il Salone dei Vini DOC italiani e internazionali
Orario di apertura: orario continuato dalle 9.00 alle 18.30
Ingressi: San Zeno - Cangrande - Giuletta e Romeo
Modalita' di ingresso: riservato agli operatori del settore
a pagamento - Registrazione obbligatoria - Ingresso non consentito
ai minori di 18 anni
Per ulteriori informazioni riguardo la manifestazione, visitare
il sito del Vinitaly oppure
cliccare qui.
"Unite l'amore per l'arte e la passione per i
vini al desiderio di aiutare i bambini con gravi malformazioni":
e' l'obiettivo di Wine in Art, evento culturale e solidale
di scena il 5/6 apreile al Vinitaly
Unire l’amore per l’arte
e la passione per i vini al desiderio di aiutare i bambini con
gravi malformazioni: è l’obiettivo di “Wine
in Art”, evento culturale e solidale in programma il 5
e 6 aprile, a Verona, a Vinitaly. L’iniziativa punta a
raccogliere fondi in favore della Fondazione Operation Smile
Italia, nata nel 2000 e presieduta da Santo Versace.
L’organizzazione, costituita da medici e paramedici
volontari che realizzano missioni nei Paesi in via di sviluppo,
lavora per correggere, con interventi di chirurgia plastica
e ricostruttiva, gravi malformazioni facciali che colpiscono
i bimbi fin dalla nascita.
“Quando mi hanno proposto di presiedere la Fondazione
- ha detto Santo Versace - ero titubante per via dei miei impegni.
Ma quando ho visto quei bimbi rinascere dopo gli interventi,
non me la sono sentita di rifiutare”. Il presidente di
Operation Smile Italia, che grazie a “Wine in Art”
raccoglierà fondi attraverso aste di opere d’arte
e vini veneti, ha anche un altro obiettivo: “sto lavorando
affinché le organizzazioni mondiali, in primis l’Organizzazione
mondiale della Sanità, ci aiutino a recuperare fondi
per operare i piccoli entro il primo anno di età”.
Un’urgenza dettata “dalla necessità - ha
precisato Versace - di garantire una vita dignitosa a quei bambini
che, spesso, per vergogna delle loro malformazioni, restano
segregati in casa per anni”.
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Amazon.com, portale leader
dell'e-commerce mondiale, riprova a vendere vino online negli
Stati Uniti
L'indiscrezione sulla nuova
scelta commerciale del mega-portale e' stata pubblicata del
Financial Times: la notizia non e' stata confermata e neppure
smentita.
Amazon.com, leader mondiale dell’e-commerce, n un fatturato
di 14,84 miliardi di dollari nel 2006, starebbe per lanciarsi
nelle vendite on-line di vino negli Stati Uniti: la società
proprietaria del sito starebbe cercando infatti un “senior
wine buyer” che dovrebbe costruire e gestire la nuova
sezione dedicata a Bacco. L’indiscrezione, sulla quale
la società americana non ha dato né conferme né
smentite, è apparsa sulle pagine del quotidiano “Financial
Times”.
Quello del commercio elettronico, nei più diversi settori
merceologici, è un fenomeno che cresce continuamente
in tutto il mondo: secondo una ricerca si Ac Nielsen, coinvolge
circa 875 milioni di persone in tutto il pianeta. Per Amazon.com,
che vede il suo business principale nel settore dei libri, si
tratta del secondo tentativo di fare affari nel commercio on
line di vino.
Nel 1999 aveva investito infatti ben 30 milioni di dollari per
acquisire il 45% di www.wineshopper.com, sito la cui avventura
è finita nel tempo di un sorso, a causa delle restrittive
leggi sul commercio di alcolici in gran parte degli Stati Uniti.
Amazon è oggi utilizzato dal portale www.wine.com (primo
wine store on-line d’america nel 2005, 2006 e 2007 secondo
l’Internet Retailer magazine), per la vendita non di vino
ma di “cesti” con prodotti di gastronomia.
Ma l’attenzione al segmento alimentare da parte di www.amazon.com
è testimoniata anche dalla presenza delle sezioni “Gourmet
food” e “Grocery”, dove si trovano prodotti
di vario genere e prezzo, dalle caramelle al caviale.
Il grosso nodo da sciogliere nel progetto di Amazon riguardo
al vino, però, è rappresentato dalla legge americana
sul commercio e la spedizione degli alcolici negli Stati Uniti:
solo in 12 stati su 50 la vendita diretta al consumatore è
considerata legale: negli altri 38, o ci sono grosse restrizioni,
come il dover passare necessariamente per il canale dei rivenditori
all’ingrosso autorizzati, che però fanno naturalmente
aumentare i costi, o si parla di attività illegale e
addirittura criminale.
(fonte: www.winenews.it)
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L'enoturismo e' una strada vincente
ma serve una maggiore visibilita' nel mercato globale
Servono un'identita' territoriale
forte e soprattutto un'intesa per superare le frammentazioni
ed arrivare a sfruttare le potenzialita' del turismo del vino:
8 milioni di turisti e 4 miliardi di euro di fatturato.
