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A Natale festeggia con i nostri vini
Come tutti gli anni e' partita la grande offerta natalizia dei vini della Cantina.
Le migliori selezioni, i premiatissimi spumanti e tutti i vini della tradizione del territorio piacentino sono pronti per essere impacchettati e regalati.

Orari di apertura dei punti vendita

Punto vendita di Vicobarone: aperto anche tutte le domeniche di dicembre, dalle ore 9 alle 12.30

Punto vendita di Piacenza: aperto anche tutte le domeniche di dicembre dalle 9 alle 12.30 e dalle 15 alle 19.
Da martedì 11 a lunedì 24 dicembre compreso aperto tutti i giorni .
Sabato 8 dicembre aperto.

Saranno inoltre possibili assortimenti personalizzati su prenotazione, per creare infinite combinazioni di gusto con il grande assortimento dei vini della Cantina di Vicobarone.




I consumatori di vino secondo Astra Ricerche:  stabili nel numero, attratti dai vini di fascia media e sempre piu' forti dal punto di vista alcolico, consumano piu' rose' e sperimentano prodotti meno tradizionali e stranieri.

Non crescono di numero, preferiscono i vini di prezzo di fascia media, li chiedono sempre più importanti dal punto di vista della gradazione alcolica, consumano più rosè che in passato e sono aperti a nuove tradizioni vinicole, anche dall’estero. Sono i consumatori di vino secondo la fotografia scattata da Astra ricerche, che il presidente dell’istituto, Enrico Finzi, commenta a Winenews.tv: “Io individuerei cinque tendenze: la prima evidenzia una sostanziale stabilizzazione del numero dei consumatori. In secondo luogo, c’è una protesta di massa, silenziosa ma non per questo meno importante, nei confronti dei prezzi medio-alti a favore dei prezzi medi. I prezzi alti - precisa Finzi - non creano problemi ai gruppi sociali abbienti, mentre ciò che viene criticato sono i prezzi esorbitanti. Al supermercato vengono preferite le bottiglie da 5-6 euro a scapito di quelle da 9-10, mentre nella moderna distribuzione si scelgono quelle da 9-10 rispetto a quelle da 14-15 euro nella moderna distribuzione”.
Ma che tipo di vino viene consumato di più? “C’è una diminuzione della domanda di prodotti con basso contenuto alcolico - continua Finzi -: per esempio, le donne non vanno più solo sui “prosecchini” di facile beva, e inoltre si chiedono prodotti bianchi un po’ più “significativi” pur essendo percepiti più leggeri dei rossi”.

“Come quarto punto, va segnalato che finalmente dopo anni di crisi ha ripreso slancio la categoria del Rosè, anche grazie all’arrivo sul mercato di prodotti di buona o ottima qualità, con un autonomia di personalità e di immagine, non più considerati come “rossi svirilizzati”. Un’ultima tendenza, secondo Finzi, è quella che evidenzia una nuova “sperimentazione di prodotti al di fuori delle grandi tradizioni enologiche tradizionale, e un numero crescente di consumatori di vini stranieri (cileni, australiani e californiani tanto per dirne alcuni), con un fenomeno - conclude Finzi - che in Italia resta comunque più debole che altrove”. (fonte: www.winenews.it)



Continua il coprifuoco alcolico anche durante tutta la notte di Capodanno
La legge che vieta la somministrazione di bevande alcoliche nei locali pubblici vale anche per le feste comandate.

Allo scoccare della mezzanotte di Capodanno sbrigatevi a fare i brindisi di rito con amici e parenti, perché avete solo due ore di tempo: dopo di che, se siete ad un veglione o in discoteca, nessuno vi venderà più un goccio di spumante o di champagne. Lo evidenzia il sito www.winenews.it, uno dei più cliccati dagli appassionati del buon bere: per tutti gli italiani che decidono di festeggiare l’ultimo dell’anno in un locale pubblico scatta alle due in punto il “coprifuoco alcolico”, e i calici si potranno riempire solo con aranciata e coca-cola.

Così prescrive l’articolo 6 della legge sulla sicurezza stradale (la n. 160/2007 del 2 ottobre scorso, conversione del decreto 117/2007), che recita: “Tutti i titolari e i gestori di locali ove si svolgono, con qualsiasi modalità e in qualsiasi orario, spettacoli o altre forme di intrattenimento, congiuntamente all’attività di vendita e di somministrazione di bevande alcoliche, devono interrompere la somministrazione di bevande alcoliche dopo le ore 2 della notte”. Una regola che vale evidentemente per tutti i giorni dell’anno, comprese le feste comandate: scordiamoci, quindi, oltre a Capodanno, di fare “cin cin” a Natale o a Carnevale, dopo il fatidico orario.
Ferma restando l’importanza di garantire sicurezza sulle strade e di contrastare fenomeni di abuso nel consumo di alcolici, sono molti i pareri dissonanti su questo approccio legislativo di stampo “proibizionista”. Giancarlo Bornigia, proprietario del Piper e del Gilda, due delle più famose discoteche di Roma, frequentate anche da numerosi vip, è un testimone “storico” del mondo dei locali da ballo, in cui ha iniziato a lavorare fin dagli anni Sessanta: “Questa legge favorisce gli abusivi - afferma Bornigia - il divieto di vendere alcolici interessa infatti solo i locali e le discoteche che hanno le licenze, mentre alle feste abusive si continuerà a bere come prima. Per non parlare di bar, ambulanti e supermarket che possono vendere alcolici a tutte le ore. Di questo passo saremo costretti a chiudere ed a licenziare tutto il personale”.

Ottavio Cagiano, direttore di Federvini, spiega: “Questa legge, nata sull’onda di particolari emozioni dovute a tragici fatti di cronaca, non è stata forse ponderata con sufficiente attenzione: la conseguenza è che ci si trova di fronte a giornate particolari, come il Capodanno, in cui è quantomeno strano pensare di interrompere drasticamente i brindisi ad un’ora prestabilita: ipotizzo che le persone siano indotte ad ordinare prima delle due nuove consumazioni per timore di restare con il bicchiere vuoto; dall’altro lato, c’è una situazione permanente lungo tutto l’arco dell’anno in cui i ragazzi che vanno in discoteca si attrezzano lasciando in macchina o fuori dal locale le bottiglie di alcolici; per non parlare di fenomeni di somministrazione di bevande alcoliche da parte di ambulanti, molto difficili da controllare”.
Attenzione naturalmente anche a mettersi al volante dopo il cenone: in base alla medesima legge per chi guida in stato di ebbrezza sono previste multe salatissime, e nei casi più gravi l’arresto. Basta superare la soglia di 0,5 grammi di alcol per litro di sangue per rischiare un’ammenda da 500 a 2.000 euro. La legge impone anche di “esporre all’entrata, all’interno e all’uscita dei locali” le tabelle con “le quantità, espresse in centimetri cubici, delle bevande alcoliche più comuni che determinano il superamento del tasso alcolemico per la guida in stato di ebbrezza”, pena la chiusura del locale da 7 a 30 giorni. Perciò molti gestori di ristoranti, discoteche, pub hanno ordinato etilometri da piazzare nel proprio locale. (fonte: www.winenews.it)



Un nuovo test scientifico scopre le personalita' del vino.
Il nuovo test redatto dal Centro Studi Assaggiatori (l’unità di ricerca sull’analisi sensoriale più avanzata e completa in Italia) che abbinara ad ogni carattere il proprio profilo aromatico.

Una cena tra amici under trenta e non sapete che etichetta scegliere? Serata di gala con ospiti importanti e non volete sfigurare? Oppure avete invitato a cena la ragazza dei vostri sogni ma lei è vegetariana e vi si presenta l’ardua scelta del vino? Finita l’era del dimmi cosa bevi e ti dirò chi sei è la scienza a ribaltare le carte in tavola: secondo il Centro Studi degli Assaggiatori ogni vino, così come ogni persona, possiede una personalità sua propria, un carattere che può essere oggettivamente ed empiricamente descritto.
Ecco quindi il vino dalla personalità “austera”, adatto a persone tutte d’un pezzo, oppure “l’aristocratico”, di colore intenso, con buona alcolicità, non spiccatamente acido ma con grande struttura e una ancora più grande rotondità, profumi di fiori, agrumi e frutti essiccati, ma anche sentori balsamici, adatto quindi per i nobili d’animo e non solo. Esistono anche vini “giovanili”, cioè più leggeri con profumi di vaniglia, ciliegia, fragola, lampone e perché no, di questi tempi piuttosto alla moda, i vini “salutistici”, meno alcolici e più profumati di frutta cotta e di erbe aromatiche, perfetti per gli “appuntamenti” vegetariani. Ma un vino può essere decisamente molte altre cose: “volgare”, “esclusivo” o “comune”, “da enoteca” o “da supermercato”, “da ristorante” o “da bere casa” o, perfetto per i nostalgici: “evocativo”.
“Abbiamo individuato le caratteristiche sensoriali oggettive che contraddistinguono il carattere di un vino dall’altro - afferma Luigi Odello, presidente del Centro Studi Assaggiatori e professore di Analisi sensoriale presso le Università di Udine, Verona e Cattolica - La personalità del vino è sempre stata affrontata anche dalla critica enologica senza una base di dati oggettivi. Questa ricerca fornisce al mondo del vino un metodo per supportare il tema in modo scientifico”.
La ricerca “Le personalità del vino”, durata tre anni con l’impiego di oltre duecento assaggiatori professionisti, ha consentito di delineare in modo oggettivo i tratti del carattere di ogni vino assaggiato, esattamente come si fa per le persone, grazie ad un nuovo metodo d’assaggio il Big Sensory Test Analogico-Affettivo. (fonte: www.winenews.it)


Il vino novello Veris: il sapore d'autunno.

Veris, il pregiato vino novello della Cantina di Vicobarone, portain tavola i nuovi profumi e sapori di stagione.
Come ogni anno e' tempo di novello e per festeggiare il nostro Veris abbiamo organizzato feste con degustazioni di prodotti tipici, castagnate e animazioni per bambini.

Vi aspettiamo DOMENICA 11 NOVEMBRE a Piacenza e a Vicobarone dalle ore 10.00.

Nella sede di Vicobarone degustazione di vini e prodotti tipici

Nel punto vendita di Piacenza degustazione di vini e prodotti tipici e animazione con gonfiabile per bambini.

Vai alla scheda del vino novello Veris.

   
Due riconoscimenti importanti

L 'invito al Festival Nazionale degli Spumanti d'Italia
Il primo riconoscimento arriva dal Forum Spumanti d'Italia, che sabato 10 novembre organizza a Roma all'Hotel Parco dei Principi il 2° Festival Spumanti d’Italia in collaborazione con Ais-Lazio e Veronelli Editore.
Tra i soli cento vini invitati al Festival, ben due spumanti della Cantina di Vicobarone, la Malvasia Dolce e l'Ortrugo Brut.
In programma ci sono banchi di degustazione, la consegna del "Premio Gerolamo Conforto" ad un personaggio che ha vissuto per lo spumante, talk show su “ Politica & Spumanti – Seduzione & Emozione “ con associazione Donne del Vino, Associazione Luigi Veronelli, e scrittori, attori, giornalisti. Per conludere, un'asta di beneficenza a favore del CESVI, "Fermiamo l'Aids sul nascere".



La pubblicazione del Gutturnio Classico 2006 sull'Almanacco dl Bere Bene 2008 del Gambero Rosso
Il secondo riconoscimento non e' meno importante e riguarda la presenza del nostro favoloso Gutturnio Classico nella pubblicazione del Gabero Rosso che premia i vini con il miglior rapporto qualita' - prezzo.
L'Almanacco del Bere Bene 2008 compie quest'anno il suo diciottesimo anno d'eta'. E' lo strumento indispensabile per quanti ricercano la qualità a prezzi convenienti e per orientarsi nel variegato e difficile mondo del vino italiano.
E' l'unica guida che ci segnala vini di qualità dal costo non superiore agli 8,00 euro.
>> Vai alla pagina dei Premi e Riconoscimienti


Vino novello: in commercio 16 milioni di bottiglie
E' scattata da qualche giorno l'ora del vino novello: a partire dalla mezzanotte e un minuto di martedì 6 novembre sono arrivate sulle tavole degli italiani le 16 milioni di bottiglie di novello prodotte in Italia nel 2007.

Entro i prossimi sei mesi, questo il limite perchè il vino mantenga inalterate le proprie caratteristiche, le bottiglie dovranno essere consumate.
Per quanto riguarda la produzione 2007, Coldiretti evidenzia un calo del 10% rispetto allo scorso anno. Ciò è dovuto ad una vendemmia di buona qualità, ma con una produzione di poco superiore ai 40 milioni di ettolitri. Le bottiglie di novello Made in Italy arrivano sul mercato con dieci giorni di anticipo sul concorrente francese, il beaujolais nouveau, in vendita dal terzo giovedì di novembre (il 15). Passando ai prezzi, il novello varia dai tre ai sette euro a bottiglia, con una media di circa 5 euro.
Ricordiamo che il novello differisce dal vino comune per il metodo di vinificazione. Le uve del novello, infatti, non vengono pigiate e successivamente fermentate come nel caso dei vini tradizionali, ma viene invece effettuata la fermentazione direttamente con gli acini interi in modo che solo una piccola parte degli zuccheri presenti si trasformi in alcool, conferendo al vino il caratteristico gusto amabile e fruttato. In Italia, grande è l'appeal di questo vino sui più giovani. Ciò è dovuto alla caratteristica leggerezza, alla bassa gradazione (11 gradi), al bouquet aromatico, ma anche alla trasparenza del colore rosso rubino e all'abbinamento con i prodotti autunnali, dalle caldarroste ai prodotti tipici del territorio come salumi, verdure in pinzimonio e formaggi piccanti a pasta molle. Numerose poi le Sagre e le Feste paesane organizzate in onore del novello.

Il vino novello ha riacquistato negli ultimi anni una propria identità: è infatti passato dall'essere considerato un ...non-vino, ad essere apprezzato ed amato da una fascia sempre più ampia di consumatori. Si tratta infatti di un vino "allegro", fresco, profumato e gradevole, che piace un po' a tutti perchè leggero e poco impegnativo, con il quale si brinda alla nuova stagione enologica spesso in compagnia di deliziose caldarroste.

Un po' di storia
La storia del Novello risale a tempi piuttosto recenti anche se le origini non sono certe.
Diversi sono i racconti che narrano la "scoperta" di questo vino, tutti hanno però un minimo comune denominatore: l'origine francese. Sembra infatti che agli inizi del 1900, alcuni ricercatori stessero tentando di trovare un modo per conservare le uve da tavola. Chiusero i grappoli all'interno di un vaso vinario saturato di anidride carbonica, alla temperatura di 0°C. Dopo qualche tempo si accorsero che i grappoli erano diventati gassosi e frizzanti, non più adatti ad essere consumati ma forse adatti ad essere vinificati.

Il curioso esperimento dette origine ad un vino fresco, profumato e molto gradevole: nacquero così i primi Beaujolais Noveau, autorevolissimi antenati dei nostri Novelli. Attualmente questo vino è ottenuto tramite un procedimento detto "macerazione carbonica", un tipo di vinificazione che segue i principi dell'esperimento francese e dalla quale si ottengono vini dalle analoghe caratteristiche.
Prometeo, un successo che arriva anche dal web
Il gourmet Stefano Buso ha recentemente pubblicato sul proprio blog un articolo che parla del nostro Prometeo. Il giudizio? Eccellente.

"Nonostante l'ottima qualità e bontà, questo è anche un vino che ci può accompagnare tutti i giorni, ai pasti e non solo, per donarci quell' intensa sensazione di calore ed energia che per tanti aspetti è proprio riconducibile alla fiamma, al fuoco…all'energia primordiale legata allo stesso."
E gli abbinamenti: "è indicato come abbinamento per piatti non troppo impegnativi e dalla cottura non troppo intensa, ma ugualmente saporiti e gustosi. Direi che è altresì adatto con i primi piatti come i risotti (di carne e verdure o ai formaggi o al forno) e diversi primi gratinati."

Qui l'articolo completo di Stefano Buso.

2° Trofeo Cantina di Vicobarone

Protagonista della giornata:
"Prometeo", il vino creato per un nuovo piacere.


La Cantina di Vicobarone vi aspetta domenica 13 giugno alle ore 9.30 presso la sede di Vicobarone per festeggiare l’evento con la sfilata di auto d’epoca a cui seguirà nel pomeriggio una prova di abilità con l’assegnazione del 2° Trofeo e la sfilata finale.

Festeggeremo inoltre con il passaggio della 3a Prova del Campionato Italiano F.M.I. Motoraid e della 2a Prova del Campionato Italiano Vespa Raid.

Per tutti musica dal vivo e degustazione vini con buffet.
Saranno inoltre organizzate visite guidate dell'azienda per gruppi di persone.


