Archivio News
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Brindiamo al novello 2009!
Alla Cantina di Vicobarone Domenica
8 novembre, dalle ore 9 alle 18 Veris, il buon vino novello,
porta in tavola gli antichi sapori della tradizione piacentina.
Degustazione Vino Novello - Lavorazione storica dei salumi -
Polenta con i ciccioli (dalle ore 12.00)
Vi invitiamo a degustare Veris, il vino novello 2009, in abbinamento
ai salumi tipici della tradizione piacentina, alla gustosissima
polenta con i ciccioli e ai prodotti dell’antica salumeria
lavorati dai maestri salumieri.
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La Cantina di vicobarone presente
in Annuario dei migliori Vini ITaliani 2010
La Cantina continua a raccogliere menzioni
sulle migliori guide nazionali ed internazionali. L'Annuario
dei migliori Vini italiani di Luca Maqroni e' una delle migliori
guide enogastronomiche d'Italia
Potete trovarei la guida in vendita qui
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Anche qust'anno saremo presenti
a Il Bonta' di Cremonafiere
Anche quest'anno la Cantina di Vicobarone
partecipera' alla famosissima manifestazione cremonese Il Bonta',
in programma nei giorni dal 13 al 16 novembre al centro Cremonafier
vai al sito di Il
Bonta' |
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La Cantina partecipera' all'undicesina
edizione del salone internazionale Megavino
La Cantina di Vicobarone dal 16 al 19
ottobre sara' presente a Megavino, la manifestazione belga sul
mondo del vino. Palazzo 3 di Bruxelles Expo di Heysel.
vai al sito di Megavino
La Cantina partecipera' a IGEHO di Basilea
La Cantina di Vicobarone dal 21 al 24
novembre partecipera' a IGEHO di Basilea con lo ostand collettivo
di Piacenza Alimentare
vai al sito di IGEHO
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Sconto eccezionale del 20%
sui vini tradizionali della Cantina di Vicobarone
Da sabato 10 a sabato 31 ottobre,
con un acquisto minimo di 4 cartoni di bottiglie di vini tradizionali
della Cantina di Vicobarone si avra' diritto allo sconto del
20%. Offerta valida per i possessori di Fidelity Wine Card,
nei soli punti vendita di Vicobarone e Piacenza.

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Sesto incontro tra la Cantina
e Slow Food Piacenza: domenica 11 ottobre
Cantina di Vicobarone
in collaborazione con Slow Food Piacenza presenta Dione Bonarda
dell'Oltrepo' Pavese con l'ottima mariola bollita.
Vi aspettiamo dalle ore 11 per la degustazione guidata.

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La Cantina di Vicobarone a
Chic Chocolate, la mostra del cioccolato di Piacenza
La Cantina di Vicobarone partecipera'
con Retro', vino aromatizzato alla
china, a Chic Chocolate, la manifestazione sul cioccolato
piu' attesa dell'anno in programma sabato 24 e domenica 25 ottobre.
Chic Chocolate, nuovo appuntamento da Piacenza Expo e Sp Studio
dedicato al mondo del cioccolato, si inserisce nel prestigioso
contesto di "Casa – 30° salone dell’arredamento"
e "Invito a nozze – 13° salone degli sposi",
due tra le manifestazioni più importanti del calendario
fieristico di Piacenza Expo, ponendosi come l’evento al
cioccolato più elegante e raffinato.
Chic Chocolate ospiterà esclusivamente gli artigiani
produttori dei cioccolati di miglior qualità e che presenteranno
in fiera le produzioni più ricercate e raffinate.
vai al sito di Chic Chocolate
mostra del cioccolato |
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Terminata ufficialmente la
stagione della pigiatura
Terminata ufficialmente il primo
ottobre la tradizionale ma sempre entusiasmante “stagione”
della pigiatura in Azienda.
L’inizio dei “grandi
lavori” , il 26 agosto , ha avuto come protagoniste le
uve precoci, Pinot e Chardonnay, per poi esplodere nelle varietà
tipiche del nostro territorio e con le uve bianche, dal 1 settembre,
e le uve rosse dall’8 settembre.
Dall’ammontare totale delle uve pigiate, il 2009 per la
nostra Cantina ha realizzato 60% di uve rosse e il 40% di varietà
bianche.
Pochi giorni di mal tempo, nel periodo della vendemmia, non
hanno influito sull’ottima qualità delle uve lavorate.
Questo fa ben sperare sulla qualità del vino che sta
nascendo il cui primo risultato sarà il nostro vino Novello
2009.
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Arrivano i "foodies",
gli italiani che amano il buon cibo e il buon vino
Sono circa 4 milioni e mezzo,
approfondiscono la loro conoscenza del cibo e del vino sul web
ed hanno un'eta' che va dai 24 ai 54 anni, e' prevalentemente
di sesso maschile e arriva dal nord d'Italia
È prevalentemente
maschio tra i 24 e i 54 anni, viene soprattutto nel Nord Italia,
è appassionato di cibo, ma senza le pretese un po’
radical chic di tanti gourmand e ama approfondire le sue competenze
affidandosi molto a internet: ecco il “foodie” all’italiana,
nella fotografia realizzata da una ricerca di Giampaolo Fabris,
in collaborazione con Negroni e Inc, realizzata dalla dottoressa
Marilena Colussi.
I foodies sono un esercito di 4,5 milioni di persone, il 10%
della popolazione italiana, e crescono al ritmo di 250.000 all’anno.
Molto attenti al rapporto qualità prezzo, l’82,%
è disposto a spendere di più per un prodotto di
qualità, sulla media nazionale del 54,1%. Non disdegnano
il supermercato per fare la spesa, ma sono grandi frequentatori
di salumerie, gastronomie e mercati rionali.
Amano approfondire la conoscenza dei cibi e dei vini e tutto
quello che ci ruota intorno, invitano spesso amici e parenti
a pranzo o a cena (da 2 a 4 volte al mese), anche per dare sfogo
al proprio estro in cucina: l’82% preferisce cucinare
piatti particolari, e se la fonte primaria di ricette rimane
il passaparola (59%), il web (40%) incalza i classici libri
di cucina (45,9%).
Numeri diversi se si usano criteri più specialistici:
guide, riviste specializzate e internet guidano le scelte del
35,6% dei foodies e solo il 9,1% del resto degli italiani. Internet
(16,8% sul 5,1%) vince perfino sulle guide (11,3% per i foodies
e 2% per i non foodies).
Ed il vino? Qui fanno di testa loro il 68,5%, il 64% ascolta
gli amici, con riviste, guide e internet che pesano per il 38,7%
nella scelta dei foodies, molto più attenti del resto
degli italiani (46,2% sul 18,3%) ai consigli del sommelier.
Tra le guide dei ristoranti, la preferita è quella del
Gambero Rosso (52%), seguita dalla Michelin (45,3%), da l’Espresso
(37,1%) e dal Touring Club (36,9%).
Focus - La ricerca: “Foodies: il cibo come passione
di massa”
Foodies: la passione per il cibo al tempo di internet
Appassionatamente foodies. E’ l’aggettivo che meglio
racchiude l’atteggiamento dei circa 4,5 milioni di foodies
italiani nei confronti di tutto ciò che è cibo
e buon bere. Non solo quando si siedono a tavola, ma anche quando
fanno la spesa, cucinano, sfogliano una rivista di cucina o
navigano su internet, alla ricerca di un ristorante o di una
ricetta gustosa...
Su tutto ciò che riguarda cibo e bevande i foodies sono
“un po’ più” motivati e interessati
... degli altri italiani. A partire, appunto, dall’interpretazione
stessa dell’atto del mangiare: che per i foodies è
soprattutto “un piacere da condividere con gli altri”
(69,4%) e una “passione, ricca di significati ed esperienze”
(64,2%). Mentre, assai più razionalmente, per gli altri
italiani che non si riconoscono in questa definizione è
soprattutto “fonte di energia e nutrienti indispensabili”
(66,2%) e poter “mangiare quello che mi piace” (54,3%).
Un gioco di opposti che continueremo a ritrovare nel corso di
questa ricerca Negroni/GPF dal titolo “Foodies: il cibo
come passione di massa” - 1.531 casi, raccolti con metodo
cati e cawi, su un target rappresentativo di italiani di età
compresa tra i 25 e i 64 anni - realizzata per indagare, per
la prima volta, il mondo dei neoappassionati del cibo che oggi
in Italia sono diventati un vero e proprio fenomeno collettivo.
I foodies alla prova della spesa: tra scelte emotive e motivazioni
razionali
Se come tutti anche i foodies cercano soprattutto “un
giusto equilibrio tra qualità e prezzo” (93,2%),
assai più (82,4% contro 54,1%) della media dei nostri
connazionali sono disposti a spendere di più per alcuni
prodotti alimentari di alta qualità, badando meno (42%
contro il 59,7%) alla convenienza e al risparmio a tutti i costi.
Acquistano soprattutto sull’onda di una emozione, prestando
attenzione “non solo al sapore del cibo ma anche all’impressione
che ne ricevono” (92,8% contro il 64,6%). Partendo dalla
constatazione che “c’è molta ignoranza e
pregiudizio riguardo la qualità dei prodotti alimentari”
(84,5%), le tre cose su cui gli italiani più sensibili
al fascino del buon mangiare chiedono a gran voce maggiori informazioni
sono: ricette (85,9%), aspetti nutrizionali del cibo (85,1%),
storia e cultura gastronomica (80,4%).
Sono anche attenti - in questo comportandosi come tutti gli
italiani - all’elenco degli ingredienti riportato in etichetta
(91,5%), all’origine territoriale geografica del prodotto
(89,8%) e alla presenza di marchi di tutela (Dop, Igp, Doc,
Docg, Igt...).
Ma cercano anche informazioni relative ai controlli e alla sicurezza
(87,5%), alle modalità di produzione (81,6%) e informazioni
sul produttore/marca (79,4%).
Un debole per salame, prosciutto, speck, mortadella e culatello
Tra i prodotti verso i quali l’interesse a saperne di
più su origine, sistemi produttivi e marca risulta molto
maggiore tra i foodies rispetto al resto della popolazione -
visto che riguardo a carne, frutta, verdura e pesce si comportano
tutti in maniera molto simile - compaiono il vino (con un differenziale
di ben 10 punti percentuali) e i salumi (+8,7 punti percentuali).
Nel caso del vino lo scelgono quasi sempre “di maggiore
qualità”. Filosofia seguita dal 95,9% dei foodies
(e “solo” dal 51,8% degli italiani).
Attenzione per la qualità che torna anche quando si parla
di salumi. I foodies hanno infatti un vero debole per il salame
(40,8%), per il prosciutto di Parma (40,5%), per lo speck (33,7%),
per il prosciutto San Daniele (32,5%), per la mortadella (29,8%)
e il culatello (22,7%).
E quando acquistano un salume - 4 su 10 lo fanno più
volte alla settimana - danno importanza, oltre alla “conoscenza
diretta” di marche e prodotti (53,3%), anche al “consiglio
del salumiere” (39% i foodies, molto meno, 27,2%, gli
altri) e a come si presenta visivamente (38,8%, rispetto al
27,6% del campione italiani).
Amano i mercati rionali, i negozi di alimentari e le salumerie
La spesa i foodies la fanno soprattutto, come il resto degli
italiani, al supermercato (87%), all’ipermercato (32,1%)
e nei piccoli supermercati (21,4%). Ma sono grandi frequentatori
dei negozi tradizionali di salumeria e gastronomia (29,7% contro
15,1%), di quelli specializzati in alimenti tipici (31%, contro
15,1%) e dei mercati rionali (21,8% contro 13,6%).
Il budget destinato a questa tipologia di acquisti è
sensibilmente superiore alla media: circa la metà (51,8%,
contro il 42,4%) spende tra i 300 e i 700 euro. Mentre il 21,4%
(contro il 26,7%) meno di 300 euro …
I foodies in cucina: si riscopre il piacere di preparare piatti
“speciali”
Cominciamo con il dire che il foodie cucina più o meno
(il 79,4% lo fa abbastanza/molto spesso/ tutti i giorni) con
la stessa frequenza con cui lo fanno il resto degli italiani.
Ma va detto che quando cucina lo fa (83,6% contro il 72,9%)
con abbastanza o molto piacere e, rispetto alla media degli
italiani, ha più spesso voglia di cucinare “qualcosa
di particolare” (82% contro 64%). La metà lo fa
con una frequenza settimanale, mentre il 34,4% si cimenta con
piatti originali e sfiziosi da 4 volte a settimana fino a tutti
i giorni …
Ama soprattutto la cucina “gustosa e saporita” (89,3%).
Detto in altro modo, apprezza i piatti “tipici, genuini
e autentici” (78,3%).
Ma 7 foodies su 10 sanno anche accontentarsi di un buon panino,
che può diventare un pasto gourmet a patto che si utilizzino
materie prima di qualità, un pizzico di fantasia o la
creatività di uno chef …
Buongustai che amano invitare gli amici a pranzo o a cena a
casa propria
Una delle attività più tipiche degli appassionati
del cibo è l’invito a cena (o a pranzo) di amici
o conoscenti a casa propria. La frequenza è molto alta:
il 43,4% dei foodies (contro il 26,7% degli italiani) lo fa
da 2 a 4 volte al mese.