Che l’enoturismo possa e debba rappresentare, per Italia
in generale ed in particolare per i territori a specifica vocazione
vitivinicola, una strada vincente e lungimirante, ormai non
ci sono più dubbi. Che però resti ancora molto
da fare, soprattutto a livello di “governo” e “cabina
di regia” di questo turismo emergente, è ugualmente
indiscutibile. Ne hanno discusso in modo articolato ed aperto
operatori, esperti della comunicazione, studiosi, produttori
e istituzioni che si sono ritrovati, nei giorni scorsi, nella
Scuola Enologica di Conegliano (Treviso), chiamati al confronto,
su iniziativa della Strada del Prosecco e Vini Colli Conegliano
Valdobbiadene e di Altamarca, sul tema appunto di “Enoturismo,
una strada vincente”.
“L’enogastronomia - ha spiegato Magda Antonioli
Corigliano, direttore del Master in Economia del Turismo alla
Bocconi di Milano - ha assunto, dagli anni 80 in poi, un ruolo
esplicito di motivazione principale dello spostamento per fasce
di utenti sempre più vaste”. I numeri sono notevoli:
nel 2008, in Italia, si possono stimare in 8 milioni i turisti
solo per il vino, con una ricaduta di 4 miliardi di euro di
fatturato, dove a fronte di ogni euro speso in cantina sul territorio
se ne generano quattro. Però molto resta ancora da fare
per riuscire a dare solidità e far funzionare correttamente
la “macchina dell’enoturismo”. In primo luogo
appare troppo frammentaria ed indistinta l’offerta. Lo
dimostra il fatto che in Italia attualmente esistono più
di 140 Strade del Vino, contro la decina della Francia, e “la
loro offerta - ha lamentato la Antonioli Corigliano - è
troppo indifferenziata e l’attenzione ai fattori di qualità
è ancora talvolta insufficiente”; da parte sua
Marco Berchi, direttore di “Qui Touring”, ha ricordato
come “il tema della qualità, dovrebbe essere un
punto di partenza, una caratteristica distintiva della destinazione
turistica, più che un obiettivo”.
Ma altri punti critici riguardano anche la formazione professionale
degli operatori nel settore e la capacità dei circuiti
enogastronomici di abbinarsi a servizi di ricettività,
ristorazione, di accoglienza ad eventi sportivi, culturali,
educativi, di intrattenimento; insomma “la motivazione
meramente enogastronomica si affianca alla scoperta più
generale del territorio e delle risorse culturali, artistiche
e naturalistiche in esso presenti”.
In particolare - Ecco l’identikit del turista
del vino nella Provincia di Treviso
Un’enoturista “fedele”, alla ricerca di vini
tipici e chiaramente territoriali, con buon rapporto qualità-prezzo,
ma sempre più attento anche ad altri aspetti qualitativi,
primo far tutti il paesaggio e l’ambiente: ecco i tratti
fondamentali di un primo, ancora parziale, ma già indicativo,
identikit del turista del vino in Provincia di Treviso, elaborato
da Alessandro Galardi, consulente Sviluppo Sistemi di Qualità,
che ha iniziato monitorare i gusti, le preferenze, le scelte
dell’enoturista che arriva dalla Strada del Prosecco di
Conegliano e di Valdobbiadene e dalle cantine di Altamarca (info:
www.coneglianovaldobbiadene.it).
Andando ad analizzare più nello specifico le linee di
tendenza significative si scopre che l’enoturista del
Trevigiano si muove sì per acquistare vino, ma ne “approfitta”
anche per fare passeggiate, visite artistiche, mangiare nel
territorio; ma in generale l’ambiente rappresenta un fattore
attrattivo molto importante per l’enoturista, in grado
anche di fargli fare anche più strada, pur di trovarsi
a contatto con un paesaggio integro: per molti appassionati
la qualità del territorio naturale è addirittura
in grado di affiancare e superare, in ordine di importanza tra
i fattori attrattivi, la stessa qualità dei vini proposti.
Tra le altre molle forti che spingono all’acquisto di
una bottiglia rimane anche il favorevole rapporto, almeno percepito,
tra qualità e prezzo.
Nel capitolo “comunicazione”, il tradizionale passa-parola
rimane uno strumento fondamentale, ma sempre di più conta
aver la possibilità di incontrare e conoscere di persona
i produttori; richiesta questa captata dalle antenne sensibili
di molte cantine che propongono ormai in modo esteso per i loro
clienti la vendita diretta, accompagnata da degustazioni e visite
in azienda, passeggiate nei vigneti, iniziative culturali o
sportive, che sono poi, a giudizio degli stessi enoturisti,
i servizi ritenuti più attrattivi che una cantina possa
allestire.
Insomma i gusti e la domanda del consumatore e del turista del
vino sono ormai cambiati ed anche le cantine della Provincia
di Treviso si stanno attrezzando per rispondere a questa nuova
sfida. Ed un nuovo strumento per far crescere la qualità
dei servizi e contemporaneamente per aiutare l’enoturista
ad orientarsi fra le tante offerte del mondo del vino potrà
essere la nuova “Carta Comune delle Strade del Vino”
che sta per essere lanciata a livello europeo.