>> scarica la locandina in PDF (2 MB)
>> come raggiungere la Festa (PDF)



L'inchiesta "Fabolous Life" afferma che la buona tavola e' un'abitudine irrinunciabile per gli italiani.
La buona tavola è irrinunciabile per chi insegue la fabolous life: emerge da una ricerca, promossa da Moet Chandon, leader del lusso e dello champagne, e realizzata da Ispo, sotto la supervisione del Professor Renato Mannheimer.

La ricerca del benessere e della raffinatezza anche nel bicchiere e nel piatto è un punto fermo in tre dei quattro profili individuati dallo studio, condotto su un campione di 2.230 italiani rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne, con un’attenzione particolare a 533 giovani/adulti tra i 25 e i 44 anni di cultura medio alta.
Ben il 34% del campione (“I Buongustai”) mette al primo posto la ricerca del gusto e della raffinatezza nel cibo, frequenta i ristoranti dei migliori chef e si concede anche a casa propria la migliore scelta di prodotti rari e raffinati.
Cibi e vini di qualità sono tra gli status symbol più inseguiti anche dagli “Insaziabili” (33%),,sempre alla ricerca del bello e di ciò che di meglio può offrire la vita. E’ la vera icona della fabulous life, ama viaggiare a cinque stelle, frequenta assiduamente i migliori ristoranti e locali di tendenza, non trascura le feste nei migliori salotti e non si perde una prima a teatro, cura il proprio corpo e trova il tempo anche per lo shopping firmato.
La buona tavola è inseguita anche dai “Viaggiatori” (22%), che amano prima di tutto visitare luoghi più belli del mondo, e trascorrere le vacanze e weekend nei migliori hotel, ma che vivono il viaggio anche come ricerca del gusto nei cibi e non trascurano i migliori ristoranti.
L’11% sono gli “Edonisti” che non mettono per gli interessi del “wine & food” ai primi posti delle preferenze per la loro vita.
(fonte: www.winenews.it)


Il vino rosso allunga la vita grazie ad una molecola anti-età.
Nessuna remora davanti a un bicchiere di vino rosso: aiuta a combattere l'invecchiamento. La bevanda di Bacco è infatti ricca di resveratrolo, composto naturale dalle proprietà antiossidanti, la prima molecola attiva nel ritardare i processi di invecchiamento.

La scoperta, tutta italiana, è di un ricercatore della Scuola Normale superiore di Pisa, Alessandro Cellarino, in collaborazione con la casa farmaceutica Lay Line Genomics. Lo studio è stato pubblicato dalla prestigiosa rivista internazionale di biologia Current Biology.
Per la prima volta gli scienziati hanno dimostrato come il resveratrolo sia in grado di ritardare la comparsa dei segni tipici della vecchiaia nell'uomo, come la riduzione della forza muscolare e della velocità d'apprendimento, e di allungare la vita, anche di un invertebrato.
Proprio il resveratrolo, presente nella buccia dell'uva, è stato aggiunto nella dieta di laboratorio di un gruppo di pesci africani della specie Nothobranchius Furzeri. Una famiglia di animali dal ciclo di vita accelerato, che raggiunge la piena maturità in sole quattro settimane, e già dopo nove settimane si riscontrano i deficit muscolari e di memoria tipici dell'invecchiamento, con un'aspettativa di vita in laboratorio che in genere non supera i tre mesi.
Ecco spiegato il motivo dell'impiego di questa specie di pesce nella somministrazione della molecola che ritarda l'invecchiamento: il suo breve ciclo di vita ha permesso di testare diverse sostanze dalle proprietà antiossidanti e di osservare in tempi accettabili le conseguenze sugli animali. In questo caso, il resveratrolo ha allungato del 30% la vita dei pesci africani.
La ricerca conferma quindi le virtù della molecola del vino rosso, e segna un passo avanti per lo sviluppo di farmaci in grado di contrastare l'insorgenza delle patologie legate all'invecchiamento, per migliorare la qualità della vita dell'anziano.
(fonte: Repubblica.it)




Il vino italiano conquista il Giappone.
La principessa imperiale Takamado dichiara: “il vino italiano ha il gusto piu' pulito e deciso del mondo, un gusto che riflette tutta la schiettezza e la generosita' della gente”.

Il vino italiano piace enormemente anche in Giappone perché è il “più sincero e generoso del mondo”: parola della Principessa Imperiale Takamado. Cugina dell’imperatore Akihito, Hisako Takamado è stata oggi l’ospite di onore ad un ricevimento dedicato al vino italiano in una delle sue più raffinate accezioni femminili, quella di otto produttrici in visita in Giappone nel nome del Vino delle donne (Francesca Planeta di Planeta, Alessandra Boscaini di Masi, Francesca Cinelli Colombini della Fattoria dei Barbi, Teresa Lungarotti della Lungarotti, Emanuela Stucchi Prinetti di Badia a Coltibuono, Beatrice Contini Bonacossi di Tenuta di Capezzana, Elda Felluga di Livio Felluga e Maria Chiara Clerici di Valfieri). Ad un ricevimento offerto nella residenza dell’ambasciatore d’Italia Mario Bova, la principessa si è soffermata a degustare alcuni dei vini presentati assieme ai piatti regionali che meglio li accompagnano e si è rivelata una vera intenditrice.
Nota per il suo amore per la Penisola e per l’Europa, dove è stata diverse volte assieme al marito, Hisako Takamado ha dichiarato di aver un sentimento tutto paricolare per l’enogastronomia italiana: “Il vino - spiega - lo apprezzo soprattutto per le sue tonalità pulite e decise: c’é chi, come in Francia, riesce a produrre qualità molto elaborate e complesse ma il vino italiano ha il gusto più pulito e deciso del mondo, un gusto che riflette tutta la schiettezza e la generosità della gente”.
A chi le chiede quale doc preferisca, la principessa risponde evitando di sbilanciarsi in qualsiasi forma di parzialità: “per pasteggiare - osserva - sono certamente migliori i rossi, ma come decidere fra un Sassicaia e un Brunello di Montalcino? Generalmente però - aggiunge con uno splendido sorriso - preferisco i bianchi, specie quelli più leggeri e vivaci”.
La visita del gruppo di imprenditrici, battezzato appunto Onna no wine, è stata organizzata dall’importatore specializzato Japan European Trade per le manifestazioni della Primavera Italiana in Giappone: comprende un giro di una settimana a Tokyo e altre cinque città, in una serie di degustazioni che prenderà il via con il primo concorso nazionale per sommelier giapponesi sul vino italiano. Oltre che fungere da giuria del concorso, le otto ambasciatrici enogastronomiche hanno deciso di farsi madrine di un’iniziativa di cui parleranno anche al presidente del Consiglio Romano Prodi nella sua imminente visita nel Sol levante: l’istituzione di una giornata del vino italiano nel mondo il 2 giugno, Festa della Repubblica. In Giappone, in quella data, in 600 locali su tutto il territorio nazionale, sarà offerto a chi sceglierà vino italiano un calice di cristallo.
(fonte: www.winenews.it)

Convegno IASA - anche l’omologazione del gusto nel vino risponde a precise regole del mercato “sensoriale”.
Servirebbe una maggiore educazione al gusto per riappropriarsi della autonoma capacità di decisione e per un’autentica soddisfazione dei sensi.

Da più parti si sente spesso parlare di omologazione del gusto, appiattimento degli stili enologici, ricerca sistematica della piacevolezza, anche a costo di una sua certa artificiosità. La questione è sbrigativamente risolta addossando tutte le responsabilità al cosiddetto “gusto internazionale”. Un elemento reale, certo, ma non sufficiente a spiegare compiutamente il fenomeno.
Una più attenta educazione al gusto, obiettivo peraltro ancora lontano dal realizzarsi nella nostra società dei consumi, sarebbe il mezzo più semplice per svelare il semplice arcano: i prodotti delle multinazionali trasmettono essenzialmente messaggi sensoriali semplici.

Se è vero che tutto parte dal cervello, allora dobbiamo ammettere che anche il nostro palato cerca di soddisfare le necessità dettate dalla nostra emotività. E molti studi hanno già identificato delle macrotendenze, ad esempio colori intensi, aromi potenti e un allontanamento dall’amaro. Come, d’altra parte, è in atto una sorta di “inseguimento” alle sensazioni tattili, come ad esempio la cremosità, la pastosità o la fluidità. Il tatto è il senso del contatto fisico, dell’affetto, della rassicurazione, quindi molto gradito ai consumatori. Anche le sensazioni visive sono particolarmente importanti. E’ dimostrato che un vino particolarmente rosso viene percepito come molto corposo. E si arriva al caso paradossale delle acqueviti: prodotti che sono sostanzialmente “profumi da bere”, vale a dire prodotti il cui punto di forze è la carica aromatica, e che vengono scelti dai consumatori nel 40% dei casi in base a una valutazione esclusivamente visiva.

Sono i produttori ad avere la responsabilità della gamma sensoriale offerta ai consumatori. Finché i produttori continueranno a perseguire, nei loro prodotti, la soddisfazione sempre degli stessi bisogni della società, quelli emotivi più elementari, non si potrà che andare verso l’appiattimento. Gli amari di erbe saranno un po’ meno amari, il caffè tostato un po’ meno tostato e la birra un po’ meno birra. Di più, i produttori sanno benissimo come collegare la gamma delle sensazioni offerte alla fidelizzazione stessa del cliente, che parte fin dalle prime esperienze sensoriali. Se nella giovinezza, l’istinto ci porterebbe ad affinare i nostri sensi, un’educazione al non gusto spiana la strada a stimoli monosensoriali molto forti. Nell’adolescenza cresciamo negli odori e nei gusti dei fast-food e nella maturità ci appassioniamo, in controtendenza, allo “slow” dei gusti preconfezionati da qualche movimento di opinione.

Dunque, la grande domanda è: come fanno i consumatori a sperimentare sensazioni nuove se hanno perso la capacità di valutarle? Esistono metodi in grado di informare il consumatore sulla possibilità di riappropriarsi della autonoma capacità di decisione per un’autentica soddisfazione sensoriale: sia attraverso test sui consumatori (Status Tasting), coinvolgendo migliaia di appassionati in un affascinante percorso sensoriale ai banchi di assaggio, sia rimodellando le classiche tecniche di laboratorio sensoriale, dotandole di strumenti metodologici utili per approfondire le nuove esigenze. Ne sono un esempio i nuovi test di definizione dei ritratti sensoriali (Big Sensory Test), ai quali si sono affiancati quelli finalizzati all’analisi dei percorsi emotivi e di immaginazione (BST Analogico-Affettivo) o dei processi condizionanti la scelta dei prodotti in funzione del packaging (Bst Packaging).
Scegliere è ancora possibile. Ma per farlo è necessaria un’adeguata educazione al consumo, un’educazione alla percezione sensoriale e la conoscenza dei prodotti alimentari.

Tutto questo è risultato nel convegno Iasa “Il Mercato dei Sensi”, a cui hanno partecipato Roberto Zironi, Ordinario di Industrie Alimentari all’Università di Udine, vicepresidente Iasa, Manuela Violoni, Responsabile dello sviluppo Centro Studi Assaggiatori, Luigi Odello, Professore di Analisi sensoriale all’Università di Udine, Verona e Cattolica di Piacenza, Presidente Centro Studi Assaggiatori, segretario accademico Iasa e Alberto Ugolini, Responsabile formazione e area scientifica Centro Studi Assaggiatori, segretario aggiunto Iasa. L’International Academy of Sensory Analysis (Iasa) è nata nel 2005 (www.iasa-network.org). Il suo obiettivo è riunire sotto un unico tetto i sensorialisti che in Italia e all’estero si dedicano alla disciplina, favorendo lo scambio di conoscenze tra loro e arrivando così a formare una comunità scientifica internazionale specifica per la disciplina.
(fonte: www.winenews.it)
Torna il Vinitaly: dal 29 marzo al 2 aprile a Verona
Anche quest'anno ritorna l'appuntamento piu' importante del mondo del vino. A Veronafiere numerossimi appuntamenti eno-gastronomici, kermesse eno-culturali e spettacoli per eno-appassionati.

IRiapre il Salone dei Vini DOC italiani e internazionali
Orario di apertura: orario continuato dalle 9.00 alle 18.30
Dove: Quartiere fieristico di Veronafiere
Quando: dal 29 marzo al 2 aprile 2007
Ingressi: San Zeno - Cangrande - Giuletta e Romeo
Modalita' di ingresso: riservato agli operatori del settore a pagamento - Registrazione obbligatoria - Ingresso non consentito ai minori di 18 anni
Settori merceologici: Vini, Distillati, Editoria, Servizi

per ulteriori informazioni visitare il sito del Vinitaly oppure cliccare qui.



Notti di lusso in campagna
L’agriturismo diventa nobile C’è l’antico mulino trasformato in villa di lusso, le mura vecchie di secoli fuori e dentro, al posto dei macchinari, i sacchi e la fatica, una piscina riscaldata con idromassaggio.

Ci sono il vecchio convento tramutato in abitazione di design e la masseria ristrutturata che diventa un rifugio, lontano dalla città, dal lavoro, dalla fretta. Non solo case immerse nella campagna italiana, dall’Abruzzo alla Romagna, dalla classica Toscana fino alla Sicilia, ma dimore dal fascino antico, luoghi dove abitare per un weekend, una settimana o magari un mese intero. Rispetto all’agriturismo, la possibilità di gustare il sapore di un luogo altrimenti inaccessibile: così le dimore di charme, come vengono definite dagli operatori, sono oggi fra le mete più ambite per un weekend romantico.

L’agriturismo chic - È l’ultima tendenza dell’agriturismo, settore che, dopo tre anni con il segno meno, nel 2006, secondo le prime stime di Agriturist, vede di nuovo risalire il fatturato (+3,7%). Cresce l’offerta (+4,8% di posti letto) e anche la domanda (+8,3% di pernottamenti). Crescita comunque insufficiente a recuperare gli oltre dieci punti di fatturato persi negli anni precedenti. Ma accanto alle difficoltà del tradizionale agriturismo e bed&breakfast, la moda di trascorrere il weekend in campagna in una dimora di charme è sempre più diffusa. Masserie, case quattrocentesche, antichi conventi, persino interi borghi rinascimentali ristrutturati con stile e gusto sono scelti da molte coppie per un fine settimana romantico, per ritrovare le atmosfere delle antiche case nobiliari e padronali, nel cuore di tenute dove si può andare a cavallo, camminare tra i vigneti, appassionarsi ai lavori del fattore.
Strutture dove i mobili in stile si accompagnano a oggetti di design o a pezzi fatti realizzare su misura da esperti artigiani e intagliatori. «In Italia - spiega Gianni Farneti, autore della guida Dimore di charme nella campagna italiana 2007 (Ibis Edizioni) - esistono oggi oltre 15mila agriturismi. E sono sempre più numerose le persone che cercano strutture romantiche, suggestive e, non ultimo, con un buon rapporto qualità prezzo». Tra gli antichi casali si riesce a trovare ancora soluzioni dove il glamour si unisce a prezzi interessanti. «I criteri di selezione fondamentali sono tre - spiega Farneti - il paesaggio e la bellezza di una struttura, l’arredamento e il prezzo. Il tetto massimo per una camera doppia non doveva superare i 110 euro».
Ottimi prezzi per luoghi dal sapore romantico dove trovare nuovi ritmi, ma anche dove riscoprire i sapori di una volta tra degustazioni, ristoranti gourmant e tanto relax. «Il piacere di assaggiare e acquistare prodotti biologici, vini doc, formaggi e salumi di produzione artigianale è ormai sempre più spesso l’occasione per un weekend fuori porta o per una gita romantica».

Fra tavola e relax - Si può fare scorta di golosità, girando tra aziende agricole e vinicole, per ritrovare una volta a casa i sapori che hanno reso speciale il weekend e quei risvegli abbracciati dalla natura, in camere curatissime e con colazioni a base di pane fatto in casa, marmellate di produzione artigianale, dolci e torte appena sfornati. Ma accanto al piacere della tavola si unisce sempre più spesso anche il relax. Oltre al contatto con la natura e cibi sani le dimore di charme offrono anche centri wellness di tutto rispetto dove, ad esempio, il vino diventa protagonista dei trattamenti di bellezza con massaggi, peeling, impacchi a base di estratti di vite rossa dalla grandi proprietà anti-aging, seguiti da tonificanti massaggi all’olio d’oliva per ridare elasticità e luce alla pelle. Così gli antichi casali e le ville di campagna diventano luoghi per rilassare non solo lo spirito, ma anche il corpo.
Autore: Laura Ogna (arretrato de Il Giornale dell'11 marzo 2007) 





“Con il cibo porterò la pace nel mondo” ... Parla Guido di Costigliole di Pollenzo intervistato da Alain Elkann all'Eataly di Torino, il piu' grande centro enogastronomico del mondo

E’ vero che Eataly a Torino è diventato il centro enogastronomico più grande del mondo? “Ci sono altri esempi a Londra, in Giappone, a Parigi, negli Stati Uniti ma noi abbiamo introdotto altre cose tra cui anche la didattica”.
Ma di cosa si tratta?
“E’ un grande mercato dove sono messi in vendita soltanto cibi di alta qualità con nove ristorantini monotematici di reparto: carni, salumi e formaggi, verdure, pesce, pasta, pizza, birra e gelati. C’è anche Guido di Costigliole di Pollenzo, uno dei più noti locali d’Italia, che ha aperto un ristorante “Guido per Eataly”. Poi ci sono una biblioteca con duemila volumi più dieci computer, un grande reparto per i cibi di stagione, aree dedicate al vino, alla birra, ai prodotti piemontesi. Infine tre aule didattiche, dove i cinquanta migliori chef di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta vengono a fare a turno corsi di cucina per i nostri clienti. Eataly è l’unico grande centro dedicato al cibo dove si può comprare, mangiare e studiare”.

