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News 2010 |
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I migliori Auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo
La Cantina di Vicobarone augura a tutti un Felice Natale e Buon inizio 2011!
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Vieni a scoprire le nuove idee regalo di Natale
Regala le stelle e le costellazioni della Cantina di Vicobarone, per tutto il mese di dicembre in regalo una bottiglia di spumante Cassiopea.
Promozione valida con un acquisto minimo di euro 20,00 - Fino al 31.12.2010
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I nostri vini sulla guida "I vini d'Italia 2011"
La guida "I vini d'Italia 2011- Le guide dell'Espresso" riporta alcuni dei nostri migliori vini: Pleione Gutturnio Classico Riserva, Titano Gutturnio Classico, Aura Malvasia, Cassiopea Malvasia Dolce Spumante.
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Vicobarone sulla guida Slow Wine 2011 di Slow Food
L'autorevole guida Slow Wine di Slow Food cita ben 6 vini della Cantina di Vicobarone: Pleione Gutturnio Classico Riserva, Vigore Gutturnio Frizzante, il nostro tradizionale Gutturnio Frizzante, la Malvasia Secca Aura, Cassiopea Malvasia Dolce Spumante e Sheratan Ortrugo Spumante.
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Le degustazioni di dicembre a Piacenza e a Vicobarone
Cantina di Vicobarone ti invita alla degustazione del Passito Astrea in abbinamento al formaggio di Fossa.
Sabato 11 dicembre per tutta la giornata nel punto vendita di Piacenza, domenica 12 alle ore 11.30 nel punto vendita di Vicobarone.
In omaggio per tutto il mese la Cassiopea Spumante per un acquisto minimo di Euro 20,00
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Brindiamo al novello!
Vi aspettiamo nei nostri punti vendita di Piacenza e Vicobarone per due giornate di presentazione ufficiale del Vino Novello Veris.
Sabato in degustazione con il cotechino e domenica accompagnato dalle caldarroste.
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Il Novello è vecchio di secoli ma
non è mai stato così buono
Vino Novello: sapore di primo autunno,
anticipo di caratteri e colori della nuova vendemmia. Attesa
tentazione al liquore di Bacco di primo fervore.
Ai tempi di Columella questo vino si chiamava “doliore”
e stava nelle “celle vinarie” anziché nelle
“apoteche” o “fumarie” ove si collocavano
i vini da invecchiamento.
Diverso il “doliore” dall’ ”horum”,
che era il vino dell’annata, come per esempio alcuni Gaurani,
alcuni Albani, Sabini e molti della Tuscia, ossia della Toscana.
Il vino latino della Campania andava consumato entro marzo,
mentre i doliores venivano bevuti più prontamente. Ma
un mercato vero e proprio non esisteva.
Per quel poco di mia conoscenza, neppure nel Medio Evo, e neanche
dopo, ha preso diffusione un commercio importante di vini novelli
quale ora si intende. Tuttavia in quell’epoca e fino al
sedicesimo e diciassettesimo secolo, specialmente in Francia,
il vino era venduto assai velocemente dopo la vendemmia e con
molta frequenza esso non passava l’inverno nel luogo di
produzione. Ideale per i produttori era sbarazzarsi dei vini,
specialmente di quelli che non erano destinati all’invecchiamento.
Perché fare investimenti in cantine, quando in poche
settimane o pochissimi mesi il vino viene esitato?
Nella regione parigina, nel 1600, più della metà
delle aziende vitivinicole non possedeva cantine, così
pure in Champagne. Notare che queste ne rappresentavano già
le zone a maggiore densità. Il fenomeno si è protratto
fino a dopo la seconda guerra mondiale.
E’ la città, il centro urbano, si pensava e si
diceva, che consuma vino; è la città che possiede
le cantine per conservarlo. In un certo senso, anche da noi
era un po’ così, se per cantina di conservazione
si vuole intendere più locale di evoluzione del vino
imbottigliato, che opificio di trasformazione dell’uva
in vino, con relative lavorazioni. E’ infatti soltanto
dal nostro secolo che le cantine dei produttori e dei negozianti
vinificatori si sono attrezzate anche di “bottiglieria”,
cioè di cantina per la conservazione evolutiva del vino
in bottiglia. E un po’ ovunque: dalla Borgogna al Bordolese,
dal Piemonte al Veneto, alla Toscana.
Una volta chi consumava il vino acquistava la damigiana o il
fusto e se lo imbottigliava in casa. Poi, i produttori, pian
pano sono diventati imbottigliatori. Ne è nata così
l’enologia per l’imbottigliameno e la meccanica
per l’imbottigliamento, con relativa industria.
Da queste due voci è conseguita una serie di tecnologie
specifiche, quali il collaggio, la filtrazione, la stabilizzazione
a freddo e a caldo, la solforazione, e tante altre, fino all’attuale
microfiltrazione, indispensabile specialmente per i vini novelli
e per i vini bianchi. Più i vini sono giovani, più
questa tecnologia è sentita. Il ripasso sulle vinacce
o sull’uva fresca per ringiovanire e dare più fragranza
ai vini, nel senso quasi di rinnovarli, reca data XVI-XVII secolo,
ma non prima. Pratiche innovative che pian piano portano al
gusto giovane, inventate per buona parte dai religiosi, speciamente
da quelli appartenenti alle Congragazioni.
Tutto questo sta a significare come, in antico, il gusto del
consumatore era orientato dalla filosofia del vino vecchio di
non pochi anni e abbastanza robusto. Ma qualche eccezione si
fece strada anche allora riguardo all’età, alla
qualità e alla caratteristica “alimentare”
del vino.
Alcuni medici, oggi si direbbero igienisti, manifestarono sin
da quei tempi delle tendenze, quasi necessità, di attingere
a vasi di prodotto meno vecchio, più soffice, più
leggero: vino più potabile. Tiberio e Caligola indicarono
nel Gauranum il primo vino soffice, alquanto leggero, sottile
e non molto ricco di alcol. Era vino giovanissimo, il Gauranum.
Quindi, se andiamo a cercare a fondo, un po’ di letteratura
antica ce l’hanno anche i novelli.
Ma la loro storia vera non è del passato, bensì
di tempi molto recenti. Un conto il vino nuovo del secolo scorso
e della prima metà del corrente, un conto, il vino novello
di oggi. Vino nuovo non è vino novello. O meglio: vino
nuovo non è più vino novello. E si, perché
i primi novelli, più che novelli di oggi, erano vini
nuovi, ma non con le caratteristiche dei novelli attuali.
Oggi più di ieri, per questi vini di primo fervore si
cerca il carattere soffice, rotondo, fruttato, dimentichi quasi
della tradizione e della fedeltà alla tipologia storica,
anche se appartenenti ad una determinata e catalogata origine
di produzione sul piano geografico, topografico e pedologico.
Vero che l’enologia italiana dei novelli parte da svariati
vitigni e offre al consumatore bottiglie diverse e diversificate
per certe distanze organolettiche fra loro, non soltanto per
origine varietale dei vitigni, per fattori pedoclimatici e per
sistemi di allevamento della pianta. Ma è vero anche
che la tendenza attuale è verso una bottiglia di immediato
effetto organolettico basato sì, sull’aroma primario
dell’uva, ma ancor più sul secondario, ossia su
quel corredo frugace di fruttato che invita il consumatore ad
essere velocemente avvinto senza chiedersi oltre, quando si
alza da tavola. Tipologia non tanto di vitivinicoltura, quanto
di enologia tecnica rampante. Tipologia di vino alla “carpe
diem”, che genera emozioni subitanee, che piace al consumatore
e che va bene al produttore. Tipologia di vino che non vuole
essere il vino nuovo, ossia l’inizio, il rampollo di generazione
tradizionale, ma a sé stante: “generazione novello”.
Ecco perché rispetto a ieri, quando abbiamo prodotto
il primo nuovo-novello, io mi sento già vecchio e devo
fare il fiatone per correre con i tempi.
Filosofia produttiva giusta, questa? E’ il mercato che
lo dice e lo dovrà confermare in futuro. Io sarei anche
per costruire della viticoltura da novelli. Intanto vuotiamo
di qualche poco le cantine!…
Il novello attuale, pur diverso nella nostra allungata Penisola,
è molto più abbondante al centro e al Nord: il
Meridione e le Isole ne producono poco o molto poco.
Eppure uve a gradazione zuccherina contenuta ci sono ovunque
e le epoche di maturazione, man mano si scende nello Stivale,
sono sempre più vantaggiose (o lo potrebbero essere).
Probabilmente vi si arriverà negli anni a venire, perché
il Sud ha bisogno di vendere molto vino imbottigliato. Non è
facile come dirsi, produrre un vino soffice, leggero, da novello.
Non è questione di far produrre di più la vite,
in modo da ottenere vino meno ricco, meno tannico, più
leggero… A volte si generano effetti di allappanza, di
eccessiva astringenza, di magrezza esagerata, fino al “vuoto”.