Se è vero che l’appassionato di cibo si considera
un buongustaio (93,1% contro 79,5%) non vede negli chef celebri
un esempio al di sopra di ogni sospetto e giudizio: l’83,7%
(e qui stupisce che il confronto sia con il 75,1% del resto
degli italiani) ritiene che “non sempre grandi cuochi
e chef fanno gastronomia di autentica qualità”.
E qui si avverte il “risentimento” di chi a volte
vede tradita la propria passione proprio da parte di chi in
fondo in fondo la alimenta ...
Quando vanno in vacanza, infatti, l’86,2% di loro (contro
il 60,5% degli italiani) scelgono la località proprio
in base a una presenza significativa di ristoranti o di prodotti
tipici.
Il vero difetto dei foodies? 8 su 10 dispensano continuamente
consigli su cibo e cucina
A riprova di cosa sia il senso critico … va detto che
i non foodies valutano le proprie capacità culinarie
(si danno un 6,9, in una scala da 1 a 10) con più tolleranza
dei foodies, che si fermano a un più equilibrato 6,5.
Se proprio vogliamo trovare un difetto ai foodies, va detto
che sono un po’ “fissati” e si divertono a
dispensare consigli su come si cucina, sui cibi e sui ristoranti
un po’ a tutti: 8 su 10 lo fanno “qualche volta
o spesso”, mentre questa mania, molto italiana (un po’
come nel calcio, dove tutti si sentono ct della nazionale) di
voler dire la propria, arriva a contagiare normalmente 6 italiani
su 10.
Internet, per loro è una fonte più importante
della televisione
Se il sapere (e il conseguente farlo pesare) è la loro
strategia, scelta per esercitare un ruolo e un potere in questo
ambito, tra le fonti citate espressamente dai foodies troviamo
il “passaparola” (59%), i libri “di cucina
e ricette” (45,9%) ma anche “internet” (40%,
contro l’appena 22,7% dei non foodies). Seguito - si badi
bene, e non preceduto - dalla televisione (27%).
Sette foodies su dieci (contro appena il 33,2% dei non foodies)
utilizzano frequentemente internet per visitare/consultare siti
dedicati all’alimentazione, a vini, birra o altre bevande
o per scegliere itinerari enogastronomici.
Nella rete cercano soprattutto “informazioni” (58,5%),
ricette (54,3%) ma anche locali e ristoranti per i propri pasti
fuori casa (43,5%). Mentre l’11,3% partecipa a blog o
a gruppi di discussione su temi inerenti al cibo o alla cucina,
l’8,5% predilige invece i concorsi dedicati agli stessi
argomenti.
La guida del Gambero Rosso, punto di riferimento per la metà
dei foodies
La guida dei ristoranti preferita è quella del Gambero
Rosso (52%), seguita dalla mitica e intramontabile Michelin
(45,3%), da quella de l’Espresso (37,1%) e del Touring
Club (36,9%).
Le riviste più lette, invece, sono 5: nell’ordine,
ancora una volta il Gambero Rosso (59,2%), tallonata però
da Donna moderna (57,5%) da Cucina Italiana (56,7%), da Sale
e pepe (56%) e da Viaggi e Sapori (42,4%).
Mentre i programmi televisivi più seguiti sono, nell’ordine,
la popolarissima “Prova del cuoco” (56%), “Linea
verde” (50,8%), “Mela verde” (35,6%), “Gusto”
(33,6%) del Tg5, “Eat Parade” (29,3%) del Tg2, “Gambero
Rosso Channel” (28,2%), “Terra e sapori” (26,1%)
del Tg1 e “Chef per un giorno” (20,9%) di La7.
I foodies e il mangiare fuori casa: un’abitudine a cui
non sanno rinunciare
Non c’è crisi che tenga. Il foodie sceglie. Elimina
altre opzioni (arredamento, abbigliamento, telefono, computer
o auto) ma l’alimentazione non si tocca. Solo il 9,1%
(contro il pur esiguo 19,2% degli italiani) taglierebbe questa
voce del budget familiare se fosse costretto a dover risparmiare
qualcosa.
Del resto il sogno nel cassetto di 4 foodies su 10 resta quello
di poter “cenare gratis in tutti i ristoranti 3 stelle
Michelin del mondo”.
La sua propensione a pranzare o cenare frequentemente (da 1
volta alla settimana a tutti i giorni) fuori casa è circa
doppia (59,9% per il pranzo 62,8% per la cena) rispetto a quella
degli altri italiani.
Per il pranzo i locali preferiti sono il ristorante (43,1% contro
il 34,7%), la trattoria/osteria (33,5% contro il 18,8%), la
pizzeria (32,1% contro il 22%) ma anche il bar/paninoteca (21,4%
contro 19,5%) l’agriturismo (15,4% contro 6,5%) e il ristorante
etnico (13,1% contro 3,8%).
Ma spesso (37,3%) sono invitati a casa di amici o parenti a
condividere il pasto con loro.
Sulla cena colpisce invece verificare che la pizzeria schizza
al primo posto per entrambi i target (61,9% i foodies e 57%
non foodies). Mentre al secondo posto figura il ristorante per
il 60,6% dei foodies (35,5% i non foodies), seguito dalla trattoria/osteria,
anche qui con un gap ampio tra i foodies (30,1%) e gli altri
(15%). Altissima - 41,3% - anche la frequenza degli inviti a
cena in casa di amici e parenti. Buone perfomance sul target
foodies anche per i ristoranti etnici, gli agriturismi, le birrerie
e le enoteche.
L’aperitivo? deve essere all’italiana (e non il
tipico happy hour…)
Grande attenzione anche per corsi, serate di assaggi o degustazioni
(li frequentano più di 1 volta a settimana il 17,3% dei
foodies e il 3,7% dei non foodies) e per il rito dell’aperitivo
fuori casa: anche qui il range tra appassionati del cibo e non
è molto ampio. Lo praticano più di 1 volta la
settimana il 42,1% dei foodies e solo il 15,5% degli altri.
Sulla tipologia dell’aperitivo il campione si spacca:
il 59,8% dei foodies (48,8% gi altri) preferisce l’aperitivo
all’italiana, con salumi, formaggi, buon vino, birra o
spumante. Mentre solo 1 foodies su 3 (35,6%) predilige l’happy
hour internazionale, con variegata (e pasticciata) presenza
di cibi e bevande …
E nella scelta del vino, della birra o del ristorante internet
batte le guide …
Se questa è la tipologia dei locali preferiti, è
interessante vedere in che modo vengono scelti: per entrambi
i target dominano la logica del “faccio di testa mia”
(60,1% foodies e 63,9% gli altri) e “ascolto il consiglio
di amici” (69,3% foodies e 64,3% gli altri).
Ma si apre un divario significativo quando entrano in campo
criteri più specialistici: la consultazione delle guide,
delle riviste specializzate e di internet guidano le scelte
del 35,6% dei foodies e solo il 9,1% del resto degli italiani.
Internet in particolare (16,8% per i foodies e 5,1% per gli
altri) vince perfino sulle guide (11,3% per i foodies e 2% per
i non foodies) ...
Lo stesso vale per la scelta del vino o della birra: qui fanno
di testa loro il 68,5% dei foodies (52,4% resto campione), ascoltano
i consigli degli amici il 64% dei foodies e il 44,6% dei non
foodies.
Riviste, guide e internet pesano per il 38,7% nella scelta dei
foodies (11,5% non foodies). Ma qui per il nostro target di
appassionati di cibo il consiglio del sommelier schizza al 46,2%
(contro un esiguo 18,3% del resto campione).
fonte: WineNews
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Stasera 28 settembre la Cantina
di Vicobarone a "Cultura Balsamica": BALSAMICO FUORI
LE MURA: PIACENZA E DINTORNI
La Cantina di Vicobarone sara'
presente stasera a "Cultura Balsamica", la rassegna
modenese promossa dal Consorzio Aceto Balsamico di Modena, che
si terra' presso la “Sala Conferenze” della Parrocchia
Gesù Redentore in Via Leonardo da Vinci 220 Modena
La serata e' la seconda
di due appuntamenti per la degustazione di prodotti tipici,
organizzate entrambe dall'associazione Esperti Degustatori di
Aceto Balsamico Tradizionale Modenese.
Stasera dalle ore 20.45: "BALSAMICO FUORI LE MURA: PIACENZA
E DINTORNI"
ABTM in degustazione con i migliori salumi, formaggi e vini
della provincia di Piacenza.
Salame, pancetta e coppa piacentina con i formaggi del Consorzio
formaggio Biologico
Serata in collaborazione con Coldiretti e la Confraternita iGrass
di Piacenza
Partecipera' all'appuntamento il Presidente della Cantina di
Vicobarone dott. Carlo Bassanini.
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Titano Gutturnio Classico raggiunge
la Cina, Cassiopea e il Bonarda Dolce tradizionale conquistano
il Giappone
La Cantina di Vicobarone e'
da tempo nel mercato cinese nelle enoteche specializzate della
zona dello Jiangsu con Titano Gutturnio Classico DOC ed e' arrivato
nelle enoteche di Tokyo con Malvasia Dolce Spumante Cassiopea
e con la Bonarda Dolce tradizionale.
Segno che nel mondo vari paesi si stanno avvicinando al gusto
italiano, in particolare alla qualita' dei vini della Cantina
di Vicobarone.
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Grande successo della Festa
della Vendemmia 2009, ospiti d'onore Chicco d'Oliva e le "Mostine"
Una domenica passata tra tanti amici,
divertiti da Chicco d'Oliva e interessati alle tradizioni della
pigiatura del vino: qui hanno mietuto un grandissimo successo
le "Mostine", tre ragazze in costume che hanno dimostrato
ai presenti come si pigiava l'uva fino a qualche tempo fa.
Allegria e tradizione, intrattenimento per bambini e le risate
per lo show di Chicco d'Oliva, popolare cominco di Zelig.
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Festa della vendemmia 2009:
a Vicobarone tra mosto e comicita'
Giornata che si preannuncia
densa di tradizione, degustazion, giochii e risate: domenica
13 settembre dalle ore 10.30 in poi la Cantina vi aspetta a
Vicobarone per festeggiare la vendemmia.

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"Vendemmia eccezionale,
di super-qualita'": le previsioni sulla vendemmia del
ministro Zaia
"Avremo una vendemmia eccezionale”.
Lo ha detto il Ministro dell’Agricoltura Luca Zaia. “La
vendemmia si annuncia di super-qualità. Avremo una produzione
di notevole qualità anche se la quantità si è
ridotta”.
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In arrivo dal Giappone un dispositivo
che decide se si puo' guidare la propria auto
E' firmato Toyota il nuovissimo
dispositivo in grado di analizzare l'alito e il volto del conducente
e, se il guidatore e' ubriaco, l'auto puo' decidere di non partire.
L’infinita bagarre sull’abuso di alcol e le conseguenza
per la sicurezza stradale? Se il guidatore è ubriaco,
d’ora in avanti a decidere di non partire sarà
la stessa autovettura. Fino a quando la sbornia non sarà
passata. L’ultima trovata tecnologica salva-vita arriva
dal Giappone, dove la lotta alla guida in stato di ebrezza è
all’ordine del giorno, e, a trovare la soluzione, per
i camionisti in particolare, ci ha pensato Toyota in collaborazione
con Hino Motors, il produttore giapponese di autocarri e autobus:
per “offrire un contributo alla società e alle
aziende con l’obiettivo di rendere più sicura la
gestione delle flotte”, un dispositivo portatile, della
grandezza di un telefonino, montato su mezzi commerciali, leggeri
e pesanti, delle società di trasporti giapponesi, analizzerà
l’alito, mentre una fotocamera digitale riprenderà
il volto del conducente prima di partire.
I risultati del dispositivo made in Japan vengono automaticamente
registrati su un tachigrafo digitale posizionato a bordo del
veicolo: se il test è “positivo”, un allarme
avverte il guidatore di aver superato i limiti, e se davvero
è andato molto oltre l’accensione del veicolo si
blocca all’istante.
I test del dispositivo, in via di sperimentazione, sono seguiti
da vicino dal Ministero giapponese del Territorio, delle Infrastrutture,
del Trasporto e del Turismo, che con un’apposita commissione
sta analizzando diverse proposte tecnologiche per la sicurezza
stradale. Il Ministero farà installare l’apparecchio
su un suo veicolo, allo scopo di eseguire in proprio i test,
i cui risultati verranno poi incrociati con quelli ottenuti
dalla Toyota.
Fonte WineNews
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Quarto incontro
tra la Cantina e Slow Food Piacenza: domenica 9 agosto
Cantina di Vicobarone
in collaborazione con Slow Food Piacenza presenta Pandora Pinot
Nero vinificato in bianco e il celeberrimo culatello D.O.P.
Vi aspettiamo dalle ore 11 per la degustazione guidata.

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La Cantina di Vicobarone e'
presente nella guida Passiti d'Italia
Seconda edizione per Passiti
d’Italia la guida di Cucina&Vini editrice, interamente
dedicata ai vini passiti secchi e dolci della produzione nazionale.