Come mai lei ha deciso di investire venti milioni di euro in un’operazione di questo genere?
“I cibi di alta qualità sono appannaggio di circa il 10 per cento della popolazione, 5 per cento sono ricchi e possono permetterselo, 5 per cento sono appassionati, persone che amano i cibi. Il resto sono persone che non si avvicinano ai cibi dl qualità per mancanza di conoscenza. Non fanno attenzione a ciò che mettono dentro al corpo, avvicinare gente comune quindi ai cibi di qualità è una cosa molto Importante”.

A un mese dall’apertura, possiamo fare un primo bilancio su Eataly?
“E’ un successo enorme, siamo stati accolti in modo fantastico dai cittadini di Torino e del Piemonte che non si aspettavano un luogo del genere. Oltre 300 mila visitatori il primo mese e oltre 100 mila hanno comperato, mangiato o partecipato a corsi. Si è già creata una clientela fissa per la ristorazione informale, con 7-8 euro si mangia un piatto. Eataly si è rivelato un ambiente come il bazar di Istanbul dove la gente si ritrova, chiacchiera, si ferma, legge e si conosce. La gente condivide pane e acqua si può dire, si crea convivialità virtuosa di cui il cibo è come il demiurgo. Si annullano le differenze sociali, politiche e in fondo il cibo è un grandissimo strumento di pace”. Quindi si potrebbe aprire un centro “slow food” a Gerusalemme?
“Dico sempre a Carlo Petrini che secondo me bisognerebbe mettere i Presidenti di Israele e Palestina a uno stesso tavolo a mangiare e a bere discutendo solo di cibo e la cosa potrebbe avere successo”.
Che rapporto ha con Petrini?
“Sono un suo grande amico personale e un grandissimo fan e estimatore. Per quanto riguarda il mondo del cibo è una sorta di mio direttore spirituale”.
Si dice che lei pensa di aprire un nuovo Eataly a New York e poi in altre città italiane. E’ così?
“Si, questo sviluppo inizierà nel 2008, il 2007 lo vogliamo dedicare a imparare e a gestire bene questa macchina straordinaria che è Eataly di Torino e a cercare nuovi produttori virtuosi che possano fornirci cibi che promettiamo di buona qualità”.
Come mai lei è passato dagli elettrodomestici, il suo primo mestiere al cibo?
“In realtà ero già passato 25 anni fa dal cibo agli elettrodomestici, non ci chiamiamo Farinetti per caso. Mio nonno faceva la pasta e mio padre ha seguito la tradizione. Siamo pastai e io per tornare alle origini ho comprato la pasta a Gragnano e cioè il pastificio Cavalier Olimpio Afeltra che dal 1948 produce pasta originale di Gragnano in Via Roma a Gragnano. L’acqua li è perfetta, il clima è aria fresca del Vesuvio e la brezza del Golfo di Sorrento che si incontrano appunto a Gragnano. E poi ci sono i maestri pastai più bravi del mondo”.
Andrete in Cina, in India, a Mosca, in altri paesi?
“Il format di Eataly è universale e adattabile a tutto il mondo. Il problema di un mercante è quello di riuscire a costruire un format applicabile in tutto il mondo. Pensiamo per esempio al caso di Ikea. L’Ikea di Mosca è uguale a quella di Cinisello Balsamo. Il cibo naturalmente ha problematiche diverse”.
Questo esperimento secondo lei poteva nascere soltanto a Torino?
“Secondo me si, forse è un po’ una presunzione da piemontese innamorato del territorio delle radici. Turino ha caratteristiche uniche in questo senso. E’ la capitale di un territorio che secondo me ha la più alta enogastronomia italiana. A Bra è nato lo Slow food che è il più grande movimento mondiale in questo senso, nel campo della nuova gastronomia non solo il gusto ma il pulito e il giusto e poi Eataly ha ricevuto da parte degli amministratori della città di Torino una comprensione immediata della grande potenzialità che poteva avere per la città stessa”.
Autore: Alain Elkann (arretrato de La Stampa dell'11 marzo 2007) 

Per maggiori informazioni su Eataly, cliccare qui.
Il mondo dei giovani: come evolvono i consumi?
“Con il pensiero e la volontà di promuovere la crescita del vino italiano, non tanto per aumentarne i consumi ma per migliorarne immagine e cultura. E, in questo contesto, sono proprio i giovani il target che necessita maggiormente di un’azione mirata e originale.

Recenti studi evidenziano che i ragazzi fra i 13 e i 24 anni hanno un rapporto poco equilibrato con gli alcolici in generale. A differenza di altre bevande, però, il vino non è un prodotto “da sballo”, ovvero consumato in eccesso per perdere il controllo, ma, al contrario, è un prodotto strettamente legato alla socialità, allo stare insieme. Pensiamo che a trasmettere efficacemente questo messaggio debbano essere proprio i giovani, che hanno un approccio alla pari con i coetanei, meno didattico e più accattivante”. Così il presidente Agivi Enrico Drei Donà che, in collaborazione con Unione Italiana Vini (Uiv) e Bibenda-Ais Roma, il 10 febbraio a Roma (Hotel Parco dei Principi), organizzerà un Forum che affronterà un tema “scottante”, come quello dell’analisi dei punti di forza e delle criticità del rapporto vino e giovani.
Spesso il settore ha considerato questo argomento “scomodo” e lo ha affrontato in modo superficiale e unilaterale per paura di entrare un campo minato. Oggi, invece, i giovani imprenditori del vino ha pensato di lanciare questa sfida: parlare di consumi, di approccio consapevole, ma anche delle motivazioni che spingono a comportamenti “border line” (nel Forum saranno analizzati dal segretario generale Michele Contel anche i nuovi dati dell’Osservatorio Alcol e Giovani).
“Si discuterà - si legge in una nota stampa - di psiche giovanile e problematiche del disagio, chiarendo bene come e quando queste si manifestano e soprattutto, quali prodotti coinvolgono. Gli episodi di abuso, infatti, molto spesso riguardano i super alcolici e raramente si rivolgono al vino. Per la prima volta, poi, si parlerà del mondo del vino come opportunità di lavoro stabile e appagante per chi si affaccia al mondo del lavoro. Ogni anno il settore vitivinicolo italiano impiega oltre 700.000 persone, in particolar modo giovani, anche provenienti da esperienze molto diverse fra loro. La ripartizione è di 465.000 persone coinvolte nella gestione delle aziende, più di 94.000 impiegati nella produzione, più di 55.000 addetti alla trasformazione e più di 86.000 addetti alla distribuzione e commercializzazione. Il settore concorre al sistema economico con un fatturato di oltre 20.000.000.000 di euro, con un indotto in termini di consumi del settore di più di 2.000.000.000. In un momento congiunturale in cui nel nostro Paese cresce la disoccupazione e la precarietà per le nuove generazioni, il mondo del vino offre un lavoro solido, ricco di valori, rispettoso della natura, appassionante, sano.
Giovani enologi, agronomi, sommelier, enotecari, agenti … fanno ingresso ogni anno in un settore, quello del vino, che innegabilmente rappresenta il “made in Italy” nel mondo e che quindi arricchisce a cascata tutto il Paese.
L’evento - Torna a Roma il “Beregiovane”
Tutto il meglio della nostra enologia, rappresentato da famosi Brunello di Montalcino, Sagrantino di Montefalco, Barolo, Amarone, ma anche vini emergenti come l’Erbaluce di Caluso, Nero di Troia, Primitivo di Manduria e molto altro ancora … saranno di scena il 10 febbraio a Roma, che diventerà la capitale del “bere bene”, grazie al “Wine Bar del Bere Giovane”. L’iniziativa è voluta dall’Agivi (Associazione Giovani Imprenditori Vinicoli Italiani) ed è dedicata ai giovani e non solo, che amano il mondo del vino. L’evento è di scena nell’Hotel Parco dei Principi (dalle ore 16,30 alle ore 21,30).
Il ritratto - Chi è Agivi (Associazione giovani produttori vinicoli italiani)
Composta da più di 130 imprenditori under 40 che rappresentano oltre 14.000 ettari di vigneto specializzato, dall’Alto Adige alla Puglia. L’Agivi nasce nel 1989 dalla volontà di un gruppo di giovani imprenditori dell’Unione Italiana Vini e alla Confederazione della Vite e del Vino, di unirsi per accrescere i valori, l’intesa e lo spirito di coesione fra le aziende del settore. Il presidente è Enrico Drei Donà, bolognese, 32 anni, titolare della Tenuta La Palazza. Agivi investe nella comunicazione e nella formazione per diffondere la cultura del bere bene. Tra eventi e iniziative, il “Forum del Bere Giovane”, il “Wine Bar del Bere Giovane”, l’operazione “Vino & Vela”, i master di formazione, in collaborazione con importanti centri di formazione manageriale.
(fonte: www.winenews.it)





L’Italia che supera il miliardo di dollari nelle esportazioni vinicole verso gli stati uniti
Momento di grande successo per il nostro paese che esporta il doppio dei vini francesi, il quadruplo dei vini cileni e sette volte di più dei vini spagnoli, anche se continua ad essere tallonata dai vini australiani. Per la prima volta nella storia, l’Italia ha superato il miliardo di dollari nelle esportazioni vinicole verso gli Stati Uniti ed i due milioni di ettolitri, secondo quando dichiarato oggi dal presidente dell’Italian Wine & Food Institute, Lucio Caputo. L’avvenimento è stato celebrato oggi 30 gennaio, nella sede del Wine & Food Institute, sulla 42ma Strada a New York, con un cerimonia nella quale è stata scoperta una targa che ufficialmente proclama l’anno 2006 quale anno del Miliardo.

Lucio Caputo ha ricordato quando nel 1975 aveva dato inizio, (l’Italia esportava allora solo 360 mila ettolitri di vino per un valore inferiore ai 40 milioni di dollari), alla famosa campagna promozionale in favore dei vini italiani che fra mille difficoltà e grande incredulità aveva permesso di cambiare il panorama vinicolo italiano nel grande paese americano facendo acquistare grande notorietà e prestigio al vino italiano. Per sette anni con una martellante e capillare campagna, senza precedenti, il vino italiano è stato promosso in ogni angolo del paese con risultati sempre maggiori e sempre più stupefacenti portandolo sulle tavole di un elevatissimo numero di consumatori americani.
Superata la Francia, paese allora dominante sul mercato americano, il vino italiano diventava un simbolo di successo raggiungendo nel 1983 i 2,4 milioni di ettolitri (record ancora imbattuto) ed i 243 milioni di dollari (con un incremento rispettivamente del 562% in quantità e del 582% in valore rispetto al 1974). Poi cancellata la campagna vini, smantellata la bella e funzionale enoteca sulla Park Avenue, era cominciato il declino. Declino che aveva toccato il punto peggiore nel 1991 quando le esportazioni italiane si erano ridotte a soli 701 mila ettolitri (con una riduzione del 708%). Poi con la ripresa dell’attività promozionale la lenta ma costante risalita che ha portato ai lusinghieri records del 2006.
“L’Italia - ha concluso Caputo - può, comunque, meritatamente godersi questo momento di grande successo visto che è il primo paese fornitore degli Stati Uniti, sia in valore che in quantità, e che esporta il doppio dei vini francesi, il quadruplo dei vini cileni e sette volte di più dei vini spagnoli, anche se continua ad essere tallonata dai vini australiani”.

Le cifre dell’Italian Wine & Food Institute - Il vino italiano nel 2006 negli Usa

Nel 2006, le esportazioni italiane hanno superato i 2.122.985 ettolitri ed il miliardo di dollari, contro 1.985.180 ettolitri e $ 955.891.000 nel 2005, con un aumento rispettivamente del 6,9% in quantità e del 7,8% in valore (1.946.070 ettolitri per un valore di 944.886.000 dollari nei primi 11 mesi dell’anno con un aumento rispettivamente del 6,7% ’ e del 7,1% ).
I vini italiani sono seguiti dai vini australiani che hanno raggiunto i 2.010.292 di ettolitri ed i $ 660.271.630 contro 1.931.550 ettolitri ed $ 693.423.000 del 2005 con rispettivamente un aumento del 4,1% in quantità ed una diminuzione del 4,8% in valore (1.842.860 ettolitri per 605.246.000 dollari nei primi 11 mesi dell’anno con un aumento rispettivamente 2,5% in quantità ed una flessione del 6,1% in valore); poi da quelli francesi, che hanno raggiunto i 978.098 ettolitri ed i $ 769.383.000 contro 775.860 ettolitri e $ 610.433.000 nel 2005 con un aumento rispettivamente del 26,1% in quantità ed in valore (896.590 ettolitri per 705.268.000 dollari nei primi 11 mesi dell’anno con un aumento rispettivamente 27,2% e del 27,7%) e, infine, da quelli cileni che hanno raggiunto i 507,207 ettolitri ed i $ 150,566,000 contro 523,010 ettolitri e $ 155,879,000 nel 2005 con rispettivamente una diminuzione del 7,8% in quantità e del 3,4% in valore (464.940 ettolitri per 138.019.000 dollari nei primi 11 mesi dell’anno con un flessione rispettivamente di 8,2% e di 4,2% ).
Le importazioni totali Usa hanno inoltre raggiunto i 6.928.101 milioni di ettolitri ed i $ 3.185.947.500 contro 6,409,990 ettolitri e $ 2,920,452,000 nel 2005 con un aumento rispettivamente dell’8,1% in quantità e del 9,1% in valore (6.350.760 ettolitri per un valore di 2.919.435.000 dollari nei primi 11 mesi dell’anno con un aumento rispettivamente del 7,9% e del 8,9%).
(fonte: www.winenews.it)

Exploit sui mercati stranieri degli spumanti “made in Italy”
Germania, Usa e Giappone guidano la riscossa. Bene l’Est Europa. Piu consumi domestici in Italia e qualità sempre più in alto. Il successo? La ricchezza di tipologia.

