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A Natale festeggia con i nostri
vini
Come tutti gli anni e' partita la grande
offerta natalizia dei vini della Cantina.
Le migliori selezioni, i premiatissimi spumanti e tutti i vini
della tradizione del territorio piacentino sono pronti per essere
impacchettati e regalati.
Orari di apertura dei punti vendita
Punto vendita di Vicobarone: aperto anche tutte
le domeniche di dicembre, dalle ore 9 alle 12.30
Punto vendita di Piacenza: aperto anche tutte
le domeniche di dicembre dalle 9 alle 12.30 e dalle 15 alle
19.
Da martedì 11 a lunedì 24 dicembre compreso aperto
tutti i giorni .
Sabato 8 dicembre aperto.
Saranno inoltre possibili assortimenti personalizzati
su prenotazione, per creare infinite combinazioni di
gusto con il grande assortimento dei vini della Cantina di Vicobarone.
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I consumatori di vino secondo
Astra Ricerche: stabili nel numero, attratti dai vini
di fascia media e sempre piu' forti dal punto di vista alcolico,
consumano piu' rose' e sperimentano prodotti meno tradizionali
e stranieri.
Non crescono di numero, preferiscono
i vini di prezzo di fascia media, li chiedono sempre più
importanti dal punto di vista della gradazione alcolica, consumano
più rosè che in passato e sono aperti a nuove
tradizioni vinicole, anche dall’estero. Sono i consumatori
di vino secondo la fotografia scattata da Astra ricerche, che
il presidente dell’istituto, Enrico Finzi, commenta a
Winenews.tv: “Io individuerei cinque tendenze: la prima
evidenzia una sostanziale stabilizzazione del numero dei consumatori.
In secondo luogo, c’è una protesta di massa, silenziosa
ma non per questo meno importante, nei confronti dei prezzi
medio-alti a favore dei prezzi medi. I prezzi alti - precisa
Finzi - non creano problemi ai gruppi sociali abbienti, mentre
ciò che viene criticato sono i prezzi esorbitanti. Al
supermercato vengono preferite le bottiglie da 5-6 euro a scapito
di quelle da 9-10, mentre nella moderna distribuzione si scelgono
quelle da 9-10 rispetto a quelle da 14-15 euro nella moderna
distribuzione”.
Ma che tipo di vino viene consumato di più? “C’è
una diminuzione della domanda di prodotti con basso contenuto
alcolico - continua Finzi -: per esempio, le donne non vanno
più solo sui “prosecchini” di facile beva,
e inoltre si chiedono prodotti bianchi un po’ più
“significativi” pur essendo percepiti più
leggeri dei rossi”.
“Come quarto punto, va segnalato che finalmente dopo anni
di crisi ha ripreso slancio la categoria del Rosè, anche
grazie all’arrivo sul mercato di prodotti di buona o ottima
qualità, con un autonomia di personalità e di
immagine, non più considerati come “rossi svirilizzati”.
Un’ultima tendenza, secondo Finzi, è quella che
evidenzia una nuova “sperimentazione di prodotti al di
fuori delle grandi tradizioni enologiche tradizionale, e un
numero crescente di consumatori di vini stranieri (cileni, australiani
e californiani tanto per dirne alcuni), con un fenomeno - conclude
Finzi - che in Italia resta comunque più debole che altrove”.
(fonte: www.winenews.it) |
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Continua il coprifuoco alcolico
anche durante tutta la notte di Capodanno
La legge che vieta la somministrazione
di bevande alcoliche nei locali pubblici vale anche per le feste
comandate.
Allo scoccare della mezzanotte di Capodanno sbrigatevi a fare
i brindisi di rito con amici e parenti, perché avete
solo due ore di tempo: dopo di che, se siete ad un veglione
o in discoteca, nessuno vi venderà più un goccio
di spumante o di champagne. Lo evidenzia il sito www.winenews.it,
uno dei più cliccati dagli appassionati del buon bere:
per tutti gli italiani che decidono di festeggiare l’ultimo
dell’anno in un locale pubblico scatta alle due in punto
il “coprifuoco alcolico”, e i calici si potranno
riempire solo con aranciata e coca-cola.
Così prescrive l’articolo 6 della legge sulla sicurezza
stradale (la n. 160/2007 del 2 ottobre scorso, conversione del
decreto 117/2007), che recita: “Tutti i titolari e i gestori
di locali ove si svolgono, con qualsiasi modalità e in
qualsiasi orario, spettacoli o altre forme di intrattenimento,
congiuntamente all’attività di vendita e di somministrazione
di bevande alcoliche, devono interrompere la somministrazione
di bevande alcoliche dopo le ore 2 della notte”. Una regola
che vale evidentemente per tutti i giorni dell’anno, comprese
le feste comandate: scordiamoci, quindi, oltre a Capodanno,
di fare “cin cin” a Natale o a Carnevale, dopo il
fatidico orario.
Ferma restando l’importanza di garantire sicurezza sulle
strade e di contrastare fenomeni di abuso nel consumo di alcolici,
sono molti i pareri dissonanti su questo approccio legislativo
di stampo “proibizionista”. Giancarlo Bornigia,
proprietario del Piper e del Gilda, due delle più famose
discoteche di Roma, frequentate anche da numerosi vip, è
un testimone “storico” del mondo dei locali da ballo,
in cui ha iniziato a lavorare fin dagli anni Sessanta: “Questa
legge favorisce gli abusivi - afferma Bornigia - il divieto
di vendere alcolici interessa infatti solo i locali e le discoteche
che hanno le licenze, mentre alle feste abusive si continuerà
a bere come prima. Per non parlare di bar, ambulanti e supermarket
che possono vendere alcolici a tutte le ore. Di questo passo
saremo costretti a chiudere ed a licenziare tutto il personale”.
Ottavio Cagiano, direttore di Federvini, spiega: “Questa
legge, nata sull’onda di particolari emozioni dovute a
tragici fatti di cronaca, non è stata forse ponderata
con sufficiente attenzione: la conseguenza è che ci si
trova di fronte a giornate particolari, come il Capodanno, in
cui è quantomeno strano pensare di interrompere drasticamente
i brindisi ad un’ora prestabilita: ipotizzo che le persone
siano indotte ad ordinare prima delle due nuove consumazioni
per timore di restare con il bicchiere vuoto; dall’altro
lato, c’è una situazione permanente lungo tutto
l’arco dell’anno in cui i ragazzi che vanno in discoteca
si attrezzano lasciando in macchina o fuori dal locale le bottiglie
di alcolici; per non parlare di fenomeni di somministrazione
di bevande alcoliche da parte di ambulanti, molto difficili
da controllare”.
Attenzione naturalmente anche a mettersi al volante dopo il
cenone: in base alla medesima legge per chi guida in stato di
ebbrezza sono previste multe salatissime, e nei casi più
gravi l’arresto. Basta superare la soglia di 0,5 grammi
di alcol per litro di sangue per rischiare un’ammenda
da 500 a 2.000 euro. La legge impone anche di “esporre
all’entrata, all’interno e all’uscita dei
locali” le tabelle con “le quantità, espresse
in centimetri cubici, delle bevande alcoliche più comuni
che determinano il superamento del tasso alcolemico per la guida
in stato di ebbrezza”, pena la chiusura del locale da
7 a 30 giorni. Perciò molti gestori di ristoranti, discoteche,
pub hanno ordinato etilometri da piazzare nel proprio locale.
(fonte: www.winenews.it)
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Un nuovo test scientifico scopre
le personalita' del vino.
Il nuovo test redatto dal Centro
Studi Assaggiatori (l’unità di ricerca sull’analisi
sensoriale più avanzata e completa in Italia) che abbinara
ad ogni carattere il proprio profilo aromatico.
Una cena tra amici under trenta e non sapete che etichetta scegliere?
Serata di gala con ospiti importanti e non volete sfigurare?
Oppure avete invitato a cena la ragazza dei vostri sogni ma
lei è vegetariana e vi si presenta l’ardua scelta
del vino? Finita l’era del dimmi cosa bevi e ti dirò
chi sei è la scienza a ribaltare le carte in tavola:
secondo il Centro Studi
degli Assaggiatori ogni vino, così come ogni persona,
possiede una personalità sua propria, un carattere che
può essere oggettivamente ed empiricamente descritto.
Ecco quindi il vino dalla personalità “austera”,
adatto a persone tutte d’un pezzo, oppure “l’aristocratico”,
di colore intenso, con buona alcolicità, non spiccatamente
acido ma con grande struttura e una ancora più grande
rotondità, profumi di fiori, agrumi e frutti essiccati,
ma anche sentori balsamici, adatto quindi per i nobili d’animo
e non solo. Esistono anche vini “giovanili”, cioè
più leggeri con profumi di vaniglia, ciliegia, fragola,
lampone e perché no, di questi tempi piuttosto alla moda,
i vini “salutistici”, meno alcolici e più
profumati di frutta cotta e di erbe aromatiche, perfetti per
gli “appuntamenti” vegetariani. Ma un vino può
essere decisamente molte altre cose: “volgare”,
“esclusivo” o “comune”, “da enoteca”
o “da supermercato”, “da ristorante”
o “da bere casa” o, perfetto per i nostalgici: “evocativo”.
“Abbiamo individuato le caratteristiche sensoriali oggettive
che contraddistinguono il carattere di un vino dall’altro
- afferma Luigi Odello, presidente del Centro Studi Assaggiatori
e professore di Analisi sensoriale presso le Università
di Udine, Verona e Cattolica - La personalità del vino
è sempre stata affrontata anche dalla critica enologica
senza una base di dati oggettivi. Questa ricerca fornisce al
mondo del vino un metodo per supportare il tema in modo scientifico”.
La ricerca “Le personalità del vino”, durata
tre anni con l’impiego di oltre duecento assaggiatori
professionisti, ha consentito di delineare in modo oggettivo
i tratti del carattere di ogni vino assaggiato, esattamente
come si fa per le persone, grazie ad un nuovo metodo d’assaggio
il Big Sensory Test Analogico-Affettivo. (fonte: www.winenews.it)
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Il vino novello
Veris: il sapore d'autunno.
Veris, il pregiato vino novello della Cantina di Vicobarone,
portain tavola i nuovi profumi e sapori di stagione.
Come ogni anno e' tempo di novello
e per festeggiare il nostro Veris abbiamo organizzato feste
con degustazioni di prodotti tipici, castagnate e animazioni
per bambini.
Vi aspettiamo DOMENICA 11 NOVEMBRE a Piacenza e a Vicobarone
dalle ore 10.00.
Nella sede di Vicobarone degustazione di vini e prodotti tipici
Nel punto vendita di Piacenza degustazione di vini e prodotti
tipici e animazione con gonfiabile per bambini.
Vai alla scheda del vino novello
Veris.
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Due riconoscimenti importanti
L 'invito al Festival Nazionale degli Spumanti d'Italia
Il primo riconoscimento arriva dal
Forum Spumanti
d'Italia, che sabato 10 novembre organizza a Roma all'Hotel
Parco dei Principi il 2° Festival Spumanti d’Italia
in collaborazione con Ais-Lazio e Veronelli Editore.
Tra i soli cento vini invitati al Festival, ben due spumanti
della Cantina di Vicobarone, la Malvasia Dolce e l'Ortrugo Brut.
In programma ci sono banchi di degustazione, la consegna del
"Premio Gerolamo Conforto" ad un personaggio che ha
vissuto per lo spumante, talk show su “ Politica &
Spumanti – Seduzione & Emozione “ con associazione
Donne del Vino, Associazione Luigi Veronelli, e scrittori, attori,
giornalisti. Per conludere, un'asta di beneficenza a favore
del CESVI, "Fermiamo l'Aids sul nascere".
La pubblicazione del Gutturnio Classico 2006 sull'Almanacco
dl Bere Bene 2008 del Gambero Rosso
Il secondo riconoscimento non e' meno
importante e riguarda la presenza del nostro favoloso Gutturnio
Classico nella pubblicazione del Gabero Rosso che premia i vini
con il miglior rapporto qualita' - prezzo.
L'Almanacco
del Bere Bene 2008 compie quest'anno il suo diciottesimo
anno d'eta'. E' lo strumento indispensabile per quanti ricercano
la qualità a prezzi convenienti e per orientarsi nel
variegato e difficile mondo del vino italiano.
E' l'unica guida che ci segnala vini di qualità dal costo
non superiore agli 8,00 euro.
>> Vai alla pagina
dei Premi e Riconoscimienti |
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Vino novello: in commercio
16 milioni di bottiglie
E' scattata da qualche giorno
l'ora del vino novello: a partire dalla mezzanotte e un minuto
di martedì 6 novembre sono arrivate sulle tavole degli
italiani le 16 milioni di bottiglie di novello prodotte in Italia
nel 2007.
Entro i prossimi sei mesi, questo il limite perchè il
vino mantenga inalterate le proprie caratteristiche, le bottiglie
dovranno essere consumate.
Per quanto riguarda la produzione 2007, Coldiretti evidenzia
un calo del 10% rispetto allo scorso anno. Ciò è
dovuto ad una vendemmia di buona qualità, ma con una
produzione di poco superiore ai 40 milioni di ettolitri. Le
bottiglie di novello Made in Italy arrivano sul mercato con
dieci giorni di anticipo sul concorrente francese, il beaujolais
nouveau, in vendita dal terzo giovedì di novembre (il
15). Passando ai prezzi, il novello varia dai tre ai sette euro
a bottiglia, con una media di circa 5 euro.
Ricordiamo che il novello differisce dal vino comune per il
metodo di vinificazione. Le uve del novello, infatti, non vengono
pigiate e successivamente fermentate come nel caso dei vini
tradizionali, ma viene invece effettuata la fermentazione direttamente
con gli acini interi in modo che solo una piccola parte degli
zuccheri presenti si trasformi in alcool, conferendo al vino
il caratteristico gusto amabile e fruttato. In Italia, grande
è l'appeal di questo vino sui più giovani. Ciò
è dovuto alla caratteristica leggerezza, alla bassa gradazione
(11 gradi), al bouquet aromatico, ma anche alla trasparenza
del colore rosso rubino e all'abbinamento con i prodotti autunnali,
dalle caldarroste ai prodotti tipici del territorio come salumi,
verdure in pinzimonio e formaggi piccanti a pasta molle. Numerose
poi le Sagre e le Feste paesane organizzate in onore del novello.
Il vino novello ha riacquistato negli ultimi anni una propria
identità: è infatti passato dall'essere considerato
un ...non-vino, ad essere apprezzato ed amato da una fascia
sempre più ampia di consumatori. Si tratta infatti di
un vino "allegro", fresco, profumato e gradevole,
che piace un po' a tutti perchè leggero e poco impegnativo,
con il quale si brinda alla nuova stagione enologica spesso
in compagnia di deliziose caldarroste.
Un po' di storia
La storia del Novello risale a tempi piuttosto recenti anche
se le origini non sono certe.
Diversi sono i racconti che narrano la "scoperta"
di questo vino, tutti hanno però un minimo comune denominatore:
l'origine francese. Sembra infatti che agli inizi del 1900,
alcuni ricercatori stessero tentando di trovare un modo per
conservare le uve da tavola. Chiusero i grappoli all'interno
di un vaso vinario saturato di anidride carbonica, alla temperatura
di 0°C. Dopo qualche tempo si accorsero che i grappoli erano
diventati gassosi e frizzanti, non più adatti ad essere
consumati ma forse adatti ad essere vinificati.
Il curioso esperimento dette origine ad un vino fresco, profumato
e molto gradevole: nacquero così i primi Beaujolais Noveau,
autorevolissimi antenati dei nostri Novelli. Attualmente questo
vino è ottenuto tramite un procedimento detto "macerazione
carbonica", un tipo di vinificazione che segue i principi
dell'esperimento francese e dalla quale si ottengono vini dalle
analoghe caratteristiche.
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Prometeo, un successo che arriva
anche dal web
Il gourmet Stefano Buso ha recentemente
pubblicato sul proprio blog un articolo che parla del nostro
Prometeo. Il giudizio? Eccellente.
"Nonostante l'ottima qualità e bontà, questo
è anche un vino che ci può accompagnare tutti
i giorni, ai pasti e non solo, per donarci quell' intensa sensazione
di calore ed energia che per tanti aspetti è proprio
riconducibile alla fiamma, al fuoco…all'energia primordiale
legata allo stesso."
E gli abbinamenti: "è indicato come abbinamento
per piatti non troppo impegnativi e dalla cottura non troppo
intensa, ma ugualmente saporiti e gustosi. Direi che è
altresì adatto con i primi piatti come i risotti (di
carne e verdure o ai formaggi o al forno) e diversi primi gratinati."
Qui
l'articolo completo di Stefano Buso.
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2° Trofeo Cantina di Vicobarone
Protagonista
della giornata:
"Prometeo", il vino creato per un nuovo piacere.
La Cantina di Vicobarone vi aspetta domenica
13 giugno alle ore 9.30 presso la sede di Vicobarone
per festeggiare l’evento con la sfilata di auto d’epoca
a cui seguirà nel pomeriggio una prova di abilità
con l’assegnazione del 2° Trofeo e la sfilata finale.
Festeggeremo inoltre con il passaggio della 3a Prova del Campionato
Italiano F.M.I. Motoraid e della 2a Prova del Campionato Italiano
Vespa Raid.
Per tutti musica dal vivo e degustazione vini con buffet.
Saranno inoltre organizzate visite guidate dell'azienda per
gruppi di persone.