Si tratta di un progetto rivolto a tutte le strade enologiche
che adottando questa “Carta Comune”, accetteranno
di confrontarsi e cercare di raggiungere standard uniformi per
capire dove e cosa deve essere migliorato. Gli aspetti che dovrebbero
essere monitorati attraverso la “Carta”, sono le
cantine, le strutture di ospitalità, la ristorazione,
le produzioni tipiche, le attrattive turistiche, l’artigianato;
ed alla fine il moderno turista del vino dovrebbe avere a disposizione
una vera e propria “classifica” delle strade del
vino europee e delle loro principali caratteristiche.
(fonte: www.winenews.it) |
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Quali sono le bottiglie che
i miliardari stappano a cena?
Ecco i vini piu' esclusivi e
costosi del mondo, capaci di regalare emozioni indimenticabili
e non solo...
C’è chi certe bottiglie si limita a sognarle per
tutta la vita, e chi le stappa ogni sera per cena: sono i più
grandi vini del mondo, vere icone del lusso, destinate ai veri
miliardari del pianeta. Etichette esclusive e costosissime,
prodotte in annate rare e prestigiose, caratterizzate dall’allure
e dall’unicità pari a quelle di un diamante da
40 carati, dove non è solo il prezzo a conferire esclusività,
bensì la quantità limitata fornita dalla natura
e dalla bravura del vigneron.
Ma quali sono i vini più costosi del mondo? In un’ipotetica
classifica del lusso enologico non si può non partire
dalla Francia. Al primo posto, svetta naturalmente Romanèe
Conti, in Borgogna, forse il vino più caro e raro in
assoluto. Intorno a quella che è la gemma più
preziosa della famiglia è stato costruito nel corso dei
secoli un Domaine con tante altre vigne: La Tâche, Richebourg,
Romanée Saint-Vivant, Grands Echezeaux, Echezeaux e infine
Montrachet, il grandissimo vino bianco prodotto da Romanèe
Conti. Chi vuole stappare una bottiglia di Romanèe Conti
si prepari a sborsare svariate centinaia di euro, e molto, molto
di più per accaparrarsi alle aste le annate più
prestigiose. Un collezionista americano ha sborsato 58.650 sterline
(pari a 78.840 euro) per una cassa di 12 bottiglie di Domaine
de la Romanèe-Conti 1967 in una vendita da Sotheby’s
a Londra.
Sono altri due gli chateaux simbolo della “grandeur”
enologica francese: Château Petrus e Château Latour,
entrambi a Bordeaux. Il primo, che si nella sottozona del Pomerol
è diventato il vino a base Merlot di riferimento mondiale,
e raggiunge quotazioni stellari, indipendentemente dall’annata.
Château Latour, che figura tra i vini selezionati da Thomas
Jefferson nel suo storico viaggio in Francia, figura sempre
tra i leader mondiali in termini di prezzo. Solo per fare un
esempio, l’annata 2000, uscita intorno ai 400 euro, ne
vale oggi più di 1.500. Come dimenticarsi poi di Château
d’Yquem? Celeberrima griffe di Sauternes, i suoi muffati
costano un patrimonio. E spetta proprio a Château d’Yquem
il record di bottiglia di vino bianco più cara del mondo.
Ha sborsato ben 55.000 sterline (oltre 70.000 euro) un collezionista
privato per avere nella propria cantina una bottiglia di Château
d’Yquem 1787. Tanto per avere un’idea, l’uva
di questo vino era stata vendemmiata quando James Watt stava
sviluppando il motore a vapore e Maria Antonietta aveva ancora
la testa …
Tra gli champagne, i più costosi ed esclusivi sono senz’altro
Krug (in Italia distribuiti dalla Antinori), in particolare
il Millesimato Clos du Mesnil (450 euro a bottiglia), e Crystal
della maison Luis Roeder, protagonista dei brindisi dei super-ricchi
del pianeta, dalle rockstar americane ai nuovi miliardari russi.
Veniamo all’Italia: tra le griffe più blasonate
e costose del Belpaese svetta Biondi Santi: il Brunello di Montalcino
prodotto nella leggendaria Tenuta Il Greppo (proprio qui alla
fine dell’Ottocento fu “inventato” il Brunello)
raggiunge quotazioni stratosferiche, in particolare nella versione
Riserva; proprio un Brunello di Montalcino Riserva 1888 è
stata la bottiglia più cara venduta in Italia tra privati:
40 milioni di lire nel 1988. Gli intenditori che non badano
a spese amano brindare con altri grandi brand made in Italy:
dal Masseto (Tenuta dell’Ornellaia), raffinato supertuscan
che nelle migliori annate può raggiungere quotazioni
di oltre 1.000 euro a bottiglia, ai Solaia (Antinori) e Sassicaia
(Tenuta San Guido di proprietà degli Incisa della Rocchetta),
ormai sinonimi di lusso enologico a livello internazionale.