La guida - spiega il curatore, Francesco D’Agostino -
si occupa di un genere di vini assolutamente trasversale perché
comprende secchi e dolci, bianchi e rossi, essenzialmente vini
fermi, solo qualche volta spumanti. I vini da uve appassite
rappresentano una reale ricchezza per l’Italia, un privilegio
che non è mai stato usato in modo idoneo per sottolineare
la diversità stessa della nostra terra. Ragionando con
una logica locale o nazionale, - prosegue D’Agostino -
nel caso di quelli dolci è ormai diffusa una certa consapevolezza
nei consumatori circa la qualità dei prodotti e le possibilità
di abbinamento, mentre per quelli secchi, di cui siamo gli unici
produttori, si può parlare di boom, specialmente nel
caso dell’Amarone; un’espansione che ha scavalcato
i confini nazionali e che è saldamente una voce importante
dell’eccellenze del made in Italy agroalimentare”.
Passiti d’Italia 2009 racconta 83 vini secchi e 348 dolci,
selezionati in più di 1.100 assaggi
Il panel di degustatori - composto da Francesco D’Agostino
curatore della guida, Alessandro Brizi e Roberto Infante vice
curatori, Lidia Agosto, Fabio De Raffaele, Nadia Gelfusa, Alfonso
Isinelli, Antonio Marcianò, Luciano Nebbia, Antonio Pellegrino,
Enrico Pozza, Pina Ricciardella e Susanna Varano - ha assegnato
il riconoscimento delle 5 sfere a 32 etichette (25 vini dolci
e 7 secchi) tra le 431 presenti in guida, posizionando, come
già lo scorso anno accadde, Veneto e Triveneto in testa,
rispettivamente con 171 e 271 vini.
Sito della casa editirice cliccare
qui
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Buonsenso contro proibizionismo:
5 regole semplici il per bere consapevole e sicuro
In tempi in cui il vino e'
considerato tra i primi responsabili dell’alcolismo e
una preoccupante deriva proibizionista sembra impadronirsi anche
dei riti più autentici della nostra cultura materiale,
non è mai inutile ricordare che il consumo del vino,
almeno in Paesi come l’Italia, risponde a precise regole,
prima fra tutte quella del bere consapevole. .
Un vero e proprio patrimonio che rischia di essere criminalizzato
confondendo l’alcol ad “uso sbornia”, che
non comprende nella sua “ricetta” il nettare di
Bacco, e l’uso edonistico-culturale, anche inconsapevole,
che del vino viene fatto nella stragrande maggioranza dei casi,
peraltro impantanato con cervellotici limiti più facili
da giocare al lotto (vige lo 0,5 per tanti, lo 0,0 per alcuni,
ma perché non lo 0,8 o lo 0,2?) che da rispettare con
coscienza.
Se mai il problema dovrebbe essere affrontato dal punto di vista
dell’educazione e della trasmissione di quelle tradizioni
che una società molto superficiale come l’attuale
tende ad eliminare aprioristicamente, rimarcando invece il ruolo
del vino nella nostra cultura materiale e, pertanto, della sua
tutela anche nella fase del consumo.
Ecco allora cinque semplici regole che WineNews ricorda
ai suoi lettori che non vogliono correre rischi...
1) Bevete poco: la parola d’ordine è moderazione,
massimo uno-due bicchieri a pasto;
2) Sorseggiate lentamente: per apprezzare meglio le caratteristiche
di ciò che bevete e per farlo durare di più;
3) Non bevete al di fuori dei pasti: associate sempre il vino
al cibo, bere a stomaco vuoto provoca un assorbimento immediato
dell’alcol;
4) Ordinate mezza bottiglia o invece di una intera quando siete
in due: risparmierete sul prezzo e non cederete alla tentazione
di terminare il vino per non lasciarlo sul tavolo. O, dove possibile,
vino al bicchiere;
5) Individuate un volontario: se siete a cena fuori in comitiva
assicuratevi che almeno una persona non beva e possa così
guidare in tranquillità.
fonte: winenews.it |
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La Cantina di Vicobarone e'
stata menzionata nella guida "Bere Spumante"
I nostri vini citati nella
guida "Bere Spumante", giunta alla settima edizione:
la guida più completa ed esaustiva alle bollicine di
qualità nel panorama editoriale italiano.
Sono quegli spumanti secchi che l’Italia produce con qualità
equivalente ai famosi Champagne, ma con un prezzo decisamente
più basso, da renderli il miglior amico della tavola
e dei brindisi di fine d’anno. L’unica guida che
mette in luce, anche per questa tipologia, lo strettissimo e
fondamentale legame tra vino e territorio. La chiave di lettura
principale, che si rinnova di anno in anno, è infatti
la costante osservazione dell’evoluzione qualitativa dei
vini all’interno del loro ambiente produttivo. I vini
sono presentati in schede molto dettagliate, raccolte per regione
e per zona di origine a ribadire lo stretto legame tra vino
e territorio.
Il cuore della scheda è costituito dalla descrizione
del vino: una degustazione effettuata da un panel di assaggiatori,
corredata da una valutazione numerica, dati produttivi sul vino
e un giudizio sul rapporto prezzo qualità, ove questo
sia particolarmente vantaggioso. Inoltre tutti i vini in guida
sono accompagnati ad abbinamenti gastronomici, raccolti in un
indice finale per ricette e prodotti tipici.
Una parte della guida è poi interamente dedicata alle
aziende produttrici dei vini, dove, seguendo una suddivisione
per regione, sono raccolti i dati relativi alle cantine, con
indicazioni sulla possibilità di effettuare visite, ristorazione
e pernottamento presso l’azienda. Ogni scheda vino è
corredata dalla riproduzione a colori dell’etichetta del
vino degustato; ogni sezione regionale è poi preceduta
da una cartina geografica che riporta i confini delle denominazioni
che raccolgono i vini presenti.
L’unica guida che consente a chiunque di scegliere il
proprio spumante preferito, il migliore da abbinare alle proprie
pietanza, il migliore da proporre nei propri brindisi. La guida
quest’anno si arricchisce poi di una parte in inglese,
con la traduzione delle schede dei vini premiati e un’introduzione
ai territori di produzione, così da avere un approccio
maggiormente orientato all’internazionalizzazione, come
il temine Sparkle ricorda in copertina. Inoltre, Bere spumante
2009 contiene un elenco delle migliori enoteche italiane in
cui è possibile consultare la guida.
Per maggiori informazioni cliccare
qui
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Terzo incontro
tra la Cantina e Slow Food Piacenza: domenica 12 luglio
Cantina di Vicobarone in collaborazione
con Slow Food Piacenza presenta Cassiopea Spumante e la tradizionale
coppa piacentina D.O.P. Vi aspettiamo dalle ore 11.30 per la
degustazione guidata.
Dalle ore 10.00 esibizioni e giochi del Vespa Club Oltrepo'.

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La Cantina di Vicobarone e'
presente nella guida Passiti d'Italia
Seconda edizione per Passiti
d’Italia la guida di Cucina&Vini editrice, interamente
dedicata ai vini passiti secchi e dolci della produzione nazionale.
La guida - spiega il curatore, Francesco D’Agostino -
si occupa di un genere di vini assolutamente trasversale perché
comprende secchi e dolci, bianchi e rossi, essenzialmente vini
fermi, solo qualche volta spumanti. I vini da uve appassite
rappresentano una reale ricchezza per l’Italia, un privilegio
che non è mai stato usato in modo idoneo per sottolineare
la diversità stessa della nostra terra. Ragionando con
una logica locale o nazionale, - prosegue D’Agostino -
nel caso di quelli dolci è ormai diffusa una certa consapevolezza
nei consumatori circa la qualità dei prodotti e le possibilità
di abbinamento, mentre per quelli secchi, di cui siamo gli unici
produttori, si può parlare di boom, specialmente nel
caso dell’Amarone; un’espansione che ha scavalcato
i confini nazionali e che è saldamente una voce importante
dell’eccellenze del made in Italy agroalimentare”.
Passiti d’Italia 2009 racconta 83 vini secchi e 348 dolci,
selezionati in più di 1.100 assaggi
Il panel di degustatori - composto da Francesco D’Agostino
curatore della guida, Alessandro Brizi e Roberto Infante vice
curatori, Lidia Agosto, Fabio De Raffaele, Nadia Gelfusa, Alfonso
Isinelli, Antonio Marcianò, Luciano Nebbia, Antonio Pellegrino,
Enrico Pozza, Pina Ricciardella e Susanna Varano - ha assegnato
il riconoscimento delle 5 sfere a 32 etichette (25 vini dolci
e 7 secchi) tra le 431 presenti in guida, posizionando, come
già lo scorso anno accadde, Veneto e Triveneto in testa,
rispettivamente con 171 e 271 vini.
Sito della casa editirice cliccare
qui
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Recensione di Dione Oltrepo'
Pavese: Stefano Buso su Vinit.net
Tra i tanti vini rossi è
probabilmente quello più corposo e tumultuoso da sorseggiare,
osservandolo e cercando con arguzia di carpirne vizi e virtù.
Ancora Oltrepo' Pavese e Bonarda all’insegna del vino
che più ci piace abbinato ad un cibo adeguato, ben realizzato
e che possa senza superbia esaltare l’assaggio. In questi
anni ho avuto l’opportunità di assaggiare più
di qualche tipologia di vino della Cantina di Vicobarone, trovandoli
sempre all’altezza della situazione. Bonarda è
soprattutto un vino morbido, frizzante, che proviene dalla tradizionale
fermentazione sulle bucce e sequenziale presa di spuma in autoclave
per un mese circa.
Per leggere tutto l'articolo cliccare
qui
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Vino che passione, il vip si
scopre vignaiolo
Il vino e' sempre piu' una
passione per i personaggi famosi. Soprattutto nel mondo dello
sport e dello spettacolo, ma anche della musica, della moda
e della cultura sono in molti quelli che hanno deciso di investire
in vigneti. Quello che prima era un hobby e' diventato, per
alcuni, un vero e proprio business. E gli esempi non sono pochi.
L'attrice Ornella Muti ha, ad esempio, acquistato l'abbazia
di Vallechiara in provincia di Alessandria e produce Dolcetto
d'Ovada. Stefania Sandrelli con Giovanni Soldati, nella fattoria
Villa Nano sulle colline senesi, hanno puntato sul Chianti docg
'Acino d'uva', mentre Ottavio Missoni ha vigneti nelle Langhe.
Claudia Mori con il marito Adriano Celentano, ha acquistato
un podere vicino a Radda in Chianti, con annesso vigneto.
Al Bano, ormai da decenni, produce vino bianco e rosso nella
sua tenuta di Cellino San Marco. La regista Lina Wertmuller
e' socia dall'anno di fondazione, il 1979, dell'azienda agricola
di Rodendo Saiano, a Brescia in Franciacorta. Tra i cantautori
anche Ron ha investito in vigna producendo un rosso e un bianco
Igt nell'Oltrepo' Pavese con l'etichetta 'Fracent'anni'. Lucio
Dalla imbottiglia, invece, vino rosato in Sicilia.
Non mancano neanche gli artisti stranieri che hanno eletto l'Italia
a qualcosa di piu' che ad una semplice meta turistica. Tra questi
spiccano, sempre in Sicilia, Mick Hucknall e Carole Bouquet:
la voce dei Simply Red Sicilia produce Nero D'Avola, mentre
l'attrice francese ha legato il suo nome al Passito di Pantelleria.
Nell’isola l’ex di Depardieu
è proprietaria di vigneti, uliveti e piantagioni
di capperi. Uno dei primi, tra i vip, ad arrivare nel Chianti
e' stato, invece, Sting che da tempo 'firma' il suo vino. Per
non parlare dei manager. A Montalcino l’ad
della Time Warner , Richard Parsons produce un ottimo Brunello.
Ma anche il mondo dello sport non resta a guardare. Il campione
mondiale di apnea Gianluca Genoni, sempre nell'Oltrepo', produce
tre varieta' di vino biologico (rosso,bianco e moscato) dai
nomi legati alle sue immersioni. L'ex patron della Lazio, Sergio
Cragnotti produce bottiglie pregiate di Nobile di Montepulciano
con tre anni di invecchiamento.
Il piu' noto nel mondo del calcio e' Nils Liedholm. L'allenatore
dello Roma tricolore a Cuccaro Monferrato, nella sua fattoria,
produce da anni vini di qualita' ottenendo per il suo lavoro
piu' di un premio. In passato ha anche messo in bottiglia un
Barbera con una speciale etichetta sullo scudetto della Roma.
L'ultimo in ordine di tempo e' stato Paolo Rossi che in Val
d'Ambra, tra le colline aretine, ha iniziato a produrre il 'Borgo
Cennina'. Dal calcio al ciclismo: Francesco Moser per molti
anni socio della Cantina La Vis, una delle piu' importanti realta'
cooperative del mondo del vino italiano produce nell'azienda
di famiglia oltre 100.000 bottiglie.
La 'febbre' del vino coinvolge anche i campioni delle quattro
ruote. Jean Alesi, indimenticato pilota della Ferrari, producenel
suo Chateau de Segreis, circa quattro ettari vitati, un Cote
du Rhone apprezzatissimo dal nome 'Clos de l'Hermitage.' Portano
invece la firma di Jarno Trulli, prima guida del Team Toyota,
i vini dell'azienda Podere Castorani, in provincia di Pescara.
fonte: www.ansa.it
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La dedizione al territorio
e la nostra passione per il vino si incontrano domenica 14
giugno
Cantina di Vicobarone in collaborazione
con Slow Food Piacenza presenta Titano e il Grana Padano Biologico
della Montagna Piacentina. Vi aspettiamo dalle ore 11 per la
degustazione guidata.
