Archivio News 2010


Domenica 13 giugno degustazione Vigore e salame mantovano
La dedizione al territorio e la nostra passione per il vino sono lo spunto per un altro appuuntamento con le degustazioni della Cantina di Vicobarone e Slow Food Piacenza. Questo mese l'abbinamento proposto e' il nuovo Gutturnio Vigore con il celebre salame mantovano.








In tempo di crisi gli eno-appassionati tagliano le spese ma non il buon bere
Il 45% degli appassionati del vino negli ultimi due anni ha acquistato lo stesso numero di bottiglie e ben il 47% ha riservato alla spesa del vino lo stesso budget di qualche anno fa: piuttosto si fanno altre rinunce ma bere bene rimane un ottimo rimedio per vivere meglio.

In tempo di crisi gli eno-appassionati selezionano con oculatezza i propri piaceri, ma riservano al vino un posto d’onore. Il 45% degli amanti del nettare di Bacco negli ultimi due anni ha comprato lo stesso numero di bottiglie rispetto al passato, e il 47% ha riservato alla propria passione il medesimo budget. Ma attenzione: tutti ricercano il rapporto qualità/prezzo e non si fanno più incantare dalle griffe. Questi i risultati del sondaggio di www.winenews.it e Vinitaly, volto ad indagare gli effetti della congiuntura economica negativa sulle abitudini di consumo degli amanti del buon bere.
Gli enonauti - amanti di vino & internet - non sentono ragioni, e piuttosto di rinunciare alle proprie etichette preferite decidono di tagliare su altre spese. Il 45% di chi ha partecipato al sondaggio – che ha totalizzato 1.847 risposte - ha comprato negli ultimi due anni (periodo interessato dalla crisi economica) lo stesso numero di bottiglie che acquistava prima. Il 36% ne ha comprate di meno, e il 19% ne ha acquistate addirittura di più.
Non è solo una questione di quantità: sempre negli ultimi due anni, il 47% ha destinato all’acquisto di vino lo stesso budget pre-crisi, il 32% ha speso di meno, mentre il 21% ha speso di più. Ma quanto si è disposti a pagare mediamente per una bottiglia di vino? Il 44% degli enonauti da 10 a 20 euro, il 25% fino a 10 euro, il 18% da 20 a 30 euro, il 9% da 30 a 40 euro, il 3% da 40 a 50 euro, e solo l’1% è disposto a spendere oltre 50 euro. La difficile situazione economica non sembra avere influito in maniera rilevate sulla cifra media che gli eno-appassionati sono disponibili a pagare per una bottiglia: per il 67% si tratta dello stesso prezzo di prima, mentre il 28% in passato era disponibile a spendere di più. C’è poi da notare un 5% di risposte che affermano che prima della crisi erano disposte a pagare meno rispetto al presente.
Risultano poi in netta maggioranza gli appassionati che, anche in tempi difficili, sono rimasti fedeli al proprio punto vendita abituale: il 71% acquista infatti il vino nello stesso posto, mentre il 39% adesso cerca negozi più economici. Infine, il 24% degli eno-appassionati dichiara apertamente che la crisi non ha influito per niente sulla propria passione, a fronte di un 76% che invece afferma di aver cambiato in parte le proprie abitudini: ma non, come si è visto, da un punto di vista del budget destinato al vino - la maggioranza di chi ha risposto compra all’incirca lo stesso numero di bottiglie spendendo la stessa cifra totale - quanto di aver rinunciato ad altri piaceri e passioni.

Quello che è cambiato è l’atteggiamento generale: nessuno getta più al vento i propri soldi, e puntare su bottiglie caratterizzate da un buon rapporto qualità/prezzo è diventata la regola universale. Moltissimi quelli che rifuggono dalle griffe, e vanno alla ricerca di etichette poco conosciute, economicamente abbordabili e di buon livello qualitativo. Del resto, avere dei vincoli può anche rappresentare una sfida. Così c’è chi cerca il nuovo e chi, al contrario, punta su vini conosciuti e ampiamente sperimentati, ma ciò che accomuna tutti è una decisa presa di distanza da vini lussuosi e vini-icona in favore di etichette del territorio. Paradossalmente, c’è persino chi, in seguito alla crisi, ha aumentato la quantità di bottiglie acquistate: grazie alla riduzione generalizzata dei prezzi - sono moltissime la cantine che nell’ultimo anno hanno rivisto al ribasso i loro listini - gli eno-appassionati approfittano per comprare una maggiore quantità di vino.
Infine, fermo restando una maggiore attenzione e consapevolezza generale, ecco alcuni “trucchi” per risparmiare suggeriti direttamente dagli enonauti: bere a casa con gli amici, magari dividendo la spesa delle bottiglie, invece di andare al ristorante; acquistare in supermercati e ipermercati che hanno un reparto vino ben fornito (ormai sono sempre di più) o direttamente nelle cantine; approfittare di offerte e promozioni; formare un gruppo di acquisto con altri eno-appassionati.