E non si ottiene quello che ci interessa. Infatti, soffice non
significa leggero e tanto meno povero. La vite quando fruttifica
molto, quei pochi tanini che dà, sono aspri, allappanti,
vegetali e poco gradevoli. Anche per i novelli il concetto della
qualità non cambia rispetto alle altre tipologie. Qualità
intesa sempre come classe, come stile, come valore organolettico
rapportato a ogni gruppo di appartenenza, ad ogni varietà
di vino.
Qualità in caratteri cromatici, in caratteri olfattivi
e finalmente gustativi. Il tutto fuso in un’armonia che
si identifica poi nel piacere del “primo bicchiere del
nuovo raccolto”. Bicchiere gagliardo e simpatico.
Nel novello il colore è importantissimo. Esso non deve
ssere molto carico, ma neppure scarso. Proposta ragionevole
è un rosso tendente al pieno e semplice: non pesante,
non di contrasto, ma vivace ed invitante.
A esso deve seguire una nota olfattiva che provochi piacere
intenso e istantaneo. Nota di aromi secondari abbondanti e associati
a pacate percezioni di primari che, vuoi per origine vaietale,
vuoi per questioi di tempo di svilupo, non incide mai palesemente.
A meno che nell’uvaggio e/o vinaggio non prevalga una
componetnte dal carattere aromatico spiccato. La fisiologia
dell’apparato enzimatico ha le sue esigenze di processo
e il “tipico” dell’una e dell’altra
varietà viene fuori sempre un po’ dopo il ciclo
velocissimo di approntamento del Novello.
Ma poi, per queste tipologie di vini, non si addicono neppure
picchi di spiccato aroma varietale. Infine il sapore, il carettere
gustativo. Delicato e non sempre domabile come anzidetto, il
corredo gustativo. Protocollo lavorioso, specialmente per le
uve a buccia ricca di tannino, anche se un “dosaggio”
di quantità estrattiva si riesce a ottenere regolando
in difetto il tempo di contatto liquido-buccia, per non dire
il tempo di macerazione come si intende nella classica vinificazione.
I rossi novelli, ancor prima di essere tali, sono neonati e
possiedono, chi più chi meno, una certa frazione polifenolica
allappante, quasi amarognola, stridente con l’indispensabile
pronta “souplesse” che esse devono possedere, “conditio
sine qua non”.
C’è anche chi lascia qualche traccia zuccherina
ben rilevabile al palato e all’analisi chimica per conferire
quella rotondità , quel vellutatino che il novello dovrebbe
possedere al netto dagli idrati di carbonio, se la mano riesce
a incidere con capacità professionale.
Il ruolo della microbiologia è primario nel protocollo
di preparazione dei novelli, dato che il corredo olfattivo e
in parte anche quello gustativo (basta pensare alla malolattica
veloce) dipendono dall’ evoluzione microbiologica in un
modo o in un altro.
La tecnica di vinificazione per macerazione carbonica dell’uva
non pigiadiraspata, determina la formazione di un sistema bifase
in cui si svolgono fenomeni fermentativi anaerobici. Nella fase
solida la polpa dell’acino diventa la sede di degradazione
intens in senso positivo, naturalmente –enziatiche intracellulari
– mentre nella fase liquida (mosto prveniente dall’uva
schiacciata per semplice gravità) appaiono le fermentazini
per opera dei lieviti e dei batteri.
Operazione valida, molto valida quella della macerazione carbonica,
ma a “doppia lama”, nel senso che può assimilare
organoletticamente un po’ troppo i vini fra loro, se non
gestisce con criteri particolari.
Infatti i prodotti del metabolismo sono più o meno sempre
quelli e il così detto “aroma secondario”,
cioè di fermentazione, non varie granché, anche
se nel caso della carbonica è davvero “sui generis”.
Si può be parlare di lieviti aromatici, ma per ora, anche
se un fondo di reale ci può essere, grandi risultati
non se ne sono ancora visti, almeno per quel poco che posso
personalmente conoscere. Già alla fine del rinascimento
si parlava di sostanza “antofora”, ossia apportatrice
di profumo, che originerebbe aromi per azione di un’altra,
contenuta nei fermenti, detta “antogena”generatrice
di profumi, ma non contenuta in tutti i mosti e quindi in tutta
la flora blastomicetica. I microorganismi hanno una ricchissima
storia.
La temperatura è poi un fattore essenziale nelle trasformazioni
microbiologiche e quindi enzimatiche. L’uva che subisce
la macerazione carbonica è quella intatta . Essa varia
secondo i vitigni, oltre che secondo le condizioni di ambiente
(vasi vinari, clima di cantina, ecc.) in cui la carbonica viene
praticata. Di conseguenza occorrono regole che si possono stabilire
sì, in generale, ma che in seguito devono essere ancor
più perfezionate e modificate caso per caso, altrimenti
si rischia di ottenere vini troppo uguali. In certo senso noi
dobbiamo aggiungere il fruttato, il floreale, il complesso aromatico
secondario, al corredo genrale dalla base di partenza, qualunque
essa sia. E’ facile scrivere e parlare; un po’ meno
realizzare in cantina…
Un altro particolare organolettico dei nostri novelli è
la vivacità percepita all’assaggio. Vino con gas
carbonico residuo di fermentazione, o senza gas?
Se guardiamo i francesi, dovremmo dire senza, ma non è
detto che si debba sempre imitare o copiare dagli altri. E’
una questione di gusti. Basta però non andare oltre certi
limiti.
I novelli italiani in genere hanno maggiore ricchezza di acido
carbonico, che quasi sempre piace al nostro gusto, ma non al
consumatore straniero. Piace insieme con quel colore rosso vivace,
brillante più che intenso, e che già alla fine
del sedicesimo secolo aveva sorpreso così profondamente
la cavalleria francese durante le guerre contro l’Italia,
da ridestare una nuova filosofia sulla qualità del colore
dei vini d’Oltralpe. Parola non mia, ma di prestigiosi
storici francesi.
Finalmente, anche qualcosa di nostro ha influenzato i cugini
confinanti!…
Il rosso è sinonimo di sangue, forza, di maggiore vitalità
e vivacità, senza considerare che, a quei tempi, il vino
era considerato un alimento.
Ogni regione del nostro Paese ha la possibilità di produrre
il proprio novello. Alcune zone poi, a intensa viticoltura,
dovrebbero provarsi di più a “novellare”
in vini di primo autunno. Chissà che una parte della
loro produzione possa essere esitata in questo modo.
Tutto questo serve per aiutare il mercato, che in questo momento
ne ha davvero bisogno.
Articolo di Giacomo Tachis
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Sconti riservati ai soci fino a fine ottobre
Approfitta dello sconto del 10% fino
alla fine di ottobre. E in piu' carica i punti sulla Fidelity
Wine Card.
Lo sconto e' valido per i soli soci della Fidelity Wine Card
ed e' applicato a tutti i prodotti della Cantina di Vicobarone,
ad esclusione di quelli interessati dalle promozioni in corso.
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Due giorni di degustazione a Piacenza e
a Vicobarone
La Cantina di Vicobarone ti invita
alla degustazione della Malvasia Aura in abbinamento al Patanegra.
Sabato 9 ottobre, per tutto il giorno al Punto Vendita di Piacenza
e domenica 10 ottobre alle 11.30 al Punto Vendita di Vicobarone.
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Emilia Romagna: Una vendemmia ricca di profumi
Ritardo nella raccolta, lieve
calo quantitativo, buona qualità sono gli elementi caratterizzanti
della vendemmia 2010
Dozza - Si cominciano a concretizzare con una migliore approssimazione
le stime circa l'annata vinicola 2010, iniziata con un ritardo
di 10-15 giorni a seconda delle zone a causa del persistere
di temperature basse fino a primavera inoltrata.
Dal punto di vista quantitativo si stima un leggero calo imputabile
soprattutto a grandinate in alcune zone della Romagna e agli
espianti. Le caratteristiche di maturazione e la sanità
dei grappoli lasciano invece prevedere una qualità elevata
soprattutto per i vini bianchi e per i Lambruschi. Da questo
punto di vista saranno determinanti per i diversi vitigni le
condizioni metereologiche delle settimane immediatamente precedenti
alla raccolta. Si auspica, di conseguenza, che continuino le
giornate soleggiate e l'attuale escursione termica tra giorno
e notte.
La vendemmia delle uve precoci è iniziata il 23 agosto
in Romagna, mentre in questi giorni sta cominciando la raccolta
anche per i vigneti dell'area emiliana. In tutta la regione
si registra un ritardo sull'annata 2009 che va dai 10 ai 15
giorni, legato principalmente al perdurare di temperature inferiori
alla media nei mesi primaverili, dopo un inverno tra i più
ricchi di precipitazioni degli ultimi anni.