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La Cantina partecipa al Concorso
Nazionale Nobili Aromi
Il nostro Malvasia Passito
Astrea partecipa ad un altro prestigioso concorso, Nobili Aromi,
il primo evento nazionale dedicato ai vini aromatici, che si
terra' il 5, il 6 e il 7 giugno al Castello di Corticelli di
Nibbiano (PC).
Vai al sito di
Nobili Aromi
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Domenica 31 maggio in Cantina
Vieni a trovarci domenica 31
maggio presso la sede della Cantina a Vicobarone, ti aspettiamo
per un'intera giornata di visite guidate in Cantina e di degustazioni
dei nostri vini in abbinamento ai migliori prodotti tipici del
nostro territorio.
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Seconda giovinezza per la Cantina
di Vicobarone
Iniziative promozionali, legame
con i prodotti territoriali ma anche ricerca ed innovazione:
domenica 10 maggio e' stata la volta di “Ortrugo e mariola”,
una competizione di auto d’epoca ed una mostra d’arte.
E' solo da qualche mese che Carlo Bassanini siede sullo scranno
di presidenza della Cantina di Vicobarone, ma la sua gestione
si e' gia' fatta notare, eccome. Con lui un consiglio di amministrazione
rinnovato e ringiovanito, che ha preso a cuore lo sviluppo della
cantina, una struttura nata nel 1960 a Vicobarone di Ziano Piacentino
nel cuore della Val Tidone, il distretto che concentra oltre
i tre quarti della viticoltura della provincia di Piacenza.
Attualmente sono circa 330 i soci viticoltori che conferiscono
uve provenienti dalle zone Doc dei Colli Piacentini e, in misura
limitata, dell'Oltrepo' Pavese.
'Vogliamo e dobbiamo essere più visibili e più
incisivi – spiega Bassanini – pertanto cominciamo
dal territorio. Abbiamo stretto un accordo con Slow Food Piacenza
ed ogni seconda domenica del mese organizzeremo un abbinamento
con i prodotti tipici piacentini ed i nostri vini. Abbiamo iniziato
la settimana scorsa con l'accoppiata 'Sheratan', il nostro Ortugo
Brut spumante, e 'mariola', salume simbolo della piacentinita':
una degustazione guidata, assai gradita dai tanti partecipanti,
dove esperti hanno illustrato le caratteristiche dei due prodotti.
Ogni evento inoltre vedra' anche l'allestimento nella nostra
bottaia di una galleria d'arte organizzata da 'Nuovospazio Artecontemporanea'.
Sempre domenica scorsa si e' svolta la quarta edizione del 'Trofeo
Cantina di Vicobarone', gara di auto d'epoca lungo un percorso
predisposto in un'area dedicata sul piazzale della cantina,
praticamente oramai un classico'.
'Certo che non e' tutto qui, anzi, il nostro programma di sviluppo
e' ben più articolato – continua Bassanini. Ma
abbiamo un punto fermo; siamo convinti di dover puntare con
molta più incisivita' sulle nostre specificita', e quindi
continueremo a fare vini a strettissimo legame territoriale,
ma dobbiamo pero' contemporaneamente innovare, e per questo
abbiamo chiesto aiuto all'Universita' di Piacenza. Con il professor
Mario Fregoni abbiamo messo a punto un progetto che e' stato
presentato alla stampa ed alla base sociale. In sostanza, pur
in un momento di grande incertezze nel comparto vitienologico
nazionale e non solo, noi rilanciamo; rilanciamo soprattutto
sulla Malvasia e sul Gutturnio, senza trascurare le altre produzioni
ma concentrando, per ora, i nostri sforzi su questi due vini,
che sono poi l'anima del territorio in cui siamo inseriti'.
Dalla vigna alle reti commerciali
Ma come si fa ad innovare se si dichiara di voler rimanere nel
solco della tradizione? 'e' proprio migliorando cose che si
sanno gia' fare che si possono realizzare concreti vantaggi
competitivi – risponde deciso Bassanini – e noi
agiremo su più fronti. Partiremo dall'aspetto varietale
ma ci occuperemo anche di zonazione e, soprattutto, lavoreremo
con la punta più avanzata dei nostri conferenti seguendo
un patto di qualita'. Tutti i nostri soci, comunque, saranno
assoggettati ad un nuovo regolamento della vendemmia e, nella
valutazione qualitativa delle uve, introdurremo altri indici
che legheremo anche alla valutazione economica dei conferimenti'.
Le varieta' su cui si intende lavorare sono Malvasia, Barbera
e Croatina (localmente detta Bonarda) ma si puntera' soprattutto
sulla Malvasia di Candia aromatica che ha nel piacentino il
più consistente bacino produttivo nazionale (circa 1000
ettari di cui quasi 700 in Valtidone). 'Occorre esaltare il
carattere aromatico di questa varieta' arrivando a produrre
vini simili, per tipologia, ai Traminer – spiega il presidente.
'Qui a Vicobarone costituiremo anche un campo di collezione
delle Malvasie (italiane e del mondo) – spiega Bassanini
- con almeno 50 piante per ogni tipo (sono ben 17 le sole Malvasie
italiche).
Questa collezione attirera' l'interesse degli appassionati e
degli studiosi, e potra' essere anche utilizzata per fare degli
incroci. Siamo anche contemporaneamente impegnati nel sempre
più efficace presidio dei mercati tramite una ferrea
politica di valorizzazione dei vini a stretto legame territoriale
ma guardando alle nuove esigenze in termini di confezionamento
e dei servizi. Incrementeremo pertanto nel tempo la quota di
imbottigliato sul totale, mentre, da subito, si punta ad un
miglioramento dell'immagine, fattore indispensabile all'espansione
commerciale. Oltre a rifornire la ristorazione e la grande distribuzione
abbiamo attualmente attivi due punti vendita aperti al pubblico,
uno nella sede aziendale e l'altro a Piacenza, che ci danno
crescenti soddisfazioni'.
Matteo Marenghi
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Slow Food Piacenza e IV Trofeo
Cantina di Vicobarone:
il doppio appuntamento di domenica 10 maggio
Domenica 10 maggio, dalle ore 9.00 alle
18.00 Cantina di Vicobarone in collaborazione con Slow Food
Piacenza presenta SHERATAN e MARIOLA.
Vi aspettiamo alle ore 11.00 per la degustazione guidata.
L‘incontro è il primo di una serie di appuntamenti
con Slow Food che si terranno la seconda domenica di ogni mese
presso la sede della Cantina a Vicobarone.
Per tutta la giornata sarà offerto un ricco buffet di
prodotti tipici.

DOMENICA 10 MAGGIO 2009 - PROGRAMMA MANIFESTAZIONE
Ore 9.30:
ritrovo Auto d'Epoca presso la Sede dell'Azienda Cantina di
Vicobarone in via Creta, 60 a Vicobarone di Ziano P.no (PC).
Ore 11.00:
presentazione e degustazione guidata di SHERATAN Ortrugo Brut
Spumante Colli Piacentini D.O.C. con i prodotti tipici del Territorio.
La degustazione del vino rimarrà a disposizione per tutta
la giornata.
Ore 14.30:
apertura iscrizione GRATUITA per il QUARTO TROFEO CANTINA DI
VICOBARONE.
La gara consiste nell effettuare un percorso predisposto in
un’area dedicata sul piazzale interno della Cantina di
Vicobarone.
Sono ammessi tutti gli equipaggi composti da pilota e navigatore
su macchina d’Epoca. E' inoltre prevista una gara per
equipaggi tutti al femminile.
Ore 15.00:
inizio prove di pista per gli iscritti.
Ore 15.30:
inizio gara.
0re 17.30:
proclamazione vincitore QUARTO TROFEO CANTINA DI VICOBARONE
e Premiazione del Primo, Secondo e Terzo posto e Vincitrice
Trofeo Gara al femminile. Ad ogni equipaggio partecipante sara'
consegnata una confezione di vini in omaggio.
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Vino di qualità per
sette italiani su dieci
Sette italiani su dieci preferiscono
il vino di qualità e acquistano con un crescendo costante
(più 7 per cento nel 2008 rispetto al 2007) etichette
a denominazione (Doc, Dogc e Igt) e sempre meno lo "sfuso",
i cui consumi, nello scorso anno, sono scesi di oltre il 4,5
per cento.
E' quanto ribadisce la Cia-Confederazione in occasione della
divulgazione dei dati Istat sul consumo di alcol in Italia e
da quanto emerso nel convegno organizzato in occasione della
Giornata per la prevenzione dell'alcol da Istituto superiore
di sanità (Iss), ministero del Welfare e Organizzazione
della sanità (Oms). §
La Cia sottolinea che bisogna evitare campagne di demonizzazione
nei confronti del vino e avviare, invece, una corretta informazione
nei confronti soprattutto dei più giovani incentivando
una conoscenza del valore del vino come bevanda e lavorare per
un consumo moderato, consapevole e di qualità. D'altra
parte, come dimostrato da importanti studi scientifici, un bicchiere
di buon vino durante i pasti non fa male, anzi ha effetti salutistici
sull'organismo umano. Dietro una bottiglia di vino di qualità
c'è poi storia, tradizioni, cultura e legame con il territorio.
Fonte: www.agricolturaitalianaonline.gov.it
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La Cantina di Vicobarone al
Vinitaly 2009
Saremo presenti anche quest'anno alla piu' importante manifestazione
sul vino e sul mondo dell'enologia.
Ci troverete al Vinitaly di Verona, presso VeronaFiere, dal
2 al 6 aprile, padiglione 1, corridoio AB, stand A17-B24
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Campagna damigiane 2009: il
migliore vino sfuso, tappo compreso
Inizia la vendita di vino
sfuso per chi preferisce imbottigliare a casa propria.
Quest'anno la novita' e' che in regalo ci sono anche tanti tappi
di sughero, naturalmente firmati Cantina di Vicobarone
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Gli italiani e il vino: il
vino rimane soprattutto un piacere da vivere con gli amici
o con il partner e da scegliere rigorosamente in base ai prorpi
gusti, anche se la discriminante prezzo e' sempre piu' presente
nei criteri di scelta.
Continua l’idillio tra italiani e il nettare di Bacco:
oltre sette su dieci (76,3%), infatti, dicono di apprezzare
il vino, che per il 42,7% è e rimane un’abitudine
quotidiana. Al fianco degli abitudinari, soprattutto tra gli
under 30, prevalgono quelli che a un buon bicchiere di vino,
non ci rinuncia almeno 2 o 3 volte alla settimana (17,3%). Non
mancano naturalmente i veri intenditori, presenti in ogni fascia
di età, ma per il 61,8% la conoscenza si limita a 5 etichette.
Per tutti però la scelta di cosa bere si basa esclusivamente
sul gusto personale (68,8%). Ad essere veramente conosciuti
sono i vini del proprio territorio (36,3%), non a caso il primo
“luogo di acquisto” sono proprio le cantine vicine
a casa (40,2%), seguite naturalmente dalla grande distribuzione.
In generale il prezzo influisce sulla scelta del 24% degli intervistati
e per il normale consumo domestico il 53,1% non vorrebbe spendere
più di 4 euro a bottiglia. Ma cosa rappresenta il vino
per gli Italiani? Per il 56,7% è soprattutto un piacere
e un modo perfetto per stare bene insieme agli altri (47,2%).
Non solo, è indissolubilmente legato alle occasioni speciali
tanto che per il 76,9% non può mai mancare. Emerge da
uno studio promosso dal Centro Studi Veronafiere-Vinitaly e
condotto dalla BocconiTrovato&Partners su 1.000 italiani
(uomini e donne) dai 18 anni in su, intervistati sul loro “rapporto”
con il vino, sulla loro conoscenza, sulle motivazioni e sulle
abitudini di acquisto e di consumo.
Per tutti il vino è sinonimo di socialità e per
la quasi totalità si associa al cibo. Il 76,3% degli
intervistati ama il vino e per quanto riguarda le abitudini
di consumo emergono tre macro atteggiamenti: gli abitudinari,
per i quali il vino è un elemento imprescindibile dal
quotidiano (il 42,7% dei consumatori di vino), quelli per i
quali il vino si ricollega al divertimento, alla socialità
e alle uscite con gli amici, che lo bevono 2 o 3 volte alla
settimana (17,3%), per arrivare a quelli che lo bevono una volta
alla settimana (14,3%) o due o tre volte al mese (8,7%). In
questa tipologia di consumo prevalgono sicuramente gli under
30. Ci sono poi i “bevitori da anniversario”, ovvero
coloro che limitano il consumo di vino ad occasioni particolari,
feste comandate, ecc., gruppo in cui rientrano coloro che lo
bevono una volta al mese (4,2%), o addirittura tre o quattro
volte all’anno (12,8%).
Chi è che sceglie la tipologia di vino? Il vino si sceglie
in “prima persona” (51,1%) e la scelta del tipo
è ancora “prettamente maschile” (67,8% contro
il 30,2% di donne) o la si delega agli amici (10,7%, cosa che
accade soprattutto gli under 30, con il 25%).