Ma chi sono gli enonauti che hanno risposto al sondaggio di WineNews ? Si tratta di amanti del vino che vantano una grande dimestichezza con le nuove tecnologie ed una quotidiana frequentazione del web. Sono in maggioranza maschi (79%), il 52% di loro ha un’età compresa fra i 30 e i 45 anni, hanno un elevato titolo di studio (l’85% ha conseguito il diploma di scuola media superiore o la laurea) e godono mediamente di un buon livello socio-economico.

Fonte: Winenews





L'orto come scuola di vita per bambini e adulti
Per imparare non solo il gusto ma anche la pazienza, la parsimonia, i tempi della natura. Per imparare una maggiore capacita' ad essere versatili di fronte ai cambiamenti del mondo. Ecco il ruolo didattico della terra dell'orto.

Sarebbe bello che ci fosse un orto didattico per i bambini in ogni scuola. Perché l’orto insegna la vita, la pazienza, la conservazione, la parsimonia, i tempi della natura. L’orto serve a spiegare il cibo non solo ai più piccoli, ma anche, o soprattutto, agli adulti carichi di tanti preconcetti. Ancora, l’orto come momento di elaborazione mentale della diversità e della versatilità, dell’apertura verso “l’altro”, della memoria fatta di colori, profumi e sapori. Ecco i tanti valori di quel “fazzoletto di terra” così importante emersi da “Il giro dell’orto”, il convegno organizzato da WineNews, uno dei siti di comunicazione più cliccati del wine & food d’Italia, che ha chiamato a raccolta alcuni tra i maggiori esperti sul tema.
“Oggi - ha ricordato il giornalista Carlo Cambi - si dà grande importanza al fatto che i nostri bambini imparino a scuola l’inglese e ad usare il computer, ma spesso si dimentica di insegnare loro qualcosa di non meno utile, anzi, di fondamentale, come da dove nasce il cibo, cosa rappresenta la terra, i valori che racchiude, da dove nascono le nostre radici”. Nadia Nicoletti, insegnante della scuola primaria di Trento, da anni impegnata nell’esperienza degli orti scolastici, ha raccontato come “negli anni ’60 e ’70, ogni scuola in Trentino aveva un orto. E oggi esperienze come gli orti didattici servono per spiegare ai più giovani non solo il gusto e i cicli della natura, ma anche il senso della pazienza e la necessità di conservare i semi, l’origine di tutto, perché il cibo, e quindi la vita, sia replicabile l’anno dopo”.
Un concetto che era ben presente già nell’antichità, come ha spiegato l’architetto del paesaggio Emilio Trabella, che, raccontando per immagini l’evoluzione dell’orto, dall’antico Egitto alle abbazie benedettine, dalla Roma imperiale agli arabi “orti delle delizie”, fino ai giorni nostri, ha ricordato come l’orto sia “un fatto democratico, perché tutti dovrebbero avere diritto ad un orto. Una risorsa preziosa che era oggetto di attenzione anche degli antichi imperatori, e che meritava di essere curata e protetta con alte mura. Perché tutto comincia dall’orto”. E, dall’orto, comincia anche un processo psicologico di apprendimento multisensoriale e naturale di impronta pedagogica steineriana e montessoriana, fatto di odori, colori e sapori che restano indelebili “nella mente” dei più piccoli, ha spiegato lo psicologo Sergio Medaglini dell’Università di Siena. L’orto come luogo nello stesso tempo magico e concreto: “luogo dell’anima, dove si ritrova serenità dal contatto con la terra e ci si allontana per un poco dal mondo”, ha spiegato la scrittrice Pia Pera, creatrice di “Orti di Pace”, ma anche “luogo che educa al mondo reale - ha detto Fabio Renzi, segretario di Symbola, Fondazione per le Qualità Italiana - e all’importanza della salvaguardia della natura. E poi l’orto è anche una metafora del tessuto delle piccole e medie imprese italiane che, da piccole realtà disseminate in tutto il Paese, riescono a tirare fuori quelle eccellenze che ci rendono protagonisti della “green economy””.
Ma l’orto richiede anche lo sviluppo di una certa “versatilità”, perché deve essere capace di adattarsi alle condizioni climatiche, ai cicli della natura, ai prodotti disponibili in un dato momento, all’arrivo di nuovi ortaggi e verdure, magari anche da Paesi diversi e lontani. “Uno schema cognitivo che si può riflettere in tutte le attività della vita - dice Giacomo Mojoli, docente della Facoltà di Design del Politecnico di Milano - e che è fondamentale per combattere certe chiusure mentali totalmente fuori luogo in tempi in cui tutto cambia a ritmi vertiginosi, dalla società all’economia, e in cui per capire cosa succederà tra 10-15 anni serve, appunto, versatilità. Un concetto che vuol dire saper prendere il meglio dalle culture e dai beni che abbiamo a disposizione per sviluppare nuove consapevolezze e diventare sempre più “consum-attori”, protagonisti attivi della nostra esistenza”.
“E allora sarebbe bello che ci fosse un progetto di orto per i bambini in ogni scuola d’Italia” ha detto Alessandro Regoli, direttore e fondatore, con Irene Chiari, di WineNews, che ha messo in campo un progetto di educazione al gusto con un orto privato a disposizione delle Scuole di Montalcino, con gli alunni seguiti nelle loro attività dalla maestra Sonia Corsi e dall’agronoma Gabriella Ferrari. “Insegnare ai bambini il gusto e la naturalità del cibo, i tempi delle stagioni, il mettere le mani nella terra - aggiunge Regoli - è importante per dare un futuro migliore alle nuove generazioni. Per dare vita a progetti come questo, però, serve un più intenso e virtuoso rapporto tra pubblico e privato, una maggiore attenzione delle istituzioni a un tema che è davvero molto importante”.