In Romagna si stanno ora vendemmiando le uve Chardonnay e il
Pinot Bianco, nella seconda settimana di settembre si comincia
a raccogliere l'Albana per chiudere poi nell'ultima decade di
settembre con Trebbiano e Sangiovese. Nel modenese e nel reggiano
è iniziata la raccolta dell'Ancellotta, mentre bisognerà
attendere ancora un paio di settimane perché il più
precoce tra i Lambruschi, il Salamino, abbia raggiunto la giusta
maturazione. Si continuerà poi con il Lambrusco di Sorbara
per concludere, ai primi di Ottobre, con il Lambrusco Grasparossa.
Spostandosi verso Ovest, nella collina parmense e piacentina,
in questi giorni si è cominciata la vendemmia delle uve
per base spumante, cui seguiranno i bianchi e infine i vitigni
a bacca rossa.
Nell'insieme della regione, Assoenologi prevede un calo in quantità
intorno al 5%, da imputarsi principalmente alle grandinate che
lo scorso giugno hanno interessato alcune zone della Romagna
e in parte agli espianti che sono stati effettuati utilizzando
i contributi dell'OCM vino. In Emilia si stimano quantitativi
complessivi costanti, che si dovrebbero attestare intorno ai
3.150.000 ettolitri di vino.
Nell'area modenese si prevedono quantitativi stabili, con un
calo del 10-15% per le uve Ancellotta compensato da un aumento
previsto del 5% per il Lambrusco Salamino e Grasparossa e del
10-15% per il Sorbara, mentre il Presidente del Consorzio Vini
Reggiani Giorgio Gianotti stima per il 2010 un lieve aumento
nelle quantità di vino prodotte nella provincia. Per
quanto riguarda gli altri vitigni emiliani, dalla Malvasia parmense
e piacentina alla Bonarda al Pignoletto dei Colli Bolognesi,
i quantitativi si prevedono pressoché stabili rispetto
allo scorso anno.
Nell'insieme la sanità delle uve è ottima sia
in Emilia che in Romagna, caratterizzata da una gradazione media
leggermente più bassa rispetto anni precedenti ed elevati
livelli di acidità. Gli attacchi di Botrytis e altre
malattie sono stati decisamente contenuti. Alla luce dell'andamento
climatico attuale e delle previsioni per le prossime settimane,
decisive per la concentrazione degli zuccheri nelle uve, il
2010 si prefigura, in tutta la regione, come una grande annata
soprattutto per i vini bianchi e per i Lambruschi, che saranno
freschi, eleganti, dotati di ottima acidità, aromaticità
e fragranza anche grazie all'escursione termica tra il giorno
e la notte registrata negli ultimi giorni. Il grado alcolico
e la concentrazione dei vini non sarà quest'anno eccessiva.
Per passare dalle stime ai fatti, sarà cruciale il mese
di settembre. Se sarà soleggiato, ventilato e privo di
piogge persistenti la qualità si confermerà molto
buona, permettendo di giudicare il 2010 un'ottima annata.
Fonte: Enotecaemiliaromagna.it
Redazione Newsfood.com+WebTv
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Cosa pensa il mondo dell'enologia del Belpaese
Se la passione USA per il vino
made in Italy e' nota, in Asia e' ricercatoper la varieta',
in Canada per la storia e ovunque cresce l'attenzione per i
territori meno noti.
I ricercatori americani e il segreto della longevità.
Vivere sino a mille anni? E perché no? scrive David Stipp
nella sua “Pillola della Giovinezza”, che sta rapidamente
scalando la graduatoria dei bestsellers americani. Abbiamo raggiunto
e superato i cento anni, ora puntiamo ai centocinquanta. Ma
forse vogliamo di più. Forse vogliamo l’immortalità
del corpo dopo avere riposto la nostra fede in quella dell’anima.
In Asia? Il vino italiano è ricercato perché offre
grande diversità di terreni, climi e varietà di
uva, che permettono di trovare la bottiglia adatta per ogni
enoappassionato. In Canada sono la storicità e la fama
a richiamare l’attenzione, mentre negli Stati Uniti, si
sa, l’italianità conquista. E se Toscana, Veneto
e Piemonte rappresentano i grandi classici, si cercano anche
le Marche, la Puglia, il Friuli Venezia Giulia o la Campania.
E’ quando emerge da un sondaggio di “Winett-Taste
& Trade”, l’evento che fa incontrare i buyers
di tutto il mondo e le cantine del Belpaese, dal 2 al 4 novembre
a Venezia (info: www.winett.it).
Una curiosità? Nelle Filippine cresce la passione per
il collezionismo enologico. Secondo il sondaggio, accanto alle
motivazioni che portano gli importatori a scegliere il vino
italiano vi sono altri dati interessanti. Alcuni ricercano vini
piacevoli e bevibili come il Prosecco o il Pinot Grigio, ma
vi è anche il ritorno del Lambrusco, richiesto dall’Asia
agli Stati Uniti. In altri casi vi è una riscoperta di
vini importanti e strutturati di denominazioni meno note come
il Vino Nobile di Montepulciano o il Fiano d’Avellino.
Spagna e Portogallo, invece, paesi tradizionalmente produttori
di vino,sono interessati allo stile italiano e ad incrementare
la gamma dei vini da offrire nei loro mercati. Per tutti, il
vino italiano oggi deve presentare un equilibrato rapporto qualità-prezzo,
esprimere il territorio da cui viene ed i produttori italiani
devono anche essere disposti ad “ascoltare” i suggerimenti
dei partner.
E non mancano le curiosità, che vengono principalmente
dai canali commerciali: nelle Filippine ha un peso crescente
il mercato dei collezionisti, ovvero i grandi conoscitori disposti
a spendere più di 50 euro per una bottiglia. In Spagna,
invece, una potenza è Vinoselección che offre
un canale di vendita diretta, riservato ai membri del club legato
alla società. Qui la vendita avviene principalmente door
to door ed anche on line a dimostrazione che le nuove tecnologie
rappresentano il futuro anche per il mondo del vino.
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In regalo il viaggio alla scoperta dei nostri
vini
Per tutti i nuovi clienti che richiedono
la Fidelity Wine Card, una speciale offerta di un cartone di
6 bottiglie assortite in omaggio con l'acquisto di 6 bottiglie
di vino.
Per una degustazione completa dei vini della Cantina di Vicobarone.

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Happy Hour con Meissa Spumante Brut e culatello
e Festa della Vendemmia a Vicobarone
Per tutta la giornata di sabato 11
settembre, presso il punto vendita di Piacenza Happy Hour con
degustazione di culatello e Malvasia Brut Meissa, con animazione
e musica dalle 16.00 alle 19.00.
Domenica 12 settembre la Cantina di Vicobarone festeggia la
Vendemmia 2010, con la rappresentazione dell'antica pigiatura,
musica e intrattenimento. Inoltre pranzo con il tipico bataro'
in degustazione con i vini della Cantina.
Il pomeriggio continuera' con la tradizionale Festa dell'Uva
a Ziano Piacentino.

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L'elisir di lunga vita si nasconde nel vino
I ricercatori americani e il segreto
della longevità. Vivere sino a mille anni? E perché
no? scrive David Stipp nella sua “Pillola della Giovinezza”,
che sta rapidamente scalando la graduatoria dei bestsellers
americani. Abbiamo raggiunto e superato i cento anni, ora puntiamo
ai centocinquanta. Ma forse vogliamo di più. Forse vogliamo
l’immortalità del corpo dopo avere riposto la nostra
fede in quella dell’anima.
Diamo uno sguardo indietro: se un secolo fa qualcuno ci avesse
detto che oggi ci sarebbero stati tanti centenari, lo avremmo
preso per visionario. E invece - come nota Jonathan Weiner in
“La strana scienza dell’immortalità”
- “il numero dei centenari sul nostro pianeta è
più che raddoppiato decennio dopo decennio dal 1960”.
E continua: invecchiare non è una costante biologica.
Per esempio, alcuni organismi come l’idra e la spugna
sono virtualmente immortali, mentre altri (i pipistrelli, i
topi) hanno un’esistenza cortissima. Ma la differenza
fra l’uomo e il mondo animale è che il primo può
riportare all’indietro le lancette dell’orologio.
Il secondo no, se non nei laboratori scientifici. Partendo da
questo assunto, Aubrey de Grey, ricercatore anglo-americano
dalla lunga barba, arriva a sostenere che il traguardo dei mille
anni non è più utopia.