Ha ripreso a correre e… scorrere lo spumante italiano sia sulle tavole degli italiani, sia e soprattutto sui mercati stranieri ed extraeuropei in particolare. Un 2006 con il botto, dunque. Un anno decisamente positivo per il comparto spumantistico nazionale, che ha toccato l’importante traguardo dei 300 milioni di bottiglie annue. Un risultato impensabile solo qualche stagione fa e che ora sembra invece alla portata di mano.
Un exploit degli spumanti “made in Italy” dovuto soprattutto alle performance fatte registrare sui mercati stranieri dove sono finite complessivamente 130 milioni di pezzi. Il dato più eclatante è la forte crescita - quasi + 20% - delle spedizioni nei paesi extracomunitari, dove in particolare evidenza sono Stati Uniti e Giappone. Negli States si sono stappte 15 milioni di bottiglie per il fine anno 2006, cioè un brindisi su tre marchiato “made in Italy” Il merito va soprattutto ad Asti Docg e Prosecco Doc Conegliano Valdobbiadene che, insieme con oltre 27 milioni di bottiglie (+ 21%), hanno detronizzano “sua maestà” lo Champagne. In Giappone, con un balzo oltre il 62%, si è arrivati, a fine anno, a 4,5 milioni di bottiglie. Molto interessanti anche i segnali di crescita ulteriore in Brasile e più in generale in tutta l’Est Europa dove l’export in Russia ha fatto registrare una crescita di oltre il 20%. La Cina resta ancora un mercato di nicchia, ma sta scalando rapidamente le posizioni con un aumento di 7 volte sul 2005. Le tipologie preferite dai consumatori stranieri, in forte apprezzamento soprattutto gli spumanti secchi, sono quelli di vitigno ed anche i Metodo Classico, con incrementi medi superiori al 9% in volume e al 13% in fatturato.
Ma come vanno le cose nei paesi dell’Unione Europea? Anche qui la crescita c’è, anche se meno accentuata, ma significativa proprio nei paesi a più spiccata vocazione enologica: l’andamento in Germania - che rimane il primo cliente italiano - registra un + 13%, grazie in particolare agli 8,5 milioni di tedeschi, che hanno preferito brindare con il Prosecco e con l’Asti (quasi 16 milioni di bottiglie), staccando nettamente i 2,5 milioni che, invece, hanno scelto lo Champagne. Bollicine italiane in festa anche in Gran Bretagna, ma soprattutto in Svizzera, in Austria, in Ungheria, in Russia, con incrementi sempre superiori al 20-25% sul 2005.
Il buon momento degli spumanti italiani all’estero si nota anche dal fatturato del comparto che è superiore all’incremento delle quantità e si avvicina in valore molto al miliardo di euro al consumo.
Dunque, un quadro incoraggiante per il settore spumantistico nazionale che può contare su 800 aziende e poco meno di 3.000 etichette, ma soprattutto su una varietà e ricchezza di vitigni, tipologie e produzioni che non ha riscontri nel mondo e che, se ben valorizzata e promossa, può avvantaggiare i prodotti italiani in grado appunto di farsi preferire ai competitor stranieri (primi fra tutti Champagne e Cava) per le potenzialità di un consumo più diffuso, più vario negli abbinamenti a tavola, più alla portata di tutte le tasche, delle diverse le fasce d’età e dei differenti stili di vita, specialmente quelli giovanili.
Anche in casa nostra si torna a parlare decisamente italiano, dopo anni in cui avanzavano scelte esterofile, anche in occasione delle festività di fine anno, periodo in cui si concentra ancora oltre il 65% degli acquisti degli italiani. Sono crescono sia i consumi domestici (+ 8%), sia le vendite in particolare attraverso la grande distribuzione (+ 16%). Solo il 2% degli italiani, infatti, hanno scelto le bottiglie di Champagne; il 54% si è orientato verso gli spumanti dolci di vitigno ed in particolare verso l’Asti Docg; il 39% verso gli spumanti secchi e semi brut, con in testa il Prosecco Doc Conegliano Valdobbiadene; il 5% ha preferito quei prodotti con il Metodo Classico. Spesa interna al consumo di 0,750 miliardi di euro per fare il botto di 110 milioni di bottiglie nel dicembre 2006. E’ cresciuto di più il fatturato sulla quantità venduta a dimostrazione che lo spumante nazionale ha un ottimo rapporto prezzo abbinato ad un valore di origine-ricchezza tipologica. Anche le produzioni di nicchia hanno successo perché oggi il consumatore è sempre più attento, esigente e preparato. Un’ulteriore buona notizia per l’enologia spumantistica italiana. (elaborazioni dati a cura dell’Osservatorio Nazionale Economico Spumanti su ricerche, analisi, articoli e studi di mercato, www.forumspumantiditalia.it)





Nel 2007 previsto più Made in Italy sulle tavole degli Italiani
E' quanto afferma la Coldiretti nel commentare i risultati cautamente ottimistici per il 2007 del sondaggio commissionato da Ancc-Coop Italia.

Il fatto che nel 2007 quasi un italiano su tre voglia comperare piu' prodotti italiani rende necessario intervenire sulla trasparenza dell'informazione perché la metà della spesa alimentare nazionale è destinata all'acquisto di prodotti anonimi per i quali non è ancora obbligatorio indicare in etichetta la provenienza con il rischio che venga spacciato sul mercato il falso Made in Italy a danno degli imprenditori e dei consumatori che hanno destinato per la tavola ben 125 miliardi di Euro in un anno. E' quanto afferma la Coldiretti nel commentare i risultati cautamente ottimistici per il 2007 del sondaggio commissionato da Ancc-Coop Italia dal quale emerge che nel carrello della spesa il 32 per cento degli intervistati prevede di mettere piu' prodotti italiani, il 18 per cento piu' prodotti tipici e locali mentre solo il 6 per cento pensa di aumentare gli acquisti di private label e il 5 per cento di prodotti di basso prezzo (cosiddetti primi prezzi). Di fronte al consolidarsi di comportamenti che tendono a privilegiare a tavola uno storico nazionalismo è necessaria - sottolinea la Coldiretti - una maggiore responsabilità del sistema produttivo nazionale, dal campo alla tavola, e delle Istituzioni a difesa della trasparenza dell'agroalimentare per evitare che in Italia e nel mondo si radichi un falso Made in Italy che nulla a che fare con la realtà produttiva nazionale. La spesa alimetare degli italiani - precisa la Coldiretti - vale circa 125 miliardi di euro per un importo di 456 euro al mese per famiglia, la seconda voce dopo l'abitazione e pari al 19 per cento della spesa familiare complessiva. Sugli scaffali - continua la Coldiretti - è straniero l'olio di oliva contenuto quasi in una bottiglia su due, ma ai consumatori vengono presentate tutte come italiane perché sulle etichette non è obbligatorio indicare l'origine delle olive e vengono “spacciati” come Made in Italy miscugli di olio spremuto da olive spagnole, greche e tunisine. Ed è ancora possibile - continua la Coldiretti - spacciare impunemente come Made in Italy i prosciutti ottenuti da maiali allevati in Olanda e Danimarca ed addirittura la macedonia in scatola composta da ananas e acini di uva extracomunitaria, prugne bulgare e pere cinesi può fregiarsi dell'etichetta Made in Italy. Dai risultati dell'“Indagine 2006 COLDIRETTI-ISPO sulle opinioni degli italiani sull'alimentazione” emerge che il 92 per cento degli italiani ritiene che dovrebbe essere sempre indicato in etichetta il luogo di allevamento o coltivazioni dei prodotti agricoli contenuti negli alimenti” con un aumento del 6 per cento rispetto allo scorso anno. E secondo l'indagine - precisa la Coldiretti - la maggioranza degli italiani è disposta a pagare di più pur di assicurarsi l'origine nazionale degli alimenti dopo il ripetersi di emergenze sanitarie, dalla mucca pazza all'influenza aviaria, e il rincorrersi di scandali alimentari, dalla carne agli ormoni del nord Europa all'importazione illegale di riso contaminato da organismi geneticamente modificati. Occorre dunque difendere e completare - conclude la Coldiretti - il percorso già iniziato a livello europeo dove sono state adottate le norme per l'etichettatura di origine della carne bovina a partire dal primo gennaio 2002 dopo l'emergenza mucca pazza, per l'indicazione della varietà, qualità e provenienza dell'ortofrutta fresca, il codice di identificazione delle uova a partire dal primo gennaio 2004, il Paese di origine in cui è stato raccolto il miele dal primo agosto 2004, mentre in Italia è stata prevista, grazie alla mobilitazione della Coldiretti, l'etichetta di origine anche per il latte fresco dal giugno 2005, per la carne di pollo dal 17 ottobre 2005 e per la passata di pomodoro dal 15 giugno 2006.
fonte: Coldiretti


Tendenze: come si ricicla anche il mondo del vino!
Dalla lampada realizzata con la bottiglia dello champagne al parquet di legno di rovere delle botti dei grandi rossi toscani. Piccolo viaggio tra il riciclo e il ready-made.

Anche i materiali utilizzati dal settore vitivinicolo possono essere riciclati. Chi di noi non ha mai pensato di realizzare una lampada con le meravigliose bottiglie da champagne, oppure ad incorniciare e appendere al muro come un quadro una serie di tappi in sughero originali di vini top per ricordare un “percorso del vino”. Quanti, spinti da mogli che “vogliono far ordine” hanno deciso che bisognava salvare le cassette di legno dei vini e champagne ricevuti in dono, dando vita ad una simpatica libreria. Se fate un passo indietro nella memoria ricorderete sicuramente dei pesanti posacenere verde scuro, con uno strano peduncolo al centro. Erano, una volta, il sedere di una bottiglia che conteneva bollicine. Una volta bevuto il contenuto via al riciclo con un taglio netto!
Riciclare è ormai indispensabile e saggio. Questo trend, che non ha lasciato indifferenti né le avanguardie artistiche, ne tanto meno la cultura del design, è invece da tempo una realtà concreta sia per gli addetti ai lavori del settore vitivinicolo, che per i moltissimi che apprezzano il buon vino.
Sono stati gli enonauti, che segnalando questa cultura del riciclo a www.winenews.it, hanno evidenziato come ancora una volta il settore vitivinicolo è sempre in anticipo, anche su questa tendenza.
Tra le idee più affascinanti e innovative, inoltre, da segnalare la realizzazione di pavimenti in parquet di rovere, con il riciclo del legno delle botti di grandi vini toscani: tante ormai le aziende vinicole che negli anni hanno ristrutturato le loro sale di degustazione riutilizzando i legni di questi “nobili” oggetti destinati alla discarica. Ed ancora le barriques che possono diventare fioriere o degli originali tavoli da aperitivo in piedi, le damigiane “svestite” che rivivono come oggetti di arredamento ed i tappi che si trasformano in sottopentola.
Riciclare è quindi da tempo la parola d’ordine dei produttori vinicoli, che in questo modo danno un valore aggiunto al piacere del buon vino. Chissà che sensazioni camminare sul legno che ha dato vita ad un vino di eccellenza! Se poi andiamo oltre il riciclo e ci mettiamo anche una punta di ecologia troviamo i tappi accendi fuoco. Questa la vecchia ricetta che anche i nostri nonni hanno usato. Prendete un vaso di vetro grande con coperchio, alcool rosa e tanti tappi di sughero. Riempire il vaso con alcool fino in cima. Chiudete bene con il coperchio. Dopo 3⁄4 settimane usare ciascun tappo per il camino o il barbecue: funzionano benissimo, bruciano a lungo, non puzzano e soprattutto sono riciclati.
Daniela Vidotto (fonte: www.winenews.it)
La tradizione piacentina ritorna a Salsomaggiore Terme
Riapre a Salsomaggiore il punto vendita della Cantina.

Sabato 9 dicembre la Grande Inaugurazione con la nuova gestione, siete tutti invitati a festeggiare presso il nostro punto vendita dalle ore 9.30 in via Parma 50 a Salsomaggiore Terme (PR).

Durante la giornata sara' offeto un ricco buffet con degustazioni per tutti.




Partita l'operazione "Raccolta Punti" della Cantina di Vicobarone
Consegna la tessera compilata con i tuoi dati anagrafici presso uno dei punti vendita della Cantina di Vicobarone e prenota il tuo premio.
Ecco la lista dei premi:
- 40 PUNTI: la Confezione Speciale Degustazione Vini della Cantina di Vicobarone*
- 60 PUNTI: una bicicletta (uomo/donna/bambino)*
- 90 PUNTI: un telefono cellulare Nokia 6103*
- 120 PUNTI: uno splendido soggiorno per due persone in un'esotica localita' turistica*
Scarica la locandina dei premi in formato PDF (430 Kb)
* il regolamento dettagliato e' esposto all'interno dei punti vendita




Boom dello spumante Made in Italy - Per il Natale 2006 si registra un aumento delle vendite del 20%
E' boom di brindisi, con un aumento record del 20%, con lo spumante italiano all’estero, dove le bollicine made in Italy conquistano un numero crescente di buongustai nei diversi continenti e superano per la prima volta nella storia la soglia di 100 milioni di bottiglie spedite nell’arco di un anno. Lo stima la Coldiretti per le prossime festività di Natale e Capodanno sulla base dei dati relativi alle esportazioni di spumante italiano nel mondo nei primi otto mesi del 2006.
Crescita record delle richieste di spumante italiano in Giappone dove l’aumento del 62% nelle quantità esportate porterà per fine anno a stappare oltre 4 milioni di bottiglie. Il successo “fuori casa” dello spumante made in Italy è il frutto del boom giapponese e - continua la Coldiretti - del vero exploit negli Stati Uniti con un aumento del 21% e in Germania (+ 13%) che sono rispettivamente il secondo ed il primo cliente dello spumante italiano.
L’arrivo del Natale ha portato - sottolinea la Coldiretti - anche la sorpresa del raddoppio delle bottiglie spedite in Spagna (+ 113%), mentre in Francia la domanda è cresciuta del 30% in quantità, nonostante la forte concorrenza del locale champagne. Il 20% del valore delle esportazioni è realizzato in Germania dove il successo dello spumante italiano - riferisce la Coldiretti - è confermato da uno studio dal quale emerge che sono 8,5 milioni i tedeschi che preferiscono il Prosecco quando si tratta di brindare o di festeggiare un avvenimento qualsiasi, mentre a far ricorso allo champagne nelle stesse occasioni sono solo 3 milioni scarsi di persone. Un clamoroso sorpasso che ha relegato lo Champagne francese al posto d'onore e ha assicurato alle bollicine italiane il primato di preferenza in Germania.
La vittoria degli spumanti italiani si conferma anche a livello nazionale dove lo Champagne rappresenta solo il 2,4% delle bottiglie acquistate dagli italiani, mentre a prevalere nell’offerta nazionale sono gli spumanti dolci, che incidono sul consumo complessivo per il 59% in quantità.
(fonte: www.winenews.it)
I regali di gusto
Non solo specialità regionali, ma vere e proprie chicche per i buongustai come lo Speckino della Val di Non, aromatizzato con grappa di Mirtillo, prodotto da famiglie contadine e per questo disponibile in quantità limitatissime.
Pochi ma buoni. Soprattutto esclusivi. Sì perche ad Alessandro Berardi, titolare di mangibene.it non interessano tanto i numeri quanto la qualità e la ricercatezza dei prodotti: vere e proprie chicche che personalmente seleziona tra le specialità alimentari italiane viaggiando tra i sapori più autentici della nostra tradizione enogastronomica. D'altronde sono tre generazioni che la famiglia Berardi lavora nel settore alimentare instaurando rapporti di fiducia sia con le piccole aziende artigianali che riservano a mangibene.it i loro prodotti più genuini che con contadini e artigiani. Già perché alcune specialità alimentari non sono facilmente reperibili: il Lardo di Colonnata originale (veramente di Colonnata), per esempio, negli ultimi vent'anni è divenuto merce rara, quasi introvabile. Per le esigenze di mercato infatti la stagionatura viene spesso accorciata da dieci a sei mesi e il gusto ovviamente ne risente. mangibene.it invece grazie ad un accordo con un produttore di Colonnata può offrire ai suoi clienti una produzione ad hoc circa 200 kg, riservati ad una cerchia limitata di 400 acquirenti, stagionata per dieci mesi in una conca di marmo di Carrara.
Accanto ai prodotti difficili da reperire altrove da ricordare anche lo Speckino della Val di Non aromatizzato con grappa di Mirtillo, prodotto da famiglie contadine e per questo disponibile in quantità limitatissime il catalogo on-line dell'azienda contiene varie specialità regionali, come i paccheri (pasta artigianale di semola di grano duro napoletana), la Soppressa veronese classica stagionata nelle cantine dei contadini, il limoncello di Sorrento (prodotto con limoni di Sorrento I.G.P.) ed il Parmigiano Reggiano di 32 mesi e altre delizie: mostarde lavorate a mano, olio extra vergine d'oliva, funghi e tartufi, distillati, miele, conserve di verdura e di frutta prive di conservanti, cioccolato e caffè.
Il denominatore comune degli alimenti in catalogo è la qualità: i criteri di scelta dell'azienda infatti tengono conto non solo degli standard dettati dalle D.O.P., I.G.P. e D.O.C.G. ma si basano anche sulla conoscenza diretta dei produttori e del processo di lavorazione, sempre artigianale.
(scritto da Stefania Silva)
Suggerimenti ''eno-pratici'' ed il misterioso decanter
Spesso, sorseggiando un vino in assoluta intimità o anche compagnia, tralasciamo particolari importanti che andrebbero altresì osservati con scrupolosità, al fine di godere al meglio dell'estasi, dell'ebbrezza e piacere che il vino ci regala. C'è più filosofia in una bottiglia di vino che in tutti i libri, diceva Louis Pasteur; sicuramene l'approccio con il vino è sempre emozionante. Magnifichiamo quindi questo importante momento con un'adeguata e opportuna decantazione e, con tutti quegli accorgimenti che il vino merita!
È importante accostarsi al vino con rispetto e devozione, e quindi rammentare che sia i rossi che i bianchi vanno stappati qualche minuto prima, per permettere al vino di ossigenarsi (eventualmente potete utilizzare il decanter). Odorare il tappo, se il sughero è andato a male si sentirà subito e vi avvertirà che anche il vino molto probabilmente saprà di tappo. Assaggiate il vino versandovi una modesta quantità nel vostro bicchiere.
Se il vino è a posto e non ha alterazioni potete servirlo anche ai vostri ospiti e scegliere di restare in ''compagnia'' del vino per tutta la durata del pasto. Per una degustazione tecnica e di livello, versate sempre una piccola parte di vino nel primo bicchiere, ruotando il bicchiere in modo da bagnarne le pareti e prima di sorseggiarlo annusate sempre e lasciatevi ''rapire'' dal gusto del vino come se fosse un abbraccio con una bella donna.
Infatti, alcuni sommelier in fase di degustazione chiudono gli occhi...
Si gustano e si esaminano i vini con l'aiuto di un prezioso alleato: il Decanter. Il decanter è un contenitore vitreo per la decantazione (che altro non è che un delicato travaso del vino da una bottiglia ad un Decanter) è un'operazione necessaria nei vini rossi che hanno subito un lungo invecchiamento. Il ''delicato travaso'', è necessario
I vini, infatti, possono presentare un naturale deposito sul fondo della bottiglia che, se mescolato al vino, ne comprometterebbe la limpidezza ed il gusto. Il vino dalla bottiglia è decantato nel decanter. Ve ne sono di tante forme e da accostare con vari tipi di vino. Concludo, con una massima di Voltaire. L'entusiasmo è come il vino: si può suscitare tanto tumulto nei vasi sanguigni che la ragione ne viene ottenebrata.
(fonte: Stefano Buso per www.vinit.it)
Il mondo del vino dell'industria della ristorazione ad alto livello
L'elaborazione della ricerca e' dell'Osservatorio S. Pellegrino, laboratorio di studi e ricerche sui trend e i lifestyle che emergono dai ristoranti piu' rinomati dei cinque contintenti.