Fonte: Winenews




Domenica 23 maggio: parte il V Trofeo Cantina di Vicobarone
Assieme all'appuntamento con i motori si celebra la nascita dei tre nuovi vini della Cantina, il Gutturnio Vigore, la Malvasia Aura e l'Ortrugo Almaco. Dopo un breve sosta alla sede della Cantina, a Vicobarone, il Trofeo tocchera' le principali localita' della Valtidone.








Nuove stelle si aggiungono alla costellazione dei vini della Cantina di Vicobarone
La Cantina di Vicobarone presenta le sue nuove selezioni: il Gutturnio Frizzante Vigore, la Malvasia Aura e l'Ortrugo Almaco.

Scarica la brochure delle nuove Selezioni Vigore, Aura e Almaco in formato PDF (950 Kb).







Domenica 9 maggio: Slow Food Piacenza presenta l'abbinamento Aura Malvasia Ferma e Patanegra
Un'altra domenica all'insegna del gusto e delle novita': la Cantina di Vicobarone ha in programma per domenica 9 maggio, in collaborazione con Slow Food Piacenza, la presentazione di Aura Malvasia Ferma D.O.C. in abbinamento con il prosciutto crudo spagnolo Patanegra.








La Cantina di Vicobarone partecipa a Cantine Aperte 2010
Come tutti gli anni, l'ultima domenica del mese di maggio e' dedicata alle degustazioni nelle tantissime cantine che aderiscono al movimento Turismo del Vino. Cantine Aperte e' l’evento più importante che si svolge in Italia con protagonista il vino, la sua gente e i suoi territori.
Da ben 17 anni, nell’ultima domenica di maggio, le cantine socie del Movimento Turismo del Vino aprono le proprie porte al pubblico, favorendo un contatto diretto con gli appassionati del vino.
L’interesse verso l’evento è cresciuto notevolmente di anno in anno ed ha attirato sempre più l’attenzione di turisti e residenti, incuriositi dalla manifestazione ma soprattutto desiderosi di fare un’esperienza di grande valore culturale e umano.

Vai al sito di Cantine Aperte (Movimento Turismo del Vino)







Domenica 2 maggio: "Quattro passi tra i vigneti"
Un'iniziativa nata per far conoscere i vini, i sapori e i panorami delle colline di Ziano Piacentino. Iniziando dalla visita guidata della Cantina di Vicobarone, in cui verranno mostrate le varie fasi della lavorazione necessarie alla trasformazione delle uve in pregiato vino.
Un ricco buffet accompagnatoo dai vini della cantina stessa, dara' l'energia per iniziare la passeggiata verso la seconda cantina in programma, ove verra' servito un sostanzioso assaggio dei prodotti tipici della zona.
Si passeggera' in un tratto di campagna, utilizzando sentieri sterrati, ma agevoli, adatti a tutte le eta': un itinerario per meglio apprezzare le bellezze dei nostri paesaggi.
Nell'ultima cantina ci si concedera' qualche peccato di gola con i dolci abbinati ai vini della zona.
Un servizio con auto (attorno alle 16- 16.30) vi permettera' di recuperare gli automezzi.
Le prenotazioni si ricevono entro il venerdì della data in programma.
Le manifestazioni saranno sospese in caso di maltempo per l'imipraticabilita' dei sentieri.
E' inoltre consigliato un abbigliamento sportivo.