Senza dimenticare, naturalmente, le etichette di Barolo e Barbaresco
firmate da Angelo Gaja: i suoi Sorì Tildin e Sorì
San Lorenzo possono valere centinaia e centinaia di euro.
Altro vino-simbolo del lusso è l’Opus One, prodotto
in Napa Valley da una joint-venture tra Robert Mondavi e la
baronessa Philippine De Rothschild, emblema dell’eccellenza
a metà tra Nuovo e Vecchio mondo. Griffe planetaria tra
le più note il Vega Sicilia Unico, prodotto in Spagna
nel cuore della vecchia Castiglia. Le annate migliori si aggirano
sui 300 euro alla bottiglia, ed è onnipresente sulla
tavola dei reali di Spagna.
Le quotazioni di queste grandissime bottiglie sono soggette
a continue oscillazioni, variabili rispetto alle annate di riferimento.
Ciò che accomuna i top wines delle migliori vendemmie
è che offrono all’appassionato emozioni immense:
quelli che hanno avuto la fortuna di assaggiare uno Château
d’Yquem piuttosto che un Romanèe Conti non se li
scordano più. I grandi vini soddisfano le esigenze dei
più raffinati edonisti, e l’unica differenza con
gli altri beni di lusso risiede nel fatto che almeno una volta
nella vita può capitare a chiunque di assaggiare una
bottiglia del valore di alcune centinaia di euro, mentre una
Ferrari è per pochi eletti, e la villa ai Carabi per
pochissimi.
Se è vero infatti che la crisi economica dei principali
mercati rallenta i consumi dei vini di fascia media e bassa,
i super-brand dell’enologia internazionale non conoscono
difficoltà: il settore del lusso tira, e si moltiplica
l’offerta di oggetti destinati ai nababbi globali. Dal
telefono cellulare di platino tempestato di diamanti - del valore
di più di 10 milioni di yen (65.000 euro) - prodotto
dalla compagnia telefonica giapponese Softbank Mobile in collaborazione
con Tiffany, alla crema anti-age di La Prairie (famosa per i
suoi prodotti di bellezza al caviale) a base d’oro, 360
euro per un vasetto. Dai prestigiosi sigari Cohiba Behike, i
più cari del mondo (15.000 euro per una scatola di 20
pezzi), caratterizzati da una lunghissima lavorazione ed un
packaging esclusivo in legni pregiati, pelli rare o gusci di
tartaruga, al caffè Kopi Lowak, il più raro e
costoso del mondo: viene dall'Indonesia, costa 650 euro al chilogrammo
ed ha una particolarità: viene prodotto tostando e macinando
dei chicchi di caffè mangiati e digeriti da un piccolo
roditore di nome Lowak. Dall’opera d’arte più
costosa mai realizzata, creata dall’artista inglese Damien
Hirst, un inquietante teschio completamente ricoperto di oltre
8.000 diamanti, battuto all’asta per 73,5 milioni di euro,
all’elicottero costruito da Eurocopter e personalizzato
da Hermès, un tripudio di pelle e raffinatezza del valore
di 4,5 milioni di euro.
Il caso - Giallo al ristorante Zafferano di Londra …
Un cliente ordina una bottiglia di Chateau Petrus 1961 (24.000
euro), ma lo rimanda indietro: “è falso”.
Spesso è impossibile anche per il distributore garantire
l’autenticità delle grandi annate.
A volte i top wines possono riservare anche brutte sorprese.
Lo dimostra il caso accaduto in questi giorni a Londra, dove
un facoltoso uomo d’affari in vena di follie si trovava
per cena insieme ad un gruppo di amici allo Zafferano, famoso
ristorante italiano, ed ha deciso di ordinare una bottiglia
di Chateau Petrus 1961, dal valore di 24.000 euro. Ma l’ha
immediatamente rispedita indietro, affermando furioso che secondo
lui era falsa. A far dubitare il cliente dell’autenticità
della bottiglia é stato il fatto che il tappo non era
stato timbrato con il consueto marchio che indica il luogo d’imbottigliamento.
“Era molto arrabbiato; aveva visto che sul tappo non c’era
alcun timbro e si è rifiutato di berlo” spiega
il gestore del ristorante Enzo Cassini, aggiungendo “la
bottiglia era perfetta; non c’era nulla che potesse suggerire
che non era autentica; in ogni caso, ho assaggiato il vino e
non era più buono”.
Dopo essersi calmato, il cliente ha ordinato un’altra
bottiglia, una magnum di Chateau Mouton-Rotschild 1945, da 27.000
euro, ma il ristoratore, preoccupato di essere stato vittima
di una truffa, ha contattato Corney & Barrow, società
proprietaria di una catena di eleganti wine bar londinesi che
funge anche da agente di Chateau Petrus in Gran Bretagna.
La società non è stata però in grado di
confermare l’autenticità del Petrus, in quanto
fino al 1964, Chateau Petrus non aveva ancora introdotto gli
stampi sul tappo. Corney & Barrow, che per combattere la
contraffazione conserva una documentazione fotografica di tutte
le bottiglie presenti nelle cantine di Petrus, richiede, inoltre,
che tutte le bottiglie vuote vengano distrutte, proprio per
fare in modo che non vengano riutilizzate in maniera fraudolenta.