L’invecchiamento dell’uomo - spiega a Weiner - ha
le sue cause nel progressivo deterioramento delle nostre cellule
e del nostro Dna. E questo deterioramento deriva da fattori
interni, quali pericolosi prodotti di reazioni metaboliche,
o esterni, quali l’esposizione a radiazioni e composti
chimici mutagenetici. Vanno anche considerate le mutazioni ereditarie
rimaste nei nostri genoma. Fatta la diagnosi, ecco la lista
delle “cose mortali” che possono colpire qualsiasi
essere umano: accumulazione di “spazzatura” dentro
e fuori le cellule, mutazioni dannose, perdita di certe cellule
cruciali e sovrapproduzione di altre, incroci progressivi di
molecole nei tessuti connettivi tali da provocare rughe, indurimento
di tessuti, danni ad organi importanti. “Risolviamo questi
problemi e chiunque potrà vivere sino a mille anni”,
è la sua conclusione. Già, è più
facile dirlo che farlo.
E poi quali dovrebbero essere le terapie preventive? Le ipotesi
si intrecciano e si confondono. Con una certa approssimazione
le si possono far ruotare attorno a coloro che esaltano il potere
rigeneratore del resvetrarol. David Sinclair, ricercatore di
Harvard, l’ha sperimentato sui topi con successo, riscontrando
una maggiore durata della vita. Il resvetrarol - dice - è
una sostanza presente anche nel vino rosso. In piccole quantità.
Quante bottiglie bisognerebbe berne per averne effetti concreti?
Silenzio dalla scienza. Ma da un’inchiesta pubblicata
dalla rivista “Alcoholism: Clinical and Experimental Research”
emerge una sorprendente realtà. Coloro che bevono, moderatamente
s’intende, vivono più a lungo e meglio di coloro
che non bevono. L’inchiesta è stata condotta su
2mila individui fra i 55 e i 65 anni, più uomini che
donne, in un arco di 20 anni. Il 69 per cento degli astemi sono
morti durante i 20 anni presi in esame, contro il 60 per cento
dei forti bevitori e appena il 41 dei bevitori moderati. Il
resvetrarol - aggiunge Sinclair - “attiva geni coinvolti
nella risposta dell’organismo animale a stress ambientali.
Alcuni di questi geni sono stati scoperti in vermi mutanti o
insetti da frutta la cui vita è insolitamente lunga.
Altri sono stati scoperti dai ricercatori esplorando le cause
per le quali una limitata ingestione di cibo prolunga la vita
e conserva vigore un po’ in tutte le specie studiate”.
Ma anche in questo caso attenzione a non esagerare. Mangiare
troppo poco - scrive Stipp - fa calare la massa muscolare, produce
stanchezza e infertilità, deprime la psiche. Inoltre
c’è un’altra sostanza in grado di combinarsi
con i risultati della restrizione calorica, si chiama rapamycin,
anch’essa sperimentata sui topi, anch’essa apparentemente
portatrice di benefici genetici. Insomma la porta è aperta.
Ma rimane l’interrogativo di fondo: siamo sicuri che con
i tempi che corrono vogliamo tutti vivere sino a mille anni?
Autore: Cesare De Carlo
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Notte delle Stelle con degustazioni
e spettacoli
Una notte di S. Lorenzo diversa dal
solito, con degustazioni di salumi e formaggi abbinati ai vini
della liniea Selezioni della Cantina di Vicobarone. Una notte
indimenticabile, se aggiungiamo anche due spettacoli tra cui
i canti degli alpini e le musiche e la danza di artisti d'eccezione.
A Madonna del Monte, il 10 agosto dalle ore 21.00
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Sheratan vince
il premio come miglior Ortrugo Spumante al Gran Premio dell'Ortrugo
Sheratan Ortrugo Spumante vince il
primo premio come miglior Ortrugo spumantizzato al Gran Premio
dell'Ortrugo, tenutosi durante la 23sima edizione della festa
di Coldiretti Piacenza Giovani Impresa alla Volta del Vescovo
(PC).
Un altro premio per il nostro grande spumante.
Clicca sull'immagine per ingrandirla
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Meissa Malvasia Brut Spumante
citata su QN - Il Resto del Carlino
Il nostro Meissa, Malvasia Brut Spumante
ottenuto dalla Malvasia di Candia Aromatica, e' stato
citato in un interessante articolo pubblicato il 31 maggio scorso
su QN - IlResto del Carlino - La Nazione - Il Giorno.
L'articolo, a cura di Lorenzo Frassoldati, cita due vini il
cui rapporto qualita' prezzo e' giudicato molto alto.
Ovviamente, uno dei due vini citati e' la nostra Meissa.
Clicca sull'immagine per ingrandirla
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Domenica 8 agosto degustazione
Sheratan e salmone affumicato fresco
Nuovo appuntamento estivo con la Cantina
di Vicobarone: la degustazione di Sheratan Ortrugo Spumante
Brut abbinato al salmone affumicato fresco. Un vino sapido e
fresco che ben si contrappone alla grassezza del salmone.
Cantina di Vicobarone a Vicobarone, domenica 8 agosto,
dalle ore 9.00 alle 18.00. Degustazione guidata dalle 11.30.
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Sconti d'estate con la Fidelity
Wine Card
La nuova imperdibile offerta dell'estate:
acquistando 3 cartoni di vino della linea Tradizionali si ha
diritto ad uno sconto immediato del 20%. L'offerta e' valida
fin o al 31 agosto e la promozione non e' cumulabile con altre
offerte in corso.
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Domenica 11 luglio appuntamento
con il gusto alla Cantina di Vicobarone
Un'altra domenica all'insegna del gusto:
stavolta l'eccellenza gastronomica e' rappresentata dal salame
d'oca, la cui degustazione sara' abbinata a Pandora, Pinot Nero
vinificato in bianco D.O.C.
Domenica 11 luglio, dalle ore 9.00 alle 18.00, degustazione
guidata dalle 11.30.
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Vino rosso alleato degli occhi:
secondo una ricerca previene l'invecchiamento della vista
Vino rosso “alleato” degli
occhi, a patto che non si alzi troppo il gomito. Un consumo
moderato, infatti, oltre a proteggere il cuore, preserva anche
gli occhi, prevenendone l’invecchiamento, grazie al resveratrolo.
Ovviamente non bisogna esagerare.
A mostrare un altro, ennesimo (e forse esagerato) beneficio
del “nettare di Bacco”, è una ricerca dell’Ateneo
statunitense di St. Louis, pubblicata sull’“American
Journal of Pathology”. In particolare, a rendere il vino
rosso salutare per la vista, secondo i ricercatori capitanati
da Rajendra Apte, è l’ormai celebre resveratrolo
contenuto nell’uva, antiossidante naturale che previene
dall’invecchiamento e protegge dalla formazione di vasi
sanguigni anomali, sia all’interno che fuori dall’occhio,
contrastando così l’invecchiamento oculare, nonché
la degenerazione maculare, altro “acciacco” tipico
dell’avanzare degli anni.
Fomte: Winenews
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Domenica 13 giugno degustazione
Vigore e salame mantovano
La dedizione al territorio e la nostra
passione per il vino sono lo spunto per un altro appuuntamento
con le degustazioni della Cantina di Vicobarone e Slow Food
Piacenza. Questo mese l'abbinamento proposto e' il nuovo Gutturnio
Vigore con il celebre salame mantovano.
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In tempo di crisi gli eno-appassionati
tagliano le spese ma non il buon bere
Il 45% degli appassionati del
vino negli ultimi due anni ha acquistato lo stesso numero di
bottiglie e ben il 47% ha riservato alla spesa del vino lo stesso
budget di qualche anno fa: piuttosto si fanno altre rinunce
ma bere bene rimane un ottimo rimedio per vivere meglio.
In tempo di crisi gli eno-appassionati selezionano con oculatezza
i propri piaceri, ma riservano al vino un posto d’onore.
Il 45% degli amanti del nettare di Bacco negli ultimi due anni
ha comprato lo stesso numero di bottiglie rispetto al passato,
e il 47% ha riservato alla propria passione il medesimo budget.
Ma attenzione: tutti ricercano il rapporto qualità/prezzo
e non si fanno più incantare dalle griffe. Questi i risultati
del sondaggio di www.winenews.it e Vinitaly, volto ad indagare
gli effetti della congiuntura economica negativa sulle abitudini
di consumo degli amanti del buon bere.
Gli enonauti - amanti di vino & internet - non sentono ragioni,
e piuttosto di rinunciare alle proprie etichette preferite decidono
di tagliare su altre spese. Il 45% di chi ha partecipato al
sondaggio – che ha totalizzato 1.847 risposte - ha comprato
negli ultimi due anni (periodo interessato dalla crisi economica)
lo stesso numero di bottiglie che acquistava prima. Il 36% ne
ha comprate di meno, e il 19% ne ha acquistate addirittura di
più.
