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News 2009

Brindiamo al novello 2009!
Alla Cantina di Vicobarone Domenica 8 novembre, dalle ore 9 alle 18 Veris, il buon vino novello, porta in tavola gli antichi sapori della tradizione piacentina. Degustazione Vino Novello - Lavorazione storica dei salumi - Polenta con i ciccioli (dalle ore 12.00)

Vi invitiamo a degustare Veris, il vino novello 2009, in abbinamento ai salumi tipici della tradizione piacentina, alla gustosissima polenta con i ciccioli e ai prodotti dell’antica salumeria lavorati dai maestri salumieri.




La Cantina di vicobarone presente in Annuario dei migliori Vini ITaliani 2010
La Cantina continua a raccogliere menzioni sulle migliori guide nazionali ed internazionali. L'Annuario dei migliori Vini italiani di Luca Maqroni e' una delle migliori guide enogastronomiche d'Italia

Potete trovarei la guida in vendita qui







Anche qust'anno saremo presenti a Il Bonta' di Cremonafiere
Anche quest'anno la Cantina di Vicobarone partecipera' alla famosissima manifestazione cremonese Il Bonta', in programma nei giorni dal 13 al 16 novembre al centro Cremonafier


vai al sito di Il Bonta'
La Cantina partecipera' all'undicesina edizione del salone internazionale Megavino
La Cantina di Vicobarone dal 16 al 19 ottobre sara' presente a Megavino, la manifestazione belga sul mondo del vino. Palazzo 3 di Bruxelles Expo di Heysel.

vai al sito di Megavino


 
La Cantina partecipera' a IGEHO di Basilea
La Cantina di Vicobarone dal 21 al 24 novembre partecipera' a IGEHO di Basilea con lo ostand collettivo di Piacenza Alimentare

vai al sito di IGEHO




Sconto eccezionale del 20% sui vini tradizionali della Cantina di Vicobarone
Da sabato 10 a sabato 31 ottobre, con un acquisto minimo di 4 cartoni di bottiglie di vini tradizionali della Cantina di Vicobarone si avra' diritto allo sconto del 20%. Offerta valida per i possessori di Fidelity Wine Card, nei soli punti vendita di Vicobarone e Piacenza.







Sesto incontro tra la Cantina e Slow Food Piacenza: domenica 11 ottobre
Cantina di Vicobarone in collaborazione con Slow Food Piacenza presenta Dione Bonarda dell'Oltrepo' Pavese con l'ottima mariola bollita.
Vi aspettiamo dalle ore 11 per la degustazione guidata
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La Cantina di Vicobarone a Chic Chocolate, la mostra del cioccolato di Piacenza
La Cantina di Vicobarone partecipera' con Retro', vino aromatizzato alla china, a Chic Chocolate, la manifestazione sul cioccolato piu' attesa dell'anno in programma sabato 24 e domenica 25 ottobre.

Chic Chocolate, nuovo appuntamento da Piacenza Expo e Sp Studio dedicato al mondo del cioccolato, si inserisce nel prestigioso contesto di "Casa – 30° salone dell’arredamento" e "Invito a nozze – 13° salone degli sposi", due tra le manifestazioni più importanti del calendario fieristico di Piacenza Expo, ponendosi come l’evento al cioccolato più elegante e raffinato.
Chic Chocolate ospiterà esclusivamente gli artigiani produttori dei cioccolati di miglior qualità e che presenteranno in fiera le produzioni più ricercate e raffinate.

vai al sito di Chic Chocolate mostra del cioccolato
Terminata ufficialmente la stagione della pigiatura
Terminata ufficialmente il primo ottobre la tradizionale ma sempre entusiasmante “stagione” della pigiatura in Azienda.

L’inizio dei “grandi lavori” , il 26 agosto , ha avuto come protagoniste le uve precoci, Pinot e Chardonnay, per poi esplodere nelle varietà tipiche del nostro territorio e con le uve bianche, dal 1 settembre, e le uve rosse dall’8 settembre.

Dall’ammontare totale delle uve pigiate, il 2009 per la nostra Cantina ha realizzato 60% di uve rosse e il 40% di varietà bianche.
Pochi giorni di mal tempo, nel periodo della vendemmia, non hanno influito sull’ottima qualità delle uve lavorate. Questo fa ben sperare sulla qualità del vino che sta nascendo il cui primo risultato sarà il nostro vino Novello 2009.

Arrivano i "foodies", gli italiani che amano il buon cibo e il buon vino
Sono circa 4 milioni e mezzo, approfondiscono la loro conoscenza del cibo e del vino sul web ed hanno un'eta' che va dai 24 ai 54 anni, e' prevalentemente di sesso maschile e arriva dal nord d'Italia

È prevalentemente maschio tra i 24 e i 54 anni, viene soprattutto nel Nord Italia, è appassionato di cibo, ma senza le pretese un po’ radical chic di tanti gourmand e ama approfondire le sue competenze affidandosi molto a internet: ecco il “foodie” all’italiana, nella fotografia realizzata da una ricerca di Giampaolo Fabris, in collaborazione con Negroni e Inc, realizzata dalla dottoressa Marilena Colussi.

I foodies sono un esercito di 4,5 milioni di persone, il 10% della popolazione italiana, e crescono al ritmo di 250.000 all’anno. Molto attenti al rapporto qualità prezzo, l’82,% è disposto a spendere di più per un prodotto di qualità, sulla media nazionale del 54,1%. Non disdegnano il supermercato per fare la spesa, ma sono grandi frequentatori di salumerie, gastronomie e mercati rionali.
Amano approfondire la conoscenza dei cibi e dei vini e tutto quello che ci ruota intorno, invitano spesso amici e parenti a pranzo o a cena (da 2 a 4 volte al mese), anche per dare sfogo al proprio estro in cucina: l’82% preferisce cucinare piatti particolari, e se la fonte primaria di ricette rimane il passaparola (59%), il web (40%) incalza i classici libri di cucina (45,9%).
Numeri diversi se si usano criteri più specialistici: guide, riviste specializzate e internet guidano le scelte del 35,6% dei foodies e solo il 9,1% del resto degli italiani. Internet (16,8% sul 5,1%) vince perfino sulle guide (11,3% per i foodies e 2% per i non foodies).
Ed il vino? Qui fanno di testa loro il 68,5%, il 64% ascolta gli amici, con riviste, guide e internet che pesano per il 38,7% nella scelta dei foodies, molto più attenti del resto degli italiani (46,2% sul 18,3%) ai consigli del sommelier. Tra le guide dei ristoranti, la preferita è quella del Gambero Rosso (52%), seguita dalla Michelin (45,3%), da l’Espresso (37,1%) e dal Touring Club (36,9%).


Focus - La ricerca: “Foodies: il cibo come passione di massa”

