Storia della Malvasia

Quando parliamo di Malvasia a Piacenza, parliamo di Malvasia bianca di Candia aromatica, una delle 17 varietà appartenenti alla vasta famiglia della Malvasia (che comprende vitigni a bacca bianca, nera e rosa).

Tra queste è la più aromatica e ricca di personalità, accomunata alle altre solo dall’antica origine e dall’etimologia del nome, che deriva dalla cittadina greca di Monemvasia o Monemvaxia, sita nell’isola di Candia, l’attuale Creta.

Monemvasia era un importante porto da cui partivano vini di varia provenienza (Peloponneso, Rodi, Creta, altre isole) frutto di appassimento delle uve al sole. Nel tempo diventò consuetudine chiamare Malvasia tutti i vini provenienti da quel porto, così si iniziò a parlare di “Malvasia” facendo riferimento a vini provenienti da uve molto diverse tra loro.

Nel Medioevo da Monemvasia partivano i vini destinati all’esportazione. Le navi della Repubblica di Venezia, in particolare a partire dalla seconda metà del XIII secolo, trasportavano e vendevano il vino “cretico” in tutto il Mediterraneo e nell’Europa del Nord. I veneziani italianizzarono il nome Monemvasia prima in Malvagìa, poi in Malvasia. Da allora, a Venezia, le osterie che vendevano il vino proveniente da Monemvasia iniziarono a prendere il nome da esso, e ancora oggi a Venezia esistono numerose “Calli della Malvasia” dove un tempo si trovavano queste antiche osterie. Il primo studioso a parlare di varie tipologie di Malvasia esistenti in Italia fu Andrea Bacci alla fine del ’500.


Non si sa di preciso quando il vitigno sia arrivato nei colli piacentini, ma negli Annali dell’agricoltura del Regno d’Italia di Filippo Re, anno 1813, si cita la malvasia tra le varietà locali.

All’inizio degli anni ’60 è già l’uva bianca più coltivata nel piacentino, coprendo il 40% degli ettari di uve bianche presenti in provincia. Scarsamente diffusa nelle province di Parma e di Reggio Emilia, trova ancora oggi il suo habitat migliore nei colli piacentini, dove ne vengono coltivati circa 700 ettari.