Archivio News 2010
CdV Natale 10



I migliori Auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo
La Cantina di Vicobarone augura a tutti un Felice Natale e Buon inizio 2011!

CdV Natale 10 Big






Vieni a scoprire le nuove idee regalo di Natale
Regala le stelle e le costellazioni della Cantina di Vicobarone, per tutto il mese di dicembre in regalo una bottiglia di spumante Cassiopea.
Promozione valida con un acquisto minimo di euro 20,00 - Fino al 31.12.2010

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I nostri vini sulla guida "I vini d'Italia 2011"
La guida "I vini d'Italia 2011- Le guide dell'Espresso" riporta alcuni dei nostri migliori vini: Pleione Gutturnio Classico Riserva, Titano Gutturnio Classico, Aura Malvasia, Cassiopea Malvasia Dolce Spumante.

Guida Vini Espresso 2011 Big






Vicobarone sulla guida Slow Wine 2011 di Slow Food
L'autorevole guida Slow Wine di Slow Food cita ben 6 vini della Cantina di Vicobarone: Pleione Gutturnio Classico Riserva, Vigore Gutturnio Frizzante, il nostro tradizionale Gutturnio Frizzante, la Malvasia Secca Aura, Cassiopea Malvasia Dolce Spumante e Sheratan Ortrugo Spumante.

Slow Wine 2011 Big






Le degustazioni di dicembre a Piacenza e a Vicobarone
Cantina di Vicobarone ti invita alla degustazione del Passito Astrea in abbinamento al formaggio di Fossa.
Sabato 11 dicembre per tutta la giornata nel punto vendita di Piacenza, domenica 12 alle ore 11.30 nel punto vendita di Vicobarone.
In omaggio per tutto il mese la Cassiopea Spumante per un acquisto minimo di Euro 20,00











Brindiamo al novello!
Vi aspettiamo nei nostri punti vendita di Piacenza e Vicobarone per due giornate di presentazione ufficiale del Vino Novello Veris.
Sabato in degustazione con il cotechino e domenica accompagnato dalle caldarroste.










Il Novello è vecchio di secoli ma non è mai stato così buono
Vino Novello: sapore di primo autunno, anticipo di caratteri e colori della nuova vendemmia. Attesa tentazione al liquore di Bacco di primo fervore.
Ai tempi di Columella questo vino si chiamava “doliore” e stava nelle “celle vinarie” anziché nelle “apoteche” o “fumarie” ove si collocavano i vini da invecchiamento.