Foodies: la passione per il cibo al tempo di internet
Appassionatamente foodies. E’ l’aggettivo che meglio racchiude l’atteggiamento dei circa 4,5 milioni di foodies italiani nei confronti di tutto ciò che è cibo e buon bere. Non solo quando si siedono a tavola, ma anche quando fanno la spesa, cucinano, sfogliano una rivista di cucina o navigano su internet, alla ricerca di un ristorante o di una ricetta gustosa...
Su tutto ciò che riguarda cibo e bevande i foodies sono “un po’ più” motivati e interessati ... degli altri italiani. A partire, appunto, dall’interpretazione stessa dell’atto del mangiare: che per i foodies è soprattutto “un piacere da condividere con gli altri” (69,4%) e una “passione, ricca di significati ed esperienze” (64,2%). Mentre, assai più razionalmente, per gli altri italiani che non si riconoscono in questa definizione è soprattutto “fonte di energia e nutrienti indispensabili” (66,2%) e poter “mangiare quello che mi piace” (54,3%).
Un gioco di opposti che continueremo a ritrovare nel corso di questa ricerca Negroni/GPF dal titolo “Foodies: il cibo come passione di massa” - 1.531 casi, raccolti con metodo cati e cawi, su un target rappresentativo di italiani di età compresa tra i 25 e i 64 anni - realizzata per indagare, per la prima volta, il mondo dei neoappassionati del cibo che oggi in Italia sono diventati un vero e proprio fenomeno collettivo.
I foodies alla prova della spesa: tra scelte emotive e motivazioni razionali
Se come tutti anche i foodies cercano soprattutto “un giusto equilibrio tra qualità e prezzo” (93,2%), assai più (82,4% contro 54,1%) della media dei nostri connazionali sono disposti a spendere di più per alcuni prodotti alimentari di alta qualità, badando meno (42% contro il 59,7%) alla convenienza e al risparmio a tutti i costi. Acquistano soprattutto sull’onda di una emozione, prestando attenzione “non solo al sapore del cibo ma anche all’impressione che ne ricevono” (92,8% contro il 64,6%). Partendo dalla constatazione che “c’è molta ignoranza e pregiudizio riguardo la qualità dei prodotti alimentari” (84,5%), le tre cose su cui gli italiani più sensibili al fascino del buon mangiare chiedono a gran voce maggiori informazioni sono: ricette (85,9%), aspetti nutrizionali del cibo (85,1%), storia e cultura gastronomica (80,4%).
Sono anche attenti - in questo comportandosi come tutti gli italiani - all’elenco degli ingredienti riportato in etichetta (91,5%), all’origine territoriale geografica del prodotto (89,8%) e alla presenza di marchi di tutela (Dop, Igp, Doc, Docg, Igt...).
Ma cercano anche informazioni relative ai controlli e alla sicurezza (87,5%), alle modalità di produzione (81,6%) e informazioni sul produttore/marca (79,4%).
Un debole per salame, prosciutto, speck, mortadella e culatello
Tra i prodotti verso i quali l’interesse a saperne di più su origine, sistemi produttivi e marca risulta molto maggiore tra i foodies rispetto al resto della popolazione - visto che riguardo a carne, frutta, verdura e pesce si comportano tutti in maniera molto simile - compaiono il vino (con un differenziale di ben 10 punti percentuali) e i salumi (+8,7 punti percentuali). Nel caso del vino lo scelgono quasi sempre “di maggiore qualità”. Filosofia seguita dal 95,9% dei foodies (e “solo” dal 51,8% degli italiani).
Attenzione per la qualità che torna anche quando si parla di salumi. I foodies hanno infatti un vero debole per il salame (40,8%), per il prosciutto di Parma (40,5%), per lo speck (33,7%), per il prosciutto San Daniele (32,5%), per la mortadella (29,8%) e il culatello (22,7%).
E quando acquistano un salume - 4 su 10 lo fanno più volte alla settimana - danno importanza, oltre alla “conoscenza diretta” di marche e prodotti (53,3%), anche al “consiglio del salumiere” (39% i foodies, molto meno, 27,2%, gli altri) e a come si presenta visivamente (38,8%, rispetto al 27,6% del campione italiani).
Amano i mercati rionali, i negozi di alimentari e le salumerie
La spesa i foodies la fanno soprattutto, come il resto degli italiani, al supermercato (87%), all’ipermercato (32,1%) e nei piccoli supermercati (21,4%). Ma sono grandi frequentatori dei negozi tradizionali di salumeria e gastronomia (29,7% contro 15,1%), di quelli specializzati in alimenti tipici (31%, contro 15,1%) e dei mercati rionali (21,8% contro 13,6%).
Il budget destinato a questa tipologia di acquisti è sensibilmente superiore alla media: circa la metà (51,8%, contro il 42,4%) spende tra i 300 e i 700 euro. Mentre il 21,4% (contro il 26,7%) meno di 300 euro …
I foodies in cucina: si riscopre il piacere di preparare piatti “speciali”
Cominciamo con il dire che il foodie cucina più o meno (il 79,4% lo fa abbastanza/molto spesso/ tutti i giorni) con la stessa frequenza con cui lo fanno il resto degli italiani. Ma va detto che quando cucina lo fa (83,6% contro il 72,9%) con abbastanza o molto piacere e, rispetto alla media degli italiani, ha più spesso voglia di cucinare “qualcosa di particolare” (82% contro 64%). La metà lo fa con una frequenza settimanale, mentre il 34,4% si cimenta con piatti originali e sfiziosi da 4 volte a settimana fino a tutti i giorni …
Ama soprattutto la cucina “gustosa e saporita” (89,3%). Detto in altro modo, apprezza i piatti “tipici, genuini e autentici” (78,3%).
Ma 7 foodies su 10 sanno anche accontentarsi di un buon panino, che può diventare un pasto gourmet a patto che si utilizzino materie prima di qualità, un pizzico di fantasia o la creatività di uno chef …
Buongustai che amano invitare gli amici a pranzo o a cena a casa propria
Una delle attività più tipiche degli appassionati del cibo è l’invito a cena (o a pranzo) di amici o conoscenti a casa propria. La frequenza è molto alta: il 43,4% dei foodies (contro il 26,7% degli italiani) lo fa da 2 a 4 volte al mese.
Se è vero che l’appassionato di cibo si considera un buongustaio (93,1% contro 79,5%) non vede negli chef celebri un esempio al di sopra di ogni sospetto e giudizio: l’83,7% (e qui stupisce che il confronto sia con il 75,1% del resto degli italiani) ritiene che “non sempre grandi cuochi e chef fanno gastronomia di autentica qualità”. E qui si avverte il “risentimento” di chi a volte vede tradita la propria passione proprio da parte di chi in fondo in fondo la alimenta ...
Quando vanno in vacanza, infatti, l’86,2% di loro (contro il 60,5% degli italiani) scelgono la località proprio in base a una presenza significativa di ristoranti o di prodotti tipici.
Il vero difetto dei foodies? 8 su 10 dispensano continuamente consigli su cibo e cucina
A riprova di cosa sia il senso critico … va detto che i non foodies valutano le proprie capacità culinarie (si danno un 6,9, in una scala da 1 a 10) con più tolleranza dei foodies, che si fermano a un più equilibrato 6,5.
Se proprio vogliamo trovare un difetto ai foodies, va detto che sono un po’ “fissati” e si divertono a dispensare consigli su come si cucina, sui cibi e sui ristoranti un po’ a tutti: 8 su 10 lo fanno “qualche volta o spesso”, mentre questa mania, molto italiana (un po’ come nel calcio, dove tutti si sentono ct della nazionale) di voler dire la propria, arriva a contagiare normalmente 6 italiani su 10.
Internet, per loro è una fonte più importante della televisione
Se il sapere (e il conseguente farlo pesare) è la loro strategia, scelta per esercitare un ruolo e un potere in questo ambito, tra le fonti citate espressamente dai foodies troviamo il “passaparola” (59%), i libri “di cucina e ricette” (45,9%) ma anche “internet” (40%, contro l’appena 22,7% dei non foodies). Seguito - si badi bene, e non preceduto - dalla televisione (27%).
Sette foodies su dieci (contro appena il 33,2% dei non foodies) utilizzano frequentemente internet per visitare/consultare siti dedicati all’alimentazione, a vini, birra o altre bevande o per scegliere itinerari enogastronomici.
Nella rete cercano soprattutto “informazioni” (58,5%), ricette (54,3%) ma anche locali e ristoranti per i propri pasti fuori casa (43,5%). Mentre l’11,3% partecipa a blog o a gruppi di discussione su temi inerenti al cibo o alla cucina, l’8,5% predilige invece i concorsi dedicati agli stessi argomenti.
La guida del Gambero Rosso, punto di riferimento per la metà dei foodies
La guida dei ristoranti preferita è quella del Gambero Rosso (52%), seguita dalla mitica e intramontabile Michelin (45,3%), da quella de l’Espresso (37,1%) e del Touring Club (36,9%).
Le riviste più lette, invece, sono 5: nell’ordine, ancora una volta il Gambero Rosso (59,2%), tallonata però da Donna moderna (57,5%) da Cucina Italiana (56,7%), da Sale e pepe (56%) e da Viaggi e Sapori (42,4%).
Mentre i programmi televisivi più seguiti sono, nell’ordine, la popolarissima “Prova del cuoco” (56%), “Linea verde” (50,8%), “Mela verde” (35,6%), “Gusto” (33,6%) del Tg5, “Eat Parade” (29,3%) del Tg2, “Gambero Rosso Channel” (28,2%), “Terra e sapori” (26,1%) del Tg1 e “Chef per un giorno” (20,9%) di La7.
I foodies e il mangiare fuori casa: un’abitudine a cui non sanno rinunciare
Non c’è crisi che tenga. Il foodie sceglie. Elimina altre opzioni (arredamento, abbigliamento, telefono, computer o auto) ma l’alimentazione non si tocca. Solo il 9,1% (contro il pur esiguo 19,2% degli italiani) taglierebbe questa voce del budget familiare se fosse costretto a dover risparmiare qualcosa.
Del resto il sogno nel cassetto di 4 foodies su 10 resta quello di poter “cenare gratis in tutti i ristoranti 3 stelle Michelin del mondo”.
La sua propensione a pranzare o cenare frequentemente (da 1 volta alla settimana a tutti i giorni) fuori casa è circa doppia (59,9% per il pranzo 62,8% per la cena) rispetto a quella degli altri italiani.
Per il pranzo i locali preferiti sono il ristorante (43,1% contro il 34,7%), la trattoria/osteria (33,5% contro il 18,8%), la pizzeria (32,1% contro il 22%) ma anche il bar/paninoteca (21,4% contro 19,5%) l’agriturismo (15,4% contro 6,5%) e il ristorante etnico (13,1% contro 3,8%).
Ma spesso (37,3%) sono invitati a casa di amici o parenti a condividere il pasto con loro.
Sulla cena colpisce invece verificare che la pizzeria schizza al primo posto per entrambi i target (61,9% i foodies e 57% non foodies). Mentre al secondo posto figura il ristorante per il 60,6% dei foodies (35,5% i non foodies), seguito dalla trattoria/osteria, anche qui con un gap ampio tra i foodies (30,1%) e gli altri (15%). Altissima - 41,3% - anche la frequenza degli inviti a cena in casa di amici e parenti. Buone perfomance sul target foodies anche per i ristoranti etnici, gli agriturismi, le birrerie e le enoteche.
L’aperitivo? deve essere all’italiana (e non il tipico happy hour…)
Grande attenzione anche per corsi, serate di assaggi o degustazioni (li frequentano più di 1 volta a settimana il 17,3% dei foodies e il 3,7% dei non foodies) e per il rito dell’aperitivo fuori casa: anche qui il range tra appassionati del cibo e non è molto ampio. Lo praticano più di 1 volta la settimana il 42,1% dei foodies e solo il 15,5% degli altri.
Sulla tipologia dell’aperitivo il campione si spacca: il 59,8% dei foodies (48,8% gi altri) preferisce l’aperitivo all’italiana, con salumi, formaggi, buon vino, birra o spumante. Mentre solo 1 foodies su 3 (35,6%) predilige l’happy hour internazionale, con variegata (e pasticciata) presenza di cibi e bevande …
E nella scelta del vino, della birra o del ristorante internet batte le guide …
Se questa è la tipologia dei locali preferiti, è interessante vedere in che modo vengono scelti: per entrambi i target dominano la logica del “faccio di testa mia” (60,1% foodies e 63,9% gli altri) e “ascolto il consiglio di amici” (69,3% foodies e 64,3% gli altri).
Ma si apre un divario significativo quando entrano in campo criteri più specialistici: la consultazione delle guide, delle riviste specializzate e di internet guidano le scelte del 35,6% dei foodies e solo il 9,1% del resto degli italiani. Internet in particolare (16,8% per i foodies e 5,1% per gli altri) vince perfino sulle guide (11,3% per i foodies e 2% per i non foodies) ...
Lo stesso vale per la scelta del vino o della birra: qui fanno di testa loro il 68,5% dei foodies (52,4% resto campione), ascoltano i consigli degli amici il 64% dei foodies e il 44,6% dei non foodies.
Riviste, guide e internet pesano per il 38,7% nella scelta dei foodies (11,5% non foodies). Ma qui per il nostro target di appassionati di cibo il consiglio del sommelier schizza al 46,2% (contro un esiguo 18,3% del resto campione).


fonte: WineNews
Stasera 28 settembre la Cantina di Vicobarone a "Cultura Balsamica": BALSAMICO FUORI LE MURA: PIACENZA E DINTORNI
La Cantina di Vicobarone sara' presente stasera a "Cultura Balsamica", la rassegna modenese promossa dal Consorzio Aceto Balsamico di Modena, che si terra' presso la “Sala Conferenze” della Parrocchia Gesù Redentore in Via Leonardo da Vinci 220 Modena

La serata e' la seconda di due appuntamenti per la degustazione di prodotti tipici, organizzate entrambe dall'associazione Esperti Degustatori di Aceto Balsamico Tradizionale Modenese.
Stasera dalle ore 20.45: "BALSAMICO FUORI LE MURA: PIACENZA E DINTORNI"
ABTM in degustazione con i migliori salumi, formaggi e vini della provincia di Piacenza.
Salame, pancetta e coppa piacentina con i formaggi del Consorzio formaggio Biologico
Serata in collaborazione con Coldiretti e la Confraternita iGrass di Piacenza


Partecipera' all'appuntamento il Presidente della Cantina di Vicobarone dott. Carlo Bassanini
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Titano Gutturnio Classico raggiunge la Cina, Cassiopea e il Bonarda Dolce tradizionale conquistano il Giappone
La Cantina di Vicobarone e' da tempo nel mercato cinese nelle enoteche specializzate della zona dello Jiangsu con Titano Gutturnio Classico DOC ed e' arrivato nelle enoteche di Tokyo con Malvasia Dolce Spumante Cassiopea e con la Bonarda Dolce tradizionale.
Segno che nel mondo vari paesi si stanno avvicinando al gusto italiano, in particolare alla qualita' dei vini della Cantina di Vicobarone.


Grande successo della Festa della Vendemmia 2009, ospiti d'onore Chicco d'Oliva e le "Mostine"
Una domenica passata tra tanti amici, divertiti da Chicco d'Oliva e interessati alle tradizioni della pigiatura del vino: qui hanno mietuto un grandissimo successo le "Mostine", tre ragazze in costume che hanno dimostrato ai presenti come si pigiava l'uva fino a qualche tempo fa.
Allegria e tradizione, intrattenimento per bambini e le risate per lo show di Chicco d'Oliva, popolare cominco di Zelig.


Festa della vendemmia 2009: a Vicobarone tra mosto e comicita'
Giornata che si preannuncia densa di tradizione, degustazion, giochii e risate: domenica 13 settembre dalle ore 10.30 in poi la Cantina vi aspetta a Vicobarone per festeggiare la vendemmia.







"Vendemmia eccezionale, di super-qualita'": le previsioni sulla vendemmia del ministro Zaia
"Avremo una vendemmia eccezionale”. Lo ha detto il Ministro dell’Agricoltura Luca Zaia. “La vendemmia si annuncia di super-qualità. Avremo una produzione di notevole qualità anche se la quantità si è ridotta”.




In arrivo dal Giappone un dispositivo che decide se si puo' guidare la propria auto
E' firmato Toyota il nuovissimo dispositivo in grado di analizzare l'alito e il volto del conducente e, se il guidatore e' ubriaco, l'auto puo' decidere di non partire.

L’infinita bagarre sull’abuso di alcol e le conseguenza per la sicurezza stradale? Se il guidatore è ubriaco, d’ora in avanti a decidere di non partire sarà la stessa autovettura. Fino a quando la sbornia non sarà passata. L’ultima trovata tecnologica salva-vita arriva dal Giappone, dove la lotta alla guida in stato di ebrezza è all’ordine del giorno, e, a trovare la soluzione, per i camionisti in particolare, ci ha pensato Toyota in collaborazione con Hino Motors, il produttore giapponese di autocarri e autobus: per “offrire un contributo alla società e alle aziende con l’obiettivo di rendere più sicura la gestione delle flotte”, un dispositivo portatile, della grandezza di un telefonino, montato su mezzi commerciali, leggeri e pesanti, delle società di trasporti giapponesi, analizzerà l’alito, mentre una fotocamera digitale riprenderà il volto del conducente prima di partire.
I risultati del dispositivo made in Japan vengono automaticamente registrati su un tachigrafo digitale posizionato a bordo del veicolo: se il test è “positivo”, un allarme avverte il guidatore di aver superato i limiti, e se davvero è andato molto oltre l’accensione del veicolo si blocca all’istante.
I test del dispositivo, in via di sperimentazione, sono seguiti da vicino dal Ministero giapponese del Territorio, delle Infrastrutture, del Trasporto e del Turismo, che con un’apposita commissione sta analizzando diverse proposte tecnologiche per la sicurezza stradale. Il Ministero farà installare l’apparecchio su un suo veicolo, allo scopo di eseguire in proprio i test, i cui risultati verranno poi incrociati con quelli ottenuti dalla Toyota.

Fonte WineNews
Quarto incontro tra la Cantina e Slow Food Piacenza: domenica 9 agosto
Cantina di Vicobarone in collaborazione con Slow Food Piacenza presenta Pandora Pinot Nero vinificato in bianco e il celeberrimo culatello D.O.P.
Vi aspettiamo dalle ore 11 per la degustazione guidata
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La Cantina di Vicobarone e' presente nella guida Passiti d'Italia
Seconda edizione per Passiti d’Italia la guida di Cucina&Vini editrice, interamente dedicata ai vini passiti secchi e dolci della produzione nazionale.