Ma quello che conta, nella percezione degli intervistati, è
che il vino è sicuramente qualcosa che viene legato alla
socialità: solo il 10,7%, infatti beve anche “da
solo” (13,6% uomini, 7,1% donne), mentre quasi 1 intervistato
su 2 ha risposto “con gli amici” (48,8%). Per la
maggior parte degli intervistati, poi, il momento canonico in
cui gustare un buon bicchiere d vino rimane soprattutto il pasto,
che si tratti di quello “quotidiano” e casalingo
(52,6%) o che ci si trovi a cena con gli amici.
I “veri esperti” (ovvero i Wine Lovers) sono pochi,
per molti la conoscenza del vino è limitata a quelli
del proprio territorio. Tra i criteri di scelta a dominare è
il gusto personale, ma per 1 su 4 il prezzo sempre più
importante.
Ben un italiano su tre dice di non avere conoscenze in fatto
di vini (33%, e soprattutto le donne con il 43,5%) e chi dice
di conoscere i vini del proprio territorio, ma di conoscere
poco o molto poco i vini provenienti da altre zone d’Italia
(36,6%, cosa che accade soprattutto nel Nord Est, con il 41,6%).
Situazione che si rispecchia nelle scelte di acquisto: il 56,6%
sceglie un vino italiano, ma il 41,5% specifica che nella sua
scelta prevalgono quelli del proprio territorio.
Di fatto i Wine Lovers, ovvero i super appassionati, sono una
piccola percentuale di chi beve vino: il 6,4% di uomini e il
2,7% di donne dice di essere un gran intenditore, sia per quanto
concerne i vini italiani che quelli stranieri, non a caso è
il 7,8% di uomini e solo l’1,6% di donne dichiara di conoscere
la provenienza, gli abbinamenti, le caratteristiche, ecc. di
più di 20 vini. Quasi 9 intervistati su 10 conoscono
al massimo 10 etichette: il 61,8%, infatti dice di conoscerne
tra 1 e 5, a cui si aggiunge il 26,2% che ne conosce bene tra
6 e 10.
E in tema di “prezzo”, quanto vorrebbero spendere
per una bottiglia destinata al consumo “domestico”?
Se i super appassionati, fino allo scorso anno, per una bottiglia
da grandi occasioni erano disposti a spendere centinaia di Euro,
quando si parla della media dei consumatori e di una bottiglia
da bersi tutti i giorni, le cose cambiano radicalmente. Il 53,1%,
infatti indica tra i 2 e i 4 Euro (addirittura il 20,7% starebbe
volentieri sotto i 2 Euro). Il 17,3% prevede tra i 4,5 e i 6
Euro, ma solo il 2,6% sarebbe disponibile a spendere tra gli
8,5 e i 10 Euro, per non parlare del fatto che è l’1,4%
che andrebbe sopra i 15 euro.
E proprio per risparmiare (oltre alla propensione per acquistare
soprattutto vini del proprio territorio), il 40,2% sceglie di
acquistare il vino in “cantina” (e in questo caso
prevalgono leggermente le donne e chi abita nel Nord Est, con
il 46,7%, dove per altro le aziende produttrici sono più
velocemente raggiungibili rispetto a ciò che accade in
altre zone) o in GDO (39,1%). Terzo posto per le enoteche, con
il 15,2%, seguite da drogherie (3,3%) e televendite e telepromozioni
(1,3%).
Fonte: winenews
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Abitudinari, socializzanti,
territoriali, wine lovers, indifferenti: gli amanti del buon
bere si dividono in tribu'. Ecco la fotografia dello studio
promosso da Vinitaly 2009 condotto da Bocconi Trovato &
Partners
Gli amanti di Bacco si dividono in
tribù: dagli “abitudinari” ai “socializzanti”,
dai “territoriali” ai “rituali”, dai
“wine lovers” agli “indifferenti”, queste
le categorie che raggruppano gli amanti del buon bere. È
quanto emerge da uno studio promosso da Vinitaly 2009 e condotto
da Bocconi Trovato&Partners su un campione rappresentativo
della popolazione di 1000 tra uomini e donne, dai 18 anni in
su, per individuare esigenze, abitudini di consumo e conoscenza
del vino da parte degli italiani.
Ecco i profili:
Gli abitudinari: bevono vino tutti i giorni,
preferiscono farlo compagnia, anche se è tra loro che
è più alta la percentuale di chi un buon bicchiere
di vino se lo gusta anche da solo. Rappresentano da soli il
46% di chi beve vino, e in questa tribù la prevalenza
è maschile (64%, contro il 36% di donne). In 45-65enni
(48,1%) e over 65 (25,1%), sono cresciute ai tempi in cui la
famiglia si riuniva a tavola e il vino rappresentava un elemento
imprescindibile, alla stregua del pane. Gli appartenenti a questa
tribù “abitano” soprattutto nelle regioni
del Sud e Isole (35,7 %) e a scegliere “cosa bere”
è soprattutto “lui” (il 72,4%). Per quanto
riguarda i criteri di scelta, se è importante il tipo
di cibo a cui lo si abbina, a prevalere, ben al di sopra della
media nazionale, sono i gusti personali (72,6% degli appartenenti
a questa tribù, contro la media nazionale del 68,8%)
oltre all prezzo, che, visto il consumo quotidiano, assume una
maggior rilevanza rispetto alla media (26,3 %, contro il 24%).
Ed è anche per questo che preferiscono acquistarlo in
maggiori quantità, magari rivolgendosi direttamente alla
cantina produttrice (51 %, rispetto a una media del 40,2%),
e frequentemente (il 50,4% acquista almeno ogni 2 settimane).
I socializzanti: il vino non è sulle
loro tavole ogni giorno, e il suo consumo è legato ai
momenti di libertà, in cui prendersi il proprio tempo,
fare le cose che si preferiscono e soprattutto stare con gli
amici, non importa se in casa o fuori casa. Il vino insomma
è un piacere che va condiviso e che serve a sottolineare
i momenti più belli della settimana (a questa tribù
appartengono coloro che bevono vino 2 o 3 volte la settimana,
ma anche coloro che lo fa una volta alla settimana). Numerosissimi
gli under 30, cresciuti senza il vino sulle tavole, quando il
vino è diventato “tendenza” e ha trovato
grandi spazi sui media generalisti. Tra le caratteristiche peculiari
di questa tribù (a cui appartengono in modo quasi paritario
uomini e donne) c’è sicuramente una maggior propensione
a “delegare” ad altri la scelta del vino, che il
22% fa scegliere agli amici (contro il 10,7% della media nazionale).
A differenziare questa tribù anche l’occasione
di bere vino: a predominare è il consumo fuori casa:
l’80% lo fa quando è fuori con gli amici (contro
il 48,8% della media nazionale), oltre al fatto che il vino
sembra quasi “inconcepibile” se non bevuto in compagnia,
tanto che il 4,0%, contro il 10,7% a livello nazionale, ha detto
di gustarselo anche da solo, mentre il 68%, contro il 48,8%
della media nazionale ha risposto “con gli amici”.
Spesso è la situazione in cui lo si berrà a guidare
la scelta del vino, (come sottolinea il 26% , contro il 17,4%
che a livello nazionale ha dato questa risposta), e questo fa
sì che per loro assuma un rilievo maggiore rispetto ad
altre tribù, l’enoteca (28%, contro il 15,2% della
media nazionale).
I “territoriali”: sono legati al
vino viene prodotto nelle loro zone, e non a caso il 54,5% di
loro dice di conoscere molto bene i vini del territorio di appartenenza
e poco gli altri, compresi quelli italiani che però vengono
prodotti in altre zone (in media il 36,6% ha dato questa risposta).
Naturalmente è una tribù particolarmente presente
nelle zone di maggior produzione: molto presenti nel Nord Ovest
(28,8%) e nel Sud e Isole (42,4%). Si tratta di una tribù
molto trasversale per quanto concerne l’età, ma
anche le professioni esercitate, anche se i riscontra una percentuale
maggiore rispetto tra pensionati e casalinghe (62,1%). Un legame
con il territorio che si esprime fortemente nella scelta del
“luogo” dove fanno i loro acquisti di vino: in questa
tribù si registra infatti una netta prevalenza dell’acquisto
diretto in cantina (50,0%, contro un 40,2% a livello nazionale).
Un acquisto che spesso è strettamente legato alla conoscenza
diretta del produttore (l’8%, contro il 3% del campione
lo indica come ragione principale dell’acquisto) e che
prende spunto dal consiglio diretto di amici (39,3%) o di parenti
(39,3%). Come la maggior parte delle tribù, gli appartenenti
ai “territoriali” preferiscono dividere una buona
bottiglia con gli amici, ma non tanto nel fuori casa, come avviene
per i socievoli, ma quando li invitano a casa (34,1%, contro
il 26,6% a livello nazionale), sono infatti “orgogliosi”
dei prodotti della loro terra e ci tengono a “presentarli”
ad ospiti e amici.
I “rituali”: limitano il consumo
di vino alle occasioni veramente speciali, dove però
diventa un elemento imprescindibile e a cui non è proprio
possibile rinunciare. Di questa tribù fanno parte soprattutto
le donne. Cresciuti “lontano” dalla cultura del
vino (dove il pranzo come momento aggregante di tutta la famiglia
si stava andando perdendo), nel mondo della Milano da Bere,
dove il nettare di bacco era in forte declino, a discapito di
aperitivi e cocktails, che veniva associato solo ad alcune occasioni
particolari, dove assumeva il ruolo di “rito”. Oggi
lo bevono una volta alla settimana oppure tre o quattro volte
all’anno (50,4%, contro una media del 12,8%), limitandosi
a volte a ricorrenze come compleanni, anniversari e feste comandate
(associa il vino a questi momenti il 64% degli appartenenti
a questa tribù, rispetto al 18,5% della media). Per lo
più, nella scelta del vino si affidano al proprio partner
(35,3%, contro la media del 30,3%), ed è con lui o con
gli amici che lo bevono. Scelgono il vino in base alla situazione
in cui lo berranno (come prima ragione di scelta è del
12,1% contro il 5% del campione). E per loro l’occasione
per stappare una buona bottiglia deve esser veramente speciale
(come ha risposto il 64% delle appartenenti a questa tribù,
contro la media del 18,5% che ha dato la medesima risposta).
I “wine lovers”: sono i super appassionati,
lo “zoccolo duro”, per i quali il vino non è
solo un piacere, ma una vera e propria passione (18,6 % contro
la media dell’11,7%). In questa tribù di grandi
appassionati e super intenditori (sono quel 16,3% che conosce
caratteristiche, origine e abbinamenti di oltre 20 etichette
e quel 20,9 % che dice di conoscere bene sia i vini italiani
che quelli stranieri) predominano ancora gli uomini, ma inizia
a farsi sentire anche la presenza femminile. Sul totale di chi
beve vino sono circa il 4%, e per una bottiglia da consumare
durante un normale pasto sarebbero disponibili a spendere anche
tra gli 8,5 e i 15 Euro (9,3%), arrivando a 500 per occasioni
speciali. Il 93% sceglie il vino personalmente o lascia scegliere
al partner. Appartengono in genere alle fasce più alte
della popolazione, con maggiore disponibilità di spesa
ma sono abbastanza trasversali tra le differenti fasce di età.
Sicuramente sono sopra la media per quanto riguarda le enoteche
(18,6%, rispetto al 15,5% con gli under 30 che arrivano al 25%),
ma appassionati viaggiatori del vino, frequentano anche cantine
e bottiglierie. Curiosi (sono quel 5% che segue corsi e degustazioni
e che partecipa a tour del vino), informati (seguono riviste
e Tv specializzate più delle altre tribù) ed aperti
alla sperimentazione (8,7%), anche se molto attenti alla “firma”
del vino, che rimane uno dei criteri fondamentali nella scelta
insieme al momento in cui lo consumerà (58,2 %), molto
più del prezzo, anche in tempi di crisi.
Gli “indifferenti”: ovvero coloro
che non hanno molte “pretese”. Il 92% non ha alcuna
conoscenza del vino, coloro che hanno una conoscenza, affermano
di conoscere da 1 a 5 tipi di vini (83,3%). Il 67% è
al di sopra dei 46 anni, sono per il 58% donne. Per quanto riguarda
la frequenza con cui bevono il vino e con cui lo acquistano
si distribuiscono uniformemente e non presentano peculiarità.
Il 28,9% dà come motivo principale per la scelta del
vino il prezzo (contro il 24% del campione). Acquistano soprattutto
nella grande distribuzione (51,3% contro il 39,1% della media
nazionale) e il 12,5% ha informazioni grazie alla pubblicità
(5% media nazionale), forse anche per questo motivo la “firma”
di un produttore è o un fattore importante per la scelta
(27,6%). Per chi invece non segue la pubblicità, il “marchio”
non rappresenta un fattore determinante (23,7%).