Diverso il “doliore” dall’ ”horum”, che era il vino dell’annata, come per esempio alcuni Gaurani, alcuni Albani, Sabini e molti della Tuscia, ossia della Toscana. Il vino latino della Campania andava consumato entro marzo, mentre i doliores venivano bevuti più prontamente. Ma un mercato vero e proprio non esisteva.
Per quel poco di mia conoscenza, neppure nel Medio Evo, e neanche dopo, ha preso diffusione un commercio importante di vini novelli quale ora si intende. Tuttavia in quell’epoca e fino al sedicesimo e diciassettesimo secolo, specialmente in Francia, il vino era venduto assai velocemente dopo la vendemmia e con molta frequenza esso non passava l’inverno nel luogo di produzione. Ideale per i produttori era sbarazzarsi dei vini, specialmente di quelli che non erano destinati all’invecchiamento. Perché fare investimenti in cantine, quando in poche settimane o pochissimi mesi il vino viene esitato?
Nella regione parigina, nel 1600, più della metà delle aziende vitivinicole non possedeva cantine, così pure in Champagne. Notare che queste ne rappresentavano già le zone a maggiore densità. Il fenomeno si è protratto fino a dopo la seconda guerra mondiale.
E’ la città, il centro urbano, si pensava e si diceva, che consuma vino; è la città che possiede le cantine per conservarlo. In un certo senso, anche da noi era un po’ così, se per cantina di conservazione si vuole intendere più locale di evoluzione del vino imbottigliato, che opificio di trasformazione dell’uva in vino, con relative lavorazioni. E’ infatti soltanto dal nostro secolo che le cantine dei produttori e dei negozianti vinificatori si sono attrezzate anche di “bottiglieria”, cioè di cantina per la conservazione evolutiva del vino in bottiglia. E un po’ ovunque: dalla Borgogna al Bordolese, dal Piemonte al Veneto, alla Toscana.
Una volta chi consumava il vino acquistava la damigiana o il fusto e se lo imbottigliava in casa. Poi, i produttori, pian pano sono diventati imbottigliatori. Ne è nata così l’enologia per l’imbottigliameno e la meccanica per l’imbottigliamento, con relativa industria.
Da queste due voci è conseguita una serie di tecnologie specifiche, quali il collaggio, la filtrazione, la stabilizzazione a freddo e a caldo, la solforazione, e tante altre, fino all’attuale microfiltrazione, indispensabile specialmente per i vini novelli e per i vini bianchi. Più i vini sono giovani, più questa tecnologia è sentita. Il ripasso sulle vinacce o sull’uva fresca per ringiovanire e dare più fragranza ai vini, nel senso quasi di rinnovarli, reca data XVI-XVII secolo, ma non prima. Pratiche innovative che pian piano portano al gusto giovane, inventate per buona parte dai religiosi, speciamente da quelli appartenenti alle Congragazioni.
Tutto questo sta a significare come, in antico, il gusto del consumatore era orientato dalla filosofia del vino vecchio di non pochi anni e abbastanza robusto. Ma qualche eccezione si fece strada anche allora riguardo all’età, alla qualità e alla caratteristica “alimentare” del vino.
Alcuni medici, oggi si direbbero igienisti, manifestarono sin da quei tempi delle tendenze, quasi necessità, di attingere a vasi di prodotto meno vecchio, più soffice, più leggero: vino più potabile. Tiberio e Caligola indicarono nel Gauranum il primo vino soffice, alquanto leggero, sottile e non molto ricco di alcol. Era vino giovanissimo, il Gauranum.
Quindi, se andiamo a cercare a fondo, un po’ di letteratura antica ce l’hanno anche i novelli.
Ma la loro storia vera non è del passato, bensì di tempi molto recenti. Un conto il vino nuovo del secolo scorso e della prima metà del corrente, un conto, il vino novello di oggi. Vino nuovo non è vino novello. O meglio: vino nuovo non è più vino novello. E si, perché i primi novelli, più che novelli di oggi, erano vini nuovi, ma non con le caratteristiche dei novelli attuali.
Oggi più di ieri, per questi vini di primo fervore si cerca il carattere soffice, rotondo, fruttato, dimentichi quasi della tradizione e della fedeltà alla tipologia storica, anche se appartenenti ad una determinata e catalogata origine di produzione sul piano geografico, topografico e pedologico. Vero che l’enologia italiana dei novelli parte da svariati vitigni e offre al consumatore bottiglie diverse e diversificate per certe distanze organolettiche fra loro, non soltanto per origine varietale dei vitigni, per fattori pedoclimatici e per sistemi di allevamento della pianta. Ma è vero anche che la tendenza attuale è verso una bottiglia di immediato effetto organolettico basato sì, sull’aroma primario dell’uva, ma ancor più sul secondario, ossia su quel corredo frugace di fruttato che invita il consumatore ad essere velocemente avvinto senza chiedersi oltre, quando si alza da tavola. Tipologia non tanto di vitivinicoltura, quanto di enologia tecnica rampante. Tipologia di vino alla “carpe diem”, che genera emozioni subitanee, che piace al consumatore e che va bene al produttore. Tipologia di vino che non vuole essere il vino nuovo, ossia l’inizio, il rampollo di generazione tradizionale, ma a sé stante: “generazione novello”.
Ecco perché rispetto a ieri, quando abbiamo prodotto il primo nuovo-novello, io mi sento già vecchio e devo fare il fiatone per correre con i tempi.
Filosofia produttiva giusta, questa? E’ il mercato che lo dice e lo dovrà confermare in futuro. Io sarei anche per costruire della viticoltura da novelli. Intanto vuotiamo di qualche poco le cantine!…
Il novello attuale, pur diverso nella nostra allungata Penisola, è molto più abbondante al centro e al Nord: il Meridione e le Isole ne producono poco o molto poco.
Eppure uve a gradazione zuccherina contenuta ci sono ovunque e le epoche di maturazione, man mano si scende nello Stivale, sono sempre più vantaggiose (o lo potrebbero essere).
Probabilmente vi si arriverà negli anni a venire, perché il Sud ha bisogno di vendere molto vino imbottigliato. Non è facile come dirsi, produrre un vino soffice, leggero, da novello. Non è questione di far produrre di più la vite, in modo da ottenere vino meno ricco, meno tannico, più leggero… A volte si generano effetti di allappanza, di eccessiva astringenza, di magrezza esagerata, fino al “vuoto”.
E non si ottiene quello che ci interessa. Infatti, soffice non significa leggero e tanto meno povero. La vite quando fruttifica molto, quei pochi tanini che dà, sono aspri, allappanti, vegetali e poco gradevoli. Anche per i novelli il concetto della qualità non cambia rispetto alle altre tipologie. Qualità intesa sempre come classe, come stile, come valore organolettico rapportato a ogni gruppo di appartenenza, ad ogni varietà di vino.
Qualità in caratteri cromatici, in caratteri olfattivi e finalmente gustativi. Il tutto fuso in un’armonia che si identifica poi nel piacere del “primo bicchiere del nuovo raccolto”. Bicchiere gagliardo e simpatico.
Nel novello il colore è importantissimo. Esso non deve ssere molto carico, ma neppure scarso. Proposta ragionevole è un rosso tendente al pieno e semplice: non pesante, non di contrasto, ma vivace ed invitante.
A esso deve seguire una nota olfattiva che provochi piacere intenso e istantaneo. Nota di aromi secondari abbondanti e associati a pacate percezioni di primari che, vuoi per origine vaietale, vuoi per questioi di tempo di svilupo, non incide mai palesemente. A meno che nell’uvaggio e/o vinaggio non prevalga una componetnte dal carattere aromatico spiccato. La fisiologia dell’apparato enzimatico ha le sue esigenze di processo e il “tipico” dell’una e dell’altra varietà viene fuori sempre un po’ dopo il ciclo velocissimo di approntamento del Novello.
Ma poi, per queste tipologie di vini, non si addicono neppure picchi di spiccato aroma varietale. Infine il sapore, il carettere gustativo. Delicato e non sempre domabile come anzidetto, il corredo gustativo. Protocollo lavorioso, specialmente per le uve a buccia ricca di tannino, anche se un “dosaggio” di quantità estrattiva si riesce a ottenere regolando in difetto il tempo di contatto liquido-buccia, per non dire il tempo di macerazione come si intende nella classica vinificazione.
I rossi novelli, ancor prima di essere tali, sono neonati e possiedono, chi più chi meno, una certa frazione polifenolica allappante, quasi amarognola, stridente con l’indispensabile pronta “souplesse” che esse devono possedere, “conditio sine qua non”.
C’è anche chi lascia qualche traccia zuccherina ben rilevabile al palato e all’analisi chimica per conferire quella rotondità , quel vellutatino che il novello dovrebbe possedere al netto dagli idrati di carbonio, se la mano riesce a incidere con capacità professionale.
Il ruolo della microbiologia è primario nel protocollo di preparazione dei novelli, dato che il corredo olfattivo e in parte anche quello gustativo (basta pensare alla malolattica veloce) dipendono dall’ evoluzione microbiologica in un modo o in un altro.
La tecnica di vinificazione per macerazione carbonica dell’uva non pigiadiraspata, determina la formazione di un sistema bifase in cui si svolgono fenomeni fermentativi anaerobici. Nella fase solida la polpa dell’acino diventa la sede di degradazione intens in senso positivo, naturalmente –enziatiche intracellulari – mentre nella fase liquida (mosto prveniente dall’uva schiacciata per semplice gravità) appaiono le fermentazini per opera dei lieviti e dei batteri.
Operazione valida, molto valida quella della macerazione carbonica, ma a “doppia lama”, nel senso che può assimilare organoletticamente un po’ troppo i vini fra loro, se non gestisce con criteri particolari.
Infatti i prodotti del metabolismo sono più o meno sempre quelli e il così detto “aroma secondario”, cioè di fermentazione, non varie granché, anche se nel caso della carbonica è davvero “sui generis”. Si può be parlare di lieviti aromatici, ma per ora, anche se un fondo di reale ci può essere, grandi risultati non se ne sono ancora visti, almeno per quel poco che posso personalmente conoscere. Già alla fine del rinascimento si parlava di sostanza “antofora”, ossia apportatrice di profumo, che originerebbe aromi per azione di un’altra, contenuta nei fermenti, detta “antogena”generatrice di profumi, ma non contenuta in tutti i mosti e quindi in tutta la flora blastomicetica. I microorganismi hanno una ricchissima storia.
La temperatura è poi un fattore essenziale nelle trasformazioni microbiologiche e quindi enzimatiche. L’uva che subisce la macerazione carbonica è quella intatta . Essa varia secondo i vitigni, oltre che secondo le condizioni di ambiente (vasi vinari, clima di cantina, ecc.) in cui la carbonica viene praticata. Di conseguenza occorrono regole che si possono stabilire sì, in generale, ma che in seguito devono essere ancor più perfezionate e modificate caso per caso, altrimenti si rischia di ottenere vini troppo uguali. In certo senso noi dobbiamo aggiungere il fruttato, il floreale, il complesso aromatico secondario, al corredo genrale dalla base di partenza, qualunque essa sia. E’ facile scrivere e parlare; un po’ meno realizzare in cantina…
Un altro particolare organolettico dei nostri novelli è la vivacità percepita all’assaggio. Vino con gas carbonico residuo di fermentazione, o senza gas?
Se guardiamo i francesi, dovremmo dire senza, ma non è detto che si debba sempre imitare o copiare dagli altri. E’ una questione di gusti. Basta però non andare oltre certi limiti.
I novelli italiani in genere hanno maggiore ricchezza di acido carbonico, che quasi sempre piace al nostro gusto, ma non al consumatore straniero. Piace insieme con quel colore rosso vivace, brillante più che intenso, e che già alla fine del sedicesimo secolo aveva sorpreso così profondamente la cavalleria francese durante le guerre contro l’Italia, da ridestare una nuova filosofia sulla qualità del colore dei vini d’Oltralpe. Parola non mia, ma di prestigiosi storici francesi.
Finalmente, anche qualcosa di nostro ha influenzato i cugini confinanti!…
Il rosso è sinonimo di sangue, forza, di maggiore vitalità e vivacità, senza considerare che, a quei tempi, il vino era considerato un alimento.
Ogni regione del nostro Paese ha la possibilità di produrre il proprio novello. Alcune zone poi, a intensa viticoltura, dovrebbero provarsi di più a “novellare” in vini di primo autunno. Chissà che una parte della loro produzione possa essere esitata in questo modo.
Tutto questo serve per aiutare il mercato, che in questo momento ne ha davvero bisogno.



Articolo di Giacomo Tachis







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Due giorni di degustazione a Piacenza e a Vicobarone
La Cantina di Vicobarone ti invita alla degustazione della Malvasia Aura in abbinamento al Patanegra. Sabato 9 ottobre, per tutto il giorno al Punto Vendita di Piacenza e domenica 10 ottobre alle 11.30 al Punto Vendita di Vicobarone.










Emilia Romagna: Una vendemmia ricca di profumi
Ritardo nella raccolta, lieve calo quantitativo, buona qualità sono gli elementi caratterizzanti della vendemmia 2010