La guida - spiega il curatore, Francesco D’Agostino - si occupa di un genere di vini assolutamente trasversale perché comprende secchi e dolci, bianchi e rossi, essenzialmente vini fermi, solo qualche volta spumanti. I vini da uve appassite rappresentano una reale ricchezza per l’Italia, un privilegio che non è mai stato usato in modo idoneo per sottolineare la diversità stessa della nostra terra. Ragionando con una logica locale o nazionale, - prosegue D’Agostino - nel caso di quelli dolci è ormai diffusa una certa consapevolezza nei consumatori circa la qualità dei prodotti e le possibilità di abbinamento, mentre per quelli secchi, di cui siamo gli unici produttori, si può parlare di boom, specialmente nel caso dell’Amarone; un’espansione che ha scavalcato i confini nazionali e che è saldamente una voce importante dell’eccellenze del made in Italy agroalimentare”.

Passiti d’Italia 2009 racconta 83 vini secchi e 348 dolci, selezionati in più di 1.100 assaggi
Il panel di degustatori - composto da Francesco D’Agostino curatore della guida, Alessandro Brizi e Roberto Infante vice curatori, Lidia Agosto, Fabio De Raffaele, Nadia Gelfusa, Alfonso Isinelli, Antonio Marcianò, Luciano Nebbia, Antonio Pellegrino, Enrico Pozza, Pina Ricciardella e Susanna Varano - ha assegnato il riconoscimento delle 5 sfere a 32 etichette (25 vini dolci e 7 secchi) tra le 431 presenti in guida, posizionando, come già lo scorso anno accadde, Veneto e Triveneto in testa, rispettivamente con 171 e 271 vini.

Sito della casa editirice cliccare qui
Buonsenso contro proibizionismo: 5 regole semplici il per bere consapevole e sicuro
In tempi in cui il vino e' considerato tra i primi responsabili dell’alcolismo e una preoccupante deriva proibizionista sembra impadronirsi anche dei riti più autentici della nostra cultura materiale, non è mai inutile ricordare che il consumo del vino, almeno in Paesi come l’Italia, risponde a precise regole, prima fra tutte quella del bere consapevole. .

Un vero e proprio patrimonio che rischia di essere criminalizzato confondendo l’alcol ad “uso sbornia”, che non comprende nella sua “ricetta” il nettare di Bacco, e l’uso edonistico-culturale, anche inconsapevole, che del vino viene fatto nella stragrande maggioranza dei casi, peraltro impantanato con cervellotici limiti più facili da giocare al lotto (vige lo 0,5 per tanti, lo 0,0 per alcuni, ma perché non lo 0,8 o lo 0,2?) che da rispettare con coscienza.
Se mai il problema dovrebbe essere affrontato dal punto di vista dell’educazione e della trasmissione di quelle tradizioni che una società molto superficiale come l’attuale tende ad eliminare aprioristicamente, rimarcando invece il ruolo del vino nella nostra cultura materiale e, pertanto, della sua tutela anche nella fase del consumo.

Ecco allora cinque semplici regole che WineNews ricorda ai suoi lettori che non vogliono correre rischi...
1) Bevete poco: la parola d’ordine è moderazione, massimo uno-due bicchieri a pasto;
2) Sorseggiate lentamente: per apprezzare meglio le caratteristiche di ciò che bevete e per farlo durare di più;
3) Non bevete al di fuori dei pasti: associate sempre il vino al cibo, bere a stomaco vuoto provoca un assorbimento immediato dell’alcol;
4) Ordinate mezza bottiglia o invece di una intera quando siete in due: risparmierete sul prezzo e non cederete alla tentazione di terminare il vino per non lasciarlo sul tavolo. O, dove possibile, vino al bicchiere;
5) Individuate un volontario: se siete a cena fuori in comitiva assicuratevi che almeno una persona non beva e possa così guidare in tranquillità.


fonte: winenews.it
La Cantina di Vicobarone e' stata menzionata nella guida "Bere Spumante"
I nostri vini citati nella guida "Bere Spumante", giunta alla settima edizione: la guida più completa ed esaustiva alle bollicine di qualità nel panorama editoriale italiano.

Sono quegli spumanti secchi che l’Italia produce con qualità equivalente ai famosi Champagne, ma con un prezzo decisamente più basso, da renderli il miglior amico della tavola e dei brindisi di fine d’anno. L’unica guida che mette in luce, anche per questa tipologia, lo strettissimo e fondamentale legame tra vino e territorio. La chiave di lettura principale, che si rinnova di anno in anno, è infatti la costante osservazione dell’evoluzione qualitativa dei vini all’interno del loro ambiente produttivo. I vini sono presentati in schede molto dettagliate, raccolte per regione e per zona di origine a ribadire lo stretto legame tra vino e territorio.

Il cuore della scheda è costituito dalla descrizione del vino: una degustazione effettuata da un panel di assaggiatori, corredata da una valutazione numerica, dati produttivi sul vino e un giudizio sul rapporto prezzo qualità, ove questo sia particolarmente vantaggioso. Inoltre tutti i vini in guida sono accompagnati ad abbinamenti gastronomici, raccolti in un indice finale per ricette e prodotti tipici.

Una parte della guida è poi interamente dedicata alle aziende produttrici dei vini, dove, seguendo una suddivisione per regione, sono raccolti i dati relativi alle cantine, con indicazioni sulla possibilità di effettuare visite, ristorazione e pernottamento presso l’azienda. Ogni scheda vino è corredata dalla riproduzione a colori dell’etichetta del vino degustato; ogni sezione regionale è poi preceduta da una cartina geografica che riporta i confini delle denominazioni che raccolgono i vini presenti.

L’unica guida che consente a chiunque di scegliere il proprio spumante preferito, il migliore da abbinare alle proprie pietanza, il migliore da proporre nei propri brindisi. La guida quest’anno si arricchisce poi di una parte in inglese, con la traduzione delle schede dei vini premiati e un’introduzione ai territori di produzione, così da avere un approccio maggiormente orientato all’internazionalizzazione, come il temine Sparkle ricorda in copertina. Inoltre, Bere spumante 2009 contiene un elenco delle migliori enoteche italiane in cui è possibile consultare la guida.

Per maggiori informazioni cliccare qui



Terzo incontro tra la Cantina e Slow Food Piacenza: domenica 12 luglio
Cantina di Vicobarone in collaborazione con Slow Food Piacenza presenta Cassiopea Spumante e la tradizionale coppa piacentina D.O.P. Vi aspettiamo dalle ore 11.30 per la degustazione guidata.
Dalle ore 10.00 esibizioni e giochi del Vespa Club Oltrepo'.







La Cantina di Vicobarone e' presente nella guida Passiti d'Italia
Seconda edizione per Passiti d’Italia la guida di Cucina&Vini editrice, interamente dedicata ai vini passiti secchi e dolci della produzione nazionale.

La guida - spiega il curatore, Francesco D’Agostino - si occupa di un genere di vini assolutamente trasversale perché comprende secchi e dolci, bianchi e rossi, essenzialmente vini fermi, solo qualche volta spumanti. I vini da uve appassite rappresentano una reale ricchezza per l’Italia, un privilegio che non è mai stato usato in modo idoneo per sottolineare la diversità stessa della nostra terra. Ragionando con una logica locale o nazionale, - prosegue D’Agostino - nel caso di quelli dolci è ormai diffusa una certa consapevolezza nei consumatori circa la qualità dei prodotti e le possibilità di abbinamento, mentre per quelli secchi, di cui siamo gli unici produttori, si può parlare di boom, specialmente nel caso dell’Amarone; un’espansione che ha scavalcato i confini nazionali e che è saldamente una voce importante dell’eccellenze del made in Italy agroalimentare”.

Passiti d’Italia 2009 racconta 83 vini secchi e 348 dolci, selezionati in più di 1.100 assaggi
Il panel di degustatori - composto da Francesco D’Agostino curatore della guida, Alessandro Brizi e Roberto Infante vice curatori, Lidia Agosto, Fabio De Raffaele, Nadia Gelfusa, Alfonso Isinelli, Antonio Marcianò, Luciano Nebbia, Antonio Pellegrino, Enrico Pozza, Pina Ricciardella e Susanna Varano - ha assegnato il riconoscimento delle 5 sfere a 32 etichette (25 vini dolci e 7 secchi) tra le 431 presenti in guida, posizionando, come già lo scorso anno accadde, Veneto e Triveneto in testa, rispettivamente con 171 e 271 vini.

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Recensione di Dione Oltrepo' Pavese: Stefano Buso su Vinit.net
Tra i tanti vini rossi è probabilmente quello più corposo e tumultuoso da sorseggiare, osservandolo e cercando con arguzia di carpirne vizi e virtù.

Ancora Oltrepo' Pavese e Bonarda all’insegna del vino che più ci piace abbinato ad un cibo adeguato, ben realizzato e che possa senza superbia esaltare l’assaggio. In questi anni ho avuto l’opportunità di assaggiare più di qualche tipologia di vino della Cantina di Vicobarone, trovandoli sempre all’altezza della situazione. Bonarda è soprattutto un vino morbido, frizzante, che proviene dalla tradizionale fermentazione sulle bucce e sequenziale presa di spuma in autoclave per un mese circa.

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Vino che passione, il vip si scopre vignaiolo
Il vino e' sempre piu' una passione per i personaggi famosi. Soprattutto nel mondo dello sport e dello spettacolo, ma anche della musica, della moda e della cultura sono in molti quelli che hanno deciso di investire in vigneti. Quello che prima era un hobby e' diventato, per alcuni, un vero e proprio business. E gli esempi non sono pochi.

L'attrice Ornella Muti ha, ad esempio, acquistato l'abbazia di Vallechiara in provincia di Alessandria e produce Dolcetto d'Ovada. Stefania Sandrelli con Giovanni Soldati, nella fattoria Villa Nano sulle colline senesi, hanno puntato sul Chianti docg 'Acino d'uva', mentre Ottavio Missoni ha vigneti nelle Langhe. Claudia Mori con il marito Adriano Celentano, ha acquistato un podere vicino a Radda in Chianti, con annesso vigneto.
Al Bano, ormai da decenni, produce vino bianco e rosso nella sua tenuta di Cellino San Marco. La regista Lina Wertmuller e' socia dall'anno di fondazione, il 1979, dell'azienda agricola di Rodendo Saiano, a Brescia in Franciacorta. Tra i cantautori anche Ron ha investito in vigna producendo un rosso e un bianco Igt nell'Oltrepo' Pavese con l'etichetta 'Fracent'anni'. Lucio Dalla imbottiglia, invece, vino rosato in Sicilia.

Non mancano neanche gli artisti stranieri che hanno eletto l'Italia a qualcosa di piu' che ad una semplice meta turistica. Tra questi spiccano, sempre in Sicilia, Mick Hucknall e Carole Bouquet: la voce dei Simply Red Sicilia produce Nero D'Avola, mentre l'attrice francese ha legato il suo nome al Passito di Pantelleria. Nell’isola l’ex di Depardieu è proprietaria di vigneti, uliveti e piantagioni di capperi. Uno dei primi, tra i vip, ad arrivare nel Chianti e' stato, invece, Sting che da tempo 'firma' il suo vino. Per non parlare dei manager. A Montalcino l’ad della Time Warner , Richard Parsons produce un ottimo Brunello.

Ma anche il mondo dello sport non resta a guardare. Il campione mondiale di apnea Gianluca Genoni, sempre nell'Oltrepo', produce tre varieta' di vino biologico (rosso,bianco e moscato) dai nomi legati alle sue immersioni. L'ex patron della Lazio, Sergio Cragnotti produce bottiglie pregiate di Nobile di Montepulciano con tre anni di invecchiamento.
Il piu' noto nel mondo del calcio e' Nils Liedholm. L'allenatore dello Roma tricolore a Cuccaro Monferrato, nella sua fattoria, produce da anni vini di qualita' ottenendo per il suo lavoro piu' di un premio. In passato ha anche messo in bottiglia un Barbera con una speciale etichetta sullo scudetto della Roma. L'ultimo in ordine di tempo e' stato Paolo Rossi che in Val d'Ambra, tra le colline aretine, ha iniziato a produrre il 'Borgo Cennina'. Dal calcio al ciclismo: Francesco Moser per molti anni socio della Cantina La Vis, una delle piu' importanti realta' cooperative del mondo del vino italiano produce nell'azienda di famiglia oltre 100.000 bottiglie.

La 'febbre' del vino coinvolge anche i campioni delle quattro ruote. Jean Alesi, indimenticato pilota della Ferrari, producenel suo Chateau de Segreis, circa quattro ettari vitati, un Cote du Rhone apprezzatissimo dal nome 'Clos de l'Hermitage.' Portano invece la firma di Jarno Trulli, prima guida del Team Toyota, i vini dell'azienda Podere Castorani, in provincia di Pescara.


fonte: www.ansa.it



 

La dedizione al territorio e la nostra passione per il vino si incontrano domenica 14 giugno
Cantina di Vicobarone in collaborazione con Slow Food Piacenza presenta Titano e il Grana Padano Biologico della Montagna Piacentina. Vi aspettiamo dalle ore 11 per la degustazione guidata.