Fonte: winenews
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“INCONTRO SULLA NUTRIZIONE
DELLA VITE”
Carlo Bassanini: il nostro impegno e' verso la qualita', quindi
vogliamo mantenere alto il dibattito sulla viticoltura fra
i nostri associati
Mario Fregoni: in Val Tidone puntare soprattutto all'aumento
del tenore di sostanza organica dei suoli e alla concimazione
fogliare
Alberto Vercesi: i trattamenti fogliari con fosfiti di potassio
e magnesio sono efficaci anche contro la peronospora
Pierfranco Baraglia: ci sono preparati utili alla vite nella
lotta agli stress da caldo, siccita', grandine ed altro
Vicobarone (PC), 28 marzo 2009.
"Dobbiamo mantenere alto il livello del dibattito sulla
vitivinicoltura, attivita' che ha un impatto determinante sul
nostro territorio, dal punto di vista paesaggistico, economico
e sociale. La cantina di Vicobarone – ha dichiarato il
presidente Carlo Bassanini in apertura del convegno sulla nutrizione
della vite – ha puntato decisamente alla qualita' quindi
il tema tecnico che ci apprestiamo a dibattere con qualificati
relatori e' più che mai pertinente con la nostra politica".
Mario Fregoni, direttore dell'Istituto di Viticoltura dell'Universita'
Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, dando inizio ai lavori
ha spiegato cosa si intende per carta nutritiva, ossia un metodo
per determinare i fabbisogni in elementi nutrizionali delle
colture, e quindi anche della vite. "Questi studi sono
fondamentali – ha sottolineato Fregoni – per contrastare
un empirismo dilagante nelle pratiche di concimazione della
vigna. Abbiamo eseguito in Italia l'indagine di 100 zone (i
risultati sono sono stati raccolti in un libro di prossima pubblicazione),
fra cui, appunto, la Val Tidone. Lo studio si basa su metodi
qualitativi (analisi del terreno; diagnostica fogliare) e metodi
qualitativi (consumi di elementi nutrizionali; perdite ed immobilizzazioni).
L'analisi del terreno e' utilissima ma non sufficiente a delineare
il quadro della situazione, perché a volte gli elementi
nutritivi nel terreno ci sono ma per vari motivi non vengono
assorbiti dalla pianta. Per questo occorre analizzare il contenuto
delle foglie e determinarne lo stato nutritivo, ovvero la relazione
fra quantita' e qualita' degli elementi; se la situazione e'
ottimale con la concimazione si dovranno restituire al terreno
solo la quota di sostanze annualmente consumate (per produrre)
e le perdite".
Dallo studio e' emerso che spesso i terreni della Val Tidone
sono argillosi e fertili, altrettanto frequentemente il calcare
totale e quello attivo sono elevati (rischio di clorosi ferrica).
Spesso si tratta di terre ricche in azoto, fosforo e potassio
ma con basso tenore in sostanza organica. I pH sono mediamente
alti (media 8,24). L'analisi delle foglie ha rivelato una situazione
nutrizionale delle piante mediamente buona. Relativamente alle
esigenze specifiche occorre tenere presente che variano in funzione
dei livelli produttivi e delle varieta' esaminate. Generalmente,
non vi sono in Val Tidone particolari emergenze (tranne zone
con eccessi di calcare o eccessi di potassio che possono causare
clorosi e disseccamento del rachide); occorrerebbe però
innalzare il tenore in sostanza organica dei suoli tramite impiego
di concimi organici (letame) e/o adeguate pratiche agronomiche
(interramento dei residui di potatura, sovescio, inerbimento);
non necessaria la concimazione chimica del terreno che potrebbe
essere egregiamente sostituita da qualche intervento di concimazione
fogliare, soprattutto per i microelementi.
Pierfranco Baraglia di Green Has Italia ha trattato degli stress
biotici (patogeni) ed abiotici (termici, idrici, intensita'
luminosa, ozono, grandine, metalli pesanti, …) della vite
a cui spesso la pianta risponde accorciando il ciclo vegetativo
(come visto negli ultimi anni). Le piante producono poi sostanze
per combattere le avversita' (antiossidanti naturali, alcuni
amminoacidi, ormoni, …) ma ve ne sono anche alcune che
si possono somministrare, per contenere lo sviluppo vegetativo
(utile in caso di carenze idriche), stimolare la radicazione,
indurire le pareti vegetali e ridurre in genere le perdite di
acqua. Molto utili sono alcuni antiossidanti nel caso di stress
meccanici in seguito ad eventi grandinigeni. Vi sono in commercio
diversi e specifici preparati per le differenti esigenze.
Alberto Vercesi dell'Istituto di Viticoltura della Cattolica
di Piacenza ha trattato di esperienze recenti effettuate impiegando
fosfiti di potassio e magnesio su vite. In prove condotte nel
2007 e 2008 si e' verificato come queste sostanze, nate come
concimi fogliari, abbiano evidenziato un efficace effetto antiperonosporico,
paragonabile a quello degli usuali fitofarmaci. Inoltre, le
foglie trattate con fosfiti all'analisi hanno rilevato maggiori
contenuti di clorofilla e quindi più elevata attivita'
fotosintetica di quelle non trattate. Verificata anche l'efficacia,
a livello nutrizionale, di trattamenti con ferro chelato o sue
miscele con prodotti a base di alghe. "Se al trattamento
antiperonosporico tradizionale – ha concluso Vercesi –
si addiziona il fosfito si può avere la stessa efficacia
a dosi più ridotte di fitofarmaco ed a costi più
bassi, oltre all'indubbio vantaggio ambientale. Il fosfito agisce
sia aumentando le resistenze naturali della pianta sia ostacolando
lo sviluppo del fungo."
Nata nel 1960 a Vicobarone di Ziano Piacentino nel cuore della
Val Tidone, la Cantina di Vicobarone conta circa 330 soci viticoltori
che conferiscono uve provenienti dalle zone DOC dei Colli Piacentini
e dell'Oltrepò Pavese. La Cantina e' impegnata nel sempre
più efficace presidio dei mercati tramite una ferrea
politica di valorizzazione dei vini a stretto legame territoriale
sia in termini di vitigni che di tipologie e dispone oggi di
due punti vendita, uno nella sede aziendale e l'altro a Piacenza.
Ufficio Stampa: Matteo Marenghi |
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“Concimazione fogliare,
fertirrigazione ed interventi nutrizionali antistress per
l’eccellenza qualitativa della vite da vino”

La Cantina di Vicobarone è lieta di invitarLa all’incontro
di aggiornamento tecnico che si svolgerà sabato 28 marzo
2009 alle ore 17:00
presso il salone parrocchiale di Vicobarone (nei pressi della
piazza)
ed è rivolto a tutti i viticoltori, agronomi e tecnici.
Interverranno all’incontro
il Prof. Mario Fregoni ed il Prof. Alberto Vercesi (Università
Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza)
ed il Dott. Pierfranco Baraglia (Ufficio Tecnico GREEN HAS ITALIA
S.p.A.)
Al termine dell’incontro seguirà un aperitivo presso
il punto vendita della Cantina
in Via Creta, 60 - Vicobarone di Ziano Piacentino - Piacenza
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Campagna damigiane 2009: il
migliore vino sfuso, tappo compreso
Inizia la vendita di vino
sfuso per chi preferisce imbottigliare a casa propria.
Quest'anno la novita' e' che in regalo ci sono anche tanti tappi
di sughero, naturalmente firmati Cantina di Vicobarone
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CANTINA DI VICOBARONE: barra
ferma sulla tradizione, pero' innovando.
Carlo Bassanini ha presentato
un programma articolato di sviluppo
"e' un impegno a lunga scadenza – ha detto il presidente
– ma credo vedremo gia' a breve i primi risultati"
Si rilancia il ruolo strategico della Malvasia
Nascera' a Vicobarone una collezione di tutte le Malvasie del
Mondo; programmi di incrocio e selezione; si punta a vini aromatici
modello "Traminer"
Presentato un patto qualita' con i viticoltori
Chi aderira', seguendo un protocollo messo a punto dall’Universita'
di Piacenza, avra' riconosciuto un prezzo maggiore per le uve
Sui rossi si lavorera' su Barbera e Croatina, ma anche sull’Ervi
Fregoni: "no all’ingresso dei vitigni internazionali
nell’uvaggio del Gutturnio, meglio puntare sull’Ervi,
incrocio tra Barbera e Croatina". Pronte 13.000 barbatelle
per i soci della cantinaVicobarone, 15 febbraio 2009. Oltre
un centinaio di persone fra soci e tecnici della zona hanno
seguito la presentazione delle linee di sviluppo della Cantina.
Di seguito i punti salienti
"e' la prima uscita pubblica del nuovo consiglio –
ha esordito il presidente della Cantina di Vicobarone Carlo
Bassanini. Viviamo un momento non facile per la viticoltura,
per cui dobbiamo agire. Occorre ripartire dalle basi, ovvero
da quello che sappiamo fare; l’uva ed il vino. I consumi
nazionali sono in continua diminuzione, ma a fronte della cessione
del mercato dello sfuso, aumenta quello del prodotto imbottigliato.
Dal 2000 al 2007 la cantina ha aumentato le produzioni (siamo
passati a 67.000 quintali di uve lavorati a circa 80.000) e
gestiamo ora qualcosa come 700 ettari di vigna, oltre il 10%
dell’intera superficie vitata provinciale. La missione
della cantina di Vicobarone si sviluppa su due fronti: massimizzare
il valore del lavoro del socio attraverso il miglior rapporto
qualita'/prezzo nei vini tradizionali del territorio; essere
leader nel dibattito sulla viticoltura piacentina in Italia
e all’estero. Gli obiettivi strategici della cantina sono
diversi: migliorare la qualita' dei prodotti; aumentare la vendita
di prodotto confezionato (ad oggi l’incidenza sul totale
e' troppo bassa); migliorare l’immagine della cantina.
Questi processi richiedono tempo – ha concluso Bassanini
- pero' contiamo di riuscire a vedere i primi risultati gia'
a breve, da consolidare lungo un triennio".
Mario Fregoni, direttore dell’Istituto di Viticoltura
dell’Universita' Cattolica del Sacro Cuore ha presentato
il progetto messo a punto per la Cantina. "Gli obiettivi
presentati dal presidente, se si lavora all’unisono –
ha premesso il professore - si possono raggiungere. Piacenza
ha fatto progressi in campo vitienologico, ma altre zone ne
hanno fatti di maggiori, pertanto bisogna recuperare. L’aspetto
prioritario da affrontare e' perseguire la qualita' delle uve
in campo, poi occorre mantenere tale qualita' durante la vinificazione.
Dobbiamo puntare a vini di territorio, con elevata personalita'
e in queste zone ci sono tutti gli ingredienti per riuscire
a caratterizzare il prodotto".
Il programma predisposto dal professore verte su cinque punti:
- le varieta' impiegate;
- la zonazione;
- il patto di qualita';
- il regolamento della vendemmia;
- gli indici fenolici.
Le varieta' su cui si intende lavorare saranno Malvasia, Barbera
e Croatina (Bonarda) ma si puntera' soprattutto sulla Malvasia
di Candia aromatica che ha nel piacentino il più consistente
bacino produttivo nazionale (circa 1000 ettari di cui i 2/3
in Valtidone). "Occorre esaltare il carattere aromatico
di questa varieta' arrivando a produrre vini simili, per tipologia,
ai Traminer. Qui a Vicobarone – ha detto Fregoni - vorremmo
anche costituire un campo di collezione delle Malvasie (italiane
e del mondo) con almeno 50 piante per ogni tipo (sono ben 17
le sole Malvasie italiche). Questa collezione attirera' l’interesse
degli appassionati e degli studiosi, e con queste piante potremmo
anche fare degli incroci. Vorremmo anche portare avanti un programma
di selezione massale sui più vecchi vigneti di Malvasia
della zona, per propagare gli individui migliori. Per i rossi
punteremo su Barbera e Croatina ma introdurremo anche l’Ervi,
un incrocio fra le due varieta' ottenuto presso un vigneto di
Montalbo di Ziano nel 1970 e che ha dimostrato di poter migliorare
il Gutturnio apportando più colore, un buon grado zuccherino
e diminuendone l’acidita'". Sono gia' disponibili
per i viticoltori 13.000 barbatelle di Ervi presso la Facolta'.
Riguardo la zonazione saranno ripresi ed approfonditi gli studi
gia' disponibili. "Sovrapporremo poi – ha detto Fregoni
- alle carte dei diversi ambienti pedoclimatici della Valle
i singoli appezzamenti dei viticoltori, e valuteremo la qualita'
delle produzioni". L’obiettivo e' quello di arrivare
a delimitare delle sottozone che potranno essere riportate in
etichetta ad esempio nel Gutturnio Doc.
Il "patto di qualita'" e' un accordo scritto fra cantina
e socio che impegna il viticoltore ad eseguire determinate pratiche
in vigna a favore della qualita'. Le uve cosi' ottenute godranno
di un prezzo maggiore all’atto del conferimento. Il protocollo
agronomico messo a punto riguarda tipo di forma di allevamento,
potatura, gestione della chioma, trattamenti antiparassitari,
concimazioni, diradamento dei grappoli e raccolta.
Regolamento della vendemmia. "In seguito a studi condotti
in vigneti campione – ha detto il professore - si disporra'
dei dati scientifici per stabilire il giorno esatto della vendemmia
ed organizzare anche i turni di conferimento delle uve. L’obiettivo
e' raccogliere solo nel momento ottimale della maturazione tecnologica".