Dozza - Si cominciano a concretizzare con una migliore approssimazione le stime circa l'annata vinicola 2010, iniziata con un ritardo di 10-15 giorni a seconda delle zone a causa del persistere di temperature basse fino a primavera inoltrata.
Dal punto di vista quantitativo si stima un leggero calo imputabile soprattutto a grandinate in alcune zone della Romagna e agli espianti. Le caratteristiche di maturazione e la sanità dei grappoli lasciano invece prevedere una qualità elevata soprattutto per i vini bianchi e per i Lambruschi. Da questo punto di vista saranno determinanti per i diversi vitigni le condizioni metereologiche delle settimane immediatamente precedenti alla raccolta. Si auspica, di conseguenza, che continuino le giornate soleggiate e l'attuale escursione termica tra giorno e notte.
La vendemmia delle uve precoci è iniziata il 23 agosto in Romagna, mentre in questi giorni sta cominciando la raccolta anche per i vigneti dell'area emiliana. In tutta la regione si registra un ritardo sull'annata 2009 che va dai 10 ai 15 giorni, legato principalmente al perdurare di temperature inferiori alla media nei mesi primaverili, dopo un inverno tra i più ricchi di precipitazioni degli ultimi anni.
In Romagna si stanno ora vendemmiando le uve Chardonnay e il Pinot Bianco, nella seconda settimana di settembre si comincia a raccogliere l'Albana per chiudere poi nell'ultima decade di settembre con Trebbiano e Sangiovese. Nel modenese e nel reggiano è iniziata la raccolta dell'Ancellotta, mentre bisognerà attendere ancora un paio di settimane perché il più precoce tra i Lambruschi, il Salamino, abbia raggiunto la giusta maturazione. Si continuerà poi con il Lambrusco di Sorbara per concludere, ai primi di Ottobre, con il Lambrusco Grasparossa. Spostandosi verso Ovest, nella collina parmense e piacentina, in questi giorni si è cominciata la vendemmia delle uve per base spumante, cui seguiranno i bianchi e infine i vitigni a bacca rossa.
Nell'insieme della regione, Assoenologi prevede un calo in quantità intorno al 5%, da imputarsi principalmente alle grandinate che lo scorso giugno hanno interessato alcune zone della Romagna e in parte agli espianti che sono stati effettuati utilizzando i contributi dell'OCM vino. In Emilia si stimano quantitativi complessivi costanti, che si dovrebbero attestare intorno ai 3.150.000 ettolitri di vino.
Nell'area modenese si prevedono quantitativi stabili, con un calo del 10-15% per le uve Ancellotta compensato da un aumento previsto del 5% per il Lambrusco Salamino e Grasparossa e del 10-15% per il Sorbara, mentre il Presidente del Consorzio Vini Reggiani Giorgio Gianotti stima per il 2010 un lieve aumento nelle quantità di vino prodotte nella provincia. Per quanto riguarda gli altri vitigni emiliani, dalla Malvasia parmense e piacentina alla Bonarda al Pignoletto dei Colli Bolognesi, i quantitativi si prevedono pressoché stabili rispetto allo scorso anno.
Nell'insieme la sanità delle uve è ottima sia in Emilia che in Romagna, caratterizzata da una gradazione media leggermente più bassa rispetto anni precedenti ed elevati livelli di acidità. Gli attacchi di Botrytis e altre malattie sono stati decisamente contenuti. Alla luce dell'andamento climatico attuale e delle previsioni per le prossime settimane, decisive per la concentrazione degli zuccheri nelle uve, il 2010 si prefigura, in tutta la regione, come una grande annata soprattutto per i vini bianchi e per i Lambruschi, che saranno freschi, eleganti, dotati di ottima acidità, aromaticità e fragranza anche grazie all'escursione termica tra il giorno e la notte registrata negli ultimi giorni. Il grado alcolico e la concentrazione dei vini non sarà quest'anno eccessiva.
Per passare dalle stime ai fatti, sarà cruciale il mese di settembre. Se sarà soleggiato, ventilato e privo di piogge persistenti la qualità si confermerà molto buona, permettendo di giudicare il 2010 un'ottima annata.

Fonte: Enotecaemiliaromagna.it
Redazione Newsfood.com+WebTv









Cosa pensa il mondo dell'enologia del Belpaese
Se la passione USA per il vino made in Italy e' nota, in Asia e' ricercatoper la varieta', in Canada per la storia e ovunque cresce l'attenzione per i territori meno noti.

I ricercatori americani e il segreto della longevità. Vivere sino a mille anni? E perché no? scrive David Stipp nella sua “Pillola della Giovinezza”, che sta rapidamente scalando la graduatoria dei bestsellers americani. Abbiamo raggiunto e superato i cento anni, ora puntiamo ai centocinquanta. Ma forse vogliamo di più. Forse vogliamo l’immortalità del corpo dopo avere riposto la nostra fede in quella dell’anima.

In Asia? Il vino italiano è ricercato perché offre grande diversità di terreni, climi e varietà di uva, che permettono di trovare la bottiglia adatta per ogni enoappassionato. In Canada sono la storicità e la fama a richiamare l’attenzione, mentre negli Stati Uniti, si sa, l’italianità conquista. E se Toscana, Veneto e Piemonte rappresentano i grandi classici, si cercano anche le Marche, la Puglia, il Friuli Venezia Giulia o la Campania. E’ quando emerge da un sondaggio di “Winett-Taste & Trade”, l’evento che fa incontrare i buyers di tutto il mondo e le cantine del Belpaese, dal 2 al 4 novembre a Venezia (info: www.winett.it).
Una curiosità? Nelle Filippine cresce la passione per il collezionismo enologico. Secondo il sondaggio, accanto alle motivazioni che portano gli importatori a scegliere il vino italiano vi sono altri dati interessanti. Alcuni ricercano vini piacevoli e bevibili come il Prosecco o il Pinot Grigio, ma vi è anche il ritorno del Lambrusco, richiesto dall’Asia agli Stati Uniti. In altri casi vi è una riscoperta di vini importanti e strutturati di denominazioni meno note come il Vino Nobile di Montepulciano o il Fiano d’Avellino. Spagna e Portogallo, invece, paesi tradizionalmente produttori di vino,sono interessati allo stile italiano e ad incrementare la gamma dei vini da offrire nei loro mercati. Per tutti, il vino italiano oggi deve presentare un equilibrato rapporto qualità-prezzo, esprimere il territorio da cui viene ed i produttori italiani devono anche essere disposti ad “ascoltare” i suggerimenti dei partner.
E non mancano le curiosità, che vengono principalmente dai canali commerciali: nelle Filippine ha un peso crescente il mercato dei collezionisti, ovvero i grandi conoscitori disposti a spendere più di 50 euro per una bottiglia. In Spagna, invece, una potenza è Vinoselección che offre un canale di vendita diretta, riservato ai membri del club legato alla società. Qui la vendita avviene principalmente door to door ed anche on line a dimostrazione che le nuove tecnologie rappresentano il futuro anche per il mondo del vino.











In regalo il viaggio alla scoperta dei nostri vini
Per tutti i nuovi clienti che richiedono la Fidelity Wine Card, una speciale offerta di un cartone di 6 bottiglie assortite in omaggio con l'acquisto di 6 bottiglie di vino.
Per una degustazione completa dei vini della Cantina di Vicobarone.












Happy Hour con Meissa Spumante Brut e culatello e Festa della Vendemmia a Vicobarone
Per tutta la giornata di sabato 11 settembre, presso il punto vendita di Piacenza Happy Hour con degustazione di culatello e Malvasia Brut Meissa, con animazione e musica dalle 16.00 alle 19.00.

Domenica 12 settembre la Cantina di Vicobarone festeggia la Vendemmia 2010, con la rappresentazione dell'antica pigiatura, musica e intrattenimento. Inoltre pranzo con il tipico bataro' in degustazione con i vini della Cantina.
Il pomeriggio continuera' con la tradizionale Festa dell'Uva a Ziano Piacentino.










L'elisir di lunga vita si nasconde nel vino
I ricercatori americani e il segreto della longevità. Vivere sino a mille anni? E perché no? scrive David Stipp nella sua “Pillola della Giovinezza”, che sta rapidamente scalando la graduatoria dei bestsellers americani. Abbiamo raggiunto e superato i cento anni, ora puntiamo ai centocinquanta. Ma forse vogliamo di più. Forse vogliamo l’immortalità del corpo dopo avere riposto la nostra fede in quella dell’anima.
Diamo uno sguardo indietro: se un secolo fa qualcuno ci avesse detto che oggi ci sarebbero stati tanti centenari, lo avremmo preso per visionario. E invece - come nota Jonathan Weiner in “La strana scienza dell’immortalità” - “il numero dei centenari sul nostro pianeta è più che raddoppiato decennio dopo decennio dal 1960”.
E continua: invecchiare non è una costante biologica. Per esempio, alcuni organismi come l’idra e la spugna sono virtualmente immortali, mentre altri (i pipistrelli, i topi) hanno un’esistenza cortissima. Ma la differenza fra l’uomo e il mondo animale è che il primo può riportare all’indietro le lancette dell’orologio. Il secondo no, se non nei laboratori scientifici. Partendo da questo assunto, Aubrey de Grey, ricercatore anglo-americano dalla lunga barba, arriva a sostenere che il traguardo dei mille anni non è più utopia.