I sentieri previsti nel programma hanno una durata di circa 20-28 minuti.
Per la manifestaione in notturna in programma l'ultimo sabato del mese il ritrovo e' previsto intorno alle 19.00 presso la cantina di partenza, quindi ci sara' una passeggiata panoramica all'ora del tramonto.
Visita alla Cantina e poi un gustoso incontro con i sapori della tradizionale cucina piacentina. Si chiude in musica ed eventualmente dormire presso gli agriturismi della zona.







E' pronto il vino sfuso della vendemmia 2009
Come ogni anno ha inizio la campagna damigiane, periodo nel quale la Cantina di Vicobarone vende il vino sfuso per l'imbottigliamento. E' pronto quindi il vino della vendemmia 2009 ed e' ancora valida l'offerta dell'anno passato: se compri il vino sfuso, noi ti regaliamo i tappi.






Nuovi premi e sconti per i possessori di Fidelity Card
Se non hai ancora la Fidelity Card della Cantina di Vicobarone, la tessera che ti premia con eccezionali sconti e con regali fantastici, falla subito: avrai subito in regalo il "welcome kit", una bottiglia e il cavatappi della Cantina.
Raccogli i punti e scegli tra i buoni sconto o i regali.







La Cantina di Vicobarone al Vinitaly 2010
La Cantina di Vicobarone partecipera' anche quest'anno al Vinitaly di Verona - Verona Fiere dal 8 al 12 aprile 2010
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Domenica 11 aprile: incontro speciale con Slow Food Piacenza e partenza del cicloraduno Titano
La Cantina di Vicobarone ha organizzato una giornata speciale: domenica 11 aprile, in collaborazione con Slow Food Piacenza, presentazione di Titano Gutturnio Classico e il formaggio Bitto. Parallelamente il cicloraduno Titano impegnera' ciclisti di ogni provenienza in un percorso lungo circa 50 Km che tocchera' localita' come Luzzano, Fornello, Semino', Trevozzo, Stadera, Nibbiano, ecc.








La dedizione al territorio e la nostra passione per il vino si incontrano domenica 14 marzo.
Cantina di Vicobarone in collaborazione con Slow Food Piacenza presenta Malvasia Secco Frizzante D.O.C. con la “spalla cruda”. Vi aspettiamo alle ore 11.30 per la degustazione guidata nel punto vendita di Vicobarone.








"Vino e paesaggio", un piano regolatore rurale dei territori dell'enologia italiana
"Vino e paesaggio, materiali per il governo del territorio": ecco una guida per un vero e proprio piano regolatore rurale dei territori dell'enologia italiana. A presentarlo le città del vino in collaborazione con la camera dei deputati.

Il paesaggio è un patrimonio fondamentale della storia e della cultura di un territorio, un fattore di primaria importanza per la sua competitività in termini turistici e come valore aggiunto, per la sua capacità evocativa, dell’identità di ogni prodotto, il vino in primis. Per questo, il paesaggio rurale non può più essere “affidato” alle dinamiche economiche spontanee, ma può e deve essere oggetto di una pianificazione urbanistica, allo stesso modo delle aree d’insediamento urbano: per tutelarlo e valorizzarlo le Città del Vino hanno raccolto idee, regole ed esperienze concrete per un vero e proprio “piano regolatore rurale”, nel prezioso volume “Vino e Paesaggio.
Materiali per il governo del territorio”, presentato oggi, a Palazzo Marini a Roma, in collaborazione con la Presidenza della Camera dei Deputati. La tutela del paesaggio non è solo conservazione, ma è anche e soprattutto difesa dell’ambiente, di pari passo con le esigenze dell’agricoltura moderna.
L’obiettivo del lavoro delle Città del Vino, che già sono dotate di un proprio Piano Regolatore - uno strumento urbanistico per attuare una politica di governo del territorio che persegua lo sviluppo economico fondato sulle reali vocazioni vitivinicole del territorio in un quadro di attenta salvaguardia ambientale - è quello di “far crescere una “cultura” del paesaggio e, in particolare, del paesaggio vitivinicolo - sottolinea il presidente Giampaolo Pioli - far maturare l’idea che il “territorio rurale aperto” può essere oggetto di attività pianificatrice da parte dell’ente pubblico, in accordo con il mondo della produzione vitivinicola e agricola, e fornire ai Comuni princìpi, regole, esperienze concrete di trasformazione di quelle idee in norma”.
Con la Convenzione Europea del Paesaggio, la Conferenza del Consiglio d’Europa ha iniziato da tempo un lungo e faticoso lavoro per sedimentare nell’animo di chi è chiamato a decidere, ma anche nel senso comune delle genti, l’idea del paesaggio come patrimonio di tutti.
Grazie a questa sollecitazione, è nato il volume “Vino e Paesaggio” (a cura di Pier Carlo Tesi, Lorenzo Vallerini e Luigi Zangheri; info: redazione@cittadelvino.com), che rappresenta il risultato di un lavoro di due anni, grazie al quale le Città del Vino sono entrate a far parte come membro permanente della Conferenza del Consiglio d’Europa.