Infine gli indici fenolici: "oggi in cantina – ha
detto Fregoni - le uve vengono valutate solo in base al grado
zuccherino, invece occorre prendere in considerazione anche
altri parametri, quali il tipo e la quantita' delle sostanze
coloranti e dei tannini. Tali rilevazioni saranno effettuate
sia in campo sia in laboratorio tramite apposite attrezzature".
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Consumo di vino
Doc in Italia nel 2008, +7%
La crisi economica nel 2008
non ha toccato minimamente il consumo di vino Doc in Italia.
Secondo un’analisi della Coldiretti, il consumo di vino
Doc è aumentato del 7% in termini di valore.
Il risultato è anche la conseguenza dell’aumento
della qualità del vino italiano: il 60% dell’uva
raccolta in Italia va a finire in vini Docg, Doc e Igt.
Il 2008 è andato bene anche per le nostre esportazioni
che per la prima volta hanno raggiunto i 3,5 miliardi di euro
in termini di valore: +5% rispetto all’anno precedente.
L’aumento della domanda si è registrato nei nostri
mercati principali come Stati Uniti e Germania, ma anche e soprattutto
nei mercati emergenti.
I nostri 477 vini a denominazione di origine controllata (Doc),
controllata e garantita (Docg) e a indicazione geografica tipica
(316 vini Doc, 41 Docg e 120 Igt) non piacciono di più
solo agli italiani, quindi. Negli Stati Uniti, ad esempio, un
terzo del totale delle bottiglie di vino consumate viene dall’Italia:
vini rossi Doc /Docg della Toscana come il Chianti e il Brunello
di Montalcino, ma anche i rossi piemontesi Barolo, Barbaresco,
Barbera e Grignolino, … In Germania, invece, finiscono
più bottiglie di bianchi Doc/Docg del Veneto, come il
Prosecco.
“Un vero boom si è verificato verso l’Inghilterra
dove le esportazioni di vino Made in Italy oltre Manica hanno
superato nel 2008 per la prima volta il valore di mezzo miliardo
di euro. Una evoluzione in netta controtendenza rispetto ai
consumi di birra nei pub dove, anche per effetto della crisi
si sono bevute 1,8 milioni di pinte in meno al giorno, nel terzo
trimestre rispetto a quello analogo dell’anno precedente”
Insomma, dai dati presentati dalla Coldiretti abbiamo bevuto
più vini a denominazione. Voi vi ci ritrovate? Di fronte
allo scaffale scegliete un Doc o no?
Fonte: winenews
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Sempre piu' eno-appassionati
in giro per l'Italia per mini-vacanze Wine & Food.
Le ultime tendenze del turismo
enogastronomico? Sempre piu' eno-appassionati in giro per l'Italia,
che impiegano il prorpio tempo libero per viaggiare il piu'
possibile, abbandonando mare e citta' d'arte per mini-vacanze
Wine & Food.
Dai 4 ai 6,5 milioni, crescono gli eno-appassionati in giro
per l’Italia, che scelgono di impiegare il proprio tempo
libero per viaggiare il più possibile, abbandonando le
motivazioni di viaggio più classiche, come il mare e
le città d’arte, per lasciarsi ispirare dagli interessi
personali del momento e organizzare mini-vacanze all’insegna
del wine&food.
Un sentimento vissuto in maniera positiva dagli operatori del
settore e dai territori a più alta vocazione vitivinicola
d’Italia, dove il turismo enogastronomico fa segnare stabilità
nei 2,5 miliardi di volume di affari a fronte di una frenata
dei prezzi, e dove il miglioramento degli itinerari eno-turistici
è l’obbiettivo su cui puntare per il futuro. Dai
Colli di Rimini all’Etna, dal terroir del Nobile di Montepulciano
al Soave e al Chianti Rufina e Pomino, sono questi i territori
a portata di click, in linea con la crescita dell’importanza
di Internet e del passaparola per il tour fai-da-te “su
misura”. Ecco le ultime tendenze del turismo enogastronomico
in Italia, secondo quanto emerge dal Rapporto annuale n. 7 “Osservatorio
sul turismo del vino” delle Città del Vino, realizzato
dal Censis Servizi Spa e presentato a Bit 2009, la Borsa Internazionale
del Turismo a Milano (info: www.cittadelvino.it).
Il Belpaese è ancora la meta ideale per i viaggi all’insegna
del wine&food, e, in nessun Paese come l’Italia il
turismo enogastronomico ha assunto una fisionomia così
diffusa e consistente, con 140 Strade del Vino e dei Sapori
e 1.300 comuni attraversati da questa rete capillare, che comprende
quasi 400 denominazioni territoriali di vini, oltre 4.000 ristoranti,
quasi 33.000 prodotti vitivinicoli e più di 3.300 cantine.
Il numero crescente degli eno-appassionati, perfettamente in
linea con la tendenza internazionale del momento, si affida
sempre più alla cultura del “what to do today”:
viaggiare è irrinunciabile, e, per questo, meglio spendere
tempo libero e risparmi in vacanze brevi, da 1 a 2 notti, ma
ben organizzate, privilegiando i propri interessi particolari
- dall’enogastronomia di tendenza a quella di uno specifico
territorio, dal wellness allo shopping, al collezionismo e così
via - per esplorare sempre nuove destinazioni e aumentando le
motivazioni di viaggio per appagare il proprio bisogno di scoprire
e conoscere.
I nuovi strumenti d’elezione per costruire tour enogastronomici
su misura sono diventati essenzialmente due: da una parte il
web, il modo più semplice, economico e veloce per reperire
informazioni (quasi il 50% degli italiani naviga in Internet
e sono oltre 10 milioni coloro che praticano il turismo online,
il settore con il maggior tasso di crescita dell’e-commerce),
dall’altra il classico passaparola, considerato dagli
addetti ai lavori il primo fattore di promozione e comunicazione.
Dall’analisi condotta dal Rapporto Città del Vino/Censis
su 69 Strade del Vino e dei Sapori presenti sul web con propri
siti, che mette in evidenza un articolato quadro d’offerta,
ecco la “top five” dei migliori web-site per forma
e contenuti: al primo posto la Strada del Sagrantino e, a seguire,
la Strada del Franciacorta, la Strada del Barolo e dei Grandi
Vini di Langa, la Strada dell’Olio e del Vino del Montalbano
e infine la Strada del vino dell’Etna. Protagonista di
un’indagine sull’efficienza dei web-site delle Strade
del Vino e dei Sapori italiane all’interno del Rapporto
Città del Vino/Censis, è un curioso mistery client,
“eno-turista virtuale” alle prime armi, alla ricerca
di mini-pacchetti turistici via e-mail: dalla Strada dei Vini
e dei Sapori dei Colli di Rimini alla Strada del Vino dell’Etna,
dalla Strada del Vino Nobile di Montepulciano a quella del Soave
e alla Strada dei Vini Chianti Rufina e Pomino, sono questi
i territori che, grazie alla velocità e completezza delle
informazioni fornite, hanno fatto registrare la loro migliore
performance sul web.
Significative attese, incremento dei flussi, impatti positivi
sui bilanci dei produttori, il turismo del vino sembra vivere
una stagione positiva, forse più per la forza della domanda
che per una deliberata strategia dell’offerta, il cui
potenziale reale risulta ancora inespresso nel nostro Paese.
“Dal Rapporto n. 7 - sottolinea il Presidente delle Città
del Vino Valentino Valentini - emerge un’indicazione molto
chiara, ovvero il bisogno di fare più sistema e sviluppare
strategie politiche e finanziarie per rafforzare i territori
che rappresentano un asset importante e decisivo per la competizione
internazionale”. Secondo l’Osservatorio delle Città
del Vino - l’associazione di cui fanno parte oltre 570
comuni e 38 tra province, comunità montane, strade del
vino e parchi, corrispondenti al 6,7% dei comuni, al 70% del
vigneto Italia, all’89% dei vini Doc, Docg e Igt, al 15%
dell’offerta turistico-ricettiva e al 22% degli agriturismi
del nostro Paese - l’attrazione enogastronomica fa registrare
una forte crescita dei flussi turistici (dal 18% al 20%) e il
miglioramento qualitativo e quantitativo degli itinerari del
Belpaese rappresenta l’obbiettivo principale sul quale
puntare in futuro, come testimonia il parere comune dei proprietari
di aziende, ristoratori e dei sindaci delle Città del
Vino (su una scala di 10, 7,2 è il peso specifico dell’eno-turismo
nel sistema turistico locale, 8,4 nei prossimi 5 anni). Tra
i diversi fattori d’attrazione territoriale per gli eno-appassionati,
all’enogastronomia spetta il primo posto (33%), mentre
c’è una sostanziale equivalenza per ambiente e
bellezze naturali (24%), arte e cultura (22%) e vino (21%).
Il 62% dei produttori delle aziende oggetto del sondaggio Città
del Vino/Censis, ha visto aumentare il numero di visitatori
nel 2008, sempre più attratti dalle degustazioni (93,5%),
dalle visite delle cantine (85,8%) e dalla vendita diretta dei
vini (57,4%). Segno negativo invece per i ristoratori, che fanno
registrare una diminuzione dei loro ospiti, sempre più
attenti nello scegliere rigorosamente vini e prodotti locali,
tra - 4% e - 5,5%.
Il turismo del vino rappresenta un fattore determinante per
lo sviluppo turistico ed economico del territorio, soprattutto
in Campania, Lazio, Piemonte, Marche, Sicilia, Veneto e Lombardia,
e se in Abruzzo non ha ancora assunto una rilevanza significativa
ma alimenta aspettative future, risulta già ampiamente
affermato in Trentino, Umbria, Toscana, Puglia, Friuli ed Emilia
Romagna: per nessuna regione sono previste flessioni per il
turismo enogastronomico da qui ai prossimi cinque anni.
Fonte: winenews
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Speciale promozione Fidelity
WineCard

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La Cantina di Vicobarone a
Expo Chocolate 2009

La Cantina partecipera' a Expo
Chocolate, manifestazione sul mondo del cioccolato e i suoi
golosi abitanti.
Domenica 15 febbraio "Wine and Chocolate",
degustazione guidata con i preziosi abbinamenti proposti dal
nostro prezioso Sommelier.
Sopra: la locandina della manifestazione.
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Effetto Obama anche
sul vino? Ecco i segnali del cambiamento che arrivano dagli
USA
Il mondo del vino americano
brinda al Presidente Barack Obama, sperando che la sua predilezione
verso i vini statunitensi abbia un impatto anche sulle abitudini
degli americani in fatto di bevande.
I produttori americani di vino, invece, difficilmente possono
contenere la loro gioia alla notizia dell’acquisto da
parte della famiglia Obama di una villa da 1,65 milioni di dollari,
attrezzata con 4 caminetti, ma, soprattutto, dotata di una cantina
dalla capacità di 1.000 bottiglie. “Non posso fare
a meno di pensare - ha dichiarato John Gillespie, capo del Wine
Market Council, nella annuale conferenza di New York - che dopo
otto anni di non bevitori di vino alla Casa Bianca, Obama avrà
un effetto benefico anche sulle abitudini degli americani in
fatto di bere”.
Il presidente uscente George W. Bush, infatti, è oggi
un astemio convinto dopo aver abbandonato l’alcool da
oltre venti anni. La Casa Bianca non possiede una cantina ufficiale,
ma i vini sono scelti da un piccolo gruppo di esperti che li
adattano agli eventi, sulla base delle loro affinità
con i menu proposti, nonché guardando ad un abbinamento
politicamente corretto con gli ospiti presenti. Ma tutti i vini
serviti nelle cene di Stato, sono rigorosamente americani. Fu
il presidente Lyndon Johnson a decretare che solo vini americani
fossero serviti nei pranzi di Stato alla Casa Bianca, e da allora
la regola è stata sempre seguita, nonostante corra voce
che il presidente Richard Nixon si facesse servire segretamente
Chateau Margaux.
Non si conosce il contenuto della cantina privata di Obama,
ma i commercianti di vino di Chicago hanno notato un deciso
eclettismo nelle scelte enoiche dell’ex senatore dell’Illinois.
Uno di questi ha dichiarato al Chicago Tribune che il suo negozio
ha rapidamente esaurito la propria scorta dello spumante sudafricano
prodotto da Graham Beck, dopo la notizia del suo utilizzo nella
notte delle elezioni. Stessa sorte è toccata alle aziende
Duckhorn e Goldeneye, all’indomani della notizia che il
Duckhorn Sauvignon Blanc 2007e il Goldeneye Pinot Noir sarebbero
stati serviti al pranzo ufficiale in Campidoglio. “Io
penso che sicuramente c’è stato un aumento delle
vendite” - ha dichiarato Emily Gorton, portavoce delle
cantine.
L’azienda Finquita di Napa Valley spera di partecipare
ai festeggiamenti presidenziali con una bottiglia di Merlot
2005 in edizione limitata da collezione con etichetta realizzata
a mano in oro su cui è dipinta l’immagine di Obama.
Il San Francisco Chronicle ha riferito che Obama ha conquistato
i voti di 8 fra i 10 maggiori produttori di vino, che rappresentano
il 95% della produzione enologica degli Stati Uniti. Non c’è
da stupirsi quindi del risultato del sondaggio della Cnn che
indicava, fin dal marzo 2008, il sostegno dei bevitori di vino
al candidato Obama rispetto al rivale repubblicano John McCain.