La Cantina partecipa al Concorso Nazionale Nobili Aromi
Il nostro Malvasia Passito Astrea partecipa ad un altro prestigioso concorso, Nobili Aromi, il primo evento nazionale dedicato ai vini aromatici, che si terra' il 5, il 6 e il 7 giugno al Castello di Corticelli di Nibbiano (PC).

Vai al sito di Nobili Aromi



Domenica 31 maggio in Cantina
Vieni a trovarci domenica 31 maggio presso la sede della Cantina a Vicobarone, ti aspettiamo per un'intera giornata di visite guidate in Cantina e di degustazioni dei nostri vini in abbinamento ai migliori prodotti tipici del nostro territorio.




Seconda giovinezza per la Cantina di Vicobarone
Iniziative promozionali, legame con i prodotti territoriali ma anche ricerca ed innovazione:
domenica 10 maggio e' stata la volta di “Ortrugo e mariola”, una competizione di auto d’epoca ed una mostra d’arte.


E' solo da qualche mese che Carlo Bassanini siede sullo scranno di presidenza della Cantina di Vicobarone, ma la sua gestione si e' gia' fatta notare, eccome. Con lui un consiglio di amministrazione rinnovato e ringiovanito, che ha preso a cuore lo sviluppo della cantina, una struttura nata nel 1960 a Vicobarone di Ziano Piacentino nel cuore della Val Tidone, il distretto che concentra oltre i tre quarti della viticoltura della provincia di Piacenza. Attualmente sono circa 330 i soci viticoltori che conferiscono uve provenienti dalle zone Doc dei Colli Piacentini e, in misura limitata, dell'Oltrepo' Pavese.

'Vogliamo e dobbiamo essere più visibili e più incisivi – spiega Bassanini – pertanto cominciamo dal territorio. Abbiamo stretto un accordo con Slow Food Piacenza ed ogni seconda domenica del mese organizzeremo un abbinamento con i prodotti tipici piacentini ed i nostri vini. Abbiamo iniziato la settimana scorsa con l'accoppiata 'Sheratan', il nostro Ortugo Brut spumante, e 'mariola', salume simbolo della piacentinita': una degustazione guidata, assai gradita dai tanti partecipanti, dove esperti hanno illustrato le caratteristiche dei due prodotti. Ogni evento inoltre vedra' anche l'allestimento nella nostra bottaia di una galleria d'arte organizzata da 'Nuovospazio Artecontemporanea'. Sempre domenica scorsa si e' svolta la quarta edizione del 'Trofeo Cantina di Vicobarone', gara di auto d'epoca lungo un percorso predisposto in un'area dedicata sul piazzale della cantina, praticamente oramai un classico'.

'Certo che non e' tutto qui, anzi, il nostro programma di sviluppo e' ben più articolato – continua Bassanini. Ma abbiamo un punto fermo; siamo convinti di dover puntare con molta più incisivita' sulle nostre specificita', e quindi continueremo a fare vini a strettissimo legame territoriale, ma dobbiamo pero' contemporaneamente innovare, e per questo abbiamo chiesto aiuto all'Universita' di Piacenza. Con il professor Mario Fregoni abbiamo messo a punto un progetto che e' stato presentato alla stampa ed alla base sociale. In sostanza, pur in un momento di grande incertezze nel comparto vitienologico nazionale e non solo, noi rilanciamo; rilanciamo soprattutto sulla Malvasia e sul Gutturnio, senza trascurare le altre produzioni ma concentrando, per ora, i nostri sforzi su questi due vini, che sono poi l'anima del territorio in cui siamo inseriti'.


Dalla vigna alle reti commerciali

Ma come si fa ad innovare se si dichiara di voler rimanere nel solco della tradizione? 'e' proprio migliorando cose che si sanno gia' fare che si possono realizzare concreti vantaggi competitivi – risponde deciso Bassanini – e noi agiremo su più fronti. Partiremo dall'aspetto varietale ma ci occuperemo anche di zonazione e, soprattutto, lavoreremo con la punta più avanzata dei nostri conferenti seguendo un patto di qualita'. Tutti i nostri soci, comunque, saranno assoggettati ad un nuovo regolamento della vendemmia e, nella valutazione qualitativa delle uve, introdurremo altri indici che legheremo anche alla valutazione economica dei conferimenti'.

Le varieta' su cui si intende lavorare sono Malvasia, Barbera e Croatina (localmente detta Bonarda) ma si puntera' soprattutto sulla Malvasia di Candia aromatica che ha nel piacentino il più consistente bacino produttivo nazionale (circa 1000 ettari di cui quasi 700 in Valtidone). 'Occorre esaltare il carattere aromatico di questa varieta' arrivando a produrre vini simili, per tipologia, ai Traminer – spiega il presidente. 'Qui a Vicobarone costituiremo anche un campo di collezione delle Malvasie (italiane e del mondo) – spiega Bassanini - con almeno 50 piante per ogni tipo (sono ben 17 le sole Malvasie italiche).
Questa collezione attirera' l'interesse degli appassionati e degli studiosi, e potra' essere anche utilizzata per fare degli incroci. Siamo anche contemporaneamente impegnati nel sempre più efficace presidio dei mercati tramite una ferrea politica di valorizzazione dei vini a stretto legame territoriale ma guardando alle nuove esigenze in termini di confezionamento e dei servizi. Incrementeremo pertanto nel tempo la quota di imbottigliato sul totale, mentre, da subito, si punta ad un miglioramento dell'immagine, fattore indispensabile all'espansione commerciale. Oltre a rifornire la ristorazione e la grande distribuzione abbiamo attualmente attivi due punti vendita aperti al pubblico, uno nella sede aziendale e l'altro a Piacenza, che ci danno crescenti soddisfazioni'.

Matteo Marenghi


Slow Food Piacenza e IV Trofeo Cantina di Vicobarone:
il doppio appuntamento di domenica 10 maggio
Domenica 10 maggio, dalle ore 9.00 alle 18.00 Cantina di Vicobarone in collaborazione con Slow Food Piacenza presenta SHERATAN e MARIOLA.
Vi aspettiamo alle ore 11.00 per la degustazione guidata.

L‘incontro è il primo di una serie di appuntamenti con Slow Food che si terranno la seconda domenica di ogni mese presso la sede della Cantina a Vicobarone.

Per tutta la giornata sarà offerto un ricco buffet di prodotti tipici.






DOMENICA 10 MAGGIO 2009 - PROGRAMMA MANIFESTAZIONE


Ore 9.30:
ritrovo Auto d'Epoca presso la Sede dell'Azienda Cantina di Vicobarone in via Creta, 60 a Vicobarone di Ziano P.no (PC).
Ore 11.00:
presentazione e degustazione guidata di SHERATAN Ortrugo Brut Spumante Colli Piacentini D.O.C. con i prodotti tipici del Territorio. La degustazione del vino rimarrà a disposizione per tutta la giornata.
Ore 14.30:
apertura iscrizione GRATUITA per il QUARTO TROFEO CANTINA DI VICOBARONE.
La gara consiste nell effettuare un percorso predisposto in un’area dedicata sul piazzale interno della Cantina di Vicobarone.
Sono ammessi tutti gli equipaggi composti da pilota e navigatore su macchina d’Epoca. E' inoltre prevista una gara per equipaggi tutti al femminile.
Ore 15.00:
inizio prove di pista per gli iscritti.
Ore 15.30:
inizio gara.
0re 17.30:
proclamazione vincitore QUARTO TROFEO CANTINA DI VICOBARONE e Premiazione del Primo, Secondo e Terzo posto e Vincitrice Trofeo Gara al femminile. Ad ogni equipaggio partecipante sara' consegnata una confezione di vini in omaggio.








 
Vino di qualità per sette italiani su dieci
Sette italiani su dieci preferiscono il vino di qualità e acquistano con un crescendo costante (più 7 per cento nel 2008 rispetto al 2007) etichette a denominazione (Doc, Dogc e Igt) e sempre meno lo "sfuso", i cui consumi, nello scorso anno, sono scesi di oltre il 4,5 per cento.

E' quanto ribadisce la Cia-Confederazione in occasione della divulgazione dei dati Istat sul consumo di alcol in Italia e da quanto emerso nel convegno organizzato in occasione della Giornata per la prevenzione dell'alcol da Istituto superiore di sanità (Iss), ministero del Welfare e Organizzazione della sanità (Oms). §

La Cia sottolinea che bisogna evitare campagne di demonizzazione nei confronti del vino e avviare, invece, una corretta informazione nei confronti soprattutto dei più giovani incentivando una conoscenza del valore del vino come bevanda e lavorare per un consumo moderato, consapevole e di qualità. D'altra parte, come dimostrato da importanti studi scientifici, un bicchiere di buon vino durante i pasti non fa male, anzi ha effetti salutistici sull'organismo umano. Dietro una bottiglia di vino di qualità c'è poi storia, tradizioni, cultura e legame con il territorio.

Fonte: www.agricolturaitalianaonline.gov.it
La Cantina di Vicobarone al Vinitaly 2009

Saremo presenti anche quest'anno alla piu' importante manifestazione sul vino e sul mondo dell'enologia.
Ci troverete al Vinitaly di Verona, presso VeronaFiere, dal 2 al 6 aprile, padiglione 1, corridoio AB, stand A17-B24



Campagna damigiane 2009: il migliore vino sfuso, tappo compreso



Inizia la vendita di vino sfuso per chi preferisce imbottigliare a casa propria.
Quest'anno la novita' e' che in regalo ci sono anche tanti tappi di sughero, naturalmente firmati Cantina di Vicobarone




Gli italiani e il vino: il vino rimane soprattutto un piacere da vivere con gli amici o con il partner e da scegliere rigorosamente in base ai prorpi gusti, anche se la discriminante prezzo e' sempre piu' presente nei criteri di scelta.