L’Osservatorio internazionale di S.Pellegrino è il primo laboratorio di studi e ricerche sui nuovi trend e i lifestyle che emergono dai ristoranti più rinomati ed esclusivi dei cinque continenti. L’obiettivo è individuare i trend emergenti più “cool”, secondo la filosofia di vita che fa dello stare a tavola un’esperienza da vivere pienamente e a 360 gradi.

L’ultima ricerca dell’Osservatorio, realizzata in collaborazione con l’istituto di ricerche EtaMeta Research, prende in esame “Lo scenario dell’alta ristorazione internazionale nei cinque continenti”. Si tratta di un progetto di respiro internazionale diviso in quattro tranche, che si propone di fare il punto sullo stato dell’alta ristorazione, delineandone le tendenze, gli scenari futuri e la relazione che intercorre tra cibo, vino, acqua e cultura locale, nell’ambito dei processi di globalizzazione, innovazione e sperimentazione.
La prima parte, realizzata all’inizio del 2006, tratta le caratteristiche dell’offerta nei ristoranti top, le aspettative e le esigenze del cliente e i nuovi orientamenti dell’alta ristorazione tra tradizione e innovazione. La seconda tranche, di cui di seguito vengono descritti i punti cardine, identifica le nuove tendenze nel settore enologico dal punto di vista dei comportamenti di consumo e dell’evoluzione del gusto, dell’abbinamento cibo-vino e della degustazione abbinata alle acque minerali.
Per tracciare uno scenario del settore enologico e delle sue interazioni con l’alta ristorazione, la ricerca dà la parola ai protagonisti del mercato, intervistando 252 chef e ristoratori segnalati nelle più prestigiose guide specializzate, 159 tra sommelier professionisti e studenti dell’Asi e 119 produttori di vini tra Europa e resto del mondo.
La ricerca offre, inoltre, una panoramica particolarmente ampia e articolata mettendo a fuoco anche i punti di vista di giornalisti, esperti, chef, sommelier e operatori grazie a un monitoraggio effettuato sui siti internet ufficiali dei ristoranti, sui siti dedicati al vino e al suo mondo e sugli articoli apparsi sui maggiori quotidiani e sulle riviste di settore nazionali ed internazionali.
L’aristocrazia europea del vino in difficoltà
La produzione mondiale di vino è concentrata per il 60% in Europa, con la Francia al primo posto seguita dall’Italia e - ampiamente distanziata - dalla Spagna. Il mercato enologico mondiale, dominato da Francia, Italia e Usa, seguite a sorpresa dall’Australia, evidenzia che, nell’ultima decade, si è verificato un incremento nei consumi di vino a livello globale, accompagnato però da una contrazione proprio nei Paesi europei che vantano le maggiori tradizioni nella produzione vinicola.
Sul fronte dell’export, Francia e Italia stanno segnando il passo sulla concorrenza dei Cabernet Sauvignon, dei Pinot e dei Syrah che provengono dai Paesi emergenti (Australia, California, Cile, Sudafrica e Nuova Zelanda).
Le produzioni “del Nuovo Mondo”, infatti, con il loro sapore vellutato e la loro facile bevibilità, sembrano incontrare maggiormente i favori della platea internazionale rispetto alla complessità, all’acidità e alla pronunciata componente tannica che caratterizzano gran parte dei grandi vini francesi e italiani.

Le preferenze dei consumatori
I consumatori sono decisamente più informati, esigenti e curiosi rispetto al passato. Persiste un atteggiamento di fedeltà verso le etichette locali o nazionali, controbilanciato, però, da una crescente curiosità verso proposte di gusto internazionale. Nella scala delle preferenze si affermano i vini fermi (78,4%) sulle tipologie frizzanti, spumanti e champagne (23,4%). Dominano i vini rossi (76,9%) sui bianchi (25,3%), lasciando ai rosati una quota residuale (2,9%).
Cosa si beve nell’alta ristorazione
Il vino resta, insieme all’acqua, la bevanda più consumata. Tuttavia alternative come il tè, la birra, il sakè e i soft drink stanno iniziando a essere introdotte stabilmente anche nei menù dei ristoranti di alto livello.
Attualmente solo l’8,2% dei clienti che bevono vino non gradisce altre bevande. Il 91,8% affianca al vino l’acqua (89,7%), distillati, superalcolici e amari (16,1%) tè (10,8%), cola e soft drink (10,8%), infusi (6,7%) o birra (6,3%).

L’importanza crescente dell’acqua
Negli ultimi anni le acque minerali imbottigliate stanno seguendo un percorso di apprezzamento e qualificazione simile a quello dei vini. I clienti si rendono conto che le differenze tra le diverse acque minerali imbottigliate non sono riducibili alla semplice distinzione tra acque frizzanti e naturali, ma che ad ogni etichetta corrispondono caratteristiche organolettiche peculiari.
Si è sviluppata una diffusa sensibilità all’aspetto distintivo del gusto (67,6%) e all’elemento garante del marchio (49,3%), che vede l’acqua minerale S.Pellegrino in posizione preminente sia in termini di notorietà (92,3%) sia in termini di penetrazione nella ristorazione internazionale (58,5%).

Alla ricerca di nuove armonie tra cibi e vini
Acqua, cibo e vino rappresentano i tre pilastri di ogni pasto, per cui è indispensabile che tra loro regni una perfetta armonia. La regola fondamentale per raggiungere tale armonia è che né l’aroma né il sapore di uno dei tre elementi di base prevalga sugli altri.
Nuovi modi di proporre e servire il vino nella ristorazione
I cultori del vino preferiscono che la degustazione avvenga all’interno di un ristorante, dove l’ottima cucina è in grado di metterne in risalto le virtù “speciali” della bevanda. A tal proposito è possibile individuare alcuni interessanti trend in emersione:
• la cantina a vista come elemento dominante dell’arredamento, fulcro e mood del locale
• il vino al bicchiere inserito nella carta dei vini. In Francia, il concetto del vin au verre sta dimostrandosi una soluzione vincente in un contesto di generale flessione dei consumi di vino nella ristorazione
• il wine corkage, servizio che consiste nello stappare e servire al tavolo una bottiglia di vino che il cliente ha acquistato altrove e portato con sé.

La figura del sommelier nel futuro della ristorazione
Il sommelier è una figura che all’inizio degli anni ‘60 era guardata con un certo scetticismo dai ristoratori internazionali. Negli ultimi anni, tuttavia, è avvenuta una progressiva rivalutazione della professionalità e dei meriti della categoria, al punto che oggi il 58,2% considera di primaria importanza questa figura, tanto che, per importanza, viene immediatamente dopo quella dello chef.
Il ruolo dei sommelier sembra destinato a crescere nel prossimo futuro, man mano che la globalizzazione enogastronomica e le richieste di una clientela sempre più esigente e informata richiederanno la competenza di una figura altamente specializzata, capace non solo di consigliare i migliori abbinamenti tra cibi e vino, ma anche di diffondere la conoscenza di vini meno noti o locali. Allo stesso tempo, questo processo richiederà un aggiornamento professionale rigoroso e costante, con un particolare sguardo ai continui cambiamenti nei gusti dei clienti e alle tendenze internazionali.
Il sommelier deve diventare non soltanto l’esperto del vino, ma l’esperto delle bevande nell’alta ristorazione, in grado di elevare e dare valore alla “dining experience”.
(fonte: www.winenews.it)
Secondo un recente studio il vino bianco e'' salutare come l'olio extra-vergine
Anche il bianco ha virtù salutari. E nell'uva a bacca chiara si nascondono due composti, il tirosolo e l'acido caffeico, responsabili della tenuta alcolica, che sono gli stessi presenti nell'olio extravergine di oliva. A sottolineare la salubrità di un calice di bianco è il vice presidente della commissione Sicurezza e Salute Oiv, Alberto Bertelli che, a Roma in occasione di una conferenza stampa di Città del vino, ha così assunto le difese della tipologia di vino spesso snobbata dai salutisti. Alla presenza del ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero, al terzo convegno su '"Vino, salute da bere", promosso il 13 e 14 ottobre dalle associazioni Citta' del Vino e Vino& salute in memoria del sindaco di Montalcino Massimo Ferretti, "presenteremo nel dettaglio - ha annunciato Bertelli - la scoperta di un potente antiossidante come l'idrossitirosolo nei vini bianchi, nonché le qualità che accomunano olio extravergine e vino, i prodotti principe della dieta mediterranea".
(fonte: www.winenews.it)
Boom di vendite in Giappone e Spagna per gli spumanti italiani
I vini spumanti italiani sono sempre più apprezzati nel mondo e l'aumento delle vendite all'estero confermano questo successo in generale.

I maggiori consumatori di bollicine italiane sono i soliti sospetti, con la Germania in testa, seguita in ordine dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna. La grande sorpresa del 2006 arriva invece dall'estremo oriente, per la precisione dal Giappone, e da un nostro vicino nel bacino mediterraneo, la Spagna.
Sulla base di dati Istat relativi ai primi cinque mesi del 2006, che rivelano l'aumento del 53% delle importazioni di vini spumanti italiani in Giappone, la Coldiretti calcola che per la fine dell'anno il valore dell'import per questo tipo di vino raggiungerà i 12 milioni di euro nel Paese dl sol levante.
I dati relativi alla Spagna sono ancora più salienti, registrando infatti un aumento delle importazioni pari al 440% durante i primi cinque mesi dell'anno. Perfino in Francia, dove le bollicine italiane hanno sempre incontrato la fiera concorrenza dello Champagne gallico, la domanda per i nostri spumanti è aumentata di un rispettabile 7,5%.
Questi dati mostrano che nonostante l'importazione dei mercati tradizionali, rappresentati da Germania, Nord America e Inghilterra, sia stabile, l'export a livello mondiale per questo tipo di vino è aumentato dell'11%.
Dall'8 al 12 settembre 2006 gli operatori del settore si riuniscono a Valdobbiadene (Treviso), patria del vitigno autoctono che da vita ad uno dei più apprezzati spumanti italiani sia in patria che all'estero: il Prosecco di Valdobbiadene DOC. L'evento, intitolato "Mostra Enoteca Spumanti d'Italia", è organizzato dal "Forum Spumanti d'Italia".
(fonte: www.winecountry.it)
Grazie all'effetto mondiali il vino Made in Italy punta al miliardo di dollari negli Stati Uniti: queste le stime di Coldiretti.
E' boom per il vino made in Italy negli Stati Uniti, con le esportazioni che potrebbero toccare per la prima volta a fine anno, anche grazie all’effetto mondiali di calcio, un valore di un miliardo di dollari, per oltre 2 milioni di ettolitri,dopo che le esportazioni sono cresciute in quantità del 9,1% nel primo semestre del 2006 e l’Italia ha conquistato la leadership nei confronti dei concorrenti australiani e francesi. E' quanto stima la Coldiretti sulla base di una analisi dei dati dell'Italian Food & Wine Institute dai quali emerge che il vino italiano copre da solo quasi un terzo in quantità del mercato dei vini stranieri negli States seguito da vicino con il 30% dall'Australia e con il 15% dalla Francia, che dopo anni di difficoltà inverte la tendenza e fa segnare il tasso di crescita piu’ elevato (+29%). Per l’Italia si tratta di un risultato incoraggiante - sottolinea la Coldiretti - con riferimento alla vendemmia in corso, considerata buona dal punto di vista qualitativo ma contenuta nelle quantità su livelli simili a quelli dello scorso anno, attorno ai 50 milioni di ettolitri. Il vino è la principale voce dell'export agroalimentare nazionale che trova negli States il primo mercato extracomunitario di sbocco con un quarto del valore totale delle esportazioni di vino made in Italy. A spingere la crescita sono stati sicuramente la qualità e competitività della produzione italiana rispetto alla concorrenza ma anche la crescita complessiva del 9,4% della domanda di vino straniero da parte degli americani.
Un risultato che conferma peraltro i risvolti commerciali positivi di numerose ricerche che hanno evidenziato gli effetti benefici del consumo di vino sulla salute, come quello antinvecchiamento dovuto al contenuto di resveratrolo a quello antistress della melatonina, un neurormone che svolge un ruolo importantissimo nella regolazione dei ritmi circadiani (sonno-veglia) che influenzano l'umore. I risultati del 2006 dimostrano la presenza di nuove e rilevanti opportunità di crescita del vino made in Italy che nello scorso anno ha raggiunto un fatturato record di 9 miliardi di euro, 3 dei quali attraverso l’export, con quasi un terzo della produzione destinata ai 361 vini nazionali Doc e Docg. Un deciso orientamento alla qualità che ha fatto diventare il vino uno dei più autorevoli ambasciatori dell'Italia nel mondo tanto che i risultati di una ricerca dell'Istituto Piepoli, commissionata dall'istituto Leonardo e dall'Ice, evidenzia come per uno straniero su due (45%) siano i vini e il cibo la prima cosa che viene in mente pensando all'Italia, più che i luoghi (20%), l'abbigliamento (19%) e il calcio (15%).
Un patrimonio di immagine per le imprese nazionali che va difeso nei confronti delle imitazioni e della concorrenza sleale fondata sulla mancanza di trasparenza nell’informazione sulle caratteristiche dei prodotti in riferimento alle modalità di invecchiamento e alle tecniche utilizzate, come l’utilizzazione dei trucioli per invecchiare il vino che, senza un’etichettatura trasparente, inganna i consumatori e danneggia i produttori impegnati nel mantenimento di tecniche tradizionali, quali la maturazione dei vini in botti di legno.
(fonte: www.winenews.it)
Sguardo sulla vendemmia, secondo Leonardo Valenti "sara' una vendemmia piu' tardiva di quella del 2005"
“L’andamento stagionale del 2006 è stato altalenante - spiega il professor Leonardo Valenti dell’Univeristà di Milano e uno dei massimi esperti italiani di viticoltura - A luglio, sembrava di essere tornati alle condizioni climatiche del 2003, vigne sotto stress idrico, temperature torride di giorno e molto calde di notte. Poi la stagione si è rotta e ci siamo trovati di fronte a uno scenario del tutto diverso”. Il mese di agosto ha fatto registrare temperature più fresche, abbondanza di pioggia e anche qualche violenta grandinata, un po’ su tutto il territorio nazionale.
“Si è verificata quella che io chiamo la “sindrome dell’assetato” - continua Valenti - le viti hanno cominciato ad assorbire molta acqua, determinando una discontinuità nella loro maturazione, gli acini si sono ingrossati e si sono cominciati a rompere. Così, specie peri vitigni a bacca bianca del nord Italia, posti in zone meno vocate, come i fondo valle, possono verificarsi attacchi di botrytis, favoriti anche dal caldo umido di questo mese”.
Come era prevedibile poco o nulla è possibile dire sui vitigni a bacca rossa, quasi tutti tardivi, che compongono il grosso dei vini più importanti d’Italia.
“Saranno, come sempre, le caratteristiche metereologiche di settembre a decidere la sorte della vendemmia - spiega Valenti - ma una cosa sembra abbastanza chiara: sarà una vendemmia ritardata rispetto a quella del 2005”.
(fonte: www.winenews.it)
Dal Giappone un robot in grado di distinguere le sostanze che compongono un vino
Sembra fantascienza, invece è realtà. Come riportato dalla rivista scientifica “New Scientist”, sta per arrivare sul mercato un sofisticato robot in grado di distinguere agevolmente, per intanto, almeno trenta varietà di vini, che in un prossimo futuro, assicurano gli scienziati che lo hanno progettato, aumenteranno notevolmente. L’assaggiatore artificiale è stato sviluppato nei laboratori giapponesi della Nec System Tecnologies e della Mie University e appartiene alla classe degli "optical tongue-robot".
La macchina, chiamata "Wine-bot", è grande circa come una doppia-magnum ed è composta da un microcomputer e un sensore ottico. Sarà sufficiente versare nell’apposita vaschetta un campione di appena 5 millilitri di vino e in una manciata di secondi il gioco è fatto.
Il robot emette un fascio di raggi infrarossi e in pochi secondi identifica le lunghezze d’onda della luce assorbita dal campione, classificando le componenti organolettiche specifiche che lo compongono.
Riusciranno i tecnici giapponesi ad immagazzinare nella memoria del robot tutte le informazioni chimiche, biochimiche ed enologiche per permettere a Wine-bot di riconoscere le migliaia di tipologie di vino in circolazione sul mercato? Insomma, sarà possibile tarare l’apparecchio perché “decifri” qualunque vino del globo? Questo il problema più grosso. Staremo a vedere.
(fonte: www.winenews.it)
Vendemmia importante quella targata 2006: le cantine italiane potrebbero produrre il 6% in più.
Una vendemmia importante quella targata 2006: secondo le previsioni di Unione Italiana Vini (Uiv) e Ismea, nel prossimo autunno, si ipotizza che possano uscire dalle cantine italiane piu' di 53 milioni di ettolitri di vino (+ 6% sui 50,6 milioni del 2005 e riallineamento sui livelli del 2004). I dati emergono da una prima ricognizione dei vigneti di tutta Italia effettuata in luglio. Il 2006 si prevede buono anche sul fronte qualitativo: l'andamento meteorologico caldo e secco, fino ad ora, non ha favorito l'insorgere di patologie della vite, e le sporadiche grandinate di giugno non sembrano aver provocato effetti negativi. "Il raccolto e' frutto del clima particolarmente favorevole di quest'anno: in generale, le condizioni climatiche invernali e primaverili hanno favorito - spiegano Unione Italiana Vini (Uiv) e Ismea - un rigoglioso sviluppo vegetativo in tutta la penisola, sebbene in alcune zone il freddo prolungato abbia fatto slittare in avanti di qualche giorno la fioritura e l'allegagione. Il ritardo vegetativo, peraltro, sembra essere recuperato quasi totalmente grazie ad un fine giugno molto caldo e soleggiato". "Nonostante la prolungata assenza di piogge degli ultimi tempi, al momento non si rilevano particolari problemi derivanti da stress idrico per le viti. Le precipitazioni dei mesi precedenti, infatti, hanno costituito una buona riserva di acqua nel terreno". Resta alta, comunque, l'attenzione degli operatori, perche' - avvertono UIV e Ismea - una siccita' prolungata potrebbe incidere negativamente sui livelli produttivi, pur eventualmente ricorrendo, dove possibile, all'irrigazione di soccorso.
(fonte: www.agi.it)
Visioni di futuro: secondo il prof. Scienza nasceranno nuovi vitigni dalle caratteristiche straordinarie”
“I futuri protagonisti dell’enologia mondiale? Saranno vitigni nuovi, non Ogm ma ottenuti dall’incrocio di varietà già esistenti: grazie agli sviluppi della genomica tra pochi anni si potranno creare vitigni inediti dalle caratteristiche sensoriali straordinarie”: questa la “premonizione” del professor Attilio Scienza, ordinario di viticoltura all’Università di Milano e grande esperto di enologia e di vitigni antichi. Il professor Scienza ne ha parlato, in questi giorni, in un convegno in Trentino: l’incontro, che ha visto riuniti esperti e giornalisti del settore, è stato promosso dal piccolo paese di Cembra, patria del Muller Thurgau), che ogni anno si raccoglie intorno al vitigno che vanta ormai una cittadinanza europea, in produzione in Germania, Svizzera e in Europa centrale. Proprio la storia del Muller Thurgau è stata adottata dal professor Scienza come paradigma anticipatorio della nuova viticoltura che si sta sviluppando nel mondo.
“Questo vitigno - ha spiegato Scienza - è stato inventato dallo scienziato svizzero Hermann Muller, originario di Thurgau: nato nel 1882 da un incrocio (molte varietà sono infatti frutto di incroci, spesso spontanei), rompe una tradizione che rifiutava le nuove varietà ma era allo stesso tempo molto reattiva all’innovazione per lo stato di crisi economica generale. Allo stesso modo oggi il mondo del vino è alle soglie di un grande cambiamento: le cause sono molteplici, dalla diffusione della viticoltura nel mondo all’apertura ai grandi mercati asiatici, dalla crisi della viticoltura europea al cambiamento dei gusti del consumatore. Questo fa sì che il grande protagonista del futuro sia il vitigno più che il territorio. Una tendenza assecondata e accelerata dagli sviluppi della genomica che in pochi anni potrà creare vitigni nuovi (senza Ogm) dalle caratteristiche straordinarie”.
“Ecco allora - continua Scienza - le analogie tra allora e adesso: la crisi della viticoltura mondiale e l’innovazione rappresentata dalle biotecnologie. Si può fare un paragone con il primo quartetto di archi, il K387 di Mozart, per quello che ha rappresentato per la musica moderna: ha introdotto le dissonanze per la prima volta nella storia della musica, ha rivoluzionato il modo stesso di comporre ponendo le basi da cui sarebbero nate la dodecafonia e la musica moderna. Una composizione difficile, ricca di novità, destinata a suscitare disagio come tutte le novità, ma che introdusse qualcosa che prima nella musica non era mai esistito. Così accadrà con la genetica della vite e la mappatura del suo Dna: inizialmente poco amata e capita, ma l’inizio di una nuova era per la viticoltura mondiale”.
(fonte: www.winenews.it)
 