L’invecchiamento dell’uomo - spiega a Weiner - ha le sue cause nel progressivo deterioramento delle nostre cellule e del nostro Dna. E questo deterioramento deriva da fattori interni, quali pericolosi prodotti di reazioni metaboliche, o esterni, quali l’esposizione a radiazioni e composti chimici mutagenetici. Vanno anche considerate le mutazioni ereditarie rimaste nei nostri genoma. Fatta la diagnosi, ecco la lista delle “cose mortali” che possono colpire qualsiasi essere umano: accumulazione di “spazzatura” dentro e fuori le cellule, mutazioni dannose, perdita di certe cellule cruciali e sovrapproduzione di altre, incroci progressivi di molecole nei tessuti connettivi tali da provocare rughe, indurimento di tessuti, danni ad organi importanti. “Risolviamo questi problemi e chiunque potrà vivere sino a mille anni”, è la sua conclusione. Già, è più facile dirlo che farlo.
E poi quali dovrebbero essere le terapie preventive? Le ipotesi si intrecciano e si confondono. Con una certa approssimazione le si possono far ruotare attorno a coloro che esaltano il potere rigeneratore del resvetrarol. David Sinclair, ricercatore di Harvard, l’ha sperimentato sui topi con successo, riscontrando una maggiore durata della vita. Il resvetrarol - dice - è una sostanza presente anche nel vino rosso. In piccole quantità. Quante bottiglie bisognerebbe berne per averne effetti concreti? Silenzio dalla scienza. Ma da un’inchiesta pubblicata dalla rivista “Alcoholism: Clinical and Experimental Research” emerge una sorprendente realtà. Coloro che bevono, moderatamente s’intende, vivono più a lungo e meglio di coloro che non bevono. L’inchiesta è stata condotta su 2mila individui fra i 55 e i 65 anni, più uomini che donne, in un arco di 20 anni. Il 69 per cento degli astemi sono morti durante i 20 anni presi in esame, contro il 60 per cento dei forti bevitori e appena il 41 dei bevitori moderati. Il resvetrarol - aggiunge Sinclair - “attiva geni coinvolti nella risposta dell’organismo animale a stress ambientali.
Alcuni di questi geni sono stati scoperti in vermi mutanti o insetti da frutta la cui vita è insolitamente lunga. Altri sono stati scoperti dai ricercatori esplorando le cause per le quali una limitata ingestione di cibo prolunga la vita e conserva vigore un po’ in tutte le specie studiate”. Ma anche in questo caso attenzione a non esagerare. Mangiare troppo poco - scrive Stipp - fa calare la massa muscolare, produce stanchezza e infertilità, deprime la psiche. Inoltre c’è un’altra sostanza in grado di combinarsi con i risultati della restrizione calorica, si chiama rapamycin, anch’essa sperimentata sui topi, anch’essa apparentemente portatrice di benefici genetici. Insomma la porta è aperta. Ma rimane l’interrogativo di fondo: siamo sicuri che con i tempi che corrono vogliamo tutti vivere sino a mille anni?
Autore: Cesare De Carlo









Notte delle Stelle con degustazioni e spettacoli
Una notte di S. Lorenzo diversa dal solito, con degustazioni di salumi e formaggi abbinati ai vini della liniea Selezioni della Cantina di Vicobarone. Una notte indimenticabile, se aggiungiamo anche due spettacoli tra cui i canti degli alpini e le musiche e la danza di artisti d'eccezione.
A Madonna del Monte, il 10 agosto dalle ore 21.00









Sheratan vince il premio come miglior Ortrugo Spumante al Gran Premio dell'Ortrugo
Sheratan Ortrugo Spumante vince il primo premio come miglior Ortrugo spumantizzato al Gran Premio dell'Ortrugo, tenutosi durante la 23sima edizione della festa di Coldiretti Piacenza Giovani Impresa alla Volta del Vescovo (PC).
Un altro premio per il nostro grande spumante.

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Meissa Malvasia Brut Spumante citata su QN - Il Resto del Carlino
Il nostro Meissa, Malvasia Brut Spumante ottenuto dalla Malvasia di Candia Aromatica, e' stato citato in un interessante articolo pubblicato il 31 maggio scorso su QN - IlResto del Carlino - La Nazione - Il Giorno.
L'articolo, a cura di Lorenzo Frassoldati, cita due vini il cui rapporto qualita' prezzo e' giudicato molto alto.
Ovviamente, uno dei due vini citati e' la nostra Meissa.

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Domenica 8 agosto degustazione Sheratan e salmone affumicato fresco
Nuovo appuntamento estivo con la Cantina di Vicobarone: la degustazione di Sheratan Ortrugo Spumante Brut abbinato al salmone affumicato fresco. Un vino sapido e fresco che ben si contrappone alla grassezza del salmone.
Cantina di Vicobarone a Vicobarone, domenica 8 agosto, dalle ore 9.00 alle 18.00. Degustazione guidata dalle 11.30.








Sconti d'estate con la Fidelity Wine Card
La nuova imperdibile offerta dell'estate: acquistando 3 cartoni di vino della linea Tradizionali si ha diritto ad uno sconto immediato del 20%. L'offerta e' valida fin o al 31 agosto e la promozione non e' cumulabile con altre offerte in corso.








Domenica 11 luglio appuntamento con il gusto alla Cantina di Vicobarone
Un'altra domenica all'insegna del gusto: stavolta l'eccellenza gastronomica e' rappresentata dal salame d'oca, la cui degustazione sara' abbinata a Pandora, Pinot Nero vinificato in bianco D.O.C.
Domenica 11 luglio, dalle ore 9.00 alle 18.00, degustazione guidata dalle 11.30.





Vino rosso alleato degli occhi: secondo una ricerca previene l'invecchiamento della vista
Vino rosso “alleato” degli occhi, a patto che non si alzi troppo il gomito. Un consumo moderato, infatti, oltre a proteggere il cuore, preserva anche gli occhi, prevenendone l’invecchiamento, grazie al resveratrolo.
Ovviamente non bisogna esagerare.
A mostrare un altro, ennesimo (e forse esagerato) beneficio del “nettare di Bacco”, è una ricerca dell’Ateneo statunitense di St. Louis, pubblicata sull’“American Journal of Pathology”. In particolare, a rendere il vino rosso salutare per la vista, secondo i ricercatori capitanati da Rajendra Apte, è l’ormai celebre resveratrolo contenuto nell’uva, antiossidante naturale che previene dall’invecchiamento e protegge dalla formazione di vasi sanguigni anomali, sia all’interno che fuori dall’occhio, contrastando così l’invecchiamento oculare, nonché la degenerazione maculare, altro “acciacco” tipico dell’avanzare degli anni.

Fomte: Winenews





Domenica 13 giugno degustazione Vigore e salame mantovano
La dedizione al territorio e la nostra passione per il vino sono lo spunto per un altro appuuntamento con le degustazioni della Cantina di Vicobarone e Slow Food Piacenza. Questo mese l'abbinamento proposto e' il nuovo Gutturnio Vigore con il celebre salame mantovano.








In tempo di crisi gli eno-appassionati tagliano le spese ma non il buon bere
Il 45% degli appassionati del vino negli ultimi due anni ha acquistato lo stesso numero di bottiglie e ben il 47% ha riservato alla spesa del vino lo stesso budget di qualche anno fa: piuttosto si fanno altre rinunce ma bere bene rimane un ottimo rimedio per vivere meglio.

In tempo di crisi gli eno-appassionati selezionano con oculatezza i propri piaceri, ma riservano al vino un posto d’onore. Il 45% degli amanti del nettare di Bacco negli ultimi due anni ha comprato lo stesso numero di bottiglie rispetto al passato, e il 47% ha riservato alla propria passione il medesimo budget. Ma attenzione: tutti ricercano il rapporto qualità/prezzo e non si fanno più incantare dalle griffe. Questi i risultati del sondaggio di www.winenews.it e Vinitaly, volto ad indagare gli effetti della congiuntura economica negativa sulle abitudini di consumo degli amanti del buon bere.
Gli enonauti - amanti di vino & internet - non sentono ragioni, e piuttosto di rinunciare alle proprie etichette preferite decidono di tagliare su altre spese. Il 45% di chi ha partecipato al sondaggio – che ha totalizzato 1.847 risposte - ha comprato negli ultimi due anni (periodo interessato dalla crisi economica) lo stesso numero di bottiglie che acquistava prima. Il 36% ne ha comprate di meno, e il 19% ne ha acquistate addirittura di più.
Non è solo una questione di quantità: sempre negli ultimi due anni, il 47% ha destinato all’acquisto di vino lo stesso budget pre-crisi, il 32% ha speso di meno, mentre il 21% ha speso di più. Ma quanto si è disposti a pagare mediamente per una bottiglia di vino? Il 44% degli enonauti da 10 a 20 euro, il 25% fino a 10 euro, il 18% da 20 a 30 euro, il 9% da 30 a 40 euro, il 3% da 40 a 50 euro, e solo l’1% è disposto a spendere oltre 50 euro. La difficile situazione economica non sembra avere influito in maniera rilevate sulla cifra media che gli eno-appassionati sono disponibili a pagare per una bottiglia: per il 67% si tratta dello stesso prezzo di prima, mentre il 28% in passato era disponibile a spendere di più. C’è poi da notare un 5% di risposte che affermano che prima della crisi erano disposte a pagare meno rispetto al presente.
Risultano poi in netta maggioranza gli appassionati che, anche in tempi difficili, sono rimasti fedeli al proprio punto vendita abituale: il 71% acquista infatti il vino nello stesso posto, mentre il 39% adesso cerca negozi più economici. Infine, il 24% degli eno-appassionati dichiara apertamente che la crisi non ha influito per niente sulla propria passione, a fronte di un 76% che invece afferma di aver cambiato in parte le proprie abitudini: ma non, come si è visto, da un punto di vista del budget destinato al vino - la maggioranza di chi ha risposto compra all’incirca lo stesso numero di bottiglie spendendo la stessa cifra totale - quanto di aver rinunciato ad altri piaceri e passioni.