Continua l’idillio tra italiani e il nettare di Bacco: oltre sette su dieci (76,3%), infatti, dicono di apprezzare il vino, che per il 42,7% è e rimane un’abitudine quotidiana. Al fianco degli abitudinari, soprattutto tra gli under 30, prevalgono quelli che a un buon bicchiere di vino, non ci rinuncia almeno 2 o 3 volte alla settimana (17,3%). Non mancano naturalmente i veri intenditori, presenti in ogni fascia di età, ma per il 61,8% la conoscenza si limita a 5 etichette. Per tutti però la scelta di cosa bere si basa esclusivamente sul gusto personale (68,8%). Ad essere veramente conosciuti sono i vini del proprio territorio (36,3%), non a caso il primo “luogo di acquisto” sono proprio le cantine vicine a casa (40,2%), seguite naturalmente dalla grande distribuzione. In generale il prezzo influisce sulla scelta del 24% degli intervistati e per il normale consumo domestico il 53,1% non vorrebbe spendere più di 4 euro a bottiglia. Ma cosa rappresenta il vino per gli Italiani? Per il 56,7% è soprattutto un piacere e un modo perfetto per stare bene insieme agli altri (47,2%). Non solo, è indissolubilmente legato alle occasioni speciali tanto che per il 76,9% non può mai mancare. Emerge da uno studio promosso dal Centro Studi Veronafiere-Vinitaly e condotto dalla BocconiTrovato&Partners su 1.000 italiani (uomini e donne) dai 18 anni in su, intervistati sul loro “rapporto” con il vino, sulla loro conoscenza, sulle motivazioni e sulle abitudini di acquisto e di consumo.
Per tutti il vino è sinonimo di socialità e per la quasi totalità si associa al cibo. Il 76,3% degli intervistati ama il vino e per quanto riguarda le abitudini di consumo emergono tre macro atteggiamenti: gli abitudinari, per i quali il vino è un elemento imprescindibile dal quotidiano (il 42,7% dei consumatori di vino), quelli per i quali il vino si ricollega al divertimento, alla socialità e alle uscite con gli amici, che lo bevono 2 o 3 volte alla settimana (17,3%), per arrivare a quelli che lo bevono una volta alla settimana (14,3%) o due o tre volte al mese (8,7%). In questa tipologia di consumo prevalgono sicuramente gli under 30. Ci sono poi i “bevitori da anniversario”, ovvero coloro che limitano il consumo di vino ad occasioni particolari, feste comandate, ecc., gruppo in cui rientrano coloro che lo bevono una volta al mese (4,2%), o addirittura tre o quattro volte all’anno (12,8%).
Chi è che sceglie la tipologia di vino? Il vino si sceglie in “prima persona” (51,1%) e la scelta del tipo è ancora “prettamente maschile” (67,8% contro il 30,2% di donne) o la si delega agli amici (10,7%, cosa che accade soprattutto gli under 30, con il 25%).
Ma quello che conta, nella percezione degli intervistati, è che il vino è sicuramente qualcosa che viene legato alla socialità: solo il 10,7%, infatti beve anche “da solo” (13,6% uomini, 7,1% donne), mentre quasi 1 intervistato su 2 ha risposto “con gli amici” (48,8%). Per la maggior parte degli intervistati, poi, il momento canonico in cui gustare un buon bicchiere d vino rimane soprattutto il pasto, che si tratti di quello “quotidiano” e casalingo (52,6%) o che ci si trovi a cena con gli amici.
I “veri esperti” (ovvero i Wine Lovers) sono pochi, per molti la conoscenza del vino è limitata a quelli del proprio territorio. Tra i criteri di scelta a dominare è il gusto personale, ma per 1 su 4 il prezzo sempre più importante.
Ben un italiano su tre dice di non avere conoscenze in fatto di vini (33%, e soprattutto le donne con il 43,5%) e chi dice di conoscere i vini del proprio territorio, ma di conoscere poco o molto poco i vini provenienti da altre zone d’Italia (36,6%, cosa che accade soprattutto nel Nord Est, con il 41,6%). Situazione che si rispecchia nelle scelte di acquisto: il 56,6% sceglie un vino italiano, ma il 41,5% specifica che nella sua scelta prevalgono quelli del proprio territorio.
Di fatto i Wine Lovers, ovvero i super appassionati, sono una piccola percentuale di chi beve vino: il 6,4% di uomini e il 2,7% di donne dice di essere un gran intenditore, sia per quanto concerne i vini italiani che quelli stranieri, non a caso è il 7,8% di uomini e solo l’1,6% di donne dichiara di conoscere la provenienza, gli abbinamenti, le caratteristiche, ecc. di più di 20 vini. Quasi 9 intervistati su 10 conoscono al massimo 10 etichette: il 61,8%, infatti dice di conoscerne tra 1 e 5, a cui si aggiunge il 26,2% che ne conosce bene tra 6 e 10.
E in tema di “prezzo”, quanto vorrebbero spendere per una bottiglia destinata al consumo “domestico”? Se i super appassionati, fino allo scorso anno, per una bottiglia da grandi occasioni erano disposti a spendere centinaia di Euro, quando si parla della media dei consumatori e di una bottiglia da bersi tutti i giorni, le cose cambiano radicalmente. Il 53,1%, infatti indica tra i 2 e i 4 Euro (addirittura il 20,7% starebbe volentieri sotto i 2 Euro). Il 17,3% prevede tra i 4,5 e i 6 Euro, ma solo il 2,6% sarebbe disponibile a spendere tra gli 8,5 e i 10 Euro, per non parlare del fatto che è l’1,4% che andrebbe sopra i 15 euro.
E proprio per risparmiare (oltre alla propensione per acquistare soprattutto vini del proprio territorio), il 40,2% sceglie di acquistare il vino in “cantina” (e in questo caso prevalgono leggermente le donne e chi abita nel Nord Est, con il 46,7%, dove per altro le aziende produttrici sono più velocemente raggiungibili rispetto a ciò che accade in altre zone) o in GDO (39,1%). Terzo posto per le enoteche, con il 15,2%, seguite da drogherie (3,3%) e televendite e telepromozioni (1,3%).



Fonte: winenews
Abitudinari, socializzanti, territoriali, wine lovers, indifferenti: gli amanti del buon bere si dividono in tribu'. Ecco la fotografia dello studio promosso da Vinitaly 2009 condotto da Bocconi Trovato & Partners
Gli amanti di Bacco si dividono in tribù: dagli “abitudinari” ai “socializzanti”, dai “territoriali” ai “rituali”, dai “wine lovers” agli “indifferenti”, queste le categorie che raggruppano gli amanti del buon bere. È quanto emerge da uno studio promosso da Vinitaly 2009 e condotto da Bocconi Trovato&Partners su un campione rappresentativo della popolazione di 1000 tra uomini e donne, dai 18 anni in su, per individuare esigenze, abitudini di consumo e conoscenza del vino da parte degli italiani.

Ecco i profili:
Gli abitudinari: bevono vino tutti i giorni, preferiscono farlo compagnia, anche se è tra loro che è più alta la percentuale di chi un buon bicchiere di vino se lo gusta anche da solo. Rappresentano da soli il 46% di chi beve vino, e in questa tribù la prevalenza è maschile (64%, contro il 36% di donne). In 45-65enni (48,1%) e over 65 (25,1%), sono cresciute ai tempi in cui la famiglia si riuniva a tavola e il vino rappresentava un elemento imprescindibile, alla stregua del pane. Gli appartenenti a questa tribù “abitano” soprattutto nelle regioni del Sud e Isole (35,7 %) e a scegliere “cosa bere” è soprattutto “lui” (il 72,4%). Per quanto riguarda i criteri di scelta, se è importante il tipo di cibo a cui lo si abbina, a prevalere, ben al di sopra della media nazionale, sono i gusti personali (72,6% degli appartenenti a questa tribù, contro la media nazionale del 68,8%) oltre all prezzo, che, visto il consumo quotidiano, assume una maggior rilevanza rispetto alla media (26,3 %, contro il 24%). Ed è anche per questo che preferiscono acquistarlo in maggiori quantità, magari rivolgendosi direttamente alla cantina produttrice (51 %, rispetto a una media del 40,2%), e frequentemente (il 50,4% acquista almeno ogni 2 settimane).
I socializzanti: il vino non è sulle loro tavole ogni giorno, e il suo consumo è legato ai momenti di libertà, in cui prendersi il proprio tempo, fare le cose che si preferiscono e soprattutto stare con gli amici, non importa se in casa o fuori casa. Il vino insomma è un piacere che va condiviso e che serve a sottolineare i momenti più belli della settimana (a questa tribù appartengono coloro che bevono vino 2 o 3 volte la settimana, ma anche coloro che lo fa una volta alla settimana). Numerosissimi gli under 30, cresciuti senza il vino sulle tavole, quando il vino è diventato “tendenza” e ha trovato grandi spazi sui media generalisti. Tra le caratteristiche peculiari di questa tribù (a cui appartengono in modo quasi paritario uomini e donne) c’è sicuramente una maggior propensione a “delegare” ad altri la scelta del vino, che il 22% fa scegliere agli amici (contro il 10,7% della media nazionale). A differenziare questa tribù anche l’occasione di bere vino: a predominare è il consumo fuori casa: l’80% lo fa quando è fuori con gli amici (contro il 48,8% della media nazionale), oltre al fatto che il vino sembra quasi “inconcepibile” se non bevuto in compagnia, tanto che il 4,0%, contro il 10,7% a livello nazionale, ha detto di gustarselo anche da solo, mentre il 68%, contro il 48,8% della media nazionale ha risposto “con gli amici”. Spesso è la situazione in cui lo si berrà a guidare la scelta del vino, (come sottolinea il 26% , contro il 17,4% che a livello nazionale ha dato questa risposta), e questo fa sì che per loro assuma un rilievo maggiore rispetto ad altre tribù, l’enoteca (28%, contro il 15,2% della media nazionale).
I “territoriali”: sono legati al vino viene prodotto nelle loro zone, e non a caso il 54,5% di loro dice di conoscere molto bene i vini del territorio di appartenenza e poco gli altri, compresi quelli italiani che però vengono prodotti in altre zone (in media il 36,6% ha dato questa risposta). Naturalmente è una tribù particolarmente presente nelle zone di maggior produzione: molto presenti nel Nord Ovest (28,8%) e nel Sud e Isole (42,4%). Si tratta di una tribù molto trasversale per quanto concerne l’età, ma anche le professioni esercitate, anche se i riscontra una percentuale maggiore rispetto tra pensionati e casalinghe (62,1%). Un legame con il territorio che si esprime fortemente nella scelta del “luogo” dove fanno i loro acquisti di vino: in questa tribù si registra infatti una netta prevalenza dell’acquisto diretto in cantina (50,0%, contro un 40,2% a livello nazionale). Un acquisto che spesso è strettamente legato alla conoscenza diretta del produttore (l’8%, contro il 3% del campione lo indica come ragione principale dell’acquisto) e che prende spunto dal consiglio diretto di amici (39,3%) o di parenti (39,3%). Come la maggior parte delle tribù, gli appartenenti ai “territoriali” preferiscono dividere una buona bottiglia con gli amici, ma non tanto nel fuori casa, come avviene per i socievoli, ma quando li invitano a casa (34,1%, contro il 26,6% a livello nazionale), sono infatti “orgogliosi” dei prodotti della loro terra e ci tengono a “presentarli” ad ospiti e amici.
I “rituali”: limitano il consumo di vino alle occasioni veramente speciali, dove però diventa un elemento imprescindibile e a cui non è proprio possibile rinunciare. Di questa tribù fanno parte soprattutto le donne. Cresciuti “lontano” dalla cultura del vino (dove il pranzo come momento aggregante di tutta la famiglia si stava andando perdendo), nel mondo della Milano da Bere, dove il nettare di bacco era in forte declino, a discapito di aperitivi e cocktails, che veniva associato solo ad alcune occasioni particolari, dove assumeva il ruolo di “rito”. Oggi lo bevono una volta alla settimana oppure tre o quattro volte all’anno (50,4%, contro una media del 12,8%), limitandosi a volte a ricorrenze come compleanni, anniversari e feste comandate (associa il vino a questi momenti il 64% degli appartenenti a questa tribù, rispetto al 18,5% della media). Per lo più, nella scelta del vino si affidano al proprio partner (35,3%, contro la media del 30,3%), ed è con lui o con gli amici che lo bevono. Scelgono il vino in base alla situazione in cui lo berranno (come prima ragione di scelta è del 12,1% contro il 5% del campione). E per loro l’occasione per stappare una buona bottiglia deve esser veramente speciale (come ha risposto il 64% delle appartenenti a questa tribù, contro la media del 18,5% che ha dato la medesima risposta).
I “wine lovers”: sono i super appassionati, lo “zoccolo duro”, per i quali il vino non è solo un piacere, ma una vera e propria passione (18,6 % contro la media dell’11,7%). In questa tribù di grandi appassionati e super intenditori (sono quel 16,3% che conosce caratteristiche, origine e abbinamenti di oltre 20 etichette e quel 20,9 % che dice di conoscere bene sia i vini italiani che quelli stranieri) predominano ancora gli uomini, ma inizia a farsi sentire anche la presenza femminile. Sul totale di chi beve vino sono circa il 4%, e per una bottiglia da consumare durante un normale pasto sarebbero disponibili a spendere anche tra gli 8,5 e i 15 Euro (9,3%), arrivando a 500 per occasioni speciali. Il 93% sceglie il vino personalmente o lascia scegliere al partner. Appartengono in genere alle fasce più alte della popolazione, con maggiore disponibilità di spesa ma sono abbastanza trasversali tra le differenti fasce di età. Sicuramente sono sopra la media per quanto riguarda le enoteche (18,6%, rispetto al 15,5% con gli under 30 che arrivano al 25%), ma appassionati viaggiatori del vino, frequentano anche cantine e bottiglierie. Curiosi (sono quel 5% che segue corsi e degustazioni e che partecipa a tour del vino), informati (seguono riviste e Tv specializzate più delle altre tribù) ed aperti alla sperimentazione (8,7%), anche se molto attenti alla “firma” del vino, che rimane uno dei criteri fondamentali nella scelta insieme al momento in cui lo consumerà (58,2 %), molto più del prezzo, anche in tempi di crisi.
Gli “indifferenti”: ovvero coloro che non hanno molte “pretese”. Il 92% non ha alcuna conoscenza del vino, coloro che hanno una conoscenza, affermano di conoscere da 1 a 5 tipi di vini (83,3%). Il 67% è al di sopra dei 46 anni, sono per il 58% donne. Per quanto riguarda la frequenza con cui bevono il vino e con cui lo acquistano si distribuiscono uniformemente e non presentano peculiarità. Il 28,9% dà come motivo principale per la scelta del vino il prezzo (contro il 24% del campione). Acquistano soprattutto nella grande distribuzione (51,3% contro il 39,1% della media nazionale) e il 12,5% ha informazioni grazie alla pubblicità (5% media nazionale), forse anche per questo motivo la “firma” di un produttore è o un fattore importante per la scelta (27,6%). Per chi invece non segue la pubblicità, il “marchio” non rappresenta un fattore determinante (23,7%).