>>
scarica la locandina in PDF (2 MB)
>>
come raggiungere la Festa (PDF)
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L'inchiesta "Fabolous Life" afferma
che la buona tavola e' un'abitudine irrinunciabile per gli
italiani.
La buona tavola è irrinunciabile
per chi insegue la fabolous life: emerge da una ricerca, promossa
da Moet Chandon, leader del lusso e dello champagne, e realizzata
da Ispo, sotto la supervisione del Professor Renato Mannheimer.
La ricerca del benessere e della raffinatezza anche
nel bicchiere e nel piatto è un punto fermo in tre dei
quattro profili individuati dallo studio, condotto su un campione
di 2.230 italiani rappresentativo della popolazione italiana
maggiorenne, con un’attenzione particolare a 533 giovani/adulti
tra i 25 e i 44 anni di cultura medio alta.
Ben il 34% del campione (“I Buongustai”) mette al
primo posto la ricerca del gusto e della raffinatezza nel cibo,
frequenta i ristoranti dei migliori chef e si concede anche
a casa propria la migliore scelta di prodotti rari e raffinati.
Cibi e vini di qualità sono tra gli status symbol più
inseguiti anche dagli “Insaziabili” (33%),,sempre
alla ricerca del bello e di ciò che di meglio può
offrire la vita. E’ la vera icona della fabulous life,
ama viaggiare a cinque stelle, frequenta assiduamente i migliori
ristoranti e locali di tendenza, non trascura le feste nei migliori
salotti e non si perde una prima a teatro, cura il proprio corpo
e trova il tempo anche per lo shopping firmato.
La buona tavola è inseguita anche dai “Viaggiatori”
(22%), che amano prima di tutto visitare luoghi più belli
del mondo, e trascorrere le vacanze e weekend nei migliori hotel,
ma che vivono il viaggio anche come ricerca del gusto nei cibi
e non trascurano i migliori ristoranti.
L’11% sono gli “Edonisti” che non mettono
per gli interessi del “wine & food” ai primi
posti delle preferenze per la loro vita.
(fonte: www.winenews.it)
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Il vino rosso allunga la vita
grazie ad una molecola anti-età.
Nessuna remora davanti a un
bicchiere di vino rosso: aiuta a combattere l'invecchiamento.
La bevanda di Bacco è infatti ricca di resveratrolo,
composto naturale dalle proprietà antiossidanti, la prima
molecola attiva nel ritardare i processi di invecchiamento.
La scoperta, tutta italiana, è di un ricercatore della
Scuola Normale superiore di Pisa, Alessandro Cellarino, in collaborazione
con la casa farmaceutica Lay Line Genomics. Lo studio è
stato pubblicato dalla prestigiosa rivista internazionale di
biologia Current Biology.
Per la prima volta gli scienziati hanno dimostrato come il resveratrolo
sia in grado di ritardare la comparsa dei segni tipici della
vecchiaia nell'uomo, come la riduzione della forza muscolare
e della velocità d'apprendimento, e di allungare la vita,
anche di un invertebrato.
Proprio il resveratrolo, presente nella buccia dell'uva, è
stato aggiunto nella dieta di laboratorio di un gruppo di pesci
africani della specie Nothobranchius Furzeri. Una famiglia di
animali dal ciclo di vita accelerato, che raggiunge la piena
maturità in sole quattro settimane, e già dopo
nove settimane si riscontrano i deficit muscolari e di memoria
tipici dell'invecchiamento, con un'aspettativa di vita in laboratorio
che in genere non supera i tre mesi.
Ecco spiegato il motivo dell'impiego di questa specie di pesce
nella somministrazione della molecola che ritarda l'invecchiamento:
il suo breve ciclo di vita ha permesso di testare diverse sostanze
dalle proprietà antiossidanti e di osservare in tempi
accettabili le conseguenze sugli animali. In questo caso, il
resveratrolo ha allungato del 30% la vita dei pesci africani.
La ricerca conferma quindi le virtù della molecola del
vino rosso, e segna un passo avanti per lo sviluppo di farmaci
in grado di contrastare l'insorgenza delle patologie legate
all'invecchiamento, per migliorare la qualità della vita
dell'anziano.
(fonte: Repubblica.it)
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Il vino italiano conquista il Giappone.
La principessa imperiale Takamado
dichiara: “il vino italiano ha il gusto piu' pulito e
deciso del mondo, un gusto che riflette tutta la schiettezza
e la generosita' della gente”.
Il vino italiano piace enormemente anche in Giappone
perché è il “più sincero e generoso
del mondo”: parola della Principessa Imperiale Takamado.
Cugina dell’imperatore Akihito, Hisako Takamado è
stata oggi l’ospite di onore ad un ricevimento dedicato
al vino italiano in una delle sue più raffinate accezioni
femminili, quella di otto produttrici in visita in Giappone
nel nome del Vino delle donne (Francesca Planeta di Planeta,
Alessandra Boscaini di Masi, Francesca Cinelli Colombini della
Fattoria dei Barbi, Teresa Lungarotti della Lungarotti, Emanuela
Stucchi Prinetti di Badia a Coltibuono, Beatrice Contini Bonacossi
di Tenuta di Capezzana, Elda Felluga di Livio Felluga e Maria
Chiara Clerici di Valfieri). Ad un ricevimento offerto nella
residenza dell’ambasciatore d’Italia Mario Bova,
la principessa si è soffermata a degustare alcuni dei
vini presentati assieme ai piatti regionali che meglio li accompagnano
e si è rivelata una vera intenditrice.
Nota per il suo amore per la Penisola e per l’Europa,
dove è stata diverse volte assieme al marito, Hisako
Takamado ha dichiarato di aver un sentimento tutto paricolare
per l’enogastronomia italiana: “Il vino - spiega
- lo apprezzo soprattutto per le sue tonalità pulite
e decise: c’é chi, come in Francia, riesce a produrre
qualità molto elaborate e complesse ma il vino italiano
ha il gusto più pulito e deciso del mondo, un gusto che
riflette tutta la schiettezza e la generosità della gente”.
A chi le chiede quale doc preferisca, la principessa risponde
evitando di sbilanciarsi in qualsiasi forma di parzialità:
“per pasteggiare - osserva - sono certamente migliori
i rossi, ma come decidere fra un Sassicaia e un Brunello di
Montalcino? Generalmente però - aggiunge con uno splendido
sorriso - preferisco i bianchi, specie quelli più leggeri
e vivaci”.
La visita del gruppo di imprenditrici, battezzato appunto Onna
no wine, è stata organizzata dall’importatore specializzato
Japan European Trade per le manifestazioni della Primavera Italiana
in Giappone: comprende un giro di una settimana a Tokyo e altre
cinque città, in una serie di degustazioni che prenderà
il via con il primo concorso nazionale per sommelier giapponesi
sul vino italiano. Oltre che fungere da giuria del concorso,
le otto ambasciatrici enogastronomiche hanno deciso di farsi
madrine di un’iniziativa di cui parleranno anche al presidente
del Consiglio Romano Prodi nella sua imminente visita nel Sol
levante: l’istituzione di una giornata del vino italiano
nel mondo il 2 giugno, Festa della Repubblica. In Giappone,
in quella data, in 600 locali su tutto il territorio nazionale,
sarà offerto a chi sceglierà vino italiano un
calice di cristallo.
(fonte: www.winenews.it)
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Convegno IASA - anche l’omologazione
del gusto nel vino risponde a precise regole del mercato “sensoriale”.
Servirebbe una maggiore
educazione al gusto per riappropriarsi della autonoma capacità
di decisione e per un’autentica soddisfazione dei sensi.
Da più parti si sente spesso parlare di omologazione
del gusto, appiattimento degli stili enologici, ricerca sistematica
della piacevolezza, anche a costo di una sua certa artificiosità.
La questione è sbrigativamente risolta addossando tutte
le responsabilità al cosiddetto “gusto internazionale”.
Un elemento reale, certo, ma non sufficiente a spiegare compiutamente
il fenomeno.
Una più attenta educazione al gusto, obiettivo peraltro
ancora lontano dal realizzarsi nella nostra società dei
consumi, sarebbe il mezzo più semplice per svelare il
semplice arcano: i prodotti delle multinazionali trasmettono
essenzialmente messaggi sensoriali semplici.
Se è vero che tutto parte dal cervello, allora dobbiamo
ammettere che anche il nostro palato cerca di soddisfare le
necessità dettate dalla nostra emotività. E molti
studi hanno già identificato delle macrotendenze, ad
esempio colori intensi, aromi potenti e un allontanamento dall’amaro.
Come, d’altra parte, è in atto una sorta di “inseguimento”
alle sensazioni tattili, come ad esempio la cremosità,
la pastosità o la fluidità. Il tatto è
il senso del contatto fisico, dell’affetto, della rassicurazione,
quindi molto gradito ai consumatori. Anche le sensazioni visive
sono particolarmente importanti. E’ dimostrato che un
vino particolarmente rosso viene percepito come molto corposo.
E si arriva al caso paradossale delle acqueviti: prodotti che
sono sostanzialmente “profumi da bere”, vale a dire
prodotti il cui punto di forze è la carica aromatica,
e che vengono scelti dai consumatori nel 40% dei casi in base
a una valutazione esclusivamente visiva.
Sono i produttori ad avere la responsabilità della gamma
sensoriale offerta ai consumatori. Finché i produttori
continueranno a perseguire, nei loro prodotti, la soddisfazione
sempre degli stessi bisogni della società, quelli emotivi
più elementari, non si potrà che andare verso
l’appiattimento. Gli amari di erbe saranno un po’
meno amari, il caffè tostato un po’ meno tostato
e la birra un po’ meno birra. Di più, i produttori
sanno benissimo come collegare la gamma delle sensazioni offerte
alla fidelizzazione stessa del cliente, che parte fin dalle
prime esperienze sensoriali. Se nella giovinezza, l’istinto
ci porterebbe ad affinare i nostri sensi, un’educazione
al non gusto spiana la strada a stimoli monosensoriali molto
forti. Nell’adolescenza cresciamo negli odori e nei gusti
dei fast-food e nella maturità ci appassioniamo, in controtendenza,
allo “slow” dei gusti preconfezionati da qualche
movimento di opinione.
Dunque, la grande domanda è: come fanno i consumatori
a sperimentare sensazioni nuove se hanno perso la capacità
di valutarle? Esistono metodi in grado di informare il consumatore
sulla possibilità di riappropriarsi della autonoma capacità
di decisione per un’autentica soddisfazione sensoriale:
sia attraverso test sui consumatori (Status Tasting), coinvolgendo
migliaia di appassionati in un affascinante percorso sensoriale
ai banchi di assaggio, sia rimodellando le classiche tecniche
di laboratorio sensoriale, dotandole di strumenti metodologici
utili per approfondire le nuove esigenze. Ne sono un esempio
i nuovi test di definizione dei ritratti sensoriali (Big Sensory
Test), ai quali si sono affiancati quelli finalizzati all’analisi
dei percorsi emotivi e di immaginazione (BST Analogico-Affettivo)
o dei processi condizionanti la scelta dei prodotti in funzione
del packaging (Bst Packaging).
Scegliere è ancora possibile. Ma per farlo è necessaria
un’adeguata educazione al consumo, un’educazione
alla percezione sensoriale e la conoscenza dei prodotti alimentari.
Tutto questo è risultato nel convegno Iasa “Il
Mercato dei Sensi”, a cui hanno partecipato Roberto Zironi,
Ordinario di Industrie Alimentari all’Università
di Udine, vicepresidente Iasa, Manuela Violoni, Responsabile
dello sviluppo Centro Studi Assaggiatori, Luigi Odello, Professore
di Analisi sensoriale all’Università di Udine,
Verona e Cattolica di Piacenza, Presidente Centro Studi Assaggiatori,
segretario accademico Iasa e Alberto Ugolini, Responsabile formazione
e area scientifica Centro Studi Assaggiatori, segretario aggiunto
Iasa. L’International Academy of Sensory Analysis (Iasa)
è nata nel 2005 (www.iasa-network.org). Il suo obiettivo
è riunire sotto un unico tetto i sensorialisti che in
Italia e all’estero si dedicano alla disciplina, favorendo
lo scambio di conoscenze tra loro e arrivando così a
formare una comunità scientifica internazionale specifica
per la disciplina.
(fonte: www.winenews.it)
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Torna il Vinitaly: dal 29 marzo al 2 aprile
a Verona
Anche quest'anno ritorna l'appuntamento
piu' importante del mondo del vino. A Veronafiere numerossimi
appuntamenti eno-gastronomici, kermesse eno-culturali e spettacoli
per eno-appassionati.
IRiapre il Salone dei Vini DOC italiani e internazionali
Orario di apertura: orario continuato dalle
9.00 alle 18.30
Dove: Quartiere fieristico di Veronafiere
Quando: dal 29 marzo al 2 aprile 2007
Ingressi: San Zeno - Cangrande - Giuletta e
Romeo
Modalita' di ingresso: riservato agli operatori
del settore a pagamento - Registrazione obbligatoria - Ingresso
non consentito ai minori di 18 anni
Settori merceologici: Vini, Distillati, Editoria,
Servizi
per ulteriori informazioni visitare
il sito del Vinitaly oppure cliccare qui.
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Notti di lusso in campagna
L’agriturismo diventa
nobile C’è l’antico mulino trasformato in
villa di lusso, le mura vecchie di secoli fuori e dentro, al
posto dei macchinari, i sacchi e la fatica, una piscina riscaldata
con idromassaggio.
Ci sono il vecchio convento tramutato in abitazione di design
e la masseria ristrutturata che diventa un rifugio, lontano
dalla città, dal lavoro, dalla fretta. Non solo case
immerse nella campagna italiana, dall’Abruzzo alla Romagna,
dalla classica Toscana fino alla Sicilia, ma dimore dal fascino
antico, luoghi dove abitare per un weekend, una settimana o
magari un mese intero. Rispetto all’agriturismo, la possibilità
di gustare il sapore di un luogo altrimenti inaccessibile: così
le dimore di charme, come vengono definite dagli operatori,
sono oggi fra le mete più ambite per un weekend romantico.
L’agriturismo chic - È l’ultima
tendenza dell’agriturismo, settore che, dopo tre anni
con il segno meno, nel 2006, secondo le prime stime di Agriturist,
vede di nuovo risalire il fatturato (+3,7%). Cresce l’offerta
(+4,8% di posti letto) e anche la domanda (+8,3% di pernottamenti).
Crescita comunque insufficiente a recuperare gli oltre dieci
punti di fatturato persi negli anni precedenti. Ma accanto alle
difficoltà del tradizionale agriturismo e bed&breakfast,
la moda di trascorrere il weekend in campagna in una dimora
di charme è sempre più diffusa. Masserie, case
quattrocentesche, antichi conventi, persino interi borghi rinascimentali
ristrutturati con stile e gusto sono scelti da molte coppie
per un fine settimana romantico, per ritrovare le atmosfere
delle antiche case nobiliari e padronali, nel cuore di tenute
dove si può andare a cavallo, camminare tra i vigneti,
appassionarsi ai lavori del fattore.
Strutture dove i mobili in stile si accompagnano a oggetti di
design o a pezzi fatti realizzare su misura da esperti artigiani
e intagliatori. «In Italia - spiega Gianni Farneti, autore
della guida Dimore di charme nella campagna italiana 2007 (Ibis
Edizioni) - esistono oggi oltre 15mila agriturismi. E sono sempre
più numerose le persone che cercano strutture romantiche,
suggestive e, non ultimo, con un buon rapporto qualità
prezzo». Tra gli antichi casali si riesce a trovare ancora
soluzioni dove il glamour si unisce a prezzi interessanti. «I
criteri di selezione fondamentali sono tre - spiega Farneti
- il paesaggio e la bellezza di una struttura, l’arredamento
e il prezzo. Il tetto massimo per una camera doppia non doveva
superare i 110 euro».
Ottimi prezzi per luoghi dal sapore romantico dove trovare nuovi
ritmi, ma anche dove riscoprire i sapori di una volta tra degustazioni,
ristoranti gourmant e tanto relax. «Il piacere di assaggiare
e acquistare prodotti biologici, vini doc, formaggi e salumi
di produzione artigianale è ormai sempre più spesso
l’occasione per un weekend fuori porta o per una gita
romantica».
Fra tavola e relax - Si può fare scorta
di golosità, girando tra aziende agricole e vinicole,
per ritrovare una volta a casa i sapori che hanno reso speciale
il weekend e quei risvegli abbracciati dalla natura, in camere
curatissime e con colazioni a base di pane fatto in casa, marmellate
di produzione artigianale, dolci e torte appena sfornati. Ma
accanto al piacere della tavola si unisce sempre più
spesso anche il relax. Oltre al contatto con la natura e cibi
sani le dimore di charme offrono anche centri wellness di tutto
rispetto dove, ad esempio, il vino diventa protagonista dei
trattamenti di bellezza con massaggi, peeling, impacchi a base
di estratti di vite rossa dalla grandi proprietà anti-aging,
seguiti da tonificanti massaggi all’olio d’oliva
per ridare elasticità e luce alla pelle. Così
gli antichi casali e le ville di campagna diventano luoghi per
rilassare non solo lo spirito, ma anche il corpo.
Autore: Laura Ogna (arretrato de Il Giornale dell'11
marzo 2007)
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“Con il cibo porterò la pace
nel mondo” ... Parla Guido di Costigliole di Pollenzo
intervistato da Alain Elkann all'Eataly di Torino, il piu'
grande centro enogastronomico del mondo
E’ vero che Eataly a Torino è diventato il centro
enogastronomico più grande del mondo? “Ci sono
altri esempi a Londra, in Giappone, a Parigi, negli Stati Uniti
ma noi abbiamo introdotto altre cose tra cui anche la didattica”.