Non è solo una questione di quantità: sempre negli
ultimi due anni, il 47% ha destinato all’acquisto di vino
lo stesso budget pre-crisi, il 32% ha speso di meno, mentre
il 21% ha speso di più. Ma quanto si è disposti
a pagare mediamente per una bottiglia di vino? Il 44% degli
enonauti da 10 a 20 euro, il 25% fino a 10 euro, il 18% da 20
a 30 euro, il 9% da 30 a 40 euro, il 3% da 40 a 50 euro, e solo
l’1% è disposto a spendere oltre 50 euro. La difficile
situazione economica non sembra avere influito in maniera rilevate
sulla cifra media che gli eno-appassionati sono disponibili
a pagare per una bottiglia: per il 67% si tratta dello stesso
prezzo di prima, mentre il 28% in passato era disponibile a
spendere di più. C’è poi da notare un 5%
di risposte che affermano che prima della crisi erano disposte
a pagare meno rispetto al presente.
Risultano poi in netta maggioranza gli appassionati che, anche
in tempi difficili, sono rimasti fedeli al proprio punto vendita
abituale: il 71% acquista infatti il vino nello stesso posto,
mentre il 39% adesso cerca negozi più economici. Infine,
il 24% degli eno-appassionati dichiara apertamente che la crisi
non ha influito per niente sulla propria passione, a fronte
di un 76% che invece afferma di aver cambiato in parte le proprie
abitudini: ma non, come si è visto, da un punto di vista
del budget destinato al vino - la maggioranza di chi ha risposto
compra all’incirca lo stesso numero di bottiglie spendendo
la stessa cifra totale - quanto di aver rinunciato ad altri
piaceri e passioni.
Quello che è cambiato è l’atteggiamento
generale: nessuno getta più al vento i propri soldi,
e puntare su bottiglie caratterizzate da un buon rapporto qualità/prezzo
è diventata la regola universale. Moltissimi quelli che
rifuggono dalle griffe, e vanno alla ricerca di etichette poco
conosciute, economicamente abbordabili e di buon livello qualitativo.
Del resto, avere dei vincoli può anche rappresentare
una sfida. Così c’è chi cerca il nuovo e
chi, al contrario, punta su vini conosciuti e ampiamente sperimentati,
ma ciò che accomuna tutti è una decisa presa di
distanza da vini lussuosi e vini-icona in favore di etichette
del territorio. Paradossalmente, c’è persino chi,
in seguito alla crisi, ha aumentato la quantità di bottiglie
acquistate: grazie alla riduzione generalizzata dei prezzi -
sono moltissime la cantine che nell’ultimo anno hanno
rivisto al ribasso i loro listini - gli eno-appassionati approfittano
per comprare una maggiore quantità di vino.
Infine, fermo restando una maggiore attenzione e consapevolezza
generale, ecco alcuni “trucchi” per risparmiare
suggeriti direttamente dagli enonauti: bere a casa con gli amici,
magari dividendo la spesa delle bottiglie, invece di andare
al ristorante; acquistare in supermercati e ipermercati che
hanno un reparto vino ben fornito (ormai sono sempre di più)
o direttamente nelle cantine; approfittare di offerte e promozioni;
formare un gruppo di acquisto con altri eno-appassionati.
Ma chi sono gli enonauti che hanno risposto al sondaggio di
WineNews ? Si tratta di amanti del vino che vantano una grande
dimestichezza con le nuove tecnologie ed una quotidiana frequentazione
del web. Sono in maggioranza maschi (79%), il 52% di loro ha
un’età compresa fra i 30 e i 45 anni, hanno un
elevato titolo di studio (l’85% ha conseguito il diploma
di scuola media superiore o la laurea) e godono mediamente di
un buon livello socio-economico.
Fonte: Winenews
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L'orto come scuola di vita
per bambini e adulti
Per imparare non solo il gusto
ma anche la pazienza, la parsimonia, i tempi della natura. Per
imparare una maggiore capacita' ad essere versatili di fronte
ai cambiamenti del mondo. Ecco il ruolo didattico della terra
dell'orto.
Sarebbe bello che ci fosse un orto didattico per i bambini in
ogni scuola. Perché l’orto insegna la vita, la
pazienza, la conservazione, la parsimonia, i tempi della natura.
L’orto serve a spiegare il cibo non solo ai più
piccoli, ma anche, o soprattutto, agli adulti carichi di tanti
preconcetti. Ancora, l’orto come momento di elaborazione
mentale della diversità e della versatilità, dell’apertura
verso “l’altro”, della memoria fatta di colori,
profumi e sapori. Ecco i tanti valori di quel “fazzoletto
di terra” così importante emersi da “Il giro
dell’orto”, il convegno organizzato da WineNews,
uno dei siti di comunicazione più cliccati del wine &
food d’Italia, che ha chiamato a raccolta alcuni tra i
maggiori esperti sul tema.
“Oggi - ha ricordato il giornalista Carlo Cambi - si dà
grande importanza al fatto che i nostri bambini imparino a scuola
l’inglese e ad usare il computer, ma spesso si dimentica
di insegnare loro qualcosa di non meno utile, anzi, di fondamentale,
come da dove nasce il cibo, cosa rappresenta la terra, i valori
che racchiude, da dove nascono le nostre radici”. Nadia
Nicoletti, insegnante della scuola primaria di Trento, da anni
impegnata nell’esperienza degli orti scolastici, ha raccontato
come “negli anni ’60 e ’70, ogni scuola in
Trentino aveva un orto. E oggi esperienze come gli orti didattici
servono per spiegare ai più giovani non solo il gusto
e i cicli della natura, ma anche il senso della pazienza e la
necessità di conservare i semi, l’origine di tutto,
perché il cibo, e quindi la vita, sia replicabile l’anno
dopo”.
Un concetto che era ben presente già nell’antichità,
come ha spiegato l’architetto del paesaggio Emilio Trabella,
che, raccontando per immagini l’evoluzione dell’orto,
dall’antico Egitto alle abbazie benedettine, dalla Roma
imperiale agli arabi “orti delle delizie”, fino
ai giorni nostri, ha ricordato come l’orto sia “un
fatto democratico, perché tutti dovrebbero avere diritto
ad un orto. Una risorsa preziosa che era oggetto di attenzione
anche degli antichi imperatori, e che meritava di essere curata
e protetta con alte mura. Perché tutto comincia dall’orto”.
E, dall’orto, comincia anche un processo psicologico di
apprendimento multisensoriale e naturale di impronta pedagogica
steineriana e montessoriana, fatto di odori, colori e sapori
che restano indelebili “nella mente” dei più
piccoli, ha spiegato lo psicologo Sergio Medaglini dell’Università
di Siena. L’orto come luogo nello stesso tempo magico
e concreto: “luogo dell’anima, dove si ritrova serenità
dal contatto con la terra e ci si allontana per un poco dal
mondo”, ha spiegato la scrittrice Pia Pera, creatrice
di “Orti di Pace”, ma anche “luogo che educa
al mondo reale - ha detto Fabio Renzi, segretario di Symbola,
Fondazione per le Qualità Italiana - e all’importanza
della salvaguardia della natura. E poi l’orto è
anche una metafora del tessuto delle piccole e medie imprese
italiane che, da piccole realtà disseminate in tutto
il Paese, riescono a tirare fuori quelle eccellenze che ci rendono
protagonisti della “green economy””.
Ma l’orto richiede anche lo sviluppo di una certa “versatilità”,
perché deve essere capace di adattarsi alle condizioni
climatiche, ai cicli della natura, ai prodotti disponibili in
un dato momento, all’arrivo di nuovi ortaggi e verdure,
magari anche da Paesi diversi e lontani. “Uno schema cognitivo
che si può riflettere in tutte le attività della
vita - dice Giacomo Mojoli, docente della Facoltà di
Design del Politecnico di Milano - e che è fondamentale
per combattere certe chiusure mentali totalmente fuori luogo
in tempi in cui tutto cambia a ritmi vertiginosi, dalla società
all’economia, e in cui per capire cosa succederà
tra 10-15 anni serve, appunto, versatilità. Un concetto
che vuol dire saper prendere il meglio dalle culture e dai beni
che abbiamo a disposizione per sviluppare nuove consapevolezze
e diventare sempre più “consum-attori”, protagonisti
attivi della nostra esistenza”.
“E allora sarebbe bello che ci fosse un progetto di orto
per i bambini in ogni scuola d’Italia” ha detto
Alessandro Regoli, direttore e fondatore, con Irene Chiari,
di WineNews, che ha messo in campo un progetto di educazione
al gusto con un orto privato a disposizione delle Scuole di
Montalcino, con gli alunni seguiti nelle loro attività
dalla maestra Sonia Corsi e dall’agronoma Gabriella Ferrari.
“Insegnare ai bambini il gusto e la naturalità
del cibo, i tempi delle stagioni, il mettere le mani nella terra
- aggiunge Regoli - è importante per dare un futuro migliore
alle nuove generazioni. Per dare vita a progetti come questo,
però, serve un più intenso e virtuoso rapporto
tra pubblico e privato, una maggiore attenzione delle istituzioni
a un tema che è davvero molto importante”.