Fonte: winenews



“INCONTRO SULLA NUTRIZIONE DELLA VITE”

Carlo Bassanini: il nostro impegno e' verso la qualita', quindi vogliamo mantenere alto il dibattito sulla viticoltura fra i nostri associati

Mario Fregoni: in Val Tidone puntare soprattutto all'aumento del tenore di sostanza organica dei suoli e alla concimazione fogliare

Alberto Vercesi: i trattamenti fogliari con fosfiti di potassio e magnesio sono efficaci anche contro la peronospora

Pierfranco Baraglia: ci sono preparati utili alla vite nella lotta agli stress da caldo, siccita', grandine ed altro

Vicobarone (PC), 28 marzo 2009.
"Dobbiamo mantenere alto il livello del dibattito sulla vitivinicoltura, attivita' che ha un impatto determinante sul nostro territorio, dal punto di vista paesaggistico, economico e sociale. La cantina di Vicobarone – ha dichiarato il presidente Carlo Bassanini in apertura del convegno sulla nutrizione della vite – ha puntato decisamente alla qualita' quindi il tema tecnico che ci apprestiamo a dibattere con qualificati relatori e' più che mai pertinente con la nostra politica".

Mario Fregoni, direttore dell'Istituto di Viticoltura dell'Universita' Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, dando inizio ai lavori ha spiegato cosa si intende per carta nutritiva, ossia un metodo per determinare i fabbisogni in elementi nutrizionali delle colture, e quindi anche della vite. "Questi studi sono fondamentali – ha sottolineato Fregoni – per contrastare un empirismo dilagante nelle pratiche di concimazione della vigna. Abbiamo eseguito in Italia l'indagine di 100 zone (i risultati sono sono stati raccolti in un libro di prossima pubblicazione), fra cui, appunto, la Val Tidone. Lo studio si basa su metodi qualitativi (analisi del terreno; diagnostica fogliare) e metodi qualitativi (consumi di elementi nutrizionali; perdite ed immobilizzazioni). L'analisi del terreno e' utilissima ma non sufficiente a delineare il quadro della situazione, perché a volte gli elementi nutritivi nel terreno ci sono ma per vari motivi non vengono assorbiti dalla pianta. Per questo occorre analizzare il contenuto delle foglie e determinarne lo stato nutritivo, ovvero la relazione fra quantita' e qualita' degli elementi; se la situazione e' ottimale con la concimazione si dovranno restituire al terreno solo la quota di sostanze annualmente consumate (per produrre) e le perdite".

Dallo studio e' emerso che spesso i terreni della Val Tidone sono argillosi e fertili, altrettanto frequentemente il calcare totale e quello attivo sono elevati (rischio di clorosi ferrica). Spesso si tratta di terre ricche in azoto, fosforo e potassio ma con basso tenore in sostanza organica. I pH sono mediamente alti (media 8,24). L'analisi delle foglie ha rivelato una situazione nutrizionale delle piante mediamente buona. Relativamente alle esigenze specifiche occorre tenere presente che variano in funzione dei livelli produttivi e delle varieta' esaminate. Generalmente, non vi sono in Val Tidone particolari emergenze (tranne zone con eccessi di calcare o eccessi di potassio che possono causare clorosi e disseccamento del rachide); occorrerebbe però innalzare il tenore in sostanza organica dei suoli tramite impiego di concimi organici (letame) e/o adeguate pratiche agronomiche (interramento dei residui di potatura, sovescio, inerbimento); non necessaria la concimazione chimica del terreno che potrebbe essere egregiamente sostituita da qualche intervento di concimazione fogliare, soprattutto per i microelementi.

Pierfranco Baraglia di Green Has Italia ha trattato degli stress biotici (patogeni) ed abiotici (termici, idrici, intensita' luminosa, ozono, grandine, metalli pesanti, …) della vite a cui spesso la pianta risponde accorciando il ciclo vegetativo (come visto negli ultimi anni). Le piante producono poi sostanze per combattere le avversita' (antiossidanti naturali, alcuni amminoacidi, ormoni, …) ma ve ne sono anche alcune che si possono somministrare, per contenere lo sviluppo vegetativo (utile in caso di carenze idriche), stimolare la radicazione, indurire le pareti vegetali e ridurre in genere le perdite di acqua. Molto utili sono alcuni antiossidanti nel caso di stress meccanici in seguito ad eventi grandinigeni. Vi sono in commercio diversi e specifici preparati per le differenti esigenze.

Alberto Vercesi dell'Istituto di Viticoltura della Cattolica di Piacenza ha trattato di esperienze recenti effettuate impiegando fosfiti di potassio e magnesio su vite. In prove condotte nel 2007 e 2008 si e' verificato come queste sostanze, nate come concimi fogliari, abbiano evidenziato un efficace effetto antiperonosporico, paragonabile a quello degli usuali fitofarmaci. Inoltre, le foglie trattate con fosfiti all'analisi hanno rilevato maggiori contenuti di clorofilla e quindi più elevata attivita' fotosintetica di quelle non trattate. Verificata anche l'efficacia, a livello nutrizionale, di trattamenti con ferro chelato o sue miscele con prodotti a base di alghe. "Se al trattamento antiperonosporico tradizionale – ha concluso Vercesi – si addiziona il fosfito si può avere la stessa efficacia a dosi più ridotte di fitofarmaco ed a costi più bassi, oltre all'indubbio vantaggio ambientale. Il fosfito agisce sia aumentando le resistenze naturali della pianta sia ostacolando lo sviluppo del fungo."

Nata nel 1960 a Vicobarone di Ziano Piacentino nel cuore della Val Tidone, la Cantina di Vicobarone conta circa 330 soci viticoltori che conferiscono uve provenienti dalle zone DOC dei Colli Piacentini e dell'Oltrepò Pavese. La Cantina e' impegnata nel sempre più efficace presidio dei mercati tramite una ferrea politica di valorizzazione dei vini a stretto legame territoriale sia in termini di vitigni che di tipologie e dispone oggi di due punti vendita, uno nella sede aziendale e l'altro a Piacenza.


Ufficio Stampa: Matteo Marenghi




“Concimazione fogliare, fertirrigazione ed interventi nutrizionali antistress per l’eccellenza qualitativa della vite da vino”




La Cantina di Vicobarone è lieta di invitarLa all’incontro di aggiornamento tecnico che si svolgerà sabato 28 marzo 2009 alle ore 17:00
presso il salone parrocchiale di Vicobarone (nei pressi della piazza)
ed è rivolto a tutti i viticoltori, agronomi e tecnici.

Interverranno all’incontro
il Prof. Mario Fregoni ed il Prof. Alberto Vercesi (Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza)
ed il Dott. Pierfranco Baraglia (Ufficio Tecnico GREEN HAS ITALIA S.p.A.)

Al termine dell’incontro seguirà un aperitivo presso il punto vendita della Cantina
in Via Creta, 60 - Vicobarone di Ziano Piacentino - Piacenza




Campagna damigiane 2009: il migliore vino sfuso, tappo compreso



Inizia la vendita di vino sfuso per chi preferisce imbottigliare a casa propria.
Quest'anno la novita' e' che in regalo ci sono anche tanti tappi di sughero, naturalmente firmati Cantina di Vicobarone




CANTINA DI VICOBARONE: barra ferma sulla tradizione, pero' innovando.
Carlo Bassanini ha presentato un programma articolato di sviluppo
"e' un impegno a lunga scadenza – ha detto il presidente – ma credo vedremo gia' a breve i primi risultati"


Si rilancia il ruolo strategico della Malvasia
Nascera' a Vicobarone una collezione di tutte le Malvasie del Mondo; programmi di incrocio e selezione; si punta a vini aromatici modello "Traminer"


Presentato un patto qualita' con i viticoltori
Chi aderira', seguendo un protocollo messo a punto dall’Universita' di Piacenza, avra' riconosciuto un prezzo maggiore per le uve
Sui rossi si lavorera' su Barbera e Croatina, ma anche sull’Ervi


Fregoni: "no all’ingresso dei vitigni internazionali nell’uvaggio del Gutturnio, meglio puntare sull’Ervi, incrocio tra Barbera e Croatina". Pronte 13.000 barbatelle per i soci della cantinaVicobarone, 15 febbraio 2009. Oltre un centinaio di persone fra soci e tecnici della zona hanno seguito la presentazione delle linee di sviluppo della Cantina.

Di seguito i punti salienti
"e' la prima uscita pubblica del nuovo consiglio – ha esordito il presidente della Cantina di Vicobarone Carlo Bassanini. Viviamo un momento non facile per la viticoltura, per cui dobbiamo agire. Occorre ripartire dalle basi, ovvero da quello che sappiamo fare; l’uva ed il vino. I consumi nazionali sono in continua diminuzione, ma a fronte della cessione del mercato dello sfuso, aumenta quello del prodotto imbottigliato. Dal 2000 al 2007 la cantina ha aumentato le produzioni (siamo passati a 67.000 quintali di uve lavorati a circa 80.000) e gestiamo ora qualcosa come 700 ettari di vigna, oltre il 10% dell’intera superficie vitata provinciale. La missione della cantina di Vicobarone si sviluppa su due fronti: massimizzare il valore del lavoro del socio attraverso il miglior rapporto qualita'/prezzo nei vini tradizionali del territorio; essere leader nel dibattito sulla viticoltura piacentina in Italia e all’estero. Gli obiettivi strategici della cantina sono diversi: migliorare la qualita' dei prodotti; aumentare la vendita di prodotto confezionato (ad oggi l’incidenza sul totale e' troppo bassa); migliorare l’immagine della cantina. Questi processi richiedono tempo – ha concluso Bassanini - pero' contiamo di riuscire a vedere i primi risultati gia' a breve, da consolidare lungo un triennio".
Mario Fregoni, direttore dell’Istituto di Viticoltura dell’Universita' Cattolica del Sacro Cuore ha presentato il progetto messo a punto per la Cantina. "Gli obiettivi presentati dal presidente, se si lavora all’unisono – ha premesso il professore - si possono raggiungere. Piacenza ha fatto progressi in campo vitienologico, ma altre zone ne hanno fatti di maggiori, pertanto bisogna recuperare. L’aspetto prioritario da affrontare e' perseguire la qualita' delle uve in campo, poi occorre mantenere tale qualita' durante la vinificazione. Dobbiamo puntare a vini di territorio, con elevata personalita' e in queste zone ci sono tutti gli ingredienti per riuscire a caratterizzare il prodotto".
Il programma predisposto dal professore verte su cinque punti:
- le varieta' impiegate;
- la zonazione;
- il patto di qualita';
- il regolamento della vendemmia;
- gli indici fenolici.
Le varieta' su cui si intende lavorare saranno Malvasia, Barbera e Croatina (Bonarda) ma si puntera' soprattutto sulla Malvasia di Candia aromatica che ha nel piacentino il più consistente bacino produttivo nazionale (circa 1000 ettari di cui i 2/3 in Valtidone). "Occorre esaltare il carattere aromatico di questa varieta' arrivando a produrre vini simili, per tipologia, ai Traminer. Qui a Vicobarone – ha detto Fregoni - vorremmo anche costituire un campo di collezione delle Malvasie (italiane e del mondo) con almeno 50 piante per ogni tipo (sono ben 17 le sole Malvasie italiche). Questa collezione attirera' l’interesse degli appassionati e degli studiosi, e con queste piante potremmo anche fare degli incroci. Vorremmo anche portare avanti un programma di selezione massale sui più vecchi vigneti di Malvasia della zona, per propagare gli individui migliori. Per i rossi punteremo su Barbera e Croatina ma introdurremo anche l’Ervi, un incrocio fra le due varieta' ottenuto presso un vigneto di Montalbo di Ziano nel 1970 e che ha dimostrato di poter migliorare il Gutturnio apportando più colore, un buon grado zuccherino e diminuendone l’acidita'". Sono gia' disponibili per i viticoltori 13.000 barbatelle di Ervi presso la Facolta'.
Riguardo la zonazione saranno ripresi ed approfonditi gli studi gia' disponibili. "Sovrapporremo poi – ha detto Fregoni - alle carte dei diversi ambienti pedoclimatici della Valle i singoli appezzamenti dei viticoltori, e valuteremo la qualita' delle produzioni". L’obiettivo e' quello di arrivare a delimitare delle sottozone che potranno essere riportate in etichetta ad esempio nel Gutturnio Doc.
Il "patto di qualita'" e' un accordo scritto fra cantina e socio che impegna il viticoltore ad eseguire determinate pratiche in vigna a favore della qualita'. Le uve cosi' ottenute godranno di un prezzo maggiore all’atto del conferimento. Il protocollo agronomico messo a punto riguarda tipo di forma di allevamento, potatura, gestione della chioma, trattamenti antiparassitari, concimazioni, diradamento dei grappoli e raccolta.
Regolamento della vendemmia. "In seguito a studi condotti in vigneti campione – ha detto il professore - si disporra' dei dati scientifici per stabilire il giorno esatto della vendemmia ed organizzare anche i turni di conferimento delle uve. L’obiettivo e' raccogliere solo nel momento ottimale della maturazione tecnologica".
Infine gli indici fenolici: "oggi in cantina – ha detto Fregoni - le uve vengono valutate solo in base al grado zuccherino, invece occorre prendere in considerazione anche altri parametri, quali il tipo e la quantita' delle sostanze coloranti e dei tannini. Tali rilevazioni saranno effettuate sia in campo sia in laboratorio tramite apposite attrezzature".