Ma di cosa si tratta?
“E’ un grande mercato dove sono messi in vendita
soltanto cibi di alta qualità con nove ristorantini monotematici
di reparto: carni, salumi e formaggi, verdure, pesce, pasta,
pizza, birra e gelati. C’è anche Guido di Costigliole
di Pollenzo, uno dei più noti locali d’Italia,
che ha aperto un ristorante “Guido per Eataly”.
Poi ci sono una biblioteca con duemila volumi più dieci
computer, un grande reparto per i cibi di stagione, aree dedicate
al vino, alla birra, ai prodotti piemontesi. Infine tre aule
didattiche, dove i cinquanta migliori chef di Piemonte, Liguria
e Valle d’Aosta vengono a fare a turno corsi di cucina
per i nostri clienti. Eataly è l’unico grande centro
dedicato al cibo dove si può comprare, mangiare e studiare”.
Come mai lei ha deciso di investire venti milioni di euro in
un’operazione di questo genere?
“I cibi di alta qualità sono appannaggio di circa
il 10 per cento della popolazione, 5 per cento sono ricchi e
possono permetterselo, 5 per cento sono appassionati, persone
che amano i cibi. Il resto sono persone che non si avvicinano
ai cibi dl qualità per mancanza di conoscenza. Non fanno
attenzione a ciò che mettono dentro al corpo, avvicinare
gente comune quindi ai cibi di qualità è una cosa
molto Importante”.
A un mese dall’apertura, possiamo fare un primo bilancio
su Eataly?
“E’ un successo enorme, siamo stati accolti in modo
fantastico dai cittadini di Torino e del Piemonte che non si
aspettavano un luogo del genere. Oltre 300 mila visitatori il
primo mese e oltre 100 mila hanno comperato, mangiato o partecipato
a corsi. Si è già creata una clientela fissa per
la ristorazione informale, con 7-8 euro si mangia un piatto.
Eataly si è rivelato un ambiente come il bazar di Istanbul
dove la gente si ritrova, chiacchiera, si ferma, legge e si
conosce. La gente condivide pane e acqua si può dire,
si crea convivialità virtuosa di cui il cibo è
come il demiurgo. Si annullano le differenze sociali, politiche
e in fondo il cibo è un grandissimo strumento di pace”.
Quindi si potrebbe aprire un centro “slow food”
a Gerusalemme?
“Dico sempre a Carlo Petrini che secondo me bisognerebbe
mettere i Presidenti di Israele e Palestina a uno stesso tavolo
a mangiare e a bere discutendo solo di cibo e la cosa potrebbe
avere successo”.
Che rapporto ha con Petrini?
“Sono un suo grande amico personale e un grandissimo fan
e estimatore. Per quanto riguarda il mondo del cibo è
una sorta di mio direttore spirituale”.
Si dice che lei pensa di aprire un nuovo Eataly a New York e
poi in altre città italiane. E’ così?
“Si, questo sviluppo inizierà nel 2008, il 2007
lo vogliamo dedicare a imparare e a gestire bene questa macchina
straordinaria che è Eataly di Torino e a cercare nuovi
produttori virtuosi che possano fornirci cibi che promettiamo
di buona qualità”.
Come mai lei è passato dagli elettrodomestici, il suo
primo mestiere al cibo?
“In realtà ero già passato 25 anni fa dal
cibo agli elettrodomestici, non ci chiamiamo Farinetti per caso.
Mio nonno faceva la pasta e mio padre ha seguito la tradizione.
Siamo pastai e io per tornare alle origini ho comprato la pasta
a Gragnano e cioè il pastificio Cavalier Olimpio Afeltra
che dal 1948 produce pasta originale di Gragnano in Via Roma
a Gragnano. L’acqua li è perfetta, il clima è
aria fresca del Vesuvio e la brezza del Golfo di Sorrento che
si incontrano appunto a Gragnano. E poi ci sono i maestri pastai
più bravi del mondo”.
Andrete in Cina, in India, a Mosca, in altri paesi?
“Il format di Eataly è universale e adattabile
a tutto il mondo. Il problema di un mercante è quello
di riuscire a costruire un format applicabile in tutto il mondo.
Pensiamo per esempio al caso di Ikea. L’Ikea di Mosca
è uguale a quella di Cinisello Balsamo. Il cibo naturalmente
ha problematiche diverse”.
Questo esperimento secondo lei poteva nascere soltanto a Torino?
“Secondo me si, forse è un po’ una presunzione
da piemontese innamorato del territorio delle radici. Turino
ha caratteristiche uniche in questo senso. E’ la capitale
di un territorio che secondo me ha la più alta enogastronomia
italiana. A Bra è nato lo Slow food che è il più
grande movimento mondiale in questo senso, nel campo della nuova
gastronomia non solo il gusto ma il pulito e il giusto e poi
Eataly ha ricevuto da parte degli amministratori della città
di Torino una comprensione immediata della grande potenzialità
che poteva avere per la città stessa”.
Autore: Alain Elkann (arretrato de La Stampa dell'11 marzo 2007)
Per maggiori informazioni su Eataly, cliccare qui. |
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Il mondo dei giovani: come evolvono i consumi?
“Con il pensiero e la
volontà di promuovere la crescita del vino italiano,
non tanto per aumentarne i consumi ma per migliorarne immagine
e cultura. E, in questo contesto, sono proprio i giovani il
target che necessita maggiormente di un’azione mirata
e originale.
Recenti studi evidenziano che i ragazzi fra i 13 e i 24 anni
hanno un rapporto poco equilibrato con gli alcolici in generale.
A differenza di altre bevande, però, il vino non è
un prodotto “da sballo”, ovvero consumato in eccesso
per perdere il controllo, ma, al contrario, è un prodotto
strettamente legato alla socialità, allo stare insieme.
Pensiamo che a trasmettere efficacemente questo messaggio debbano
essere proprio i giovani, che hanno un approccio alla pari con
i coetanei, meno didattico e più accattivante”.
Così il presidente Agivi Enrico Drei Donà che,
in collaborazione con Unione Italiana Vini (Uiv) e Bibenda-Ais
Roma, il 10 febbraio a Roma (Hotel Parco dei Principi), organizzerà
un Forum che affronterà un tema “scottante”,
come quello dell’analisi dei punti di forza e delle criticità
del rapporto vino e giovani.
Spesso il settore ha considerato questo argomento “scomodo”
e lo ha affrontato in modo superficiale e unilaterale per paura
di entrare un campo minato. Oggi, invece, i giovani imprenditori
del vino ha pensato di lanciare questa sfida: parlare di consumi,
di approccio consapevole, ma anche delle motivazioni che spingono
a comportamenti “border line” (nel Forum saranno
analizzati dal segretario generale Michele Contel anche i nuovi
dati dell’Osservatorio Alcol e Giovani).
“Si discuterà - si legge in una nota stampa - di
psiche giovanile e problematiche del disagio, chiarendo bene
come e quando queste si manifestano e soprattutto, quali prodotti
coinvolgono. Gli episodi di abuso, infatti, molto spesso riguardano
i super alcolici e raramente si rivolgono al vino. Per la prima
volta, poi, si parlerà del mondo del vino come opportunità
di lavoro stabile e appagante per chi si affaccia al mondo del
lavoro. Ogni anno il settore vitivinicolo italiano impiega oltre
700.000 persone, in particolar modo giovani, anche provenienti
da esperienze molto diverse fra loro. La ripartizione è
di 465.000 persone coinvolte nella gestione delle aziende, più
di 94.000 impiegati nella produzione, più di 55.000 addetti
alla trasformazione e più di 86.000 addetti alla distribuzione
e commercializzazione. Il settore concorre al sistema economico
con un fatturato di oltre 20.000.000.000 di euro, con un indotto
in termini di consumi del settore di più di 2.000.000.000.
In un momento congiunturale in cui nel nostro Paese cresce la
disoccupazione e la precarietà per le nuove generazioni,
il mondo del vino offre un lavoro solido, ricco di valori, rispettoso
della natura, appassionante, sano.
Giovani enologi, agronomi, sommelier, enotecari, agenti …
fanno ingresso ogni anno in un settore, quello del vino, che
innegabilmente rappresenta il “made in Italy” nel
mondo e che quindi arricchisce a cascata tutto il Paese.
L’evento - Torna a Roma il “Beregiovane”
Tutto il meglio della nostra enologia, rappresentato da famosi
Brunello di Montalcino, Sagrantino di Montefalco, Barolo, Amarone,
ma anche vini emergenti come l’Erbaluce di Caluso, Nero
di Troia, Primitivo di Manduria e molto altro ancora …
saranno di scena il 10 febbraio a Roma, che diventerà
la capitale del “bere bene”, grazie al “Wine
Bar del Bere Giovane”. L’iniziativa è voluta
dall’Agivi (Associazione Giovani Imprenditori Vinicoli
Italiani) ed è dedicata ai giovani e non solo, che amano
il mondo del vino. L’evento è di scena nell’Hotel
Parco dei Principi (dalle ore 16,30 alle ore 21,30).
Il ritratto - Chi è Agivi (Associazione giovani produttori
vinicoli italiani)
Composta da più di 130 imprenditori under 40 che rappresentano
oltre 14.000 ettari di vigneto specializzato, dall’Alto
Adige alla Puglia. L’Agivi nasce nel 1989 dalla volontà
di un gruppo di giovani imprenditori dell’Unione Italiana
Vini e alla Confederazione della Vite e del Vino, di unirsi
per accrescere i valori, l’intesa e lo spirito di coesione
fra le aziende del settore. Il presidente è Enrico Drei
Donà, bolognese, 32 anni, titolare della Tenuta La Palazza.
Agivi investe nella comunicazione e nella formazione per diffondere
la cultura del bere bene. Tra eventi e iniziative, il “Forum
del Bere Giovane”, il “Wine Bar del Bere Giovane”,
l’operazione “Vino & Vela”, i master di
formazione, in collaborazione con importanti centri di formazione
manageriale.
(fonte: www.winenews.it)
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L’Italia che supera il miliardo di
dollari nelle esportazioni vinicole verso gli stati uniti
Momento di grande successo
per il nostro paese che esporta il doppio dei vini francesi,
il quadruplo dei vini cileni e sette volte di più dei
vini spagnoli, anche se continua ad essere tallonata dai vini
australiani. Per la prima volta nella storia, l’Italia
ha superato il miliardo di dollari nelle esportazioni vinicole
verso gli Stati Uniti ed i due milioni di ettolitri, secondo
quando dichiarato oggi dal presidente dell’Italian Wine
& Food Institute, Lucio Caputo. L’avvenimento è
stato celebrato oggi 30 gennaio, nella sede del Wine & Food
Institute, sulla 42ma Strada a New York, con un cerimonia nella
quale è stata scoperta una targa che ufficialmente proclama
l’anno 2006 quale anno del Miliardo.
Lucio Caputo ha ricordato quando nel 1975 aveva dato inizio,
(l’Italia esportava allora solo 360 mila ettolitri di
vino per un valore inferiore ai 40 milioni di dollari), alla
famosa campagna promozionale in favore dei vini italiani che
fra mille difficoltà e grande incredulità aveva
permesso di cambiare il panorama vinicolo italiano nel grande
paese americano facendo acquistare grande notorietà e
prestigio al vino italiano. Per sette anni con una martellante
e capillare campagna, senza precedenti, il vino italiano è
stato promosso in ogni angolo del paese con risultati sempre
maggiori e sempre più stupefacenti portandolo sulle tavole
di un elevatissimo numero di consumatori americani.
Superata la Francia, paese allora dominante sul mercato americano,
il vino italiano diventava un simbolo di successo raggiungendo
nel 1983 i 2,4 milioni di ettolitri (record ancora imbattuto)
ed i 243 milioni di dollari (con un incremento rispettivamente
del 562% in quantità e del 582% in valore rispetto al
1974). Poi cancellata la campagna vini, smantellata la bella
e funzionale enoteca sulla Park Avenue, era cominciato il declino.
Declino che aveva toccato il punto peggiore nel 1991 quando
le esportazioni italiane si erano ridotte a soli 701 mila ettolitri
(con una riduzione del 708%). Poi con la ripresa dell’attività
promozionale la lenta ma costante risalita che ha portato ai
lusinghieri records del 2006.
“L’Italia - ha concluso Caputo - può, comunque,
meritatamente godersi questo momento di grande successo visto
che è il primo paese fornitore degli Stati Uniti,
sia in valore che in quantità, e che esporta il doppio
dei vini francesi, il quadruplo dei vini cileni e sette volte
di più dei vini spagnoli, anche se continua ad essere
tallonata dai vini australiani”.
Le cifre dell’Italian Wine & Food Institute
- Il vino italiano nel 2006 negli Usa
Nel 2006, le esportazioni italiane hanno superato i 2.122.985
ettolitri ed il miliardo di dollari, contro 1.985.180 ettolitri
e $ 955.891.000 nel 2005, con un aumento rispettivamente del
6,9% in quantità e del 7,8% in valore (1.946.070 ettolitri
per un valore di 944.886.000 dollari nei primi 11 mesi dell’anno
con un aumento rispettivamente del 6,7% ’ e del 7,1% ).
I vini italiani sono seguiti dai vini australiani che hanno
raggiunto i 2.010.292 di ettolitri ed i $ 660.271.630 contro
1.931.550 ettolitri ed $ 693.423.000 del 2005 con rispettivamente
un aumento del 4,1% in quantità ed una diminuzione del
4,8% in valore (1.842.860 ettolitri per 605.246.000 dollari
nei primi 11 mesi dell’anno con un aumento rispettivamente
2,5% in quantità ed una flessione del 6,1% in valore);
poi da quelli francesi, che hanno raggiunto i 978.098 ettolitri
ed i $ 769.383.000 contro 775.860 ettolitri e $ 610.433.000
nel 2005 con un aumento rispettivamente del 26,1% in quantità
ed in valore (896.590 ettolitri per 705.268.000 dollari nei
primi 11 mesi dell’anno con un aumento rispettivamente
27,2% e del 27,7%) e, infine, da quelli cileni che hanno raggiunto
i 507,207 ettolitri ed i $ 150,566,000 contro 523,010 ettolitri
e $ 155,879,000 nel 2005 con rispettivamente una diminuzione
del 7,8% in quantità e del 3,4% in valore (464.940 ettolitri
per 138.019.000 dollari nei primi 11 mesi dell’anno con
un flessione rispettivamente di 8,2% e di 4,2% ).
Le importazioni totali Usa hanno inoltre raggiunto i 6.928.101
milioni di ettolitri ed i $ 3.185.947.500 contro 6,409,990 ettolitri
e $ 2,920,452,000 nel 2005 con un aumento rispettivamente dell’8,1%
in quantità e del 9,1% in valore (6.350.760 ettolitri
per un valore di 2.919.435.000 dollari nei primi 11 mesi dell’anno
con un aumento rispettivamente del 7,9% e del 8,9%).
(fonte: www.winenews.it)
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Exploit sui mercati stranieri degli spumanti
“made in Italy”
Germania, Usa e Giappone guidano
la riscossa. Bene l’Est Europa. Piu consumi domestici
in Italia e qualità sempre più in alto. Il successo?
La ricchezza di tipologia.
Ha ripreso a correre e… scorrere lo spumante italiano
sia sulle tavole degli italiani, sia e soprattutto sui mercati
stranieri ed extraeuropei in particolare. Un 2006 con il botto,
dunque. Un anno decisamente positivo per il comparto spumantistico
nazionale, che ha toccato l’importante traguardo dei 300
milioni di bottiglie annue. Un risultato impensabile solo qualche
stagione fa e che ora sembra invece alla portata di mano.
Un exploit degli spumanti “made in Italy” dovuto
soprattutto alle performance fatte registrare sui mercati stranieri
dove sono finite complessivamente 130 milioni di pezzi. Il dato
più eclatante è la forte crescita - quasi + 20%
- delle spedizioni nei paesi extracomunitari, dove in particolare
evidenza sono Stati Uniti e Giappone. Negli States si sono stappte
15 milioni di bottiglie per il fine anno 2006, cioè un
brindisi su tre marchiato “made in Italy” Il merito
va soprattutto ad Asti Docg e Prosecco Doc Conegliano Valdobbiadene
che, insieme con oltre 27 milioni di bottiglie (+ 21%), hanno
detronizzano “sua maestà” lo Champagne. In
Giappone, con un balzo oltre il 62%, si è arrivati, a
fine anno, a 4,5 milioni di bottiglie. Molto interessanti anche
i segnali di crescita ulteriore in Brasile e più in generale
in tutta l’Est Europa dove l’export in Russia ha
fatto registrare una crescita di oltre il 20%. La Cina resta
ancora un mercato di nicchia, ma sta scalando rapidamente le
posizioni con un aumento di 7 volte sul 2005. Le tipologie preferite
dai consumatori stranieri, in forte apprezzamento soprattutto
gli spumanti secchi, sono quelli di vitigno ed anche i Metodo
Classico, con incrementi medi superiori al 9% in volume e al
13% in fatturato.