Quello che è cambiato è l’atteggiamento generale: nessuno getta più al vento i propri soldi, e puntare su bottiglie caratterizzate da un buon rapporto qualità/prezzo è diventata la regola universale. Moltissimi quelli che rifuggono dalle griffe, e vanno alla ricerca di etichette poco conosciute, economicamente abbordabili e di buon livello qualitativo. Del resto, avere dei vincoli può anche rappresentare una sfida. Così c’è chi cerca il nuovo e chi, al contrario, punta su vini conosciuti e ampiamente sperimentati, ma ciò che accomuna tutti è una decisa presa di distanza da vini lussuosi e vini-icona in favore di etichette del territorio. Paradossalmente, c’è persino chi, in seguito alla crisi, ha aumentato la quantità di bottiglie acquistate: grazie alla riduzione generalizzata dei prezzi - sono moltissime la cantine che nell’ultimo anno hanno rivisto al ribasso i loro listini - gli eno-appassionati approfittano per comprare una maggiore quantità di vino.
Infine, fermo restando una maggiore attenzione e consapevolezza generale, ecco alcuni “trucchi” per risparmiare suggeriti direttamente dagli enonauti: bere a casa con gli amici, magari dividendo la spesa delle bottiglie, invece di andare al ristorante; acquistare in supermercati e ipermercati che hanno un reparto vino ben fornito (ormai sono sempre di più) o direttamente nelle cantine; approfittare di offerte e promozioni; formare un gruppo di acquisto con altri eno-appassionati.

Ma chi sono gli enonauti che hanno risposto al sondaggio di WineNews ? Si tratta di amanti del vino che vantano una grande dimestichezza con le nuove tecnologie ed una quotidiana frequentazione del web. Sono in maggioranza maschi (79%), il 52% di loro ha un’età compresa fra i 30 e i 45 anni, hanno un elevato titolo di studio (l’85% ha conseguito il diploma di scuola media superiore o la laurea) e godono mediamente di un buon livello socio-economico.

Fonte: Winenews





L'orto come scuola di vita per bambini e adulti
Per imparare non solo il gusto ma anche la pazienza, la parsimonia, i tempi della natura. Per imparare una maggiore capacita' ad essere versatili di fronte ai cambiamenti del mondo. Ecco il ruolo didattico della terra dell'orto.

Sarebbe bello che ci fosse un orto didattico per i bambini in ogni scuola. Perché l’orto insegna la vita, la pazienza, la conservazione, la parsimonia, i tempi della natura. L’orto serve a spiegare il cibo non solo ai più piccoli, ma anche, o soprattutto, agli adulti carichi di tanti preconcetti. Ancora, l’orto come momento di elaborazione mentale della diversità e della versatilità, dell’apertura verso “l’altro”, della memoria fatta di colori, profumi e sapori. Ecco i tanti valori di quel “fazzoletto di terra” così importante emersi da “Il giro dell’orto”, il convegno organizzato da WineNews, uno dei siti di comunicazione più cliccati del wine & food d’Italia, che ha chiamato a raccolta alcuni tra i maggiori esperti sul tema.
“Oggi - ha ricordato il giornalista Carlo Cambi - si dà grande importanza al fatto che i nostri bambini imparino a scuola l’inglese e ad usare il computer, ma spesso si dimentica di insegnare loro qualcosa di non meno utile, anzi, di fondamentale, come da dove nasce il cibo, cosa rappresenta la terra, i valori che racchiude, da dove nascono le nostre radici”. Nadia Nicoletti, insegnante della scuola primaria di Trento, da anni impegnata nell’esperienza degli orti scolastici, ha raccontato come “negli anni ’60 e ’70, ogni scuola in Trentino aveva un orto. E oggi esperienze come gli orti didattici servono per spiegare ai più giovani non solo il gusto e i cicli della natura, ma anche il senso della pazienza e la necessità di conservare i semi, l’origine di tutto, perché il cibo, e quindi la vita, sia replicabile l’anno dopo”.
Un concetto che era ben presente già nell’antichità, come ha spiegato l’architetto del paesaggio Emilio Trabella, che, raccontando per immagini l’evoluzione dell’orto, dall’antico Egitto alle abbazie benedettine, dalla Roma imperiale agli arabi “orti delle delizie”, fino ai giorni nostri, ha ricordato come l’orto sia “un fatto democratico, perché tutti dovrebbero avere diritto ad un orto. Una risorsa preziosa che era oggetto di attenzione anche degli antichi imperatori, e che meritava di essere curata e protetta con alte mura. Perché tutto comincia dall’orto”. E, dall’orto, comincia anche un processo psicologico di apprendimento multisensoriale e naturale di impronta pedagogica steineriana e montessoriana, fatto di odori, colori e sapori che restano indelebili “nella mente” dei più piccoli, ha spiegato lo psicologo Sergio Medaglini dell’Università di Siena. L’orto come luogo nello stesso tempo magico e concreto: “luogo dell’anima, dove si ritrova serenità dal contatto con la terra e ci si allontana per un poco dal mondo”, ha spiegato la scrittrice Pia Pera, creatrice di “Orti di Pace”, ma anche “luogo che educa al mondo reale - ha detto Fabio Renzi, segretario di Symbola, Fondazione per le Qualità Italiana - e all’importanza della salvaguardia della natura. E poi l’orto è anche una metafora del tessuto delle piccole e medie imprese italiane che, da piccole realtà disseminate in tutto il Paese, riescono a tirare fuori quelle eccellenze che ci rendono protagonisti della “green economy””.
Ma l’orto richiede anche lo sviluppo di una certa “versatilità”, perché deve essere capace di adattarsi alle condizioni climatiche, ai cicli della natura, ai prodotti disponibili in un dato momento, all’arrivo di nuovi ortaggi e verdure, magari anche da Paesi diversi e lontani. “Uno schema cognitivo che si può riflettere in tutte le attività della vita - dice Giacomo Mojoli, docente della Facoltà di Design del Politecnico di Milano - e che è fondamentale per combattere certe chiusure mentali totalmente fuori luogo in tempi in cui tutto cambia a ritmi vertiginosi, dalla società all’economia, e in cui per capire cosa succederà tra 10-15 anni serve, appunto, versatilità. Un concetto che vuol dire saper prendere il meglio dalle culture e dai beni che abbiamo a disposizione per sviluppare nuove consapevolezze e diventare sempre più “consum-attori”, protagonisti attivi della nostra esistenza”.
“E allora sarebbe bello che ci fosse un progetto di orto per i bambini in ogni scuola d’Italia” ha detto Alessandro Regoli, direttore e fondatore, con Irene Chiari, di WineNews, che ha messo in campo un progetto di educazione al gusto con un orto privato a disposizione delle Scuole di Montalcino, con gli alunni seguiti nelle loro attività dalla maestra Sonia Corsi e dall’agronoma Gabriella Ferrari. “Insegnare ai bambini il gusto e la naturalità del cibo, i tempi delle stagioni, il mettere le mani nella terra - aggiunge Regoli - è importante per dare un futuro migliore alle nuove generazioni. Per dare vita a progetti come questo, però, serve un più intenso e virtuoso rapporto tra pubblico e privato, una maggiore attenzione delle istituzioni a un tema che è davvero molto importante”.