Consumo di vino Doc in Italia nel 2008, +7%
La crisi economica nel 2008 non ha toccato minimamente il consumo di vino Doc in Italia. Secondo un’analisi della Coldiretti, il consumo di vino Doc è aumentato del 7% in termini di valore.

Il risultato è anche la conseguenza dell’aumento della qualità del vino italiano: il 60% dell’uva raccolta in Italia va a finire in vini Docg, Doc e Igt.
Il 2008 è andato bene anche per le nostre esportazioni che per la prima volta hanno raggiunto i 3,5 miliardi di euro in termini di valore: +5% rispetto all’anno precedente. L’aumento della domanda si è registrato nei nostri mercati principali come Stati Uniti e Germania, ma anche e soprattutto nei mercati emergenti.
I nostri 477 vini a denominazione di origine controllata (Doc), controllata e garantita (Docg) e a indicazione geografica tipica (316 vini Doc, 41 Docg e 120 Igt) non piacciono di più solo agli italiani, quindi. Negli Stati Uniti, ad esempio, un terzo del totale delle bottiglie di vino consumate viene dall’Italia: vini rossi Doc /Docg della Toscana come il Chianti e il Brunello di Montalcino, ma anche i rossi piemontesi Barolo, Barbaresco, Barbera e Grignolino, … In Germania, invece, finiscono più bottiglie di bianchi Doc/Docg del Veneto, come il Prosecco.
“Un vero boom si è verificato verso l’Inghilterra dove le esportazioni di vino Made in Italy oltre Manica hanno superato nel 2008 per la prima volta il valore di mezzo miliardo di euro. Una evoluzione in netta controtendenza rispetto ai consumi di birra nei pub dove, anche per effetto della crisi si sono bevute 1,8 milioni di pinte in meno al giorno, nel terzo trimestre rispetto a quello analogo dell’anno precedente”
Insomma, dai dati presentati dalla Coldiretti abbiamo bevuto più vini a denominazione. Voi vi ci ritrovate? Di fronte allo scaffale scegliete un Doc o no?


Fonte: winenews



Sempre piu' eno-appassionati in giro per l'Italia per mini-vacanze Wine & Food.
Le ultime tendenze del turismo enogastronomico? Sempre piu' eno-appassionati in giro per l'Italia, che impiegano il prorpio tempo libero per viaggiare il piu' possibile, abbandonando mare e citta' d'arte per mini-vacanze Wine & Food.

Dai 4 ai 6,5 milioni, crescono gli eno-appassionati in giro per l’Italia, che scelgono di impiegare il proprio tempo libero per viaggiare il più possibile, abbandonando le motivazioni di viaggio più classiche, come il mare e le città d’arte, per lasciarsi ispirare dagli interessi personali del momento e organizzare mini-vacanze all’insegna del wine&food.
Un sentimento vissuto in maniera positiva dagli operatori del settore e dai territori a più alta vocazione vitivinicola d’Italia, dove il turismo enogastronomico fa segnare stabilità nei 2,5 miliardi di volume di affari a fronte di una frenata dei prezzi, e dove il miglioramento degli itinerari eno-turistici è l’obbiettivo su cui puntare per il futuro. Dai Colli di Rimini all’Etna, dal terroir del Nobile di Montepulciano al Soave e al Chianti Rufina e Pomino, sono questi i territori a portata di click, in linea con la crescita dell’importanza di Internet e del passaparola per il tour fai-da-te “su misura”. Ecco le ultime tendenze del turismo enogastronomico in Italia, secondo quanto emerge dal Rapporto annuale n. 7 “Osservatorio sul turismo del vino” delle Città del Vino, realizzato dal Censis Servizi Spa e presentato a Bit 2009, la Borsa Internazionale del Turismo a Milano (info: www.cittadelvino.it).

Il Belpaese è ancora la meta ideale per i viaggi all’insegna del wine&food, e, in nessun Paese come l’Italia il turismo enogastronomico ha assunto una fisionomia così diffusa e consistente, con 140 Strade del Vino e dei Sapori e 1.300 comuni attraversati da questa rete capillare, che comprende quasi 400 denominazioni territoriali di vini, oltre 4.000 ristoranti, quasi 33.000 prodotti vitivinicoli e più di 3.300 cantine. Il numero crescente degli eno-appassionati, perfettamente in linea con la tendenza internazionale del momento, si affida sempre più alla cultura del “what to do today”: viaggiare è irrinunciabile, e, per questo, meglio spendere tempo libero e risparmi in vacanze brevi, da 1 a 2 notti, ma ben organizzate, privilegiando i propri interessi particolari - dall’enogastronomia di tendenza a quella di uno specifico territorio, dal wellness allo shopping, al collezionismo e così via - per esplorare sempre nuove destinazioni e aumentando le motivazioni di viaggio per appagare il proprio bisogno di scoprire e conoscere.
I nuovi strumenti d’elezione per costruire tour enogastronomici su misura sono diventati essenzialmente due: da una parte il web, il modo più semplice, economico e veloce per reperire informazioni (quasi il 50% degli italiani naviga in Internet e sono oltre 10 milioni coloro che praticano il turismo online, il settore con il maggior tasso di crescita dell’e-commerce), dall’altra il classico passaparola, considerato dagli addetti ai lavori il primo fattore di promozione e comunicazione. Dall’analisi condotta dal Rapporto Città del Vino/Censis su 69 Strade del Vino e dei Sapori presenti sul web con propri siti, che mette in evidenza un articolato quadro d’offerta, ecco la “top five” dei migliori web-site per forma e contenuti: al primo posto la Strada del Sagrantino e, a seguire, la Strada del Franciacorta, la Strada del Barolo e dei Grandi Vini di Langa, la Strada dell’Olio e del Vino del Montalbano e infine la Strada del vino dell’Etna. Protagonista di un’indagine sull’efficienza dei web-site delle Strade del Vino e dei Sapori italiane all’interno del Rapporto Città del Vino/Censis, è un curioso mistery client, “eno-turista virtuale” alle prime armi, alla ricerca di mini-pacchetti turistici via e-mail: dalla Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli di Rimini alla Strada del Vino dell’Etna, dalla Strada del Vino Nobile di Montepulciano a quella del Soave e alla Strada dei Vini Chianti Rufina e Pomino, sono questi i territori che, grazie alla velocità e completezza delle informazioni fornite, hanno fatto registrare la loro migliore performance sul web.

Significative attese, incremento dei flussi, impatti positivi sui bilanci dei produttori, il turismo del vino sembra vivere una stagione positiva, forse più per la forza della domanda che per una deliberata strategia dell’offerta, il cui potenziale reale risulta ancora inespresso nel nostro Paese. “Dal Rapporto n. 7 - sottolinea il Presidente delle Città del Vino Valentino Valentini - emerge un’indicazione molto chiara, ovvero il bisogno di fare più sistema e sviluppare strategie politiche e finanziarie per rafforzare i territori che rappresentano un asset importante e decisivo per la competizione internazionale”. Secondo l’Osservatorio delle Città del Vino - l’associazione di cui fanno parte oltre 570 comuni e 38 tra province, comunità montane, strade del vino e parchi, corrispondenti al 6,7% dei comuni, al 70% del vigneto Italia, all’89% dei vini Doc, Docg e Igt, al 15% dell’offerta turistico-ricettiva e al 22% degli agriturismi del nostro Paese - l’attrazione enogastronomica fa registrare una forte crescita dei flussi turistici (dal 18% al 20%) e il miglioramento qualitativo e quantitativo degli itinerari del Belpaese rappresenta l’obbiettivo principale sul quale puntare in futuro, come testimonia il parere comune dei proprietari di aziende, ristoratori e dei sindaci delle Città del Vino (su una scala di 10, 7,2 è il peso specifico dell’eno-turismo nel sistema turistico locale, 8,4 nei prossimi 5 anni). Tra i diversi fattori d’attrazione territoriale per gli eno-appassionati, all’enogastronomia spetta il primo posto (33%), mentre c’è una sostanziale equivalenza per ambiente e bellezze naturali (24%), arte e cultura (22%) e vino (21%). Il 62% dei produttori delle aziende oggetto del sondaggio Città del Vino/Censis, ha visto aumentare il numero di visitatori nel 2008, sempre più attratti dalle degustazioni (93,5%), dalle visite delle cantine (85,8%) e dalla vendita diretta dei vini (57,4%). Segno negativo invece per i ristoratori, che fanno registrare una diminuzione dei loro ospiti, sempre più attenti nello scegliere rigorosamente vini e prodotti locali, tra - 4% e - 5,5%.
Il turismo del vino rappresenta un fattore determinante per lo sviluppo turistico ed economico del territorio, soprattutto in Campania, Lazio, Piemonte, Marche, Sicilia, Veneto e Lombardia, e se in Abruzzo non ha ancora assunto una rilevanza significativa ma alimenta aspettative future, risulta già ampiamente affermato in Trentino, Umbria, Toscana, Puglia, Friuli ed Emilia Romagna: per nessuna regione sono previste flessioni per il turismo enogastronomico da qui ai prossimi cinque anni.

Fonte: winenews


Speciale promozione Fidelity WineCard


La Cantina di Vicobarone a Expo Chocolate 2009



La Cantina partecipera' a Expo Chocolate, manifestazione sul mondo del cioccolato e i suoi golosi abitanti.

Domenica 15 febbraio "Wine and Chocolate", degustazione guidata con i preziosi abbinamenti proposti dal nostro prezioso Sommelier.
Sopra: la locandina della manifestazione.




Effetto Obama anche sul vino? Ecco i segnali del cambiamento che arrivano dagli USA
Il mondo del vino americano brinda al Presidente Barack Obama, sperando che la sua predilezione verso i vini statunitensi abbia un impatto anche sulle abitudini degli americani in fatto di bevande.

I produttori americani di vino, invece, difficilmente possono contenere la loro gioia alla notizia dell’acquisto da parte della famiglia Obama di una villa da 1,65 milioni di dollari, attrezzata con 4 caminetti, ma, soprattutto, dotata di una cantina dalla capacità di 1.000 bottiglie. “Non posso fare a meno di pensare - ha dichiarato John Gillespie, capo del Wine Market Council, nella annuale conferenza di New York - che dopo otto anni di non bevitori di vino alla Casa Bianca, Obama avrà un effetto benefico anche sulle abitudini degli americani in fatto di bere”.
Il presidente uscente George W. Bush, infatti, è oggi un astemio convinto dopo aver abbandonato l’alcool da oltre venti anni. La Casa Bianca non possiede una cantina ufficiale, ma i vini sono scelti da un piccolo gruppo di esperti che li adattano agli eventi, sulla base delle loro affinità con i menu proposti, nonché guardando ad un abbinamento politicamente corretto con gli ospiti presenti. Ma tutti i vini serviti nelle cene di Stato, sono rigorosamente americani. Fu il presidente Lyndon Johnson a decretare che solo vini americani fossero serviti nei pranzi di Stato alla Casa Bianca, e da allora la regola è stata sempre seguita, nonostante corra voce che il presidente Richard Nixon si facesse servire segretamente Chateau Margaux.
Non si conosce il contenuto della cantina privata di Obama, ma i commercianti di vino di Chicago hanno notato un deciso eclettismo nelle scelte enoiche dell’ex senatore dell’Illinois.
Uno di questi ha dichiarato al Chicago Tribune che il suo negozio ha rapidamente esaurito la propria scorta dello spumante sudafricano prodotto da Graham Beck, dopo la notizia del suo utilizzo nella notte delle elezioni. Stessa sorte è toccata alle aziende Duckhorn e Goldeneye, all’indomani della notizia che il Duckhorn Sauvignon Blanc 2007e il Goldeneye Pinot Noir sarebbero stati serviti al pranzo ufficiale in Campidoglio. “Io penso che sicuramente c’è stato un aumento delle vendite” - ha dichiarato Emily Gorton, portavoce delle cantine.
L’azienda Finquita di Napa Valley spera di partecipare ai festeggiamenti presidenziali con una bottiglia di Merlot 2005 in edizione limitata da collezione con etichetta realizzata a mano in oro su cui è dipinta l’immagine di Obama.
Il San Francisco Chronicle ha riferito che Obama ha conquistato i voti di 8 fra i 10 maggiori produttori di vino, che rappresentano il 95% della produzione enologica degli Stati Uniti. Non c’è da stupirsi quindi del risultato del sondaggio della Cnn che indicava, fin dal marzo 2008, il sostegno dei bevitori di vino al candidato Obama rispetto al rivale repubblicano John McCain. McCain, dal canto suo, ha avuto il sostegno economico dell’industria della birra e dei liquori per un totale di 634.355 dollari, mentre ad Obama sono andati 386.929 dollari, secondo www.opensecrets.org.
Naturalmente, ogni sollecitazione di Obama sarà una cosa buona per l’intera industria del vino, dei liquori e della birra. Mentre gli Stati Uniti rimangono in lizza per diventare il più grande Paese consumatore di vino al mondo entro il 2010, nonostante il drammatico rallentamento nella crescita registrato dai dettaglianti Usa negli ultimi tre mesi, e monitorato dalla Nielsen.
Il rallentamento ha interessato la maggior parte del settore a partire dalle bottiglie di Chardonnay vendute a 10 dollari, per arrivare a quelle di Petrus vendute a 1.000. Il Liv-ex 100 Fine Wine Index - l’indice di riferimento dell’industria del vino - ha registrato, per il terzo mese consecutivo, un calo che ha raggiunto il 2,2% nel dicembre 2008, portando l’anno appena passato a terminare con un -14,6% complessivo.