McCain, dal canto suo, ha avuto il sostegno economico dell’industria
della birra e dei liquori per un totale di 634.355 dollari,
mentre ad Obama sono andati 386.929 dollari, secondo www.opensecrets.org.
Naturalmente, ogni sollecitazione di Obama sarà una cosa
buona per l’intera industria del vino, dei liquori e della
birra. Mentre gli Stati Uniti rimangono in lizza per diventare
il più grande Paese consumatore di vino al mondo entro
il 2010, nonostante il drammatico rallentamento nella crescita
registrato dai dettaglianti Usa negli ultimi tre mesi, e monitorato
dalla Nielsen.
Il rallentamento ha interessato la maggior parte del settore
a partire dalle bottiglie di Chardonnay vendute a 10 dollari,
per arrivare a quelle di Petrus vendute a 1.000. Il Liv-ex 100
Fine Wine Index - l’indice di riferimento dell’industria
del vino - ha registrato, per il terzo mese consecutivo, un
calo che ha raggiunto il 2,2% nel dicembre 2008, portando l’anno
appena passato a terminare con un -14,6% complessivo.
Fonte: Reuters
Ecco il piano “rural” del Presidente Obama:
attenzione ai piccoli produttori contro la “prepotenza”
dell’industria alimentare e invito ai giovani a diventare
agricoltori
“A garanzia di un futuro radioso per l’America rurale”,
Obama ha stilato un piano per aiutare “le famiglie e le
piccole imprese agricole nel trovare redditività e successo
nel mercato globale”. Il disegno ha al primo punto l’“assicurazione
delle opportunità economiche per le famiglie agricole”
attraverso la lotta ai comportamenti anticoncorrenziali contro
le aziende a conduzione familiare, impedendo le scappatoie fiscali
che favoriscono le industrie alimentari e rafforzando le leggi
anti-monopolio e la protezione dei produttori indipendenti,
per garantire un accesso equo ai mercati, il controllo sulle
decisioni e la trasparenza dei prezzi; l’istituzione dell’indicazione
di origine in etichetta per i prodotti, perché i produttori
Usa possano distinguere i propri prodotti da quelli importati;
l’incentivo all’agricoltura biologica e sostenibile,
aiutando gli agricoltori che certificano i loro raccolti con
una riforma che non li penalizzi; l’invito ai giovani
a diventare agricoltori, creando un programma di formazione
e fornendo incentivi fiscali per facilitare l’acquisto
della prima fattoria. Al secondo, il “supporto economico
allo sviluppo delle aree rurali” fornendo aiuti per il
marketing, per la cooperazione agricola, per la creazione di
impresa, per la copertura a banda larga dell’America rurale,
per promuovere le energie rinnovabili e per la costruzione di
strade, ponti, dighe, impianti idrici. Infine, il “miglioramento
della qualità di vita rurale” garantendo un equo
rimborso di sanità, un sostegno per il personale sanitario
delle zone rurali e incentivi per gli insegnanti che lavorano
in campagna. Fonte:
winenews |
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Territorio e origine rappresentano
la difesa della continuita' delle pratiche produttive a garanzia
dei consumatori
Anche il Cervim (Centro di
Ricerche, Studi e valorizzazione per la Viticoltura Montana)
ha contribuito alla redazione del “Libro Verde”
dell’Unione Europea: la viticoltura di montagna rappresenta
un non piccolo pezzo della storia di questa attività
millenaria e grazie alla sua salvaguardia (di cui il Cervim
è senz’altro un solido esempio, pratiche produttive
e interi territori hanno potuto continuare ad esprimersi a livelli
d’eccellenza).
Il Cervim ha suggerito la necessità di non incrementare
i già elevati costi di produzione introducendo nuovi
obblighi che ne causerebbero irrimediabilmente un aumento, auspicando
che la politica di qualità dei prodotti agroalimentari
si basi sul consolidamento del legame con il territorio e sulla
ulteriore valorizzazione dell’origine, garanzia di trasparenza
anche per il consumatore.
La provenienza della materia prima (uva), necessaria alla produzione
del vino, resta un elemento chiave imprescindibile e indiscutibile
che riguarda la filosofia ed il lavoro del vignaiolo, soprattutto
nelle zone di competenza definite eroiche e che deve essere
identificato. Anche nelle indicazioni di origine il Cervim esprime
un parere ben definito, ribadendo come esse rappresentino oggi
l’unico sistema in atto in grado di identificare il legame
con il territorio. L’origine ha una dimensione geografica
e storica, che la collocano in una dimensione spaziale e temporale
grazie alla garanzie della continuità delle pratiche
produttive, legate ad una rappresentazione collettiva della
qualità del prodotto. Le definizioni di ambiti produttivi
nei parametri definiti dal Cervim, pendenza del terreno superiore
a 25%, altitudine superiore ai 500 metri slm (ad esclusione
degli altipiani), sistemi viticoli su terrazze e gradoni, piccole
isole, realizza già un ambito produttivo bene identificato
della montagna europea.
L’Unione Europea aveva richiesto una serie di suggerimenti
per la redazione del “Libro Verde” sulle politiche
di qualità dei prodotti agricoli (dicembre 2008). L’obiettivo
del documento era di raccogliere riflessioni, analisi ed opinioni
sull’adeguamento degli strumenti esistenti e suggerimenti
su nuove iniziative da intraprendere relativamente alle politiche
in supporto alla qualità dei prodotti agroalimentari,
compresi i prodotti vitivinicoli dell’Unione Europea.
Il Cervim è un organismo internazionale, creato nel 1987,
sotto gli auspici dell’Organisation Internationale de
la Vigne et du Vin (Oiv).
Fonte: winenews
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Consumi: nel 2009
primato mondiale del vino made in Italy. Un commento della
Coldiretti
Nel 2009 sarà made in
Italy il maggior numero di bottiglie di vino acquistate e bevute
nel diversi continenti grazie al primato mondiale conquistato
dalla produzione italiana con il sorpasso nei confronti dei
tradizionali concorrenti francesi.
Lo ricorda (ma la news è vecchia, ndr) la Coldiretti
che aggiunge “che dopo molti anni la conclusione della
vendemmia, con un raccolto nazionale di 45 milioni di ettolitri
(+5%), ha sancito il sorpasso quantitativo dell’Italia
sulla Francia dove la raccolta dell’uva si annuncia inferiore
del 5% per un quantitativo di 44 milioni di ettolitri.
“Il 2008 si è chiuso con le esportazioni di vino
italiano nel mondo che hanno raggiunto per la prima volta -
spiega la Coldiretti - un valore di 3,5 miliardi di euro, grazie
soprattutto alla domanda di Stati Uniti e Germania che sono
i principali acquirenti, anche la distribuzione del vino “made
in Italy” è in crescita soprattutto nei nuovi Paesi
emergenti.
“Negli Stati Uniti, nonostante il tasso di cambio sfavorevole,
circa un terzo delle bottiglie di vino consumate dagli americani
è arrivata - precisa Coldiretti - dall’Italia che
si conferma leader davanti ad Australia e Francia”.
Fonte: winenews
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"Il 2009 comincia all'insegna
della crisi ma se le aziende vitivinicole italiane sapranno
agire con razionalità, non mancheranno anche i successi"
La previsione-ausipcio di Andrea
Sartori, presidente dell'Unione Italiana Vini.
Il 2009 arriva mentre una crisi finanziaria globale è
ormai conclamata e i consumi sembrano restringersi progressivamente.
Una situazione in cui è difficile trovare una ricetta
vincente, ma, allo stesso tempo, che deve essere affrontata
senza un’inutile emotività. “Il 2009 sarà
un anno certamente impegnativo e difficile - afferma Andrea
Sartori, presidente dell’Unione Italiana Vini, una delle
più importante realtà organizzative-imprenditoriali
del mondo del vino - sono però convinto che se le nostre
imprese sapranno approcciare gli scenari che si vanno profilando
con grande razionalità, i risultati anche in termini
di successo non mancheranno”.
Analizzando, invece, l’anno che sta per concludersi, evidentemente,
il 2008 risente dello scenario di incertezza complessiva, arrivata
proprio negli ultimi mesi “in Italia i consumi di vino
sono rallentati, un po’ per la stretta economica, un po’
per una certa confusione sulle politiche mirate ad un consumo
consapevole - spiega Sartori - sul fronte dell’export
abbiamo visto le nostre quote diminuire in volume, ma aumentare
in valore e questo, a mio parere, è da leggere come la
dimostrazione che siamo riusciti a vendere meglio il nostro
prodotto”.
Ma il 2008 è stato anche l’anno della nuova Ocm
vino, che riserva però “possibili criticità
nel medio e lungo periodo - spiega il presidente dell’Unione
Italiana Vini - ma, allo stesso tempo la riforma può
offrire opportunità per tutto il comparto”. Per
esempio, sarà possibile finalmente razionalizzare il
sistema delle denominazioni e “se ci riusciremo - conclude
Sartori - avremo saputo cogliere con successo un’opportunità
per rendere più efficiente il nostro comparto”.
Fonte: winenews
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Fattorie grattacielo a Wall
Street, la nuova tendenza della west coast negli USA.
Negli Usa architetti lavorano
all’idea di Skyfarming. A rifiuti zero. Progetti per farsi
la vigna in attico, allevare maiali al piano di sotto e irrigare
il grano ai piani bassi.
Allevare maiali al quinto piano, coltivare la propria vigna
nel superattico e irrigare legumi e ortaggi ai piani alti. E
poi far cadere l’acqua di risulta ai piani bassi per irrigare
il grano e innaffiare frutta e verdura. No, non è la
visione fantascientifica di un architetto folle, ma l’evoluzione
di una tendenza che ha posto le fondamenta, letteralmente, nell’America
dell’Ovest. Più esattamente in Arizona e California,
dove la crisi immobiliare ha generato a un nuovi input: riconvertire
gli edifici vuoti in aziende agricole a carattere urbano. Al
momento, in quello che una volta era il selvaggio West sono
state sperimentate solo piccole costruzioni di comunità
ecosostenibili. Fattorie verticali in cui anche gli scarti vengono
riciclati e riutilizzati verticalmente lungo tutto l’edificio.
Ma il sogno, nato nel 2003 da una provocazione di Dickson Despommier
(docente di microbiologia alla Columbia university), si chiama
Skyfarming; una sorta di grattacielo fattoria che sembra trovare
consensi anche nella grande mela. Scott Stringer, presidente
del consiglio di quartiere di Manhattan, avrebbe già
ordinato uno studio di fattibilità da mettere sulla scrivania
del sindaco Michael Bloomberg. Dalle colonne del Time il 18
dicembre scorso gli avrebbe subito fatto sponda Glen Kertz,
ceo di Valcent, una società con base a El Paso, Texas,
che sta tentando di implementare un processo skyfarming su larga
scala. “L’agro-alimentare in verticale potrebbe
consentire una crescita a livello locale e sostenibile”,
ha affermato Kertz, la cui azienda è specializzata in
una tecnologia che sviluppa serre in altezza, attraverso un
metodo di irrigazione che punto a risparmiare spazio (esigenza
tipica dei centri urbani) e permette agli agricoltori di irrigare
e concimare con molti meno rifiuti. Già, i rifiuti: questi,
nel progetto skyfarming, se non vengono utilizzati per alimentare
animali ai piani bassi, finiscono dritti dritti nei sotterranei.
Dove, una volta trasformati in combustibile compresso, servono
a produrre l’energia necessaria a generare elettricità
per l’intero edificio. Non resta che pensare a come gestire
il vapore acqueo sviluppato dalle piante. Niente paura: c’è
chi pensa già di trasformarlo in acqua pura da vendere
ai clienti dei ristoranti aperti al piano terra. Il cerchio
si chiude. Ora, non resta che convincere gli architetti. Ma
attenzione, qualcuno che ci lavora c’è già:
basta visitare il sito web www.verticalfarm.com , che lo stesso
Despommier ha messo su per convincersi della cosa. I nomi? Non
mancano: Oliver Foster dell’Università di Queensland
(Australia), Blake Kurasek dell’Università dell’Illinois,
Andrew Kranis della Columbia University, Gordon Graff, Chris
Jacobs, e la SOA Architects di Parigi. Tutti architetti che
hanno lavorato a progetti. Elaborato rendering. Senza escludere
che anche la Daniel Libeskind Architects potrebbe essere interessata
al business, visto che ad aprile 2008 ha presentato un progetto
per la costruzione di una torre residenziale a New York, contenente
un immenso giardino verticale. Despommier intanto si porta avanti:
ha elaborato 30 modelli per città capaci, secondo lui,
“di produrre cibo per 50.000 persone”. Insomma,
potrebbe capitare che al sesto piano di uno degli uffici finanziari
della downtown, desolatamente sgomberati dalla tempesta subprime,
per ironia della sorte un allevamento di polli prenda il posto
di una schiera di brocker. E che al piano superiore trovi posto
un branco di ovini, mentre un bel pomodoro cresca rigoglioso
lì dove prima crescevano gli affari di un banchiere.
Come rivincita dell’agricoltura sulla finanzia non c’è
male...
Fonte: Italia Oggi
Autore: Luigi Chiariello |
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