Ma come vanno le cose nei paesi dell’Unione Europea? Anche
qui la crescita c’è, anche se meno accentuata,
ma significativa proprio nei paesi a più spiccata vocazione
enologica: l’andamento in Germania - che rimane il primo
cliente italiano - registra un + 13%, grazie in particolare
agli 8,5 milioni di tedeschi, che hanno preferito brindare con
il Prosecco e con l’Asti (quasi 16 milioni di bottiglie),
staccando nettamente i 2,5 milioni che, invece, hanno scelto
lo Champagne. Bollicine italiane in festa anche in Gran Bretagna,
ma soprattutto in Svizzera, in Austria, in Ungheria, in Russia,
con incrementi sempre superiori al 20-25% sul 2005.
Il buon momento degli spumanti italiani all’estero si
nota anche dal fatturato del comparto che è superiore
all’incremento delle quantità e si avvicina in
valore molto al miliardo di euro al consumo.
Dunque, un quadro incoraggiante per il settore spumantistico
nazionale che può contare su 800 aziende e poco meno
di 3.000 etichette, ma soprattutto su una varietà e ricchezza
di vitigni, tipologie e produzioni che non ha riscontri nel
mondo e che, se ben valorizzata e promossa, può avvantaggiare
i prodotti italiani in grado appunto di farsi preferire ai competitor
stranieri (primi fra tutti Champagne e Cava) per le potenzialità
di un consumo più diffuso, più vario negli abbinamenti
a tavola, più alla portata di tutte le tasche, delle
diverse le fasce d’età e dei differenti stili di
vita, specialmente quelli giovanili.
Anche in casa nostra si torna a parlare decisamente italiano,
dopo anni in cui avanzavano scelte esterofile, anche in occasione
delle festività di fine anno, periodo in cui si concentra
ancora oltre il 65% degli acquisti degli italiani. Sono crescono
sia i consumi domestici (+ 8%), sia le vendite in particolare
attraverso la grande distribuzione (+ 16%). Solo il 2% degli
italiani, infatti, hanno scelto le bottiglie di Champagne; il
54% si è orientato verso gli spumanti dolci di vitigno
ed in particolare verso l’Asti Docg; il 39% verso gli
spumanti secchi e semi brut, con in testa il Prosecco Doc Conegliano
Valdobbiadene; il 5% ha preferito quei prodotti con il Metodo
Classico. Spesa interna al consumo di 0,750 miliardi di euro
per fare il botto di 110 milioni di bottiglie nel dicembre 2006.
E’ cresciuto di più il fatturato sulla quantità
venduta a dimostrazione che lo spumante nazionale ha un ottimo
rapporto prezzo abbinato ad un valore di origine-ricchezza tipologica.
Anche le produzioni di nicchia hanno successo perché
oggi il consumatore è sempre più attento, esigente
e preparato. Un’ulteriore buona notizia per l’enologia
spumantistica italiana. (elaborazioni dati a cura dell’Osservatorio
Nazionale Economico Spumanti su ricerche, analisi, articoli
e studi di mercato, www.forumspumantiditalia.it)
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Nel 2007 previsto più Made in Italy
sulle tavole degli Italiani
E' quanto afferma la Coldiretti
nel commentare i risultati cautamente ottimistici per il 2007
del sondaggio commissionato da Ancc-Coop Italia.
Il fatto che nel 2007 quasi un italiano su tre voglia comperare
piu' prodotti italiani rende necessario intervenire sulla trasparenza
dell'informazione perché la metà della spesa alimentare
nazionale è destinata all'acquisto di prodotti anonimi
per i quali non è ancora obbligatorio indicare in etichetta
la provenienza con il rischio che venga spacciato sul mercato
il falso Made in Italy a danno degli imprenditori e dei consumatori
che hanno destinato per la tavola ben 125 miliardi di Euro in
un anno. E' quanto afferma la Coldiretti nel commentare i risultati
cautamente ottimistici per il 2007 del sondaggio commissionato
da Ancc-Coop Italia dal quale emerge che nel carrello della
spesa il 32 per cento degli intervistati prevede di mettere
piu' prodotti italiani, il 18 per cento piu' prodotti tipici
e locali mentre solo il 6 per cento pensa di aumentare gli acquisti
di private label e il 5 per cento di prodotti di basso prezzo
(cosiddetti primi prezzi). Di fronte al consolidarsi di comportamenti
che tendono a privilegiare a tavola uno storico nazionalismo
è necessaria - sottolinea la Coldiretti - una maggiore
responsabilità del sistema produttivo nazionale, dal
campo alla tavola, e delle Istituzioni a difesa della trasparenza
dell'agroalimentare per evitare che in Italia e nel mondo si
radichi un falso Made in Italy che nulla a che fare con la realtà
produttiva nazionale. La spesa alimetare degli italiani - precisa
la Coldiretti - vale circa 125 miliardi di euro per un importo
di 456 euro al mese per famiglia, la seconda voce dopo l'abitazione
e pari al 19 per cento della spesa familiare complessiva. Sugli
scaffali - continua la Coldiretti - è straniero l'olio
di oliva contenuto quasi in una bottiglia su due, ma ai consumatori
vengono presentate tutte come italiane perché sulle etichette
non è obbligatorio indicare l'origine delle olive e vengono
“spacciati” come Made in Italy miscugli di olio
spremuto da olive spagnole, greche e tunisine. Ed è ancora
possibile - continua la Coldiretti - spacciare impunemente come
Made in Italy i prosciutti ottenuti da maiali allevati in Olanda
e Danimarca ed addirittura la macedonia in scatola composta
da ananas e acini di uva extracomunitaria, prugne bulgare e
pere cinesi può fregiarsi dell'etichetta Made in Italy.
Dai risultati dell'“Indagine 2006 COLDIRETTI-ISPO sulle
opinioni degli italiani sull'alimentazione” emerge che
il 92 per cento degli italiani ritiene che dovrebbe essere sempre
indicato in etichetta il luogo di allevamento o coltivazioni
dei prodotti agricoli contenuti negli alimenti” con un
aumento del 6 per cento rispetto allo scorso anno. E secondo
l'indagine - precisa la Coldiretti - la maggioranza degli italiani
è disposta a pagare di più pur di assicurarsi
l'origine nazionale degli alimenti dopo il ripetersi di emergenze
sanitarie, dalla mucca pazza all'influenza aviaria, e il rincorrersi
di scandali alimentari, dalla carne agli ormoni del nord Europa
all'importazione illegale di riso contaminato da organismi geneticamente
modificati. Occorre dunque difendere e completare - conclude
la Coldiretti - il percorso già iniziato a livello europeo
dove sono state adottate le norme per l'etichettatura di origine
della carne bovina a partire dal primo gennaio 2002 dopo l'emergenza
mucca pazza, per l'indicazione della varietà, qualità
e provenienza dell'ortofrutta fresca, il codice di identificazione
delle uova a partire dal primo gennaio 2004, il Paese di origine
in cui è stato raccolto il miele dal primo agosto 2004,
mentre in Italia è stata prevista, grazie alla mobilitazione
della Coldiretti, l'etichetta di origine anche per il latte
fresco dal giugno 2005, per la carne di pollo dal 17 ottobre
2005 e per la passata di pomodoro dal 15 giugno 2006.
fonte: Coldiretti
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Tendenze: come si ricicla anche il mondo
del vino!
Dalla lampada realizzata con
la bottiglia dello champagne al parquet di legno di rovere delle
botti dei grandi rossi toscani. Piccolo viaggio tra il riciclo
e il ready-made.
Anche i materiali utilizzati dal settore vitivinicolo possono
essere riciclati. Chi di noi non ha mai pensato di realizzare
una lampada con le meravigliose bottiglie da champagne, oppure
ad incorniciare e appendere al muro come un quadro una serie
di tappi in sughero originali di vini top per ricordare un “percorso
del vino”. Quanti, spinti da mogli che “vogliono
far ordine” hanno deciso che bisognava salvare le cassette
di legno dei vini e champagne ricevuti in dono, dando vita ad
una simpatica libreria. Se fate un passo indietro nella memoria
ricorderete sicuramente dei pesanti posacenere verde scuro,
con uno strano peduncolo al centro. Erano, una volta, il sedere
di una bottiglia che conteneva bollicine. Una volta bevuto il
contenuto via al riciclo con un taglio netto!
Riciclare è ormai indispensabile e saggio. Questo trend,
che non ha lasciato indifferenti né le avanguardie artistiche,
ne tanto meno la cultura del design, è invece da tempo
una realtà concreta sia per gli addetti ai lavori del
settore vitivinicolo, che per i moltissimi che apprezzano il
buon vino.
Sono stati gli enonauti, che segnalando questa cultura del riciclo
a www.winenews.it, hanno evidenziato come ancora una volta il
settore vitivinicolo è sempre in anticipo, anche su questa
tendenza.
Tra le idee più affascinanti e innovative, inoltre, da
segnalare la realizzazione di pavimenti in parquet di rovere,
con il riciclo del legno delle botti di grandi vini toscani:
tante ormai le aziende vinicole che negli anni hanno ristrutturato
le loro sale di degustazione riutilizzando i legni di questi
“nobili” oggetti destinati alla discarica. Ed ancora
le barriques che possono diventare fioriere o degli originali tavoli
da aperitivo in piedi, le damigiane “svestite” che
rivivono come oggetti di arredamento ed i tappi che
si trasformano in sottopentola.
Riciclare è quindi da tempo la parola d’ordine
dei produttori vinicoli, che in questo modo danno un valore
aggiunto al piacere del buon vino. Chissà che sensazioni
camminare sul legno che ha dato vita ad un vino di eccellenza!
Se poi andiamo oltre il riciclo e ci mettiamo anche una punta
di ecologia troviamo i tappi accendi fuoco. Questa la vecchia
ricetta che anche i nostri nonni hanno usato. Prendete un vaso
di vetro grande con coperchio, alcool rosa e tanti tappi di
sughero. Riempire il vaso con alcool fino in cima. Chiudete
bene con il coperchio. Dopo 3⁄4 settimane usare ciascun
tappo per il camino o il barbecue: funzionano benissimo, bruciano
a lungo, non puzzano e soprattutto sono riciclati.
Daniela Vidotto (fonte: www.winenews.it)
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La tradizione piacentina ritorna a Salsomaggiore
Terme
Riapre a Salsomaggiore il punto
vendita della Cantina.
Sabato 9 dicembre la Grande Inaugurazione con la nuova gestione,
siete tutti invitati a festeggiare presso il nostro punto vendita
dalle ore 9.30 in via Parma 50 a Salsomaggiore Terme (PR).
Durante la giornata sara' offeto un ricco buffet con degustazioni
per tutti.
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Partita l'operazione "Raccolta Punti"
della Cantina di Vicobarone
Consegna la tessera compilata con i
tuoi dati anagrafici presso uno dei punti vendita della Cantina
di Vicobarone e prenota il tuo premio.
Ecco la lista dei premi:
- 40 PUNTI: la Confezione Speciale Degustazione Vini della Cantina
di Vicobarone*
- 60 PUNTI: una bicicletta (uomo/donna/bambino)*
- 90 PUNTI: un telefono cellulare Nokia 6103*
- 120 PUNTI: uno splendido soggiorno per due persone in un'esotica
localita' turistica*
Scarica la locandina
dei premi in formato PDF (430 Kb)
* il regolamento dettagliato e' esposto all'interno dei punti
vendita
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Boom dello spumante Made in Italy - Per
il Natale 2006 si registra un aumento delle vendite del 20%
E' boom di brindisi, con un aumento
record del 20%, con lo spumante italiano all’estero, dove
le bollicine made in Italy conquistano un numero crescente di
buongustai nei diversi continenti e superano per la prima volta
nella storia la soglia di 100 milioni di bottiglie spedite nell’arco
di un anno. Lo stima la Coldiretti per le prossime festività
di Natale e Capodanno sulla base dei dati relativi alle esportazioni
di spumante italiano nel mondo nei primi otto mesi del 2006.
Crescita record delle richieste di spumante italiano in Giappone
dove l’aumento del 62% nelle quantità esportate
porterà per fine anno a stappare oltre 4 milioni di bottiglie.
Il successo “fuori casa” dello spumante made in
Italy è il frutto del boom giapponese e - continua la
Coldiretti - del vero exploit negli Stati Uniti con un aumento
del 21% e in Germania (+ 13%) che sono rispettivamente il secondo
ed il primo cliente dello spumante italiano.
L’arrivo del Natale ha portato - sottolinea la Coldiretti
- anche la sorpresa del raddoppio delle bottiglie spedite in
Spagna (+ 113%), mentre in Francia la domanda è cresciuta
del 30% in quantità, nonostante la forte concorrenza
del locale champagne. Il 20% del valore delle esportazioni è
realizzato in Germania dove il successo dello spumante italiano
- riferisce la Coldiretti - è confermato da uno studio
dal quale emerge che sono 8,5 milioni i tedeschi che preferiscono
il Prosecco quando si tratta di brindare o di festeggiare un
avvenimento qualsiasi, mentre a far ricorso allo champagne nelle
stesse occasioni sono solo 3 milioni scarsi di persone. Un clamoroso
sorpasso che ha relegato lo Champagne francese al posto d'onore
e ha assicurato alle bollicine italiane il primato di preferenza
in Germania.
La vittoria degli spumanti italiani si conferma anche a livello
nazionale dove lo Champagne rappresenta solo il 2,4% delle bottiglie
acquistate dagli italiani, mentre a prevalere nell’offerta
nazionale sono gli spumanti dolci, che incidono sul consumo
complessivo per il 59% in quantità.
(fonte: www.winenews.it)
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I regali di gusto
Non solo specialità regionali,
ma vere e proprie chicche per i buongustai come lo Speckino
della Val di Non, aromatizzato con grappa di Mirtillo, prodotto
da famiglie contadine e per questo disponibile in quantità
limitatissime.
Pochi ma buoni. Soprattutto esclusivi. Sì perche ad Alessandro
Berardi, titolare di mangibene.it non interessano tanto i numeri
quanto la qualità e la ricercatezza dei prodotti: vere
e proprie chicche che personalmente seleziona tra le specialità
alimentari italiane viaggiando tra i sapori più autentici
della nostra tradizione enogastronomica. D'altronde sono tre
generazioni che la famiglia Berardi lavora nel settore alimentare
instaurando rapporti di fiducia sia con le piccole aziende artigianali
che riservano a mangibene.it i loro prodotti più genuini
che con contadini e artigiani. Già perché alcune
specialità alimentari non sono facilmente reperibili:
il Lardo di Colonnata originale (veramente di Colonnata), per
esempio, negli ultimi vent'anni è divenuto merce rara,
quasi introvabile. Per le esigenze di mercato infatti la stagionatura
viene spesso accorciata da dieci a sei mesi e il gusto ovviamente
ne risente. mangibene.it invece grazie ad un accordo con un
produttore di Colonnata può offrire ai suoi clienti una
produzione ad hoc circa 200 kg, riservati ad una cerchia limitata
di 400 acquirenti, stagionata per dieci mesi in una conca di
marmo di Carrara.
Accanto ai prodotti difficili da reperire altrove da ricordare
anche lo Speckino della Val di Non aromatizzato con grappa di
Mirtillo, prodotto da famiglie contadine e per questo disponibile
in quantità limitatissime il catalogo on-line dell'azienda
contiene varie specialità regionali, come i paccheri
(pasta artigianale di semola di grano duro napoletana), la Soppressa
veronese classica stagionata nelle cantine dei contadini, il
limoncello di Sorrento (prodotto con limoni di Sorrento I.G.P.)
ed il Parmigiano Reggiano di 32 mesi e altre delizie: mostarde
lavorate a mano, olio extra vergine d'oliva, funghi e tartufi,
distillati, miele, conserve di verdura e di frutta prive di
conservanti, cioccolato e caffè.
Il denominatore comune degli alimenti in catalogo è la
qualità: i criteri di scelta dell'azienda infatti tengono
conto non solo degli standard dettati dalle D.O.P., I.G.P. e
D.O.C.G. ma si basano anche sulla conoscenza diretta dei produttori
e del processo di lavorazione, sempre artigianale.
(scritto da Stefania Silva) |
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Suggerimenti ''eno-pratici'' ed il misterioso
decanter
Spesso, sorseggiando un vino in assoluta
intimità o anche compagnia, tralasciamo particolari importanti
che andrebbero altresì osservati con scrupolosità,
al fine di godere al meglio dell'estasi, dell'ebbrezza e piacere
che il vino ci regala. C'è più filosofia in una
bottiglia di vino che in tutti i libri, diceva Louis Pasteur;
sicuramene l'approccio con il vino è sempre emozionante.
Magnifichiamo quindi questo importante momento con un'adeguata
e opportuna decantazione e, con tutti quegli accorgimenti che
il vino merita!
È importante accostarsi al vino con rispetto e devozione,
e quindi rammentare che sia i rossi che i bianchi vanno stappati
qualche minuto prima, per permettere al vino di ossigenarsi
(eventualmente potete utilizzare il decanter). Odorare il tappo,
se il sughero è andato a male si sentirà subito
e vi avvertirà che anche il vino molto probabilmente
saprà di tappo. Assaggiate il vino versandovi una modesta
quantità nel vostro bicchiere.
Se il vino è a posto e non ha alterazioni potete servirlo
anche ai vostri ospiti e scegliere di restare in ''compagnia''
del vino per tutta la durata del pasto. Per una degustazione
tecnica e di livello, versate sempre una piccola parte di vino
nel primo bicchiere, ruotando il bicchiere in modo da bagnarne
le pareti e prima di sorseggiarlo annusate sempre e lasciatevi
''rapire'' dal gusto del vino come se fosse un abbraccio con
una bella donna.
Infatti, alcuni sommelier in fase di degustazione chiudono gli
occhi...