Fonte: WineNews






Festa del vino nuovo: domenica 14 febbraio
Festeggia il vino nuovo con noi: a Vicobarone il giorno di San Valentino per tutto la giornata buffet con polenta e cotechino, salumi piacentini e dolci tradizionali di carnevale. Il punto vendita di Vicobarone sarà aperto al pubblico anche tutte le domeniche da febbraio a maggio dalle ore 9:00 alle ore 13:00 e dalle 14:00 alle 18:00.







Le fasi lunari e il vino: consigli pratici per l'imbottigliamento
Se credete che la tradizione conti, imbottigliate con tempo sereno e non ventoso ed in luna calante. Il calendario per il 2010.

Giorni consigliati per ottenere vino vivace **


Luna calante:
31 genn  al 13 febbb
1 marzo al 14 marzo
31 marzo al 13 aprile
29 aprile 13 maggio
29 maggio al 11 giugno

1° quarto*:
23 genn
22 febbraio
23 marzo
21 aprile
21 maggio
19 giugno

*Secondo alcuni per vini piu' vivaci e' possibile imbottigliare con luna crescente al primo quarto.
** il vino deve avere un residuo zuccherino perché avvenga la rifermentazione in bottiglia!
n.b.: 1% di zucchero residuo, dopo la rifermentazione, sviluppa una pressione di circa 2,4 atm.!! 


Giorni consigliati per ottenere vini fermi e/o da invecchiare**

Luna calante:
27 giugno al 10 luglio
27 luglio al 9 agosto
25 agosto al 7 sett
24 sett al 6 ottobre
24 ottob al 5 novem
22 dic al 31 dicem

ultimo quarto*
4 luglio
3 agosto
1 settembre
1 ottobre
30 ottobre
28 novembre
28 dicembre

* In particolare per vini di pregio da invecchiare preferire la luna all'ultimo quarto
**il vino deve essere "secco" (% zucchero=0) 


Inoltre:
- Lasciate riposare la damigiana al fresco e allo scuro per alcuni giorni.
- Non lasciare trascorrere più di un mese dall'acquisto del vino per le operazioni di imbottigliamento.
- Le bottiglie devono essere ben lavate e, al momento dell'imbottigliamento,  sciacquate ("avvinate") con lo stesso vino e messe a sgocciolare capovolte.
- Non tenete il vino a lungo a contatto con l'aria, specie se bianco.
- Se i tappi acquistati non sono lubrificati provvedere alla loro lubrificazione con olio enologico 24 ore prima di tappare. Versare poche gocce d'olio nel sacchetto dei tappi, non troppo pieno, e quindi agitare in modo che tutti i tappi si ungano.
- Il tappo deve distare almeno 2 - 3 cm dal livello del vino.
- Le bottiglie vanno tenute per qualche giorno in piedi in modo che il tappo riprenda la sua consistenza e poi conservatele o in piedi o coricate (coricate suggerito per vini da invecchiare), in ambiente fresco, buio e silenzioso.
- L'eventuale odore di tappo nel vino non dipende dal tappo che si è bagnato di vino, ma da batteri a volte presenti in alcune partite di sughero. Non risparmiate sui tappi!
- Suggeriamo, specialmente per vini che devono rifermentare in bottiglia (vivaci), tappi in sughero agglomerato "0 + 2", con due rondelle di sughero pieno ad una estremità (quella che va all'interno della bottiglia). Sono economici e più sicuri.

fonte: www.landweb.it - A cura della Associazione laValtidone 






Gli italiani sempre piu' coltivatori per hobby
Con almeno un ettare di terreno, si produce per autoconsumo e per gli amici. Le coltivazioni piu' praticate sono ortaggi, frutta, vite, olivo.