Fonte: Reuters


Ecco il piano “rural” del Presidente Obama: attenzione ai piccoli produttori contro la “prepotenza” dell’industria alimentare e invito ai giovani a diventare agricoltori

“A garanzia di un futuro radioso per l’America rurale”, Obama ha stilato un piano per aiutare “le famiglie e le piccole imprese agricole nel trovare redditività e successo nel mercato globale”. Il disegno ha al primo punto l’“assicurazione delle opportunità economiche per le famiglie agricole” attraverso la lotta ai comportamenti anticoncorrenziali contro le aziende a conduzione familiare, impedendo le scappatoie fiscali che favoriscono le industrie alimentari e rafforzando le leggi anti-monopolio e la protezione dei produttori indipendenti, per garantire un accesso equo ai mercati, il controllo sulle decisioni e la trasparenza dei prezzi; l’istituzione dell’indicazione di origine in etichetta per i prodotti, perché i produttori Usa possano distinguere i propri prodotti da quelli importati; l’incentivo all’agricoltura biologica e sostenibile, aiutando gli agricoltori che certificano i loro raccolti con una riforma che non li penalizzi; l’invito ai giovani a diventare agricoltori, creando un programma di formazione e fornendo incentivi fiscali per facilitare l’acquisto della prima fattoria. Al secondo, il “supporto economico allo sviluppo delle aree rurali” fornendo aiuti per il marketing, per la cooperazione agricola, per la creazione di impresa, per la copertura a banda larga dell’America rurale, per promuovere le energie rinnovabili e per la costruzione di strade, ponti, dighe, impianti idrici. Infine, il “miglioramento della qualità di vita rurale” garantendo un equo rimborso di sanità, un sostegno per il personale sanitario delle zone rurali e incentivi per gli insegnanti che lavorano in campagna.


Fonte: winenews

Territorio e origine rappresentano la difesa della continuita' delle pratiche produttive a garanzia dei consumatori
Anche il Cervim (Centro di Ricerche, Studi e valorizzazione per la Viticoltura Montana) ha contribuito alla redazione del “Libro Verde” dell’Unione Europea: la viticoltura di montagna rappresenta un non piccolo pezzo della storia di questa attività millenaria e grazie alla sua salvaguardia (di cui il Cervim è senz’altro un solido esempio, pratiche produttive e interi territori hanno potuto continuare ad esprimersi a livelli d’eccellenza).

Il Cervim ha suggerito la necessità di non incrementare i già elevati costi di produzione introducendo nuovi obblighi che ne causerebbero irrimediabilmente un aumento, auspicando che la politica di qualità dei prodotti agroalimentari si basi sul consolidamento del legame con il territorio e sulla ulteriore valorizzazione dell’origine, garanzia di trasparenza anche per il consumatore.
La provenienza della materia prima (uva), necessaria alla produzione del vino, resta un elemento chiave imprescindibile e indiscutibile che riguarda la filosofia ed il lavoro del vignaiolo, soprattutto nelle zone di competenza definite eroiche e che deve essere identificato. Anche nelle indicazioni di origine il Cervim esprime un parere ben definito, ribadendo come esse rappresentino oggi l’unico sistema in atto in grado di identificare il legame con il territorio. L’origine ha una dimensione geografica e storica, che la collocano in una dimensione spaziale e temporale grazie alla garanzie della continuità delle pratiche produttive, legate ad una rappresentazione collettiva della qualità del prodotto. Le definizioni di ambiti produttivi nei parametri definiti dal Cervim, pendenza del terreno superiore a 25%, altitudine superiore ai 500 metri slm (ad esclusione degli altipiani), sistemi viticoli su terrazze e gradoni, piccole isole, realizza già un ambito produttivo bene identificato della montagna europea.
L’Unione Europea aveva richiesto una serie di suggerimenti per la redazione del “Libro Verde” sulle politiche di qualità dei prodotti agricoli (dicembre 2008). L’obiettivo del documento era di raccogliere riflessioni, analisi ed opinioni sull’adeguamento degli strumenti esistenti e suggerimenti su nuove iniziative da intraprendere relativamente alle politiche in supporto alla qualità dei prodotti agroalimentari, compresi i prodotti vitivinicoli dell’Unione Europea.
Il Cervim è un organismo internazionale, creato nel 1987, sotto gli auspici dell’Organisation Internationale de la Vigne et du Vin (Oiv).


Fonte: winenews


Consumi: nel 2009 primato mondiale del vino made in Italy. Un commento della Coldiretti
Nel 2009 sarà made in Italy il maggior numero di bottiglie di vino acquistate e bevute nel diversi continenti grazie al primato mondiale conquistato dalla produzione italiana con il sorpasso nei confronti dei tradizionali concorrenti francesi.

Lo ricorda (ma la news è vecchia, ndr) la Coldiretti che aggiunge “che dopo molti anni la conclusione della vendemmia, con un raccolto nazionale di 45 milioni di ettolitri (+5%), ha sancito il sorpasso quantitativo dell’Italia sulla Francia dove la raccolta dell’uva si annuncia inferiore del 5% per un quantitativo di 44 milioni di ettolitri.
“Il 2008 si è chiuso con le esportazioni di vino italiano nel mondo che hanno raggiunto per la prima volta - spiega la Coldiretti - un valore di 3,5 miliardi di euro, grazie soprattutto alla domanda di Stati Uniti e Germania che sono i principali acquirenti, anche la distribuzione del vino “made in Italy” è in crescita soprattutto nei nuovi Paesi emergenti.
“Negli Stati Uniti, nonostante il tasso di cambio sfavorevole, circa un terzo delle bottiglie di vino consumate dagli americani è arrivata - precisa Coldiretti - dall’Italia che si conferma leader davanti ad Australia e Francia”.


Fonte: winenews

"Il 2009 comincia all'insegna della crisi ma se le aziende vitivinicole italiane sapranno agire con razionalità, non mancheranno anche i successi"
La previsione-ausipcio di Andrea Sartori, presidente dell'Unione Italiana Vini.

Il 2009 arriva mentre una crisi finanziaria globale è ormai conclamata e i consumi sembrano restringersi progressivamente. Una situazione in cui è difficile trovare una ricetta vincente, ma, allo stesso tempo, che deve essere affrontata senza un’inutile emotività. “Il 2009 sarà un anno certamente impegnativo e difficile - afferma Andrea Sartori, presidente dell’Unione Italiana Vini, una delle più importante realtà organizzative-imprenditoriali del mondo del vino - sono però convinto che se le nostre imprese sapranno approcciare gli scenari che si vanno profilando con grande razionalità, i risultati anche in termini di successo non mancheranno”.
Analizzando, invece, l’anno che sta per concludersi, evidentemente, il 2008 risente dello scenario di incertezza complessiva, arrivata proprio negli ultimi mesi “in Italia i consumi di vino sono rallentati, un po’ per la stretta economica, un po’ per una certa confusione sulle politiche mirate ad un consumo consapevole - spiega Sartori - sul fronte dell’export abbiamo visto le nostre quote diminuire in volume, ma aumentare in valore e questo, a mio parere, è da leggere come la dimostrazione che siamo riusciti a vendere meglio il nostro prodotto”.
Ma il 2008 è stato anche l’anno della nuova Ocm vino, che riserva però “possibili criticità nel medio e lungo periodo - spiega il presidente dell’Unione Italiana Vini - ma, allo stesso tempo la riforma può offrire opportunità per tutto il comparto”. Per esempio, sarà possibile finalmente razionalizzare il sistema delle denominazioni e “se ci riusciremo - conclude Sartori - avremo saputo cogliere con successo un’opportunità per rendere più efficiente il nostro comparto”.


Fonte: winenews


Fattorie grattacielo a Wall Street, la nuova tendenza della west coast negli USA.
Negli Usa architetti lavorano all’idea di Skyfarming. A rifiuti zero. Progetti per farsi la vigna in attico, allevare maiali al piano di sotto e irrigare il grano ai piani bassi.

Allevare maiali al quinto piano, coltivare la propria vigna nel superattico e irrigare legumi e ortaggi ai piani alti. E poi far cadere l’acqua di risulta ai piani bassi per irrigare il grano e innaffiare frutta e verdura. No, non è la visione fantascientifica di un architetto folle, ma l’evoluzione di una tendenza che ha posto le fondamenta, letteralmente, nell’America dell’Ovest. Più esattamente in Arizona e California, dove la crisi immobiliare ha generato a un nuovi input: riconvertire gli edifici vuoti in aziende agricole a carattere urbano. Al momento, in quello che una volta era il selvaggio West sono state sperimentate solo piccole costruzioni di comunità ecosostenibili. Fattorie verticali in cui anche gli scarti vengono riciclati e riutilizzati verticalmente lungo tutto l’edificio. Ma il sogno, nato nel 2003 da una provocazione di Dickson Despommier (docente di microbiologia alla Columbia university), si chiama Skyfarming; una sorta di grattacielo fattoria che sembra trovare consensi anche nella grande mela. Scott Stringer, presidente del consiglio di quartiere di Manhattan, avrebbe già ordinato uno studio di fattibilità da mettere sulla scrivania del sindaco Michael Bloomberg. Dalle colonne del Time il 18 dicembre scorso gli avrebbe subito fatto sponda Glen Kertz, ceo di Valcent, una società con base a El Paso, Texas, che sta tentando di implementare un processo skyfarming su larga scala. “L’agro-alimentare in verticale potrebbe consentire una crescita a livello locale e sostenibile”, ha affermato Kertz, la cui azienda è specializzata in una tecnologia che sviluppa serre in altezza, attraverso un metodo di irrigazione che punto a risparmiare spazio (esigenza tipica dei centri urbani) e permette agli agricoltori di irrigare e concimare con molti meno rifiuti. Già, i rifiuti: questi, nel progetto skyfarming, se non vengono utilizzati per alimentare animali ai piani bassi, finiscono dritti dritti nei sotterranei. Dove, una volta trasformati in combustibile compresso, servono a produrre l’energia necessaria a generare elettricità per l’intero edificio. Non resta che pensare a come gestire il vapore acqueo sviluppato dalle piante. Niente paura: c’è chi pensa già di trasformarlo in acqua pura da vendere ai clienti dei ristoranti aperti al piano terra. Il cerchio si chiude. Ora, non resta che convincere gli architetti. Ma attenzione, qualcuno che ci lavora c’è già: basta visitare il sito web www.verticalfarm.com , che lo stesso Despommier ha messo su per convincersi della cosa. I nomi? Non mancano: Oliver Foster dell’Università di Queensland (Australia), Blake Kurasek dell’Università dell’Illinois, Andrew Kranis della Columbia University, Gordon Graff, Chris Jacobs, e la SOA Architects di Parigi. Tutti architetti che hanno lavorato a progetti. Elaborato rendering. Senza escludere che anche la Daniel Libeskind Architects potrebbe essere interessata al business, visto che ad aprile 2008 ha presentato un progetto per la costruzione di una torre residenziale a New York, contenente un immenso giardino verticale. Despommier intanto si porta avanti: ha elaborato 30 modelli per città capaci, secondo lui, “di produrre cibo per 50.000 persone”. Insomma, potrebbe capitare che al sesto piano di uno degli uffici finanziari della downtown, desolatamente sgomberati dalla tempesta subprime, per ironia della sorte un allevamento di polli prenda il posto di una schiera di brocker. E che al piano superiore trovi posto un branco di ovini, mentre un bel pomodoro cresca rigoglioso lì dove prima crescevano gli affari di un banchiere. Come rivincita dell’agricoltura sulla finanzia non c’è male...


Fonte: Italia Oggi
Autore: Luigi Chiariello
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