Fonte: Winenews
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Domenica 23 maggio: parte il
V Trofeo Cantina di Vicobarone
Assieme all'appuntamento con i motori
si celebra la nascita dei tre nuovi vini della Cantina, il Gutturnio
Vigore, la Malvasia Aura e l'Ortrugo Almaco. Dopo un breve sosta
alla sede della Cantina, a Vicobarone, il Trofeo tocchera' le
principali localita' della Valtidone.
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Nuove stelle si aggiungono
alla costellazione dei vini della Cantina di Vicobarone
La Cantina di Vicobarone presenta le
sue nuove selezioni: il Gutturnio Frizzante Vigore, la Malvasia
Aura e l'Ortrugo Almaco.
Scarica la brochure
delle nuove Selezioni Vigore, Aura e Almaco in formato PDF
(950 Kb).
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Domenica 9 maggio: Slow Food
Piacenza presenta l'abbinamento Aura Malvasia Ferma e Patanegra
Un'altra domenica all'insegna del gusto
e delle novita': la Cantina di Vicobarone ha in programma per
domenica 9 maggio, in collaborazione con Slow Food Piacenza,
la presentazione di Aura Malvasia Ferma D.O.C. in abbinamento
con il prosciutto crudo spagnolo Patanegra.

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La Cantina di Vicobarone partecipa
a Cantine Aperte 2010
Come tutti gli anni, l'ultima domenica
del mese di maggio e' dedicata alle degustazioni nelle tantissime
cantine che aderiscono al movimento Turismo del Vino. Cantine
Aperte e' l’evento più importante che si svolge
in Italia con protagonista il vino, la sua gente e i suoi territori.
Da ben 17 anni, nell’ultima domenica di maggio, le cantine
socie del Movimento Turismo del Vino aprono le proprie porte
al pubblico, favorendo un contatto diretto con gli appassionati
del vino.
L’interesse verso l’evento è cresciuto notevolmente
di anno in anno ed ha attirato sempre più l’attenzione
di turisti e residenti, incuriositi dalla manifestazione ma
soprattutto desiderosi di fare un’esperienza di grande
valore culturale e umano.
Vai
al sito di Cantine Aperte (Movimento Turismo del Vino)
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Domenica 2 maggio: "Quattro
passi tra i vigneti"
Un'iniziativa nata per far conoscere
i vini, i sapori e i panorami delle colline di Ziano Piacentino.
Iniziando dalla visita guidata della Cantina di Vicobarone,
in cui verranno mostrate le varie fasi della lavorazione necessarie
alla trasformazione delle uve in pregiato vino.
Un ricco buffet accompagnatoo dai vini della cantina stessa,
dara' l'energia per iniziare la passeggiata verso la seconda
cantina in programma, ove verra' servito un sostanzioso assaggio
dei prodotti tipici della zona.
Si passeggera' in un tratto di campagna, utilizzando sentieri
sterrati, ma agevoli, adatti a tutte le eta': un itinerario
per meglio apprezzare le bellezze dei nostri paesaggi.
Nell'ultima cantina ci si concedera' qualche peccato di gola
con i dolci abbinati ai vini della zona.
Un servizio con auto (attorno alle 16- 16.30) vi permettera'
di recuperare gli automezzi.
Le prenotazioni si ricevono entro il venerdì della data
in programma.
Le manifestazioni saranno sospese in caso di maltempo per l'imipraticabilita'
dei sentieri.
E' inoltre consigliato un abbigliamento sportivo.
I sentieri previsti nel programma hanno una durata di circa
20-28 minuti.
Per la manifestaione in notturna in programma l'ultimo sabato
del mese il ritrovo e' previsto intorno alle 19.00 presso la
cantina di partenza, quindi ci sara' una passeggiata panoramica
all'ora del tramonto.
Visita alla Cantina e poi un gustoso incontro con i sapori della
tradizionale cucina piacentina. Si chiude in musica ed eventualmente
dormire presso gli agriturismi della zona.
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E' pronto il vino sfuso della
vendemmia 2009
Come ogni anno ha inizio la campagna
damigiane, periodo nel quale la Cantina di Vicobarone vende
il vino sfuso per l'imbottigliamento. E' pronto quindi il vino
della vendemmia 2009 ed e' ancora valida l'offerta dell'anno
passato: se compri il vino sfuso, noi ti regaliamo i tappi.
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Nuovi premi e sconti per i possessori
di Fidelity Card
Se non hai ancora la Fidelity Card della
Cantina di Vicobarone, la tessera che ti premia con eccezionali
sconti e con regali fantastici, falla subito: avrai subito in
regalo il "welcome kit", una bottiglia e il cavatappi
della Cantina.
Raccogli i punti e scegli tra i buoni sconto o i regali.


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La Cantina di Vicobarone al
Vinitaly 2010
La Cantina di Vicobarone partecipera'
anche quest'anno al Vinitaly di Verona - Verona Fiere
dal 8 al 12 aprile 2010
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Domenica 11 aprile: incontro
speciale con Slow Food Piacenza e partenza del cicloraduno
Titano
La Cantina di Vicobarone ha organizzato
una giornata speciale: domenica 11 aprile, in collaborazione
con Slow Food Piacenza, presentazione di Titano Gutturnio Classico
e il formaggio Bitto. Parallelamente il cicloraduno Titano impegnera'
ciclisti di ogni provenienza in un percorso lungo circa
50 Km che tocchera' localita' come Luzzano, Fornello, Semino',
Trevozzo, Stadera, Nibbiano, ecc.

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La dedizione al territorio
e la nostra passione per il vino si incontrano domenica 14
marzo.
Cantina di Vicobarone in collaborazione
con Slow Food Piacenza presenta Malvasia Secco Frizzante D.O.C.
con la “spalla cruda”. Vi aspettiamo alle ore 11.30
per la degustazione guidata nel punto vendita di Vicobarone.

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"Vino e paesaggio",
un piano regolatore rurale dei territori dell'enologia italiana
"Vino e paesaggio, materiali
per il governo del territorio": ecco una guida per un vero e
proprio piano regolatore rurale dei territori dell'enologia
italiana. A presentarlo le città del vino in collaborazione
con la camera dei deputati.
Il paesaggio è un patrimonio fondamentale della
storia e della cultura di un territorio, un fattore di primaria
importanza per la sua competitività in termini turistici
e come valore aggiunto, per la sua capacità evocativa,
dell’identità di ogni prodotto, il vino in primis.
Per questo, il paesaggio rurale non può più essere
“affidato” alle dinamiche economiche spontanee,
ma può e deve essere oggetto di una pianificazione urbanistica,
allo stesso modo delle aree d’insediamento urbano: per
tutelarlo e valorizzarlo le Città del Vino hanno raccolto
idee, regole ed esperienze concrete per un vero e proprio “piano
regolatore rurale”, nel prezioso volume “Vino e
Paesaggio.
Materiali per il governo del territorio”, presentato oggi,
a Palazzo Marini a Roma, in collaborazione con la Presidenza
della Camera dei Deputati. La tutela del paesaggio non è
solo conservazione, ma è anche e soprattutto difesa dell’ambiente,
di pari passo con le esigenze dell’agricoltura moderna.
L’obiettivo del lavoro delle Città del Vino, che
già sono dotate di un proprio Piano Regolatore - uno
strumento urbanistico per attuare una politica di governo del
territorio che persegua lo sviluppo economico fondato sulle
reali vocazioni vitivinicole del territorio in un quadro di
attenta salvaguardia ambientale - è quello di “far
crescere una “cultura” del paesaggio e, in particolare,
del paesaggio vitivinicolo - sottolinea il presidente Giampaolo
Pioli - far maturare l’idea che il “territorio rurale
aperto” può essere oggetto di attività pianificatrice
da parte dell’ente pubblico, in accordo con il mondo della
produzione vitivinicola e agricola, e fornire ai Comuni princìpi,
regole, esperienze concrete di trasformazione di quelle idee
in norma”.
Con la Convenzione Europea del Paesaggio, la Conferenza del
Consiglio d’Europa ha iniziato da tempo un lungo e faticoso
lavoro per sedimentare nell’animo di chi è chiamato
a decidere, ma anche nel senso comune delle genti, l’idea
del paesaggio come patrimonio di tutti.
Grazie a questa sollecitazione, è nato il volume “Vino
e Paesaggio” (a cura di Pier Carlo Tesi, Lorenzo Vallerini
e Luigi Zangheri; info: redazione@cittadelvino.com), che rappresenta
il risultato di un lavoro di due anni, grazie al quale le Città
del Vino sono entrate a far parte come membro permanente della
Conferenza del Consiglio d’Europa.
Fonte: WineNews
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Festa del vino nuovo: domenica
14 febbraio
Festeggia il vino nuovo con noi: a
Vicobarone il giorno di San Valentino per tutto la giornata
buffet con polenta e cotechino, salumi piacentini e dolci tradizionali
di carnevale. Il punto vendita di Vicobarone sarà aperto
al pubblico anche tutte le domeniche da febbraio a maggio dalle
ore 9:00 alle ore 13:00 e dalle 14:00 alle 18:00.