La Cantina di Vicobarone partecipa al 4° Festival dei Girovaghi a Compiano (PR)

Con il Patrocinio della Regione Emilia Romagna - Assessorato al Turismo e alla Cultura della Provincia di Parma e la Comunita' Montana Ovest

Dal 29 luglio al 27 agosto 2006, soltanto durante i weekend, l'incantevole borgo medioevale di Compiano (sull'Appennino Parmense, nella Vale del Taro) ospiterà un evento che ormai si ripete da tre anni a questa parte: il Festival dei Girovaghi, organizzato dall’Associazione Culturale “Barbara Alpi”, presieduta dalla sig. Maria Teresa Alpi, in collaborazione con la Pro Loco di Compiano.
Un Festival dedicato ai girovaghi del passato, presente e futuro ossia alle persone “in movimento”, a coloro che girano il mondo guidati dal desiderio di conoscenza e di ricerca. Persone originali, creative, spontanee, al di fuori delle strutture ufficiali. Personaggi che vogliono esibire la loro fantasia: chi porta la parola di Dio, chi ha fatto un progetto culturale, esistenziale della vita errabonda, chi gira il mondo a piedi o in bici, chi scala le montagne, chi fa musica e spettacoli, chi vaga per vendere gli oggetti più strani per poter sopravvivere... Questo è un girovago, che troverete a Compiano durante l’estate.
Compiano, un borgo antico aggrappato alle falde dell'Appennino parmense e circondato per intero da poderose mura e sovrastato da un Castello completamente ristrutturato, recentemente è entrato a far parte del Club “I Borghi più belli d’Italia”. Il Castello fa parte dell’Associazione dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza. All’interno risiede la collezione Raimondi Gambarotta, mobilio e oggetti dell’ex proprietaria ed un museo della massoneria realizzato a seguito della donazione di Flaminio Musa in collaborazione con il Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani.
Borgo ricco di cultura dunque, tanto che è d’obbligo ricordare il museo “Gli Orsanti”. Musicanti senza meta, gli Orsanti partiti da Compiano, hanno girovagato per tutto il continente con orsi ammaestrati, scimmie e pappagalli. Costretti a divenire girovaghi, nell’arco di alcuni secoli emigrarono in paesi lontani alla ricerca di una vita migliore. Saltimbanchi, giocolieri, acrobati, ammaestratori di animali, poco alla volta quella dell’orsante divenne una professione, e i contadini si trasformarono in gente di spettacolo facendone un mestiere ereditario.
Ora sono finalmente tornati a casa, sull’Appennino parmense, dove ancora la signora Maria Teresa Alpi ne ha immortalato il ricordo in un bellissimo Museo, il Museo “Gli Orsanti” (Compiano, Parma), e tenta ogni estate di farli rivivere attraverso il Festival dei Girovaghi.
Altra straordinaria idea della sig. Alpi è l’ormai decennale appuntamento con le “Antiche Botteghe” (che si ripeterà dal 29 luglio in concomitanza con il Festival, sabato e domenica pomeriggio e sera), destinato a ridar vita e vetrina ad arti e mestieri perduti.
Compiano sarà ogni sabato e domenica ricca di spettacoli di musica, artisti di strada, musicisti e ballerini itineranti, poeti, burattinai, comici, maghi e cabarettisti... il cui intervento costituirà la struttura portante dell’evento. (Per tutti gli artisti girovaghi è possibile iscriversi al Festival inviando una e-mail a alpimariateresa@libero.it o telefonando allo 0525/825513).
Si vivrà un’atmosfera fiabesca nel paese che farà da perfetta cornice al Festival, facendo rivivere particolari emozioni ai partecipanti e immergendoli magicamente in una dimensione fantastica. Questo anche grazie al “Concorso di decorazione del Paese” rivolto agli allievi dell’Istituto d’Arte Paolo Toschi di Parma - sezione decorazione pittorica - coordinati dal professore Mauro Marchini. I ragazzi parteciperanno all’esposizione di 40 drappi dipinti a tema “I Girovaghi”. I drappi saranno esposti ai balconi e alle finestre del paese di Compiano durante il mese di Agosto. Inoltre gli allievi presenteranno i loro quadri al Municipio di Compiano. Nella serata del 26 agosto si assisterà alla premiazione dei due migliori autori dei drappi: primo e secondo premio in denaro.
Il festival dei Girovaghi, per l’edizione 2006, si protrarrà anche in altre due date: a Borgotaro il 17 settembre che metterà in scena lo spettacolo “L’uomo in rosa” con Mister Meraviglia. Inoltre ad Albereto il 10 settembre si potrà assistere a “2 metri da terra” con Marco Neri.


>> Per il programma e per saperne di piu' www.museogliorsanti.it



Una ricerca dell'Universita' di Pisa ci dira' la dose esatta di vino che ogni persona puo' bere
Un “rivoluzionario” studio promosso dall’Università di Pisa si pone come obbiettivo principale quello di definire scientificamente la quantità di vino che ciascun soggetto può consumare sortendone effetti positivi. Stando a WineNews, che è in grado di anticipare questa news, l’importante ricerca rappresenta una novità assoluta a livello mondiale.
La questione sembrerebbe di facile soluzione, dato che esiste una massa non piccola di letteratura scientifica sugli effetti benefici del vino sulla salute. In realtà, sull’argomento specifico non esiste nessun studio definitivo, come ricorda il professor Amedeo Alpi, docente di fisiologia vegetale all’Università di Pisa: “Sappiamo con buona approssimazione che l’effetto di un bicchiere di vino durante i pasti è positivo, non sappiamo nulla su quello di due bicchieri e, infine, sappiamo che tre sono probabilmente troppi. Noi vogliamo studiare gli effetti del vino consumato a tavola, per trovare, se possibile, riferimenti quantitativi certi e quindi scientificamente misurabili”.
Dopo la preliminare catalogazione di testi e le pubblicazioni scientifiche sul rapporto vino-salute, partirà lo studio epidemiologico, con il prezioso contributo del professor Aldo Pinchera, su un campione di almeno 1.000 persone, tenendo naturalmente conto della diversità di sesso e di regime alimentare, nonché dello stile di vita. Il campione sarà sottoposto ad una somministrazione di vino durante i pasti, monitorata e controllata, come accade per la sperimentazione dei farmaci. “Questa parte della ricerca - spiega il professor Alpi - è la più importante e necessita di tempi tecnici abbastanza lunghi”.
Troppo spesso il vino è stato confuso con i superalcolici e la ricerca dell’Università di Pisa vuole sgombrare il campo dalle molte inesattezze e dai molti luoghi comuni che lo accompagnano. “L’alcool fa male - conclude il professor Alpi - ma il vino è un’altra cosa. Il nostro obbiettivo è quello di dare finalmente informazioni scientifiche sugli effetti positivi del vino sulla salute attraverso misure precise, quantificabili e scientificamente rilevanti”.
(fonte: www.winenews.it)
Il vino piace giovane, rosso e sotto i 10 euro: ecco l'identikit delle preferenze del consumatore medio
Prezzo inferiore ai 10 euro, da bere entro un anno dalla vendemmia, meglio se di colore rosso rubino molto intenso. E' l'identikit del vino preferito dal consumatore medio italiano, tracciato al congresso nazionale di Assoenologi, l'organizzazione nazionale di categoria che raggruppa e rappresenta i tecnici del settore vitivinicolo, in corso a Ischia. Dal punto di vista organolettico, il vino medio preferito deve possedere - dicono gli esperti - morbidezza, "eleganza tannica" e moderata acidità. Per ottenere questi risultati l'enologo deve operare, in vigneto ed in cantina, scelte precise e finalizzate. Su questi temi si sono confrontati gli esperti nella sessione dei lavori sul tema "Come produrre per il mercato" che ha messo a fuoco le tecnologie più attuali per ottenere vini di qualità con particolare riferimento al colore e ai tannini, ovvero ai due aspetti cardine. Tutti i segreti sul "colore dei vini rossi" sono stati illustrati dall'enologo Vincenzo Pepe, direttore tecnico delle Cantine Giorgio Lungarotti, che ha preso in considerazione gli aspetti tecnici che mirano all'ottenimento naturale di vini maggiormente colorati, più intensi e più accesi. La questione "tannini" è stata invece affidata ad un altro enologo di fama, Paolo Benassi, direttore tecnico della Banfi di Montalcino, che ha fatto riferimento alla struttura dei vini, cioé come questa può essere controllata ed influenzata giocando sui parametri di alcuni composti dell'uva, attraverso adeguate tecniche di cantina, riferite ad estrazione e stabilità. L'ultimo segmento congressuale dedicato agli aspetti riassunti nel tema "Tecnologia: come produrre per il mercato" ha tracciato anche l'evoluzione del settore nell'ultimo quarto di secolo. "Negli anni Settanta i vini erano infatti pressoché tutti uguali, soprattutto i bianchi, che erano passati da un colore ossidato, al bianco carta e dalle caratteristiche organolettiche "assai ruspanti" ad una uniformità incredibile - spiega Giuseppe Martelli, direttore generale di Assoenologi -. Del resto in quei periodi si cercava principalmente la stabilità chimico/fisica del prodotto per uscire da difetti di storture che per decenni una tecnologia inadeguata, basata su una tradizione non pagante, aveva imposto. Per contro oggi, per alcuni, la produzione deve sempre di più tener conto delle esigenze del consumatore che si vuole conquistare o consolidare, non senza trascurare le sue preferenze di gusto, spesso legate a luoghi comuni e a marchi consolidati". L'ultima relazione "Dall'uva alla bottiglia: l'aroma varietale nei vini bianchi e rossi" è stata affidata alla competenza dell'enologo Luigi Moio, dell'Università di Foggia, che ha considerato i parametri vitivinicoli necessari per conservare il patrimonio aromatico dei vini. Il ministro delle Politiche Agricole Paolo De Castro è intervenuto in videoconferenza portando agli oltre 700 congressisti il suo più cordiale saluto e rimarcando il ruolo svolto dagli enologi italiani per il progresso del settore, nonché complimentandosi per i 115 anni di fondazione della categoria che è la più antica del mondo, risalente al 1891.
(fonte: www.winenews.it)
 

11a Edizione della Giornata del Socio della Cantina di Vicobarone
I° Trofeo Cantina di Vicobarone

Per tutti una giornata ricca di sorprese
con prodotti tipici e musica dal vivo.