Fonte: Winenews




Domenica 23 maggio: parte il V Trofeo Cantina di Vicobarone
Assieme all'appuntamento con i motori si celebra la nascita dei tre nuovi vini della Cantina, il Gutturnio Vigore, la Malvasia Aura e l'Ortrugo Almaco. Dopo un breve sosta alla sede della Cantina, a Vicobarone, il Trofeo tocchera' le principali localita' della Valtidone.








Nuove stelle si aggiungono alla costellazione dei vini della Cantina di Vicobarone
La Cantina di Vicobarone presenta le sue nuove selezioni: il Gutturnio Frizzante Vigore, la Malvasia Aura e l'Ortrugo Almaco.

Scarica la brochure delle nuove Selezioni Vigore, Aura e Almaco in formato PDF (950 Kb).







Domenica 9 maggio: Slow Food Piacenza presenta l'abbinamento Aura Malvasia Ferma e Patanegra
Un'altra domenica all'insegna del gusto e delle novita': la Cantina di Vicobarone ha in programma per domenica 9 maggio, in collaborazione con Slow Food Piacenza, la presentazione di Aura Malvasia Ferma D.O.C. in abbinamento con il prosciutto crudo spagnolo Patanegra.








La Cantina di Vicobarone partecipa a Cantine Aperte 2010
Come tutti gli anni, l'ultima domenica del mese di maggio e' dedicata alle degustazioni nelle tantissime cantine che aderiscono al movimento Turismo del Vino. Cantine Aperte e' l’evento più importante che si svolge in Italia con protagonista il vino, la sua gente e i suoi territori.
Da ben 17 anni, nell’ultima domenica di maggio, le cantine socie del Movimento Turismo del Vino aprono le proprie porte al pubblico, favorendo un contatto diretto con gli appassionati del vino.
L’interesse verso l’evento è cresciuto notevolmente di anno in anno ed ha attirato sempre più l’attenzione di turisti e residenti, incuriositi dalla manifestazione ma soprattutto desiderosi di fare un’esperienza di grande valore culturale e umano.

Vai al sito di Cantine Aperte (Movimento Turismo del Vino)







Domenica 2 maggio: "Quattro passi tra i vigneti"
Un'iniziativa nata per far conoscere i vini, i sapori e i panorami delle colline di Ziano Piacentino. Iniziando dalla visita guidata della Cantina di Vicobarone, in cui verranno mostrate le varie fasi della lavorazione necessarie alla trasformazione delle uve in pregiato vino.
Un ricco buffet accompagnatoo dai vini della cantina stessa, dara' l'energia per iniziare la passeggiata verso la seconda cantina in programma, ove verra' servito un sostanzioso assaggio dei prodotti tipici della zona.
Si passeggera' in un tratto di campagna, utilizzando sentieri sterrati, ma agevoli, adatti a tutte le eta': un itinerario per meglio apprezzare le bellezze dei nostri paesaggi.
Nell'ultima cantina ci si concedera' qualche peccato di gola con i dolci abbinati ai vini della zona.
Un servizio con auto (attorno alle 16- 16.30) vi permettera' di recuperare gli automezzi.
Le prenotazioni si ricevono entro il venerdì della data in programma.
Le manifestazioni saranno sospese in caso di maltempo per l'imipraticabilita' dei sentieri.
E' inoltre consigliato un abbigliamento sportivo.

I sentieri previsti nel programma hanno una durata di circa 20-28 minuti.
Per la manifestaione in notturna in programma l'ultimo sabato del mese il ritrovo e' previsto intorno alle 19.00 presso la cantina di partenza, quindi ci sara' una passeggiata panoramica all'ora del tramonto.
Visita alla Cantina e poi un gustoso incontro con i sapori della tradizionale cucina piacentina. Si chiude in musica ed eventualmente dormire presso gli agriturismi della zona.







E' pronto il vino sfuso della vendemmia 2009
Come ogni anno ha inizio la campagna damigiane, periodo nel quale la Cantina di Vicobarone vende il vino sfuso per l'imbottigliamento. E' pronto quindi il vino della vendemmia 2009 ed e' ancora valida l'offerta dell'anno passato: se compri il vino sfuso, noi ti regaliamo i tappi.






Nuovi premi e sconti per i possessori di Fidelity Card
Se non hai ancora la Fidelity Card della Cantina di Vicobarone, la tessera che ti premia con eccezionali sconti e con regali fantastici, falla subito: avrai subito in regalo il "welcome kit", una bottiglia e il cavatappi della Cantina.
Raccogli i punti e scegli tra i buoni sconto o i regali.







La Cantina di Vicobarone al Vinitaly 2010
La Cantina di Vicobarone partecipera' anche quest'anno al Vinitaly di Verona - Verona Fiere dal 8 al 12 aprile 2010
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Domenica 11 aprile: incontro speciale con Slow Food Piacenza e partenza del cicloraduno Titano
La Cantina di Vicobarone ha organizzato una giornata speciale: domenica 11 aprile, in collaborazione con Slow Food Piacenza, presentazione di Titano Gutturnio Classico e il formaggio Bitto. Parallelamente il cicloraduno Titano impegnera' ciclisti di ogni provenienza in un percorso lungo circa 50 Km che tocchera' localita' come Luzzano, Fornello, Semino', Trevozzo, Stadera, Nibbiano, ecc.








La dedizione al territorio e la nostra passione per il vino si incontrano domenica 14 marzo.
Cantina di Vicobarone in collaborazione con Slow Food Piacenza presenta Malvasia Secco Frizzante D.O.C. con la “spalla cruda”. Vi aspettiamo alle ore 11.30 per la degustazione guidata nel punto vendita di Vicobarone.








"Vino e paesaggio", un piano regolatore rurale dei territori dell'enologia italiana
"Vino e paesaggio, materiali per il governo del territorio": ecco una guida per un vero e proprio piano regolatore rurale dei territori dell'enologia italiana. A presentarlo le città del vino in collaborazione con la camera dei deputati.

Il paesaggio è un patrimonio fondamentale della storia e della cultura di un territorio, un fattore di primaria importanza per la sua competitività in termini turistici e come valore aggiunto, per la sua capacità evocativa, dell’identità di ogni prodotto, il vino in primis. Per questo, il paesaggio rurale non può più essere “affidato” alle dinamiche economiche spontanee, ma può e deve essere oggetto di una pianificazione urbanistica, allo stesso modo delle aree d’insediamento urbano: per tutelarlo e valorizzarlo le Città del Vino hanno raccolto idee, regole ed esperienze concrete per un vero e proprio “piano regolatore rurale”, nel prezioso volume “Vino e Paesaggio.
Materiali per il governo del territorio”, presentato oggi, a Palazzo Marini a Roma, in collaborazione con la Presidenza della Camera dei Deputati. La tutela del paesaggio non è solo conservazione, ma è anche e soprattutto difesa dell’ambiente, di pari passo con le esigenze dell’agricoltura moderna.
L’obiettivo del lavoro delle Città del Vino, che già sono dotate di un proprio Piano Regolatore - uno strumento urbanistico per attuare una politica di governo del territorio che persegua lo sviluppo economico fondato sulle reali vocazioni vitivinicole del territorio in un quadro di attenta salvaguardia ambientale - è quello di “far crescere una “cultura” del paesaggio e, in particolare, del paesaggio vitivinicolo - sottolinea il presidente Giampaolo Pioli - far maturare l’idea che il “territorio rurale aperto” può essere oggetto di attività pianificatrice da parte dell’ente pubblico, in accordo con il mondo della produzione vitivinicola e agricola, e fornire ai Comuni princìpi, regole, esperienze concrete di trasformazione di quelle idee in norma”.
Con la Convenzione Europea del Paesaggio, la Conferenza del Consiglio d’Europa ha iniziato da tempo un lungo e faticoso lavoro per sedimentare nell’animo di chi è chiamato a decidere, ma anche nel senso comune delle genti, l’idea del paesaggio come patrimonio di tutti.
Grazie a questa sollecitazione, è nato il volume “Vino e Paesaggio” (a cura di Pier Carlo Tesi, Lorenzo Vallerini e Luigi Zangheri; info: redazione@cittadelvino.com), che rappresenta il risultato di un lavoro di due anni, grazie al quale le Città del Vino sono entrate a far parte come membro permanente della Conferenza del Consiglio d’Europa.

Fonte: WineNews






Festa del vino nuovo: domenica 14 febbraio
Festeggia il vino nuovo con noi: a Vicobarone il giorno di San Valentino per tutto la giornata buffet con polenta e cotechino, salumi piacentini e dolci tradizionali di carnevale. Il punto vendita di Vicobarone sarà aperto al pubblico anche tutte le domeniche da febbraio a maggio dalle ore 9:00 alle ore 13:00 e dalle 14:00 alle 18:00.