Dal canto suo, nonostante l’happy ending, Zafferano ha
imparato la lezione ed ha deciso che non correrà mai
più il rischio con vini di quel calibro. “E’
troppo rischioso; sono pochi - ha spiegato Enzo Cassini - i
clienti che scelgono vini come quello. Si possono avere esperienze
fantastiche con vini più giovani degli anni Ottanta o
Novanta”.
(fonte: www.winenews.it) |
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Il vino italiano conquista
la Florida
Nel 2007 le esportazioni italiane
sono state superiori a quelle francesi, con un giro d'affari
pari a oltre 83 milioni di dollari.
Il vino italiano batte quello francese, perlomeno in Florida.
È quanto segnala l'Enterprise Florida, l'Ente di sviluppo
economico dello Stato del Sud degli Stati Uniti, che ha recentemente
rilasciato i dati aggiornati relativi alle importazioni di vino
nei due distretti doganali di Miami e Tampa. I primi 11 mesi
del 2007 indicano che l'Italia è diventata il principale
paese esportatore di vino con un valore di oltre 83 milioni
di dollari, superando il dato della Francia che nei primi undici
mesi del 2007 ha esportato vino in Florida per circa 79 milioni
di dollari. Il dato è ancora più significativo
se si considera che il totale delle importazioni di vino italiano
negli USA è stato -nel 2006 e 2007- di circa di un miliardo
di dollari: il mercato della Florida conta per circa l'8%.
La crescita delle importazioni
In generale, le importazioni globali di vino in Florida sono
aumentate negli ultimi anni in maniera significativa, passando
dal valore di 238 milioni di dollari nel 2004 agli oltre 287
milioni di dollari nel 2006. Nei primi mesi del 2007 il totale
delle importazioni di vino in Florida ha raggiunto la cifra
record di 288 milioni di dollari, pertanto è facile prevedere
che il dato finale del 2007 supererà ampiamente quello
del 2006. I principali concorrenti dell'Italia sul mercato del
vino della Florida sono la Francia, che nel corso dell'intero
2006 aveva esportato vino nello Stato per un valore di 82 milioni
di dollari (a fronte di un valore nello stesso periodo delle
esportazioni italiane pari a 81 milioni di dollari). Seguono
l'Australia con 49 milioni di dollari, la Spagna con 21 milioni
, il Cile con 21 milioni e l'Argentina con 9 milioni.
(fonte: www.B2B24.IT)
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Ogni vino è unico
Ciascun vino ha una sua storia
e caratteristiche uniche e peculiari dovute a diversi fattori.
Come gli esseri umani così anche i vini hanno caratteristiche
uniche e inconfondibili derivate dal terreno, dal clima, dalle
tecniche di coltivazione e dalla mano amorevole che ha curatole
viti.
Un mezzo per saperne di più a riguardo è il quarto
volume della collana Storia regionale del vino e della vite
in Italia (Polistampa Editore) dedicato all’approfondimento
del patrimonio storico, culturale, tecnico e produttivo della
vite in Toscana, tanto per citare una regione che ha molto da
insegnare e nulla da invidiare ad altri paesi del mondo. L’Accademia
dei Georgofili, in collaborazione con altri enti, ha realizzato
una tiratura limitata di 2000 copie proprio sulla Storia regionale
della vite e del vino.
Tornando al fulgido esempio della Toscana, il volume spiega
come i viticoltori lavorino rispettando tradizione e qualità
ma adoperando pure le moderne tecnologie utili per espandere
rapidamente il mercato toscano all’estero. Non mancano
cenni storici, sul paesaggio e sulle arti figurative.
Insomma non resta che consigliare il veloce acquisto dell’opera,
visto che sono disponibili poche copie,e augurare una buona
e proficua lettura!
Autore: Francesca Romana Polimeno |
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Capodanno: stappate 130 milioni
di bottiglie di spumante italiano
Con lo scoccare della mezzanotte del
31 dicembre, sono state stappate oltre 130 milioni le bottiglie
di spumante “made in Italy” nel mondo, tra case
private e luoghi pubblici, delle quali 80 milioni in Italia
e 50 milioni all’estero. Lo stima la Coldiretti nel sottolineare
che nelle festività di fine anno viene consumato oltre
il 50% della produzione annuale di spumante.
In Italia - sottolinea la Coldiretti - sono state prodotte oltre
300 milioni di bottiglie, delle quali 260 milioni ottenute con
il metodo Charmat e 40 milioni con il metodo classico Champenois,
che differisce perché la fermentazione non avviene in
autoclave, ma in bottiglia e comporta una lavorazione che può
durare fino a tre anni con un prezzo finale più elevato.
Lo spumante più diffuso è l’Asti, seguito
a ruota dal Prosecco e le zone di maggiore produzione sono il
Piemonte, il Veneto, la Lombardia e il Trentino, anche se negli
ultimi anni si sta registrando un interessante incremento nelle
Regioni del Sud Italia.