La Cantina di Vicobarone vi aspetta domenica 18 giugno alle ore 11.00 presso la sede di Vicobarone per festeggiare l’evento con la sfilata di auto d’epoca a cui seguirà nel pomeriggio una prova di abilità con l’assegnazione del I° Trofeo e la sfilata finale.
Durante tutta la giornata saranno offerti buffet e degustazioni dei vini della cantina.
Saranno inoltre possibili visite guidate dell'azienda alle ore 11.30 - 15.30 - 17.00

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Un bicchiere di rosso per combattere la sordità.
Un bicchiere di rosso per non diventare sordi?
Secondo recenti studi il consumo moderato di vino rosso potrebbe abbassare il colesterolo, prevenire le malattie cardiovascolari, la demenza senile e forse anche alcuni tipi di cancro. Ma se a qualcuno servisse un'altra buona scusa per non rinunciare a un buon bicchiere di rosso a tavola sappia che potrebbe fare bene anche all'udito.
L'orecchio invecchia. I tessuti dell'orecchio interno subiscono nel tempo un processo di ossidazione dovuto ai radicali liberi presenti nell'ossigeno, responsabili del danneggiamento dei cosiddetti villi, le cellule che catturano le onde sonore e le trasmettono al cervello sottoforma di impulsi nervosi.
La conseguenza di questo deterioramento è la graduale perdita dell'udito che affligge molte persone anziane. E secondo Jochen Schacht dell'università del Michigan anche alcuni antibiotici, come la gentamicina, utilizzati per combattere le infezioni dell'orecchio, hanno sulle cellule lo stesso effetto dei radicali liberi, spesso causando sordità anche prematuramente. La dieta per l'udito. Questo deperimento dei villi, causato dall'invecchiamento, dalle medicine o dagli ambienti troppo rumorosi, potrebbe essere scongiurato grazie all'uso di antiossidanti come il resveratrolo, contenuto nel vino rosso, nel tè verde e nel salicilato, uno degli ingredienti dell'aspirina. Durante un esperimento, guidato da Schacht, i ricercatori hanno somministrato ad alcuni pazienti affetti da infezioni all'orecchio il gentamicin e subito dopo un'aspirina, mentre a un altro gruppo veniva dato, in seguito all'antibiotico, un placebo. Solo il 3 per cento dei pazienti trattati con l'aspirina, hanno mostrato una certa perdita dell'udito. Mentre nell'altro gruppo i "sordi" erano più numerosi: il 13 per cento.
Gli esperimenti per ora si sono fermati all'aspirina e non si conosce ancora esattamente il legame tra una dieta ricca di antiossidanti (tra cui il fantomatico bicchiere di vino) e la prevenzione della sordità. Ma è molto probabile, secondo gli scienziati, che ne esista uno. Bisognerà dunque cambiare il proverbio: un bicchiere di rosso al giorno toglie il medico di torno?
(fonte: www.focus.it)
Gli americani ne bevono di più, i tedeschi lo cercano economico, la maggioranza lo vuole rosso.
Soprattutto i tedeschi, ma anche francesi, giapponesi e inglesi sono coloro che più spesso richiedono vini economici; i bianchi sono preferiti dalla minoranza degli stranieri, e più precisamente francesi e tedeschi.
Molto graditi i rossi, richiesti soprattutto da statunitensi e spagnoli. Per chiudere, un dettaglio su una tipologia di vino che negli ultimi anni ha avuto un boom di vendite all’estero, il prosecco: sono pochi gli stranieri che lo richiedono espressamente.
I veri amanti dello spumante trevigiano sono i tedeschi, infatti per il 21,4 degli interpellati gli stranieri che più spesso li ordinano arrivano proprio dalla Germania.
Questi i dati emersi dalla ricerca “Stranieri e vino”, realizzata da Ideeuropee (www.ideeuropee.com), agenzia di comunicazione che mira a fornire un profilo degli stranieri che frequentano le enoteche delle città d’arte in Italia. È stato scelto un campione di oltre 130 enoteche e wine bar: Torino, Milano, Venezia, Firenze, Bologna, Roma e Napoli. Ai gestori o titolari dei locali è stato posto un questionario su usi, competenze e consuetudini della clientela estera.
Ecco i risultati: la nazionalità straniera più rappresentata nei wine bar e nelle enoteche delle città d’arte del nostro Paese sono gli statunitensi per il 26,6% degli intervistati.
A seguire vengono i vicini Paesi europei: il 18% degli intervistati ha clientela principalmente tedesca, il 15,5% inglese, il 13,1% giapponese, e dell’estremo oriente, l’8,4% ha risposto francese, e a seguire il 6% russa, il 5,3% spagnola, il 3,2% sudamericana, il 3,1% da altri paesi e l’1,2% africana.
Quantitativamente i dati sul consumo di vino rispecchiano le percentuali della frequentazione, addirittura rafforzandole: per il 37,1% degli intervistati infatti chi consuma più vino rispetto al totale delle presenze straniere sono i nord-americani, per il 23,7% i tedeschi e per il 18,2% gli inglesi, seguono i francesi con il 7%, i russi con il 3,3% e gli altri con il 2,3%. Sempre gli statunitensi sono quelli che più spesso si affidano al personale dei locali (18,1%), a seguire i francesi (11,3%) i giapponesi (8,3%) gli inglesi (7,4%) gli spagnoli (7%). Russi e tedeschi, rispettivamente con il 2,2% e il 5,2% sono la clientela più “autonoma” nelle scelte.
Naturalmente l'indagine non e' una risposta all’ignoranza sull’argomento vino, bensì contiene in se' la volontà di imparare. La conferma viene dai dati riguardo alla reale competenza degli stranieri riguardo i vini italiani: i più preparati risultano essere i giapponesi (per il 17,5% degli intervistati), buoni conoscitori dei nostri vini sono anche gli inglesi (per il 14,7%) o i tedeschi (14,1%) gli statunitensi (13,3%) e i francesi (11,3%). Russi e spagnoli sembrano necessitare invece di un corso di aggiornamento.
(fonte: www.winenews.it)
Per gustare i vini... un ''mariage'' essenziale: il giusto calice!
"Guarda il calor del sol, che si fa vino/giunto all'omor che dalla vite cola" (Purg. XXV, 77). Mi permetto di citare il sommo Dante, per dirvi che, anche per quest'anno, siamo arrivati, finalmente, alla vigilia di una manifestazione autorevole e rinomata, il Vinitaly, che si e' tenuto a Verona tra il 06 e il 10 aprile, con ben 4000 espositori del settore presenti al salone...
Quindi, un motivo in più, per parlare di vino, il buon vino, ma anche di bicchieri e calici, per una degustazione sempre ottimale e di prestigio.
Non importa, che si tratti di vini bianchi, rossi o rosati! I bicchieri dove assaggiare, odorare ed entrare in assoluta intimità con il vino, non sono solo importanti, ma essenziali, per riuscire a creare quel clima di giusta e appagante sensazione, data dal contatto fisico e cerebrale proprio con l'indiscusso sovrano, il vino. La scelta di un bicchiere, in questo caso, diventa prioritaria e non deve essere mai casuale ed improvvisata, per apprezzare tutte le sensazioni, i colori, gli odori e i profumi che il vino dispensa. Indubbiamente, ogni amante del buon vino, dovrebbe possedere più di un bicchiere e calice per godere di una gratificante degustazione. Queste, sono, tutto sommato, delle regole semplici, ma che, alla fine servono a valorizzare ed enfatizzare, il prodotto vino, come una delle massime espressioni del gusto e del piacere. La storia del vino segue l'uomo da secoli ed è quindi uno strumento piacevole e importante per arrivare ad un interessante traguardo: rinnovare sempre il piacere che proviamo, ogni qual volta che degustiamo un buon bicchiere di vino.
Parlando di bicchieri e calici, il materiale senz'altro migliore, secondo gli esperti, è il cristallo, ma anche la forma e la grandezza del bicchiere, sono importanti! La forma, meglio se a calice, per un aspetto direi funzionale, ai fini della degustazione, la grandezza per osservare meglio i colori e le sfumature del vino. Il vino è un qualcosa di magico, vivo che dovrebbe dare calore e colore alla nostra vita, che riscalda e rallegra, senza però esagerare, con la quantità. Allo scopo, V'invito a leggere un mio precedente articolo presente in rubrica, sugli effetti salutari del vino rosso. Esistono bicchieri per vini Bianchi, per i vini Rossi, per i vini Rosati e persino bicchieri per i vini dolci Passiti e Liquorosi. Poi, ci sono bicchieri per gli Spumanti, a Flute, insomma, non manca certo la varietà che, ripeto, deve essere mirata e curata nella scelta del giusto bicchiere.
Anche nella realizzazione dei calici da vino, esiste una vera e propria ricerca e studio, che ha il solo fine di dare prestigio e raffinatezza a questa bevanda definibile, per molti aspetti, uno dei più bei regali datoci dalla natura ...quindi, Prosit.
(fonte: www.vinit.it - Stefano Buso)
Suggestioni letterarie: sono gli uomini che fanno grande il vino o e' il vino che fa grandi gli uomini? La storia, le arti e la letteratura hanno costantemente avuto il vino tra i loro elementi ispiratori.
Sono gli uomini che fanno grandi i vini o il vino che fa grandi gli uomini? Il quesito può sembrare paradossale, ma certo, nei secoli, quel filo che lega protagonisti del loro tempo ed enologia non è trascurabile. Storia, arti figurative, letteratura hanno costantemente avuto il vino tra i loro elementi ispiratori. Non c’è bisogno di parlare degli eccessi: troppo facile citare Baudelaire o quanti altri in una notte trascorsa con il calice in mano raccoglievano l’ispirazione della loro Musa. Più giusto occuparci del normale percorso di geni senza sregolatezze, a cui il vino contribuiva a dare una personalità meno inossidabile, più vicina all’uomo comune.
“E tu pendevi tralcio da i retici
balzi odorando florido al murmure
de’fiumi da l’alpe volgenti
ceruli in fuga spume d’argento,
quando l’aprile d’itala gloria
dal po rideva fino a lo Stelvio
e il popol latino si cinse
su l’Austria cingol di cavaliere”.
Così Carducci inizia l’ode dedicata “A una bottiglia di Valtellina del 1848”, quell’anno in cui cominciò sui campi di battaglia l’epopea che portò all’unità d’Italia. “Anno dei portenti”, dirà il poeta in uno dei suoi più famosi canti. Certo Carducci non aveva bisogno di “carburare” con un bicchiere di rosso per essere grande. Ma, pensiamoci, questo barbuto e scontroso professore toscano, terrore dell’Università di Bologna e fustigatore delle pochezze di una nazione unita da poco, ritrova i suoi “verd’anni” in un muto dialogo con un’antica bottiglia, resa ancor più magica da quella data: 1848. Il vino, sudato sui pendii che annunciano le Alpi Retiche, turbina mentre viene versato nel bicchiere e il poeta rivede in quei rossi gorghi il fumo delle fucilate, l’impeto delle cariche, il sangue che bagna i campi. Vede lo spietato generale Haynau (di lui il feldmaresciallo Radetzky diceva: “Haynau è come un buon rasoio, dopo averlo usato bisogna rimetterlo nella custodia”) far indietreggiare la sua cavalleria danubiana di fronte al coraggio di duecento volontari valtellinesi.
Ecco la fascinazione del vino, a cui nessuno (astemi a parte) resiste: “Il vino sa rivestire la più sordida stamberga di un lusso miracoloso”, scriveva Baudelaire, ma abbiamo già detto che non dobbiamo sceglierlo come spirito guida. E allora lasciamo i poeti per dedicarci a persone razionali, come il conte Camillo Benso di Cavour, complice della marchesa Giulia Falletti di Barolo nella creazione del celebre vino che continua a chiamarsi Barolo. “Vino dei re”, fu ribattezzato. Non a torto, visto che piacque anche all’ascetico re Carlo Alberto, tanto da fargli decidere, esaurite le 365 botti di cui gli aveva fatto omaggio la marchesa, di acquistare da lei la tenuta di Verduno, per non rischiare di rimanere senza.
Vino e nobiltà: la forma della coppa per lo Champagne, dicono, sia stata ispirata dal seno della marchesa di Pompadour e persino Napoleone, l’imperatore grande ma un po’ “parvenu”, con il vino aveva un rapporto d’elezione: beveva Chambertin e non se lo fece mancare anche nei momenti più difficili: nè in Russia (dove durante la ritirata ordinò venisse distribuito ai soldati più malconci), nè alla mattina di Waterloo. Intanto, durante il suo esilio all’Elba, riorganizzò la viticoltura dell’isola, entusiasmato dai bianchi del suo piccolo regno.
Ma i grandi nomi della scienza non furono da meno. Galilelo Galilei, ormai cieco, godeva nel “lasciarsi andare a qualche richiesta di Bacco”. E Galilelo, oltre a bere con gusto, fu anche vinificatore (ottimo, stando alle testimonianze del tempo) e lasciò indicazioni su come produrre buon vino. Come lui, più tardi, altri illustri scienziati si occuparono di Bacco: Kutzing e Pasteur scoprirono i segreti della fermentazione, mentre Lavoisier chiarì come l’ossigeno dell’aria fosse il fattore più importante del processo di trasformazione del mosto in vino. Il contributo degli uomini di Chiesa all’enologia fu notevolissimo. Ad esemplificarlo basta un nome: Dom Pérignon, il celebre prelato, a cui, in pratica, si deve lo Champagne. Ma sotto il profilo pubblicitario come non ricordare lo slogan “Est, Est, Est”, coniato per il vino di Montefiascone dal cameriere del vescovo di Ausburg, mandato in avanscoperta per segnare con un “Est” scritto sulla porta tutte le locande in cui il vino era davvero buono?
E l’elenco dei grandi che si occuparono in qualche modo di vino è tanto fitto da rendere impossibile omissioni. Fatta questa premessa, possiamo parlare di Emanuele Filiberto, il celeberrimo condottiero di Casa Savoia, soprannominato “Testa di ferro” per la sua determinazione, annoverandolo tra i fedelissimi del Carema. E perchè non dire del Boccaccio, che in una novella del Decamerone fa gli elogi dello Sciacchetrà, e di Gabriele D’Annunzio che, pur morigerato bevitore, parla con ammirazione dei vini delle Cinque Terre. O ancora di Ugo Foscolo, tifoso del Vermentino?
Vino e musica sono tradizionalmente buoni compagni, anche nelle massime espressioni del pentagramma. Mozart canta il Marzemino, il brindisi della verdiana “Traviata” è un riferimento assoluto, così come il vino “spumeggiante nel bicchiere scintillante” della “Cavalleria rusticana” di Mascagni. Vino che diventa “Elisir d’amore” con Donizzetti e che Rossini non cita nelle sue opere, ma di cui è appassionato cultore, in parallelo con la sua vocazione gastronomica.
E la pittura? Anche qui un solo esempio: il Pinturicchio, mentre lavorava nel duomo di Orvieto, chiedeva per contratto una disponibilità del vino che da quella città prende il nome limitata solo dalla sua capacità di berne.
Ma, per chiudere, torniamo alla serie padri della Patria e padri del vino. Ancora uno statista tra quelli che hanno legato il loro grande nome ad un grande nome dell’enologia italiana ricordiamoci di Bettino Ricasoli, il “barone di ferro”, che, governando, trovò anche il tempo di codificare il mix del Chianti: 80% di Sangiovese, 15 di Canaiolo e 5 di Malvasia.
(fonte: http://www.winenews.it)


L’identikit degli eno-appassionati
Ecco l’identikit dei consumatori di vino in Italia: a tracciarlo è Winenews, il sito più cliccato dagli eno-appassionati del web, che individua i sette profili psicologici di chi acquista e beve vino nel nostro Paese. In un momento in cui tutti sembrano parlare e intendersi di vino, ecco una mappa ragionata per districarsi nel complesso mondo di consumatori della bevanda nazionale, che possa fare chiarezza nell'affollato "partito" dei sostenitori di Bacco. Quali vini bevono e perché, da chi si fanno guidare e consigliare, dove preferiscono acquistare le bottiglie: ecco sette ritratti di consumatori-tipo, tra il serio e il faceto.

L’Illuminato: al vertice della classifica, colui che dopo un lungo percorso di iniziazione, dopo essersi affidato alle guide, dopo anni di frequentazione del mondo del vino, è riuscito a formarsi un gusto autonomo e, forte del suo disincanto, vola ormai alto al di sopra delle sentenze degli esperti. Di età non più giovanissima, la sua esperienza in fatto di annate spazia sui grandi vini italiani e francesi, ma va anche oltre. Sceglie e beve solo le etichette che gli piacciono, al di là delle mode o dei punteggi. Ama acquistare le bottiglie direttamente dai produttori, che ormai conosce quasi tutti personalmente, in frequenti viaggi in cui percorre palmo a palmo le cantine di un territorio. Conserva le grandi annate almeno per dieci anni prima di berle, perché altrimenti commetterebbe un “infanticidio”, per certe aspetterà persino 30 anni e oltre, dimenticandosi però di non essere immortale.