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Le fasi lunari e il vino: consigli
pratici per l'imbottigliamento
Se credete che la tradizione
conti, imbottigliate con tempo sereno e non ventoso ed in luna
calante. Il calendario per il 2010.
Giorni consigliati per ottenere vino vivace **
Luna calante:
31 genn al 13 febbb
1 marzo al 14 marzo
31 marzo al 13 aprile
29 aprile 13 maggio
29 maggio al 11 giugno
1° quarto*:
23 genn
22 febbraio
23 marzo
21 aprile
21 maggio
19 giugno
*Secondo alcuni per vini piu' vivaci e' possibile imbottigliare
con luna crescente al primo quarto.
** il vino deve avere un residuo zuccherino perché avvenga
la rifermentazione in bottiglia!
n.b.: 1% di zucchero residuo, dopo la rifermentazione, sviluppa
una pressione di circa 2,4 atm.!!
Giorni consigliati per ottenere vini fermi e/o da invecchiare**
Luna calante:
27 giugno al 10 luglio
27 luglio al 9 agosto
25 agosto al 7 sett
24 sett al 6 ottobre
24 ottob al 5 novem
22 dic al 31 dicem
ultimo quarto*
4 luglio
3 agosto
1 settembre
1 ottobre
30 ottobre
28 novembre
28 dicembre
* In particolare per vini di pregio da invecchiare preferire
la luna all'ultimo quarto
**il vino deve essere "secco" (% zucchero=0)
Inoltre:
- Lasciate riposare la damigiana al fresco e allo scuro per
alcuni giorni.
- Non lasciare trascorrere più di un mese dall'acquisto
del vino per le operazioni di imbottigliamento.
- Le bottiglie devono essere ben lavate e, al momento dell'imbottigliamento,
sciacquate ("avvinate") con lo stesso vino e messe
a sgocciolare capovolte.
- Non tenete il vino a lungo a contatto con l'aria, specie se
bianco.
- Se i tappi acquistati non sono lubrificati provvedere alla
loro lubrificazione con olio enologico 24 ore prima di tappare.
Versare poche gocce d'olio nel sacchetto dei tappi, non troppo
pieno, e quindi agitare in modo che tutti i tappi si ungano.
- Il tappo deve distare almeno 2 - 3 cm dal livello del vino.
- Le bottiglie vanno tenute per qualche giorno in piedi in modo
che il tappo riprenda la sua consistenza e poi conservatele
o in piedi o coricate (coricate suggerito per vini da invecchiare),
in ambiente fresco, buio e silenzioso.
- L'eventuale odore di tappo nel vino non dipende dal tappo
che si è bagnato di vino, ma da batteri a volte presenti
in alcune partite di sughero. Non risparmiate sui tappi!
- Suggeriamo, specialmente per vini che devono rifermentare
in bottiglia (vivaci), tappi in sughero agglomerato "0
+ 2", con due rondelle di sughero pieno ad una estremità
(quella che va all'interno della bottiglia). Sono economici
e più sicuri.
fonte: www.landweb.it - A cura della Associazione laValtidone
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Gli italiani sempre piu' coltivatori
per hobby
Con almeno un ettare di terreno,
si produce per autoconsumo e per gli amici. Le coltivazioni
piu' praticate sono ortaggi, frutta, vite, olivo.
Italiani agricoltori per hobby, ma in grado di produrre, in
quanto proprietari di terreni mediamente di un ettaro, tanto
olio e vino da etichettarlo e donarlo ad amici e parenti. Con
un numero crescente di persone che decidono di spostarsi in
campagna, dedicandosi anche ad attività tipiche di questi
spazi rurali, l’agricoltura in primis. Emerge dal primo
rapporto Nomisma sugli “hobby farmer” in Italia,
basato su 4.000 interviste, che sarà presentato a Fieragricola
(Verona, il 5 febbraio), in collaborazione con il periodico
“Vita in campagna”.
La compagine degli hobby farmer è molto variegata: impiegati,
liberi professionisti, lavoratori autonomi, dipendenti pubblici,
operai, pensionati. Ai contadini per hobby non interessa ottenere
reddito dal terreno; sono accomunati dalla passione di coltivare
e praticare l’attività agricola, al fine di ottenere
prodotti per l’autoconsumo familiare (61,9%), ma anche
per stare all’aria aperta (61,0%) e avere la possibilità
di risparmiare (24,9%). Le dimensioni medie dei terreni coltivati
non sono marginali: si aggirano su 1,3 ettari, spesso comprendenti
anche parti a bosco.
L’agricoltore “amatoriale”, nell’identikit
fornito dalla ricerca, si caratterizza per il possesso di un
terreno agricolo coltivato nel tempo libero (39,4% ha ereditato
l’appezzamento; 36% lo ha acquistato; solo il 3,4% sono
i casi di affidamento in gestione e l’1,4% le locazioni).
Si distinguono dall’agricoltore “non professionale”
che, pur dedicando meno del 50% del suo tempo, viene periodicamente
monitorato dall’Istat; e, in Italia, ben il 70% dei conduttori
agricoli svolge l’attività agricola in maniera
part-time. Questo interesse per le attività agricole
da parte di non addetti ai lavori è riconosciuto in ambito
internazionale come “tendenza in crescita”; a livello
italiano, sottolineano i ricercatori, rappresenta “una
realtà consolidata”, ma mai quantificata perchè
sfugge alla rilevazione censuaria. Sta poi oggi assumendo particolare
rilevanza, con la crisi economica che porta molti a riscoprire
le bontà e la convenienza dei prodotti del proprio orto
e frutteto.
Le coltivazioni più praticate riguardano ortaggi, frutta,
vite e olivo. Molto spesso (72%) sono accompagnate da processi
di trasformazione (confetture e marmellate, conserve, vino,
olio, miele, formaggio) - ovviamente su piccola scala - e in
qualche caso anche da piccoli allevamenti. Da un confronto con
i censimenti agricoli nel 1990 e nel 2000, continua l’analisi
Nomisma, si evidenzia un calo di 1,8 milioni di ettari contestualmente
ad una diminuzione di 430.000 aziende.
“Non è pensabile - affermano i ricercatori - che
questi milioni di ettari siano stati tutti destinati alla cementificazione.
La superficie agricola non più rilevata dal Censimento
Istat non è scomparsa: ha, invece, cambiato possessore,
passando da un agricoltore ad un altro soggetto ‘estraneo’
al settore primario che si muove secondo logiche rivolte soprattutto
al mantenimento ambientale e paesaggistico (69,8%).
Con benefici sottostimati - alla luce della mancanza di rilevazioni
statistiche - che però permettono, assieme al contributo
preponderante dell’attività propriamente agricola,
una conservazione degli spazi rurali (19,1%) e della biodiversità
(36,5%) i cui vantaggi finiscono con il ricadere su tutti noi”.
fonte: www.winenews.it
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Importazione di vino negli
USA: aumentanoi volumi, si abbassa il valore
Fine anno senza (piacevoli)
sorprese per il vino italiano negli Stati Uniti, dove continua
il trend che vede aumentare le importazioni dei vini in quantità,
con un crollo inversamente proporzionale del valore.
Secondo i dati dell’Italian Wine & Food Istitute,
condotto da Lucio Caputo, nel periodo gennaio-ottobre 2009,
è arrivato dall’estero il 14,5% di vino in più
sul 2008 (6.817.000 ettolitri), per un valore più basso
del 14,4% (2,598 miliardi di dollari). E il Belpaese, che in
valore rimane comunque leader, arretra in entrambi i parametri,
con un -4,6% in quantità e un -14,9% in valore (1.712.000
ettolitri per 822,3 milioni di dollari). Male tutti i principali
produttori europei, dalla Francia alla Germania, fino alla Spagna,
anche a causa dell’euro forte sul dollaro. A vedere aumentare
il proprio business negli States sono l’Australia, prima
in quantità, il Cile (119,8%), la Nuova Zelanda (+14,5%)
e l’Argentina (+7,1%), soprattutto grazie ai vini sfusi,
tra i 47 e i 66 centesimi al litro. A regalare un sorriso benaugurante
all’Italia sono le bollicine, con un +13,4% in quantità
e +7,6% in valore (137.810 ettolitri per 87,66 milioni di dollari),
su un mercato americano che vede, in generale, un calo del 6,7%
in volume e del 30,1% in valore.
Fonte: Winenews
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Ricerca: ecco perche' il vino
rosso fa bene, spiegato 'Paradosso Francese'
Il vino rosso fa bene al cuore
e ora si sa anche perché. Ricercatori francesi hanno
infatti scoperto un meccanismo molecolare attraverso cui i polifenoli
contenuti nella bevanda permettono alle cellule che rivestono
le arterie di produrre un vasodilatatore, il monossido di azoto,
grazie all'intermediazione di un recettore di estrogeni.