L’apprezzamento dello spumante italiano aumenta sul mercato
internazionale dove conquista un numero crescente di buongustai
nei diversi continenti con un aumento delle spedizioni del 22%
in valore.
Il successo “fuori casa” dello spumante italiano
è il frutto della crescita in Germania (+16%) e negli
Stati Uniti (+8%) che - sottolinea la Coldiretti - sono rispettivamente
il secondo e il primo cliente dello spumante italiano con oltre
un terzo delle vendite estere; sul podio al terzo posto, si
classifica il Regno Unito dove le spedizioni sono aumentate
addirittura del 72%, mentre una tendenza estremamente positiva
si registra anche per la Spagna, con un balzo del 33% e per
la Francia, con un incremento del 2%, nonostante la concorrenza
del locale champagne. Una competitività che è
confermata anche dal fatto che negli Usa e in Svizzera l’Asti
e il Prosecco hanno superato la quota dello Champagne, secondo
il Forum degli Spumanti.
Il trend di crescita - conclude la Coldiretti - è sostenuto
dal Prosecco, che è diventato sempre più ambasciatore
anche per altri spumanti nazionali.
Le 8 regole d’oro per offrire e gustare lo spumante
- Non offrirlo ghiacciato, ma tirato fuori dalla cantina un
paio d’ore prima e raffreddarlo in un secchiello con ghiaccio
tritato, acqua fredda e sale grosso;
- La temperatura migliore è compresa fra gli 8 ed i 12
gradi;
- Berlo esclusivamente in una flûte a forma di tulipano
che consente agli aromi di svilupparsi liberamente;
- Per gustare al meglio l’effervescenza sciacquare i bicchieri
con acqua calda e sapone neutro;
- Stapparlo tenendo con una mano il tappo e facendo ruotare
con l’altra mano la bottiglia leggermente inclinata accompagnando
sempre l’espulsione del tappo;
- Far uscire lentamente il gas e versarlo tenendo la bottiglia
dal fondo e non dal collo per evitare che lo spumante si riscaldi
con il calore della mano;
- Mai utilizzare del ghiaccio nel bicchiere;
- Conservarlo in una cantina buia, fresca e senza sbalzi di
temperatura, in posizione orizzontale.
Fonte: elaborazioni Coldiretti (fonte: www.winenews.it)
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Il 2008 sara' l'anno del sorpasso
di internet sulla tv
Il 2008 sembra destinato ad essere ricordato
come quello del sorpasso di internet sulla televisione. A profetizzarlo
è uno studio promosso dalla School of Management del
Politecnico di Milano e della Nielsen in cui si afferma che
il 54% degli italiani preferisce ormai il web al piccolo schermo.
“Tutti pensano che il world wide web possa soppiantare
il piccolo schermo solo fra gli adolescenti - afferma Giulio
Noci del Politecnico di Milano - ma è falso, almeno in
Italia. Internet sta seducendo persone di tutte le età
che vivono tanto nei centri urbani quanto nei paesi o nelle
campagne. Il 54% degli italiani, appunto. Solo i restanti continuano
a fruire la televisione come in passato”.
Resta però da capire in quali e quante funzioni il nuovo
medium sostituirà il vecchio. Se è vero infatti
che internet ingloba in sé alcuni servizi tradizionalmente
svolti dalla televisione come l’informazione e l’intrattenimento
in video, bisogna tener presente che ancora troppe aree d’Italia
non sono coperte dalla banda necessaria per fruire di tali servizi
avanzati, che l’alfabetizzazione informatica della popolazione
è purtroppo scarsa e che spesso si cerca nella televisione
un tipo di intrattenimento “passivo” e “leggero”,
senza bisogno d’interazione; infine, bisogna ricordare
che nella storia dei media l’avvento di un nuovo strumento
di comunicazione non implica necessariamente la scomparsa di
quelli precedenti bensì la loro ricollocazione.
La riflessione verte quindi su due fronti: da un lato viene
naturale pensare che gli autori televisivi dovrebbero ideare
nuovi utilizzi di un medium che si misura con la rete e vede,
dunque, modificata la propria specificità, dall’altro
si rileva che viene finalmente il tempo di raccogliere i primi
frutti per chi con lungimiranza ha investito da tempo nella
rete, vista come uno spazio libero, dinamico, interattivo.
In Italia anche il mondo del vino sembra andare nella direzione
della multimedialità interattiva permessa dal web, anche
se con un certo ritardo rispetto agli altri settori; migliorano
sia la grafica che i contenuti dei siti delle aziende, dove
fanno la loro comparsa anche numerosi video; si diffonde l’uso
di blog, forum e newsletter fra i produttori per attivare canali
comunicativi privilegiati con i clienti; infine, prende sempre
più piede l’e-commerce soprattutto tra le piccole
aziende.