Il Professorino: Conosce a memoria le votazioni delle guide più importanti del settore, enumerando con sicurezza bicchieri e grappoli assegnati dai critici anno dopo anno. E’ abbonato a magazine patinati e blasonati (dal Gambero Rosso al Wine Spectator) che sfoglia con lo stesso godimento che altri riserverebbero a riviste pornografiche. Va in estasi soltanto alla vista di etichette e produttori famosi, si riempie la bocca di nomi altisonanti, ma adora interpretare anche il ruolo di scopritore di nuovi e piccoli tesori enologici, che si degna di raccomandare ad amici meno esperti. Frequenta i blog dedicati al vino, invischiandosi in discussioni tecnicissime quanto inutili. Compra il vino in enoteche di comprovata fiducia, alle aste o direttamente dal produttore, dal quale arriva dopo essersi lungamente documentato, tanto da saperne quasi più lui di chi le bottiglie le produce. Conserva il vino nella sua cantina super-organizzata e gestita da un complesso sistema di archiviazione elettronico degno della Nasa, ricavata nei casi più fortunati in ambienti del proprio appartamento o spesso allestita in locali in affitto (dalle salatissime parcelle), o ancora costituita da immensi armadi frigoriferi che hanno invaso il garage e, nei casi più gravi il salotto, facendogli rischiare il divorzio. Accresce la sua cultura con libri, corsi di alto livello, degustazioni esclusive, per le quali spende molto, ma le vere cifre folli sono riservate all’acquisto di grandi bottiglie, che divide con pochi e fidati amici, tutti pazzi del vino come lui, in degustazioni “carbonare”.

Il Principiante: Si è avvicinato da poco al mondo del vino, e si muove con il fare circospetto di chi vorrebbe far parte di un club esclusivo, ma non sa bene da dove cominciare. Intanto frequenta un corso di degustazione, e cerca di capire su quali etichette investire per costruirsi una piccola cantina. Si finge esperto con chi ne sa meno di lui (dà il meglio al ristorante, quando è incaricato dagli amici di scegliere dalla carta dei vini), ma ammutolisce di fronte ai più introdotti sull’argomento. Le sue letture? Tutta la pletora di riviste e rivistine che sull’onda del crescente interesse per l’enologia sono spuntate come funghi negli ultimi anni, infarcite di banalità e destinate appunto ad una platea di principianti. Compra le bottiglie nei supermercati più forniti e inizia con timore a frequentare le enoteche.

Il Modaiolo: Se tutti dicono che il vino è trendy bisogna darsi da fare per diventare un esperto. Questo il motto del consumatore di vino modaiolo, che ama essere sempre sulla cresta dell’onda. Se è un uomo si butta sul vino per guadagnare fascino e fare nuove conquiste femminili, se è una donna per darsi un’allure da fine intenditrice, distinguendosi da quelle che parlano solo di stilisti e gossip. Esperto nel vendere al meglio una cultura assolutamente superficiale sull’argomento, sparando poche ma esplosive nozioni, l’eno-appassionato trendy si butta sui gadget ad effetto (dai bicchieri professionali di misura extra-large al decanter di cristallo, passando per il cavatappi di ultima generazione), allo scopo di impressionare amici e conoscenti. Investe un patrimonio per bottiglie griffate e osannate dalle guide, che normalmente stappa con disinvoltura per accompagnare cibi altrettanto cool durante cene raffinate. Quando domani il vino passerà di moda, regalerà tutto l’armamentario enologico e si concentrerà senza rimpianti sul nuovo trend.

Il Salutista: Segue un regime vegetariano, macrobiotico o è semplicemente fissato sull’alimentazione sana. Ovviamente non fuma e non beve superalcolici, ma non disdegna un buon bicchiere di vino, una scelta di vita supportata dalle recenti ricerche scientifiche che ne raccomandano un consumo moderato e regolare quale ottimo fattore preventivo per numerose patologie. Sceglie esclusivamente vini biologici o biodinamici, della cui origine è assolutamente certo, e rifugge dalle griffe più note per orientarsi su produzioni decisamente di nicchia. Meno interessato al gusto che alle virtù nutrizionali, è disposto a chiudere un occhio su un vino non proprio tecnicamente perfetto in favore della sua certificazione. E poi, diciamolo chiaramente, per accompagnare verdure al vapore, riso integrale e pesce insipido un vino top sarebbe un tantino sprecato.

Il Consumatore consapevole: Compra le bottiglie al supermercato, si affida al marchio conosciuto, senza ovviamente spendere un capitale. Compra il vino come compra la pasta o i biscotti, cercando un buon rapporto qualità/prezzo. Un target composto da massaie, giovani single, padri di famiglia che fanno la spesa al sabato e cercano uno sfizio da stappare senza spendere troppo, per curiosità. Saranno proprio loro i primi a provare i nuovi vini australiani, cileni e californiani in arrivo sui nostri scaffali, curiosità enologiche che fanno viaggiare la fantasia per soli 5 euro alla bottiglia. Quando ha a che fare con una rara bottiglia di un’annata più vecchia, preferisce berla subito, forte del suo approccio semplice ma pragmatico: “Meglio un mese prima che tre anni dopo”.

Il Consumatore indifferente: Ecco chi il vino l’ha sempre bevuto, ben prima che andasse così tanto di moda, e continua a berlo indifferente a quello che gli succede intorno. Lo beve a pranzo e cena, regolarmente, e in discrete quantità. Per lui (o lei) il vino è solo di due tipi, rosso e bianco, e lo acquista di solito al supermercato, in bottiglioni o in tetrapak. Oppure, quando capita, si rivolge ad un piccolo produttore di fiducia (o nei sempre più numerosi esercizi che vendono vino sfuso) per comprare un’intera damigiana, da imbottigliare a casa la domenica pomeriggio. Peraltro, una tendenza di voga negli anni ‘60 e oggi in forte ripresa Attenzione: se è vero che in questa categoria rientrano soprattutto persone di ceto medio-basso, negli ultimi tempi si è creato anche tra alte sfere (giornalisti, esperti, uomini di cultura) un movimento di pensiero che predica il ritorno alla semplicità e il rifiuto della mitizzazione del vino, sintetizzato nella simbolica nascita del Club del Tavernello. Che stia nascendo un nuovo tipo di consumatore?
Testo di EleonoraCiolfi
(fonte: http://www.winenews.it)
Donne e giovani, ecco le nuove tribu' di consumatori del vino

Lo stile di consumo non associa il vino al pasto quotidiano ma ai momenti di relazione. Le donne hanno maggiore indipendenza di giudizio nello scegliere il vino, mentre i giovani lo consumano a partire dai 20 anni ed è tra gli universitari che la bevanda di Bacco fa più breccia. In diminuzione gli acquisti di anziani e famiglie.

Dimmi cosa e come bevi e ti dirò chi sei. È questo il nuovo slogan che guida gli osservatori del consumo di vino. I target classici sembrano non reggere più - e se ne ha una prova alla quarantesima edizione di Vinitaly, la manifestazione enologica leader mondiale in programma dal 6 al 10 aprile 2006 - perché oggi si affacciano sul mercato le “tribù”. Sono gruppi omogenei per stile di vita che non bevono più associando il vino al pasto quotidiano, ma lo eleggono a testimone dei momenti di relazione. Una rivoluzione che riguarda soprattutto i giovani (sono in prevalenza gli universitari i più attenti consumatori) e le donne, che hanno acquistato una totale indipendenza dai maschi nella scelta delle bottiglie.
Così, mentre si contrae il consumo familiare (sono il 43% delle famiglie italiane che acquistano vino con una spesa media mensile di 32 euro), cresce il consumo individuale e per gruppi. La maggiore impennata sia ha tra i giovani che all’82% dichiara di avere una forte propensione all’acquisto di vino e tra le donne che al 32% si dichiarano pronte a bere una bottiglia con le amiche, mentre gli anziani, sia per ragioni di reddito che per ragioni legate alla salute e allo stile di vita, sono una platea di consumatori in contrazione: il numero di coloro che si dichiara propenso all’acquisto è calato di oltre il 25%. Vi è anche una mutazione nella geografia dei consumi: se chi spende di più per comprare vino abita nel Nord-Ovest del Paese, chi incrementa la frequenza di acquisto abita nel centro dell’Italia.
I giovani consumano di preferenza il vino come aperitivo o come elemento di aggregazione. Prevalentemente si orientano su vini rossi, strutturati, di territorio e sembrano poco attratti dai vini che provengono dal Nuovo Mondo. Sono consumatori che non bevono abitualmente, hanno frequenza di rapporto con il vino che va da una a tre volte a settimana e consumano più frequentemente vini riconoscibili.
Il prezzo è una relativa barriera: il loro consumo si orienta soprattutto su bottiglie che hanno un “nome” o che fanno tendenza, purché abbiano un concreto rapporto con la territorialità. Di preferenza bevono i vini della loro regione di appartenenza. Ma anche l’universo giovani può essere diviso in due clusters: da una parte i cosiddetti “edonisti”, dall’altra ci sono i “conoscitori”, quelli cioè che assegnano al vino un valore culturale.
A testimoniare il successo del vino tra i giovani è anche la crescente domanda di approfondimento in corsi di degustazione, ma anche master universitari indirizzati alla conoscenza del concetto più ampio di ruralità. La fascia d’età d’ingresso nel consumo del vino è stimata attorno ai 20 anni.
Altro gruppo importantissimo di consumo sono le donne. L’età d’ingresso al consumo di vino è anche per questo cluster attorno ai 20 anni, ma differenziazione di consumo rispetto ai maschi si ha dopo i 30 anni. Le donne bevono vino soprattutto per piacere. Prediligono i vini fruttati (sono tra le più forti consumatrici di spumanti), di una certa immediatezza e hanno una forte propensione all’apprendimento delle tecniche di degustazione (sono le protagoniste del boom dei corsi di degustazione).
Vedono il vino come elemento di socializzazione e stanno assumendo un ruolo decisorio nelle opzioni. Non si fanno più guidare dagli uomini nella scelta della bottiglia al ristorante, ma spesso usano il vino come elemento di confidenza e come innesco della comunicazione interpersonale. Hanno infatti un atteggiamento “relazionale” con il vino. Resta appannaggio delle donne il consumo di vini bianchi come frequenza di scelta, anche se se nel momento in cui si accostano al rosso chiedono vini di buona struttura, molti riconoscibili, di ampio bouquet ed eleganti. Al contrario dei giovani sembrano meno sensibili al legame con il territorio, ma anzi hanno una propensione all’esplorazione. È comunque uno stile di consumo profondamente diverso da quello che si ha nei maschi adulti, che restano i principali consumatori, ma per i quali il consumo di vino è meno dettato da spinte emotive e conoscitive, quanto piuttosto dall’abitudine.
(fonte: http://www.greenplanet.net)

Birra e vino, due alleati se bevuti con moderazione
Uno o due bicchieri di vino al giorno aiutano a vivere di più e meglio. Secondo studi recenti, infatti, tra le persone che quotidianamente assumono moderate quantità di vino scende la percentuale di malattie cardiovascolari e quindi la mortalità.

Per la birra la quantità è mezzo litro al giorno, durante i pasti, per proteggere il cuore dal rischio di infarto. Il professor Antonio Gasbarrini, gastroenterologo e medico internista dell'Università Cattolica di Roma, rivendica la paternità di una ricetta elaborata "sul presupposto di nette evidenze scientifiche poiché una trentina di metanalisi, condotte negli ultimi dieci anni, dimostrano che l'alcol - assunto in basse dosi da persone sane - riduce la mortalità per infarto e ictus addirittura meglio dell'aspirina". Eppure agli inizi Gasbarrini non era convinto, anzi era abbastanza scettico su quello che sarebbe stato l'esito dello dello screening.
Da gastroenterologo, del resto, non poteva fare a meno di tener presente che l'alcol è sostanza tossica, fa male al fegato e lo distrugge facendo venire la cirrosi. "Poi però - ha ricordato - si è scoperto che la maggior parte di quelle che venivano definite cirrosi alcoliche erano invece causate dal virus dell'epatite C, senza contare che negli Anni Novanta si sono moltiplicati gli studi secondo cui il consumo moderato di alcol riduce la mortalità per tutte le cause e specialmente per quelle cardiovascolari".

Gli studi recenti hanno messo in evidenza che le malattie cardiovascolari e la mortalità sono più elevate tra gli astemi e i forti bevitori, mentre la percentuale scende tra coloro che fanno un uso moderato di alcool. In particolare, la mortalità tra chi è astemio è dell'8,8% e tra chi beve più di 6 bicchieri al giorno è del 9,2%, mentre tra chi ne beve non più di un paio del 6,3%
Come per un vero farmaco, dunque, determinanti sono le dosi e i tempi di 'somministrazione', ciò che i medici definiscono con il termine di "posologia". Dalla posologia si ricavano pertanto i consigli di assunzione della birra, che il prof. Gasbarrini ha codificato in questi termini: "La birra va assunta solo da persone sane in quantità pari a circa mezzo litro al giorno, rigorosamente al momento dei pasti e tutti i giorni della settimana". Vietatissimo sommare tutte le dosi giornaliere in una sola, magari nel fine settimana.
Ma cos'è che rende la birra un buon tonico per le coronarie? Forse la risposta resterà ignota, perché nell'uomo ci si è limitati a studi epidemiologici; altre ricerche, come la eventuale somministrazione di alcol ai volontari, non sarebbero etici potendo indurre a dipendenza e abuso. Tuttavia, ha aggiunto l'esperto, "in collaborazione con le università di Milano e Pavia e con l'Istituto nazionale di nutrizione abbiamo condotto una ricerca 'ad hoc'; prima sul ratto, poi su bevitori abituali di birra ai quali è stato chiesto di 'disciplinare' l'assunzione in base alle nostre indicazioni".
Ebbene, "per la birra, ma anche per il vino, gli agenti protettivi sembrerebbero due: l'alcol di per sè, che migliora l'assorbimento delle sostanze antiossidanti presenti nei cibi, e i micronutrienti antiossidanti (vitamine, polifenoli e folati) che tali bevande contengono".
Inoltre uno studio danese ha dimostrato come l'abitudine a bere vino sia associata a minore obesità, minor consumo di sigarette, a una più salutare dieta sia nella qualità dei cibi che nei tempi di assunzione e un miglior stile di vita rispetto a bevitori di birra o superalcolici.
(fonte: http://www.italiasalute.it)
Donne piu' sane con due bicchieri di vino al giorno
Le donne che non bevono mai alcool sono meno in salute di chi beve fino a due bicchieri di vino o di birra al giorno. Succede il contrario a partire da 3 bicchieri al giorno. Sono le conclusioni di una ricerca ultraventennale.

SYDNEY. Le donne che non bevono mai alcool sono meno in salute di chi beve fino a due bicchieri di vino o di birra al giorno.
La bilancia pende pero' dall'altra parte quando la donna consuma tre o piu' bicchieri al giorno.
E' una delle conclusioni di maggior di rilievo di una ricerca in corso da 20 anni, sulle condizioni di salute a diverse eta' di un campione di 40 mila donne di tutta l' Australia.
La ricerca curata dalle universita' del Queensland e di Newcastle, a nord di Sydney, indica che le donne che bevono in moderazione, non piu' di due bicchieri al giorno, hanno piu alti livelli di istruzione, fanno piu' esercizio fisico e hanno meno tendenza al sovrappeso, rispetto a chi non beve affatto. D'altro canto, le donne che bevono piu' di tre bicchieri al giorno hanno una probabilita' piu' alta di fumare e di soffrire di malattie mentali. Tra le piu' giovani. E' piu' alta anche la probabilita' di assumere droghe.
''Si puo' dire che le donne che bevono, ma poco, hanno anche uno stile di vita piu' sano'', spiega la docente di statistica dell universita di Newcastle, Anne Young. ''Le nostre conclusioni chiave sono una conferma delle linee guida dell Organizzazione mondiale della sanita , secondo cui piu di due bicchieri al giorno fanno male. E questo e risultato evidente, specie in materia di malattie mentali'', ha aggiunto.
Le donne partecipanti allo studio, che e stato finanziato dal dipartimento federale della sanita', hanno risposto ad un questionario di 28 pagine ogni tre anni.
Quando la ricerca e iniziata nel 1996, le donne appartenevano a tre gruppi d eta da 18 a 23 anni, da 45 a 50 e da 70 a 75.
I ricercatori hanno concluso che le donne piu' giovani non bevono spesso quanto i gruppi di eta' superiore, ma quando bevono tendono ad eccedere, con piu' di cinque bicchieri alla volta. '
'E' un comportamento che si attenua con gli anni'', osserva tuttavia Young. ''Man mano che entrano in una relazione, e cominciano ad avere figli, gradualmente abbandonano le attivita' tipo party nei weekend, di consumo di alcool ad alto rischio''.
Sopra i 70 anni poi, le donne che bevono fino a due bicchieri al giorno hanno un rischio di morte piu basso, rispetto a chi beve raramente e per niente affatto.
La ricerca, dal titolo Australian Longitudinal Study on Women s Health , ha esaminato una vasta gamma di questioni, tra cui l uso dei servizi medico-sanitari, l impatto della vedovanza, i servizi ostetrici e per l infanzia, la gestione dei tempi della giornata, e i progetti per l eta di pensione.
(fonte: SuperEva - notizia pubblicata da Giusy Mauro)
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