Le fasi lunari e il vino: consigli pratici per l'imbottigliamento
Se credete che la tradizione conti, imbottigliate con tempo sereno e non ventoso ed in luna calante. Il calendario per il 2010.

Giorni consigliati per ottenere vino vivace **


Luna calante:
31 genn  al 13 febbb
1 marzo al 14 marzo
31 marzo al 13 aprile
29 aprile 13 maggio
29 maggio al 11 giugno

1° quarto*:
23 genn
22 febbraio
23 marzo
21 aprile
21 maggio
19 giugno

*Secondo alcuni per vini piu' vivaci e' possibile imbottigliare con luna crescente al primo quarto.
** il vino deve avere un residuo zuccherino perché avvenga la rifermentazione in bottiglia!
n.b.: 1% di zucchero residuo, dopo la rifermentazione, sviluppa una pressione di circa 2,4 atm.!! 


Giorni consigliati per ottenere vini fermi e/o da invecchiare**

Luna calante:
27 giugno al 10 luglio
27 luglio al 9 agosto
25 agosto al 7 sett
24 sett al 6 ottobre
24 ottob al 5 novem
22 dic al 31 dicem

ultimo quarto*
4 luglio
3 agosto
1 settembre
1 ottobre
30 ottobre
28 novembre
28 dicembre

* In particolare per vini di pregio da invecchiare preferire la luna all'ultimo quarto
**il vino deve essere "secco" (% zucchero=0) 


Inoltre:
- Lasciate riposare la damigiana al fresco e allo scuro per alcuni giorni.
- Non lasciare trascorrere più di un mese dall'acquisto del vino per le operazioni di imbottigliamento.
- Le bottiglie devono essere ben lavate e, al momento dell'imbottigliamento,  sciacquate ("avvinate") con lo stesso vino e messe a sgocciolare capovolte.
- Non tenete il vino a lungo a contatto con l'aria, specie se bianco.
- Se i tappi acquistati non sono lubrificati provvedere alla loro lubrificazione con olio enologico 24 ore prima di tappare. Versare poche gocce d'olio nel sacchetto dei tappi, non troppo pieno, e quindi agitare in modo che tutti i tappi si ungano.
- Il tappo deve distare almeno 2 - 3 cm dal livello del vino.
- Le bottiglie vanno tenute per qualche giorno in piedi in modo che il tappo riprenda la sua consistenza e poi conservatele o in piedi o coricate (coricate suggerito per vini da invecchiare), in ambiente fresco, buio e silenzioso.
- L'eventuale odore di tappo nel vino non dipende dal tappo che si è bagnato di vino, ma da batteri a volte presenti in alcune partite di sughero. Non risparmiate sui tappi!
- Suggeriamo, specialmente per vini che devono rifermentare in bottiglia (vivaci), tappi in sughero agglomerato "0 + 2", con due rondelle di sughero pieno ad una estremità (quella che va all'interno della bottiglia). Sono economici e più sicuri.

fonte: www.landweb.it - A cura della Associazione laValtidone 






Gli italiani sempre piu' coltivatori per hobby
Con almeno un ettare di terreno, si produce per autoconsumo e per gli amici. Le coltivazioni piu' praticate sono ortaggi, frutta, vite, olivo.

Italiani agricoltori per hobby, ma in grado di produrre, in quanto proprietari di terreni mediamente di un ettaro, tanto olio e vino da etichettarlo e donarlo ad amici e parenti. Con un numero crescente di persone che decidono di spostarsi in campagna, dedicandosi anche ad attività tipiche di questi spazi rurali, l’agricoltura in primis. Emerge dal primo rapporto Nomisma sugli “hobby farmer” in Italia, basato su 4.000 interviste, che sarà presentato a Fieragricola (Verona, il 5 febbraio), in collaborazione con il periodico “Vita in campagna”.
La compagine degli hobby farmer è molto variegata: impiegati, liberi professionisti, lavoratori autonomi, dipendenti pubblici, operai, pensionati. Ai contadini per hobby non interessa ottenere reddito dal terreno; sono accomunati dalla passione di coltivare e praticare l’attività agricola, al fine di ottenere prodotti per l’autoconsumo familiare (61,9%), ma anche per stare all’aria aperta (61,0%) e avere la possibilità di risparmiare (24,9%). Le dimensioni medie dei terreni coltivati non sono marginali: si aggirano su 1,3 ettari, spesso comprendenti anche parti a bosco.

L’agricoltore “amatoriale”, nell’identikit fornito dalla ricerca, si caratterizza per il possesso di un terreno agricolo coltivato nel tempo libero (39,4% ha ereditato l’appezzamento; 36% lo ha acquistato; solo il 3,4% sono i casi di affidamento in gestione e l’1,4% le locazioni). Si distinguono dall’agricoltore “non professionale” che, pur dedicando meno del 50% del suo tempo, viene periodicamente monitorato dall’Istat; e, in Italia, ben il 70% dei conduttori agricoli svolge l’attività agricola in maniera part-time. Questo interesse per le attività agricole da parte di non addetti ai lavori è riconosciuto in ambito internazionale come “tendenza in crescita”; a livello italiano, sottolineano i ricercatori, rappresenta “una realtà consolidata”, ma mai quantificata perchè sfugge alla rilevazione censuaria. Sta poi oggi assumendo particolare rilevanza, con la crisi economica che porta molti a riscoprire le bontà e la convenienza dei prodotti del proprio orto e frutteto.

Le coltivazioni più praticate riguardano ortaggi, frutta, vite e olivo. Molto spesso (72%) sono accompagnate da processi di trasformazione (confetture e marmellate, conserve, vino, olio, miele, formaggio) - ovviamente su piccola scala - e in qualche caso anche da piccoli allevamenti. Da un confronto con i censimenti agricoli nel 1990 e nel 2000, continua l’analisi Nomisma, si evidenzia un calo di 1,8 milioni di ettari contestualmente ad una diminuzione di 430.000 aziende.
“Non è pensabile - affermano i ricercatori - che questi milioni di ettari siano stati tutti destinati alla cementificazione. La superficie agricola non più rilevata dal Censimento Istat non è scomparsa: ha, invece, cambiato possessore, passando da un agricoltore ad un altro soggetto ‘estraneo’ al settore primario che si muove secondo logiche rivolte soprattutto al mantenimento ambientale e paesaggistico (69,8%).
Con benefici sottostimati - alla luce della mancanza di rilevazioni statistiche - che però permettono, assieme al contributo preponderante dell’attività propriamente agricola, una conservazione degli spazi rurali (19,1%) e della biodiversità (36,5%) i cui vantaggi finiscono con il ricadere su tutti noi”.


fonte: www.winenews.it



Importazione di vino negli USA: aumentanoi volumi, si abbassa il valore
Fine anno senza (piacevoli) sorprese per il vino italiano negli Stati Uniti, dove continua il trend che vede aumentare le importazioni dei vini in quantità, con un crollo inversamente proporzionale del valore.

Secondo i dati dell’Italian Wine & Food Istitute, condotto da Lucio Caputo, nel periodo gennaio-ottobre 2009, è arrivato dall’estero il 14,5% di vino in più sul 2008 (6.817.000 ettolitri), per un valore più basso del 14,4% (2,598 miliardi di dollari). E il Belpaese, che in valore rimane comunque leader, arretra in entrambi i parametri, con un -4,6% in quantità e un -14,9% in valore (1.712.000 ettolitri per 822,3 milioni di dollari). Male tutti i principali produttori europei, dalla Francia alla Germania, fino alla Spagna, anche a causa dell’euro forte sul dollaro. A vedere aumentare il proprio business negli States sono l’Australia, prima in quantità, il Cile (119,8%), la Nuova Zelanda (+14,5%) e l’Argentina (+7,1%), soprattutto grazie ai vini sfusi, tra i 47 e i 66 centesimi al litro. A regalare un sorriso benaugurante all’Italia sono le bollicine, con un +13,4% in quantità e +7,6% in valore (137.810 ettolitri per 87,66 milioni di dollari), su un mercato americano che vede, in generale, un calo del 6,7% in volume e del 30,1% in valore.

Fonte: Winenews



Ricerca: ecco perche' il vino rosso fa bene, spiegato 'Paradosso Francese'
Il vino rosso fa bene al cuore e ora si sa anche perché. Ricercatori francesi hanno infatti scoperto un meccanismo molecolare attraverso cui i polifenoli contenuti nella bevanda permettono alle cellule che rivestono le arterie di produrre un vasodilatatore, il monossido di azoto, grazie all'intermediazione di un recettore di estrogeni.