Ricche di spunti di riflessione queste considerazioni, frutto
dell’analisi sul mondo aziendale del vino e Internet a
cura di www.winenews.it (“Cantine in web”, edizione
n. 7). “Non è un caso - spiega il direttore del
sito Alessandro Regoli - che, negli anni, il nostro sito sia
stato affiancato prima dagli appunti di degustazione de “I
Quaderni di WineNews”, sfruttando le potenzialità
dello strumento newsletter, e poi dalla creazione del sito gemello,
www.winenews.tv, il primo in Italia così ricco di contributi
audio e video sul nettare di Bacco. Il futuro? Internet è
un terreno dalle potenzialità enormi, lontane dall’essere
completamente indagate e sfruttate. Prevedo senz’altro
grandi sviluppi e nuove rivoluzioni”.
Internet è ormai la più vasta fonte di informazioni
esistente al mondo disponibile liberamente a tutti e questo
trasforma il consumatore attento e curioso in un potenziale
esperto.
Secondo una logica simile, grazie all’e-commerce, viene
invece stimolata e soddisfatta la voglia del cliente di tornare
a comprare vino di persona. Nel 2007 il 5% delle cantine italiane
ha puntato sul commercio elettronico. Uno scenario destinato
ad ampliarsi, considerato anche l’aumento degli investimenti
pubblicitari, sul web. E’ questa una sorta di “farmer
market on-line”, con cui già da tempo negli Stati
Uniti si vende via web dal produttore al consumatore.
“In questi anni - spiega ancora Alessandro Regoli - gli
enoappassionati o semplici consumatori vogliono forse essere
informati e tornare a comprare direttamente il vino. Internet
è sicuramente un canale importante per promuovere questo
prodotto, ma non certo l’unico. I grandi produttori, per
esempio, restano legati alle forme di distribuzione tradizionali.
Il web può avere, quindi, una grande duplice funzione:
approvvigionamento nelle cantine di cui si ha avuto notizia,
sono state visitate o dove si è degustato il vino oppure
canale per la ricerca di vere e proprie chicche, etichette cult”.
Su quest’ultimo aspetto, le enoteche on line sono aziende
di medie e piccole dimensioni che hanno accettato la sfida del
commercio sul web, vendendo direttamente dai propri siti o attraverso
portali dedicati: tra i tanti, spiccano www.wineshop.it e www.winepeople.it,
il cui fine è ancora quello di dialogare direttamente
con i clienti per offrire prodotti che le forme di distribuzione
tradizionali non riuscirebbero a valorizzare. Spazio dedicato
al vino si trova, infine, anche sul più generalista www.ebay.it,
dove è la reputazione dei singoli venditori, il cosiddetto
“punteggio di feedback”, a garantire la serietà
delle transazioni, una sorta di meritocrazia resa possibile
dalla caratteristica di interattività permessa dal web.
(fonte: www.winenews.it)
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La debolezza del dollaro preoccupa
i produttori europei e gli importatori Usa
I consumatori statunitensi che
apprezzano i vini di qualità italiani ed europei temono
che i minimi storici toccati dal cambio del dollaro nei confronti
dell'euro trasformino gli amati Brunello, Chardonnay, Barbera
e compagnia bella in prodotti troppo costosi per molte tasche.
Alcuni esperti statunitensi del settore invece dicono che non
è il caso di spaventarsi.
Jon Frederikson, dell'azienda californiana di consulenza enologica
Gomberg-Frederikson, ha detto che: "I vini d'importazione
continuano ad arrivare negli Usa perché la domanda è
ben sostenuta ed i prospetti di crescita del mercato nel corso
del prossimo decennio sono eccellenti .." ora che "..
il vino sta finalmente prendendo piede negli Usa".
Nonostante il consumo procapite sia tuttora abbastanza basso
rispetto a quello di altre bevande o di altri Paesi, le prospettive
future sono rosee.
Attualmente molti importatori statunitensi stanno dividendo
con i produttori italiani le perdite causate dal cambio negativo
del dollaro per entrare nel mercato Usa, oppure per assicurarsi
la fedeltà dei consumatori in questo momento storico
di espansione del mercato.
L'agenzia governativa francese Sopexa, che promuove i prodotti
agroalimentari francesi all'estero, ha rivelato che nel corso
dei primi sei mesi del 2007 il dollaro si è cambiato
mediamente ad 1,316 per euro, segnando cioè un aumento
del 9% del valore dell'euro rispetto allo stesso periodo del
2006, quando il valore medio era invece di 1,206 dollari per
1 euro.
Nonostante questo però, nello stesso periodo l'import
di vino italiano e Francese negli Usa è aumentato in
volume rispettivamente dell'11% e del 10% e, seppur in quantità
minore, anche il volume di vino importato da altri Paesi europei
quali la Germania, il Portogallo e la Spagna è aumentato.
Cyril Penn, editore del sito web californiano Wine Business
Monthly, nel confermare che l'import di vino è in aumento
nonostante l'euro forte, ha sottolineato che gli Stati Uniti
stanno rapidamente diventando il maggior consumatore di vino
del mondo.
Non tutti gli esperti sono però convinti che il continuo
calo del dollaro non rischi di danneggiare fortemente alcuni
importatori, specialmente quelli più piccoli e quelli
che si specializzano in vini di qualità superiore a produzione
limitata.