Italiani agricoltori per hobby, ma in grado di produrre, in quanto proprietari di terreni mediamente di un ettaro, tanto olio e vino da etichettarlo e donarlo ad amici e parenti. Con un numero crescente di persone che decidono di spostarsi in campagna, dedicandosi anche ad attività tipiche di questi spazi rurali, l’agricoltura in primis. Emerge dal primo rapporto Nomisma sugli “hobby farmer” in Italia, basato su 4.000 interviste, che sarà presentato a Fieragricola (Verona, il 5 febbraio), in collaborazione con il periodico “Vita in campagna”.
La compagine degli hobby farmer è molto variegata: impiegati, liberi professionisti, lavoratori autonomi, dipendenti pubblici, operai, pensionati. Ai contadini per hobby non interessa ottenere reddito dal terreno; sono accomunati dalla passione di coltivare e praticare l’attività agricola, al fine di ottenere prodotti per l’autoconsumo familiare (61,9%), ma anche per stare all’aria aperta (61,0%) e avere la possibilità di risparmiare (24,9%). Le dimensioni medie dei terreni coltivati non sono marginali: si aggirano su 1,3 ettari, spesso comprendenti anche parti a bosco.

L’agricoltore “amatoriale”, nell’identikit fornito dalla ricerca, si caratterizza per il possesso di un terreno agricolo coltivato nel tempo libero (39,4% ha ereditato l’appezzamento; 36% lo ha acquistato; solo il 3,4% sono i casi di affidamento in gestione e l’1,4% le locazioni). Si distinguono dall’agricoltore “non professionale” che, pur dedicando meno del 50% del suo tempo, viene periodicamente monitorato dall’Istat; e, in Italia, ben il 70% dei conduttori agricoli svolge l’attività agricola in maniera part-time. Questo interesse per le attività agricole da parte di non addetti ai lavori è riconosciuto in ambito internazionale come “tendenza in crescita”; a livello italiano, sottolineano i ricercatori, rappresenta “una realtà consolidata”, ma mai quantificata perchè sfugge alla rilevazione censuaria. Sta poi oggi assumendo particolare rilevanza, con la crisi economica che porta molti a riscoprire le bontà e la convenienza dei prodotti del proprio orto e frutteto.

Le coltivazioni più praticate riguardano ortaggi, frutta, vite e olivo. Molto spesso (72%) sono accompagnate da processi di trasformazione (confetture e marmellate, conserve, vino, olio, miele, formaggio) - ovviamente su piccola scala - e in qualche caso anche da piccoli allevamenti. Da un confronto con i censimenti agricoli nel 1990 e nel 2000, continua l’analisi Nomisma, si evidenzia un calo di 1,8 milioni di ettari contestualmente ad una diminuzione di 430.000 aziende.
“Non è pensabile - affermano i ricercatori - che questi milioni di ettari siano stati tutti destinati alla cementificazione. La superficie agricola non più rilevata dal Censimento Istat non è scomparsa: ha, invece, cambiato possessore, passando da un agricoltore ad un altro soggetto ‘estraneo’ al settore primario che si muove secondo logiche rivolte soprattutto al mantenimento ambientale e paesaggistico (69,8%).
Con benefici sottostimati - alla luce della mancanza di rilevazioni statistiche - che però permettono, assieme al contributo preponderante dell’attività propriamente agricola, una conservazione degli spazi rurali (19,1%) e della biodiversità (36,5%) i cui vantaggi finiscono con il ricadere su tutti noi”.


fonte: www.winenews.it



Importazione di vino negli USA: aumentanoi volumi, si abbassa il valore
Fine anno senza (piacevoli) sorprese per il vino italiano negli Stati Uniti, dove continua il trend che vede aumentare le importazioni dei vini in quantità, con un crollo inversamente proporzionale del valore.

Secondo i dati dell’Italian Wine & Food Istitute, condotto da Lucio Caputo, nel periodo gennaio-ottobre 2009, è arrivato dall’estero il 14,5% di vino in più sul 2008 (6.817.000 ettolitri), per un valore più basso del 14,4% (2,598 miliardi di dollari). E il Belpaese, che in valore rimane comunque leader, arretra in entrambi i parametri, con un -4,6% in quantità e un -14,9% in valore (1.712.000 ettolitri per 822,3 milioni di dollari). Male tutti i principali produttori europei, dalla Francia alla Germania, fino alla Spagna, anche a causa dell’euro forte sul dollaro. A vedere aumentare il proprio business negli States sono l’Australia, prima in quantità, il Cile (119,8%), la Nuova Zelanda (+14,5%) e l’Argentina (+7,1%), soprattutto grazie ai vini sfusi, tra i 47 e i 66 centesimi al litro. A regalare un sorriso benaugurante all’Italia sono le bollicine, con un +13,4% in quantità e +7,6% in valore (137.810 ettolitri per 87,66 milioni di dollari), su un mercato americano che vede, in generale, un calo del 6,7% in volume e del 30,1% in valore.