Si gustano e si esaminano i vini con l'aiuto di un prezioso
alleato: il Decanter. Il decanter è un contenitore vitreo
per la decantazione (che altro non è che un delicato
travaso del vino da una bottiglia ad un Decanter) è un'operazione
necessaria nei vini rossi che hanno subito un lungo invecchiamento.
Il ''delicato travaso'', è necessario
I vini, infatti, possono presentare un naturale deposito sul
fondo della bottiglia che, se mescolato al vino, ne comprometterebbe
la limpidezza ed il gusto. Il vino dalla bottiglia è
decantato nel decanter. Ve ne sono di tante forme e da accostare
con vari tipi di vino. Concludo, con una massima di Voltaire.
L'entusiasmo è come il vino: si può suscitare
tanto tumulto nei vasi sanguigni che la ragione ne viene ottenebrata.
(fonte: Stefano Buso per www.vinit.it)
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Il mondo del vino dell'industria della ristorazione
ad alto livello
L'elaborazione della ricerca e' dell'Osservatorio
S. Pellegrino, laboratorio di studi e ricerche sui trend e i
lifestyle che emergono dai ristoranti piu' rinomati dei cinque
contintenti.
L’Osservatorio internazionale di S.Pellegrino è
il primo laboratorio di studi e ricerche sui nuovi trend e i
lifestyle che emergono dai ristoranti più rinomati ed
esclusivi dei cinque continenti. L’obiettivo è
individuare i trend emergenti più “cool”,
secondo la filosofia di vita che fa dello stare a tavola un’esperienza
da vivere pienamente e a 360 gradi.
L’ultima ricerca dell’Osservatorio, realizzata in
collaborazione con l’istituto di ricerche EtaMeta Research,
prende in esame “Lo scenario dell’alta ristorazione
internazionale nei cinque continenti”. Si tratta di un
progetto di respiro internazionale diviso in quattro tranche,
che si propone di fare il punto sullo stato dell’alta
ristorazione, delineandone le tendenze, gli scenari futuri e
la relazione che intercorre tra cibo, vino, acqua e cultura
locale, nell’ambito dei processi di globalizzazione, innovazione
e sperimentazione.
La prima parte, realizzata all’inizio del 2006, tratta
le caratteristiche dell’offerta nei ristoranti top, le
aspettative e le esigenze del cliente e i nuovi orientamenti
dell’alta ristorazione tra tradizione e innovazione. La
seconda tranche, di cui di seguito vengono descritti i punti
cardine, identifica le nuove tendenze nel settore enologico
dal punto di vista dei comportamenti di consumo e dell’evoluzione
del gusto, dell’abbinamento cibo-vino e della degustazione
abbinata alle acque minerali.
Per tracciare uno scenario del settore enologico e delle sue
interazioni con l’alta ristorazione, la ricerca dà
la parola ai protagonisti del mercato, intervistando 252 chef
e ristoratori segnalati nelle più prestigiose guide specializzate,
159 tra sommelier professionisti e studenti dell’Asi e
119 produttori di vini tra Europa e resto del mondo.
La ricerca offre, inoltre, una panoramica particolarmente ampia
e articolata mettendo a fuoco anche i punti di vista di giornalisti,
esperti, chef, sommelier e operatori grazie a un monitoraggio
effettuato sui siti internet ufficiali dei ristoranti, sui siti
dedicati al vino e al suo mondo e sugli articoli apparsi sui
maggiori quotidiani e sulle riviste di settore nazionali ed
internazionali.
L’aristocrazia europea del vino in difficoltà
La produzione mondiale di vino è concentrata per il 60%
in Europa, con la Francia al primo posto seguita dall’Italia
e - ampiamente distanziata - dalla Spagna. Il mercato enologico
mondiale, dominato da Francia, Italia e Usa, seguite a sorpresa
dall’Australia, evidenzia che, nell’ultima decade,
si è verificato un incremento nei consumi di vino a livello
globale, accompagnato però da una contrazione proprio
nei Paesi europei che vantano le maggiori tradizioni nella produzione
vinicola.
Sul fronte dell’export, Francia e Italia stanno segnando
il passo sulla concorrenza dei Cabernet Sauvignon, dei Pinot
e dei Syrah che provengono dai Paesi emergenti (Australia, California,
Cile, Sudafrica e Nuova Zelanda).
Le produzioni “del Nuovo Mondo”, infatti, con il
loro sapore vellutato e la loro facile bevibilità, sembrano
incontrare maggiormente i favori della platea internazionale
rispetto alla complessità, all’acidità e
alla pronunciata componente tannica che caratterizzano gran
parte dei grandi vini francesi e italiani.
Le preferenze dei consumatori
I consumatori sono decisamente più informati, esigenti
e curiosi rispetto al passato. Persiste un atteggiamento di
fedeltà verso le etichette locali o nazionali, controbilanciato,
però, da una crescente curiosità verso proposte
di gusto internazionale. Nella scala delle preferenze si affermano
i vini fermi (78,4%) sulle tipologie frizzanti, spumanti e champagne
(23,4%). Dominano i vini rossi (76,9%) sui bianchi (25,3%),
lasciando ai rosati una quota residuale (2,9%).
Cosa si beve nell’alta ristorazione
Il vino resta, insieme all’acqua, la bevanda più
consumata. Tuttavia alternative come il tè, la birra,
il sakè e i soft drink stanno iniziando a essere introdotte
stabilmente anche nei menù dei ristoranti di alto livello.
Attualmente solo l’8,2% dei clienti che bevono vino non
gradisce altre bevande. Il 91,8% affianca al vino l’acqua
(89,7%), distillati, superalcolici e amari (16,1%) tè
(10,8%), cola e soft drink (10,8%), infusi (6,7%) o birra (6,3%).
L’importanza crescente dell’acqua
Negli ultimi anni le acque minerali imbottigliate stanno seguendo
un percorso di apprezzamento e qualificazione simile a quello
dei vini. I clienti si rendono conto che le differenze tra le
diverse acque minerali imbottigliate non sono riducibili alla
semplice distinzione tra acque frizzanti e naturali, ma che
ad ogni etichetta corrispondono caratteristiche organolettiche
peculiari.
Si è sviluppata una diffusa sensibilità all’aspetto
distintivo del gusto (67,6%) e all’elemento garante del
marchio (49,3%), che vede l’acqua minerale S.Pellegrino
in posizione preminente sia in termini di notorietà (92,3%)
sia in termini di penetrazione nella ristorazione internazionale
(58,5%).
Alla ricerca di nuove armonie tra cibi e vini
Acqua, cibo e vino rappresentano i tre pilastri di ogni pasto,
per cui è indispensabile che tra loro regni una perfetta
armonia. La regola fondamentale per raggiungere tale armonia
è che né l’aroma né il sapore di
uno dei tre elementi di base prevalga sugli altri.
Nuovi modi di proporre e servire il vino nella ristorazione
I cultori del vino preferiscono che la degustazione avvenga
all’interno di un ristorante, dove l’ottima cucina
è in grado di metterne in risalto le virtù “speciali”
della bevanda. A tal proposito è possibile individuare
alcuni interessanti trend in emersione:
• la cantina a vista come elemento dominante dell’arredamento,
fulcro e mood del locale
• il vino al bicchiere inserito nella carta dei vini.
In Francia, il concetto del vin au verre sta dimostrandosi una
soluzione vincente in un contesto di generale flessione dei
consumi di vino nella ristorazione
• il wine corkage, servizio che consiste nello stappare
e servire al tavolo una bottiglia di vino che il cliente ha
acquistato altrove e portato con sé.
La figura del sommelier nel futuro della ristorazione
Il sommelier è una figura che all’inizio degli
anni ‘60 era guardata con un certo scetticismo dai ristoratori
internazionali. Negli ultimi anni, tuttavia, è avvenuta
una progressiva rivalutazione della professionalità e
dei meriti della categoria, al punto che oggi il 58,2% considera
di primaria importanza questa figura, tanto che, per importanza,
viene immediatamente dopo quella dello chef.
Il ruolo dei sommelier sembra destinato a crescere nel prossimo
futuro, man mano che la globalizzazione enogastronomica e le
richieste di una clientela sempre più esigente e informata
richiederanno la competenza di una figura altamente specializzata,
capace non solo di consigliare i migliori abbinamenti tra cibi
e vino, ma anche di diffondere la conoscenza di vini meno noti
o locali. Allo stesso tempo, questo processo richiederà
un aggiornamento professionale rigoroso e costante, con un particolare
sguardo ai continui cambiamenti nei gusti dei clienti e alle
tendenze internazionali.
Il sommelier deve diventare non soltanto l’esperto del
vino, ma l’esperto delle bevande nell’alta ristorazione,
in grado di elevare e dare valore alla “dining experience”.
(fonte: www.winenews.it)
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Secondo un recente studio il vino bianco
e'' salutare come l'olio extra-vergine
Anche il bianco ha virtù salutari.
E nell'uva a bacca chiara si nascondono due composti, il tirosolo
e l'acido caffeico, responsabili della tenuta alcolica, che
sono gli stessi presenti nell'olio extravergine di oliva. A
sottolineare la salubrità di un calice di bianco è
il vice presidente della commissione Sicurezza e Salute Oiv,
Alberto Bertelli che, a Roma in occasione di una conferenza
stampa di Città del vino, ha così assunto le difese
della tipologia di vino spesso snobbata dai salutisti. Alla
presenza del ministro della Solidarietà Sociale Paolo
Ferrero, al terzo convegno su '"Vino, salute da bere",
promosso il 13 e 14 ottobre dalle associazioni Citta' del Vino
e Vino& salute in memoria del sindaco di Montalcino Massimo
Ferretti, "presenteremo nel dettaglio - ha annunciato Bertelli
- la scoperta di un potente antiossidante come l'idrossitirosolo
nei vini bianchi, nonché le qualità che accomunano
olio extravergine e vino, i prodotti principe della dieta mediterranea".
(fonte: www.winenews.it)
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Boom di vendite in Giappone e Spagna per
gli spumanti italiani
I vini spumanti italiani sono sempre
più apprezzati nel mondo e l'aumento delle vendite all'estero
confermano questo successo in generale.
I maggiori consumatori di bollicine italiane sono i soliti sospetti,
con la Germania in testa, seguita in ordine dagli Stati Uniti
e dalla Gran Bretagna. La grande sorpresa del 2006 arriva invece
dall'estremo oriente, per la precisione dal Giappone, e da un
nostro vicino nel bacino mediterraneo, la Spagna.
Sulla base di dati Istat relativi ai primi cinque mesi del 2006,
che rivelano l'aumento del 53% delle importazioni di vini spumanti
italiani in Giappone, la Coldiretti calcola che per la fine
dell'anno il valore dell'import per questo tipo di vino raggiungerà
i 12 milioni di euro nel Paese dl sol levante.
I dati relativi alla Spagna sono ancora più salienti,
registrando infatti un aumento delle importazioni pari al 440%
durante i primi cinque mesi dell'anno. Perfino in Francia, dove
le bollicine italiane hanno sempre incontrato la fiera concorrenza
dello Champagne gallico, la domanda per i nostri spumanti è
aumentata di un rispettabile 7,5%.
Questi dati mostrano che nonostante l'importazione dei mercati
tradizionali, rappresentati da Germania, Nord America e Inghilterra,
sia stabile, l'export a livello mondiale per questo tipo di
vino è aumentato dell'11%.
Dall'8 al 12 settembre 2006 gli operatori del settore si riuniscono
a Valdobbiadene (Treviso), patria del vitigno autoctono che
da vita ad uno dei più apprezzati spumanti italiani sia
in patria che all'estero: il Prosecco di Valdobbiadene DOC.
L'evento, intitolato "Mostra Enoteca Spumanti d'Italia",
è organizzato dal "Forum Spumanti d'Italia".
(fonte: www.winecountry.it)
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Grazie all'effetto mondiali il vino Made in Italy punta
al miliardo di dollari negli Stati Uniti: queste le stime
di Coldiretti.
E' boom per il vino made in Italy negli
Stati Uniti, con le esportazioni che potrebbero toccare per
la prima volta a fine anno, anche grazie all’effetto mondiali
di calcio, un valore di un miliardo di dollari, per oltre 2
milioni di ettolitri,dopo che le esportazioni sono cresciute
in quantità del 9,1% nel primo semestre del 2006 e l’Italia
ha conquistato la leadership nei confronti dei concorrenti australiani
e francesi. E' quanto stima la Coldiretti sulla base di una
analisi dei dati dell'Italian Food & Wine Institute dai
quali emerge che il vino italiano copre da solo quasi un terzo
in quantità del mercato dei vini stranieri negli States
seguito da vicino con il 30% dall'Australia e con il 15% dalla
Francia, che dopo anni di difficoltà inverte la tendenza
e fa segnare il tasso di crescita piu’ elevato (+29%).
Per l’Italia si tratta di un risultato incoraggiante -
sottolinea la Coldiretti - con riferimento alla vendemmia in
corso, considerata buona dal punto di vista qualitativo ma contenuta
nelle quantità su livelli simili a quelli dello scorso
anno, attorno ai 50 milioni di ettolitri. Il vino è la
principale voce dell'export agroalimentare nazionale che trova
negli States il primo mercato extracomunitario di sbocco con
un quarto del valore totale delle esportazioni di vino made
in Italy. A spingere la crescita sono stati sicuramente la qualità
e competitività della produzione italiana rispetto alla
concorrenza ma anche la crescita complessiva del 9,4% della
domanda di vino straniero da parte degli americani.
Un risultato che conferma peraltro i risvolti commerciali positivi
di numerose ricerche che hanno evidenziato gli effetti benefici
del consumo di vino sulla salute, come quello antinvecchiamento
dovuto al contenuto di resveratrolo a quello antistress della
melatonina, un neurormone che svolge un ruolo importantissimo
nella regolazione dei ritmi circadiani (sonno-veglia) che influenzano
l'umore. I risultati del 2006 dimostrano la presenza di nuove
e rilevanti opportunità di crescita del vino made in
Italy che nello scorso anno ha raggiunto un fatturato record
di 9 miliardi di euro, 3 dei quali attraverso l’export,
con quasi un terzo della produzione destinata ai 361 vini nazionali
Doc e Docg. Un deciso orientamento alla qualità che ha
fatto diventare il vino uno dei più autorevoli ambasciatori
dell'Italia nel mondo tanto che i risultati di una ricerca dell'Istituto
Piepoli, commissionata dall'istituto Leonardo e dall'Ice, evidenzia
come per uno straniero su due (45%) siano i vini e il cibo la
prima cosa che viene in mente pensando all'Italia, più
che i luoghi (20%), l'abbigliamento (19%) e il calcio (15%).
Un patrimonio di immagine per le imprese nazionali che va difeso
nei confronti delle imitazioni e della concorrenza sleale fondata
sulla mancanza di trasparenza nell’informazione sulle
caratteristiche dei prodotti in riferimento alle modalità
di invecchiamento e alle tecniche utilizzate, come l’utilizzazione
dei trucioli per invecchiare il vino che, senza un’etichettatura
trasparente, inganna i consumatori e danneggia i produttori
impegnati nel mantenimento di tecniche tradizionali, quali la
maturazione dei vini in botti di legno.
(fonte: www.winenews.it)
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Sguardo sulla vendemmia, secondo Leonardo
Valenti "sara' una vendemmia piu' tardiva di quella del
2005"
“L’andamento stagionale
del 2006 è stato altalenante - spiega il professor Leonardo
Valenti dell’Univeristà di Milano e uno dei massimi
esperti italiani di viticoltura - A luglio, sembrava di essere
tornati alle condizioni climatiche del 2003, vigne sotto stress
idrico, temperature torride di giorno e molto calde di notte.
Poi la stagione si è rotta e ci siamo trovati di fronte
a uno scenario del tutto diverso”. Il mese di agosto ha
fatto registrare temperature più fresche, abbondanza
di pioggia e anche qualche violenta grandinata, un po’
su tutto il territorio nazionale.
“Si è verificata quella che io chiamo la “sindrome
dell’assetato” - continua Valenti - le viti hanno
cominciato ad assorbire molta acqua, determinando una discontinuità
nella loro maturazione, gli acini si sono ingrossati e si sono
cominciati a rompere. Così, specie peri vitigni a bacca
bianca del nord Italia, posti in zone meno vocate, come i fondo
valle, possono verificarsi attacchi di botrytis, favoriti anche
dal caldo umido di questo mese”.
Come era prevedibile poco o nulla è possibile dire sui
vitigni a bacca rossa, quasi tutti tardivi, che compongono il
grosso dei vini più importanti d’Italia.
“Saranno, come sempre, le caratteristiche metereologiche
di settembre a decidere la sorte della vendemmia - spiega Valenti
- ma una cosa sembra abbastanza chiara: sarà una vendemmia
ritardata rispetto a quella del 2005”.
(fonte: www.winenews.it)
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Dal Giappone un robot in grado di distinguere
le sostanze che compongono un vino
Sembra fantascienza, invece è
realtà. Come riportato dalla rivista scientifica “New
Scientist”, sta per arrivare sul mercato un sofisticato
robot in grado di distinguere agevolmente, per intanto, almeno
trenta varietà di vini, che in un prossimo futuro, assicurano
gli scienziati che lo hanno progettato, aumenteranno notevolmente.
L’assaggiatore artificiale è stato sviluppato nei
laboratori giapponesi della Nec System Tecnologies e della Mie
University e appartiene alla classe degli "optical tongue-robot".