"Sfortunatamente per coprire almeno in parte l'aumento
dell'euro nei confronti del dollaro ed i costi sempre più
alti dei trasporti a causa dell'aumento dei carburanti, i prezzi
all'ingrosso dovranno venire ritoccati verso l'alto" ha
detto il presidente di WineCountry.IT, Loris Scagliarini.
Infatti l'ultimo crollo del dollaro, che lo ha portato al record
minimo $1,42 per 1 euro, sta facendo perdere il sonno a produttori
ed esportatori europei ed agli importatori statunitensi dei
loro prodotti. Un altro aspetto negativo per i produttori europei,
è il fatto che i produttori Usa sperano di sfruttare
la debolezza del dollaro per aprire nuove fette di mercato in
Europa, specialmente in Inghilterra, conquistando nuovi clienti
nella fascia di prezzo che va dai 2,99 ai 6,99 euro la bottiglia.
Michael Houlihan, fondatore dell'aziendacaliforniana Barefoot
Cellars (Cantine a Piedi Nudi), ha detto: "Gli europei
hanno sempre opposto resistenza ai vini statunitensi, specialmente
i francesi, ma adesso i consumatori europei apprezzeranno il
rapporto qualità/prezzo offerto dai vini americani grazie
al dollaro debole e ne saranno conquistati".
"Per i consumatori europei questa è un'eccellente
opportunità di scoprire la qualità dei vini americani,
che finora non sono stati tanto competitivi", ha concluso
Houlihan.
(fonte: www.vinoitalianoclub.com)
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I dati preliminari ISTAT sulla
produzione italiana di vino del 2007
Ecco la prima stima di produzione
su base provinciale datata settembre 2007 e pubblicata dall'ISTAT
lo scorso dicembre 2007
ISTAT ha pubblicato la prima stima relativa alla vendemmia 2007,
pari a una produzione di vino di 47m/hl. Tale stima porta la
data di Settembre 2007. Nello stesso periodo (13 Ottobre) Assoenologi
ha pubblicato la sua stima di 40.5m/hl.
Ora, le differenze tra le due stime mi sembrano veramente troppo
significative: possiamo pero’ precisare che nel 2006 ISTAT
ha sovrastimato la produzione italiana del 5%, mentre invece
Assoenologi ha beccato quasi perfettamente la produzione (49.2m/hl
contro i 49.6m/hl effettivi) nella sua stima definitiva di ottobre.
Se cio’ si confermasse anche per il 2007 (e dobbiamo aspettare
ancora qualche mese), bisognerebbe domandarsi come sia possibile
che l’Istituto Nazionale di Statistica possa pubblicare
un report cosi’ sballato all’alba del 15 dicembre
(pari a una sovrastima del 15%).
ISTAT stima che la produzione sia rimasta sostanzialmente costante
nel nord (-1%) e centro Italia. Il calo produttivo sarebbe invece
concentrato al sud (-12%). Guardando i dati piu’ da vicino,
e partendo dal nord Italia, ISTAT stima una produzione in Piemonte
di 2.72m/hl, -7% sulla media 2000-2006, mentre Assoenologi ha
stimato 2.58m/hl.
Esiste invece un buon consenso sul Trentino Alto Adige, dove
la produzione e’ vista in salita dell’1% da Assoenologi
e del 5% da ISTAT, e sul Veneto dove c’e’ un consenso
su una produzione di poco piu’ di 7.5m/hl, con un calo
del 4%.
In Friuli, ISTAT e’ invece piu’ pessimista di Assoenologi,
con una previsione di 1m/hl (-9%).
La grande differenza sulla stima di produzione in Nord Italia
e’ senz’altro quella dell’Emilia Romagna,
dove secondo ISTAT la produzione fa +10%, mentre secondo Assoenologi
fa -6%… la differenza sono esattamente 1m/hl…

Per il centro Italia mi pare ci sia una divergenza completa.
Per il centro Italia, ISTAT parla di 7.6m/hl stabili, mentre
guardando i dati Assoenologi dovremmo essere intorno a 6.3m/hl
(non ci sono stime sull’Umbria, che abbiamo ipotizzato
stabile a 1m/hl).
Secondo Istat e’ andata benissimo in Toscana (+25%), mentre
ha fatto -20/25% in Marche e Lazio, Assoenologi e’ molto
piu’ pessimista su tutta la linea.
Lo stesso vale per il sud Italia, dove Istat dice meno 12% (rispetto
alla media) a 18.8m/hl e Assoenologi invece presumo stia a meno
di 15m/hl di produzione (sempre mettendo un pareggio per le
regioni dove manca una stima precisa).
I dati divergono di ben 2m/hl in Puglia e di 1m/hl sulla Sicilia.
La resa dei conti ci sara’ e sara’ neanche troppo
in la’ nel tempo!
Infine, isolando le province con piu’ di 300k/hl di produzione
si puo' notare vedere dove ISTAT definisce i migliori e i peggiori:
sembra essere stata una ottima vendemmia in termini quantitativi
in Toscana (Firenze e Grosseto) e una pessima vendemmia in Sicilia
(Trapani e Palermo) e Puglia (Lecce e Bari).
Fonte: ISTAT
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