Si spiega così anche dal punto di vista scientifico - e non solo semplicemente statistico - il cosiddetto 'paradosso francese', ovvero il numero minore di infarti nel Sud Est della Francia dove pure l'alimentazione è ricca di grassi (foie gras, carne conservata nel brodo di cottura) ma anche di vino rosso. I risultati della ricerca, realizzata sui topi grazie alla collaborazione di tre equipe, sono pubblicati su 'Plos One'. I ricercatori avevano già individuato da tempo nel monossido di azoto il 'protagonista' dei benefici del rosso. Non si sapeva, però, come venisse prodotto.

Secondo i nuovi studi - realizzati dai ricercatori dell'Istituto nazionale per la salute e la ricerca (Inserm) di Anger insieme a quelli dell'università Louis Pasteur di Strasburgo e l'università Paul Sabatier di Tolosa - la chiave è uno dei recettori di estrogeni delle cellule sulle pareti dei vasi, alle quali si legano molecole di un polifenolo che attiva la produzione di monossido di azoto. L'idea di indagare sul recettore nasce dalla constatazione che le donne in età fertile, che producono estrogeni, hanno meno rischi cardiaci. I ricercatori hanno seguito diverse strade per verificare il meccanismo nei topi. Una controprova è stata realizzata utilizzando un farmaco anticancro (fulvestrant), inibitore del recettore 'indagato' che blocca la produzione di monossido di azoto da parte delle cellule vascolari e impedisce alle arterie di dilatarsi.

Fonte: Adnkronos Salute



Cassiopea Malvasia Dolce Spumante su Mangiaeabbina
"Cassiopea: mai come in questo caso nomen est omen. Vino spumante dolce, piacevole, intrigante mix di bollicine briose per stuzzicare ogni millimetro del palato.". Lo dice Mangiaeabbina, il blog enogastronomico delll'Espresso, che loda le virtu' del nostro spumante dolce.

E continua: "Il Vitigno è Malvasia aromatica di Candia che si esprime ad alti livelli anche nella versione dolce grazie ad un bouquet di frutta matura, gusto dolce e accattivante. Lavorazione: spremitura soffice delle uve e parziale fermentazione del mosto a temperatura controllata.
Presa di spuma in autoclave. Vino bianco di un bel giallo paglia con tenui sfumature dorate. Cassiopea è indicato con desserts, dolci tradizionali, lievitati e non, a base di crema, glasse e altre bontà.
E come non abbinarlo con un panettone tradizionale, visto che siamo nel periodo natalizio.
Tenore alcolico di 7% servitelo tra i 6° e i 7°.
Non resta altro che alzare i calici verso l'alto e brindare con Cassiopea naturalmente con opportuna moderazione."

Vai alla pagina del sito Mangiaeabbina
Cassiopea e i dolci tipici piacentini
Domenica 13 dicembre nei due punti vendita della Cantina, a Vicobarone e a Piacenza, evento speciale in collaborazione con Slow Food Piacenza: degustazione dello spumante Cassiopea e i dolci tipici piacentini: la spongata, la torta sbrisolona e le tradizionali ciambelline. A partire dalle ore 11.00.






E Londra ringrazia il caldo: affari col vino. L’altra faccia del surriscaldamento.
“In vino veritas”. A Copenaghen sono pronti a scommetterci. Soprattutto se gli chiedi di Nicolas Sarkozy e di tutto quel suo impegno per tener in piedi un vertice scalcagnato e inconcludente.
Eh sì, il segreto magari è tutto lì, nascosto in una flûte o tra le bollicine d’un “perlage” che il malvagio effetto serra rischia di cancellare come neve d’aprile. O, peggio ancora, di regalarlo alle uve della perfida Albione, a quei vigneti che da cinque anni invadono le campagne del Sussex, del Kent, del Dorset e del Gloucestershire, allargandosi tra coltivazioni di mele e vecchi mulini. Eh sì, non tutti i mali vengono per nuocere e i vinificatori inglesi sono i primi a inneggiare all’effetto serra. Grazie a quel tepore senza precedenti, grazie al calduccio d’inverni semi-tropicali le loro vigne crescono rigogliose e regalano vini e spumantini capaci di far concorrenza alle botti di Bordeaux e alle bolle dello Champagne. Non ci credete? Fatevi un giro per le cantine della zona, date un’occhiata ai conti. Quest’anno i silenziosi vinificatori di Sua Maestà han messo in cantina tre milioni di bottiglie, raddoppiando la produzione media degli ultimi cinque anni. “Stiamo beneficiando di un disastro globale, sembrerà orribile inappropriato, ma le cose vanno così”, ammette tra l’allegro e l’imbarazzato Christopher Foss, responsabile degli studi sul vino al College di Plumpton nel Sussex. E il peggio per i francesi, giura, deve ancora venire.
“Tra meno di 10 anni da queste parti ci godremo un clima simile a quello della valle della Loira, tra venti credetemi tra qui e le campagne di Bordeaux non farà più alcuna differenza”. Tragedia insomma. Prospettive climatiche da incubo, roba da non far dormire il povero Sarkozy, mettere sull’allarme i vignaioli del Bordeaux e mandare in depressione l’orgogliosa “grandeur” delle bollicine. I primi a fremere sono i signori dello champagne, i proprietari delle cantine che da secoli si contendono l’orgoglio del “perlage”. Eh sì, perché se il nome champagne non è riproducibile, il prodotto lo è. Eccome. Soprattutto se l’euforia da vino spinge gli scienziati di Cambridge a dar credito all’antica leggenda di due nazioni separate, “solo” 9mila anni fa, da uno striminzito lago, una pozza d’acqua nel mezzo della stessa, immensa Champagne. Certo a Parigi già sbuffano e alzano il nasino sdegnato per quelle fole tutte inglesi, ma negli eleganti e sofisticati wine bar di Chelsea il “fizz” di Sua Maestà, lo spumantino “Made in Uk”, incomincia a conquistare i palati e far concorrenza al tanto amato Champagne. E non soltanto per il prezzo ormai assolutamente in linea con quello di un Möet o di un Veuve Clicquot, ma per il bouquet e la fragranza. Grazie alla benedizione di San Effetto Serra i grappoli di “pinot nero”, “pinot meunier” e “chardonnay” delle campagne dell’Inghilterra meridionale non sono più sinonimo di bevande insipide tristanzuole, ma incominciano a conquistare premi internazionali. L’effetto tepore trascina insomma il maledetto “fizz” dai peggiori pub alle vetrine delle migliori enoteche. Il tutto mentre lo stesso caldo fa sudare sette dannate camice ai nobili vignaioli di Bordeaux e dintorni impegnati a tener sotto controllo l’alcol e gli zuccheri che minacciano di trasformare in marsala i loro nobili prodotti. E così per i sommelier britannici inizia la stagione dell’orgoglio. “I vini inglesi sono come le mele inglesi: una siepe di sapori in un pomeriggio autunnale”, scrive con tono di rivincita l’esperto d’Oltremanica Tim Atkin. Dimentica solo un particolare. A piantar lì per la prima volta quelle uve e a trasformare il Sud dell’Inghilterra nel vigneto d’Europa furono duemila anni fa i Romani. Quando l’effetto serra e lo champagne non se lo sognavano manco gli ubriachi.

Fonte: Il Giornale - Autore: Gian Micalessin

Il Gambero Rosso premia la Cantina con i due bicchieri
Un prestigioso premio arriva inaspettato dal Gambero Rosso: sulla guida Vini d'Italia 2010 ben quattro bottiglie sono premiate con i due bicchieri: il Gutturnio Classico Riserva D.O.C. Pleione, il Gutturnio Frizzante D.O.C., il Malvasia Secco D.O.C. e il fantastico Passito di Malvasia.



Anche Bere Bene del Gambero Rosso parla di noi
Anche la prestigiosa guida Bere Bene Low Cost 2010 del Gambero Rosso ha insignito il Gutturnio Frizzante 2008 D.O.C. con il premio Qualita' Prezzo.

Lo storico almanacco, ormai alla ventesima edizione, e' rivolto agli enoappassionati attenti all'equilibrio qualita'-prezzo senza rinunciare alle accurate selezioni dei migliori prodotti.
Berebene Low Cost del Gambero Rosso e i vini premiati saranno presenti a Roma alla "Citta' del gusto" sabato 12 dicembre 2009.



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