Fonte: Winenews



Ricerca: ecco perche' il vino rosso fa bene, spiegato 'Paradosso Francese'
Il vino rosso fa bene al cuore e ora si sa anche perché. Ricercatori francesi hanno infatti scoperto un meccanismo molecolare attraverso cui i polifenoli contenuti nella bevanda permettono alle cellule che rivestono le arterie di produrre un vasodilatatore, il monossido di azoto, grazie all'intermediazione di un recettore di estrogeni.

Si spiega così anche dal punto di vista scientifico - e non solo semplicemente statistico - il cosiddetto 'paradosso francese', ovvero il numero minore di infarti nel Sud Est della Francia dove pure l'alimentazione è ricca di grassi (foie gras, carne conservata nel brodo di cottura) ma anche di vino rosso. I risultati della ricerca, realizzata sui topi grazie alla collaborazione di tre equipe, sono pubblicati su 'Plos One'. I ricercatori avevano già individuato da tempo nel monossido di azoto il 'protagonista' dei benefici del rosso. Non si sapeva, però, come venisse prodotto.

Secondo i nuovi studi - realizzati dai ricercatori dell'Istituto nazionale per la salute e la ricerca (Inserm) di Anger insieme a quelli dell'università Louis Pasteur di Strasburgo e l'università Paul Sabatier di Tolosa - la chiave è uno dei recettori di estrogeni delle cellule sulle pareti dei vasi, alle quali si legano molecole di un polifenolo che attiva la produzione di monossido di azoto. L'idea di indagare sul recettore nasce dalla constatazione che le donne in età fertile, che producono estrogeni, hanno meno rischi cardiaci. I ricercatori hanno seguito diverse strade per verificare il meccanismo nei topi. Una controprova è stata realizzata utilizzando un farmaco anticancro (fulvestrant), inibitore del recettore 'indagato' che blocca la produzione di monossido di azoto da parte delle cellule vascolari e impedisce alle arterie di dilatarsi.

Fonte: Adnkronos Salute



Cassiopea Malvasia Dolce Spumante su Mangiaeabbina
"Cassiopea: mai come in questo caso nomen est omen. Vino spumante dolce, piacevole, intrigante mix di bollicine briose per stuzzicare ogni millimetro del palato.". Lo dice Mangiaeabbina, il blog enogastronomico delll'Espresso, che loda le virtu' del nostro spumante dolce.

E continua: "Il Vitigno è Malvasia aromatica di Candia che si esprime ad alti livelli anche nella versione dolce grazie ad un bouquet di frutta matura, gusto dolce e accattivante. Lavorazione: spremitura soffice delle uve e parziale fermentazione del mosto a temperatura controllata.
Presa di spuma in autoclave. Vino bianco di un bel giallo paglia con tenui sfumature dorate. Cassiopea è indicato con desserts, dolci tradizionali, lievitati e non, a base di crema, glasse e altre bontà.
E come non abbinarlo con un panettone tradizionale, visto che siamo nel periodo natalizio.
Tenore alcolico di 7% servitelo tra i 6° e i 7°.
Non resta altro che alzare i calici verso l'alto e brindare con Cassiopea naturalmente con opportuna moderazione."

Vai alla pagina del sito Mangiaeabbina
Cassiopea e i dolci tipici piacentini
Domenica 13 dicembre nei due punti vendita della Cantina, a Vicobarone e a Piacenza, evento speciale in collaborazione con Slow Food Piacenza: degustazione dello spumante Cassiopea e i dolci tipici piacentini: la spongata, la torta sbrisolona e le tradizionali ciambelline. A partire dalle ore 11.00.