La macchina, chiamata "Wine-bot", è grande
circa come una doppia-magnum ed è composta da un microcomputer
e un sensore ottico. Sarà sufficiente versare nell’apposita
vaschetta un campione di appena 5 millilitri di vino e in una
manciata di secondi il gioco è fatto.
Il robot emette un fascio di raggi infrarossi e in pochi secondi
identifica le lunghezze d’onda della luce assorbita dal
campione, classificando le componenti organolettiche specifiche
che lo compongono.
Riusciranno i tecnici giapponesi ad immagazzinare nella memoria
del robot tutte le informazioni chimiche, biochimiche ed enologiche
per permettere a Wine-bot di riconoscere le migliaia di tipologie
di vino in circolazione sul mercato? Insomma, sarà possibile
tarare l’apparecchio perché “decifri”
qualunque vino del globo? Questo il problema più grosso.
Staremo a vedere.
(fonte: www.winenews.it) |
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Vendemmia importante quella targata 2006: le cantine italiane
potrebbero produrre il 6% in più.
Una vendemmia importante quella targata
2006: secondo le previsioni di Unione Italiana Vini (Uiv) e
Ismea, nel prossimo autunno, si ipotizza che possano uscire
dalle cantine italiane piu' di 53 milioni di ettolitri di vino
(+ 6% sui 50,6 milioni del 2005 e riallineamento sui livelli
del 2004). I dati emergono da una prima ricognizione dei vigneti
di tutta Italia effettuata in luglio. Il 2006 si prevede buono
anche sul fronte qualitativo: l'andamento meteorologico caldo
e secco, fino ad ora, non ha favorito l'insorgere di patologie
della vite, e le sporadiche grandinate di giugno non sembrano
aver provocato effetti negativi. "Il raccolto e' frutto
del clima particolarmente favorevole di quest'anno: in generale,
le condizioni climatiche invernali e primaverili hanno favorito
- spiegano Unione Italiana Vini (Uiv) e Ismea - un rigoglioso
sviluppo vegetativo in tutta la penisola, sebbene in alcune
zone il freddo prolungato abbia fatto slittare in avanti di
qualche giorno la fioritura e l'allegagione. Il ritardo vegetativo,
peraltro, sembra essere recuperato quasi totalmente grazie ad
un fine giugno molto caldo e soleggiato". "Nonostante
la prolungata assenza di piogge degli ultimi tempi, al momento
non si rilevano particolari problemi derivanti da stress idrico
per le viti. Le precipitazioni dei mesi precedenti, infatti,
hanno costituito una buona riserva di acqua nel terreno".
Resta alta, comunque, l'attenzione degli operatori, perche'
- avvertono UIV e Ismea - una siccita' prolungata potrebbe incidere
negativamente sui livelli produttivi, pur eventualmente ricorrendo,
dove possibile, all'irrigazione di soccorso.
(fonte: www.agi.it)
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Visioni di futuro: secondo il prof. Scienza nasceranno
nuovi vitigni dalle caratteristiche straordinarie”
“I futuri protagonisti dell’enologia
mondiale? Saranno vitigni nuovi, non Ogm ma ottenuti dall’incrocio
di varietà già esistenti: grazie agli sviluppi
della genomica tra pochi anni si potranno creare vitigni inediti
dalle caratteristiche sensoriali straordinarie”: questa
la “premonizione” del professor Attilio Scienza,
ordinario di viticoltura all’Università di Milano
e grande esperto di enologia e di vitigni antichi. Il professor
Scienza ne ha parlato, in questi giorni, in un convegno in Trentino:
l’incontro, che ha visto riuniti esperti e giornalisti
del settore, è stato promosso dal piccolo paese di Cembra,
patria del Muller Thurgau), che ogni anno si raccoglie intorno
al vitigno che vanta ormai una cittadinanza europea, in produzione
in Germania, Svizzera e in Europa centrale. Proprio la storia
del Muller Thurgau è stata adottata dal professor Scienza
come paradigma anticipatorio della nuova viticoltura che si
sta sviluppando nel mondo.
“Questo vitigno - ha spiegato Scienza - è
stato inventato dallo scienziato svizzero Hermann Muller, originario
di Thurgau: nato nel 1882 da un incrocio (molte varietà
sono infatti frutto di incroci, spesso spontanei), rompe una
tradizione che rifiutava le nuove varietà ma era allo
stesso tempo molto reattiva all’innovazione per lo stato
di crisi economica generale. Allo stesso modo oggi il mondo
del vino è alle soglie di un grande cambiamento: le cause
sono molteplici, dalla diffusione della viticoltura nel mondo
all’apertura ai grandi mercati asiatici, dalla crisi della
viticoltura europea al cambiamento dei gusti del consumatore.
Questo fa sì che il grande protagonista del futuro sia
il vitigno più che il territorio. Una tendenza assecondata
e accelerata dagli sviluppi della genomica che in pochi anni
potrà creare vitigni nuovi (senza Ogm) dalle caratteristiche
straordinarie”.
“Ecco allora - continua Scienza - le analogie tra allora
e adesso: la crisi della viticoltura mondiale e l’innovazione
rappresentata dalle biotecnologie. Si può fare un paragone
con il primo quartetto di archi, il K387 di Mozart, per quello
che ha rappresentato per la musica moderna: ha introdotto le
dissonanze per la prima volta nella storia della musica, ha
rivoluzionato il modo stesso di comporre ponendo le basi da
cui sarebbero nate la dodecafonia e la musica moderna. Una composizione
difficile, ricca di novità, destinata a suscitare disagio
come tutte le novità, ma che introdusse qualcosa che
prima nella musica non era mai esistito. Così accadrà
con la genetica della vite e la mappatura del suo Dna: inizialmente
poco amata e capita, ma l’inizio di una nuova era per
la viticoltura mondiale”.
(fonte: www.winenews.it)
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La Cantina di Vicobarone partecipa
al 4° Festival dei Girovaghi a Compiano (PR)
Con
il Patrocinio della Regione Emilia Romagna - Assessorato al
Turismo e alla Cultura della Provincia di Parma e la Comunita'
Montana Ovest
Dal 29 luglio al 27 agosto 2006, soltanto durante
i weekend, l'incantevole borgo medioevale di Compiano (sull'Appennino
Parmense, nella Vale del Taro) ospiterà un evento che
ormai si ripete da tre anni a questa parte: il Festival dei
Girovaghi, organizzato dall’Associazione Culturale “Barbara
Alpi”, presieduta dalla sig. Maria Teresa Alpi, in collaborazione
con la Pro Loco di Compiano.
Un Festival dedicato ai girovaghi del passato, presente e futuro
ossia alle persone “in movimento”, a coloro che
girano il mondo guidati dal desiderio di conoscenza e di ricerca.
Persone originali, creative, spontanee, al di fuori delle strutture
ufficiali. Personaggi che vogliono esibire la loro fantasia:
chi porta la parola di Dio, chi ha fatto un progetto culturale,
esistenziale della vita errabonda, chi gira il mondo a piedi
o in bici, chi scala le montagne, chi fa musica e spettacoli,
chi vaga per vendere gli oggetti più strani per poter
sopravvivere... Questo è un girovago, che troverete a
Compiano durante l’estate.
Compiano, un borgo antico aggrappato alle falde dell'Appennino
parmense e circondato per intero da poderose mura e sovrastato
da un Castello completamente ristrutturato, recentemente è
entrato a far parte del Club “I Borghi più belli
d’Italia”. Il Castello fa parte dell’Associazione
dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza. All’interno
risiede la collezione Raimondi Gambarotta, mobilio e oggetti
dell’ex proprietaria ed un museo della massoneria realizzato
a seguito della donazione di Flaminio Musa in collaborazione
con il Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani.
Borgo ricco di cultura dunque, tanto che è d’obbligo
ricordare il museo “Gli Orsanti”. Musicanti senza
meta, gli Orsanti partiti da Compiano, hanno girovagato per
tutto il continente con orsi ammaestrati, scimmie e pappagalli.
Costretti a divenire girovaghi, nell’arco di alcuni secoli
emigrarono in paesi lontani alla ricerca di una vita migliore.
Saltimbanchi, giocolieri, acrobati, ammaestratori di animali,
poco alla volta quella dell’orsante divenne una professione,
e i contadini si trasformarono in gente di spettacolo facendone
un mestiere ereditario.
Ora sono finalmente tornati a casa, sull’Appennino parmense,
dove ancora la signora Maria Teresa Alpi ne ha immortalato il
ricordo in un bellissimo Museo, il Museo “Gli Orsanti”
(Compiano, Parma), e tenta ogni estate di farli rivivere attraverso
il Festival dei Girovaghi.
Altra straordinaria idea della sig. Alpi è l’ormai
decennale appuntamento con le “Antiche Botteghe”
(che si ripeterà dal 29 luglio in concomitanza con il
Festival, sabato e domenica pomeriggio e sera), destinato a
ridar vita e vetrina ad arti e mestieri perduti.
Compiano sarà ogni sabato e domenica ricca di spettacoli
di musica, artisti di strada, musicisti e ballerini itineranti,
poeti, burattinai, comici, maghi e cabarettisti... il cui intervento
costituirà la struttura portante dell’evento. (Per
tutti gli artisti girovaghi è possibile iscriversi al
Festival inviando una e-mail a alpimariateresa@libero.it o telefonando
allo 0525/825513).
Si vivrà un’atmosfera fiabesca nel paese che farà
da perfetta cornice al Festival, facendo rivivere particolari
emozioni ai partecipanti e immergendoli magicamente in una dimensione
fantastica. Questo anche grazie al “Concorso di decorazione
del Paese” rivolto agli allievi dell’Istituto d’Arte
Paolo Toschi di Parma - sezione decorazione pittorica - coordinati
dal professore Mauro Marchini. I ragazzi parteciperanno all’esposizione
di 40 drappi dipinti a tema “I Girovaghi”. I drappi
saranno esposti ai balconi e alle finestre del paese di Compiano
durante il mese di Agosto. Inoltre gli allievi presenteranno
i loro quadri al Municipio di Compiano. Nella serata del 26
agosto si assisterà alla premiazione dei due migliori
autori dei drappi: primo e secondo premio in denaro.
Il festival dei Girovaghi, per l’edizione 2006, si protrarrà
anche in altre due date: a Borgotaro il 17 settembre che metterà
in scena lo spettacolo “L’uomo in rosa” con
Mister Meraviglia. Inoltre ad Albereto il 10 settembre si potrà
assistere a “2 metri da terra” con Marco Neri.
>> Per il programma
e per saperne di piu' www.museogliorsanti.it
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Una ricerca dell'Universita'
di Pisa ci dira' la dose esatta di vino che ogni persona puo'
bere
Un “rivoluzionario” studio promosso dall’Università
di Pisa si pone come obbiettivo principale quello di definire
scientificamente la quantità di vino che ciascun soggetto
può consumare sortendone effetti positivi. Stando a WineNews,
che è in grado di anticipare questa news, l’importante
ricerca rappresenta una novità assoluta a livello mondiale.
La questione sembrerebbe di facile soluzione, dato che esiste
una massa non piccola di letteratura scientifica sugli effetti
benefici del vino sulla salute. In realtà, sull’argomento
specifico non esiste nessun studio definitivo, come ricorda
il professor Amedeo Alpi, docente di fisiologia vegetale all’Università
di Pisa: “Sappiamo con buona approssimazione che l’effetto
di un bicchiere di vino durante i pasti è positivo, non
sappiamo nulla su quello di due bicchieri e, infine, sappiamo
che tre sono probabilmente troppi. Noi vogliamo studiare gli
effetti del vino consumato a tavola, per trovare, se possibile,
riferimenti quantitativi certi e quindi scientificamente misurabili”.
Dopo la preliminare catalogazione di testi e le pubblicazioni
scientifiche sul rapporto vino-salute, partirà lo studio
epidemiologico, con il prezioso contributo del professor Aldo
Pinchera, su un campione di almeno 1.000 persone, tenendo naturalmente
conto della diversità di sesso e di regime alimentare,
nonché dello stile di vita. Il campione sarà sottoposto
ad una somministrazione di vino durante i pasti, monitorata
e controllata, come accade per la sperimentazione dei farmaci.
“Questa parte della ricerca - spiega il professor Alpi
- è la più importante e necessita di tempi tecnici
abbastanza lunghi”.
Troppo spesso il vino è stato confuso con i superalcolici
e la ricerca dell’Università di Pisa vuole sgombrare
il campo dalle molte inesattezze e dai molti luoghi comuni che
lo accompagnano. “L’alcool fa male - conclude il
professor Alpi - ma il vino è un’altra cosa. Il
nostro obbiettivo è quello di dare finalmente informazioni
scientifiche sugli effetti positivi del vino sulla salute attraverso
misure precise, quantificabili e scientificamente rilevanti”.
(fonte: www.winenews.it) |
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Il vino piace giovane,
rosso e sotto i 10 euro: ecco l'identikit delle preferenze del
consumatore medio
Prezzo inferiore ai 10 euro, da bere entro un anno dalla vendemmia,
meglio se di colore rosso rubino molto intenso. E' l'identikit
del vino preferito dal consumatore medio italiano, tracciato
al congresso nazionale di Assoenologi, l'organizzazione nazionale
di categoria che raggruppa e rappresenta i tecnici del settore
vitivinicolo, in corso a Ischia. Dal punto di vista organolettico,
il vino medio preferito deve possedere - dicono gli esperti
- morbidezza, "eleganza tannica" e moderata acidità.
Per ottenere questi risultati l'enologo deve operare, in vigneto
ed in cantina, scelte precise e finalizzate. Su questi temi
si sono confrontati gli esperti nella sessione dei lavori sul
tema "Come produrre per il mercato" che ha messo a
fuoco le tecnologie più attuali per ottenere vini di
qualità con particolare riferimento al colore e ai tannini,
ovvero ai due aspetti cardine. Tutti i segreti sul "colore
dei vini rossi" sono stati illustrati dall'enologo Vincenzo
Pepe, direttore tecnico delle Cantine Giorgio Lungarotti, che
ha preso in considerazione gli aspetti tecnici che mirano all'ottenimento
naturale di vini maggiormente colorati, più intensi e
più accesi. La questione "tannini" è
stata invece affidata ad un altro enologo di fama, Paolo Benassi,
direttore tecnico della Banfi di Montalcino, che ha fatto riferimento
alla struttura dei vini, cioé come questa può
essere controllata ed influenzata giocando sui parametri di
alcuni composti dell'uva, attraverso adeguate tecniche di cantina,
riferite ad estrazione e stabilità. L'ultimo segmento
congressuale dedicato agli aspetti riassunti nel tema "Tecnologia:
come produrre per il mercato" ha tracciato anche l'evoluzione
del settore nell'ultimo quarto di secolo. "Negli anni Settanta
i vini erano infatti pressoché tutti uguali, soprattutto
i bianchi, che erano passati da un colore ossidato, al bianco
carta e dalle caratteristiche organolettiche "assai ruspanti"
ad una uniformità incredibile - spiega Giuseppe Martelli,
direttore generale di Assoenologi -. Del resto in quei periodi
si cercava principalmente la stabilità chimico/fisica
del prodotto per uscire da difetti di storture che per decenni
una tecnologia inadeguata, basata su una tradizione non pagante,
aveva imposto. Per contro oggi, per alcuni, la produzione deve
sempre di più tener conto delle esigenze del consumatore
che si vuole conquistare o consolidare, non senza trascurare
le sue preferenze di gusto, spesso legate a luoghi comuni e
a marchi consolidati". L'ultima relazione "Dall'uva
alla bottiglia: l'aroma varietale nei vini bianchi e rossi"
è stata affidata alla competenza dell'enologo Luigi Moio,
dell'Università di Foggia, che ha considerato i parametri
vitivinicoli necessari per conservare il patrimonio aromatico
dei vini. Il ministro delle Politiche Agricole Paolo De Castro
è intervenuto in videoconferenza portando agli oltre
700 congressisti il suo più cordiale saluto e rimarcando
il ruolo svolto dagli enologi italiani per il progresso del
settore, nonché complimentandosi per i 115 anni di fondazione
della categoria che è la più antica del mondo,
risalente al 1891.
(fonte: www.winenews.it) |
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11a Edizione della Giornata del Socio della
Cantina di Vicobarone
I° Trofeo Cantina di Vicobarone
Per
tutti una giornata ricca di sorprese
con prodotti tipici e musica dal vivo.
La Cantina di Vicobarone vi aspetta domenica
18 giugno alle ore 11.00 presso la sede di Vicobarone
per festeggiare l’evento con la sfilata di auto d’epoca
a cui seguirà nel pomeriggio una prova di abilità
con l’assegnazione del I° Trofeo e la sfilata finale.
Durante tutta la giornata saranno offerti buffet e degustazioni
dei vini della cantina.
Saranno inoltre possibili visite guidate dell'azienda alle ore
11.30 - 15.30 - 17.00
>>
come raggiungere la Festa (PDF)
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Un bicchiere di rosso
per combattere la sordità.
Un bicchiere di rosso per non diventare sordi?
Secondo recenti studi il consumo moderato di vino rosso potrebbe
abbassare il colesterolo, prevenire le malattie cardiovascolari,
la demenza senile e forse anche alcuni tipi di cancro. Ma se
a qualcuno servisse un'altra buona scusa per non rinunciare
a un buon bicchiere di rosso a tavola sappia che potrebbe fare
bene anche all'udito.
L'orecchio invecchia. I tessuti dell'orecchio interno subiscono
nel tempo un processo di ossidazione dovuto ai radicali liberi
presenti nell'ossigeno, responsabili del danneggiamento dei
cosiddetti villi, le cellule che catturano le onde sonore e
le trasmettono al cervello sottoforma di impulsi nervosi.