Si spiega così anche dal punto di vista scientifico -
e non solo semplicemente statistico - il cosiddetto 'paradosso
francese', ovvero il numero minore di infarti nel Sud Est della
Francia dove pure l'alimentazione è ricca di grassi (foie
gras, carne conservata nel brodo di cottura) ma anche di vino
rosso. I risultati della ricerca, realizzata sui topi grazie
alla collaborazione di tre equipe, sono pubblicati su 'Plos
One'. I ricercatori avevano già individuato da tempo
nel monossido di azoto il 'protagonista' dei benefici del rosso.
Non si sapeva, però, come venisse prodotto.
Secondo i nuovi studi - realizzati dai ricercatori dell'Istituto
nazionale per la salute e la ricerca (Inserm) di Anger insieme
a quelli dell'università Louis Pasteur di Strasburgo
e l'università Paul Sabatier di Tolosa - la chiave è
uno dei recettori di estrogeni delle cellule sulle pareti dei
vasi, alle quali si legano molecole di un polifenolo che attiva
la produzione di monossido di azoto. L'idea di indagare sul
recettore nasce dalla constatazione che le donne in età
fertile, che producono estrogeni, hanno meno rischi cardiaci.
I ricercatori hanno seguito diverse strade per verificare il
meccanismo nei topi. Una controprova è stata realizzata
utilizzando un farmaco anticancro (fulvestrant), inibitore del
recettore 'indagato' che blocca la produzione di monossido di
azoto da parte delle cellule vascolari e impedisce alle arterie
di dilatarsi.
Fonte: Adnkronos Salute
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Cassiopea Malvasia Dolce Spumante
su Mangiaeabbina
"Cassiopea: mai come in questo
caso nomen est omen. Vino spumante dolce, piacevole, intrigante
mix di bollicine briose per stuzzicare ogni millimetro del palato.".
Lo dice Mangiaeabbina, il blog enogastronomico delll'Espresso,
che loda le virtu' del nostro spumante dolce.
E continua: "Il Vitigno è Malvasia aromatica di
Candia che si esprime ad alti livelli anche nella versione dolce
grazie ad un bouquet di frutta matura, gusto dolce e accattivante.
Lavorazione: spremitura soffice delle uve e parziale fermentazione
del mosto a temperatura controllata.
Presa di spuma in autoclave. Vino bianco di un bel giallo paglia
con tenui sfumature dorate. Cassiopea è indicato con
desserts, dolci tradizionali, lievitati e non, a base di crema,
glasse e altre bontà.
E come non abbinarlo con un panettone tradizionale, visto che
siamo nel periodo natalizio.
Tenore alcolico di 7% servitelo tra i 6° e i 7°.
Non resta altro che alzare i calici verso l'alto e brindare
con Cassiopea naturalmente con opportuna moderazione."
Vai alla pagina del sito
Mangiaeabbina
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Cassiopea e i dolci
tipici piacentini
Domenica 13 dicembre nei due punti vendita
della Cantina, a Vicobarone e a Piacenza, evento speciale in
collaborazione con Slow Food Piacenza: degustazione dello spumante
Cassiopea e i dolci tipici piacentini: la spongata, la torta
sbrisolona e le tradizionali ciambelline. A partire dalle ore
11.00.
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E Londra ringrazia il caldo:
affari col vino. L’altra faccia del surriscaldamento.
“In vino veritas”. A Copenaghen
sono pronti a scommetterci. Soprattutto se gli chiedi di Nicolas
Sarkozy e di tutto quel suo impegno per tener in piedi un vertice
scalcagnato e inconcludente.
Eh sì, il segreto magari è tutto lì, nascosto
in una flûte o tra le bollicine d’un “perlage”
che il malvagio effetto serra rischia di cancellare come neve
d’aprile. O, peggio ancora, di regalarlo alle uve della
perfida Albione, a quei vigneti che da cinque anni invadono
le campagne del Sussex, del Kent, del Dorset e del Gloucestershire,
allargandosi tra coltivazioni di mele e vecchi mulini. Eh sì,
non tutti i mali vengono per nuocere e i vinificatori inglesi
sono i primi a inneggiare all’effetto serra. Grazie a
quel tepore senza precedenti, grazie al calduccio d’inverni
semi-tropicali le loro vigne crescono rigogliose e regalano
vini e spumantini capaci di far concorrenza alle botti di Bordeaux
e alle bolle dello Champagne. Non ci credete? Fatevi un giro
per le cantine della zona, date un’occhiata ai conti.
Quest’anno i silenziosi vinificatori di Sua Maestà
han messo in cantina tre milioni di bottiglie, raddoppiando
la produzione media degli ultimi cinque anni. “Stiamo
beneficiando di un disastro globale, sembrerà orribile
inappropriato, ma le cose vanno così”, ammette
tra l’allegro e l’imbarazzato Christopher Foss,
responsabile degli studi sul vino al College di Plumpton nel
Sussex. E il peggio per i francesi, giura, deve ancora venire.
“Tra meno di 10 anni da queste parti ci godremo un clima
simile a quello della valle della Loira, tra venti credetemi
tra qui e le campagne di Bordeaux non farà più
alcuna differenza”. Tragedia insomma. Prospettive climatiche
da incubo, roba da non far dormire il povero Sarkozy, mettere
sull’allarme i vignaioli del Bordeaux e mandare in depressione
l’orgogliosa “grandeur” delle bollicine. I
primi a fremere sono i signori dello champagne, i proprietari
delle cantine che da secoli si contendono l’orgoglio del
“perlage”. Eh sì, perché se il nome
champagne non è riproducibile, il prodotto lo è.
Eccome. Soprattutto se l’euforia da vino spinge gli scienziati
di Cambridge a dar credito all’antica leggenda di due
nazioni separate, “solo” 9mila anni fa, da uno striminzito
lago, una pozza d’acqua nel mezzo della stessa, immensa
Champagne. Certo a Parigi già sbuffano e alzano il nasino
sdegnato per quelle fole tutte inglesi, ma negli eleganti e
sofisticati wine bar di Chelsea il “fizz” di Sua
Maestà, lo spumantino “Made in Uk”, incomincia
a conquistare i palati e far concorrenza al tanto amato Champagne.
E non soltanto per il prezzo ormai assolutamente in linea con
quello di un Möet o di un Veuve Clicquot, ma per il bouquet
e la fragranza. Grazie alla benedizione di San Effetto Serra
i grappoli di “pinot nero”, “pinot meunier”
e “chardonnay” delle campagne dell’Inghilterra
meridionale non sono più sinonimo di bevande insipide
tristanzuole, ma incominciano a conquistare premi internazionali.
L’effetto tepore trascina insomma il maledetto “fizz”
dai peggiori pub alle vetrine delle migliori enoteche. Il tutto
mentre lo stesso caldo fa sudare sette dannate camice ai nobili
vignaioli di Bordeaux e dintorni impegnati a tener sotto controllo
l’alcol e gli zuccheri che minacciano di trasformare in
marsala i loro nobili prodotti. E così per i sommelier
britannici inizia la stagione dell’orgoglio. “I
vini inglesi sono come le mele inglesi: una siepe di sapori
in un pomeriggio autunnale”, scrive con tono di rivincita
l’esperto d’Oltremanica Tim Atkin. Dimentica solo
un particolare. A piantar lì per la prima volta quelle
uve e a trasformare il Sud dell’Inghilterra nel vigneto
d’Europa furono duemila anni fa i Romani. Quando l’effetto
serra e lo champagne non se lo sognavano manco gli ubriachi.
Fonte: Il Giornale - Autore: Gian Micalessin
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Il Gambero Rosso premia la
Cantina con i due bicchieri
Un prestigioso premio arriva inaspettato
dal Gambero Rosso: sulla guida Vini d'Italia 2010 ben quattro
bottiglie sono premiate con i due bicchieri: il Gutturnio Classico
Riserva D.O.C. Pleione, il Gutturnio Frizzante D.O.C., il Malvasia
Secco D.O.C. e il fantastico Passito di Malvasia.

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Anche Bere Bene del Gambero
Rosso parla di noi
Anche la prestigiosa guida Bere
Bene Low Cost 2010 del Gambero Rosso ha insignito il Gutturnio
Frizzante 2008 D.O.C. con il premio Qualita' Prezzo.
Lo storico almanacco, ormai alla ventesima edizione, e' rivolto
agli enoappassionati attenti all'equilibrio qualita'-prezzo
senza rinunciare alle accurate selezioni dei migliori prodotti.
Berebene Low Cost del Gambero Rosso e i vini premiati saranno
presenti a Roma alla "Citta' del gusto" sabato 12
dicembre 2009.
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Vicobarone©2007
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