E Londra ringrazia il caldo: affari col vino. L’altra faccia del surriscaldamento.
“In vino veritas”. A Copenaghen sono pronti a scommetterci. Soprattutto se gli chiedi di Nicolas Sarkozy e di tutto quel suo impegno per tener in piedi un vertice scalcagnato e inconcludente.
Eh sì, il segreto magari è tutto lì, nascosto in una flûte o tra le bollicine d’un “perlage” che il malvagio effetto serra rischia di cancellare come neve d’aprile. O, peggio ancora, di regalarlo alle uve della perfida Albione, a quei vigneti che da cinque anni invadono le campagne del Sussex, del Kent, del Dorset e del Gloucestershire, allargandosi tra coltivazioni di mele e vecchi mulini. Eh sì, non tutti i mali vengono per nuocere e i vinificatori inglesi sono i primi a inneggiare all’effetto serra. Grazie a quel tepore senza precedenti, grazie al calduccio d’inverni semi-tropicali le loro vigne crescono rigogliose e regalano vini e spumantini capaci di far concorrenza alle botti di Bordeaux e alle bolle dello Champagne. Non ci credete? Fatevi un giro per le cantine della zona, date un’occhiata ai conti. Quest’anno i silenziosi vinificatori di Sua Maestà han messo in cantina tre milioni di bottiglie, raddoppiando la produzione media degli ultimi cinque anni. “Stiamo beneficiando di un disastro globale, sembrerà orribile inappropriato, ma le cose vanno così”, ammette tra l’allegro e l’imbarazzato Christopher Foss, responsabile degli studi sul vino al College di Plumpton nel Sussex. E il peggio per i francesi, giura, deve ancora venire.
“Tra meno di 10 anni da queste parti ci godremo un clima simile a quello della valle della Loira, tra venti credetemi tra qui e le campagne di Bordeaux non farà più alcuna differenza”. Tragedia insomma. Prospettive climatiche da incubo, roba da non far dormire il povero Sarkozy, mettere sull’allarme i vignaioli del Bordeaux e mandare in depressione l’orgogliosa “grandeur” delle bollicine. I primi a fremere sono i signori dello champagne, i proprietari delle cantine che da secoli si contendono l’orgoglio del “perlage”. Eh sì, perché se il nome champagne non è riproducibile, il prodotto lo è. Eccome. Soprattutto se l’euforia da vino spinge gli scienziati di Cambridge a dar credito all’antica leggenda di due nazioni separate, “solo” 9mila anni fa, da uno striminzito lago, una pozza d’acqua nel mezzo della stessa, immensa Champagne. Certo a Parigi già sbuffano e alzano il nasino sdegnato per quelle fole tutte inglesi, ma negli eleganti e sofisticati wine bar di Chelsea il “fizz” di Sua Maestà, lo spumantino “Made in Uk”, incomincia a conquistare i palati e far concorrenza al tanto amato Champagne. E non soltanto per il prezzo ormai assolutamente in linea con quello di un Möet o di un Veuve Clicquot, ma per il bouquet e la fragranza. Grazie alla benedizione di San Effetto Serra i grappoli di “pinot nero”, “pinot meunier” e “chardonnay” delle campagne dell’Inghilterra meridionale non sono più sinonimo di bevande insipide tristanzuole, ma incominciano a conquistare premi internazionali. L’effetto tepore trascina insomma il maledetto “fizz” dai peggiori pub alle vetrine delle migliori enoteche. Il tutto mentre lo stesso caldo fa sudare sette dannate camice ai nobili vignaioli di Bordeaux e dintorni impegnati a tener sotto controllo l’alcol e gli zuccheri che minacciano di trasformare in marsala i loro nobili prodotti. E così per i sommelier britannici inizia la stagione dell’orgoglio. “I vini inglesi sono come le mele inglesi: una siepe di sapori in un pomeriggio autunnale”, scrive con tono di rivincita l’esperto d’Oltremanica Tim Atkin. Dimentica solo un particolare. A piantar lì per la prima volta quelle uve e a trasformare il Sud dell’Inghilterra nel vigneto d’Europa furono duemila anni fa i Romani. Quando l’effetto serra e lo champagne non se lo sognavano manco gli ubriachi.

Fonte: Il Giornale - Autore: Gian Micalessin

Il Gambero Rosso premia la Cantina con i due bicchieri
Un prestigioso premio arriva inaspettato dal Gambero Rosso: sulla guida Vini d'Italia 2010 ben quattro bottiglie sono premiate con i due bicchieri: il Gutturnio Classico Riserva D.O.C. Pleione, il Gutturnio Frizzante D.O.C., il Malvasia Secco D.O.C. e il fantastico Passito di Malvasia.



Anche Bere Bene del Gambero Rosso parla di noi
Anche la prestigiosa guida Bere Bene Low Cost 2010 del Gambero Rosso ha insignito il Gutturnio Frizzante 2008 D.O.C. con il premio Qualita' Prezzo.

Lo storico almanacco, ormai alla ventesima edizione, e' rivolto agli enoappassionati attenti all'equilibrio qualita'-prezzo senza rinunciare alle accurate selezioni dei migliori prodotti.
Berebene Low Cost del Gambero Rosso e i vini premiati saranno presenti a Roma alla "Citta' del gusto" sabato 12 dicembre 2009.



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