La conseguenza di questo deterioramento è la graduale
perdita dell'udito che affligge molte persone anziane. E secondo
Jochen Schacht dell'università del Michigan anche alcuni
antibiotici, come la gentamicina, utilizzati per combattere
le infezioni dell'orecchio, hanno sulle cellule lo stesso effetto
dei radicali liberi, spesso causando sordità anche prematuramente.
La dieta per l'udito. Questo deperimento dei villi, causato
dall'invecchiamento, dalle medicine o dagli ambienti troppo
rumorosi, potrebbe essere scongiurato grazie all'uso di antiossidanti
come il resveratrolo, contenuto nel vino rosso, nel tè
verde e nel salicilato, uno degli ingredienti dell'aspirina.
Durante un esperimento, guidato da Schacht, i ricercatori hanno
somministrato ad alcuni pazienti affetti da infezioni all'orecchio
il gentamicin e subito dopo un'aspirina, mentre a un altro gruppo
veniva dato, in seguito all'antibiotico, un placebo. Solo il
3 per cento dei pazienti trattati con l'aspirina, hanno mostrato
una certa perdita dell'udito. Mentre nell'altro gruppo i "sordi"
erano più numerosi: il 13 per cento.
Gli esperimenti per ora si sono fermati all'aspirina e non si
conosce ancora esattamente il legame tra una dieta ricca di
antiossidanti (tra cui il fantomatico bicchiere di vino) e la
prevenzione della sordità. Ma è molto probabile,
secondo gli scienziati, che ne esista uno. Bisognerà
dunque cambiare il proverbio: un bicchiere di rosso al giorno
toglie il medico di torno?
(fonte: www.focus.it) |
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Gli americani ne bevono di più,
i tedeschi lo cercano economico, la maggioranza lo vuole rosso.
Soprattutto i tedeschi, ma anche francesi, giapponesi e inglesi
sono coloro che più spesso richiedono vini economici;
i bianchi sono preferiti dalla minoranza degli stranieri, e
più precisamente francesi e tedeschi.
Molto graditi i rossi, richiesti soprattutto da statunitensi
e spagnoli. Per chiudere, un dettaglio su una tipologia di vino
che negli ultimi anni ha avuto un boom di vendite all’estero,
il prosecco: sono pochi gli stranieri che lo richiedono espressamente.
I veri amanti dello spumante trevigiano sono i tedeschi, infatti
per il 21,4 degli interpellati gli stranieri che più
spesso li ordinano arrivano proprio dalla Germania.
Questi i dati emersi dalla ricerca “Stranieri e vino”,
realizzata da Ideeuropee (www.ideeuropee.com), agenzia di comunicazione
che mira a fornire un profilo degli stranieri che frequentano
le enoteche delle città d’arte in Italia. È
stato scelto un campione di oltre 130 enoteche e wine bar: Torino,
Milano, Venezia, Firenze, Bologna, Roma e Napoli. Ai gestori
o titolari dei locali è stato posto un questionario su
usi, competenze e consuetudini della clientela estera.
Ecco i risultati: la nazionalità straniera più
rappresentata nei wine bar e nelle enoteche delle città
d’arte del nostro Paese sono gli statunitensi per il 26,6%
degli intervistati.
A seguire vengono i vicini Paesi europei: il 18% degli intervistati
ha clientela principalmente tedesca, il 15,5% inglese, il 13,1%
giapponese, e dell’estremo oriente, l’8,4% ha risposto
francese, e a seguire il 6% russa, il 5,3% spagnola, il 3,2%
sudamericana, il 3,1% da altri paesi e l’1,2% africana.
Quantitativamente i dati sul consumo di vino rispecchiano le
percentuali della frequentazione, addirittura rafforzandole:
per il 37,1% degli intervistati infatti chi consuma più
vino rispetto al totale delle presenze straniere sono i nord-americani,
per il 23,7% i tedeschi e per il 18,2% gli inglesi, seguono
i francesi con il 7%, i russi con il 3,3% e gli altri con il
2,3%. Sempre gli statunitensi sono quelli che più spesso
si affidano al personale dei locali (18,1%), a seguire i francesi
(11,3%) i giapponesi (8,3%) gli inglesi (7,4%) gli spagnoli
(7%). Russi e tedeschi, rispettivamente con il 2,2% e il 5,2%
sono la clientela più “autonoma” nelle scelte.
Naturalmente l'indagine non e' una risposta all’ignoranza
sull’argomento vino, bensì contiene in se' la volontà
di imparare. La conferma viene dai dati riguardo alla reale
competenza degli stranieri riguardo i vini italiani: i più
preparati risultano essere i giapponesi (per il 17,5% degli
intervistati), buoni conoscitori dei nostri vini sono anche
gli inglesi (per il 14,7%) o i tedeschi (14,1%) gli statunitensi
(13,3%) e i francesi (11,3%). Russi e spagnoli sembrano necessitare
invece di un corso di aggiornamento.
(fonte: www.winenews.it) |
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Per gustare i vini... un ''mariage''
essenziale: il giusto calice!
"Guarda
il calor del sol, che si fa vino/giunto all'omor che dalla vite
cola" (Purg. XXV, 77). Mi permetto di citare il sommo Dante,
per dirvi che, anche per quest'anno, siamo arrivati, finalmente,
alla vigilia di una manifestazione autorevole e rinomata, il
Vinitaly, che si e' tenuto a Verona tra il 06 e il 10 aprile,
con ben 4000 espositori del settore presenti al salone...
Quindi, un motivo in più, per parlare di vino, il buon
vino, ma anche di bicchieri e calici, per una degustazione sempre
ottimale e di prestigio.
Non importa, che si tratti di vini bianchi, rossi o rosati!
I bicchieri dove assaggiare, odorare ed entrare in assoluta
intimità con il vino, non sono solo importanti, ma essenziali,
per riuscire a creare quel clima di giusta e appagante sensazione,
data dal contatto fisico e cerebrale proprio con l'indiscusso
sovrano, il vino. La scelta di un bicchiere, in questo caso,
diventa prioritaria e non deve essere mai casuale ed improvvisata,
per apprezzare tutte le sensazioni, i colori, gli odori e i
profumi che il vino dispensa. Indubbiamente, ogni amante del
buon vino, dovrebbe possedere più di un bicchiere e calice
per godere di una gratificante degustazione. Queste, sono, tutto
sommato, delle regole semplici, ma che, alla fine servono a
valorizzare ed enfatizzare, il prodotto vino, come una delle
massime espressioni del gusto e del piacere. La storia del vino
segue l'uomo da secoli ed è quindi uno strumento piacevole
e importante per arrivare ad un interessante traguardo: rinnovare
sempre il piacere che proviamo, ogni qual volta che degustiamo
un buon bicchiere di vino.
Parlando di bicchieri e calici, il materiale senz'altro migliore,
secondo gli esperti, è il cristallo, ma anche la forma
e la grandezza del bicchiere, sono importanti! La forma, meglio
se a calice, per un aspetto direi funzionale, ai fini della
degustazione, la grandezza per osservare meglio i colori e le
sfumature del vino. Il vino è un qualcosa di magico,
vivo che dovrebbe dare calore e colore alla nostra vita, che
riscalda e rallegra, senza però esagerare, con la quantità.
Allo scopo, V'invito a leggere un mio precedente articolo presente
in rubrica, sugli effetti salutari del vino rosso. Esistono
bicchieri per vini Bianchi, per i vini Rossi, per i vini Rosati
e persino bicchieri per i vini dolci Passiti e Liquorosi. Poi,
ci sono bicchieri per gli Spumanti, a Flute, insomma, non manca
certo la varietà che, ripeto, deve essere mirata e curata
nella scelta del giusto bicchiere.
Anche nella realizzazione dei calici da vino, esiste una vera
e propria ricerca e studio, che ha il solo fine di dare prestigio
e raffinatezza a questa bevanda definibile, per molti aspetti,
uno dei più bei regali datoci dalla natura ...quindi,
Prosit.
(fonte: www.vinit.it - Stefano Buso) |
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Suggestioni letterarie: sono
gli uomini che fanno grande il vino o e' il vino che fa grandi
gli uomini? La storia, le arti e la letteratura hanno costantemente
avuto il vino tra i loro elementi ispiratori.
Sono gli uomini che fanno grandi i vini o il vino che fa grandi
gli uomini? Il quesito può sembrare paradossale, ma certo,
nei secoli, quel filo che lega protagonisti del loro tempo ed
enologia non è trascurabile. Storia, arti figurative,
letteratura hanno costantemente avuto il vino tra i loro elementi
ispiratori. Non c’è bisogno di parlare degli eccessi:
troppo facile citare Baudelaire o quanti altri in una notte
trascorsa con il calice in mano raccoglievano l’ispirazione
della loro Musa. Più giusto occuparci del normale percorso
di geni senza sregolatezze, a cui il vino contribuiva a dare
una personalità meno inossidabile, più vicina
all’uomo comune.
“E tu pendevi tralcio da i retici
balzi odorando florido al murmure
de’fiumi da l’alpe volgenti
ceruli in fuga spume d’argento,
quando l’aprile d’itala gloria
dal po rideva fino a lo Stelvio
e il popol latino si cinse
su l’Austria cingol di cavaliere”.
Così Carducci inizia l’ode dedicata “A una
bottiglia di Valtellina del 1848”, quell’anno in
cui cominciò sui campi di battaglia l’epopea che
portò all’unità d’Italia. “Anno
dei portenti”, dirà il poeta in uno dei suoi più
famosi canti. Certo Carducci non aveva bisogno di “carburare”
con un bicchiere di rosso per essere grande. Ma, pensiamoci,
questo barbuto e scontroso professore toscano, terrore dell’Università
di Bologna e fustigatore delle pochezze di una nazione unita
da poco, ritrova i suoi “verd’anni” in un
muto dialogo con un’antica bottiglia, resa ancor più
magica da quella data: 1848. Il vino, sudato sui pendii che
annunciano le Alpi Retiche, turbina mentre viene versato nel
bicchiere e il poeta rivede in quei rossi gorghi il fumo delle
fucilate, l’impeto delle cariche, il sangue che bagna
i campi. Vede lo spietato generale Haynau (di lui il feldmaresciallo
Radetzky diceva: “Haynau è come un buon rasoio,
dopo averlo usato bisogna rimetterlo nella custodia”)
far indietreggiare la sua cavalleria danubiana di fronte al
coraggio di duecento volontari valtellinesi.
Ecco la fascinazione del vino, a cui nessuno (astemi a parte)
resiste: “Il vino sa rivestire la più sordida stamberga
di un lusso miracoloso”, scriveva Baudelaire, ma abbiamo
già detto che non dobbiamo sceglierlo come spirito guida.
E allora lasciamo i poeti per dedicarci a persone razionali,
come il conte Camillo Benso di Cavour, complice della marchesa
Giulia Falletti di Barolo nella creazione del celebre vino che
continua a chiamarsi Barolo. “Vino dei re”, fu ribattezzato.
Non a torto, visto che piacque anche all’ascetico re Carlo
Alberto, tanto da fargli decidere, esaurite le 365 botti di
cui gli aveva fatto omaggio la marchesa, di acquistare da lei
la tenuta di Verduno, per non rischiare di rimanere senza.
Vino e nobiltà: la forma della coppa per lo Champagne,
dicono, sia stata ispirata dal seno della marchesa di Pompadour
e persino Napoleone, l’imperatore grande ma un po’
“parvenu”, con il vino aveva un rapporto d’elezione:
beveva Chambertin e non se lo fece mancare anche nei momenti
più difficili: nè in Russia (dove durante la ritirata
ordinò venisse distribuito ai soldati più malconci),
nè alla mattina di Waterloo. Intanto, durante il suo
esilio all’Elba, riorganizzò la viticoltura dell’isola,
entusiasmato dai bianchi del suo piccolo regno.
Ma i grandi nomi della scienza non furono da meno. Galilelo
Galilei, ormai cieco, godeva nel “lasciarsi andare a qualche
richiesta di Bacco”. E Galilelo, oltre a bere con gusto,
fu anche vinificatore (ottimo, stando alle testimonianze del
tempo) e lasciò indicazioni su come produrre buon vino.
Come lui, più tardi, altri illustri scienziati si occuparono
di Bacco: Kutzing e Pasteur scoprirono i segreti della fermentazione,
mentre Lavoisier chiarì come l’ossigeno dell’aria
fosse il fattore più importante del processo di trasformazione
del mosto in vino. Il contributo degli uomini di Chiesa all’enologia
fu notevolissimo. Ad esemplificarlo basta un nome: Dom Pérignon,
il celebre prelato, a cui, in pratica, si deve lo Champagne.
Ma sotto il profilo pubblicitario come non ricordare lo slogan
“Est, Est, Est”, coniato per il vino di Montefiascone
dal cameriere del vescovo di Ausburg, mandato in avanscoperta
per segnare con un “Est” scritto sulla porta tutte
le locande in cui il vino era davvero buono?
E l’elenco dei grandi che si occuparono in qualche modo
di vino è tanto fitto da rendere impossibile omissioni.
Fatta questa premessa, possiamo parlare di Emanuele Filiberto,
il celeberrimo condottiero di Casa Savoia, soprannominato “Testa
di ferro” per la sua determinazione, annoverandolo tra
i fedelissimi del Carema. E perchè non dire del Boccaccio,
che in una novella del Decamerone fa gli elogi dello Sciacchetrà,
e di Gabriele D’Annunzio che, pur morigerato bevitore,
parla con ammirazione dei vini delle Cinque Terre. O ancora
di Ugo Foscolo, tifoso del Vermentino?
Vino e musica sono tradizionalmente buoni compagni, anche nelle
massime espressioni del pentagramma. Mozart canta il Marzemino,
il brindisi della verdiana “Traviata” è un
riferimento assoluto, così come il vino “spumeggiante
nel bicchiere scintillante” della “Cavalleria rusticana”
di Mascagni. Vino che diventa “Elisir d’amore”
con Donizzetti e che Rossini non cita nelle sue opere, ma di
cui è appassionato cultore, in parallelo con la sua vocazione
gastronomica.
E la pittura? Anche qui un solo esempio: il Pinturicchio, mentre
lavorava nel duomo di Orvieto, chiedeva per contratto una disponibilità
del vino che da quella città prende il nome limitata
solo dalla sua capacità di berne.
Ma, per chiudere, torniamo alla serie padri della Patria e padri
del vino. Ancora uno statista tra quelli che hanno legato il
loro grande nome ad un grande nome dell’enologia italiana
ricordiamoci di Bettino Ricasoli, il “barone di ferro”,
che, governando, trovò anche il tempo di codificare il
mix del Chianti: 80% di Sangiovese, 15 di Canaiolo e 5 di Malvasia.
(fonte: http://www.winenews.it) |

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L’identikit degli eno-appassionati
Ecco l’identikit dei consumatori
di vino in Italia: a tracciarlo è Winenews,
il sito più cliccato dagli eno-appassionati del web,
che individua i sette profili psicologici di chi acquista
e beve vino nel nostro Paese. In un momento in cui tutti sembrano
parlare e intendersi di vino, ecco una mappa ragionata per
districarsi nel complesso mondo di consumatori della bevanda
nazionale, che possa fare chiarezza nell'affollato "partito"
dei sostenitori di Bacco. Quali vini bevono e perché,
da chi si fanno guidare e consigliare, dove preferiscono acquistare
le bottiglie: ecco sette ritratti di consumatori-tipo, tra
il serio e il faceto.
L’Illuminato: al vertice della classifica,
colui che dopo un lungo percorso di iniziazione, dopo essersi
affidato alle guide, dopo anni di frequentazione del mondo
del vino, è riuscito a formarsi un gusto autonomo e,
forte del suo disincanto, vola ormai alto al di sopra delle
sentenze degli esperti. Di età non più giovanissima,
la sua esperienza in fatto di annate spazia sui grandi vini
italiani e francesi, ma va anche oltre. Sceglie e beve solo
le etichette che gli piacciono, al di là delle mode
o dei punteggi. Ama acquistare le bottiglie direttamente dai
produttori, che ormai conosce quasi tutti personalmente, in
frequenti viaggi in cui percorre palmo a palmo le cantine
di un territorio. Conserva le grandi annate almeno per dieci
anni prima di berle, perché altrimenti commetterebbe
un “infanticidio”, per certe aspetterà
persino 30 anni e oltre, dimenticandosi però di non
essere immortale.
Il Professorino: Conosce a memoria le votazioni
delle guide più importanti del settore, enumerando
con sicurezza bicchieri e grappoli assegnati dai critici anno
dopo anno. E’ abbonato a magazine patinati e blasonati
(dal Gambero Rosso al Wine Spectator) che sfoglia con lo stesso
godimento che altri riserverebbero a riviste pornografiche.
Va in estasi soltanto alla vista di etichette e produttori
famosi, si riempie la bocca di nomi altisonanti, ma adora
interpretare anche il ruolo di scopritore di nuovi e piccoli
tesori enologici, che si degna di raccomandare ad amici meno
esperti. Frequenta i blog dedicati al vino, invischiandosi
in discussioni tecnicissime quanto inutili. Compra il vino
in enoteche di comprovata fiducia, alle aste o direttamente
dal produttore, dal quale arriva dopo essersi lungamente documentato,
tanto da saperne quasi più lui di chi le bottiglie
le produce. Conserva il vino nella sua cantina super-organizzata
e gestita da un complesso sistema di archiviazione elettronico
degno della Nasa, ricavata nei casi più fortunati in
ambienti del proprio appartamento o spesso allestita in locali
in affitto (dalle salatissime parcelle), o ancora costituita
da immensi armadi frigoriferi che hanno invaso il garage e,
nei casi più gravi il salotto, facendogli rischiare
il divorzio. Accresce la sua cultura con libri, corsi di alto
livello, degustazioni esclusive, per le quali spende molto,
ma le vere cifre folli sono riservate all’acquisto di
grandi bottiglie, che divide con pochi e fidati amici, tutti
pazzi del vino come lui, in degustazioni “carbonare”.
Il Principiante: Si è avvicinato da
poco al mondo del vino, e si muove con il fare circospetto
di chi vorrebbe far parte di un club esclusivo, ma non sa
bene da dove cominciare. Intanto frequenta un corso di degustazione,
e cerca di capire su quali etichette investire per costruirsi
una piccola cantina. Si finge esperto con chi ne sa meno di
lui (dà il meglio al ristorante, quando è incaricato
dagli amici di scegliere dalla carta dei vini), ma ammutolisce
di fronte ai più introdotti sull’argomento. Le
sue letture? Tutta la pletora di riviste e rivistine che sull’onda
del crescente interesse per l’enologia sono spuntate
come funghi negli ultimi anni, infarcite di banalità
e destinate appunto ad una platea di principianti. Compra
le bottiglie nei supermercati più forniti e inizia
con timore a frequentare le enoteche.
Il Modaiolo: Se tutti dicono che il vino
è trendy bisogna darsi da fare per diventare un esperto.
Questo il motto del consumatore di vino modaiolo, che ama
essere sempre sulla cresta dell’onda. Se è un
uomo si butta sul vino per guadagnare fascino e fare nuove
conquiste femminili, se è una donna per darsi un’allure
da fine intenditrice, distinguendosi da quelle che parlano
solo di stilisti e gossip. Esperto nel vendere al meglio una
cultura assolutamente superficiale sull’argomento, sparando
poche ma esplosive nozioni, l’eno-appassionato trendy
si butta sui gadget ad effetto (dai bicchieri professionali
di misura extra-large al decanter di cristallo, passando per
il cavatappi di ultima generazione), allo scopo di impressionare
amici e conoscenti. Investe un patrimonio per bottiglie griffate
e osannate dalle guide, che normalmente stappa con disinvoltura
per accompagnare cibi altrettanto cool durante cene raffinate.
Quando domani il vino passerà di moda, regalerà
tutto l’armamentario enologico e si concentrerà
senza rimpianti sul nuovo trend.
Il Salutista: Segue un regime vegetariano,
macrobiotico o è semplicemente fissato sull’alimentazione
sana. Ovviamente non fuma e non beve superalcolici, ma non
disdegna un buon bicchiere di vino, una scelta di vita supportata
dalle recenti ricerche scientifiche che ne raccomandano un
consumo moderato e regolare quale ottimo fattore preventivo
per numerose patologie. Sceglie esclusivamente vini biologici
o biodinamici, della cui origine è assolutamente certo,
e rifugge dalle griffe più note per orientarsi su produzioni
decisamente di nicchia. Meno interessato al gusto che alle
virtù nutrizionali, è disposto a chiudere un
occhio su un vino non proprio tecnicamente perfetto in favore
della sua certificazione. E poi, diciamolo chiaramente, per
accompagnare verdure al vapore, riso integrale e pesce insipido
un vino top sarebbe un tantino sprecato.
Il Consumatore consapevole: Compra le bottiglie
al supermercato, si affida al marchio conosciuto, senza ovviamente
spendere un capitale. Compra il vino come compra la pasta
o i biscotti, cercando un buon rapporto qualità/prezzo.
Un target composto da massaie, giovani single, padri di famiglia
che fanno la spesa al sabato e cercano uno sfizio da stappare
senza spendere troppo, per curiosità. Saranno proprio
loro i primi a provare i nuovi vini australiani, cileni e
californiani in arrivo sui nostri scaffali, curiosità
enologiche che fanno viaggiare la fantasia per soli 5 euro
alla bottiglia. Quando ha a che fare con una rara bottiglia
di un’annata più vecchia, preferisce berla subito,
forte del suo approccio semplice ma pragmatico: “Meglio
un mese prima che tre anni dopo”.
Il Consumatore indifferente: Ecco chi il
vino l’ha sempre bevuto, ben prima che andasse così
tanto di moda, e continua a berlo indifferente a quello che
gli succede intorno. Lo beve a pranzo e cena, regolarmente,
e in discrete quantità. Per lui (o lei) il vino è
solo di due tipi, rosso e bianco, e lo acquista di solito
al supermercato, in bottiglioni o in tetrapak. Oppure, quando
capita, si rivolge ad un piccolo produttore di fiducia (o
nei sempre più numerosi esercizi che vendono vino sfuso)
per comprare un’intera damigiana, da imbottigliare a
casa la domenica pomeriggio. Peraltro, una tendenza di voga
negli anni ‘60 e oggi in forte ripresa Attenzione: se
è vero che in questa categoria rientrano soprattutto
persone di ceto medio-basso, negli ultimi tempi si è
creato anche tra alte sfere (giornalisti, esperti, uomini
di cultura) un movimento di pensiero che predica il ritorno
alla semplicità e il rifiuto della mitizzazione del
vino, sintetizzato nella simbolica nascita del Club del Tavernello.
Che stia nascendo un nuovo tipo di consumatore?
Testo di EleonoraCiolfi
(fonte: http://www.winenews.it) |
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Donne e giovani, ecco le nuove tribu' di
consumatori del vino
Lo stile di consumo non associa
il vino al pasto quotidiano ma ai momenti di relazione. Le
donne hanno maggiore indipendenza di giudizio nello scegliere
il vino, mentre i giovani lo consumano a partire dai 20 anni
ed è tra gli universitari che la bevanda di Bacco fa
più breccia. In diminuzione gli acquisti di anziani
e famiglie.
Dimmi cosa e come bevi e ti dirò chi sei. È
questo il nuovo slogan che guida gli osservatori del consumo
di vino. I target classici sembrano non reggere più
- e se ne ha una prova alla quarantesima edizione di Vinitaly,
la manifestazione enologica leader mondiale in programma dal
6 al 10 aprile 2006 - perché oggi si affacciano sul
mercato le “tribù”. Sono gruppi omogenei
per stile di vita che non bevono più associando il
vino al pasto quotidiano, ma lo eleggono a testimone dei momenti
di relazione. Una rivoluzione che riguarda soprattutto i giovani
(sono in prevalenza gli universitari i più attenti
consumatori) e le donne, che hanno acquistato una totale indipendenza
dai maschi nella scelta delle bottiglie.
Così, mentre si contrae il consumo familiare (sono
il 43% delle famiglie italiane che acquistano vino con una
spesa media mensile di 32 euro), cresce il consumo individuale
e per gruppi. La maggiore impennata sia ha tra i giovani che
all’82% dichiara di avere una forte propensione all’acquisto
di vino e tra le donne che al 32% si dichiarano pronte a bere
una bottiglia con le amiche, mentre gli anziani, sia per ragioni
di reddito che per ragioni legate alla salute e allo stile
di vita, sono una platea di consumatori in contrazione: il
numero di coloro che si dichiara propenso all’acquisto
è calato di oltre il 25%. Vi è anche una mutazione
nella geografia dei consumi: se chi spende di più per
comprare vino abita nel Nord-Ovest del Paese, chi incrementa
la frequenza di acquisto abita nel centro dell’Italia.
I giovani consumano di preferenza il vino come aperitivo o
come elemento di aggregazione. Prevalentemente si orientano
su vini rossi, strutturati, di territorio e sembrano poco
attratti dai vini che provengono dal Nuovo Mondo. Sono consumatori
che non bevono abitualmente, hanno frequenza di rapporto con
il vino che va da una a tre volte a settimana e consumano
più frequentemente vini riconoscibili.
Il prezzo è una relativa barriera: il loro consumo
si orienta soprattutto su bottiglie che hanno un “nome”
o che fanno tendenza, purché abbiano un concreto rapporto
con la territorialità. Di preferenza bevono i vini
della loro regione di appartenenza. Ma anche l’universo
giovani può essere diviso in due clusters: da una parte
i cosiddetti “edonisti”, dall’altra ci sono
i “conoscitori”, quelli cioè che assegnano
al vino un valore culturale.
A testimoniare il successo del vino tra i giovani è
anche la crescente domanda di approfondimento in corsi di
degustazione, ma anche master universitari indirizzati alla
conoscenza del concetto più ampio di ruralità.
La fascia d’età d’ingresso nel consumo
del vino è stimata attorno ai 20 anni.
Altro gruppo importantissimo di consumo sono le donne. L’età
d’ingresso al consumo di vino è anche per questo
cluster attorno ai 20 anni, ma differenziazione di consumo
rispetto ai maschi si ha dopo i 30 anni. Le donne bevono vino
soprattutto per piacere. Prediligono i vini fruttati (sono
tra le più forti consumatrici di spumanti), di una
certa immediatezza e hanno una forte propensione all’apprendimento
delle tecniche di degustazione (sono le protagoniste del boom
dei corsi di degustazione).
Vedono il vino come elemento di socializzazione e stanno assumendo
un ruolo decisorio nelle opzioni. Non si fanno più
guidare dagli uomini nella scelta della bottiglia al ristorante,
ma spesso usano il vino come elemento di confidenza e come
innesco della comunicazione interpersonale. Hanno infatti
un atteggiamento “relazionale” con il vino. Resta
appannaggio delle donne il consumo di vini bianchi come frequenza
di scelta, anche se se nel momento in cui si accostano al
rosso chiedono vini di buona struttura, molti riconoscibili,
di ampio bouquet ed eleganti. Al contrario dei giovani sembrano
meno sensibili al legame con il territorio, ma anzi hanno
una propensione all’esplorazione. È comunque
uno stile di consumo profondamente diverso da quello che si
ha nei maschi adulti, che restano i principali consumatori,
ma per i quali il consumo di vino è meno dettato da
spinte emotive e conoscitive, quanto piuttosto dall’abitudine.
(fonte: http://www.greenplanet.net) |
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Birra e vino, due alleati se bevuti con
moderazione
Uno o due bicchieri di vino
al giorno aiutano a vivere di più e meglio. Secondo studi
recenti, infatti, tra le persone che quotidianamente assumono
moderate quantità di vino scende la percentuale di malattie
cardiovascolari e quindi la mortalità.
Per la birra la quantità è mezzo litro al giorno,
durante i pasti, per proteggere il cuore dal rischio di infarto.
Il professor Antonio Gasbarrini, gastroenterologo e medico internista
dell'Università Cattolica di Roma, rivendica la paternità
di una ricetta elaborata "sul presupposto di nette evidenze
scientifiche poiché una trentina di metanalisi, condotte
negli ultimi dieci anni, dimostrano che l'alcol - assunto in
basse dosi da persone sane - riduce la mortalità per
infarto e ictus addirittura meglio dell'aspirina". Eppure
agli inizi Gasbarrini non era convinto, anzi era abbastanza
scettico su quello che sarebbe stato l'esito dello dello screening.
Da gastroenterologo, del resto, non poteva fare a meno di tener
presente che l'alcol è sostanza tossica, fa male al fegato
e lo distrugge facendo venire la cirrosi. "Poi però
- ha ricordato - si è scoperto che la maggior parte di
quelle che venivano definite cirrosi alcoliche erano invece
causate dal virus dell'epatite C, senza contare che negli Anni
Novanta si sono moltiplicati gli studi secondo cui il consumo
moderato di alcol riduce la mortalità per tutte le cause
e specialmente per quelle cardiovascolari".
Gli studi recenti hanno messo in evidenza che le malattie cardiovascolari
e la mortalità sono più elevate tra gli astemi
e i forti bevitori, mentre la percentuale scende tra coloro
che fanno un uso moderato di alcool. In particolare, la mortalità
tra chi è astemio è dell'8,8% e tra chi beve più
di 6 bicchieri al giorno è del 9,2%, mentre tra chi ne
beve non più di un paio del 6,3%
Come per un vero farmaco, dunque, determinanti sono le dosi
e i tempi di 'somministrazione', ciò che i medici definiscono
con il termine di "posologia". Dalla posologia si
ricavano pertanto i consigli di assunzione della birra, che
il prof. Gasbarrini ha codificato in questi termini: "La
birra va assunta solo da persone sane in quantità pari
a circa mezzo litro al giorno, rigorosamente al momento dei
pasti e tutti i giorni della settimana". Vietatissimo sommare
tutte le dosi giornaliere in una sola, magari nel fine settimana.
Ma cos'è che rende la birra un buon tonico per le coronarie?
Forse la risposta resterà ignota, perché nell'uomo
ci si è limitati a studi epidemiologici; altre ricerche,
come la eventuale somministrazione di alcol ai volontari, non
sarebbero etici potendo indurre a dipendenza e abuso. Tuttavia,
ha aggiunto l'esperto, "in collaborazione con le università
di Milano e Pavia e con l'Istituto nazionale di nutrizione abbiamo
condotto una ricerca 'ad hoc'; prima sul ratto, poi su bevitori
abituali di birra ai quali è stato chiesto di 'disciplinare'
l'assunzione in base alle nostre indicazioni".
Ebbene, "per la birra, ma anche per il vino, gli agenti
protettivi sembrerebbero due: l'alcol di per sè, che
migliora l'assorbimento delle sostanze antiossidanti presenti
nei cibi, e i micronutrienti antiossidanti (vitamine, polifenoli
e folati) che tali bevande contengono".
Inoltre uno studio danese ha dimostrato come l'abitudine a bere
vino sia associata a minore obesità, minor consumo di
sigarette, a una più salutare dieta sia nella qualità
dei cibi che nei tempi di assunzione e un miglior stile di vita
rispetto a bevitori di birra o superalcolici.
(fonte: http://www.italiasalute.it) |
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Donne piu' sane con due bicchieri di vino
al giorno
Le donne che non bevono mai
alcool sono meno in salute di chi beve fino a due bicchieri
di vino o di birra al giorno. Succede il contrario a partire
da 3 bicchieri al giorno. Sono le conclusioni di una ricerca
ultraventennale.
SYDNEY. Le donne che non bevono mai alcool sono meno in salute
di chi beve fino a due bicchieri di vino o di birra al giorno.
La bilancia pende pero' dall'altra parte quando la donna consuma
tre o piu' bicchieri al giorno.
E' una delle conclusioni di maggior di rilievo di una ricerca
in corso da 20 anni, sulle condizioni di salute a diverse eta'
di un campione di 40 mila donne di tutta l' Australia.
La ricerca curata dalle universita' del Queensland e di Newcastle,
a nord di Sydney, indica che le donne che bevono in moderazione,
non piu' di due bicchieri al giorno, hanno piu alti livelli
di istruzione, fanno piu' esercizio fisico e hanno meno tendenza
al sovrappeso, rispetto a chi non beve affatto. D'altro canto,
le donne che bevono piu' di tre bicchieri al giorno hanno una
probabilita' piu' alta di fumare e di soffrire di malattie mentali.
Tra le piu' giovani. E' piu' alta anche la probabilita' di assumere
droghe.
''Si puo' dire che le donne che bevono, ma poco, hanno anche
uno stile di vita piu' sano'', spiega la docente di statistica
dell universita di Newcastle, Anne Young. ''Le nostre conclusioni
chiave sono una conferma delle linee guida dell Organizzazione
mondiale della sanita , secondo cui piu di due bicchieri al
giorno fanno male. E questo e risultato evidente, specie in
materia di malattie mentali'', ha aggiunto.
Le donne partecipanti allo studio, che e stato finanziato dal
dipartimento federale della sanita', hanno risposto ad un questionario
di 28 pagine ogni tre anni.
Quando la ricerca e iniziata nel 1996, le donne appartenevano
a tre gruppi d eta da 18 a 23 anni, da 45 a 50 e da 70 a 75.
I ricercatori hanno concluso che le donne piu' giovani non bevono
spesso quanto i gruppi di eta' superiore, ma quando bevono tendono
ad eccedere, con piu' di cinque bicchieri alla volta. '
'E' un comportamento che si attenua con gli anni'', osserva
tuttavia Young. ''Man mano che entrano in una relazione, e cominciano
ad avere figli, gradualmente abbandonano le attivita' tipo party
nei weekend, di consumo di alcool ad alto rischio''.
Sopra i 70 anni poi, le donne che bevono fino a due bicchieri
al giorno hanno un rischio di morte piu basso, rispetto a chi
beve raramente e per niente affatto.
La ricerca, dal titolo Australian Longitudinal Study on Women
s Health , ha esaminato una vasta gamma di questioni, tra cui
l uso dei servizi medico-sanitari, l impatto della vedovanza,
i servizi ostetrici e per l infanzia, la gestione dei tempi
della giornata, e i progetti per l eta di pensione.
(fonte: SuperEva - notizia pubblicata da Giusy
Mauro) |
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Vinitaly 2006
Anche quest'anno la Cantina di Vicobarone
vi invita a visitare l'esposizione dei vini presso il Vinitaly
dal 6 al 10 aprile 2006.
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Buon Natale 2005 e Felice Anno Nuovo
Augurandoti Buone Feste la Cantina di
Vicobarone ti propone le sue idee regalo nella pagina delle
Confezioni.
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Fiera "Il Bonta'" di Cremona
Siamo presenti alla Fiera Il Bonta'
di Cremona dal 11 al 14 Novembre allo Stand B30 e B37.
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